SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA MEMORIE SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936 VOLUME. ALII - 1964 gg on ACTA mr genre » TER are I "+ + Qu N ww ÿe fi 4 A ge eo, PN “wlan PA SUV x È i Fre N < DAR, | Gi J UL Ü QO cuuo > x % ar J SOP IRp ADEs 27 Sony, a FRS en a tn be Bee Sede della Societa Genova — Via Brigata Liguria, 9 Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITOR! 1964 MEM DIRWE SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA FA Van WW A ae ce Tr REN SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936 “VOLUME” XLII 271084 Sede della Societa Genova — Via Brigata Liguria, 9 Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI 1964 È ad + Ve de: A. BAGGINI - G. RONCHETTI Istituto di Entomologia Agraria e Istituto di Anatomia Comparata dell’Università di Pavia. RICERCHE SPERIMENTALI SUL COMPORTAMENTO DEGLI ARTROPODI IV. REGISTRAZIONE ATTOGRAFICA CON BLAPS MUCRONATA LATR. IN DISIDRATAZIONE INTRODUZIONE Disponendo di una serie di attografi appositamente studiati e costruiti per ottenere una registrazione grafica qualitativa e una registrazione quantitativa in metri dell’attività deambulatoria di Insetti, abbiamo sottoposto un lotto di Blaps mucronata Latr. (Coleoptera Tenebrionidae) ad una serie di esperimenti in- tesi a rivelare l’influenza di un progressivo stadio di disidratazione sull’attività deambulatoria di questa specie. Partendo dalla conoscenza del fenomeno biolo- gico secondo il quale, in genere, condizioni sfavorevoli determinano il massimo di attività cinetica, mentre condizioni ottimali coincidono col minimo di attività, abbiamo sottoposto due lotti di animali alla duplice registrazione di ‘attività, in condizioni generali uguali tranne che per il fattore umidità ambientale, che venne condizionato, per il lotto di animali sotto esperimento, con i mezzi che più oltre | descriveremo. | Le ricerche sull’attività motoria degli Insetti si sono svolte finora con me- todiche diverse secondo gli Autori e spesso i dati sono stati raccolti con l’osser- vazione soggettiva. Ciò implica naturalmente un notevole margine di errore, mentre la raccolta dei dati registrati mediante apparecchi meccanici comporta una sensibile riduzione dei limiti di errore. Una rassegna della metodica atto- grafica in campo entomologico è già stata pubblicata da Pavan (9-10), corredata dalla descrizione degli attografi da noi impiegati per queste ricerche. Una caratteristica importante dell’apparecchiatura di cui disponiamo è quella di fornire sia la registrazione grafica delle fasi di attività, sia la registrazione quantitativa dell’attività deambulatoria espressa in metri percorsi dall’Insetto in tempi determinati. Con questa apparecchiatura (fig. 1) sono già state condotte sperimentazioni sul comportamento deambulatorio di B/aps mucronata Latr. sottoposta a depressione (11). Con la nota che pubblichiamo si vuole dare un altro contributo alla cono- scenza delle reazioni deambulatorie di questo Insetto sottoposto a nuove diffe- renti condizioni sperimentali. La ricerca è stata condotta contemporaneamente su 8 individui, di cui 4 come controllo in condizioni normali, e 4 sotto condizioni sperimentali. Il fatto di poter condurre le sperimentazioni contemporaneamente su due gruppi di animali in condizioni generali uguali, consente di giungere ra- pidamente a valori statistici e permette di eliminare la notevole causa di errore che si avrebbe da singoli esperimenti condotti in tempi successivi e in condizioni non completamente controllabili, quali possono essere, ad esempio, quelle in- G. RONCHETTI A. BAGGINI (ES61 “xy 1yjoyouoy ‘]T rulIdafpg BUIOD “J URAL ep) *Oje13 -OWUIU9 [Ep 9SUOIZEJOI UT OINQUIe} ns EIIWUFEWOINS[ euuad eun ep sJuswesgeig ‘a10}¥JUOD UN ep 9JUQUIBITISWI -NU 1Ne1JSI3II OUOS 9U9 19113399 Ispndum sep e90A0Id ‘0339sU] J{®p Suorzenqwesp Ip IAIJBJU9} Tep e.Iowe) IUSO pe essaIdw SUOIZEJOI UT ‘O[OIJUO9 IP 1}J9SUT I[S Jod IUWIIOU Iequarquue TUOIZIPUO9 UT OUOS g ‘IeJUaturIodS TUOIZTPUO9 UI 