SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
MEMORIE
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLUME. ALII - 1964
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Sede della Societa
Genova — Via Brigata Liguria, 9
Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITOR! 1964
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SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
MEMORIE
DELLA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
“VOLUME” XLII 271084
Sede della Societa
Genova — Via Brigata Liguria, 9 Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI 1964
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A. BAGGINI - G. RONCHETTI
Istituto di Entomologia Agraria e Istituto di Anatomia Comparata dell’Università di Pavia.
RICERCHE SPERIMENTALI SUL COMPORTAMENTO DEGLI ARTROPODI
IV. REGISTRAZIONE ATTOGRAFICA CON BLAPS MUCRONATA LATR. IN DISIDRATAZIONE
INTRODUZIONE
Disponendo di una serie di attografi appositamente studiati e costruiti per ottenere una registrazione grafica qualitativa e una registrazione quantitativa in metri dell’attività deambulatoria di Insetti, abbiamo sottoposto un lotto di Blaps mucronata Latr. (Coleoptera Tenebrionidae) ad una serie di esperimenti in- tesi a rivelare l’influenza di un progressivo stadio di disidratazione sull’attività deambulatoria di questa specie. Partendo dalla conoscenza del fenomeno biolo- gico secondo il quale, in genere, condizioni sfavorevoli determinano il massimo di attività cinetica, mentre condizioni ottimali coincidono col minimo di attività, abbiamo sottoposto due lotti di animali alla duplice registrazione di ‘attività, in condizioni generali uguali tranne che per il fattore umidità ambientale, che venne condizionato, per il lotto di animali sotto esperimento, con i mezzi che più oltre | descriveremo. |
Le ricerche sull’attività motoria degli Insetti si sono svolte finora con me- todiche diverse secondo gli Autori e spesso i dati sono stati raccolti con l’osser- vazione soggettiva. Ciò implica naturalmente un notevole margine di errore, mentre la raccolta dei dati registrati mediante apparecchi meccanici comporta una sensibile riduzione dei limiti di errore. Una rassegna della metodica atto- grafica in campo entomologico è già stata pubblicata da Pavan (9-10), corredata dalla descrizione degli attografi da noi impiegati per queste ricerche.
Una caratteristica importante dell’apparecchiatura di cui disponiamo è quella di fornire sia la registrazione grafica delle fasi di attività, sia la registrazione quantitativa dell’attività deambulatoria espressa in metri percorsi dall’Insetto in tempi determinati. Con questa apparecchiatura (fig. 1) sono già state condotte sperimentazioni sul comportamento deambulatorio di B/aps mucronata Latr. sottoposta a depressione (11).
Con la nota che pubblichiamo si vuole dare un altro contributo alla cono- scenza delle reazioni deambulatorie di questo Insetto sottoposto a nuove diffe- renti condizioni sperimentali. La ricerca è stata condotta contemporaneamente su 8 individui, di cui 4 come controllo in condizioni normali, e 4 sotto condizioni sperimentali. Il fatto di poter condurre le sperimentazioni contemporaneamente su due gruppi di animali in condizioni generali uguali, consente di giungere ra- pidamente a valori statistici e permette di eliminare la notevole causa di errore che si avrebbe da singoli esperimenti condotti in tempi successivi e in condizioni non completamente controllabili, quali possono essere, ad esempio, quelle in-
G. RONCHETTI
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ATTOGRAFIA CON BLAPS IN DISIDRATAZIONE 7
trinseche degli animali in esperimento o quelle dovute a vari fattori ambientali difficilmente controllabili. | |
Metodica: Rinviamo alle già citate pubblicazioni per la descrizione dettagliata dei nostri attografi. Ricordiamo qui i punti descrittivi essenziali. Ogni singolo attografo è costituito da una camera cilindrica che può ruotare su un asse orizzontale e nella quale è introdotto l’Insetto che col proprio movimento deam- bulatorio, provocandone la rotazione, determina impulsi elettrici i quali vengono registrati numericamente da contatori e graficamente sulla carta di un chimografo mediante penne elettromagnetiche (fig. 2). Nel chimografo è incorporato un oro- logio di Jacquet con segnalatore di Deprez elettrico, con scrittura ad inchiostro e contatti regolabili su tempi voluti. I quattro attografi che servono per gli Insetti in
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Fig. 2 - A titolo d’esempio di registrazione attografica, si riportano da Pavan M., Corna Pellegrini L. e Ronchetti G., 1953, gli attogrammi di 8 individui di Blaps mucronata Latr., 4 in condizioni normali (righe da 1 a 4), 4 in condizioni sperimentali sotto depressione (righe da 5 a8). È chiaramente visibile la forte eccitazione deambulatoria dei 4 individui in condizioni di depres- sione.
condizioni normali sono alloggiati sotto campana di vetro; i 4 attografi in condi- zioni sperimentali sono alloggiati entro una campana di vetro a tenuta pneuma- tica, nella quale si possono controllare le condizioni ambientali variando singoli fattori o gruppi di fattori.
Nel caso specifico della sperimentazione di cui ora riferiamo, le condizioni ambientali generali sono quelle di una stanza con pareti chiare, durante il giorno illuminata con luce normale diffusa, buia nella notte, assai mediocremente ri- scaldata nella stagione invernale con discesa della temperatura nella notte fino a +8°C e con temperatura diurna non superiore a +16°C. Queste condizioni erano uguali per tutti gli 8 apparecchi.
La campana pneumatica con i 4 attografi ha un volume di 30 litri. La re- golazione dell’umidità nella campana è ottenuta sottoponendo agli attografi una bacinella di vetro, contenente 500 grammi di CaCl, granulare; nell’interno, all’altezza degli attografi, vi è un igrometro a capello. Per ottenere l’omogeneizza- zione dell’atmosfera, al centro della campana, nell’interno, sopra il gruppo degli attografi è sospeso un minuscolo ventilatore elettrico comandato dall’esterno e fatto funzionare ad intervalli durante la giornata. Dal foro centrale della campana,
mediante tappo di gomma forato, è introdotto un termometro; un altro tubo applicato al tappo consente il parziale ricambio dell’aria nella campana varie volte
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ogni giorno. Le camere ruotanti hanno le due pareti circolari opposte opportu- namente forate onde consentire il ricambio dell’aria nell’ambiente in cui è con- tenuto |’ Insetto.
Nonostante la preventiva essiccazione degli apparecchi e della campana pneumatica, durante la fase di allestimento dell’esperimento si aveva una rei- dratazione del complesso; perciò all’inizio dell'esperimento l’umidità relativa nella campana pneumatica era assai prossima all’u.r. ambientale; essa diminuiva però rapidamente nelle prime ore di sperimentazione per effetto del disidratante, per arrivare ad una u.r. del 4% in due giorni nel primo esperimento e in 4 giorni nel secondo esperimento. Indi l’u.r. discese a 0-2% e vi si mantenne per tutta la du- rata degli esperimenti, nonostante il ricambio giornaliero dell’aria nelle campane.
Gli Insetti destinati alla sperimentazione con gli 8 attografi, alcuni giorni prima della sperimentazione, venivano isolati dall’allevamento comune in due gruppi separati per sesso. Prima dell’esperimento venivano pesati individualmente e suddivisi in due gruppi omogenei per vivacità di comportamento e per peso. Il gruppo più omogeneo veniva impiegato per la sperimentazione. Nella fase pre- paratoria gli Insetti erano tenuti tutti in eguali condizioni di ambiente e di ali- mentazione. Dall’inizio alla fine dell'esperimento venivano tenuti senza ulteriore alimentazione, costantemente rinchiusi nelle camere ruotanti.
Per due ore ogni giorno, e talora durante la notte, si eseguivano registra- zioni quantitative e qualitative dell’attività, avendo cura di compiere la registra- zione nello stesso periodo della giornata e precisamente nelle ore attorno al mez- zogiorno (11-12 e 14,30-15,30) in condizioni di luce diffusa naturale.
Essendo noti i costumi scotofili di Blaps mucronata Latr. e la conseguente eccitabilità deambulatoria qualora venga stimolata da un’intensità luminosa su- periore al normale (fototropismo negativo), abbiamo completato la ricerca re- gistrando ogni giorno dopo il comportamento normale anche il comportamento sotto il particolare influsso luminoso, ottenuto con l’accensione di una lampada ad incandescenza da 400 Watt, uniformemente distanziata da tutti gli 8 appa- recchi.
Le registrazioni grafiche raccolte in questi esperimenti servirono per la ricerca di eventuali fasi di attività, ma in tutta la sperimentazione non si ebbero a questo proposito fatti degni di nota. I dati numerici dei singoli contatori ser- virono per calcolare con esattezza i percorsi compiuti dall’animale durante il pe- riodo della registrazione grafica.
L'esperimento è stato ripetuto due volte; la prima volta dal 18/1 al 14/2 per 28 giorni, la seconda dal 15/2 all’8/3 per 23 giorni. Nel complesso dei due esperimenti abbiamo fatto 106 registrazioni grafiche e altrettanti rilevamenti quan- titativi fondamentali, oltre decine di registrazioni di controllo diurne e notturne in orari diversi da quelli fissati per la sperimentazione regolare.
Con i dati quantitativi dell’attività dei singoli individui sono state calcolate le somme dell’attività per il gruppo dei 4 Insetti di controllo e per il gruppo degli Insetti in disidratazione, e per ogni gruppo in condizioni di luce diffusa normale e in condizioni di illuminazione artificiale. Le curve così ottenute sono riunite nei grafici (fig. 3-6). I dati delle curve sono limitati a 23 e a 21 giorni perchè a questo punto della sperimentazione, uno degli Insetti in disidratazione è morto.
ATTOGRAFIA CON BLAPS IN DISIDRATAZIONE 9
RISULTATI DELLA SPERIMENTAZIONE.
Nel complesso i dati che abbiamo raccolto hanno rivelato una soddisfacente uniformità di reazione, sia nci singoli individui, sia nei due gruppi di Insetti in disidratazione e di controllo, nei due differenti esperimenti.
Abbiamo tuttavia notato che talora e senza una causa per noi rilevabile, singoli individui in agitazione entrarono improvvisamente in fase di tranquillità, e ciò sia nel gruppo dei controlli sia fra gli Insetti in disidratazione. Questo fatto
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Fig. 3 - Attografia quantitativa di Blaps mucronata Latr. in disidratazione. I esperimento. —— Somma dei metri percorsi durante 30° dai 4 individui normali con luce diffusa. —-- Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui in disidratazione con luce diffusa. Nel periodo dei giorni 15-19, constatando la progressiva regolare diminuzione di attività degli Insetti in disidratazione e la regolarità delle attività di quelli di controllo, gli Insetti non sono stati sottoposti al disturbo delle manovre di registrazione, che sono state riprese per documentare la
fase finale dell’esperimento.
può causare sensibili errori di valutazione nel caso di sperimentazione con sin- goli individui, ma non alterò invece l'andamento generale delle nostre registra- zioni in quanto abbiamo basato l’elaborazione dei dati sull’attività di gruppi di individui: in tale modo le anomalie individuali non risultarono sufficienti ad im- primere una variazione significativa alla attività complessiva del gruppo.
In relazione ai fini specifici della nostra ricerca osserveremo che il compor- tamento generale fra gli Insetti di controllo e in disidratazione si differenzia sen- sibilmente solo dopo i primi giorni di sperimentazione: si osserva infatti che ta- lora nella prima o anche nella seconda giornata di registrazione essi mostrano una certa eccitazione seguita da una rapida fase di caduta d’attività che dura da 24 a 72 ore. Nella fase di caduta di attività gli Insetti in disidratazione rivelano
10 A. BAGGINI - G. RONCHETTI
una media di attività superiore a quella degli Insetti di controllo. Dopo il 3° o 4° giorno, sia a luce diffusa che a luce artificiale, l’attività dei controlli o si man- tiene a livelli medi, oppure subisce un certo aumento fino all’8°-9° giorno; nei giorni successivi rimane invariata oppure si abbassa di poco, mentre general- mente negli ultimi giorni rivela piuttosto la tendenza a salire nuovamente. L’at-
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Fig. 4 - Attografia quantitativa di Blaps mucronata Latr. in disidratazione. I esperimento.
—— Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui normali con luce a 400 Watt.
——- Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui in disidratazione con luce a 400 Watt.
Nel periodo dei giorni 15-19, constatando la progressiva regolare diminuzione di attività degli
Insetti in disidratazione e la regolarità delle attività di quelli di controllo, gli Insetti non sono
stati sottoposti al disturbo delle manovre di registrazione, che sono state riprese per documentare la fase finale dell’esperimento.
tività degli animali in disidratazione, dopo la diminuzione dei primi giorni du- rante i quali si raggiunge il 5-0% di u. r., sale a livelli molto alti in generale per una decina di giorni (durante i quali Pur. si mantiene su 0- 2%) per poi su- bire un abbassamento assai rapido. A partire dal 120-130 giorno si riduce pro- gressivamente fino a giungere, intorno al 189-20° giorno, a livello dell’attività dei controlli. Nei due giorni successivi si abbassa ulteriormente; in questo pe- riodo gli Insetti sono però ridotti all'esaurimento e avvengono i primi decessi.
ATTOGRAFIA CON BLAPS IN DISIDRATAZIONE 11
Quelli che sopravvivono ancora dopo il 21° giorno hanno un’attivita ridottissima, quasi nulla, anche sotto lo stimolo eccitatorio della luce artificiale di fronte al quale si vede che hanno perduto ogni possibilità di risposta.
In linea generale possiamo dunque rilevare che il comportamento degli Insetti di controllo si mantiene in limiti normali durante tutto l'esperimento, mentre quelli in disidratazione manifestano tre fasi ben individuabili e cioè: I@ fase, durante la quale l'eccitazione iniziale conseguente alle manovre per l’1-
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Fig. 5 - Attografia quantitativa di Blaps mucronata Latr. in disidratazione. II esperimento.
—— Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui normali con luce diffusa. -—-- Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui in disidratazione e con luce diffusa.
nizio dell'esperimento, gradualmente si placa in quanto l’Insetto viene a trovarsi in condizioni ambientali bene accette che corrispondono ad una generale ten- denza di Blaps mucronata Latr. verso ambienti piuttosto asciutti. Subentra poi la II® fase in cui l’animale risente dell’eccessiva disidratazione e manifesta l’in- sofferenza con una reazione di fuga che comporta l’aumento di deambulazione. Infine si nota una III? fase di progressivo esaurimento con regolare diminuzione dell’attività fino alla morte.
DISCUSSIONE
È noto che l’adulto di Blaps mucronata Latr. è scotofilo, con un ritmo di attività notturna che nei nostri climi è limitata alla stagione primavera-estate- autunno; trascorre generalmente l’inverno rintanato in cantine, ripostigli, luoghi tranquilli e riparati dalle intemperie. L’adulto può vivere oltre un anno in alle- vamento. |
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Le condizioni in cui si sono svolti i nostri due gruppi di esperimenti hanno comportato un periodo di digiuno rispettivamente di 28 e 23 giorni, ma questa condizione non intacca sensibilmente la vitalità dell’animale; infatti nessuno degli animali del gruppo di controllo è deceduto durante l'esperimento. Possiamo an- che aggiungere che per controllarne la vitalità, in periodo invernale un lotto ini- ziale di 350 individui è stato tenuto a digiuno, riscontrando dopo 104 giorni
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ATTIVITA
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Fig. 6 - Attografia quantitativa di Blaps mucronata Latr. in disidratazione.
II esperimento.
Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui normali con luce a 400 Watt.
--- Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui in disidratazione e con luce a 400 Watt.
una mortalità del 58,8% e nei 146 individui superstiti una perdita media di peso del 28,17%, essendo passati dal peso medio iniziale di g 0,543 al peso medio fi- nale di g 0,390.
Altri esperimenti hanno messo in evidenza la grande resistenza dell’Insetto sottoposto ad amputazioni anche gravi. Infatti ad esempio si sono tenuti in vita per 70 giorni individui decapitati dopo legatura del collo. Ricordiamo anche che abbiamo visto una notevole resistenza al DDT in Blaps mucronata Latr. paral- lelamente a quanto è stato osservato da Ghidini (1) per la congenere Blaps gibba Cast.
ATTOGRAFIA CON BLAPS IN DISIDRATAZIONE 18
Il comportamento di Blaps mucronata Latr. rivela un notevole grado di resi- stenza di fronte al variare di diversi fattori climatici, come ad esempio abbiamo potuto riscontrare anche in esperimenti attografici con la depressione (11). Tut- tavia questa relativa resistenza della specie non impedisce l’esplicarsi di certe manifestazioni preferenziali per determinate condizioni ambientali come abbiamo visto nei nostri esperimenti. Nel complesso abbiamo in Blaps mucronata Latr. una specie che si presta, per la sua mole e per la sua vitalita, a numerosi tipi di espe- rimenti con gli attografi (1).
La igroreazione di Blaps mucronata Latr. è stata da Ronchetti (12) e da Ronchetti-Barbetta (13) indagata a mezzo di igrocamere con le quali il comporta- mento in presenza della possibilità di scelta entro un gradiente da 20 a 90°/, u.r. e in assenza di rifornimenti alimentari ha rivelato una prima fase di netta pre- ferenza per la parte più asciutta nei primi 2-3 giorni, seguita da una seconda fase con graduale migrazione verso l’umido per un periodo di 3-5 giorni e successi- vamente da una terza fase di trasferimento definitivo verso la parte più umida della igrocamera.
Questo comportamento in tre fzsi, ricorda il comportamento osservato negli esperimenti attografici con la stessa specie sottoposta a disidratazione: infatti alla prima fase di tendenza verso l’asciutto relle igrocamere, corrisponderebbe la fase di diminuzione di attività che si riscontra negli Insetti posti negli attografi, in quanto l’eccitazione iniziale conseguente al trasferimento nelle camere ruotanti viene a smorzarsi trovandosi l’animale in condizioni igriche accette. Dopo circa 48 ore per gli Insetti nelle igrocamere subentra la seconda fase con ricerca di umi- dità più elevata, esigenza che non potendo essere soddisfatta negli individui in dis:dratazione negli attografi, si traduce in aumento di attività come indice di reazione a condizioni ambientali non più accette. Questa seconda fase di aumento di attività, che denota insofferenza, si prolunga per un periodo di 9-10 giorni.
Successivamente, nella terza fase, gli Insetti nelle igrocamere trovano il loro « optimum » nella zona ad umidità elevata e vi soggiornano, mentre gli In- setti in disidratazione negli attografi, dopo aver raggiunto il più elevato indice di attività locomotoria e non avendo trovato soddisfazione alle loro esigenze eco- logiche, come conseguenza della grande attività svolta, progressivamente esau- riscono la vitalità. L’indice di reazione deambulatoria quindi gradualmente de- cresce, fino alla comparsa dei primi casi di morte verso il 210-230 giorno dello esperimento.
L’esistenza di tre fasi nella igrorcazione è nota per varie specie di Insetti nei quali è stata riscontrata generalmente a mezzo di igrocamere; ricordiamo ad esempio i Coleotteri Morimus asper Sulz. (8); Blaps mucronata Latr. 99 e 33 (12, 13) e Scarabaeus affinis Brullé (12), l’Ortottero Locusta migratoria migrato- rioides R. e F. (Uvarov, citato da Leclercq, 3 ). La successione delle tre fasi, con tendenza inizialmente ad ambiente piuttosto asciutto, successivamente ad umidità medie ed infine verso l’ambiente più umido, osservabile sperimentalmente con le igrocamere, corrisponde alla progressiva perdita di acqua per traspirazione e per defecazione da parte di Insetti cui venga inibito il normale rifornimento di acqua mediante l'assunzione diretta e attraverso i cibi e che devono sopperire alla deficienza con la degradazione di parte dei grassi di riserva e riducendo le perdite.
(1) L’interesse dello studio dei Coleotteri Tenebrionidi, in genere e specialmente degli ex- rofili, di fronte all’umidità considerata come fattore ecologico, è stata messa in evidenza ad esempio anche da Marcuzzi (4-6). |
14 A. BAGGINI - G. RONCHETTI
Il trasferimento, osservabile con le igrocamere, nell’ambiente prossimo alla saturazione è utile in quanto abbassa la tensione di vapore e quindi riduce la tra- spirazione. Nel contempo, in certi casi, potrebbe anche permettere un certo grado di fissazione nei tessuti organici del vapore acqueo atmosferico, come hanno di- mostrato gli esperimenti di Govaerts e Leclercq (2) con Insetti tenuti a digiuno in ambiente in cui il vapore d’acqua conteneva una certa percentuale di acqua pesante. Invece negli Insetti in disidratazione negli attografi, dopo la prima fase essendo impossibile raggiungere le condizioni che soddisfano le loro esi- genze, si ha la progressiva eccitazione e la successiva caduta di attivita per esau- rımento.
In linea generale i dati raccolti in questi nostri esperimenti confermerebbero il fatto giä noto che in genere a condizioni ottimali corrisponderebbe il minimo di attività e che questa aumenterebbe con l’affermarsi di condizioni sfavorevoli alla vita dell’animale, per portare poi ad una caduta di attività qualora tali con- dizioni sfavorevoli persistano oltre un certo limite. Senza voler dare a questa con- statazione un valore troppo esteso, non si deve però sottovalutare il fatto che lo studio del comportamento degli Artropodi ha fornito ripetutamente la dimostra- zione che tale meccanismo si verifica in natura e sperimentalmente ed ha un indubbio significato ecologico.
Ci pare anche opportuno mettere in evidenza il particolare significato della doppia sperimentazione con le igrocamere e con gli attografi, in quanto le due differenti metodiche servono di controllo e di integrazione l’una all’altra e con- sentono di scendere più a fondo nella valutazione etologica degli animali in espe- rimento. Nel caso da noi studiato l’evidente parallelismo rilevato con le igroca- mere e con la registrazione attografica ci permette di interpretare e valutare con una certa tranquillità sia le fasi sia il complesso del comportamento e nello stesso tempo avvalora la metodica da noi seguita.
Conoscendo la complessità del comportamento degli Artropodi e delle con- dizioni che lo regolano, riteniamo che i dati di cui si dispone non consentano di scendere ad interpretazioni più dettagliate. Per ora ci pare opportuno effettuare altre ricerche sull’influenza dei singoli fattori associati, impiegando anche altri dispositivi oltre alle igrocamere ed agli attografi che abbiamo già usato, studiati e realizzati in funzione di più ampie applicazioni allo studio dei fattori ecologici.
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ATTOGRAFIA CON BLAPS IN DISIDRATAZIONE 15
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RIASSUNTO
Gli Autori hanno studiato l’attività deambulatoria del Coleottero Blaps mucronata Latr. sottoposto alla disidratazione.
Gli esperimenti sono stati eseguiti con gli attografi a camera ruotante, con registrazione gra- fica delle fasi di attività e registrazione dei metri percorsi da ogni individuo in sperimentazione.
In generale il comportamento degli Insetti di controllo è stato normale. Gli Insetti sottoposti alla disidratazione in ambiente con umidità relativa di 0-2% presentano 3 fasi ben nette: I fase nella quale l’eccitazione iniziale, dovuta alle manovre per l’inizio della sperimentazione, diminuisce gradualmente poichè |’ Insetto si trova in condizioni ambientali gradite; II fase nella quale 1° In- setto risente dell’eccessiva disidratazione e manifesta l’intolleranza con una reazione di fuga che provoca aumento di deambulazione; III fase caratterizzata da un progressivo rapido esaurimento dell’attività fino alla morte degli Insetti in disidratazione.
RESUME
Les Auteurs ont étudié l’activité déambulatoire du Coléoptère Blaps mucronata Latr. soumis à la dessiccation.
Lex expériences ont été faites avec des actographes à chambre roulante avec enregistrement graphique des phases d’activité et enregistrement des métres parcourus par chaque individu sous experience.
En général le comportement des Insectes témoins a été normal pendant l’expérience. Les Insectes soumis à la dessiccation dans un milieu où l’humidité relative était de 0-2%, presentent 3 phases bien nettes: Ire phase pendant laquelle l’excitation initiale, due aux maneuvres pour le commencement de l’expérience, s’apaise graduellement car l’Insecte se trouve dans des condi- tions de milieu bien agréables; IIème phase pendant laquelle I’Insecte se ressent de |’ excessive dessiccation et manifeste son intolérance par une réaction de fuite qui donne lieu à une augmen- tation de déambulation; IIIème phase caractérisée par un épuissement progressif et rapide de l’activité jasqu’à la mort de l’Insecte en dessiccation.
SUMMARY
Ambulatory activity of the beetle Blaps mucronata Latr., subjected to evaporation in a dry environment, has been studied.
Experiments have been carried out by actographs with rolling-chambers, graphical recording of activity phases and numerical recording of distance in meters run by each beetle under investi- gation. While the behaviour of the control beetles may be considered within normal limits, that of beetles exposed to a dry atmosphere (relative humidity ranging from o to 2%) shows three quite distinguisable phases: (I) a first phase during which the excitement due to handling gradually decreases as the beetles are in favourable conditions; (II) a second phase during which the beetles suffer some damage due to the dry environment and reacy by tryng to escape, an increase of activity is recorded; (III) a third phase during which occurs a rapid exhaustion of activity and the beetles die.
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LUCIANO STORACE
ANCORA SUL PAPILIO DEMODOCUS ESPER 1798 ton (= DEMOLEUS L. 1764)
(Lepidoptera, Pabilionidae)
Continuo, con il presente lavoro, la serie delle note su questa farfalla diurna africana, nell’attesa di portare a compimento un ampio studio monografico sullo intero «gruppo » di Papilio demoleus L. 1758 (= erithonius Cr. 1782), dalla di- stribuzione afro-asiatica, al quale sto lavorando da oltre venti anni.
Ringrazio della collaborazione i Sigg. J. BOURGOGNE del Muséum National d'Histoire Naturelle di Parigi, R.H. Carcasson del Coryndon Museum di Nai- robi, A.G. GABRIEL di Londra, Dr. H. HANNEMANN del Museo di Berlino, P. Matzy dell’Institut de Recherches Scientifiques à Madagascar di Tananarive, E. Pınuery del National Museum of Southern Rhodesia di Bulawayo, F.H. RINDGE dell’ American Museum of Natural History di New York, E. TAYLOR (con il Prof. G.C. VarLey) dell’Oxford University Museum, Hope Depart- ment of Entomology, G.E. Tire del Museo di Tring, il Dr. G. van Son del Transvaal Museum di Pretoria, infine, R. Viru di Tananarive (Madagascar), qui elencati in ordine alfabetico.
L’entita specifica demodocus venne descritta da Esper nel 1798 (*); essa è largamente diffusa nella regione faunistica a nome etiopica, cioè su quasi tutta l'Africa, a Sud del Sahara, anche nelle isole (comprese, fra queste ultime, al- cune di quelle appartenenti alla subregione malgascia), nonchè nel S.W. della penisola arabica che, dal lato faunistico, presenta affinità africane (?).
Nella parte sud-orientale di detta penisola, dintorni di Mascate, ad es., l’entità africana è sostituita dalla congenere, asiatica, demoleus L. 1758 (= eri- thonius Cr. 1782), diffusa su gran parte dell'Asia tropicale, subtropicale e della Australasia (8). |
Una vera sottospecie di demodocus abita l’isola Socotra nel Golfo di Aden: bennetti Dixey 1898 (*), mentre forme affini esistono al Madagascar, unitamente alla demodocus, giuntavi forse in epoca relativamente recente, perchè importa- tavi dall'uomo: 3 | | erithonioides Grose-Smith 1891 (5), grosesmithi Rothschild 1926 (5),
morondavana Grose-Smith 1891 (7).
(1) Cfr. in: Ausl. Schmett., p. 205, n. 93, tav. si, fig. 1: Cina e Bengala (patria falsa). (2) Zona di Aden, secondo il Dixey. Cfr. in: Proc. Zool. Soc., 1898, p. 382.