1399SU] IS J0d voreumoud enus] è 0199A IP euedure) 03308 ouos g ‘osso[duroo [op TYuEIOoNI stow QI 29 "BIAGG Ip BUISIOAIUL [PP vlIvIsy eı3ojowoJug IP ons [Jap syULJONI eI9weI è Yeıdoyye [sap Ossa]dwo) - I ‘SIA ATTOGRAFIA CON BLAPS IN DISIDRATAZIONE 7 trinseche degli animali in esperimento o quelle dovute a vari fattori ambientali difficilmente controllabili. | | Metodica: Rinviamo alle già citate pubblicazioni per la descrizione dettagliata dei nostri attografi. Ricordiamo qui i punti descrittivi essenziali. Ogni singolo attografo è costituito da una camera cilindrica che può ruotare su un asse orizzontale e nella quale è introdotto l’Insetto che col proprio movimento deam- bulatorio, provocandone la rotazione, determina impulsi elettrici i quali vengono registrati numericamente da contatori e graficamente sulla carta di un chimografo mediante penne elettromagnetiche (fig. 2). Nel chimografo è incorporato un oro- logio di Jacquet con segnalatore di Deprez elettrico, con scrittura ad inchiostro e contatti regolabili su tempi voluti. I quattro attografi che servono per gli Insetti in edad OE gp PO spp DE rc RP pute OL ARI DR Le BEAR IR ST RB ANATRA TUTA AAT 7 Fig. 2 - A titolo d’esempio di registrazione attografica, si riportano da Pavan M., Corna Pellegrini L. e Ronchetti G., 1953, gli attogrammi di 8 individui di Blaps mucronata Latr., 4 in condizioni normali (righe da 1 a 4), 4 in condizioni sperimentali sotto depressione (righe da 5 a8). È chiaramente visibile la forte eccitazione deambulatoria dei 4 individui in condizioni di depres- sione. condizioni normali sono alloggiati sotto campana di vetro; i 4 attografi in condi- zioni sperimentali sono alloggiati entro una campana di vetro a tenuta pneuma- tica, nella quale si possono controllare le condizioni ambientali variando singoli fattori o gruppi di fattori. Nel caso specifico della sperimentazione di cui ora riferiamo, le condizioni ambientali generali sono quelle di una stanza con pareti chiare, durante il giorno illuminata con luce normale diffusa, buia nella notte, assai mediocremente ri- scaldata nella stagione invernale con discesa della temperatura nella notte fino a +8°C e con temperatura diurna non superiore a +16°C. Queste condizioni erano uguali per tutti gli 8 apparecchi. La campana pneumatica con i 4 attografi ha un volume di 30 litri. La re- golazione dell’umidità nella campana è ottenuta sottoponendo agli attografi una bacinella di vetro, contenente 500 grammi di CaCl, granulare; nell’interno, all’altezza degli attografi, vi è un igrometro a capello. Per ottenere l’omogeneizza- zione dell’atmosfera, al centro della campana, nell’interno, sopra il gruppo degli attografi è sospeso un minuscolo ventilatore elettrico comandato dall’esterno e fatto funzionare ad intervalli durante la giornata. Dal foro centrale della campana, mediante tappo di gomma forato, è introdotto un termometro; un altro tubo applicato al tappo consente il parziale ricambio dell’aria nella campana varie volte 8 Ass BAGGINI --€.::RONCHETTI ogni giorno. Le camere ruotanti hanno le due pareti circolari opposte opportu- namente forate onde consentire il ricambio dell’aria nell’ambiente in cui è con- tenuto |’ Insetto. Nonostante la preventiva essiccazione degli apparecchi e della campana pneumatica, durante la fase di allestimento dell’esperimento si aveva una rei- dratazione del complesso; perciò all’inizio dell'esperimento l’umidità relativa nella campana pneumatica era assai prossima all’u.r. ambientale; essa diminuiva però rapidamente nelle prime ore di sperimentazione per effetto del disidratante, per arrivare ad una u.r. del 4% in due giorni nel primo esperimento e in 4 giorni nel secondo esperimento. Indi l’u.r. discese a 0-2% e vi si mantenne per tutta la du- rata degli esperimenti, nonostante il ricambio giornaliero dell’aria nelle campane. Gli Insetti destinati alla sperimentazione con gli 8 attografi, alcuni giorni prima della sperimentazione, venivano isolati dall’allevamento comune in due gruppi separati