(3) Cfr. CHR. AURIVILLIUS, in SEITZ, Macrolép. d. Globe, XIII, p. 20.
(a) Cir Le a nota 2). 487.
(5) Cfr. in: Ann. Mag. Nat. Hist., 1891, (6), 7, p. 122.
(6) Cfr. in: Ann. Mag. Nat. Hist., 1926, (9), 17, p. 113.
(7) Cfr. in: Ann. Mag. Nat. Hist., 1891, (6), 8, p. 78.
PAPILIO DEMODOCUS 17
Di queste tre entità malgasce, erithonioides è la più diffusa nell’isola e neppure eccessivamente rara, benchè legata, apparentemente, al biotopo naturale: foresta primeva e terreni secchi (contrariamente a demodocus che vi sembra le- gato al biotopo artificiale, per vivere in vicinanza dell’uomo od in terreni modi- ficati dall'uomo); grosesmithi e morondavana, invece, appaiono molto scarse od almeno estremamente localizzate.
Soltanto nel 1926 il ROTHSCHILD descriveva Papilio grosesmithi, entità di indubbio stato specifico, ma confusa, per ben 35 anni, dal GROSE-SMITH in a- vanti, con erithonioides.
La specie demodocus venne a lungo conosciuta con il nome di Papilio de- moleus L. 1764 (8), omonimo primario di Papilio Eques Achivus demoleus L. 1758 (°), dato da LINNEO medesimo, con pieno valore, all'entità asiatica succi- tata (10), allora nota come Papilio erithonius Cr. 1782 (1).
Ancora nel 1926 il ROTHSCHILD, già convinto assertore della necessità di mettere un po’ d’ordine nella nomenclatura delle due specie (!?), citava sì l’en- tità africana come demodocus, ma segnalava quella asiatica con il nome di erttho- mus (1°).
Per concludere, nel 1930 il Bryk (!*) riferì demodocus a Papilio demoleus, come varietà di quest’ultima specie, essendogli probabilmente sfuggite, oltre alle differenze macroscopiche soprattutto evidenti sul disotto delle ali, quelle dello apparato copulatore maschile.
Le forme individuali di demodocus sono, salvo eccezioni, insignificanti; ne do qui di seguito l’elenco, completo per quanto possibile:
adla Berio juncta Dufrane albicans Suffert karema Strand atromaculata Strce latevittata Strce* aurantiaca Dufrane longsdoni Krüger bennettoides Strce mathieui Dufrane
cariei Le Cerf* conflua Strand confluens Strce continua Strce deminuta Strce
minor Dufrane nubila Capronnier oblongula Berio ochrea Dufrane
docusdemo Suffert* overlaeti Berger* duboisi Dufrane pseudopraeses Strce dufranei Berger semijuncta Dufrane epunctatus Le Cerf* tessmanm Schultze* flavocincta Strce vreuricki Dufrane houzeaui Dufrane vigintt Berio.
(8) Cfr. in: Mus. Lud. Ulricae, p. 214: Caput b. Spei.
(9) Cfr. in: Syst. Nat., ed. X, p. 464, n. 35.
(10) Cfr. CHR. AURIVILLIUS, « Recensio Critica Lepidopterorum Musei Ludovicae Ulri- cae, quae descripsit Carolus a Linné », in: Kongl. Sv. Vet. Akad. Handl., 1881, XIX, 5, pp. 1-188 (ved. a pag. 34).
Cfr. altresì W. ROTHSCHILD, « A Revision of the Papilios of the eastern hemisphere, exclusive of Africa», in: Novit. Zool., 1895, II, pp. 167-463 (ved. a pag. 280).
(11) Cfr. in: Pap. exot., III, p. 67, t. 232, fig. A, B (Cina, Coromandel).
(12) Cfr. W. ROTHSCHILD, l.c. a nota 10.
(13) Cfr. Lc. a nota 6.
(14) Cfr. in: Lep. Cat., pars 37, p. 150 (Papilionidae).
18 L. STORACE
Ho segnato con un asterisco * le forme più notevoli, da considerare alla stregua di vere e proprie aberrazioni.
Superfluo aggiungere che variazioni analoghe a quelle sopra elencate sono state o potranno essere segnalate nelle entità affini anzidette.
Nel 1955 (!5) ebbi modo di occuparmi abbastanza ampiamente della va- riazione individuale e geografica di demodocus ; mi sia nondimeno consentito tor- nare, in questa sede, su alcune forme individuali.
Quanto a docusdemo Suffert (1), il cui typus è di Tabora nel Tanganica, il Museo di Parigi ne possiede due esemplari di Tananarive, Madagascar, di- stinti dalla tipica demodocus per l’estensione dal lato distale, cioè verso il margine esterno, della fascia mediana gialla dell’ala posteriore; questa fascia discale è più larga di qualche mm. rispetto alla norma ed oltrepassa leggermente, di con- seguenza, il limite distale della cellula discoidale, la cui estremità è nondimeno coperta da una macchia nera a forma di lunula. ‘Tali esemplari vennero già citati da LE CERF (1”), che ebbe pure modo di segnalare una 9 di Capetown, nel Suda- frica, dalle ali anteriori transeunti a cariei Le Cerf, nota, questa ultima aberra- zione, dell’isola di Mauritius e delle Comore (subregione malgascia): « les taches cellulaires sont réunies en une macule irrégulière et les taches de la bande discale aboutissent comme dans cariez à la cellule, mais conservent dans leur centre ou pres de leur base des traces diffuses du fond noir qu’elles ont entouré et en partie absorbé ».
La descrizione di tessmanni Schultze (18) ci fa conoscere che sul disopra delle ali sono gialle le sole parti centrali, riunite a formare grandi macchie, mentre gli elementi marginali e submarginali del disegno (1°) sono scomparsi. Le mac- chie ocellate rosse e azzurre dell’ala posteriore sono essere pure offuscate, ma la regione prossimale delle quattro ali reca ancora i disegni soliti della specie. Secondo il BOURGOGNE (in litteris), questa notevole aberrazione sarebbe identica a cariet Le Cerf e poichè egli ha sott'occhio il typus di quest’ultima si può cre- dere che sia nel vero.
KRÜGER descrisse come segue la sua forma longsdoni: « Papilio demodocus
« Esp. f. longsdoni 3, nova forma. 2 4 Exemplare meiner demodocus - Serie von « Portug. - Ostafrika unterscheiden sich von typischen Stücken durch ein procht-
(15) Storace L. - 1955 - Note sul Papilio demodocus Esper (Lepidoptera, Papilionidae) - Ann. Mus. Storia nat. Genova, Vol. LXVIII, pp. 127-142.
Ebbi modo di accennare, allora, al probabile meccanismo di produzione delle forme indi- viduali più notevoli.
Get. 40% DEZ «Tot OL AV IL" pr 1o1, tav. Il, fie. 1.
(17) LE CERF F. - 1924 - Catalogue annoté des « Types » et formes nouvelles des Papi- lios d’Afrique contenus dans la collection du « Hill Museum » - Bull. Hill Mus., I, pp. 369-399, tav. 1-5. Cfr. a pag. 380.
(09) Cir, int Arch. f. Natur2es,, 1013, 70 A 8, Ri 2.
(19) Anche in questa specie il cosiddetto disegno è tale unicamente dal punto di vista ottico. Infatti, nelle farfalle in genere e nelle Papilionidi in particolare, le melanine (che danno le tinte nere, oppure brune) sono proprie dei disegni, mentre le tinte chiare sono fondamentali. In que- sto gruppo di lepidotteri, la fusione delle bande trasverse sulle quattro ali, nere oppure brune, dà l’illusione ottica di una tinta di fondo, che non è tale e fa risaltare come macchie il vero colore fondamentale, giallo-crema.
Indubbiamente, la ripartizione dei colori, modificabile in determinate condizioni ambientali, è sotto controllo genetico, come dimostrato da Pap. demodocus bennetti Dixey di Socotra e da Pap. machaon usticensis Rocci di Ustica.
PAPILIO DEMODOCUS 19
« voll leuchtendens, gelbes Kolorit. In der Zeichnung stimmt die Form mit «typischen Exemplare überein. Mit nubila hat f. longsdoni nichts zu tun ». No- nostante tale assunto, longsdoni pare sinonimo di nubila Capronnier; l’autore di quest’ultima cita (?°) una forma aurantiaca, che parrebbe dovuta al cambiamento di colore delle macchie gialle per lunga esposizione alla luce e precisa che le sue nubila sono d’un colore giallo carico naturale. Nel SEITZ (?!) è scritto che nubila è una forma cromatica dovuta ad alterazione del pigmento giallo per lunga espo- sizione alla luce; da ciò, evidentemente, la creazione d’un terzo nome, longsdont. Il DUFRANE, a sua volta (??) dà il nome di aurantiaca a due 33 del Cassai (Luébo e Lac di Lolo), dai disegni d’un « giallo aranciato superbo » (sic!) e quello di ochrea agli esemplari dai disegni giallo d’ocra. E su questa strada si potrebbe continuare all’infinito...
Ho visto nelle collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Genova esemplari di demodocus dal giallo crema delle cosiddette macchie alterato in giallo carico, volgente al bruno (anche giallo cuoio), certamente a causa d’un eccesso di luce; simili esemplari artificiali non meritano evidentemente un nome. Il fenomeno del cambiamento di colore è cosa ben nota nelle farfalle per invec- chiamento dovuto a varie cause, o per azione di sostanze chimiche; sorvolando su tutta una serie di alterazioni cromatiche in moltissime specie di Paptlionidae e di lepidotteri d’altri gruppi (ad es., nei Generi Colas F., Catopsilia Hbn. e Terias Swains.), posso citare il caso di Papilio machaon L., la cui variazione cro- matica, del pigmento giallo, per il lungo volare, mi è ben nota in natura, per lunga esperienza personale.
Vi sono d’altra parte, nelle collezioni, alcuni esemplari di demodocus, anche del Cassai, dalle macchie d’un giallo affatto diverso, per nulla brunastro, ma vivo e intenso come quello di alcune specie del Gen. Terias Swains., ossia ben più carico, per tonalità, di quello solito nella specie. Questi esemplari non possono essere classificati come nubila ed è possibile che detta tinta sia naturale.
La forma esistente nella vallata del fiume Cassai (affluente di sinistra del Congo) concorda, per tale carattere, con quelle d’altre Papilionidae d’eguale provenienza dai colori in genere più vivi che altrove. Il Moreau (#) scrisse che le farfalle del Cassai sono notevolissime per la vivacità dei colori e che le stesse specie del Congo ex francese, a confronto, sembrano decolorate, soprattutto in rapporto alle varietà aureus (di Papilio lormieri. Distant) e kassaiensis (di Papilio hesperus Westw.) di sua descrizione; forme, queste ultime, d’un effetto sorpren- dente se poste a raffronto con quelle tipiche d’altre regioni. Il MOREAU aveva a tutta prima pensato che l’alterazione di colore, nei suoi esemplari, fosse dovuta a cause chimiche, ma il fatto che le frange delle ali e il disotto fossero di colore normale l’aveva successivamente indotto a ritenere naturali dette forme, causate probabilmente, a suo dire, dal nutrimento o dal clima.
Astraendo dalla primitiva erithonioides (il cui status, controverso dal punto di vista sistematico, non è peraltro appieno quello delle solite sottospecie geografi- che) e dall’altra entità insulare bennetti (sottospecie, quest’ultima, nel senso più stretto del termine), il gruppo specifico demodocus appare relativamente insen-
(20) Cfr. in: Bull. Soc. ent. Belgique, 25, p. XLIII.
(27) Cfr. dol aimotara
(22) Cfr. in Bull. Ann. Soc. Ent. Belg., 1946, LXXXII, p. 114. (23) Cfr. in: Bull. Soc. Ent. France, 1917, p. 126.
20 L. STORACE
sibile alle diverse condizioni ambientali esistenti nelle differenti regioni da esso abitate.
Si tratta, & fuor di dubbio, d’una specie dalla costituzione altamente cata- bolica, per cui le & stato possibile adattarsi alle varie condizioni d’ambiente senza modificazioni notevoli dell’aspetto macroscopico nell’insetto adulto. Detta co- stituzione l’ha portata a popolare regioni (anche insulari) dal clima diversissimo (quali i bassopiani costieri e le alteterre dell’interno), senza modificazioni ap- prezzabili che non siano quelle di statura; di conseguenza, anche in rapporto alla diffusione omogenea della specie, non è possibile distinguere le popolazioni occidentali da quelle orientali e meridionali, contrariamente alla norma che vige in altri gruppi di Papilionidae della fauna etiopica, anche affini, mediante l'attribuzione a razze o gruppi di razze particolari. Neppure sugli altipiani dell’ Africa orientale sensu-stricto, dai ben noti legami faunistici con la zona malgascia, si sono prodotti isolamenti atti a modificare l'aspetto solito della specie.
Nondimeno, alcune popolazioni, in rapporto alla statura media ed alla particolare frequenza di certe forme individuali, permettono di riconoscere la esistenza d’una variazione geografica locale, che riterrei di poter identificare come subrazziale. Su tali basi, la frequenza della variazione juncta e sue transizioni nelle popolazioni dell’Africa occidentale, Guinea superiore, darebbe modo di riconoscere una sottorazza juncta ; la norma di variazione delle Papilionidae nella vallata del Cassai, ved. sopra, fa riconoscere una sottorazza cassaicola ; ancora, la frequenza della forma individuale confluens nelle popolazioni del Basso Giuba potrebbe autorizzare il riconoscimento di una sottorazza d’egual nome. Infine, sulla costa orientale del Madagascar sembra esistere una forma minorata (4), microdemodocus (somazione o razza locale ?).
Resta da vedere fino a che punto differiscono dalla vera demodocus conti- nentale africana, qualitativamente e quantitativamente, le popolazioni arabiche che DrxEy (2?) voleva transeunti a bennetti.
* * *
Non mi risulta che sia stata ad oggi analizzata la genetica di demodocus, in rapporto alla variazione individuale juncta (più frequente ad occidente che al- trove) ed alle entità affini che abitano le isole africane nell’Oceano Indiano: bennetti, erithonioides, grosesmithi e morondavana ; tanto meno nei confronti della asiatica demoleus.
Le due forme larvali di demodocus, che non influenzano I’ aspetto dell’ insetto adulto e che taluno vorrebbe legate alle piante nutrici (rutacee od ombrellifere, secondo i casi) (2°), sono risultate essere sotto controllo genetico (CLARKE, in litt.).
(24) BERIO E. - 1941 - Osservazioni sulla variazione di Papilio demodocus Esp. e descrizione di tre nuove forme (Lepidoptera) - Boll. Soc. Entom. Ital., Vol. LXXIII, pp. 90-92. Cfr. altresì Le. a ‘neta 13, D: 126.
(25) Cfr. lc. a nota 2: «Many specimens of P. demoleus [recte: demodocus] from Aden resemble P. bennetti in the narrowness of the pale median band of the hind-wing; they differ, however, in the other particulars ». |
(26) G. van Son - 1959 - On some butterflies of the Kalahari Gemsbok National Park, with descriptions of three new forms - Koedoe, N. 2, pp. 52-59. Cfr. a pag. 54.
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MARIO CoMBA
SU ALCUNI GENERI DI IMENOTTERI MELLIFERI DELL’ITALIA CENTRALE
(Note faunistiche ed ecologiche) (Hymenoptera, Apoidea)
Avendo raccolto negli ultimi anni una certa quantitä di Apoidei, ho rite- nuto di pubblicare i dati e le osservazioni che ho potuto trarre dal materiale relativo all'Italia Centrale.
Argomento principale del presente studio è, tuttavia, l’esame della fauna bombidologica, che perciò faccio precedere agli altri Apoidei, ambientata nei particolari aspetti geofisici, climatici e vegetazionali di un piccolo territorio mon- tagnoso: il Parco Nazionale d’ Abruzzo (1) con le zone adiacenti e di qualche altra località dell'Abruzzo e del Lazio.
Ringrazio sentitamente, dovendo loro la possibilità di redigere queste note per avermi fornito molte notizie sistematiche e biologiche, il Dr. BoREK TKALCU di Praga che ha studiato gran parte del mio materiale (Hylaeus, Nomia, Du- foureinae, Panurgus, Dasypoda, Megachilidae, Xylocopidae, Bombinae, Eucerini), il Dr. M.A. LIEFTINCK di Leiden che ha studiato gli Anthophorini, il Prof. JAN NoskIEwicz di Wroclaw che ha determinato Colletes e Stelis, il Prof. O. SUSTERA che ha identificato una parte delle Megachile e delle Chalicodoma.
Un'altra parte del mio materiale è stata classificata dal Dr. PITTIONI di Vienna alcuni anni or sono.
La maggior parte delle specie da me citate è riunita in Appendice ove non riporto alcuna notizia ecologica. Solo per una minoranza di specie mi è possibile riferire dati ecologici personalmente osservati.
I miei amici Prof. Carlo Consiglio e Sig. Pio Bisleti hanno effettuato tutte le raccolte nelle località di Montefiascone e Frascati e, rispettivamente, di Val de’ Varri e Positano. Nelle località Sabaudia e Priverno le raccolte sono state
(1) Il Parco NAZIONALE D’ÄBRUZZO (in seguito citato più brevemente P.N.A.), posto alla stessa latitudine di Roma (41° 54’ Nord), copre un’area di 300 kmq circa, interamente monta- gnosa ed avente una quota minima di circa 1000 m s.l.m., situata nel pieno della catena appenni- nica e pressochè equidistante (75 km) dalle coste tirrenica ed adriatica della penisola.
Questa porzione del massiccio montuoso dell'Appennino Abruzzese fa parte della zona della Marsica che confina a Nord-Ovest con la Conca del Fùcino, a Sud-Ovest con i Monti Ernici e a Nord-Est con il Monte Maiella e l’Altopiano delle Cinque Miglia.
Il P.N.A. è un’aspra regione montuosa la cui ossatura principale è costituita da tre catene dirette più o meno da Nord-Ovest a Sud-Est. La più meridionale, che termina nel massiccio della Meta (m 2241), fa parte della displuviale tra i corsi d’acqua Sangro e Liri (spartiacque prin- cipale T'irreno-Adriatico).
Le vette principali del P.N.A. sono la Serra della Terratta (m. 2208), il Monte Marsicano (m. 2242), il sunnominato Monte Meta, il Monte Petroso (m. 2247) ed il Monte Tartaro (m. 2181).
I valichi sono rari ed elevati contribuendo così ad isolare la zona.
Nel P.N.A. il dominante suolo cretacico-calcareo, formato da roccie sedimentarie con fre- quenti fenomeni di carsismo, è modellato principalmente dalle acque superficiali. La glaciazione quaternaria ha lasciato tracce evidenti nella frequente presenza di circhi e morene al di sopra dei 1800 m. di altitudine.
22 M. COMBA
compiute dal Prof. Giuseppe Sacca. Ringrazio queste persone per il loro contri- buto al presente lavoro. Per tutte le altre localita, se non indicato diversamente, le catture sono state fatte da me.
Il P.N.A. appartiene alla regione climatica appenninica. La temperatura media dell’anno varia intorno agli 8°C; la media delle temperature minime giornaliere di Gennaio è circa —6°C, delle massime di Luglio è 20°C circa.
Fig. 1 - Località con tipica vegetazione arbustiva, posta a Nord del Parco Nazionale d’Abruzzo lungo la statale Marsicana (Km 25, m. 1200).
Il territorio è compreso nell’isoterma annuale, ridotta, dei 15°C. Le isoterme di Gennaio e di Luglio in cui si trova il P.N.A. sono, rispettivamente, dei 5° e dei 25°C. L'escursione termica annua (differenza tra temperature vere di Luglio e di Gennaio) è di 18°-20°C.
Le precipitazioni, che seguono il regime appenninico con minimo estivo e massimi pri- maverile ed autunnale, raggiungono i 1500-2000 mm. annui ed in media vi sono 15 giorni annuali di temporale, due di grandine e 100 di pioggia o neve. La nebulosità dell’anno è di 45/100 di cielo coperto. Annualmente vi sono circa 100 giorni di gelo, mentre la neve copre il terreno del P.N.A. per lo più da dicembre a marzo (talora sino ad aprile).
La zona del P.N.A. ha inoltre un indice di aridità (esprimente il rapporto tra mm. di pre- cipitazioni e temperatura media annue, e quindi inversamente proporzionale all’aridità) di 45-60, denotando un grado di umidità notevole e del suolo e dell’aria atmosferica.
Quanto ai venti, si alternano per lo più scirocco e greco; il primo, proveniente da S-E, pre- vale in primavera ed in autunno.
La vegetazione del P.N.A. rappresenta la propaggine più meridionale, in Italia, della regione medio-europea. In esso domina, in gran parte, il climax della foresta caducifoglia montana (del Fagion silvaticae) con faggete ed abetine accompagnate da flora medio-europea.
Il faggio, splendida latifoglia, accompagnato da flora somigliante a quella del Fagetum preal- pinum-jurassicum (Alpi e Giura), si è diffuso nei periodi post-glaciali sulle montagne mediterranee a clima più fresco ed umido. Molto spesso il faggio nel P.N.A. si mescola con aghifoglie al suo li- mite superiore (verso i 1500 m.) e con altre latifoglie a quello inferiore (1000 m. circa).
IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 23
Fig. 2 - Parco Nazionale d’Abruzzo. Media Val Fondillo. Pascolo all’interno del bosco.
Fig. 3 - Radura e bosco di latifoglie ai piedi della cresta della Camosciara (Parco Nazionale d’Abruzzo).
24 M. COMBA
Fam. APIDAE
Subfam. Bombinae Gen. Bombus Latr. (s.l.) (?)
ı) B. (Hortobombus) hortorum L.
Abruzzo: P.N.A. Dint. Pescasseroli, m. 1200 1g VII-VIII (@), Collez. Comba; Val Fondillo, m. 1200 892 2-3.VI; Madonna di Tronchillo, m. 1400 1g 3.IX; Cascata d. Ninfe (Ca- mosciara), m. 1100 ı Ÿ 4.VI.
Lazio: Villa d’Orazio (4) 4 99 8-25.IV.
Specie eurosiberiana non troppo frequente ma nemmeno rara. Nel P.N.A. frequenta le zone prative estese o piccole e sporadiche, specialmente se con ricca fioritura (p.e. Cirsium eriophorum) interposte nelle foreste di latifoglie. Nel Lazio le poche catture sono avvenute in zona meno estesamente provvista di vegetazione
arborea (Villa d’Orazio).
Gli ambienti frequentati nel P.N.A. e nel Lazio sono differenti anche per il clima dato che Villa d’Orazio è in zona preappenninica, a diversi chilometri di distanza dai rilievi raggiungenti i 1000 e più metri di quota, e più vicina alla pianura laziale.
Le quattro regine raccolte nel Lazio a 400 m. di quota nidificavano quindi certamente al di sotto dei 1000 m. che costituiscono nell’Italia centrale il limite altitudinale minimo consueto.
Gli esemplari raccolti nel P.N.A. e nel Lazio non differiscono cromatica- mente da quelli delle Alpi Occidentali.
Ritengo giusto classificare ecologicamente la specie come prevalentemente ilofila con limitate possibilità di adattamento agli ambienti non abituali.
Non posseggo nella mia raccolta esemplari di Psithyrus barbutellus K. catturati nell'Italia Centrale, di cui il B. hortorum è l’ospite principale.
Oltre al climax del Fagion, nel P.N.A. è presente, ma poco diffusa, la macchia che degrada spesso nella cosiddetta gariga, forma di vegetazione caratteristica sui suoli calcarei più aridi, co- stituita da un misto di molte specie vegetali, sotto forma di cespuglietti sempre più bassi e discon- tinui.
Le catture da me compiute in alcune delle località del P.N.A. e zone adiacenti sono avvenute, nella quasi totalità, sui fiori delle seguenti specie vegetali:
SS. Marsicana, m. 1200 (Km. 25): Onobrychis viciaefolia Scop. Val Fondillo, m. 1200: Anthyllis vulneraria L.
» » » 1200: Vicia pannonica Crantz v. striata (M.B.) » » » 1200: Vicia sp. » » » 1300: Cirsium eriophorum Scop.
Colli Nascosi, m. 1300: Cirsium eriophorum Scop. v. spurium Madonna di Tronchillo, m. 1400: Cirsium eriophorum Scop. Macchiarvana, m. 1400: Cirsium eriophorum Scop. Riniprazio il Prof. Anzalone dell’Istituto di Botanica dell’ Unions di Roma che ha identi- ficato le suddette specie vegetali.
(2) Per la posizione sistematica delle specie di questo genere ho seguito KRUEGER (1917, 1920). (v. Bibliografia).
(3) I numeri romani indicano i mesi in cui sono avvenute le catture.
(4) Villa d’Orazio: località posta in zona preappenninica sui Monti Sabini, ad una quota di circa 400 m.. La zona è modicamente boscosa, con prevalenza del ceduo e con di- screta abbondanza di vegetazione arbustiva e prativa o coltivata. Il clima non è nè strettamente appenninico nè marittimo ma è intermedio, con tendenza, tuttavia, ad un clima temperato di col- lina, privo di forti sbalzi di temperatura giornalieri © stagionali.
IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 25
2) B. (Hortobombus) ruderatus eurynotus Kriechb. (D.T.).
Toscana: Firenze 1 30.V, leg. Consani.
Abruzzo: P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 7 °° 1.VI; Pescasseroli, m. 1150 POV
Lazio: Monte Cimino, m. 600 (5) 1 © 18.IV; Montefiascone (%) 1 © IX, 2 99 22.V, 1 & VII; Su- biaco e dint., m. 400 (7) 1 91 9 1.V; Villa d’Orazio 22 99 8-25.IV; Sacrofano (8) 19 10.1V; Montebello ® 4 99 io Vu 00 8.V-15.VI, 1 & 22.VI; Roma (2) DANEBEN ra 00 26.1V-VIL,’2& 135.\, lapcaslmori vari; Roma À Ua cri Cy 20% 26-28 19 1 O DEV Acilia (1) 1919 15.V; Ostia Antica a2) 498 19.7 = FO EN:
Questa forma europea & comune nel Lazio ma molio di meno nel P.N.A.. Alcune operaie sono state catturate tuttavia in località confinante col P.N.A. ma da esso orograficamente separata (cfr. quanto detto a proposito del B. la- pidarius).
Nel Lazio si può catturare in molti ambienti: colline più elevate con boschi di latifoglie (specialmente Faggio) o più basse con macchia sempreverde, praterie e colture nelle pianure, giardini delle città, coste marittime, coprendo un disli- vello da 0 a 1200 m. circa.
È una specie quindi prevalentemente eremofila ma con notevoli capacità di adattamento a molti ambienti ecologici.
Data la precocità di apparizione delle regine nidificanti all’inizio della primavera metereologica ed il periodo notevolmente lungo (fino a settembre ed
(5) Monte Cimino: Edificio montuoso di origine vulcanica, posto nel Nord del Lazio e collegato da altri rilievi alla catena appenninica. Il clima, per l'altezza che raggiunge (1000 m. circa) e per il fatto di trovarsi attorniato da altre formazioni collinose e montagnose, si avvicina di più al clima appenninico che a quello delle pianure laziali.
È coperto da fitti boschi di latifoglie, specialmente nella metà superiore, con le del Faggio.
(6) Montefiascone: località posta a 500 m. di altitudine, presso il Lago di Bolsena, ricca di colture, di boschi e di macchia.
(7) Subiaco e dintorni: località della valle del fiume Aniene, situata in zona preappen- ninica, il cui terreno in gran parte è adibito a coltivazioni per cui scarseggia la vegetazione boschiva mentre è presente la macchia più o meno degradante in gariga. Il clima in primavera ed estate è temperato ed intermedio tra il clima marittimo e quello centro-appenninico.
Tutte le catture sono state effettuate sui fiori delle acacie (?) poste ai lati della strada car- rozzabile ed attorno alle quali volavano in notevole numero.
(8) Sacrofano e Montebello: due località poste a 15-20 km a Nord di Roma ove è già caratteristica la tipica campagna romana collinosa e quasi del tutto sprovvista di vege- tazione arborea.
Le due località, abbastanza vicine tra di loro, consistono in una piccola valle in cui scorre un corso d’acqua, detto Fosso Torraccia, affluente del Tevere, in gran parte coltivata ed in parte costituita da cave di materiale da costruzione abbandonate. Quasi tutte le catture sono state com- piute in questa parte, sulla vegetazione erbosa ed arbustiva cresciuta dopo l’abbandono dello sfrut- tamento di dette cave. La località è piuttosto secca ed esposta ai venti; il clima è in genere caldo (fig. 4).
(9) Roma: quasi tutte le mie catture sono state compiute sul terrazzo della mia casa al centro della città ovvero in qualche parco pubblico.
(10) Roma-Acquatraversa: loc. posta alle porte di Roma in zona prativa e, in parte, coltivata o con vegetazione a macchia.
(11) Acilia di Roma: località a ıo km dalla costa tirrenica, prevalentemente prativa o coltivata.
(12) Ostia Antica: più vicina al mare della precedente, ne ripete più o meno le caratteristiche dell’ambiente vegetale. Si fanno più frequenti le conifere del litorale marittimo.
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oltre) in cui esemplari di questa specie circolano nelle località poste tra 0 e 400 m. di quota, si potrebbe supporre lo svolgersi di due generazioni annuali. Mentre non escludo che ciò possa accadere in zone più meridionali del Lazio, non lo credo quivi sufficientemente dimostrato. Infatti le prime regine nidificanti cir-
Fig. 4 - Montebello (Roma). Parte terminale della piccola valle del F. Torraccia, in prossimità dello sbocco nella piana del fiume Tevere.
colano ancora fino a maggio e non possono attribuirsi già, se così tardive, ad una seconda generazione e d’altronde la cattura di regine in settembre è troppo tar- diva per dimostrare una generazione autunnale.
Si tratta certamente di regine che non si sono ancora rifugiate per trascor- rere l'inverno e che daranno luogo alla generazione dell’anno seguente. Inoltre le operaie ed i maschi di una seconda generazione dovrebbero essere presenti in settembre - ottobre mentre non ne ho mai raccolti così tardivamente.
3) B. (Subterraneobombus) subterraneus L.
Abruzzo, P.N.A. e zone contigue: Val Fondillo, m. 1200 1 ? 3.VI; Macchiarvana, m. 1400 19 4.VI; Str. Cocullo - Pèscina, m. 1400, vers. Est 1 9 5.VI.
Specie eurosiberiana raccolta unicamente nel P.N.A. e nelle zone adiacenti. Concordemente alle prerogative ecologiche attribuitele di specie prevalentemente eremofila, l’ultima località soprascritta, la quale si trova a Nord-Est del P.N.A. e da esso orograficamente separata, è del tutto priva, per un raggio di molti chi- lometri, di vegetazione arborea ed è battuta da forti venti.
In questa località è presente solamente un magro pascolo erboso con rari cespugli di Juniperus e con scarsissima fioritura utile, talchè ho potuto osservare
IMENOTTERI ITALIA CENTRALE FL
che i Bombi che ivi volavano percorrevano diverse decine di metri prima di posarsi su un fiore e solo a fatica potevo fare le mie catture.
Nelle prime due località, poste entro 1 limiti del P.N.A., l’ambiente vege- tazionale è invece costituito in gran parte da fitta faggeta con radure prative fio- rite e da valli ricche di acque superficiali. Quivi sono presenti le sole regine alla medesima data in cui nella località contigua al P.N.A. sono già presenti le operaie.
Ciò è causato, suppongo, dall’isolamento orografico del P.N.A.; in esso forse più tardivamente si determinano quelle condizioni favorenti lo sviluppo delle nidiate dei bombi (cfr. B. lapidarius).
Tutti gli esemplari catturati mostrano la colorazione della forma tipica (ssp. subterraneus L.).
4) B. (Pomobombus) elegans Seidl
Abruzzo, P.N.A. e zone adiacenti: Dint. Pescasseroli, m. 1200-1300 1 © 5.V, 1 & VII-VIII, leg. ?; Mad. di Tronchillo, m. 1400 3 PP 2 dd 3.IX; Macchiarvana, m. 1400 2 99 4.VI; Val Fon- dillo, m. 1200 19 3.VI; Montagna di Godi, m. 1500 1 9 231,
Specie montana non molto comune ma non rara di cui posseggo solamente esemplari del P.N.A.. Pur essendo specie orofila frequenta tuttavia anche gli ambienti prediletti dalle specie ilofile.
Ho sorpreso alcune regine mentre sostavano raccolte su dei sassi esposti al sole; comportamento inusitato fra i bombi e simile a quello di molti Halictus e Andrena.
5) B. (Agrobombus) agrorum pascuorum Scop. (m. melleofacies Vogt 1909)
Abruzzo: Val de’ Varri (%), m. 1000 499 VIII-IX; P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 I Q 1.VI; Colli Nascosi, m. 1300 2 PV, I gd 3.IX; Macchiarvana, m. 1400 3 92 4.VI, 2 99 22.IX, 4 48 3-22.IX; Mad. Tronchillo, m. 1400 10 VO 17 88 3.IX; Valle Fredda, m. 1200 1 © 4.VI; Val Fondillo m. 1100-1300 5 99 2 PP 3.VI, 9 PP 3-22.IX, 2 dd 22.IX; Casc. Ninfe (Camosciara), m. 1100 6 PC 4. VI e 3.IX, 1 gd 3.IX; Montagna di Godi, m. 1500 499 23.IX; Dint. Bisegna, m. 1400 3 gd 23.IX.
Lazio: Monte Cimino, m. 600 5 99 2 2° 18.IV; Montefiascone 1 Q V; Subiaco e dint. 1 $ 9-11.IV, leg. Lieftinck; Villa d’Orazio 2 99 8-25.IV; Monte Tuscolo, m. 700 (14) 6 99 3 PS 7 V; Poggio Verde (Colli Albani) (15), m. 400 4 97 7.V; Lago Albano, m. 400 (15) 1 & 13.XI; Roma 19 9.IV leg. Lieftinck, 3 PQ 9-IV-11. VII, 5 do 11.VII-7.XII, raccoglitori vari; Roma-Acquatraversa 5 99 299 13-28.IV; Montebello 2 92 16-18.IV.
Campania: Camaldoli (Na) 1 & 18.XI, collez. Comba; V. di Fisciano, m. 400 1 ? Ig 19-21.IX, leg. A. Comba.
(13) Val de’ Varri: località posta nei Monti Carseolani, a 1000 m. di quota, nell’ A- bruzzo Settentrionale.
(14) Monte Tuscolo: località caratteristica per la estesa diffusione della macchia sempreverde a ginestra (Spartium junceum). Questo monte fa parte di un complesso di antica ori- gine vulcanica, di cui fanno parte anche i Colli Albani, formato da materiali prodotti dalle esplo- sioni vulcaniche, modellati dalle acque correnti. Quivi il clima è temperato dalla relativa vicinanza del mare Tirreno (30 Km. circa). Oltre alla macchia a ginestra la zona è fornita di boschi e di pascoli.
(15) Poggio Verde, Macchie di Fajola, Frascati, Ariccia, Al- bano e Lago omonimo, Marino: queste località sono poste a 400 m. circa di alti- tudine sui Colli Albani, elevantisi fino a 1000 m.. Trattasi di un antico edificio vulcanico, colle- gato alla catena appenninica, nel Lazio meridionale. La vegetazione a tipo di macchia è molto dif- fusa ma non mancano numerosi boschi di latifoglie e colture. Il clima risente dell’azione miti- gatrice del mare Tirreno, talchè è più di tipo marittimo che appenninico.
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Specie eurosiberiana ubiquiteria e diffusa sia nel Lazio che nell’Abruzzo. La classificherei fra le specie con ampie capacità di adattamento ai diversi am- bienti ecologici con lieve tendenza alla xerofilia.
Frequenta infatti un po’ tutti gli ambienti, ma sulle montagne è più fa- cile a catturarsi nei terreni aperti e nelle ampie valli, pur non essendo affatto rara nell’interno ed ai limiti dei boschi, mentre predilige lievemente le terre basse e collinose.
Vola sui pascoli anche quando il cielo è tutto coperto, a differenza di altre specie che sembrano scomparire quando il sole è offuscato.
La distribuzione altimetrica del B. agrorum pascuorum va da 0 a 1400 m. Nessun esemplare della mia collezione proviene dalle coste tirreniche o dall’im- mediato entroterra.
La popolazione del Lazio e dell’ Abruzzo è, cromaticamente, piuttosto uni- forme. La presenza di peli neri, caratteristici della m. melleofacies Vogt, più o meno abbondanti, frammisti alla pubescenza arancione ai lati del 1° e 2° tergite addominale, varia entro limiti ristretti (spesso i peli neri sono quasi assenti) per cui nessun esemplare può attribuirsi alla forma maculatus Vogt (1909); non ho riscontrato tendenza alla forma intermedius Vogt (1909) salvo che incerta e quasi impercettibile in un maschio del P.N.A. ed in una operaia della Campania. Assente anche la forma intermediomaculatus Pitt. (1939).
In contrasto con l'abbondanza di questa specie sta la rarità del suo paras- sita, Psithyrus campestris Pz., di cui possiedo solamente due maschi del P.N.A..
6) B. (Agrobombus) humilis Ill.
Abruzzo: Val de’ Varri 8 PO VIII-IX, 5 dd IX; P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, m. 1200, km 2519 1.VI; Dint. di Peegasscroli: m. 1200 3 99 5 dg VII-VIII, collez. Comba; Str. di Bisegna, m. 1400 ı £ 3.VI; Colli een m. 1300 19 14 3.IX; Val Fondillo, m. 1200 40 22 3.VI; Cascata d. Ninfe, m. I100 an ostigen) 699 2- NT,
Lazio: Villa d’Orazio 3 92 8-25.IV; Montebello 422 9-26.V; Roma 1 9 29.X. Campania: Matese, Piano Maiuri ı ? 3-8. VIII, leg. Castellani.
Specie eurosiberiana notevolmente diffusa nell’Abruzzo e nel Lazio, ma meno frequente, salvo che nelle zone nettamente montagnose, della precedente.
Ecologicamente si comporta come specie prevalentemente ilofila con mo- deste capacita di adattamento agli ambienti più secchi. Infatti la sua maggiore diffusione la trova nelle zone più umide delle montagne abruzzesi, ove vola in ambienti per lo più riparati. T'uttavia, il cielo molto nuvoloso e piovoso anche solo per brevi momenti, a differenza del B.a. pascuorum, ne diminuiscono molto la frequenza. Nella pianura laziale si trova anche lontano dai boschi e sui terreni tendenti all’aridita, seppure piuttosto raramente.
La popolazione del Lazio e dell’Abruzzo relativa a questa specie, che è solita presentare una notevole variabilita cromatica, pud dividersi in due tipi fondamentali. I] primo, numericamente più abbondante, & costituito dalla forma quasipascuorum Vogt (1909) (1%), che ha una colorazione simile a quella del B. agrorum pascuorum, ma più ferruginea e con peli più radi sui tergiti addominalı.
In alcune località del P.N.A. questa forma & comunissima, più comune di ogni altra specie, ed io ne ho potuto raccogliere in pochissimo tempo qualche decina.
(16) La f. apenninus Vogt in Tkalcu 1960 a deve essere intesa come f. quasipascuorum Vogt.
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Il secondo tipo, costituito dalla forma tristis Seidl e da alcune altre forme similmente colorate, è invece molto meno comune ed è caratteristico per la veste di un bruno molto scuro.
Oltre che con le suddette forme la variabilità cromatica della specie si manifesta in sfumature differenti in pochi altri esemplari, dalla tipica colorazione bruno chiara a quella quasi gialla.
Le popolazioni dell’ Abruzzo e del Lazio sono prive quindi di quella gamma estesa di colorazioni che ho potuto invece osservare, p. es., nella popolazione delle
Alpi Cozie.
7) B. (Agrobombus) ruderarius Müll.
Abruzzo: P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, ta, 1200-2 9 1.VI; Dint. di Pescasse- roli, m. 1200 2 gg 20.VII - ro.VIII, Collez. Comba; Macchiarvana, m. 1400 1 © 4.VI (1).
Specie paleartica occidentale di cui ho potuto osservare solamente degli esemplari del P.N.A. e zone adiacenti.
Poco comune e poco adattabile a diversi ambienti, va assegnata, a mio parere, al gruppo delle specie nettamente ilofile, con scarse capacità di adatta- mento agli ambienti non preferiti, ma, data l’esiguità del numero delle catture, non escludo una maggiore adattabilità, ma sempre nelle regioni montagnose.
La variabilità cromatica è notevole e’la popolazione, numericamente scarsa, mostra due tipi di colorazione. I maschi presentano collare, scutello, 1° e 2° tergite provvisti di pubescenza gialla; la regina è simile ma sui tergiti la pube- scenza gialla è appena accennata; l’unica operaia catturata, per la verità un po’ deteriorata, è tutta nera ad eccezione di rari peli gialli sul torace e della pube- scenza rosso-ferruginosa sugli ultimi due tergiti; quest’ultima caratteristica è presente, naturalmente, anche nei maschi e nella regina.
La popolazione, specialmente regine ed operaie, dell'Abruzzo montano sarebbe perciò intermedia tra gli estremi della forma tipica, interamente nera con gli ultimi due tergiti rossi, e della sottospecie montanus Lep.
8) B. (Agrobombus) silvarum L.
Abruzzo: Val de’ Varri 7 PQ VIII-IX, 1 $ IX; Rocca di Mezzo, m. 1250 1 ? 30. VIII, leg. Lepri; P.N.A. e zone contigue: Montagna di Godi, m. 1500 2 99 23:11.
Lazio: Montebello 2 29 9.V e 3.XI; Macchie di Fajola (1°) 1 © 13.X, Collez.Comba; Roma 2 99 28.VI - 18.VII, raccoglitori vari.
Specie paleartica occidentale non molto comune nel Lazio e nell’Abruzzo montano. In ambedue le regioni frequenta gli ambienti tendenzialmente secchi.
Pittioni e Schmidt (1942) considerano questa specie come dotata di ampie capacità di adattamento a tutti gli ambienti alla stregua del B. lapidarius. Mi pare tuttavia che essa sia piuttosto eremofila.
Due regine sono state catturate in ottobre e novembre: si tratta certamente di nuove regine, nate dall’unica generazione annuale, non ancora rifugiatesi per svernare.
(17) Alcuni esemplari della collezione dell’Istituto Nazionale di Entomologia in Roma provengono dal Mte Meta (P.N.A.).
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9) B. (Soroeensibombus) soroeensis F.
Abruzzo: P.N.A.: Mad. di Tronchillo, m. 1400 3 44 3.IX; Val Fondillo, m. 1200-1300 4 99 RR IR
Specie eurosiberiana assente, per quanto mi consta, nel Lazio (tra 0 e 700 m. di altitudine) e presente invece, ma non troppo comune, sulle montagne d’A- bruzzo.
Ho potuto constatare che è una specie abbastanza strettamente ilofila, che può incontrarsi facilmente nelle radure ed ai margini dei boschi fitti di lati- foglie e sui prati pingui delle vallate ricche di acque superficiali.
A differenza delle Alpi Cozie in cui la forma a coda bianca (ssp. soroeensis F.) è rara (circa il 2-3% degli esemplari), la popolazione dell’Abruzzo è costi- tuita, considerando solo le mie catture, unicamente da questa popolazione. Per quanto riguarda la forma a coda rossa (ssp. proteus Gerst.) essa è tuttavia presente nell'Appennino Centrale (Tkalcu 1960 a) ma in numero esiguo rispetto alla prima forma e si tratterebbe, in questo caso, degli elementi più meridionali, dato che questa popolazione in Italia non si estende a Sud dell'Appennino Set- tentrionale.
Se per i caratteri cromatici si può attribuire la popolazione dell’Abruzzo montano per lo più alla prima forma ed in minima percentuale alla seconda, esa- minando i medesimi caratteri è possibile individuare forme intermedie. Infatti tra i maschi da me catturati, due presentano in modo evidente ed uno in lieve ac- cenno una colorazione parzialmente rossa della pubescenza degli ultimi tergiti, tuttavia tali peli sono bianchi alla loro estremità.
10) B. (Bombus s. str.) terrestris L.
Abruzzo: P.N.A. e zone contigue: SS. marsicana, km 25, m. 1200 8 OD 1.VI; Staz. Cocullo, m. 1000 I O 5.VI; Str. Cocullo-Pescina, m. 1400, vers. Est 1 9 SN Tzeidiiyersts®vestia 9O x2 PO 5.VI; Dint. di Pescasseroli, m. 1200 1 & VII-VIII, Collez. Comba; Val Fondillo, m. 1200 aaa)
Lazio: Montefiascone 1 © 1 © VII-VIII; 1 g V; Dint. di Subiaco 5 OO 1.V; Villa d’Orazio, m. 400 8 22 5-25.IV; Monte Tuscolo, m. 700 1g 7.V; Macchie di Fajola, 1 13.X; Ariccia (15) 1 9 29.V; Montebello 19 2.III, 1 9 1g 22.VI; Roma-Acquatraversa 1 9 7.III; Roma 6 99 29.X - 14.1, 8 OD IV-24.V, 254 18.VI - 11.VII, raccoglitori vari; Roma - IV Miglio ı & 1-15.1X; Acilia 19 1r.III, 1g 1.VII, leg: Castellani; Castelfusano (18) 19 643 25.IV.
Campania: S. Agata (Sorrento) 3 99 16-23.IV, leg. Lieftinck.
Specie euromediterranea assai diffusa ed ubiquitaria; da considerarsi do- tata di ampie capacità di adattamento seppure tendenzialmente xerofila sia nelle pianure che nelle montagne. Si tratta quindi di una specie che non è nè preva- lentemente nè esclusivamente eremofila delle terre basse.
Assieme ai Bombus agrorum pascuorum, lapidarius e ruderatus eurynotus costituisce il gruppo dei bombi più diffusi dell’Italia Centrale.
Ambienti frequentati: sovente si tratta di località povere di vegetazione arborea, secche ed esposte ai venti, tuttavia anche nei boschi ed ai loro limiti ed in luoghi riparati, come piccole valli con pascoli umidi e ricchezza di acque su- perficiali, questa specie si incontra facilmente; molto spesso si tratta di località ricche di vegetazione arbustiva, macchia o gariga, ma anche ben frequentate sono
(18) Castelfusano: località della costa tirrenica, a Ovest - Sud-Ovest di Roma, situata presso Acilia ed Ostia Antica, ove è abbondante la macchia costiera e numerosi sono i bo- schi di pini. In molti punti i due tipi di vegetazione si mescolano. Nel sottobosco sono state fatte le catture dei maschi e della regina del B. terrestris sopra ricordati.
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le foreste di aghifoglie costiere provviste più o meno di vegetazione nel loro sotto- bosco. A quest’ultimo tipo appartiene la località di Castelfusano ove ho avuto la possibilità di catturare dei maschi ed una regina in aprile.
I suddetti maschi potrebbero essere rappresentanti di una generazione pri- maverile e, considerando che a breve distanza da questa località, nell’entroterra, si possono catturare ancora dei maschi in luglio, non è da escludere che questi ultimi siano elementi di una seconda generazione estiva. E quindi ammissibile, tenendo conto anche del lungo periodo in cui si possono catturare le operaie, che questa specie, nelle località a clima marittimo del Lazio, con caldo prolungato per molti mesi, compia un doppio ciclo biologico con due generazioni complete ogni anno.
E interessante osservare che il B. ferrestris di sovente, come anche i B. agrorum pascuorum e ruderatus eurynotus, si addentra nella periferia della città di Roma e fin nel centro della città, nei giardini dei parchi pubblici ed anche sui terrazzi fioriti delle case. A meta dicembre ho potuto vedere una regina che vo- lava tentando di posarsi su un colletto bianco di pelliccia portata da una signora.
Ho potuto catturare, inoltre, a metà gennaio 1961, su un giacinto bianco posto davanti ad una vetrina illuminata di un fioraio, una regina intorpidita dal freddo, alle otto di sera, ad una temperatura, quel giorno di +3°C. circa.
Ho allevato poi in casa questa stessa regina per tre mesi circa, dentro una grossa scatola, somministrandole del miele, supponendo che in un ambiente con temperatura media di +15° - 20°C. prima o poi potesse deporre le uova.
Il suolo artificiale della gabbia imitava il terreno naturale mediante zolle erbose; un vaso da fiori rovesciato affondato nel terreno, con possibilità di po- terne vedere l’interno dal basso mediante un vetro, avrebbe dovuto offrire la possibilità alla regina di entrarvi e stabilirvi un nido (in effetti essa vi entrò dal piccolo foro e vi si trattenne per più di un’ora almeno una volta ma non dovette considerare idoneo l’ambiente).
La gabbia era coperta da un vetro, ma mediante un passaggio la regina poteva entrare in un’altra gabbia più grande, coperta da rete metallica, aerata, ove ponevo di continuo piante fiorite che essa visitava volentieri per ore.
Molestando leggermente con una bacchettina l’animale esso faceva vi- brare le ali con il caratteristico gemito dei bombi catturati nella rete, esprimente, più che un allarme, una manifesta irritazione, apparentemente. Inoltre cammi- nava velocemente, scappava sotto le foglie secche oppure alzava e distendeva le zampe di un lato, spesso solo la mediana, stando chinata sull’altro lato. Mo- lestata un po’ più rudemente prendeva il volo per qualche decina di secondi, indi si rifugiava in qualche angolo ovvero succhiava il miele posto in un guscio secco di noce (per evitare contatti metallici al miele) accessibile per un piccolo foro, ovvero suggeva i fiori posti nella gabbia laterale (spesso giacinti e borra- gine).
Compiva molto spesso, nel primo e nel secondo mese, movimenti di stro- finamento delle tibie, dei tergiti addominali, del capo e delle antenne.
Il 2 aprile, cioè due mesi e mezzo dopo la cattura, durante i quali il suo comportamento fu più o meno costantemente quale sopra descritto, cominciò a divenire più torpida ed apparentemente più affaticata nei movimenti; i voli duravano pochi secondi, ma a volte si prolungavano invece più del solito e l’a- nimale sbatteva sulle pareti della scatola. Tuttavia succhiava spesso e a lungo il miele e si fermava per ore sullo stesso fiore preferendolo se era al sole, ma non accorgendosi se il sole se ne andava.
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Il giorno 5.IV trovai la regina ferma sul fondo della scatola, incapace a volare se molestata, reagendo solo con una lenta fuga (!) girando attorno al fondo dei vasi da fiori. |
Portata vicino al miele suggeva ancora ma poco. L’antenna destra non era più simmetrica con la sinistra e l’animale portava spesso la zampetta ante- riore destra a strofinare l’antenna dello stesso lato. Le zampe, quando l’animale era fermo, erano divaricate ed asimmetriche fra di loro, come pure scomposti erano i movimenti degli arti nel camminare.
In seguito camminò per diversi minuti finchè si nascose sotto alcune foglie secche. Tre o quattro ore dopo la trovai quivi morta.
Durante tutta la cattività la regina non mostrò mai la tendenza a deporre le uova ma piuttosto sembrava che, non ostante la temperatura non invernale della scatola, cercasse un luogo per trascorrervi il letargo che tuttavia non sopraggiun- geva. Forse la causa risiedeva nella temperatura di 15° - 20° C. nella scatola, quindi troppo elevata per permettere il sopraggiungere del letargo autunno- invernale. |
In natura la temperatura è sicuramente solo uno dei fattori, essendovi fra questi anche la mancanza di pascolo, oltre a tutti gli altri più o meno sconosciuti, a costringere le regine a cercarsi un rifugio. Similmente più fattori devono agire per causare il risveglio primaverile.
Il B. terrestris è, similmente ai Bombus ruderatus eurynotus e pratorum, precoce nel comparire in primavera, e le sue operaie sono già presenti, per esem- pio alla periferia di Roma, in marzo.
Ho potuto osservare dei nidi, sempre nel terreno, a Roma in un parco cit- tadino posto in luogo riparato dai venti ed invece sulle montagne d’Abruzzo in una località molto ventosa e priva assolutamente di alberi per un raggio di molti chilometri, presenti solamente dei magri pascoli, sotto cespugli di Juniperus ; per raggiungere i loro nidi i bombi dovevano volare vicinissimo al terreno a causa del forte vento.
Contrariamente alla diffusione notevole del B. terrestris, il suo parassita, Psithyrus vestalis Geoffr., è piuttosto raro. Ne posseggo solamente due maschi dell'Abruzzo ed una femmina della Campania.
Cromaticamente la popolazione del Lazio e dell'Abruzzo montano è co- stituita dalla forma tipica della specie.
11) B. (Bombus s. str.) lucorum L.
Abruzzo: P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 3 29 M VE Str, OCU » Pèscina, 1400 m., vers. Ovest 3 99 5.VI; id. vers. Est, m. 1400 2 PC 5.VI; Pescasseroli m. 1150 299 3.VI; Dint. di Pescasseroli, m. 1200 699 14 dd 20.VII - 10.VIII, Collez. Comba; Mad. di Tronchillo, m. 1400 1 & 3.IX; Val Fondillo, m. 1200 3 99 8 99 3.VI; Macchiarvana, m. 1400 1 G 22-IX.
Di questa specie eurosiberiana posseggo esemplari delle montagne abruz- zesi ma nessuno del Lazio, nel quale escludo tuttavia la sua presenza sui monti più alti facenti parte del corpo appenninico ed anche sui colli staccati dalla ca- tena appenninica ma non troppo inferiori ai 1000 m. di altitudine.
Considero questa specie come ilofila con buone capacità di adattamento aglı ambienti tendenzialmente secchi. Nei suoi ambienti preferiti, e cioè nell’in- terno dei boschi di latifoglie ed al loro limite, è piuttosto frequente, ma non è neppure rara nelle zone quzsi secche e scarsissime di pascolo, nelle quali fre- quenta sovente i fiori posti ai lati della strada carreggiabile, similmente al 5. terrestris.
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ı2) B. (Lapidariobombus) lapidarius L. (ssp. collaris Reinig (1935) nec Pittioni).
Abruzzo: Rocca di Mezzo ı 0 I & 27. VIII, leg. Lepri; Val de’ Varri 3 33 VIII; P.N.A. e zone adiacenti: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 50 PO 1. VI; Montagna di Godi, m. 1500 1 2 s.VI; Alfedena, m. 900 1 2 1.VI; Str. Cocullo - Péscina, vers. Est, m. 1400 1 9 5.VI; Dint. di Pescasseroli, m. 1200 19 4 gg VII-VIII, Collez. Comba; Pescasseroli, m. 1150 22 99 3.VI; Mad. di Tronchillo, m. 1400 299 25 dd 3.IX; Macchiarvana, m. 1400 3 £2 4.VI, 2 99 11 dg 3.IX; Colli Nascosi, m. 1300 7 dd 3.IX; Casc. d. Ninfe (Camosciara), m. 1100 3 99 4.VI; 1 9 1 & 3.IX; Val Fondillo, m. 1200-1300 12 99 3.VI, 1 7 6 dd 3.IX; Villetta Barrea, m. 1000 1 £ 2.VI.
Lazio: Montefiascone, m. 500 1 & VII; Tolfa 1 © 4.V, leg. Lepri; Villa d’Orazio 1 £ 8.IV; Marino (15) 7 2°10,1V, Collez.. Comba.
Specie europea tra le più comuni nellItalia Centrale montana e piuttosto scarsa nelle zone di pianura.