per sesso. Prima dell’esperimento venivano pesati individualmente e suddivisi in due gruppi omogenei per vivacità di comportamento e per peso. Il gruppo più omogeneo veniva impiegato per la sperimentazione. Nella fase pre- paratoria gli Insetti erano tenuti tutti in eguali condizioni di ambiente e di ali- mentazione. Dall’inizio alla fine dell'esperimento venivano tenuti senza ulteriore alimentazione, costantemente rinchiusi nelle camere ruotanti. Per due ore ogni giorno, e talora durante la notte, si eseguivano registra- zioni quantitative e qualitative dell’attività, avendo cura di compiere la registra- zione nello stesso periodo della giornata e precisamente nelle ore attorno al mez- zogiorno (11-12 e 14,30-15,30) in condizioni di luce diffusa naturale. Essendo noti i costumi scotofili di Blaps mucronata Latr. e la conseguente eccitabilità deambulatoria qualora venga stimolata da un’intensità luminosa su- periore al normale (fototropismo negativo), abbiamo completato la ricerca re- gistrando ogni giorno dopo il comportamento normale anche il comportamento sotto il particolare influsso luminoso, ottenuto con l’accensione di una lampada ad incandescenza da 400 Watt, uniformemente distanziata da tutti gli 8 appa- recchi. Le registrazioni grafiche raccolte in questi esperimenti servirono per la ricerca di eventuali fasi di attività, ma in tutta la sperimentazione non si ebbero a questo proposito fatti degni di nota. I dati numerici dei singoli contatori ser- virono per calcolare con esattezza i percorsi compiuti dall’animale durante il pe- riodo della registrazione grafica. L'esperimento è stato ripetuto due volte; la prima volta dal 18/1 al 14/2 per 28 giorni, la seconda dal 15/2 all’8/3 per 23 giorni. Nel complesso dei due esperimenti abbiamo fatto 106 registrazioni grafiche e altrettanti rilevamenti quan- titativi fondamentali, oltre decine di registrazioni di controllo diurne e notturne in orari diversi da quelli fissati per la sperimentazione regolare. Con i dati quantitativi dell’attività dei singoli individui sono state calcolate le somme dell’attività per il gruppo dei 4 Insetti di controllo e per il gruppo degli Insetti in disidratazione, e per ogni gruppo in condizioni di luce diffusa normale e in condizioni di illuminazione artificiale. Le curve così ottenute sono riunite nei grafici (fig. 3-6). I dati delle curve sono limitati a 23 e a 21 giorni perchè a questo punto della sperimentazione, uno degli Insetti in disidratazione è morto. ATTOGRAFIA CON BLAPS IN DISIDRATAZIONE 9 RISULTATI DELLA SPERIMENTAZIONE. Nel complesso i dati che abbiamo raccolto hanno rivelato una soddisfacente uniformità di reazione, sia nci singoli individui, sia nei due gruppi di Insetti in disidratazione e di controllo, nei due differenti esperimenti. Abbiamo tuttavia notato che talora e senza una causa per noi rilevabile, singoli individui in agitazione entrarono improvvisamente in fase di tranquillità, e ciò sia nel gruppo dei controlli sia fra gli Insetti in disidratazione. Questo fatto dc cn Cr e 7e MINS u ig 60 65 64 Ta ——— IN DISIDRATAZIONE AMBIENTE NORMALE | gii I ATTIVITA 10 GIORNI Fig. 3 - Attografia quantitativa di Blaps mucronata Latr. in disidratazione. I esperimento. —— Somma dei metri percorsi durante 30° dai 4 individui normali con luce diffusa. —-- Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui in disidratazione con luce diffusa. Nel periodo dei giorni 15-19, constatando la progressiva regolare diminuzione di attività degli Insetti in disidratazione e la regolarità delle attività di quelli di controllo, gli Insetti non sono stati sottoposti al disturbo delle manovre di registrazione, che sono state riprese per documentare la fase finale dell’esperimento. può causare sensibili errori di valutazione nel caso di sperimentazione con sin- goli individui, ma non alterò invece l'andamento generale delle nostre registra- zioni in quanto abbiamo basato l’elaborazione dei dati sull’attività di gruppi di individui: in tale modo le anomalie individuali non risultarono sufficienti ad im- primere una variazione significativa alla attività complessiva del gruppo. In relazione ai fini specifici della nostra ricerca osserveremo che il compor- tamento generale fra gli Insetti di controllo e in disidratazione si differenzia sen- sibilmente solo dopo i primi giorni di sperimentazione: si osserva infatti che ta- lora nella prima o anche nella seconda giornata di registrazione essi mostrano una certa eccitazione seguita da una rapida fase di caduta d’attività che dura da 24 a 72 ore. Nella fase di caduta di attività gli Insetti in disidratazione rivelano 10 A. BAGGINI - G. RONCHETTI una media di attività superiore a quella degli Insetti di controllo. Dopo il 3° o 4° giorno, sia a luce diffusa che a luce artificiale, l’attività dei controlli o si man- tiene a livelli medi, oppure subisce un certo aumento fino all’8°-9° giorno; nei giorni successivi rimane invariata oppure si abbassa di poco, mentre general- mente negli ultimi giorni rivela piuttosto la tendenza a salire nuovamente. L’at- % DOSE TOME" LUE Sto, LEO et ba Spr IO RL U. r “n 60 65 64 72 120 ——— IN DISIDRATAZIONE AMBIENTE NORMALE ATTIVITÀ „, oO oO 10 GIORNI Fig. 4 - Attografia quantitativa di Blaps mucronata Latr. in disidratazione. I esperimento. —— Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui normali con luce a 400 Watt. ——- Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui in disidratazione con luce a 400 Watt. Nel periodo dei giorni 15-19, constatando la progressiva regolare diminuzione di attività degli Insetti in disidratazione e la regolarità delle attività di quelli di controllo, gli Insetti non sono stati sottoposti al disturbo delle manovre di registrazione, che sono state riprese per documentare la fase finale dell’esperimento. tività degli animali in disidratazione, dopo la diminuzione dei primi giorni du- rante i quali si raggiunge il 5-0% di u. r., sale a livelli molto alti in generale per una decina di giorni (durante i quali Pur. si mantiene su 0- 2%) per poi su- bire un abbassamento assai rapido. A partire dal 120-130 giorno si riduce pro- gressivamente fino a giungere, intorno al 189-20° giorno, a livello dell’attività dei controlli. Nei due giorni successivi si abbassa ulteriormente; in questo pe- riodo gli Insetti sono però ridotti all'esaurimento e avvengono i primi decessi. ATTOGRAFIA CON BLAPS IN DISIDRATAZIONE 11 Quelli che sopravvivono ancora dopo il 21° giorno hanno un’attivita ridottissima, quasi nulla, anche sotto lo stimolo eccitatorio della luce artificiale di fronte al quale si vede che hanno perduto ogni possibilità di risposta. In linea generale possiamo dunque rilevare che il comportamento degli Insetti di controllo si mantiene in limiti normali durante tutto l'esperimento, mentre quelli in disidratazione manifestano tre fasi ben individuabili e cioè: I@ fase, durante la quale l'eccitazione iniziale conseguente alle manovre per l’1- % RR TRO DIA IE REA TIENE ERO REI aoe Fe TA iii EEE | Le LT ee TE EEE NEE EFF lt Dr Du Je ls ST nl Us r. 57 57 60 57 57 58 58 59 68 68 63 63 68 65 71 83 82 82 = ZA PT? ——— IN DISIDRATAZIONE 80 AMBIENTE NORMALE 60 40 20 ‘<< Hr > m — < 0 5 10 15 20 GIORNI Fig. 5 - Attografia quantitativa di Blaps mucronata Latr. in disidratazione. II esperimento. —— Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui normali con luce diffusa. -—-- Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui in disidratazione e con luce diffusa. nizio dell'esperimento, gradualmente si placa in quanto l’Insetto viene a trovarsi in condizioni ambientali bene accette che corrispondono ad una generale ten- denza di Blaps mucronata Latr. verso ambienti piuttosto asciutti. Subentra poi la II® fase in cui l’animale risente dell’eccessiva disidratazione e manifesta l’in- sofferenza con una reazione di fuga che comporta l’aumento di deambulazione. Infine si nota una III? fase di progressivo esaurimento con regolare diminuzione dell’attività fino alla morte. DISCUSSIONE È noto che l’adulto