Non & quindi iperdiffusa con ampie capacita di adattamento (Pittioni e Schmidt, 1942) ma &, secondo quanto ho potuto osservare, prevalentemente ilo- fila con buone capacità di adattamento.
Infatti nella maggior parte delle località con tendenza alla siccità del ter- reno & assente e frequenta invece in buon numero gli ambienti umidi. Solamente in una localitä, posta immediatamente a Nord del P.N.A. (SS. Marsicana, km 25, m. 1200), con suolo prevalentemente secco, con scarsa vegetazione costituita solo da un piccolo campo di erba fiorita (Onobrychis viciaefolia) e da rari cespugli di varie specie, molto esposta al sole e calda relativamente alla data, ho potuto catturarne molte operaie. (v. fig. 1).
Il fatto singolare & che, pur non trattandosi dell’ambiente preferito, il grado di sviluppo della popolazione era molto più progredito di quello della popolazione osservata nella valle del Sangro ove l’ambiente ecologico € quanto mai favorevole a questa specie ed ove la popolazione era costituita, alla mede- sıma data, ancora da sole regine.
Da notare che la valle del Sangro & separata dalla suddetta localita sola- mente da un valico posto a quasi 1500 m.s.m. coperto da prati fioriti e percorso probabilmente da un notevole numero di bombi. E probabile che in località SS. Marsicana le operaie, insieme a quelle di altre specie, giungessero sulla pic- cola oasi fiorita dall’altipiano che trovasi ancora più a Nord, 500 m. più in basso, ma & probabile anche, avendo osservato una femmina di Psithyrus rupestris emer- gere dal terreno nascosto dalle erbe, che i loro nidi fossero distanti pochi metri dal loro pascolo.
Il fenomeno descritto, da attribuire con tutta probabilità alla diversità di clima ed alle caratteristiche orografiche, vale anche, ma in misura meno evi- dente, per i Bombus terrestris e ruderatus eurynotus.
Il B. lapidarius nel Lazio e nell’Abruzzo è rappresentato dalla ssp. collarıs Reinig (nec Pittioni), intermedia tra la forma tipica e la ssp. decipiens Pérez, ed ha limiti di variabilità cromatica piuttosto ampi.
Accanto a forme di collaris tipico con collare giallo ben distinto e folti peli gialli sullo scutello e sui primi due tergiti addominali (rari, per la verità, gli esemplari con peli gialli sull’addome) e quindi non appartenenti alla ssp. decipiens che è provvista di due più larghe ed evidenti strisce gialle, molte regine ed operaie si orientano più verso la forma di lapidarius tipico, con torace intera- mente nero ed addome sprovvisto di peli gialli. I maschi invece presentano sempre il collare giallo e la variabilità riguarda la presenza di pubescenza gialla sullo scutello e sui due primi tergiti (specialmente il primo), con forme intermedie.
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Confrontando globalmente i maschi dell’Italia Centrale e quelli delle Alpi Cozie, si nota che nei primi i peli gialli sullo scutello sono presenti in quasi tutti gli esemplari, mentre nei secondi ciò è un'eccezione.
13) B. (Pyrobombus) pratorum L. (1°).
Abruzzo: P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 5 2° 1.VI; Macchiarvana, m. 1400 1 & 4.VI; Casc. d. Ninfe (Camosciara), m. 1100 1 2 399 1 & 2-4.VI; Val Fondillo, m. 1200 1 © 3.VI.
Lazio: Montefiascone, m. 500 19 V, 1 & 22.V; Monte Tuscolo, m. 700 5 gd 7.V; Poggio Verde (Colli Albani), m. 400 9 4& 7.V.
Specie eurosiberiana abbastanza diffusa nelle montagne abruzzesi elevate oltre i 1000 m. e sulle colline laziali. Essa frequenta preferibilmente gli ambienti boscosi anche fitti come il sottobosco delle latifoglie con irradiazione solare molto ridotta dal fogliame. |
In questo caratteristico ambiente spesso è l’unica specie che circoli: è una caratteristica piuttosto peculiare della specie.
Tuttavia essa può trovarsi anche, benchè di rado, negli ambienti meno umidi o addirittura nella macchia e nei luoghi aperti e soleggiati.
È quindi una specie piuttosto strettamente ilofila con modeste capacità di adattamento agli ambienti diversi da quelli preferiti.
Questa specie è più precoce di molte altre (vedi anche B. terrestris) dello stesso genere nel comparire in primavera e nello sviluppo delle nidiate tanto che i maschi sono già presenti quando altre specie sono rappresentate ancora dalle sole regine nidificanti. Infatti i maschi sono già apparsi al principio di maggio sulle colline del Lazio ed ai primi di giugno nel P.N.A. e così pure le operaie, con una percentuale di regine fondatrici circolanti relativamente molto minore che nelle altre specie. |
Cromaticamente la popolazione del Lazio e dell’Abruzzo & variabile e molto simile a quella delle altre regioni ed anche delle Alpi Cozie.
Gen. Psithyrus Lep. (?°) ı) Ps. (Ashtonipsithyrus) vestalis Geoffr. (ssp. obenbergeri May, 1944).
Abruzzo, P.N.A.: Dint. di Pescasseroli, m. 1200 1 & 20.VII-10.VIII, Coll. Comba; Mad. di Tron- chillo, m. 1400 ı & 3.IX.
Campania: Positano 19 IV.
Questa specie euromediterranea, contrariamente alla grande diffusione del suo ospite B. terrestris di cui ripete la geonemia, è piuttosto rara nel Lazio (?!) e nell’Abruzzo montano. Una femmina (2?) proviene dalla costiera campana.
I due maschi presentano peli più corti ed una colorazione gialla meno estesa del consueto.
Data la scarsità delle catture non sono in grado di esprimere con certezza un giudizio sull’habitat preferito, ma ritengo che sia analogo a quello del suo ospite.
(19) Vi è priorità di Pyrobombus (D.T. 1880) su Pratobombus (Vogt 1911) (Michener, C.D. Bees of Panamä. Bull. Am. Mus. Nat. Hist. 104: 7-175).
(20) Per la posizione sistematica delle specie di questo genere ho seguito Popov (1931). (21) Catturata a Roma (Collez. Ist. Naz. Entom., Roma; Tkalcu, in litt.). (22) May descrisse solo il maschio di questa sottospecie.
IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 35
2) Ps. (Ashtonipsithyrus) bohemicus Seidl (= distinctus Per.).
Abruzzo: Rocca di Mezzo, m. 1300 4 dd 21.VII, leg. Lepri; P.N.A.: Dint. di Pescasseroli, m. 1200 3dd 20.VII - 10.VIII, Collez. Comba.
Specie paleartica, inquilina del B. lucorum, che nel Lazio, similmente al suo ospite, non ho mai potuto catturare, mentre € invece presente ma rara sulle montagne d’Abruzzo.
Non ho avuto modo di osservare di persona le sue abitudini ecologiche ma ritengo, per conoscenza delle localita di cattura, che possa essere considerata una specie prevalentemente ilofila con capacita di adattamento anche ad ambienti più aperti e soleggiati di quelli preferiti.
3) Ps. (Psithyrus s. str.) rupestris F.
Abruzzo: P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 1 2 1.VI; Villalago (Scanno), m. 900 12 5.VI; Dint. di Pescasseroli, m. 1200 10 gg VII-VIII, Collez. Comba; Mad. di Tronchillo, m. 1400 27 gg 3.IX; Macchiarvana, m. 1400 3 dd 3.IX; Colli Nascosi, m. 1300 2 dd 3.IX
Specie paleartica inquilina del B. lapidarius, del quale ripete parzialmente anche le abitudini ecologiche di specie prevalentemente ilofila ma ben adattabile agli ambienti non preferiti.
E la specie più comune del genere e specialmente i maschi sono molto frequenti, in particolare nelle zone montuose dell'Abruzzo.
Le caratteristiche cromatiche della pubescenza nella popolazione del P.N.A. sono molto variabili e, nei maschi, vanno da forme tendenzialmente nere con lievissimo accenno di collare, scutello e primi due tergiti addominali gialli (in alcuni casi la pubescenza gialla sui tergiti è totalmente assente) a forme abbon- dantemente provviste di pubescenza gialla nei punti suddetti. In questi casi la pubescenza gialla assume sui tergiti una disposizione variabile: o disposta su due fasce più o meno confluenti al centro o limitata a ridotti ciuffi ai lati dei tergiti.
In complesso i maschi del P.N.A. sono più abbondantemente colorati in giallo di quelli appartenenti alla fauna delle Alpi Cozie.
Per quanto riguarda le femmine, mentre hanno l’addome totalmente nero sui primi tergiti, il torace ha un evidente collare giallo ed una caratteristica mez- zaluna di peli gialli sullo scutello che richiama la ssp. siculus Reinig, a differenza delle femmine raccolte nelle Alpi Cozie in cui il collare manca o è appena ac- cennato e lo scutello è nero o con rari peli gialli.
4) Ps. (Metapsithyrus) campestris Pz. Abruzzo: P.N.A.: Dint. di Pescasseroli, m. 1200 2 gg VII-VIII, Collez. Comba.
Parassita principalmente del B. agrorum pascuorum ma ospitato anche dagli altri Agrobombus, è specie paleartica.
Posseggo due soli esemplari maschi del P.N.A., non raccolti da me. È probabile che abbia abitudini prevalentemente ilofile. La sua rarità contrasta con la notevole abbondanza di due dei suoi ospiti: B. agrorum pascuorum e B. hu- milis.
5) Ps. (Allopsithyrus) maxillosus Klug
Abruzzo, P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 1 £ 1.VI; Str. Cocullo-Pèscina, m. 1400, vers. Ovest 1 2 5.VI; Pescasseroli, m. 1150 1 £ 3.VI.
Lazio: Montebello 12 9.V; Roma-Acquatraversa 3 92 17-26.IV.
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Bella specie di Psithyrus appartenente al gruppo pontico, frequentante ambienti diversi, ma per lo più scarsamente umidi e privi di vegetazione boscosa, da classificare quindi tra le specie prevalentemente eremofile.
Essa, della quale non ho mai potuto catturare dei maschi, mentre nell’Italia del Nord è inquilina del B. argillaceus, è ospitata nel Centro Italia dal B. ru- deratus eurynotus e, con ogni probabilità, dal B. subterraneus, per quanto non possa dirlo per conoscenza diretta. Di questi due ultimi Bombus segue, nel Lazio e nell’Abruzzo, più o meno la distribuzione topografica, ma è molto più raro e saltuario nel tempo, specialmente del B. r. eurynotus.
La sua geonemia comprende l’Italia, i Balcani ed il Caucaso.
La pubescenza gialla formante collare e disposta anche sullo scutello delle femmine varia da forme più evidenti a forme in cui manca quasi del tutto.
6) Ps. (Fernaldaepsithyrus) sylvestris Lep.
Abruzzo, P.N.A.: Mad. di Tronchillo, m. 1400 2d& 3.IX; Casc. delle Ninfe (Camosciara), m. 1100 2Jg 2.VI.
Specie eurosiberiana, è ospitata dal B. pratorum e, parallelamente a questo, è da ritenersi ilofila, ma più strettamente ancora dell’ospite. Non credo che possa essere presente nelle pianure e nemmeno sulle colline più alte del Lazio, ma solo sulle montagne laziali che facciano parte del corpo appenninico e che offrano un ambiente ecologico simile a quello offerto dal P.N.A., che è posto tutto al di sopra dei 1000 m. di altitudine.
I maschi di questa specie sono anch’essi piuttosto precoci rispetto agli altri Psithyrus, analogamente a quanto è stato osservato a proposito del B. pra- torum nei confronti degli altri Bombus.
Tre maschi appartengono alla forma citrinus Schmdk. con terzo e quarto tergite forniti di peli più gialli che nella forma tipica.
* * *
Le 19 specie del genere Bombus e del gen. Psithyrus fin qui citate possono essere cosi raggruppate secondo la loro origine:
Elementi paleartici: Psithyrus bohemicus Seidl, rupestris F., campe- strisi Pz.
Elementi eurosiberiani: Bombus hortorum L., subterraneus L., agro- rum F., humilis Ill., silvarum L. (più esattamente paleartica-occidentale), soroeensis F., lucorum L., pratorum L., Psithyrus sylvestris Lep.
Elementi euromediterranei: Bombus terrestris L., Psithyrus ve- stalis Geoffr. |
Elementi europei: Bombus ruderarius Müll. (più esattamente palear- tica-occidentale), lapidarius L., ruderatus eurynotus Kriechb.
Elementi montani: Bombus elegans Seidl
Elementi pontici: Psithyrus maxillosus Klug
L’elenco dei Bombini riportato non pud essere considerato completo. Per quanto riguarda la popolazione dell’Abruzzo montano manca il Bombus mucidus Gerst. (Tkalcu, 1960 a) ed inoltre è possibile la presenza dei Bombus : gerstaeckeri Mor. (Grandi, 1957) (non confermato da Tkalcu 1960 a), lapponicus hypsophilus Skor. (Tkalcu, in litt.), pyrenaeus Per. e dei Psithyrus : barbutellus Kby (inquilino del B. hortorum L.) e flavidus Ev. (inquilino del B. lapponicus F.).
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Nella lista dei Bombus del Lazio è assente il B. muscorum F. (?). Esso non è affatto così comune come è detto da alcuni autori. Personalmente, in anni di ricerche condotte nel Lazio, non ho mai potuto catturarlo, pur essendone ac- certata la presenza. Probabilmente a generare l’errore di valutazione della sua frequenza è la confusione con altre forme, come il B. agrorum pascuorum o il B. humilis quasipascuorum.
Tra i Psithyrus del Lazio mancano, nella lista: Ps. vestalis (ospitato dal B. terrestris), Ps. campestris (ospitato dagli Agrobombus) e Ps. rupestris (parassita del B. lapidarius). Queste ire specie sono ceriamente presenti nel Lazio, secondo me, ma piuttosto rare.
Ed ecco come si presenta in complesso la popolazione dei Bombus e Psi- thyrus nel Lazio e nell’Abruzzo, sistemata secondo il numero di catture nei do- dici mesi dell’anno, premesso che le cifre riguardanti il Lazio si riferiscono a catture fatte in alcuni anni successivi mentre i dati sull’Abruzzo sono da attri- buire, nella maggior parte dei casi, ad un solo periodo, primaverile - estivo, di ricerche.
Tutte le specie elencate sono presenti nell’Abruzzo montano, mostrando come i Bombini siano degli Apoidei generalmente tendenti agli ambienti elevati, con clima montano. Per quanto riguarda il Lazio, le catture sono state compiute più o meno in tutti i mesi dell’anno, con maggiore intensità di ricerche nei mesi da Aprile a Luglio, mentre per quanto concerne l’Abruzzo, principalmente il P.N.A., le ricerche più insistenti da parte mia sono avvenute nei mesi di Giugno e Settembre.
Le catture nei mesi di Maggio ed Agosto sono opera di altri raccoglitori e per lo più riguardano località fuori del P.N.A.. Mi mancano quindi i dati ri- guardanti i mesi di Aprile, Ottobre e Novembre, dato che nei mesi da Dicembre a Marzo per lo più l'Abruzzo montano è ricoperto di neve.
I dati sintetizzati nella tabella n. 1 danno un orientamento sulla distribu- zione altimetrica da 0 a 700 m. nel Lazio e da 900 a 1500 m. nell’Abruzzo e quindi sufficientemente ampia.
Dividendo in cinque gruppi le specie raccolte, esse possono essere elencate come segue:
A) Specie che prediligono, con rare eccezioni, le pianure e le colline fino a 700 m.: 1) B. ruderatus eurynotus.
B) Specie che prediligono, ma con numerose eccezioni, le -terre basse e collinose: 1) B. terrestris, 2) Ps. vestalis.
C) Specie senza evidenti preferenze riguardo all’altitudine: 1) B. agro- rum pascuorum, 2) silvarum, 3) Ps. maxillosus.
D) Specie preferibilmente montane: 1) B. hortorum, 2) lapidarius, 3) pratorum, 4) humilis, 5) Ps. rupestris, 6) campestris, 7) sylvestris.
E) Specie esclusivamente, o quasi, montane: 1) B. subterraneus, 2) ele- gans, 3) ruderarius, 4) lucorum, 5) soroeensis, 6) Ps. bohemicus.
(23) Nella Collezione dell’Ist. Naz. Ent. di Roma vi sono maschi e regine raccolti a Roma.
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Tabella N. ı LAZIO (m. 0 - 700, principalmente Roma e dintorni) am EN A e ding) NEESI: .. ....3 G|FIMAIM|IG LIAISIOIN|IDIMIGILIA | S SPECIE: 9 4 8 B. hortorum Q I 3 DIP |. 2 4|30| 6 I I B. r. eurynotus Q #272 |} i 3 ix = B. subterraneus Q I d | ? 2.98 B. elegans Q 4 \d | Eire Q 16| 6 9 B. a. pascuorum O 6| 8 I 4 3133 3 2 Di sil rR 2 3| 4 47 B. humilis © I i ata | 3 Diva 9 ; | B. ruderarius © I 3 1,2 ? i A B. silvarum Q n. 21.4 d 3 ? 4 B. soroeensis Q = 3 3 PT 2| 9 ACER 6 ? 5 B. terrestris Q Hh&d3 | ori tdi 13 3 bl ala? feb Lolo 2 3 B. lucorum Q ross 3 71 7) 2 9 2| ı 43 B. lapidarius Q siii Aarıh da I 6 | 50 P I B. pratorum © I 9 3 15 2 Ps. vestalis Q 3 ? WAR Ps. bohemicus w 3 5 | 2 Ps. rupestris Q 2 4 ? | ro | 32 Ps. campestris Q 3 pay Ps. maxillosus wi ST 3 3 Ps. sylvestris E 3} | 2 2
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Solamente il B. ruderatus eurynotus predilige evidentemente le terre basse, ma il suo parassita, Ps. maxillosus, sembra non avere questa preferenza nella distribuzione altimetrica per cui ritengo meglio porlo nel gruppo C. E da no- tare che questa specie di Psithyrus è, con tutta probabilità, ospitato anche dal B. subterraneus e ciò può spiegare la sua distribuzione altimetrica differente da quella del B. ruderatus eurynotus.
Il B. terrestris ed il suo inquilino, Ps. vestalis, sono da ritenersi ubiquitari ma con evidente tendenza a frequentare gli ambienti ben soleggiati e caldi della pianura, per cui le eccezioni, se così possono chiamarsi, si riferiscono alla loro presenza nel centro della catena appenninica.
Tre specie non mostrano particolari preferenze nella loro distribuzione al- timetrica. Questo fatto si constata assai agevolmente nella più frequente delle tre: B. agrorum pascuorum.
Le specie montane sono più o meno strettamente legate al loro ambiente. Tra quelle che lo sono di meno pongo il B. lapidarius che può scendere facil- mente fino ai 400 m. di quota. Accanto ad esso si può considerare il suo parassita, Ps. rupestris, il quale, benchè sia stato da me raccolto soltanto sui monti d’A- bruzzo, non va ritenuto, a mio avviso, legato agli ambienti montani più elevati ma deve avere una distribuzione analoga a quella del suo ospite.
Sei specie sono da ritenersi strettamente montane; in particolar modo B. elegans e B. soroeensis. A queste ultime sei specie si dovrebbero aggiungere 1 già citati: Bombus gerstaeckeri, mucidus, lapponicus hypsophilus, pyrenaeus ed il Ps. flavidus. Non avendo mai compiuto ricerche al di sopra del 1500 m. di alti- tudine nelle montagne dell’ Abruzzo, non posso escludere la presenza anche di queste cinque specie.
Fam. MEGACHILIDAE (?4)
Subfam. Megachilinae Tribù Anthidini Gen. Paranthidiellum Michener 1) P. lituratum (Pz.). Lazio: Monte Tuscolo. m. 700 4 99 14 VI.
Questi esemplari provengono tutti da una galla abbandonata di Cinipide, del diametro di cm 1,5 circa, raccolta in maggio.
Dal momento della raccolta fino all’uscita dei cinque esemplari, ed anche per molti mesi dopo, dalla galla non è fuoruscito nessun altro insetto.
Gen. Anthidium F. 1) A. florentinum (F.).
Lazio: Montefiascone 1g VIII; S. Severa 2 99 14 X?, Collez. Comba; Roma 13 9£ 24.VI - 3.VIII, 10 gg V-VIII, raccoglitori vari.
Una femmina (Roma, VII.1945) proviene da un nido ove la madre aveva impiantato due celle pedotrofiche. Il nido era costruito nel più alto internodo di una canna di bambù, aperta in alto, con un lume di 18 mm, utilizzata per soste- gno di una pianta e posta sul terrazzo della mia casa, sita in una zona abbastanza centrale di Roma.
(24) Per l’ordine sistematico di tutti i generi di Apoidei che seguiranno ho adottato lo schema indicato da Süstera (1958).
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Il rivestimento dell’internodo medesimo formante la parete laterale delle celle pedotrofiche, il pavimento ed il setto divisorio delle medesime erano costruiti interamente con filamenti vegetali sottilissimi, veramente impalpabili, lunghi po- chissimi millimetri e di color giallo ocra. Il complesso delle due celle pedotrofiche occupava l’altezza totale del tratto di canna dal nodo all’apertura, in tutto circa 8-9 cm, di cui circa due centimetri costituivano il setto tra le due celle e poco più di un centimetro la copertura della cella più alta, costruita con lo stesso ma- teriale.
Solamente un adulto è uscito dal nido. L’altro esemplare è morto mentre si trovava ad uno stadio inferiore per ragioni che ignoro.
Fam. XYLOCOPIDAE Subfam. Xylocopinae
Gen. Xylocopa Latr. 1) X. cyanescens Br. |
Lazio: Montebello 5 99 1.IV - 15.VI, 5644 31.III - 2.V; Castel Giubileo ı £ 27.VI; Roma 6 99 V-VI, 364 10.IV - 24.V, racc. vari; Roma-Acquatraversa 1 9 28.IV, r & 21.V; Ariccia 12 6.V, leg. Bisleti; Ostia Antica 1g 16.IV. |
2) X. valga Gerst.
Abruzzo: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 1 g 1. VI; Pescasseroli, m. 1150 1 g 17.V, Collez. Comba; Lazio: Villa d’Orazio 2 gg 8.IV; Roma 4 92 3.VI-VII, leg. Comba e Saccà; Frascati 1 & VIII.
3) X. violacea I.
Abruzzo: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 2 99 1.VI.
Lazio: Monte Cimino 1g 18.IV; Montefiascone 1 2 23.V; Arsoli 1 © 28.VIII, leg. ?; Subiaco 18 248 1.V; Villa d’Orazio 2 gg 8-25.IV; Sacrofano 1g 10.IV; Montebello 1 9 14.XI, 7 88 31.111 - 18.1V; Roma 13 $8 11.V - VII, X, 3 gg 24.II - 10.IV, racc. vari; Ostia Antica 19 16.IV, 2gg3 19.III - 16.IV; Monte Tuscolo 19 1 & 5.III (in copula); Lago Albano 12 23.VIII, leg. Consiglio; Ninfa ı & 11.IV, leg. Consiglio; Sabaudia 499 3 ¢¢ IX.
Campania: Astroni (Napoli) 1 5.V, Collez. Comba.
Tabella N. 2 MESI G PM 5 Al M IL L A | S | O N: iD | 1
Specie: | X. cyanescens È AE dii
& Seca A EN Ae X. valga a RATE TÉL US TE pcr ng È 6 LS PRE TE O
Subfam. Ceratininae Gen. Ceratina Latr. 1) C. acuta Fr.
Lazio: Montebello 422 III ?, 8.V - 22.VI, 1 & 8.V; Roma 2 gg V-VI, leg. Consiglio e Bisleti; Canalone di Ariccia 19 29.V; Albano 299 13.X-13.XI, 1 & 13.X, leg. Comba e Bisleti.
IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 41
2) C. callosa F.
Abruzzo: Val de’ Varri 522 VIII-IX;
Lazio: Montebello 499 1.IV - 22.VI, 3 gd 1.IV - 26.V; Roma 499 13.V e 19.VII, leg. Saccà e Comba; Roma-Acquatraversa 3 99 13.IV - 21.V; Albano 19 13.X, leg. Bisleti.
3) C. chalcites Latr.
Lazio: Montebello 19 22.VI, 483 8.V - 22.VI; Roma-Acquatraversa 1 © 28.IV; Capo Circeo 19 VII, Collez. Comba.
C. gravidula
C. nigrolabiata
C. parvula
Tabella N. 3 Mesı GIRTMIZE TIMO Kia ae Le Specie: C. acuta © ae RE ae I ER & isso Retell ali C. callosa © OUR 0003 DAOSU A AI 5 AREAS & A dai C. chalcites © ha Sehe ieh 3 | APS IE C. cucurbitina Q NET EEE EL A, Titan & pu on né ruse nn È ba is a C. cyanea © è S lag | Ep 3 Lie TRE mis . C. dallatorreana 2 (- -) TE 3 C. dentiventris Q L Ja 3 "a 3 2 3 9 3
_— 2 mn
4) C. cucurbitina Rossi. Toscana: Firenze 1g 15.11, leg. Consani; Impruneta 2 99 1g 2.VIII, leg. Consani. Abruzzo: Val de’ Varri 322 VI, IX, X, 1g IX.
Lazio: Monte Cimino, m. 600-750 19 24.X, 1 & 18.IV; Montefiascone 5 99 23.V, VII, VIII, IX, 2 dd 23.V; Valle del Salto (Pace, Rieti) 1 2 VIII, leg. Bisleti; Forano Sabino 1 g 6.V; Villa d’Orazio 1 & 8.IV; Gerano 1 & 26.IV, leg. Castellani; Montebello 8 99 III? - 22.VI, 41 gg 31.1II - 26.V; Roma 3 9 11-13.V, 3 gd 17.IV - 13:V; Roma-Acquatraversa 6 44 13-21.IV; Acilia 14 92 3 64 13.11 (catturati nel lume di ramoscelli di rovo); Castelfusano 12254 25-30.IV; Can. di Ariccia 4 dd 29.V; Frascati 1 9 VIII.
Campania: Astroni (Napoli), 1 & 5.V, Collez. Comba.
5) C. cyanea K. Abruzzo: Val de’ Varri 2 9° IX.
Lazio: Monte Cimino, m. 750 1 & 24.X; Sacrofano 19 10.IV; Roma 1g XII?, leg. ?; Acilia 1 d 2.IV; Frascati 1 © VIII; Canalone d’Ariccia 1 & 29.V.
42 M. COMBA
6) C. dallatorreana Friese.
Lazio: Monte Cimino, m. 750 1 2 24.X; Acilia 1 © 13.11 (in ramoscello di rovo, come C. cucur- bitina).
7) C. dentiventris Gerst.
Lazio: Montefiascone, 1 g VII-VIII; Montebello 10 99 2.III - 26.V; Roma 2 9° 12.VII e 21.X; Roma-Acquatraversa 222 13.IV e 5.VI; Ostia Antica 19 15.111.
8) C. gravidula Gerst. Lazio: Montebello 2 gg 30.IV - 8.V; Roma 12 27.V.
9) C. nigrolabiata Friese. Lazio: Montebello 19 8.V; Roma 19 13.V; Frascati 19 IX.
10) C. parvula Sm. Lazio: Montebello 7 99 30.IV - 26.V.
Le Ceratina e le Xylocopa sono specie quasi tutte più o meno strettamente eremofile delle pianure e delle colline. Alcune specie si trovano anche in zone montuose a 1000 e più metri di altitudine, ma dove le condizioni ambientali lo permettano, come nelle larghe vallate o sulle montagne con scarsa vegetazione arborea (p. es. Xylocopa valga e violacea) ovvero in luoghi comunque fortemente soleggiati per molte ore del giorno anche se in zone discretamente umide (p. es. C. cucurbitina, C. cyanea, C. dallatorreana, X. violacea ; le xylocope volano già in gran numero alla fine di Aprile nella vallata del Sangro, presso Villetta Bar- rea - e presumibilmente in altri posti consimili - ad una quota di circa 1000 m.).