di Blaps mucronata Latr. è scotofilo, con un ritmo di attività notturna che nei nostri climi è limitata alla stagione primavera-estate- autunno; trascorre generalmente l’inverno rintanato in cantine, ripostigli, luoghi tranquilli e riparati dalle intemperie. L’adulto può vivere oltre un anno in alle- vamento. | 12 A. BAGGINI - G. RONCHETTI Le condizioni in cui si sono svolti i nostri due gruppi di esperimenti hanno comportato un periodo di digiuno rispettivamente di 28 e 23 giorni, ma questa condizione non intacca sensibilmente la vitalità dell’animale; infatti nessuno degli animali del gruppo di controllo è deceduto durante l'esperimento. Possiamo an- che aggiungere che per controllarne la vitalità, in periodo invernale un lotto ini- ziale di 350 individui è stato tenuto a digiuno, riscontrando dopo 104 giorni CARRA NONE a cp es 2 JUS 2 ie ne Het EL er MISI A VAR POS AS Wed a ARNDT RR ae U r Sa 60-57 57.58 58 59 68 68 63 63 68 65 Oa, 82,92 1207 En À \ a \ ——— IN DISIDRATAZIONE AMBIENTE NORMALE / art H ATTIVITA 10 15 20 GIORNI Fig. 6 - Attografia quantitativa di Blaps mucronata Latr. in disidratazione. II esperimento. Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui normali con luce a 400 Watt. --- Somma dei metri percorsi (30°) dai 4 individui in disidratazione e con luce a 400 Watt. una mortalità del 58,8% e nei 146 individui superstiti una perdita media di peso del 28,17%, essendo passati dal peso medio iniziale di g 0,543 al peso medio fi- nale di g 0,390. Altri esperimenti hanno messo in evidenza la grande resistenza dell’Insetto sottoposto ad amputazioni anche gravi. Infatti ad esempio si sono tenuti in vita per 70 giorni individui decapitati dopo legatura del collo. Ricordiamo anche che abbiamo visto una notevole resistenza al DDT in Blaps mucronata Latr. paral- lelamente a quanto è stato osservato da Ghidini (1) per la congenere Blaps gibba Cast. ATTOGRAFIA CON BLAPS IN DISIDRATAZIONE 18 Il comportamento di Blaps mucronata Latr. rivela un notevole grado di resi- stenza di fronte al variare di diversi fattori climatici, come ad esempio abbiamo potuto riscontrare anche in esperimenti attografici con la depressione (11). Tut- tavia questa relativa resistenza della specie non impedisce l’esplicarsi di certe manifestazioni preferenziali per determinate condizioni ambientali come abbiamo visto nei nostri esperimenti. Nel complesso abbiamo in Blaps mucronata Latr. una specie che si presta, per la sua mole e per la sua vitalita, a numerosi tipi di espe- rimenti con gli attografi (1). La igroreazione di Blaps mucronata Latr. è stata da Ronchetti (12) e da Ronchetti-Barbetta (13) indagata a mezzo di igrocamere con le quali il comporta- mento in presenza della possibilità di scelta entro un gradiente da 20 a 90°/, u.r. e in assenza di rifornimenti alimentari ha rivelato una prima fase di netta pre- ferenza per la parte più asciutta nei primi 2-3 giorni, seguita da una seconda fase con graduale migrazione verso l’umido per un periodo di 3-5 giorni e successi- vamente da una terza fase di trasferimento definitivo verso la parte più umida della igrocamera. Questo comportamento in tre fzsi, ricorda il comportamento osservato negli esperimenti attografici con la stessa specie sottoposta a disidratazione: infatti alla prima fase di tendenza verso l’asciutto relle igrocamere, corrisponderebbe la fase di diminuzione di attività che si riscontra negli Insetti posti negli attografi, in quanto l’eccitazione iniziale conseguente al trasferimento nelle camere ruotanti viene a smorzarsi trovandosi l’animale in condizioni igriche accette. Dopo circa 48 ore per gli Insetti nelle igrocamere subentra la seconda fase con ricerca di umi- dità più elevata, esigenza che non potendo essere soddisfatta negli individui in dis:dratazione negli attografi, si traduce in aumento di attività come indice di reazione a condizioni ambientali non più accette. Questa seconda fase di aumento di attività, che denota insofferenza, si prolunga per un periodo di 9-10 giorni. Successivamente, nella terza fase, gli Insetti nelle igrocamere trovano il loro « optimum » nella zona ad umidità elevata e vi soggiornano, mentre gli In- setti in disidratazione negli attografi, dopo aver raggiunto il più elevato indice di attività locomotoria e non avendo trovato soddisfazione alle loro esigenze eco- logiche, come conseguenza della grande attività svolta, progressivamente esau- riscono la vitalità. L’indice di reazione deambulatoria quindi gradualmente de- cresce, fino alla comparsa dei primi casi di morte verso il 210-230 giorno dello esperimento. L’esistenza di tre fasi nella igrorcazione è nota per varie specie di Insetti nei quali è stata riscontrata generalmente a mezzo di igrocamere; ricordiamo ad esempio i Coleotteri Morimus asper Sulz. (8); Blaps mucronata Latr. 99 e 33 (12, 13) e Scarabaeus affinis Brullé (12), l’Ortottero Locusta migratoria migrato- rioides R. e F. (Uvarov, citato da Leclercq, 3 ). La successione delle tre fasi, con tendenza inizialmente ad ambiente piuttosto asciutto, successivamente ad umidità medie ed infine verso l’ambiente più umido, osservabile sperimentalmente con le igrocamere, corrisponde alla progressiva perdita di acqua per traspirazione e per defecazione da parte di Insetti cui venga inibito il normale rifornimento di acqua mediante l'assunzione diretta e attraverso i cibi e che devono sopperire alla deficienza con la degradazione di parte dei grassi di riserva e riducendo le perdite. (1) L’interesse dello studio dei Coleotteri Tenebrionidi, in genere e specialmente degli ex- rofili, di fronte all’umidità considerata come fattore ecologico, è stata messa in evidenza ad esempio anche da Marcuzzi (4-6). | 14 A. BAGGINI - G. RONCHETTI Il trasferimento, osservabile con le igrocamere, nell’ambiente prossimo alla saturazione è utile in quanto abbassa la tensione di vapore e quindi riduce la tra- spirazione. Nel contempo, in certi casi, potrebbe anche permettere un certo grado di fissazione nei tessuti organici del vapore acqueo atmosferico, come hanno di- mostrato gli esperimenti di Govaerts e Leclercq (2) con Insetti tenuti a digiuno in ambiente in cui il vapore d’acqua conteneva una certa percentuale di acqua pesante. Invece negli Insetti in disidratazione negli attografi, dopo la prima fase essendo impossibile raggiungere le condizioni che soddisfano le loro esi- genze, si ha la progressiva eccitazione e la successiva caduta di attivita per esau- rımento. In linea generale i dati raccolti in questi nostri esperimenti confermerebbero il fatto giä noto che in genere a condizioni ottimali corrisponderebbe il minimo di attività e che questa aumenterebbe con l’affermarsi di condizioni sfavorevoli alla vita dell’animale, per portare poi ad una caduta di attività qualora tali con- dizioni sfavorevoli persistano oltre un certo limite. Senza voler dare a questa con- statazione un valore troppo esteso, non si deve però sottovalutare il fatto che lo studio del comportamento degli Artropodi ha fornito ripetutamente la dimostra- zione che tale meccanismo si verifica in natura e sperimentalmente ed ha un indubbio significato ecologico. Ci pare anche opportuno mettere in evidenza il particolare significato della doppia sperimentazione con le igrocamere e con gli attografi, in quanto le due differenti metodiche servono di controllo e di integrazione l’una all’altra e con- sentono di scendere più a fondo nella valutazione etologica degli animali in espe- rimento. Nel caso da noi studiato l’evidente parallelismo rilevato con le igroca- mere e con la registrazione attografica ci permette di interpretare e valutare con una certa tranquillità sia le fasi sia il complesso del comportamento e nello stesso tempo avvalora la metodica da noi seguita. Conoscendo la complessità del comportamento degli Artropodi e delle con- dizioni che lo regolano, riteniamo che i dati di cui si dispone non consentano di scendere ad interpretazioni più dettagliate. Per ora ci pare opportuno effettuare altre ricerche sull’influenza dei singoli fattori associati, impiegando anche altri dispositivi oltre alle igrocamere ed agli attografi che abbiamo già usato, studiati e realizzati in funzione di più ampie applicazioni allo studio dei fattori ecologici. BIBLIOGRAFIA 1. GHIDINI G.M., 1949 - Eccezionale comportamento di Blaps gibba Cast. verso alcuni contat- ticidi. (Coleopt. Tenebrionidae). Boll. Soc. Ent. It., 79 (3-4): 28-32. 