Le specie più tipicamente eremofila delle pianure e delle colline, conside- rando Lazio e Abruzzo è la X. cyanescens.
Quasi tutte le specie dei due generi possono incontrarsi anche per molti mesi consecutivi.
In condizioni artificiali di ambiente e di alimentazione ho potuto consta- tare la sopravvivenza per quasi quattro mesi dalla data di cattura (5.III) di una coppia di X. violacea. Sopravvivenza interrotta probabilmente solo per aver lasciato la gabbia ove erano chiusi i due esemplari esposta accidentalmente per due ore consecutive al sole senza possibilità per essi di ripararsi in zona d’ombra.
Fam. APIDAE
Subfam. Apinae
Gen. Apis L. 1) A. mellifica ligustica Spin. Abruzzo: P.N.A. e dintorni: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 OD 1.VI; Str. Cocullo-Pescina, m. 1400 99 5.VI; Valle del Sangro m. 1000 28.IV 99.
Lazio: Villa d’Orazio 99 8.IV; Montebello 99 2.III - 26.V; Roma & V, 9 VIII, PP r7.III - 20.IV; Roma-Acquatraversa 99 26.III - 15.VI; Poggio Verde (Colli Albani) O 7.V; Acilia 99 20.XI; Castelfusano PP 26.IV; Priverno 999 VI leg. Saccà.
L’ape domestica, molto diffusa in tutto il Lazio, ove numerosissime sono le arnie, e nell’Abruzzo montano, ove si presta altrettanto bene allo sfruttamento razionale per la ricchezza dei pascoli, è da me citata solo per poche località delle due regioni. Escluso un periodo invernale, più breve nel Lazio e più lungo nel- l'Abruzzo montano, l’operaia di questa specie si può sempre catturare e nell’A- bruzzo montano, in particolare, arriva almeno fino ai 1500 m. di altitudine.
IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 43
Tranne due o tre eccezioni tutte le operaie hanno il 1° tergite addominale bordato di nero sul margine apicale ed il 2° con bordo nero largo 1/4 - 1/3 del tergite stesso, sul margine apicale. Le operaie che fanno eccezione hanno la
colorazione nera molto più ampia. Due regine hanno i primi due tergiti giallo arancio ed una terza & invece
ampiamente bordata di nero. Il maschio di Roma ha sul tergo addominale una netta prevalenza della
colorazione nera.
Fam. ANTHOPHORIDAE Subfam. Anthophorinae Tribù Anthophorini
Gen. Anthophora Latr.
1) A. acervorum L. (distribuzione altimetrica: m. 0-600).
Lazio: Monte Cimino, m. 600 1 £ 18.IV; Villa d’Orazio 3 292 ı & 8.IV; Gerano 1 £ 26.IV, leg. Castellani; Montebello 5 22 5 gg 31.III - 18.1V; Roma 8 292 17 dd 19.III - 27.V; Roma- Acquatraversa 2 99 ı & 30.III; Lago Albano 1 2 IV, leg. Bisleti; Acilia 1g 7.XI, leg. Ca- stellani; Ostia Antica 8 gg 19.III.
Campania: Soccavo (Na) 19 28.IV, collez. Comba; Positano 1g IV.
Una metà circa delle femmine di questa specie ha il colorito tipico testaceo con strie sui tergiti addominali costituite dai peli chiari dei bordi posteriori dei tergiti stessi; le restanti femmine hanno una veste bruno scura senza evidenti strie sull’addome; qualcuna presenta dei ciuffi di peli più chiari ai lati dello scu- tello e dei due primi tergiti addominali.
2) A. aestivalis Pz. (d.a.: m. 0-1400). Abruzzo: Val de’ Varri 299 VI; Strada Cocullo-Pèscina, m. 1400, vers. Ovest 1 © 5.VI;
Lazio: Montebello 3 22 30.IV - 26.V; Roma 299 19.IV - 13.V; Monte Tuscolo 2 99 22.IV; A- cilia 19 15.V; Ostia Antica 19 20.IV; Castel Porziano 19 22.IV leg. Castellani.
Di questa specie ho catturato solo femmine!
3) A. atroalba Lep. (d.a.: m. 0-100). Lazio: Montebello 2 gg 18.IV - 9.V; Roma 1 & 18.V; Pratica di Mare 1g 7.IV.
Catturati solo maschi!
4) A. canescens Br. (d.a.: m. 0-50).
Lazio: Roma ı & 16.IV (l’identificazione di questo esemplare è incerta); Acilia 1g 14.II, leg. Castellani.
5) A. crinipes Sm. (d.a.: m. 0-600).
Lazio: Monte Cimino, m. 600 1 9 1 g 18.IV; Montefiascone 1 g 25.V; Montebello 1 2 2.V; Roma 229 1-12.V, 11 gg 21.III - 1.V.
Campania: Soccavo (Napoli) 292 28.IV; Monte Nuovo (Na) 1 & 24.III. Collez. Comba; Posi- tano 6 22.266 TRL Vo
6) A. dispar Lep. (d.a.: m. 0-100). Lazio: Montebello 292 3 gg 31.III - 4.IV; Roma 499 463 19.III - 17.IV. Campania: Positano 2 99 15.IV.
44 M. COMBA
7) A. mucida Grib. (d.a.: m. 0). Lazio: Ostia Antica 299 2544 19.111.
8) A. retusa L. (d.a.: m. 0-1200). Abruzzo: P.N.A.: Val: Fondillo, m. 1200 1 9.3.VI.
Lazio: Monte Cimino, m. 600 3 Sg 18.IV; Montebello 2 gg 15.III - 18.IV, leg. Bisleti e Comba; Roma 3 gg 15.IV - 13.V; Acilia 1g 11.IV, leg. Castellani; Pratica di Mare 1 g 7.IV.
Gen. Habropoda Sm. 1) H. tarsata Spin. (d.a.: m. 0-700).
Lazio: Sacrofano 12 1 & 10.IV; Montebello 1 9 12 gg 31.III - 30.IV; Roma 392 14 23.III - 17.IV, racc. vari; Roma-Acquatraversa 1 & 7.III; Castel Porziano 1 2 22.IV; Ostia Antica Ig 19.III; Monte Tuscolo ı & 22.IV.
2) H. zonatula F. Sm. (d.a.: m. 100). Lazio: Montebello 1 9 26.V.
Gen. Amegilla Friese 1) A. albigena Lep. (d.a.: m. 0-500). Lazio: Montefiascone 3 gg VII-VIII; Roma 1 © 2 Sg 20-26.VI; Ariccia 1 2 23.IX, leg. Consiglio.
2) A. garrula Rossi (d.a.: m. 0-50). Lazio: S. Severa 1g X, collez. Comba; Roma 1 © 22.IX.
3) A. magnilabris Fedt. (d.a.: m. 50). Lazio: Roma 19 VII, leg. Saccà.
4) A. quadrifasciata Vill. (d.a.: m. 0-500). Lazio: Montefiascone 19 VII; Roma 1g 21.X; Sabaudia 2 99 IX.
5) Amegilla sp. (affine alla savignyi Lep. secondo Lieftinck) (d.a.: m. 1000). Abruzzo: Val de’ Varri 14 VIII.
Gen. Clisodon Patton 1) C. f. furcatus Pz.
Abruzzo: Pescara 19 X, leg. Saccà.
La tribù degli Anthophorini è rappresentata da un gruppo di specie che, nell’Abruzzo e nel Lazio come altrove, presenta abitudini prevalentemente ere- mofile, sì che la maggior parte di esse si può catturare nelle località intensamente soleggiate, con vegetazione arbustiva o erbosa.
Il clima delle coste marittime e dell’entroterra più o meno vicino sembra il prediletto, ma anche sui rilievi montani del Lazio e dell'Abruzzo facenti parte dei Preappennini o della zona strettamente appenninica (p.es. Monte Cimino e Monte Tuscolo nel primo caso, Val de’ Varri e Val Fondillo nel secondo) pos- sono trovarsi alcune specie (ad es. Habropoda tarsata, Amegilla quadrifasciata, A. albigena, Amegilla sp., Anthophora crinipes, A. retusa, A. aestivalis e A. a- cervorum). Sul Monte Cimino (Lazio) e nella Val Fondillo (P.N.A.) l’ambiente vegetale è estesamente boscoso, talchè per alcune specie quivi raccolte bisogna ammettere una capacità di adattamento notevole agli ambienti umidi ed elevati (p. es. Anthophora retusa e A. crinipes).
Gli Anthophorini sono in gran parte piuttosto precoci nella loro appari- zione primaverile, specialmente A. retusa, A. crinipes, A. acervorum, H. tarsata
IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 45
A. magnilabris
A. quadrifasciata
Amegilla sp.
Tabella N. 4 Mest ~ G|IFI|IMı A M G L A S O N D Specie: Q Eye Fai geal + ge eS A. acervorum 3 Re E D | MAC Av westivalis ARE. à — 3 A. atroalba > a A eg SO A. canescens È FIL i A. crinipes £ oe PRA volto | | A. dispar p ee A. mucida x 114 in (* A. retusa È Ve: PI a SI H. tarsata J hi 7 È à a e H. zonatula e Part A. albigena È ten 0 LS & RER Vlg coreg Re: A. garrula o 1 2 3 ? 3 Q 3 9 3
C. furcatus
(*) Abruzzo montano. Clima appenninico.
e piu ancora A. canescens la quale appare gia in Febbraio nelle pianure non di- stanti dal mare.
Nella tabella n. 4 & mostrata la presenza delle varie specie secondo i mesi dell'anno, sulla base del materiale contenuto nella mia collezione:
Le Habropoda e le Anthophora s. str. sono più precoci nel comparire delle Amegilla e Clisodon, potendo essere considerate le prime come specie primaverili e le seconde come estive.
46 M. COMBA
Singolare & la cattura di un maschio di A. acervorum ad Acilia (Roma) in Novembre; di una specie, cioè, che & tipica della primavera. A parte la pos- sibilità di un errore del raccoglitore nella indicazione della data di raccolta, della quale perd non ho motivo di dubitare, potrebbe trattarsi di un esemplare che ha compiuto anticipatamente, rispetto agli altri conspecifici, il ciclo biologico da uovo a insetto adulto, terminandolo nel tardo autunno anziche nella primavera successiva. |
Appendice
MATERIALE PER UNA FAUNA DEGLI IMENOTTERI APOIDEI DELL’ITALIA CENTRALE
Le specie seguenti, che vanno aggiunte a quelle gia citate nella prima parte del lavoro, sono enumerate a parte a titolo di semplice elenco faunistico. Restano — ancora numerosi generi di Apoidei non trattati che saranno oggetto di altra pub- blicazione allorchè potrò disporre di una maggiore quantità di materiale deter- minato. In tale occasione ritornerò pure su alcuni dei generi già citati.
Fam. COLLETIDAE Subfam. Colletinae
Tribù Colletini
Gen. Colletes Latr. 1) C. eous Morice.
Lazio: Roma 1 & VI, leg. Bisleti.
2) C. fodiens Geoffr. Abruzzo: Val de’ Varri 19 VIII. Lazio: Sabaudia 19 IX.
3) C. maidli Nosk. Lazio: Sabaudia 19 3 dd, IX.
4) C. marginatus Sm. Abruzzo: Val de’ Varri 1g VI. Lazio: Sabaudia 19 IX.
5) C. mlokossewiczi Rad.
Abruzzo: Val de’ Varri 1g VI.
Lazio: Roma 12 27.V; 13 13:V.
6) C. similis Schck.
Abruzzo: Val de’ Varri 1g IX.
Lazio: Macchie di Fajola (Colli Albani) 1 £ 13.X.
7) C. succinctus L. Lazio: Ariccia 164 25.IX, leg. Consiglio.
Subfam. Hylaeinae
Gen. Hylaeus F. 1) H. angustatus Schck. Abruzzo: Val de’ Varri 19 VIII. Lazio: Montebello 1 & 30.IV; Roma 299 12-27.V, 1 & 11.V; Lago Albano 19 13.X.
IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 47
2) H. brevicornis Nyl. Abruzzo: Val de’ Varri 19 VIII. Lazio: Montebello 3 gg 16.IV - 26.V.
3) H. clypearis Schck. Lazio: Montefiascone 1 9 2.VIII; Frascati 1 VIII.
4) H. communis Nyl. Abruzzo: Val de’ Varri 322 8.VIII, 5 do VIII-IX-X.
5) H. confusus Nyl. Abruzzo: Val de’ Varri 1g X. Lazio: Lago Albano 1g 13.X.
6) H. diplonymus Schulz Lazio: Montebello 3 22 30.IV - 8.V.
7) H. euryscapus Först. Lazio: Acquatraversa 1 & 13.IV.
8) H. gibbus Saund.
Toscana: Boboli (Firenze) 1g 27.VII, leg. Consani.
Abruzzo: Val de’ Varri 19 IX.
Lazio: Montebello 1g 8.V; Acilia 1g 15.V, leg. Bisleti; Canalone d’Ariccia 1 3 29.V.
9) H. lineolatus Schck. Abruzzo: Val de’ Varri 19 IX, 1g X.
10) H. minutus F. Abruzzo: Val de’ Varri 19 2dd IX.
11) H. variegatus F. Abruzzo: Val de’ Varri 5 99 VIII-IX.
Lazio: Montefiascone 1 £ VII, 19 20.VIII; Sacrofano 12 VII, collez. Comba; Roma 1 & 13.V; Acquatraversa (Roma) 19 243 15.VI; Acilia 1 g 16.VI, leg. Castellani.
Gen. Spatulariella Popov
1) S. hyalinata montebovensis Pitt. Abruzzo: Val de’ Varri 2 9£ VIII-IX.
2) S. punctata Br. Abruzzo: Val de’ Varri 19 VIII.
Lazio: Montefiascone 12 VII-VIII, 14 23.V; Roma 3 8 5.VI - 5.VII; 39 dd 20.V - 5.VIII, X; Roma-Acquatraversa 3 99 28.IV - 5.VI, 3 dod 28.IV - 21.V; Frascati 3 64 VIII; Ariccia Ig VI, leg. Saccà.
Fam. HALICTIDAE
Subfam. Nomiinae
Gen. Nomia Latr. 1) N. diversipes Latr. Lazio: Roma 19 VII, leg. Saccà; Acilia 1 £ 9.VIII, leg. Castellani.
48 M. COMBA
Subfam. Dufoureinae
Gen. Systropha Ill. 1) S. curvicornis Scop.
Abruzzo: Val de’ Varri 1g VI. Lazio: Montefiascone 1 & VII.
Fam. ANDRENIDAE
Subfam. Panurginae
Gen. Panurgus Pz. 1) P. calcaratus Scop.
Abruzzo: Val de’ Varri 899 VIII-IX-X, 9gg VI, VIII-IX-X. Lazio: Roma 2543 16.V - 13.Vl.
Subfam. Nomadinae
Tribù Ammobatini
Gen. Ammobates Latr. 1) A. punctatus F.
Abruzzo: Val de’ Varri 12 VIII.
Fam. MELITTIDAE
Subfam. Dasyponinae
Gen. Dasypoda Latr. 1) D. hirtipes Latr.
Lazio: Montefiascone 1 2 VII; Roma 2 gg VII, leg. Saccà; Ninfa 1 © IX, leg. Saccà.
2) D. visnaga Rossi. Lazio: Circeo 19 VII.
Fam. MEGACHILIDAE
Subfam. Lithurginae
Gen. Lithurge Latr. 1) L. fuscipennis Lep.
Lazio: Roma 2 dd VII, Collez. Comba.
Subfam. Megachilinae Tribù Anthidini Gen. Anthidiellum Ckll. 1) A. strigatum (Pz.). Abruzzo: Val de’ Varri 1g VIII.
Gen. Anthidium F. 1) A. cingulatum Latr. Abruzzo: Val de’ Varri 1 & VIII.
Lazio: Roma-Acquatraversa 2 dd 21.V.
IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 49
2) A. manicatum (L.). Lazio: Montefiascone 1 £ VIII, 1g VII; Roma 2 29 19.VI - 5.VII; Frascati 2 99 VIII, leg. Con- siglio; Ariccia 19 23.IX, leg. Consiglio.
3) A. septemdentatum Lep.
Lazio: Montefiascone 1 & 22.V; Montebello 299 28.V - 22.VI; Roma 3 dd 27.V - VII, leg. Comba e Saccà; Roma-Acquatraversa, 2 dd 28.IV; Ariccia 1g VI, leg. Saccà; P.N. Cir- ceo 14 26.V.
Gen. Proanthidium Friese 1) P. oblongatum (Latr.). Lazio: Roma 19 VII, leg. Saccà. Gen. Stelis Pz. 1) S. breviuscula Nyl. Lazio: Roma 16 4.VII.
2) S. punctulatissima K. (= aterrima Pz.). Lazio: Roma 23 gd 3.VI - 29.VII (quasi tutti catturati sul terrazzo della mia casa).
Tribù Dioxyni Gen. Dioxys Lep. et Serv. 1) D. cincta (Jur.). Lazio: Canalone di Ariccia 3 dd 29.V.
Tribù Megachilini Gen. Chelostoma Latr. 1) C. appendiculatum Mor. Lazio: Tivoli 1392 14 1.V; Roma 2{8& 7-24.IV. Campania: Astroni (Napoli) 4 33 5.V, Collez. Comba; Soccavo (Napoli) 1 & 26.IV, collez. Comba.
2) C. florisomne L. Lazio: Roma 499 1 & 1.VI.
3) C. maxillosum L. Abruzzo: P.N.A., Val Fondillo 1g VII, leg. Saccà.
Gen. Heriades Spin. 1) H. crenulatus Nyl.
Lazio: Montefiascone 1g VII-VIII; Frascati 1 & VIII; Roma 19 2643 10-19.VII.
2) H. rubicolus Pér. Lazio: Roma 2 d& 18.V - 15.VII; Fondi 299 12.VII, leg. Saccà.
3) H. truncorum L. Lazio: Montefiascone 1% VII-VIII; Roma 2 92 1.VI.
Gen. Hoplitis Klug 1) H. adunca (Pz.).
Lazio: Montefiascone 1 g 23.V; Roma 2 9° VII, 8 gg 12.V ß VII, leg. Sacca e Comba; Canalone d’Ariccia 243 29.V.
50 M. COMBA
Gen. Osmia Pz. ı) O. aenea L.
Lazio: Mte. Cimino, m. 600 12 3 && 18.IV; Montefiascone 3 22 VII-VIII; Montebello 2 99 9-IV - 26.V; 2644 9-16.IV; Roma ı 11.V; Decima (Roma) 1g 23.III, leg. De Maggi; Acilia 1 £ g.V, leg. Castellani.
2) O. aurulenta Pz.
Lazio: Montefiascone 299 VII-VIII; Montebello 19 26.V; 13 16.IV; Castelfusano 6 dd 25-30.IV; Roma 19 2643 11-27.V.
3) O. caementaria Gerst.
Lazio: Montebello 2 33 30.IV; Canalone d’Ariccia 2 dd 29.V.
4) O. cephalotes Mor. Lazio: Castelfusano 5 gg 30.IV.
5) O. cornuta Latr. Lazio: Montebello 1 £ 4.IV; Gerano 19 28.III, leg. Castellani.
6) O. dives Mocs. Lazio: Roma 299 15-16.IV, leg. Bisleti e Comba.
7) O. emarginata Lep. Abruzzo: Marsica, Str. Cocullo-Pescina, m. 1400, vers. Ovest 12 5.VI.
8) O. fulviventris Pz. Lazio: Roma 299 27.V - 1.VI; Roma-Acquatraversa 1 9 28.IV.
9) O. latreillei Spin. Lazib: Roma 12 9.V, 13 gg 29.III - 15.V. Campania: Positano 2 99 IV.
10) O. ligurica Mor. Lazio: Montebello 12 30.IV; Roma-Acquatraversa 1g 28.IV.
11) O. loti Mor. Lazio: Canal. d’Ariccia 2 gg 29.V.
12) O. rufa (L.).
Lazio: Mte. Cimino, m. 600 2 gg 18.IV; Civitella S. Paolo 1 © 10.V, leg. Consiglio; Montebello 3 98 31.111 - 9.IV, 4 dg 1-18.IV; Roma 15 22 31.III - VI, 16 gg 16.III - 16.IV, racc. vari; Roma-Acquatraversa 1 £ 28.IV; Acilia 1 g 25.III, leg. Castellani; Castelporziano 1 & 4.IV, leg. Castellani.
13) O. rufohirta Lep.
Abruzzo: Rivisondoli 12 VII, collez. Comba. Lazio: Roma-Acquatraversa 2 gg 28.IV; Castelfusano 1 & 30.IV.
14) O. spinulosa Kby. Abruzzo: Val de’ Varri 19 IX; Rivisondoli 1g VII, Collez. Comba.
15) O. submicans Mor.
Lazio: Mte. Cimino, m. 600 1 & 18.IV; Roma 6 99 18.V - 3.VI, 2 gg IV, racc. vari; Ostia An- tica 1% 16.1V, 13 20,IV.
IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 51
Gen. Megachile Latr. ı) M. apicalis Spin.
Lazio: Roma ı © VII, leg. Saccà, ı 9 12.VII; Acilia 1 © 15.X, leg. Castellani, Frascati 1 9 VIII.
2) M. argentata F. Lazio: Roma 2 99 4-5.VI.
3) M. centuncularis L. Abruzzo: Val de’ Varri 1g IX. Lazio: Montefiascone 1 IX; Frascati 5 99 VIII-IX, 1g VIII; Montebello 1 2 22.VI.
4) M. circumcincta K. Campania: Positano 1 & IV.
5) M. ericetorum Lep. Lazio: Montefiascone 1 2 VII; Roma 1 & VII, leg. Saccà.
6) M. flabellipes Per. Abruzzo: Val de’ Varri 1 & VIII.
7) M. lagopoda L.
Abruzzo: Val de’ Varri 1 £ VIII; Rivisondoli 1 © 1 g VII, collez. Comba; P.N.A., Val Fondillo, m. 1200 2 dd 3-22.IX.
8) M. maritima K. Lazio: Sabaudia 1g IX.
9) M. melanopyga Costa
Lazio: Frascati 9 99 VIII-IX; Lago di Nemi 1 2 13.X; Roma 19 13.V, 14 1.V; Acilia (Roma) fia 15. Vv.
10) M. picicornis Mor. Lazio: Montefiascone 1 2 20.VIII.
11) M. pilicrus Mor. Abruzzo: Val de’ Varri 1 VIII.
12) M. pilidens Alfk. Abruzzo: Val de’ Varri 5 22 1 & VIII. Lazio: Montefiascone 2 99 VII, leg. Bisleti; Roma 2 ¢¢ 3-19.VI; Sabaudia 19 IX.
13) M. rotundata F. Lazio: Roma ı 6.VI, 9 && 10.VI - 12.VII.
14) M. varioscopa Pér. Lazio: Roma 499 6-20.VI.
15) M. versicolor Smith Lazio: Roma 1 & 3.VI. Abruzzo: Val Fondillo (P.N.A.) 19 22.IX.
52 M. COMBA
Gen. Chalicodoma Lep. 1) C. apennina Benoist (?°)
Abruzzo: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 2 99 1.VI.
2) C. lefebvrei Lep. Lazio: Montefiascone 12 VII; Pantano 1 © 24.VII, leg. Lepri.
3) C. muraria (Retz.) Oliv. Toscana: Mte Argentaro (Piombino) 19 248 11.IV, leg. Consiglio.
Lazio: Montefiascone 222 VII; Furbara 1g III (?), collez. Comba; Sacrofano 1 & 3.V (fuoru- scito da un nido costruito su un ramoscello di un arbusto imprecisato); Montebello 14 99 26.V - 22.VI, 14 2.V; Roma 499 VI-VII, leg. Bisleti e Saccà, ed inoltre da un nido co- struito su di un muro sul terrazzo di casa mia sono usciti: 3 99 1 4 nel periodo 1.IX - 10.II; Roma-Acquatraversa 1 2 21.V; Acilia 392 4.V - 25.VI, 453 25.IV - 4.V, leg. Castellani; I £ 15.V, leg. Comba.
4) C. pyrenaica Lep. Lazio: Roma 18 1-15.IX.
Gen. Coelioxys Latr. 1) C. afra Lep.
Abruzzo: Val de’ Varri 19 VIII.
2) C. conoidea Klug Abruzzo: Rivisondoli 1g VI.
3) C. haemorrhoa Forst. Lazio: Acilia 1 & 15.V.
4) C. obtusa Per. Abruzzo: Val de’ Varri 19 IX.
Sa ruficaudata Sm. Lazio: Roma 1 2 VII; Frascati 19 VIII.
Fam. ANTHOPHORIDAE Subfam. Anthophorinae
Tribù Eucerini Gen. Tetralonia Spin. 1) T. ruficollis Br.
Lazio: Cantalupo ı & V, collez. Comba; Montebello 8 29 26.V, 2 Jd 2-26.V; Roma-Capannelle 19 17.V, leg. Castellani.
2) T. ruficornis F. Abruzzo: Val de’ Varri 1g VIII.
i Gen. Eucera Scop. 1) E. caspica Mor. Lazio: Ostia Antica 2 99 19.III - 16.IV.
Campania: Positano 1 9 IV.
(25) TKALCU (in litt.) ritiene che possa considerarsi una buona specie piuttosto che una varietà di muraria.
IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 53
2) E. clypeata Er. Lazio: Montebello 1g 26.V; Roma 6 gg VII, leg. Saccà.
3) E. eucnemidea Dours
Abruzzo: Val de’ Varri 19 VI.
Lazio: Montebello 11 99 2.V - 22.VI, 1g 8.V; Roma 3 99 11.V-VI, 863 11.V - VII, racc. vari; Roma-Acquatraversa 1 9 28.IV; Acilia 1g 15.V.
4) E. grisea F.
Lazio: Koma 19 13.V.
5) E. hispaliensis Pér. Lazio: Montebello 3 92 26.V - 15.VI.
6) E. interrupta Baer
Lazio: Canalone d’Ariccia 1 & 29.V.
7) E. longicornis L. Lazio: Montebello 1 3 4.IV; P.N. Circeo 19 26.V.
Campania: Positano 1g IV.
8) E. ? nigrifacies Lep.
Lazio: Gallicano 1 g IV, leg. Bisleti; Montebello 8 gg 25.IV - 9.V, leg. Bisleti e Comba; Roma- Acquatraversa 1 d 28.IV.
9) E. nitidiventris Mocs. Lazio: Montebello 12 26.V; Roma 1 VI, leg. Bisleti.
10) E. numida Lep. Lazio: Acilia 1 9 3.V, leg. Castellani.
11) E. oraniensis Lep. (= grisea Friese nec F .).
Lazio: Roma 299 15.IV, VII, leg. Comba e Saccà, 1g 26.IV; Roma-Acquatraversa 1 ® 21.V; Acilia 1 9 15.V, leg. Comba, 1g 14.IV, leg. Castellani: Pratica di Mare 5 gg 7.IV.
12) E. parvula Friese Lazio: Roma 19 13.V.
13) E. similis Lep. Abruzzo: Val de’ Varri 1g VI.
Lazio: Montebello 1 9 26.V, 4 6g 28.IV - 2.V, leg. Bisleti e Comba; Bufalotta (Roma) 12 dd V, leg. Saccà; Roma 12 dd 20.IV - VII, racc. vari; Roma-Acquatraversa 7 gg 28.IV - 13.V; Acilia 19 15.V; Castelporziano 1 3 22.IV, leg. Castellani; Canal. di Ariccia 1g 29.V.
14) E. tuberculata F. Abruzzo: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 1 1.VI.
Lazio: Monte Cimino, m. 600 ı d 18.IV; Montebello 722 9.IV - 15.VI, 8443 31.III - 4.IV; Bufalotta (Roma) 1 £ V, leg. Saccà; Roma 9 99 15.IV - 26.V, 30 gg III, IV, V, racc. vari; Ig XII ?, collez. Comba; Acilia 1£ 30.V, 1g 30.III, leg. Castellani; Ostia Antica 1 2 Ig 16.IV; Castelfusano 1 & 30.IV; Dint. di Subiaco 2 22 1.V; Villa d’Orazio 11 gg 8-25.IV; Grottaferrata 19 25.IV, leg. De Maggi; Lago Albano 1g IV, leg. Bisleti; Mte Tuscolo, m. 700 1 6 22.IV; Pratica di Mare 1g 7.IV; Anzio 1g IV, leg. Saccà; P.N. Circeo 3 22 16-26-¥.
Campania: Monte Nuovo (Napoli) 1 3 24.III, collez. Comba; Positano 10 99 IV.
54 M. COMBA
Tribù Melectini Gen. Thyreus Pz. 1) T. affinis Mor. Abruzzo: Val de’ Varri 1g VIII.
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IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 57
RIASSUNTO
Dopo una descrizione delle caratteristiche geofisiche e climatiche di alcune localitä dell’Italia Centrale sitesia nelle zone di pianura sia in quelle montane, più particolareggiata per quanto ri- guarda il Parco Nazionale d’Abruzzo, l’Autore enumerca circa 150 specie di Apoidei riferendo i dati bioecologici di sua osservazione, con tabelle esplicative della frequenza di determinate specie.
Il lavoro è corredato, inoltre, da fotografie che raffigurano alcuni tipi di ambiente ecologico.
. Gli Apoidei enumerati riguardano solo una parte dei generi della Superfamiglia e pertanto alcuni altri generi saranno trattati in seguito.
ZUSAMMENFASSUNG
Nach einer Beschreibung des geographischen und klimatischen Karakters einiger Ortschaften in Zentral Italien, sowohl in der Ebene wie auch in den Gebirgen, insbesonders im Bezug auf dem Nationalen Park von den Abruzzen, zählt der Vf. rund 150 Arten Bienen besonders im Latium und den Abruzzen gesammelt und teilt seine ökologischen Betrachtungen mit erklärenden Ta- bellen der Frequenzen verschiedener Arten mit.
Beigefügt stehen Photos, die einige Typen von ökologischen Milieus darstellen. Die besch- riebenen Bienen betreffen nur einen Teil der Gattungen der Superfamilie Apoidea. Andere werden bei einer folgenden Gelegenheit behandelt.
SUMMARY
After a description of the geophysical and climatic characteristics of some localities of Central Italy, both in the plains and in the mountains, with particular regard to the National Park of Abruzzo, the A. lists about 150 species of bees collected especially in the regions of Lazio and Abruzzo. He reports his own ecological observations and illustrates them with tables on the fre-. quence of some species.
Attached are some pictures showing types of ecological environment.
The Apoidea listed above concern only a part of the Genera of the Superfamily. Other Genera will be considered in another occasion.
Indirizzo dell’ Autore : Dr. Mario Comba Roma, Via Baldo degli Ubaldi, n. 143
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LUCIANO STORACE
SUL COSIDDETTO PAPILIO ERITHONIOIDES SMITH (Lepidoptera, Papilionidae)
Descritta come bona species da H. Grose-SMITH del Madagascar nordoc- cidentale, zona costiera (cfr. in: Ann. Mag. Nat. Hist., 1891, (6), 7, p. 122) (1), questa entità è diffusa un po’ ovunque nell’isola, unitamente a forme affini, quali la tipica demodocus Esp. e le specie morondavana Smith e grosesmithi Rothschild.
Il rango specifico venne riconosciuto ad erithoniordes anche da AURIVILLIUS in « Rhopalocera Aethiopica » (cfr. in: Kongl. Sv. Vet. - Akad. Handl., 1898, 31, 5, p. 478) (2), dopo che la nuova entità era stata compresa nell’Opera « Rhopa- locera Exotica » di SMITH & KIRBY (18, Pap., p. 23, tav. 11, fig. 3, 4, 1891), con la conferma delle differenze macroscopiche sessuali di cui è cenno nella descri- zione originale ed in SEITZ (Macrolép. d. Globe, XIII, p. 20), mentre ROTHSCHILD e JORDAN già nel 1905 segnalavano il fatto che la costituzione strutturale di eri- thonioides e di demodocus non mostra differenze di sorta (cfr. in: Novit. Zool., XII, pp. 185-186); conseguentemente, essi riconoscevano all’entità descritta da GROSE-SMITH soltanto il rango di sottospecie. Anzi, detti Autori giungevano al punto di considerare erithonioides come il rappresentante malgascio di Pap. demodocus ed escludevano che potesse esistere, al Madagascar, la forma nomi- nale di tale specie (*).
Per quanto scarsa possa essere la letteratura sull'argomento, giova ricordare che ancora AURIVILLIUS [cfr. in: VoELTZKOW, Reise Ostafrika 1903-1905, Lep., p. 331 (1909)], Le CERF [Proc. ent. Soc. Lond., 1921, p. LXXXI (1922); Bull. Hill Mus., 1, 3, p. 389 (1924)], Bryx [in: Lep. Cat., pars 39, Papilionidae, III, p. 552 (1930)] e BERGER [Ille Congrès National des Sciences, vol. 8 (Congo Belge), p. 49 (1951)] continuarono a ritenere erithonioides distinta, sul piano specifico, da demodocus.
Da parte mia, già nel 1955 ebbi modo di confermare che, sul piano pura- mente strutturale, almeno nel sesso maschile (99 non comparate per mancanza di materiali adeguati), non vi sono differenze apprezzabili fra demodocus ed eri- thonioides, sia in rapporto alla foggia della valva che a quella dell’arpa, mentre è un fatto ben noto che, se differenze specifiche possono essere mostrate dall’ap- parato copulatore maschile delle Papilionidi africane, in specie affini, esse inte-
(1) Cfr. l.c., p. 123: «...I have many specimens of demoleus [recte: demodocus] from Ma- dagascar, and was at first disposed to consider erithonioides a variety. ...A considerable series was sent >.
(2) «...Die Hinterflügel beim ¢ nur gelappt, beim £ an der Rippe 4 geschwänzt ». In realtà, il GROSE-SMITH aveva descritto sotto lo stesso nome di erithonioides due specie distinte, ossia il & di erithonioides (la cui descrizione ha priorità di pagina sull’altro sesso) e la 2 di quella che venne ridescritta da parte di W. ROTHSCHILD, sotto il nome di grosesmithi, nel 1926 (cfr. in: Ann. Mag. Nat::-Histj<:1926;' (9 17; Pr 13).
(3) « According to AURIVILLIUS and, quoting from him, PAGENSTECHER, P. dem. demodocus occurs also on Madagascar. The authority for this statement is BOISDUVAL (1833). However, the Madagascar specimens which BoIspuvaLr referred to « demoleus » were doubtless erithonioides ».
PAPILIO ERITHONIOIDES 59
ressano per l’appunto l’arpa (o clasper), nei casi in cui la valva è di foggia comune a più specie (cfr. in: Ann. Mus. Storia nat. Genova, 1955, LXVIII, pp. 137-138). ya. ® È vero che la valva di erithonioides è più distintamente subrettangolare di quella di demodocus in genere (ed accenna lievemente alla forma che essa ha in Pap. demoleus L.), ma occorre osservare che lo stesso tipo di variazione di forma
Fig. 1 - Papilio demodocus erithonioides, Grose-Smith - g - « N.W. Mdgscr - Ex. Grose Smith, 1910 » «erithonioides H.G.S. » Madagascar di N.W. - Ex collez. GROSE-SMITH, via collez. C.J. GrisT. Collezione STORACE.
ho notato in demodocus continentali del Catanga (Sakania) e dell’Africa meri- dionale (East London); aggiungo che in dem. demodocus la variabilità di forma della valva induce, da individuo a individuo, differenze anche maggiori di quelle solite fra detta sottospecie ed erithonioides. Al riguardo, una comparazione delle figure da me date, allora, alle pagine 140-141, è molto istruttiva (si confrontino, all’uopo,
60 L. STORACE
le figure 3-6 a pag. 140 e quelle 7-9 a pag. 141). E poichè le altre entità del gruppo (astraendo sempre, s'intende, da morondavana Smith che, anche a tale riguardo, mi è sconosciuta) hanno armature genitali maschili variamente differenziate, almeno nella foggia dell’arpa, non ritengo che sulla base di tali caratteri soltanto si possa accordare valore specifico ad erithonioides. D'altra parte, l’aspetto macro- scopico dell’insetto adulto differisce parecchio, in alcuni particolari delle ali posteriori almeno, soprattutto sul lato inferiore (fra l’altro: decorso e ampiezza della fascia discale, disposizione delle lunule postdiscali, ocello presso l’angolo anale), da quello di demodocus, quale l’intendiamo sia in rapporto alle popolazioni continentali sia a quelle malgasce probabilmente d’importazione, per non dire di bennetti Dixey dell’isola di Socotra nello stesso Oceano Indiano; anche la foggia delle ali è decisamente diversa da quella solita di demodocus, per un diverso taglio alare, specialmente alle posteriori e s’avvicina a quella della specie grosesmithi Rothschild, che ha però la coda, rudimentale, all’estremità della vena 4 (ali po- steriori) meglio indicata. E chiaro che, ove si limiti l’esame dell’insetto alla facies complessiva, v’è di che dare ragione al GROSE-SMITH e a tutti gli altri Autori che hanno del pari ritenuto erithonioides specie a sè stante e non una particolare forma di demodocus, indigena del Madagascar, ossia un elemento autoctono in area successivamente popolata anche dalla sottospecie nominale, per infiltrazione dall’esterno, forse ad opera dell’uomo.
Nella grande isola africana le due entità demodocus nominale ed erithonioides sono diffuse un po’ dappertutto, sia nelle zone costiere che in quelle dell’interno. In linea generale, però, mentre la demodocus nominale, al Madagascar, sembra legata alla vicinanza dell’uomo, cioè a terreni modificati dall’agricoltura (ad es., agrumeti), erithonioides appare confinata alle zone ancora vergini (ad es., foresta primeva). Giova notare, in proposito, che sul Continente, almeno in Etiopia, demodocus è specie soprattutto di savana, abbastanza rara, perciò, in foresta (cfr. UNGEMACH in: Mem. Soc. Sci. Nat. Maroc, 1932, XXXII, p. 20).
Benchè, anche per quel motivo, le due entità abbiano poche ragioni di contatto, non è meno vero che in taluni casi ne è stata accertata, almeno appa- rentemente, la coesistenza, o perchè vi sono nelle collezioni esemplari di entrambe con eguale provenienza (ad es.: Maromandia, Ampijoroa Ankarafantoika, Mo- rondava, Sakaraha Lambomakandro, Fiherenana, Tuléar), o perchè sono state viste (e prese) nella stessa località, senza possibilità di equivoci (ad es., la zona di Tuléar, nel S.W. dell’isola), in deroga naturalmente alla norma generica che ho dianzi prospettato.
Ne consegue che, se esse volano non raramente insieme (nella regione di Tuléar sono state viste e prese addirittura, in una stessa foresta, dem. demodocus, erithonioides e grosesmithi) e, nonostante ciò, si mantengono distinte, la loro co- stituzione genetica dev'essere superiore a quella di grado subspecifico ed esse debbono essere ritenute qualcosa di diverso dalle solite sottospecie intese in senso geografico, pur se il solo esame dell’apparato copulatore maschile tende- rebbe ad escluderlo (4).
(4) Torno a insistere sul fatto che l’apparato copulatore maschile di morondavana mi è tut- tora sconosciuto. La specie appare estremamente rara, od almeno localizzata, per cui non mi fu dato ad oggi disporre, per tale scopo, d’un solo esemplare.
Una situazione apparentemente simile al duo demodocus - erithonioides sembra verificarsi nelle isole tirreniche di Corsica e di Sardegna, con le specie Pap. machaon L. e Pap. hospiton Géné. In questo gruppo, tuttavia, le differenze strutturali maschili, seppure di lieve entità, con- oe con quelle mostrate da specie affini quali, ad es.. le nordamericane zelicaon Lucas e indra
eakirt.
PAPILIO ERITHONIOIDES 61
Nel caso di erithonioides si tratta, in sostanza, d’una entita che, per i carat- teri macroscopici piü salienti, presenta notevoli punti di discordanza con la de- modocus nominale, ma spiccate affinità, per lo meno, con la conterranea grose- smithi, se non addirittura con la specie asiatica P. demoleus L. nella sua espres- gione australe estrema sthenelus Mac Leay del Continente australiano.
Effettivamente, più che d’un esergismo in senso geografico puro e semplice, si tratta nella fattispecie d’un esclusivismo di tipo biologico, favorito dall'ambiente insulare che è valso a conservare forme animali considerate di norma, ai nostri giorni, primitive, alla luce delle attuali conoscenze anche in altri rami della Zoo- logia, nella stessa subregione malgascia.
Superfluo insistere sul fatto che la scoperta di ibridi fra tali entità, in natura, sarebbe del più alto interesse.
Un’indagine sulla genetica di dette forme sarebbe del pari molto interes- sante, perchè darebbe modo di approfondire le nostre conoscenze sui loro rap- porti filetici (5).
Le ricerche volte ad accertare l’ubicazione attuale dei materiali tipici d’eri- thonioides mi hanno consentito di stabilire, grazie alla cortese collaborazione dei Sigg. A.G. GABRIEL e G.E. Tire del British Museum (rispettivamente a Londra e a Tring), che il g holotypus, etichettato come proveniente dal Madagascar di N.W. (°), è nelle collezioni del Museo londinese. Naturalmente, la © allo- typus d’erithonioides non è più tale da quando il ROTHSCHILD scoprì, l.c., che si trattava del 3 d’una specie inedita (ved. sopra).
Poichè il ROTHSCHILD segnalò altresì di avere in collezione una © di eritho- nioides «of the same appearance as the Sg » (7) e questo esemplare, forse già facente parte della serie tipica, è tuttora nella sua collezione a Tring, con 19 33 di varia provenienza (Madagascar genericamente, come la 9, Morondava, T'a- narivo e Antonosy, località, quest’ultima, nel Sud dell’isola), propongo di ele- varlo al rango di neallotypus. Si avrà perciò:
Pap. erithonioides Grose-Smith - 9 neallotypus - Madagascar - collez. Brit- ish Museum (Natural History), The Zoological Museum, ‘Tring (Hertfordshire).
Sono altresì grato al Sig. F.T. VALLINS di Epsom (Surrey), che anni addietro mi invid quattro erithonioides provenienti dalla collezione di C.J. Grist, allora
_ (5) Abbastanza recentemente è stato confermato che, con adeguata attrezzatura, è possibile allevare in Europa, a scopo genetico, forme esotiche del Gen. Papilio L. (fra cui cito, ad es., le africane Pap. dardanus Brown, anche nella sottospecie meriones Fldr del Madagascar e Pap. de- modocus Esp.), nutrendole con le piante d’elezione 0, in mancanza, se possibile, con altre impor- tate da anni in Europa (cfr. CLARKE & SHEPPARD in: The Entomologist, 1959, 92, pp. 89-95).
(6) Ricordo che il Grose-SMITH segnalò la costa malgascia nord-occidentale come prove- nienza della serie tipica di erithonioides.
(7) Cfr, ROTHSCHILD, Le. Detta:
«...When the late Mr. HENLEY GROSE-SMITH described his P. erithonioides in vol. VII of «the A.M.N.H. for 1891, he had two insects mixed up in his series, and described the 3 of the «one and the © of the other as being the sexes of his erithonioides. This is why in the description «the 9 is stated to be very large and to have long tails. When arranging my African Papilios the «other day, we found among the Sd erithon. a£ with no tails and of the same ap- «pearance as the gg, while the single-tailed very large insect, received from Mr. GROSE- « SMITH as a 2, on examination proved to be a 4. Mr. Joicey very kindly lent me the 9 type of « erithonioides, Gr. Sm., for comparison, and the tailed form turns out to be an undescribed « species... ».
62 L. STORACE
in vendita a Londra, unitamente a una copia del relativo catalogo, in cui essi sono citati testualmente cosi:
Dt erithonioides oi. Madagascar From Grose-Smith
» 4 » ä ) —
» 6 » Q » —
» 8 » 3 » Ex. Grose-Smith coll.
Purtroppo, si tratta non già di due coppie, ma di soli 43 ad uno dei quali appartiene la valva destra (con la rispettiva estremità dell’arpa) da me figurata nel 1955, l.c., tav. a pag. 141, n. 8.
E possibile che i due esemplari provenienti dal GROSE-SMITH (come pure altri di ROTHSCHILD, tuttora al Museo di Tring, con la sola indicazione « Mada- gascar ») abbiano fatto parte della serie originale e, in tale evenienza, potrebbero essere considerati alla stregua di paratypi.
RIASSUNTO
Nel 1891 H. GROSE-SMITH descriveva P. erithonioides del Madagascar di N.W. e lo riteneva una vera specie, seguito, in ciò, da tutti gli AA. con la sola eccezione di ROTHSCHILD e JORDAN che nel 1905 attribuivano erithonioides alla specie demodocus Esp. in base all’affinità strutturale dei gg. Partendo da tale premessa, l’A. discute le affinità strutturali anzidette e l’aspetto macrosco- pico, di transizione, quest’ultimo, ad una specie affine, grosesmithi Rothschild, pure del Mada- gascar.
Il 3 holotypus di erithonioides è a Londra, nelle collezioni del British Museum. Dato che la 9 allotypus è risultata essere il & di Pap. grosesmithi (cfr. ROTHSCHILD, 1926), viene selezionata come neallotypus la ® menzionata da ROTHSCHILD l.c., tuttora al Museo di Tring.
Due dd nella collezione dell’A., etichettati come già appartenuti al GROSE-SMITH, fecero probabilmente parte della serie originale e potrebbero essere considerati alla stregua di paratypi.
SUMMARY
In 1891 H. Grose-SMITH described his P. erithonioides from the N.W. coast of Madagascar. The entity has been recognized specific rank by all Authors, with the exception of ROTHSCHILD and JORDAN, who considered it a subspecies of P. demodocus Esp., owing to the lack of differences in the clasping organs. On these premises, the A. deals with such differences and the transitional pattern to the near relative P. grosesmithi Rothschild.
The g holotype of erithonioides is now in the collections of the British Museum, Natural History. The 9 allotype proved to be the & of P. grosesmithi (see: ROTHSCHILD, 1926) and there- fore a 2 neallotype is herewith selected, i.e. the specimen quoted by ROTHSCHILD himself, still in the Tring Museum.
The A. possesses two gg from the Grose-SMmITH's collection (via C.J. Grist), possibly coming from the original series (paratypes).
63
MARIO STURANI
AGGIUNTE E CORREZIONI ALLE OSSERVAZIONI E RICERCHE BIOLOGICHE SUL GENERE CARABUS LINNAEUS (SENSU LATO)
(Coleoptera Carabidae) (*)
Dopo la pubblicazione delle « Osservazioni e ricerche biologiche sul genere Carabus Linnaeus (s.1.) » (Mem. Soc. Ent. It., XLI, 1962, pp. 85-202, 59 figg., 1 tav. col.), alcuni Colleghi, che ringrazio vivamente, mi hanno fornito preziose indicazioni di lavori che non conoscevo, come ad esempio quelli assai importanti del LINDROTH, della SHAROVA e di NAKANE TAKEHIKO. Altri lavori, come ad esem- pio quelli assai interessanti di Purssécur & Bourx sul corredo cromosomico dei Carabi, sono stati pubblicati dopo il mio lavoro e ritengo necessario darne notizia per una migliore ed aggiornata conoscenza del genere da me studiato. A questo stesso scopo ritengo utile correggere gli errori tipografici ed aggiungere alcune mie nuove osservazioni come ad esempio quelle sullo spermatoforo ancora sco- nosciuto nei Carabi.
Pag. 85, riga 6 dell’Introduzione, dopo: venti anni, aggiungere: nel poco tempo che mi rimaneva libero dopo le 8-10 ore giornaliere del mio lavoro di pittore e di scultore in una fabbrica di bambole e di ceramiche.
» 87, riga 1, invece di: orizzantale, leggere: orizzontale.
» gt, riga 5 della didascalia della fig. 4, dopo: larvetta neonata, aggiungere: (di C. alyssidotus Ill).
» 93; riga 22, dopo: le larve, aggiungere: dei
» 93, darigalla 13 sostituire: Per quanto mi è noto, si conoscono pochissime specie di Coleotteri con meno delle 3 consuete mute larvali. La DE- LEURENCE GLAGON (73-74) ha osservato un interessantissimo fenomeno di criptometabolia in alcune specie cavernicole assai evolute di Ca- topidi (Speonomus): le 99 di queste specie depongono un solo gros- sissimo uovo per volta dal quale schiude una larva che, senza pren- dere nutrimento e senza subire alcuna muta, si rinchiude in una cel- letta ove si trasforma in pupa. Sempre secondo l’Autrice sopra citata, altre specie di Catopidi (Antrocharis, Troglodromus, Isereus, Royerella, Cytodromus) si comportano similmente mentre in Diaprysius Serul- lazi le larve subiscono una sola muta, ma non si nutrono, oppure (Speo- nomus Delarouzei e infernus, Bathysciella Jeannelt) una sola muta, ma si nutrono. Altri Catopidi ancora, muscicoli e meno evoluti, hanno 2 sole mute larvali.
Per quanto riguarda i Carabidi, gli ultraevoluti Trechini Aphae- nops depongono anch’essi un solo grossissimo uovo per volta. Sempre
(*) Pubblicazione N. 85 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Na- zionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich).
64
94; 95 95; 99,
100,
IOI,
IOI,
103,
103,
108, 108
109,
w
109,
109,
M. STURANI
nei Carabidi i casi di 2 sole mute larvali a me noti, oltre al caso del C. (Damaster) blaptoides oxuroides sopra citato, sono quelli della Lebia scapularis Four. e quelli di alcune specie di Calosoma.
riga 3, eliminare: dell’avancorpo
riga 5, invece di: quanto, leggere: quando |
riga 12, dopo: Carabi longimandibulares, aggiungere: (Fig. 45) e riga 6 della Fig. 9, invece di slerificato, leggere: sclerificato
a urogonfi del monticola, cancellare il secondo: glabri
a morbillosus ssp. alternans Pall., sostituire quanto segue:
trilobo molto peloso molto pelosi, ben sviluppati, da 2° a 6° lateralmente da 1° a 6° e 8° spine presenti
riga 1 e 2 sotto la TABELLA, sostituire: Non mi risulta che la presenza delle chiazze stemmatiche pigmentate nella pupa dei Carabus sia stata ancora segnalata. La loro presenza nella pupa del Dytiscus mar- ginalis L., citata da KORSCHELT (85), fa pensare che tale fenomeno possa riscontrarsi probabilmente anche nella pupa di altri Coleotteri.
riga 16 e 17, sostituire: Parastigmi (Fig. 11). Caratteristici della sola pupa sono anche, in alcune specie di Carabus, i parastigmi che si trovano presso gli stigmi veri e propri degli uriti 20-60,
riga 31 e 32, da: I parastigmi, fino a fine frase, sostituire: I parastigmi mancano del tutto nelle pupe da me osservate di C. (Macrothorax) morbillosus alternans Pall. e in quelle dei Cychrus (attenuatus, caraboides ssp. rostratus). L’assenza di parastigmi in morbillosus indica che tali formazioni non sono presenti in tutte le specie di Carabus, ma solo in alcune.
quartultima riga, invece di: rostratus C., leggere: rostratus L. terzultima riga, invece di: italicus Bon., leggere: « italicus Bon.
riga 4 del paragrafo: PROCESSO DI MATURAZIONE CROMATICA, invece di: a volta, leggere: a volte |
riga 13 del paragrafo assestamento dell’adulto, invece di: (Fig. 46). leggere: (Fig. 46 e p. 180).
dopo la riga 18 del paragrafo assestamento dell’adulto, aggiungere andando a capo: L’eccesso di umidità durante lo sfarfallamento dell’a- dulto impedisce l’effettuarsi rapido e in blocco della deiescenza della pellicola pupale che, aderendo e fasciando strettamente i tegumenti e le appendici, non permette loro di espandersi normalmente, di al- lungarsi e di spianarsi regolarmente impedendo loro di raggiungere la forma definitiva prima dell’indurimento e della completa sclerifi- cazione. In alcuni casi tutta o parte della superficie dei tegumenti ri- sulta perciò rugolosa per l’impedito spianamento, come per esempio in un C. Sokeri liguranus Breun. trovato da mio figlio Enrico in na- tura completamente rugoloso e come in un esemplare della stessa specie da me ottenuto sperimentalmente mantenendo assai elevato il tenore dell’umidità durante tutto il periodo dello sfarfallamento.
AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS ) 65
Pag. 110, riga 3 della didascalia della Fig. 13, dopo: superiormente, aggiungere:
»
11%,
113,
114,
116,
116
w
e) id. visto inferiormente;
righe 10-13 del paragrafo CAUSE DEI COLORI AD ASPETTO METALLICO, sostituire: 'Talı effetti ottici si producono soltanto entro certi limiti di spessore dell’epicuticola e dell’endocuticola: al di sopra e al di sotto di tali limiti la luce non viene più decomposta per cui i colori metal- lici scompaiono e traspare soltanto più il nero del pigmento mela- nico o la colorazione ocra-rosso-bruno dei tegumenti. Entro tali li- miti lo spessore forte dà colorazione violetta e quello sottile colorazione rossa.
righe 1-4 del paragrafo: A - Varia microscultura della superficie della epicuticola, fino a: ecc., sostituire: fenomeni di riflessione, rifrazione, diffrazione, interferenza e dispersione dovuti alla presenza di micro- strie-carene- -granulazioni- fossulazioni, di un reticolo alutaceo poligo- nale (quando questo è molto sviluppato origina un aspetto opaco: JEANNEL, op. cit.), di zone liscie e spianate ecc.
righe 3-5 della nota (8), leggere: 1 suoi colori discendono immedia- tamente nella scala cromatica in direzione del violetto e risalgono poi verso il rosso a mano a mano che la lamina si assottiglia sempre più per effetto dell’evaporazione.
riga 3, dopo: di questo gas., aggiungere: Tutti questi fattori rallen- tano il metabolismo per diminuzione delle ossidazioni col risultato di un arresto dei processi di melanizzazione e di sclerificazione.
alla nota (10), dopo la fine del paragrafo B, aggiungere:
C - L’acqua delle piogge porta al terreno circa 12 Kg. di Azoto al- l’anno per ettaro ed il contenuto in Ammoniaca e in Acido nitrico delle precipitazioni atmosferiche è (ENCICLOPEDIA TRECCANI) il seguente:
Tipo di precipitazione | ppp ig dora) Neve | mg. 0,915 mg. 1,480 Pioggia | » 0,964 » 0,184 » durante i temporali » 1.320 Grandine » 2,750 » 0,400 Rugiada » 5,000 » 0,279 Nebbia > „5,870 » 1,300
118,
Da quanto precede si comprende l’importanza di tali fattori spe- cialmente nelle localita, come ad esempio in montagna alta, ove tali precipitazioni, in particolare la rugiada e la nebbia, sono molto abbon- danti per cui il terreno, ove si effettua la ninfosi dei Carabi, risulta assai ricco di Azoto ecc. col risultato frequente di un arresto ad un grado minore della melanogenesi e della sclerificazione dei tegumenti.
riga 6 del paragrafo: Diapausa invernale ed estiva, dopo: da specie a specie., aggiungere: I periodi di diapausa, in particolare quello di svernamento, pare provochino, quando essi avvengono allo stadio di
66
Pag. 119,
»
» »
120,
122, 123;
M. STURANI
prepupa e di pupa, una disintossicazione dell’organismo e la loro sop- pressione determina infatti, come ho potuto provare sperimentalmente (vedi a pag. 158: DISPLASIE), diverse malformazioni ed atrofie.
dopo la riga 27, aggiungere: Mentre a Nord e in alta montagna, ossia nelle regioni fredde, la diapausa più importante è quella di svernamento e quella di estivazione può addirittura mancare, il contrario avviene nelle regioni più calde, come in pianura e specialmente nelle regioni meridionali, ove la diapausa più lunga è quella estiva e quella inver- nale può anche mancare o essere assai ridotta. Dal Dott. BREUNING ho saputo che, ad Amasia nella Turchia, i Procerus si nascondono in gran numero nelle gallerie di Talpa per estivare.
dopo la riga 3, aggiungere: Infatti, quando la temperatura dell’aria è di —17°C., quella di contatto col suolo sotto 50 cm. di neve è di — 19,6 e bassissima risulta invece la temperatura del terreno non ri- coperto di neve. Il LINDROTH dà numerose indicazioni sulla diapausa invernale delle specie di Carabidi della Fennoscandia (90) e del Ca- nadà ed Alaska (91). Questo Autore fa un’interessante divisione in gruppi di diapausa invernale a seconda che le specie (nelle regioni da lui studiate) svernano:
A - costantemente come imago (per es.: arvensis, granulatus, cancel- latus, nemoralis, convexus, nitens, intricatus)
B - prevalentemente come imago (per es. clathratus)
C - costantemente come larva (per es. hortensis)
D - prevalentemente come larva (per es. glabratus, violaceus, coriaceus) E - come imago e come larva (per es. problematicus)
riga 4 della nota (14), invece di: specie, leggere: sottospecie.
prima della riga 1, aggiungere: Le razze altoalpine risultano sempre più piccole delle razze della stessa specie viventi a bassa altitudine e ciò per le avverse condizioni di vita: esse risultano quasi sempre quali forme di miseria ed io ritengo che a questa causa, protrattasi per mil- lenni, sia dovuta prevalentemente la fortissima regressione alare ed altri fenomeni regressivi concomitanti che si riscontrano nelle specie altoalpine.