2. GOVAERTS J., LECLERCQ J., 1946 - Water exchange between Insects and air moisture. Nature, 157. 1483: 3. LECLERCQ J., 1947 - Mise en évidence de réactions au gradient d’humidité chez plusieurs Insectes. Arch. Internat. Physiol., 55 (2): 93-116. 4. Marcuzzi G., 1952 - Esperienze preliminari sull’igropreferenza nei Coleotteri T'enebrionidi. Boll. Zool., 19: 129-144. 5. Marcuzzi G., 1960 - Il bilancio idrico nei Coleotteri Tenebrionidi. Arch. Zool. It., 45: 281-324. 6. Marcuzzi G., 1960 - Rapporti tra equilibrio idrico e ambiente nei Coleotteri Tenebrionidi. Arch, Zool, It, 45: 325-342. 7. PAVAN M., 1949 - Ricerche sperimentali sul comportamento degli Artropodi. I. Apparec- chio per lo studio delle tassie. Boll. Soc. Ent. It., 80 (3-4): 27-32. ATTOGRAFIA CON BLAPS IN DISIDRATAZIONE 15 8. Pavan M., 1950 - Ricerche sperimentali sul comportamento degli Artropodi. II. Sulla ı- groreazione di Insetti. Boll. Zool. Agr. Bachicol., 17 (1): 1-22. 9. Pavan M., 1952 - Ricerche sperimentali sul comportamento degli Artropodi. III. Appa- recchio per lo studio del comportamento cinetico. Boll. Zool. Agr. Bachicol., 17 (3): 1-20. 10. Pavan M., 1952 - Attografo multiplo per lo studio del comportamento cinetico di Artro- podi. Trans. IX Int. Congr. Entom., Amsterdam, I: 315-320. 11. PAVAN M., Corna PELLEGRINI L., RONCHETTI G., 1953 - Ricerche sperimentali sul compor- tamento degli Artropodi. V. Attografia con Blaps mucronata Latr. sottoposta a depressione. Arch. Zool. It., 38: 185-194. 12. RONCHETTI G., 1953 - Ricerche sperimentali sulla igroreazione di Artropodi. Primo contri- buto alla conoscenza della igroreazione di Insetti. Boll. Soc. Ent. It., 83 (9-10): 114-125. 13. RoncHETTI G., BARBETTA F., 1953 - Ricerche sperimentali sul comportamento di Artropodi. Secondo contributo alla conoscenza della igroreazione di Insetti. Arch. Zool. It., 38: 341-360. RIASSUNTO Gli Autori hanno studiato l’attività deambulatoria del Coleottero Blaps mucronata Latr. sottoposto alla disidratazione. Gli esperimenti sono stati eseguiti con gli attografi a camera ruotante, con registrazione gra- fica delle fasi di attività e registrazione dei metri percorsi da ogni individuo in sperimentazione. In generale il comportamento degli Insetti di controllo è stato normale. Gli Insetti sottoposti alla disidratazione in ambiente con umidità relativa di 0-2% presentano 3 fasi ben nette: I fase nella quale l’eccitazione iniziale, dovuta alle manovre per l’inizio della sperimentazione, diminuisce gradualmente poichè |’ Insetto si trova in condizioni ambientali gradite; II fase nella quale 1° In- setto risente dell’eccessiva disidratazione e manifesta l’intolleranza con una reazione di fuga che provoca aumento di deambulazione; III fase caratterizzata da un progressivo rapido esaurimento dell’attività fino alla morte degli Insetti in disidratazione. RESUME Les Auteurs ont étudié l’activité déambulatoire du Coléoptère Blaps mucronata Latr. soumis à la dessiccation. Lex expériences ont été faites avec des actographes à chambre roulante avec enregistrement graphique des phases d’activité et enregistrement des métres parcourus par chaque individu sous experience. En général le comportement des Insectes témoins a été normal pendant l’expérience. Les Insectes soumis à la dessiccation dans un milieu où l’humidité relative était de 0-2%, presentent 3 phases bien nettes: Ire phase pendant laquelle l’excitation initiale, due aux maneuvres pour le commencement de l’expérience, s’apaise graduellement car l’Insecte se trouve dans des condi- tions de milieu bien agréables; IIème phase pendant laquelle I’Insecte se ressent