Delle particolari modificazioni di colore dei Carabi altoalpini ho già detto a p. 116-117 e mi limiterò qui ad insistere sulla particolare importanza dell’effetto dell’Azoto e dell Ammoniaca sull’arresto della loro melanizzazione e sclerificazione dei tegumenti (vedi anche nota
(10) paragrafo C).
riga 18 del paragrafo OSSERVAZIONI SUI CARABI IGROFILI, dopo: cattu- rati da mio figlio Carlo, aggiungere: melancholicus ssp. costatus Germ. (della Francia meridionale inviatimi dal Dott. Clément Puisségur).
riga 1 della didascalia della Fig. 18: stigmi anteriori, eliminare: an- teriori.
riga 8 e 9, dopo: più a lungo: sostituire con: la durata massima di immersione l’ho notata in variolosus con 21 minuti primi contro una massima di 18’ in melancholicus, di 17’,30” in clathratus e di 15° in alyssidotus.
Pag. 131, 125 » 136, >. ‘+42, » 142, » 144,
» 144
AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS » 67
dopo la riga 5 del paragrafo OSSERVAZIONI SULLE SPECIE SILVICOLE, | aggiungere: Sul terreno fortemente igroscopico di alcuni boschi le foglie morte ed i muschi costituiscono un ambiente particolare ca- ratterizzato da un alto tenore di umidità, di Anidride carbonica e di Ammoniaca ed è appunto a questi 3 fattori che è dovuto il fatto per cui sovente alcune razze silvicole (per esempio Creutzeri F. e catenu- latus Scop.), in particolare quelle delle zone boschive argillose e molto umide, presentano una colorazione arrestata ad un grado iniziale della melanogenesi e possiedono perciò colorazioni di un nero violaceo o bluastro o di un verde-blu, mentre le stesse specie nelle loro razze delle località scoperte e soleggiate sono in generale assai più evolute nel processo di melanogenesi e possiedono perciò colori assai più caldi e tendenti verso il rosso.
Un altro fattore caratteristico del bosco, in particolare di quello di latifoglie, è dato dalla chioma degli alberi che, oltre ad impedire una forte evaporazione del terreno sottostante, fa da schermo alle radiazioni solari per cui la luce nel bosco risulta meno intensa che in . terreno scoperto.
riga 3 del paragrafo: Marcia, Nuoto, Voto, invece di: percorrere, leggere: percorre
riga 28, invece di: Cathopius, leggere: Cathoplius
riga 3 e 4 fino a: ed il tatto, sostituire: Assai più utile nell’oscurità riesce per essi l’olfatto e specialmente il gusto ed il tatto e perciò per essi sono assai importanti gli organi tattili (antenne, palpi, peli, fanere, ecc.) che li rendono edotti dei movimenti, e quindi della vita, delle prede; quelli chemiorecettori di contatto (gustativi come 1 palpi) sensibili alle sostanze in stato attivo (ionizzate) e quelli chemiorecet- tori olfattivi (come le antenne) sensibili alle sostanze in stato impal-
pabile.
alla fine del paragrafo DIFESE DEI CARABI ADULTI, aggiungere: Quando illumino improvvisamente il terrario assai sovente osservo che alcuni Carabi in piena attività si arrestano immediatamente rimanendo poi perfettamente immobili anche per oltre 30 minuti. Se sollevo il ri- paro sotto il quale essi stanno nascosti durante il giorno, molti Ca- rabi rimangono come paralizzati e solo dopo un certo tempo essi cercano riparo con la fuga veloce.
Alcune specie, particolarmente il glabratus, il coriaceus ed il gigas, quando vengono disturbate si arrestano, si sollevano sulle zampe ab- bassando la testa, rialzano l'addome ed emettono dall’estremità di questo un getto semiliquido corrosivo e nauseabondo bagnandosi so- vente completamente nell’atto come osservò mio figlio Enrico in coriaceus.
Il Frapors (21) ha notato che, mentre il violaceus non pratica questo atteggiamento, l’ibrido da lui ottenuto violaceus x coriaceus ha ereditato dal coriaceus tale abitudine.
riga 23, invece di: di gg di queste specie con 99, leggere: di SS hi-
spanus con 99
riga 5 del paragrafetto B, cancellare: EEE & x rutilans ©
68
M. STURANI
Pag. 146, righe 21-26, dopo auronitens festivus, leggere: Molti degli ibridi na-
146, 147; 148, 148, 148,
turali e da allevamento dimostrano pure come l’attuale sistematica dei Carabus sia ancora assai artificiale e come l’elevare alcune razze o sottospecie al rango di specie e alcuni sottogeneri al rango di veri generi ben distinti (come fanno alcuni Autori) non corrisponda alla realtà genetica la quale invece induce a raggruppare in molti casi alcune specie in una sola e alcuni sottogeneri fra di loro.
riga 32, dopo: in allevamento), aggiungere: a p. 148.
alla didascalia della Fig. 26, aggiungere: me) mento. eliminare la riga 1 (EUCARABUS... riga 2, prima di: Ullrichi, aggiungere EUCARABUS
riga 19, invece di lineatus N.A, leggere: lineatus A
Fig. 1 - Endofallo e spermatoforo di C. Solieri ssp. liguranus Breuning. In a) la parte apicale del- organo copulatore maschile, veduta di lato, con lo spermatoforo che fuoriesce dall’endofallo completamente estroflesso; in b) lo spermatoforo veduto superiormente a maggior ingrandimento.
»
149, dopo la riga 21 aggiungere i seguenti 2 paragrafi:
LO SPERMATOFORO DEI CARABUS (Fig. 1). Secondo il Fıorı (77) le conoscenze sugli spermatofori dei Coleotteri sono scarse, sovente poco precise e quasi sempre incomplete. Per quanto riguarda i Ca- rabidae io conosco solamente lo spermatoforo dell’Orotrechus Stephani J. Müll. descritto dallo JEANNEL (30) che ne da una figura per mo- strare la coaptazione della sua testa con l’organo copulatore entro al quale esso ancora si trova (Fig. 2 C). Nessun spermatoforo di Carabus mi risulta ancora descritto e figurato. Io ho potuto osservare nei suoi dettagli solamente quello del C. (Chrysocarabus) Solieri liguranus Breun. (Fig. 1) in un esemplare 3 di questa bella specie che scoprii nel terrario con lo spermatoforo sporgente dall’endofallo completa- mente estroflesso fuori dall’organo copulatore mantenuto sotto all’ad- dome come nelle altre specie di Carabus delle quali ho detto innanzi.
AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS ) 69
Mentre nelle altre specie di Carabus più sopra segnalate, dopo l'emissione di una masserella bianca che il Carabo si affrettava a di- vorare, l’organo copulatore veniva prontamente ritirato entro l'addome, questo 3 di Solieri rimase nella posizione descritta per circa 20 giorni.
A
2
Paes %
ridisegnato da :B) KORSCHELT (1925) C) JEANNEL (1941) A) FIORI (1954)
Fig. 2 - Spermatofori di Coleotteri. A) di Pimelia angulata Confalonierii Grid.; B) di Dytiscus marginalis L.; C) di Orotrechus Stephani J. Müll. mostrante la coaptazione della sua testa col pezzo copulatorio. Differenti ingrandimenti.
Dal suo endofallo, fin dall’inizio dell’osservazione, sporgeva quasi per intero un grande spermatoforo bianco. L’individuo in parola mo- strava però di non essere in buone condizioni di salute poichè non reagiva agli stimoli che esercitavo su di esso e dava segni di sempre minor vitalità; così decisi di metterlo in alcool per poterne studiare e disegnare lo spermatoforo. Questo risulta (Figg. 1-2) assai diffe- rentemente e più complicatamente conformato di quello di Pimelia angulata Confalonierii Grid., descritto e figurato dal Fiort (Op. cit.) (Fig. 2 A), e di quello dell’Orotrechus Stephani (Fig. 2 C), e risulta
invece lontanissimamente simile allo spermatoforo del Dytiscus mar-
70
M. STURANI
nalis L. (Fig. 2 B) osservato dal BLUNK (65) e ridescritto dallo stesso Autore nell'opera magistrale del KorscHELT (85) su questa specie.
Per quanto se ne sapeva, lo spermatoforo dei Coleotteri è un involucro, di forma varia a seconda delle specie, avviluppante al suo interno una massa di numerosi spermi ed esso verrebbe costruito, durante l'accoppiamento, con i secreti delle ghiandole accessorie ge- nitali maschili, sia all’interno delle loro vie genitali, sia parzialmente o totalmente fuori di esse. Dallo spermatoforo, deposto in apposite tasche della © o nella sua borsa copulatrice, lo sperma uscirebbe e passerebbe poi in una tasca particolare (detta spermateca) atta a ri- ceverlo o, quando quest’ultima manca, rimarrebbe nella borsa copu- latrice.
Tanto in Dytiscus marginalis L. (secondo le osservazioni di BLUNK e di KORSCHELT, op. cit.) quanto in Pimelia angulata Confalonierit (secondo le osservazioni del FIORI, op. cit.) il processo di formazione, emissione e consegna dello spermatoforo da parte del & alla © avver- rebbe durante la copula e la sua modellazione risulterebbe, almeno in parte, dovuta alla forma interna della borsa copulatrice femminile che funzionerebbe da stampo. In Melolontha melolontha L. (secondo STEIN (101)) come in Phyllopertha horticola L. e in Anomala aenea Ger. (secondo REITTERHAUS (97) ) la sua modellazione avverrebbe in- vece entro l’endofallo e così pure è probabile avvenga in Orotrechus Stephani. In tutti questi casi sopracitati la formazione dello sperma- toforo avverrebbe durante la copula.
Nel caso del C. Solieri liguranus da me osservato, come nelle altre specie di Carabi più sopra segnalate, risulterebbe invece che lo sper- matoforo può essere formato ed emesso indipendentemente dall’atto della copula e che esso non viene modellato entro la borsa copulatrice femminile, ma che in essa viene deposto già completamente formato.
CORREDO CROMOSOMICO DEI CARABI (Fig. 3). Quanto al corredo cromosomico delle specie del genere Carabus L. (s.l.), le conoscenze sono ancora assai limitate a causa delle difficoltà di ricerca dovute in gran parte alle piccolissime dimensioni e al forte numero dei loro cro- mosomi ed io non conosco su tale argomento che il bel lavoro di Puts- SEGUR & Bourx (96) nel quale sono citati anche i lavori di KARPINNER (84) e di SMITH (100).
Le specie di Carabus finora studiate citologicamente hanno un numero diploide che varia da 25 a 29 ed esse appartengono ai sotto- generi (da alcuni Autori elevati in certi casi al rango di veri generi) Hadrocarabus, Carabus (s. str.), Archicarabus, Megodontus, Chaeto- carabus, Chrysotribax e Chrysocarabus.
Nelle specie studiate da Purssécur & Bouix il numero dei cro- mosomi è il seguente:
Chrysocarabus Solieri De). 2nd&=27 n13+X Chaetocarabus intricatus L. Zng = 20 n.135 + XY Chrysocarabus lineatus De}. LNG = 25.013 + XY
y » > ssp. lateralis Chevr. 2nS=28 n13 + XV
AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS » 71
Chrysotribax hispanus Fabr. 2ng=28 n13 + XY » rutilans De). 2ng&=29 n14+X Chrysocarabus splendens Oliv. Zip NIE X » auronitens ssp. festivus Dj. 2ng = 29 n14+X
A
B #2 © : yo © |metafase sper. malogoniale
prima melafase Chrysotribax hispanus |Chrysocarabus avronitens festivus |riduzionale
ridisegnato da : PUISSEGUR & BOUIX (4963)
Fig. 3 - Corredo cromosomico nel genere Carabus L. (s.l.).
È interessante osservare che, tra queste 7 specie, l’intricatus si differenzia per le dimensioni sensibilmente maggiori dei suoi cro- mosomi (Fig. 3) e forse a questa causa è dovuto l’insuccesso di tutti i tentativi di ibridazione di questa con altre specie. Quanto al rutilans, che il LAPOUGE (op. cit.) riteneva una semplice sottospecie dell’h:- spanus, le differenze dell’assetto cromosomico delle due specie dimo- stra che esso è una specie distinta dall’hispanus. Uno stesso corredo cromosomico possiedono il lneatus ed il lateralis, lo splendens e l’au- ronitens festivus così che ne risulta essere il lateralis una semplice ssp. del lineatus e l’auronitens una ssp. dello splendens come riteneva il LAPOUGE contro l’opinione di altri Autori che consideravano il /a- teralis e l’auronitens due specie buone.
Pag. 149, riga 28, invece di: BoNIx, leggere: Bourx. » 150, a 33 Creutzeri, invece di: da 200 m., leggere: da 70 m.
» 151, dopo la riga 5 del paragrafo: I nemici e i parassiti dei Carabi, aggiungere: Il FABRE (Op. cit. Serie IX) ha sperimentalmente provato che il veleno dello Scorpione occitano (Buthus europaeus L.) provoca la morte dei Carabi adulti (auratus e coriaceus), ma non quella delle
12
»
RICA
153; 155;
160,
161,
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larve di coriaceus. Occorre pero notare che gli adulti aggrediti ed uc- cisi erano stati privati almeno in parte delle elitre che invece costi- tuiscono una corazza impenetrabile a sicura protezione delle parti molli dell’addome. E tuttavia assai interessante che il veleno agisca sugli adulti e non sulle larve.
riga 4 della didascalia Fig. 27, invece di: essicata, leggere: essiccata. riga 42, invece di GORDIACEIS, leggere: GORDIACEI riga 12, invece di: sorso, leggere: dorso
dopo la riga 16, aggiungere: Antiche stirpi di Coptolabrus e di Aco- ptolabrus, durante alcuni periodi geocratici, raggiunsero dall’Angaria
Arcipelago Giapponese, non ancora isolato dal continente, e qui esse
ebbero una avanzatissima e particolare evoluzione che diede origine alle forme dei Damaster (vedi a pag. 148 e Fig. 46 l’evoluzione mor- fologica del protorace del Damaster blaptoides oxuroides durante il passaggio dalla pupa all’imago perfettamente assestata).
Assai interessanti sono pure i Carabi delle Isole Canarie per nulla imparentati con le specie del Marocco Occidentale malgrado la sua vicinanza a tali Isole. Antiche stirpi di Carabus, che dall’Angaria avevano raggiunto l’Europa settentrionale e media a Nord del Solco Transegeo durante il Cretaceo ed il Montiano, assai verosimilmente si spinsero, attraverso l’Atlantide durante il periodo Nummulitico, fino alle Canarie allora collegate con la Penisola Iberica. Nelle Canarie si trovano infatti 5 specie (Eucarabus abbreviatus Brullé, Cabrerai Enderl, faustus Brullé, coarctatus Brullé e vinctus Web.) assai prossime agli Eucarabus Deyrollei Gory (del Nord Ovest della Penisola Iberica), Cristofori Spence (dei Pirenei) e specialmente all’arvensis Herbst che è una specie il cui areale si estende dal Giappone fino all’Irlanda ed alla Francia occidentale. Le stirpi di Carabus, che dall’Angaria giun- sero nell’Asia Minore e nella parte meridionale della Penisola Bal- canica a Sud del Solco Transegeo, furono arrestate da questo braccio di mare e non poterono proseguire che dopo il suo prosciugamento verso la Tirrenide e l’Africa Nord-Occidentale durante il Pontico e in epoche successive. Le specie Nord-Africane, come ad esempio i Cathoplius, non poterono però raggiungere le Canarie perchè queste Isole erano ormai già separate dal Continente Africano quando esse raggiunsero il Marocco occidentale dalla Tirrenide.
Interessanti testimonianze di antichi collegamenti terrestri tra l'Europa ed il Nord-America, attraverso Terre Nord-Atlantiche, sono date dalle razze feroensis Lap. e Wochei Born del problematicus gallicus Géh. (che si trovano, il primo nell’Islanda e nelle Faroer, il secondo in Inghilterra, Irlanda e Fennoscandia) e dal C. maeander Fisch. presente oggi nella Siberia occidentale e nella parte settentrionale del Nord-America, ma anche, 38.000 anni or sono, in Inghilterra (vedi a pag. 163: I fossili dei Carabi).
riga 7, dopo: (Fig. 33-35), aggiungere: Della presenza di Carabidi durante l’Epoca Glaciale nelle isole costiere e in alcune zone conti- nentali ai margini della grande calotta di ghiaccio, che in quell’Epoca ricopriva la Fennoscandia, parla esaurientemente il LINDROTH (90).
Pag.
162,
162,
162, 163,
163, 165,
165,
165, 169,
172, 172, 1735
174
174 175; 175»
AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS ) Pa
riga 14 dopo: brevimandibolati, aggiungere: Dati corologici assai in- teressanti sul rapporto tra la natura del terreno e della vegetazione con i Carabidi della Fennoscandia, del Canadà e dell’Alaska si trovano nei bellissimi lavori del LINDROTH (90-91) e, per la località di Tarna in Svezia, nei lavori assai accurati del FRIDEN (79).
riga 19, dopo: per i Carabi della Liburnia., aggiungere: Secondo il LINDROTH (op. cit.) la ristretta dispersione (stenotipia) come la larga dispersione (eurotipia) dipendono per la maggior parte dal microclima.
riga 28, invece di: innondazioni, leggere: inondazioni.
riga 24, dopo: più antichi resti conosciuti di Carabi, aggiungere: Lasciando da parte l’assai dubbio C. Omboni, sicuramente molto più antico delle altre specie di Carabus note allo stato fossile è il C. Agas- sizi. GUERIN-MENEVILLE (80) ridescrive come Carabus Agassizi un fossile descritto l’anno prima da BARTHELEMY DE LA POMMERAYE (64) come Calosoma Agassizi. Questo Carabo fossile proviene da Aix en Provence ed è attribuibile all’Oligocene Inferiore. Esso ha una lun- ghezza di 40 mm. ed assomiglia alla ssp. dalmatinus del C. (Mego- dontus) caelatus del quale presenta la stessa scultura rugosa. Lo JEANNEL (29) dice che, se realmente tale parentela col caelatus risultasse reale, questo caso sarebbe un esempio in più della propagazione di stirpi balcaniche nel Sud-Est della Francia durante il Nummulitico.
riga 30, invece di: dalle Isole Faroer, leggere: delle Isole Faroer riga 17, invece di: e lo JEANNEL (op. cit.), leggere: , lo JEANNEL (op. cit.), la SHAROVA (96-97), il T'AKANE TAKEHIKO (92-93) ed altri
riga 20, aggiungere: La SHAROVA (op. cit.) ha compiuto interessantis- simi e approfonditi studi morfologici sulle larve dei Carabidae e de- scrive e figura alcune larve ancora sconosciute di Carabus dell’U.R.S.S. riga 7 della nota (22), invece di: alyssiddotus Ill. y, leggere: alyssido- tus Ill.+
riga 2 della didascalia della Fig. 38, dopo: 12, 22 e 32 età., aggiungere: ; H: C. auratus Honnorati Dej. larva di 34 età.
riga 11, invece di: in molto specie, leggere: in molte specie riga 23, invece di 44, leggere: 40
riga 1 della didascalia della Fig. 40, invece di: (i tre in alto, leggere: (alyssidotus, trojanus e insulicola
riga 13, dopo: in quelli brevimandibolati., aggiungere: Le larve dei Carabus (come tutte quelle degli Adephaga) presentano caratteri ar- caici poichè infatti, esse sole fra tutti gli Insetti superiori, hanno con- servato un carpos interposito tra il femore e la tibia assolutamente come nei Tricotteri, i Tisanuri o persino i Miriapodi, così che la loro zampa risulta di 6 anzichè di 5 articoli (JEANNEL (30) ).
riga 17, invece di: (Fig. 7 a; 46), leggere: (Fig. 7 a; 42; 45) riga 1, invece di: (Fig. 7b, 7 c; 42), leggere: (Fig. 7b, 7 c; 42; 45)
riga 14, invece di: larve il Cychrus, leggere: larve di Cychrus
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Pag. 182, riga 3, dopo: Cychrus)., aggiungere: Tale collegamento e fissazione
dell’elitra destra a quella sinistra lungo gli orli suturali viene effet- tuato con un particolare aggiustamento meccanico e cioè con una coaptazione dei due orli. Entrambi gli orli suturali delle due elitre possiedono di regola una prominenza mediana rilevata tra due scanala- ture più o meno profonde: la prominenza dell’orlo suturale destro si incastra in una scanalatura di quello sinistro e viceversa.
In molte specie di Carabi (Solieri, Olympiae, hispanus, intricatus, ecc.) tale incastro è semplice e gli orli suturali combaciano semplice- mente fra di loro e possono perciò rendersi liberi permettendo alle elitre di scostarsi, ciò che effettivamente avviene quando queste spe-
cie, come si è detto, divaricano a più riprese le elitre.
In altre specie invece (coriaceus, gigas, blaptoides, ecc. e in tutti i Cychrus) la fissazione reciproca degli orli suturali diventa stabile e definitiva a causa dell’allargarsi e rigonfiarsi della parte superiore delle prominenze entro le rispettive scanalture: si ha allora un vero e proprio incastro, semplice o multiplo, del tipo «a coda di rondine » e cioè a tenone e mortasa. La prominenza funziona allora da tenone (maschio) e la scanalatura da mortasa (femmina): la testa del tenone, allargandosi e rigonfiandosi nella mortasa, fa sì che, dopo la com- pleta consolidazione e sclerificazione delle elitre, queste non possano più separarsi senza rottura.
Sovente alcuni Entomologi denominano « saldatura » tale aggiu- mento meccanico, ma questo termine è improprio perchè in questi casi vi è semplicemente un incastro (CORSET J. - Les coaptations chez les Insectes - Bull. Biol. Fr. Belgique, Suppl. XIII, 1931, Paris, pp. 337).
L’incastro a tenone e mortasa degli orli suturali delle elitre, per mezzo del rigonfiamento del tenone entro la mortasa, avviene du- rante l’assestamento dell’adulto appena sfarfallato ed esso rappresen- ta un tipico fenomeno di coaptazione. Questo aggiustamento mecca- nico si riscontra solamente in quelle specie del genere Carabus nelle quali il grado di brachitterismo delle ali membranose è più spinto ed esso è caratteristico di tutto il genere Cychrus, ancora più evoluto sotto questo riguardo.
Tale coaptazione corrisponde ad un adattamento eminentemente funzionale; con la riduzione e la scomparsa delle ali membranose metatoraciche, le elitre perdono la funzione di sostegno statico durante il volo e mantengono solamente la funzione di proteggere il meso- e metatorace e l'addome. È chiaro che tale protezione da parte delle elitre diventa assai più efficace quando queste sono incastrate stabil- mente. Inoltre esse, specialmente nei Procerus, nei Damaster e nei Cychrus, oltre a ricoprire superiormente l’addome, il meso- e meta- torace (ad eccezione dello scutello metatoracico) abbracciano lateral- mente quasi per intero tali parti con le epipleure.
Contemporaneamente alla copatazione degli orli suturali delle elitre, si avvera sempre, nelle specie ad incastro definitivo a tenone e mortasa, anche la coaptazione delle epipleure elitrali con i primi 5 o 6 uriti alcuni dei quali sono per di più fusi assieme con il risultato di una sempre maggior rigidità, robustezza e protezione del retrocorpo.
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»
»
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AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS » 75
È pure interessante notare che, nelle specie di Carabi e Cicri presentanti tali coaptazioni, per lo più 1 tegumenti sono anche assai duri, di forte spessore e molto sovente di colore oscuro.
Oltre alla funzione puramente protettiva, l’incastro elitrale per- manente costituisce una valida difesa contro la disidratazione degli umori interni. Questo « inscatolamento » del retrocorpo, che nei Pro- cerus e nei Cychrus presenta anche una forte pseudofisogastria, fini- rebbe per costituire una grande camera d’aria stagna sottoelitrale ove l’aria risulterebbe satura di umidità (JEANNEL R. op. cit.) riuscendo di grande utilità ai Cicri ed ai Carabi che necessitano di un altissimo grado igrometrico dell’atmosfera. Tale camera d’aria costituirebbe inoltre un apparecchio di galleggiamento che impedirebbe a queste specie la sommersione nelle acque ruscellanti sul terreno durante le piogge, ossia quando esse amano condurre vita attiva.
La coaptazione degli orli suturali delle elitre si ritrova, oltre che in numerose specie di Carabus e in tutte quelle di Cychrus, anche in altri Coleotteri come ad esempio Leptodirus, Akis, Pimelia, Blaps, Brachycerus, Sympethes ecc. In ogni modo essa è sempre correlativa ad un brachitterismo estremo delle ali membranose metatoraciche e perciò correlativo ad una locomozione esclusivamente pedestre.
Dal punto di vista più generale dell’evoluzione l’interpretazione di un simile fenomeno di coaptazione, come quella delle coaptazioni ad essa correlativa, presenta certamente un grandissimo interesse. (Sul problema generale delle coaptazioni, oltre al CORSET già citato, vedi anche: CUÉNOT L. «Invention et finalité en biologie » Bibliot. de Phi- losoph. scient., Flammarion, Parigi, 1941).
Fig. 050; invece di:111134312:8 43:1; leggeres 1434243 41
riga 4, dopo: ecc.)., aggiungere: Il DARLINGTON (71-72) pensa che il brachitterismo sia una selezione che favorisce le specie delle regioni montane e delle Isole (eccetto le isole piatte, tropicali e quelle di recente origine). Il LINDROTH (op. cit.) afferma che la stabilità, il restringimento e l’isolamento degli habitat sono fattori che favoriscono le specie e le forme brachittere, mentre la variabilità, l'estensione e una moderata separazione degli habitat favoriscono le specie e le forme macrottere. Inoltre questo Autore pensa che le specie brachittere siano senza dubbio passate attraverso un periodo dimorfico e che il gene macrottero può essere presente in molte specie generalmente consi- derate costantemente brachittere: accidentalmente perciò l’unione di due eterozigoti può causare l’apparizione di singoli individui macrot- teri e a volte ciò può effettivamente dirsi atavismo (per esempio negli esemplari macrotteri dei C. granulatus e clathratus).
riga 16, dopo: negli altri Carabi. fino a riga 21, sostituire: L’apice del fallo, come del resto tutto l’organo, mostra sovente notevoli modifi- cazioni da specie a specie e da razza a razza (Fig. 58 G, H) e presen- ta sovente ultraevoluzioni che si sono effettuate in differenti dire- zioni su montagne isolate, nelle isole ecc. (segregazione geografica). Si potrebbe pensare che tali dissimili conformazioni possano originare un isolamento genitale tra specie e razze differenti, ma le numerose copule segnalate a p. 144-145 tra specie lontanissime fra di loro e con organi copulatori assai differentemente conformati, dimostra che ciò
76
Pag. 192,
M. STURANI
non avviene, almeno nelle specie da me studiate in allevamento. In- fatti la parte sclerificata dell’organo copulatore 3 serve semplicemente a scostare e ad aprire gli ultimi uriti femminili esterni e a preparare il passaggio, entro a quelli interni, all’endofallo membranoso che è il solo a penetrare profondamente nell’organo genitale femminile anch’esso membranoso e perciò facilmente e fortemente dilatabile. Per quanto ho potuto osservare, l’unico isolamento genitale tra due specie o razze diverse è dato dalle forti sproporzioni delle dimensioni totali dei due Carabi: un $ troppo piccolo non può accoppiarsi con una 9 troppo più grande di lui e viceversa. Un’assai più importante causa di un possibile isolamento genitale può forse essere invece ri- cercata nelle diversità tra specie e specie o razza e razza dell'armatura dell’endofallo ancora poco conosciuta. ANTOINE (63) dà alcuni ottimi disegni delle armature degli endofalli di alcune specie di Carabi del Marocco. Il NAKANE (92) dà bellissimi disegni dell’organo copulatore maschile, e del suo sacco interno, di numerose specie dell’ Asia e del- l'Europa.
Quanto alla ligula, mentre le Calosome attuali la possiedono, si pensa che quelle primitive ne fossero prive. I Carabi sono, nella loro maggioranza, privi di ligula e tale mancanza dovrebbe differenziarli dalle Calosome attuali. Tuttavia, come molti altri caratteri differen- ziali tra Calosome e Carabi, anche questo carattere non è costante: infatti [ABLOKOFF-KHONZORIAN (84) nota che nel Carabus Gotschi Chaud., nel clathratus L. e nelle specie vicine, esiste una vera e pro- pria ligula. NAKANE (92) dà i disegni del fallo di Cechenus Brandti Fald. presentante una ligula membranosa ancor più sviluppata e di altri Carabi con ligula più o meno sviluppata (Hemicarabus ecc.). Que- sto Autore ritiene che il pezzo copulatore del sacco interno possa es- sere considerato come una ligula spostata dalla base dell’orifizio del pene alla sua parete interna ed egli nota come il pezzo copulatore dei Tribax (s.1.) sia apparentemente omologo con la ligula dei Calosomina ,
dopo la riga 26 aggiungere il seguente paragrafo:
I caratteri morfologici indicati come differenziali fra Ca- losome e Carabi.
I caratteri morfologici che dovrebbero, secondo i Sistematici, distin- guere le Calosome dai Carabi sono i seguenti:
Calosome Carabi Parte superiore RE lisci delle mandibole 15 À 2° e 3° articolo delle ja TREE nus D carenati non caren 3° articolo delle antenne assai più lungo del 2° solo poco più lungo del 2° Ligula dell’organo ben sviluppata, membra- appena abbozzata o as-
copulatore del g nosa o ungulata sente
AGGIUNTE ALLA «BIOLOGIA GENERE CARABUS » 77
Nessuno di questi caratteri è però ben netto ed esclusivo. Infatti molti Carabi presentano ancora tracce delle striature mandibolari sotto forma di punti infossati e, al contrario, alcune Calosome di montagna tendono a perdere o hanno perduto completamente tali strie e le loro mandibole risultano perfettamente lisce. Numerose specie di Carabi (maeander, nitens, serratus, chamissonis ecc.) possiedono almeno il 3° ar- ticolo e a volte anche il 2° più o meno compresso come nelle Calosome (Fig. 59). Quanto alle proporzioni tra il 2° ed il 3° articolo, quelle delle Calosome cancellatum, luxatum ed altre non differiscono dalle propor- zioni che si riscontrano nei Carabi (LINDROTH (91) ). Infine, per quanto riguarda la ligula, si è detto innanzi che anche alcune specie di Carabi la possiedono ben sviluppata.
Perciò in realtà nessuno dei caratteri differenziali è esclusivo delle sole Calosome o dei soli Carabi e si assiste invece ad un'evoluzione progressiva nettissima dal tipo Calosoma al tipo Carabo.
Pag. 194, nota (24) sostituire: (24) L’Haplothorax Burchelli è un parente pros- simo delle Calosome Ctenosa del continente Africano ed esso è assai notevole per una curiosa mescolanza di caratteri arcaici e di ultraevo- luzioni, come frequentemente ne origina l'isolamento insulare. Que- sta specie si è estremamente rarefatta in seguito al disboscamento e alla rarefazione delle sue prede (bruchi di Lepidotteri Eteroceri) cau- sata dalla quasi totale distruzione delle loro piante nutritrici da parte delle Capre che furono introdotte nell’Isola (JEANNEL op. cit.).
» 196, riga 19, dopo Jeannel, sostituire: Lindroth, Paulian, Sharova ecc. » 196, riga 20, invece di: kbri VIII, leggi: libri VII » 197, riga 24, invece di: Les Calosomes., leggi: Les Calosomes.
» 198, riga 7, invece di: Purssécur C. & Bonix G., leggere: PUISSÉGUR C. & Bourx G.
» 198, dopo la riga 25 aggiungere:
SUPPLEMENTO ALLE OPERE CITATE
(63) ANTOINE M. - Coléoptères Carabiques du Maroc. - Mém. Soc. Nat. du Maroc, Nouv. Série Zool. N. 1, 3, 6 (I, II, III), Rabat, 1955, 1957, 1959.
(64) BARTHELEMY DE LA PoMMERAYE L.A. - Revue de Zoologie, 1850 (citato in Jeannel (29) ).
(65) BLUNK H. - Das Geschlechtsleben des Dytiscus marginalis Lin. - I Teil: Die Beettung. - Zeit. Wiss. Zool., CII, 1912, pp. 169-248.
(66) BREUNING S. - Aus der Praxis der Käfersammlers - IV Ratschläge für das Sammeln von Ca- raben. - Colepterologische Rundschau, Band 13, N. 1, Vienna, 1927, pp. 28-31.
(67) BUCCIARELLI I. - Un interessante reperto faunistico nei dintorni di Milano : il Carabus clathratus Antonellii Luigioni. - Boll. Soc. Ent. It., XCI, N. 3-4, 1963, pp. 43-50.
(68) CHAIGNEAU G. - Résultats de piegeage en Corréze. - L’Entomologiste, XVII, 3, 1961.
(69) CRIZANVSCH O.L. - Zuci-Zuzielizi roda Carabus Srieniei Asti. - Isd-VOAN CCCP, M-L. 1953 (in russo).
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(71) DARLINGTON P.J. - Variation and atrophy of flying wings of some Carabid beetles. - Ann. Ent. Soc. America, 29, Brooklin, N.Y., 1936.
78 M. STURANI
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angulata Confalonierii Grid. e formazione dello spermatoforo. - Boll. Ist. Entom. Univ. Bologna, XX, 1954, pp. 377-422.
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(91) — — The Ground-Beetles (Carabidae, excl. Cicindelinae) of Canada and Alaska. - Part. 2, Opuscula Entomologica Suppl. XX, 1961.
(92) NAKANE TAKEHIKO - Studies in Carabidae. - Sci. Rep. Kioto Prfect. Univ. (Nat. Sci. & living..oci.), 3. (2), 10090, |
(93) — — Insecta Japonica Serie 2 part. 3: Coleoptera Carabidae J. - Hokoryukan Publishing Co. Tokio, (in giapponese).
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(97) REITTERHAUS K. - Studien zur Morphologie und Biologie von Phyllopertha horticola L. und Anomala aenea Geer. - Zeit. Morph. Okol. Tiere, vol. VIII, 1927, pp. 271-408.
(98) Suarova 1.C. - Lichinki zhuzhelitz (Carabidae), poleznikn i vreditelnikh v selskom khozyaistve. Uch Zapiski Moskovskovo Cosudarstv. Pedagog. Inst. 124, 1958, pp. 4-165 (in russo).
(99) — — Morpho-ekologicheskie tipt lichinok zhuzhelitz (Carabidae). - Zoologicheskii Zhurnal 39, 1960, pp. 691-708 (in russo).
AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS » 79
(100) SMITH H. - Canad. Journ. Genet. Cytol., 2, 1960, pp. 67-88 (citato in: Puisségur & Bouix (96) ).
(101) STEIN F. - Verglichende Anatomie und Physiologie der Insecten - 1 Monographie : Ueber die Geschlechts-Organe und den Bau des Hinterleibes bei den weiblichen Käfern. - Ber-
lino, 1847.
(102) STURANI M. - Osservazioni biologiche e morfologiche sul Carabus (Hygrocarabus) vario- losus Fabricius. Nota preliminare. Atti V Congr. Naz. Entomol. Milano 1963 (in corso di stampa).
(102b) — — Nuove ricerche biologiche e morfologiche sul Carabus (Hygrocarabus) variolosus Fabricius. - Boll. Zool. agr. e Bachic., s. II, vol. 5, 1963, pp. 45-54.
(103) — — Consigli sulla caccia e sull’allevamento dei Carabi. - L’Informatore del giovane Ento- mologo, N. 22, 1964, N. 23, 1964 (Suppl. al Boll. Soc. Ent. It., vol. XCIV, N. 3-4 e 5-6).
(104) VERHOEFF K.W. - Zur Systematik der Carabus-Larven. - Zeit. wiss. Insektenbiologie, Ba 14, 1007.
(105) WEBER L. - Zur Kenntniss der Carabus-Larven. - Allg. Z. Ent., Bd. 9, 1904.
Pag. 199, riga 9, dopo: copula tra 99), aggiungere: Si da notizia dello spermatoforo di C. Solieri (ancora sconosciuto per il genere Carabus e noto nei Carabidae solamente in Orotrechus
Stephani J. Müll.). » 200, riga 9, invece di: and unusual, leggere: an unusual
» 200, riga 19, dopo: copulation by ?%)., aggiungere: Notice is given on spermatophorus of C. Solieri (formerly unknown in Carabus and known in Carabidae only in Orotrechus
Stephani J. Müll.). » 200, riga 21, invece che: there there, leggere: them there.
Addenda.
Questo lavoro era già impaginato, quando ricevetti le seguenti interessantissime pubblica- zioni:
C. PuissÈècur - Recherches sur la génétique des Carabes (Chrysocarabus et Chaetocarabus) - Vie et Milieu, Suppl. 18, Laboratoire Arago, Banylus-sur-mer, 1964. In quest’opera l’Autore dà i risultati sui rapporti genetici tra otto specie di Carabi (in particolare sui loro ibridi ottenuti spe- rimentalmente) studiate sotto l’aspetto biometrico, citologico e genetico.
H.H. THIELE - Experimentelle Untersuchungen über die Ursachen der Biotopbindung bei Ca- rabiden - Z. Morph. Oekol. Tiere 53, Zool. Inst. Univ. Köln, 1964, pp. 387-452, figg. 19; - Oe- kologische Untersuchungen an bodenbewohnenden Coleopteren einer Heckenlandschaft - Z. Morph. Oekol. Tiere 53, Zool. Inst. Univ. Köln, 1964, pp. 537-586, figg. 24.
Questi due lavori trattano dell’ecologia di alcune specie di Carabidi (tra cui alcuni Carabus) studiate in natura e sperimentalmente. Le accuratissime ricerche di questo Autore sulle preferenze di temperatura, umiditä, luce, ecc. delle specie esaminate sono di estremo interesse.
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ALESSANDRO FOCARILE
ECOLOGIA E GEONEMIA DI PAEDERUS (S. STR.) MELANURUS ARAG.
(Coleoptera Staphylinidae)
(Contributo alla conoscenza faunistica dei fragmiteti italiani)
IL PHRAGMITETUM
Tra le associazioni vegetali litorali d’acqua dolce, il Phragmitetum (avente come specie-guida il Phragmites communis Trin., volgarmente noto come canna o cannuccia di palude) occupa in Val Padana estesi settori nei biotopi palustri lungo 1 fiumi, ed in quelli che circondano - in regolare zonazione tra la terraferma e lo specchio d’acqua - i bacini lacustri o palustri intermorenici (!). Il Phragmi- | tetum che occupa una ampia superficie nei biotopi palustri peri-alveali dei maggiori fiumi padani, ha caratteristiche e popolamento differenti. Per tale motivo non sarà preso in considerazione nel corso della presente nota.
Il particolare sviluppo radicale sub-aereo del Phragmites (genere compreso tra le geofite rizomatose, secondo la nota classificazione del RAUNKIAER, basata sullo sviluppo radicale delle fanerogame), favorisce la formazione di caratteristici monticoli alla base della pianta. Questi ultimi sono costituiti, oltrechè da un am- masso di radicelle che si forma ad ogni internodo, dalle parti morte depositate di anno in anno dalla pianta durante il suo sviluppo. I monticoli così costituiti, fanno generalmente da supporto ad altre fanerogame (Lysimachia vulgaris, Ly- copus europaeus, Carex sp. plur., Filipendula ulmaria, Convolvulus saepium, etc.), e soprattutto a crittogame (Dryopteris thelypteris, tra le felci - Acrocladium cuspi- datum, Campylium stellatum, Mnium sp. plur., tra i muschi).
Una tale biosede è già nota nella letteratura ecologica europea ed americana, ed ha anche un nome ben preciso: Bülten in tedesco, hilloks in inglese, e coteaux in francese. Il suo insediamento d’elezione lo osserviamo in tutti i bacini d’acqua stagnante, con ricco od eccessivo contenuto di materiali organici (eutrofici o distrofici, quindi), e rappresenta una tappa - quasi sempre negativa - nell’evolu- zione e scomparsa della raccolta d’acqua stagnante. Con il termine italiano « mon- ticoli » intendo definire anche le altre biosedi semiacquatiche, che possono essere costituite dalle isolette più o meno ancorate alla riva, e composte di Sphagna, e di Carex. 'Tra questi monticoli si formano talvolta - a seconda delle condizioni di stazione - delle pozzette (Schlenken, in tedesco) che tendono ad essere colmate un po’ per volta in seguito allo sviluppo dei monticoli stessi, il che rappresenta una lenta fase di interramento e prosciugamento del biotopo. La biosede dei
(1) Cfr. l’interessante lavoro di RoLL H. 1942: « Zonation und Sukzession. Zwei Begriffe der Pflanzensoziologie und ihre Zusammenhänge » Biologia Generalis, vol. 16, Hf. 1-3, pp. 12-19, 2 figg., sul concetto di zonazione e successione negli ambienti limnici e reici. Questo lavoro, denso di considerazioni a carattere generale, può essere utilizzato anche per le nostre ricerche, in quanto ci illumina sulle modalità del popolamento faunistico nei vari ambienti (o biosedi) compresi tra la terra ferma e le acque correnti o stagnanti.
PAEDERUS MELANURUS 81
monticoli costituiti da Sphagna e da Carex, è stata recentemente oggetto (POPP 1962) di un approfondito studio in Baviera (Germania meridionale). Lo studio di Popp è particolarmente istruttivo per quanto riguarda l'illustrazione dei dati abiologici (microclima e chimismo), e sarebbe di particolare interesse estendere queste ricerche anche alla biosede costituita dai monticoli del Phragmitetum. Penso difatti che la differente struttura di questi monticoli, e la loro diversa mo- dalità di insediamento e di sviluppo, condizionino un differente microclima e chimismo, con tutte le relative conseguenze sul popolamento animale e vegetale.
COLEOTTEROFAUNA DEL PHRAGMITETUM
Il Phragmitetum, pur nelle sue varie facies (che corrispondono a diverse condizioni macroclimatiche, e di substrato, HÜRLIMAN 1951), alberga una coleot- terofauna omogenea, che talvolta assume tutte le caratteristiche di una associazione faunistica, che è parte della biocenosi. Questa associazione è composta dai seguenti elementi faunistici, come ho potuto rilevare nelle numerose stazioni finora inve- stigate nella Padania (fig. 1), escludendo le specie propriamente acquatiche (pre- senti nelle pozzette), e quelle fitofaghe in senso lato (fillofaghe, pollinivore, etc.):
Carabidae:
Odacantha melanura L.
Demetrias imperialis ruficeps Schaum » monostigma Sam. » atricapillus L.
Staphylinidae: Paederus melanurus Arag. » riparius L.
Cucujidae: Psammoecus bipunctatus F.
Helodidae:
Cyphon pubescens F. » phragmiteticola Ny. (?)
Anthicidae:
Anthicus gracilis Panz. (3)
Orthoperidae: Sericoderus lateralis Gyllh.
Phalacridae: Phalacrus sp. plur.
(2) In Italia è specialmente frequente in ambienti di fragmiteti litoranei costieri, mentre in Val Padana è presente solo nell’anfiteatro morenico del Lago di Garda.
(3) Nei fragmiteti dell’Italia meridionale è sostituito dalla specie vicariante gracilior Méq.
82 A. FOCARILE
À queste specie ne vanno aggiunte altre, che perd non sono esclusive, ed entrano a far parte della faunula solo saltuariamente o temporaneamente:
arab da
Oodes helopioides F. (*) Pterostichus minor Gylih.
Staphylinidae:
Erichsonius cinerascens Gr. Hygronoma dimidiata Gr.
Helodidae: Cyphon padi L.
OT Eee FT ET Corylophus cassidoides Marsh.
Coccinellidae:
Anisosticta 19-punctata L. Coccidula rufa Herbst » scutellata Herbst
La presenza di queste ultime specie si nota soprattutto nelle zone di con- tatto tra il Phragmitetum ed il Magnocaricetum, ed evidenzia una facies alterata, non pura, del Phragmitetum stesso (5).
L’argomento, come si pud immaginare, riveste un particolare interesse, dato che (fra l’altro) ci troviamo in presenza di uno dei rari casi in cui - ad una associazione vegetale - si pud sovrapporre parallelamente una associazione coleot- terologica, con caratteri sufficientemente omogenei e costanti, associazione che con le sue vicarianze in ambienti a caratteristiche climatiche e fisico-chimiche differenti, accentua la propria fedelta al substrato vegetale che ne condiziona la esistenza.
UN ELEMENTO CARATTERISTICO DELLA COLEOTTEROFAUNA DEL PHRAGMITETUM: Paederus melanurus Aragona
Nelle mie ricerche effettuate nei biotopi palustri continentali, e lacustri nella Padania (fig. 1), mi ha sempre colpito la costante presenza e fedeltà (all’am- biente del Phragmitetum) di un tipico rappresentante della coleotterofauna ivi insediata, e precisamente del Paederus melanurus Arag. Si tratta di un vistoso stafilinide che, per la predominante colorazione giallastra dei tegumenti, si distacca a prima vista da tutte le altre specie europee di Paederus.
Nella presente nota mi soffermerò ad illustrare la geonemia e l’ecologia di questo coleottero, quale contributo ad una ricerca sistematica sulla coleotte- rofauna dei fragmiteti italiani, ricerca alla quale mi sono dedicato per diversi anni, e sul cui argomento ho radunato una ricca messe di dati e di materiali.
(4) Nei fragmiteti dell’Italia meridionale ed insulare, così pure in quelli litoranei costieri, a debole salinità, è sostituito dalla specie vicariante gracilis Villa.
x
(5) Unica eccezione è l’Anisosticta 19-punctata, elemento temporaneo nel Phragmitetum, come è stato messo in evidenza da GOIDANICH (1943).
PAEDERUS MELANURUS 83
Paederus (s. str.) melanurus Aragona
Trattandosi di un opuscolo difficilmente reperibile, credo opportuno trascrivere la diagnosi originale: 9. Paederus melanurus, Gene (°) Paed. nitide-flavus, abdominis apice nigro. Long. 0, 006
Caput et thorax laevia, parce vageque puncta, setis raris longiusculis: palporum, mandibu- larum summo apice oculisque nigris: antennis flavis.
Elytra crasse et vage puncta, pilosella.
Abdomen segmentis duobus ultimis nigris, nitidis: pedibus flavis. Species eximia, statura, magnitudine partiumque forma, proportione ac punctura Paederum riparium referens: rarissima. Primum reperit prope Ticinum Regium, in sylvis a Ticino, m. Novembris 1825, inundatis De Brambilla; dein eodem tempore et locis D.r Jos. Gené et ipse. »
Fig. 1 - L’ambiente dei fragmiteti esplorati nell’Italia settentrionale. Da Est ad Ovest: EMILIA, foce del fiume Po di Volano. - VENETO: anfiteatro morenico del Garda (Laghetto del Frassino, Laghetto di Castellaro Lagusello, Stagno Lavagnone, Palude di Soltarino). - LOMBARDIA: torbiere di Iseo, Lago Moro, Lago d’Endine, fiume Adda presso Bocca d’Adda, fiume Po presso Stagno Lombardo, e presso Cava Manara; torbiera del Pian di Cembro (Aprica), Valtellina (S. Pietro Berbenno, Cosio), Palude del Piano di Crezzo, anfiteatro morenico dell'Adda (Lago Sar- tirana, Lago di Annone, Lago di Pusiano, Lago Segrino, Lago d’Alserio, Lago di Montorfano) Lago del Piano presso Porlezza, anfiteatro morenico del Verbano (Laghetto Cicogna presso Arci- sate, Lago di Varese, Lago di Biandronno, Lago di Monate, Lago di Comabbio), Lago di Ganna, fiume Ticino presso Turbigo. - TICINO: Lago di Origlio. - PIEMONTE: Cicognola (Lago Maggiore), torbiera di Bieno, Lago di Mergozzo, lago torbiera a Sud del Lago d’Orta, Lago di Candia (Canavese), Lago Nero presso Ivrea. - TOSCANA: Lago Lungo (Passo del Cerreto).
Dalla descrizione risulta che il |. class. è Pavia, ove la specie è comune nelle medesime condizioni ambientali anche ai nostri giorni.
(6) Nell’opuscolo di ARAGONA, dopo le diagnosi di nuove specie, è spesso indicato il nome di GENE. Può darsi che si trattasse di diagnosi preliminari in litt., alle quali l’ Aragona ha voluto conservare la priorità dell’Autore, in questo caso di GENE. Se la mia supposizione fosse valida, l’A. di P. melanurus dovrebbe essere considerato GENÉ, e non ARAGONA.
84 A. FOCARILE
a) Geonemia.
Dai dati a me noti, P. melanurus è presente solo in Val Padana e nell’Istria settentrionale. Il PORTA (1926 p. 71) lo cita di tutta Italia, riportando l’erronea indicazione del Cat. BERTOLINI (1899 p. 37), nonchè della Sicilia e Sardegna. FauveL (1868-1875) lo notava per primo della Sicilia, senza indicare località precise. Più tardi il Ragusa (1893, Cat. Col. Sic. p. 196) confutava a ragione che: « Fauvel lo cita di Sicilia, io non lo posseggo, nè so chi l’abbia trovato da noi ». Il dato di FAUVEL veniva in seguito ripreso da GANGLBAUER (1895, Käfer Mit- teleur., II, p. 537), riportato nel Catalogo JUNK (1910 p. 208), e per ultimo da ScHEERPELTZ (1957 p. 462). Nessuno di questi AA. indica una sola località pre- cisa, e giustamente il LUIGIONI (1929, p. 207) indica il P. melanurus solo per le regioni del Nord Italia. Nelle collezioni Dodero e Solari, pur così ricche di ma- teriale Sardo, non ho visto esemplari della Sicilia e della Sardegna. Merita in- fine confermare che nelle raccolte effettuate con l’amico Dr. G. Mariani sul li- torale siciliano ed al Lago di Pergusa, non abbiamo mai rinvenuto questa specie.
Da tutte queste considerazioni, risulta probabile il poter escludere il Pae- derus melanurus dalla fauna della Sicilia e della Sardegna, limitando il suo areale attualmente noto alla Val Padana intesa in senso lato, ed all’Istria settentrionale.
In un recente lavoro sugli stafilinidi albanesi, SMETANA (1959) cita il P. ruficeps Baudi dell’ Albania. Bisogna tener presente che con questo nome venne descritta dal Baupı (dintorni di Torino, fiume Po) una forma di melanurus ad elitre azzurrognole, e metatorace ed estremità dei femori neri. Secondo SMETANA, il P. ruficeps Baudi (var., secondo SCHEERPELTZ l.c.) sarebbe una buona specie, e non una semplice aberrazione di colorito. Confesso che questa citazione di P. ruficeps per l’ Albania mi lascia alquanto perplesso, trattandosi del primo ritro- vamento nella penisola Balcanica, ed in una unica stazione (°). Pur considerando che gli ambienti palustri sono stati in generale (fino ad un recente passato) ne- gletti dai ricercatori, soprattutto a causa della malaria, risulta per lo meno strano che a tutt'oggi un così vistoso stafilinide sia sfuggito all’attenzione degli ento- mologi che hanno raccolto nella penisola Balcanica. I 6 esemplari citati da SME- TANA del Lago di Butrinto non potrebbero essere dei P. riparius aberranti, cioè rufini? Per quanto riguarda il ruficeps della Val Padana, nel mio ricco materiale ho isolato gli es. che corrispondono alla descrizione di BAUDI (cioè ad elitre az- zurrognole, metatorace ed estremità dei femori neri), ed ho eseguito un certo numero di preparati microscopici del fallo, e degli ultimi uriti della 9. Effettiva- mente vi sono delle differenze insediate soprattutto nell’estremità dei parafalli, e nelle dimensioni degli urosterniti 9° e 10° della 9. ‘Tuttavia sono ancora incerto sul valore da attribuire a queste differenze di carattere morfologico. Per il mo- mento preferisco considerare il ruficeps Baudi una aberrazione di melanurus, te- nendo presente anche l’attuale mia incertezza sul valore che dà SMETANA ai suoi ruficeps albanesi.
Esemplari attribuibili al ruficeps Baudi sono a me noti delle seguenti lo- calità: Lombardia:
Lago di Sartirana!, Lago di Pusiano!, Lago di Biandronno!, confluenza f. Po-Ticino! (Cava Manara);
(7) Come vedremo più oltre, P. melanurus, pur non essendo propriamente brachittero, ha le ali accorciate ed inette al volo.
PAEDERUS MELANURUS 85
Piemonte:
Lago di Candia!. Non mi sono noti esemplari di Torino, ignoro quindi se in questa località vi sia soltanto il melanurus ab. ruficeps Baudi oppure anche il melanurus f. typ.
Localita a me note di Paederus (s. str.) melanurus Arag.
Venezia Giulia:
Valle del Quieto inferiore! (coll. Mus. Milano) - Trieste! (id.) - Liserta- Monfalcone f. Isonzo! (id.).
Alto Adige:
Bolzano! (coll. Mus. Milano) - Haslach presso Bolzano, Ponte dell’Adige, Lago di Caldaro, Merano (tutte località indicate dal GREDLER, e