de |’ excessive dessiccation et manifeste son intolérance par une réaction de fuite qui donne lieu à une augmen- tation de déambulation; IIIème phase caractérisée par un épuissement progressif et rapide de l’activité jasqu’à la mort de l’Insecte en dessiccation. SUMMARY Ambulatory activity of the beetle Blaps mucronata Latr., subjected to evaporation in a dry environment, has been studied. Experiments have been carried out by actographs with rolling-chambers, graphical recording of activity phases and numerical recording of distance in meters run by each beetle under investi- gation. While the behaviour of the control beetles may be considered within normal limits, that of beetles exposed to a dry atmosphere (relative humidity ranging from o to 2%) shows three quite distinguisable phases: (I) a first phase during which the excitement due to handling gradually decreases as the beetles are in favourable conditions; (II) a second phase during which the beetles suffer some damage due to the dry environment and reacy by tryng to escape, an increase of activity is recorded; (III) a third phase during which occurs a rapid exhaustion of activity and the beetles die. 16 LUCIANO STORACE ANCORA SUL PAPILIO DEMODOCUS ESPER 1798 ton (= DEMOLEUS L. 1764) (Lepidoptera, Pabilionidae) Continuo, con il presente lavoro, la serie delle note su questa farfalla diurna africana, nell’attesa di portare a compimento un ampio studio monografico sullo intero «gruppo » di Papilio demoleus L. 1758 (= erithonius Cr. 1782), dalla di- stribuzione afro-asiatica, al quale sto lavorando da oltre venti anni. Ringrazio della collaborazione i Sigg. J. BOURGOGNE del Muséum National d'Histoire Naturelle di Parigi, R.H. Carcasson del Coryndon Museum di Nai- robi, A.G. GABRIEL di Londra, Dr. H. HANNEMANN del Museo di Berlino, P. Matzy dell’Institut de Recherches Scientifiques à Madagascar di Tananarive, E. Pınuery del National Museum of Southern Rhodesia di Bulawayo, F.H. RINDGE dell’ American Museum of Natural History di New York, E. TAYLOR (con il Prof. G.C. VarLey) dell’Oxford University Museum, Hope Depart- ment of Entomology, G.E. Tire del Museo di Tring, il Dr. G. van Son del Transvaal Museum di Pretoria, infine, R. Viru di Tananarive (Madagascar), qui elencati in ordine alfabetico. L’entita specifica demodocus venne descritta da Esper nel 1798 (*); essa è largamente diffusa nella regione faunistica a nome etiopica, cioè su quasi tutta l'Africa, a Sud del Sahara, anche nelle isole (comprese, fra queste ultime, al- cune di quelle appartenenti alla subregione malgascia), nonchè nel S.W. della penisola arabica che, dal lato faunistico, presenta affinità africane (?). Nella parte sud-orientale di detta penisola, dintorni di Mascate, ad es., l’entità africana è sostituita dalla congenere, asiatica, demoleus L. 1758 (= eri- thonius Cr. 1782), diffusa su gran parte dell'Asia tropicale, subtropicale e della Australasia (8). | Una vera sottospecie di demodocus abita l’isola Socotra nel Golfo di Aden: bennetti Dixey 1898 (*), mentre forme affini esistono al Madagascar, unitamente alla demodocus, giuntavi forse in epoca relativamente recente, perchè importa- tavi dall'uomo: 3 | | erithonioides Grose-Smith 1891 (5), grosesmithi Rothschild 1926 (5), morondavana Grose-Smith 1891 (7). (1) Cfr. in: Ausl. Schmett., p. 205, n. 93, tav. si, fig. 1: Cina e Bengala (patria falsa). (2) Zona di Aden, secondo il Dixey. Cfr. in: Proc. Zool. Soc., 1898, p. 382. (3) Cfr. CHR. AURIVILLIUS, in SEITZ, Macrolép. d. Globe, XIII, p. 20. (a) Cir Le a nota 2). 487. (5) Cfr. in: Ann. Mag. Nat. Hist., 1891, (6), 7, p. 122. (6) Cfr. in: Ann. Mag. Nat. Hist., 1926, (9), 17, p. 113. (7) Cfr. in: Ann. Mag. Nat. Hist., 1891, (6), 8, p. 78. PAPILIO DEMODOCUS 17 Di queste tre entità malgasce, erithonioides è la più diffusa nell’isola e neppure eccessivamente rara, benchè legata, apparentemente, al biotopo naturale: foresta primeva e terreni secchi (contrariamente a demodocus che vi sembra le- gato al biotopo artificiale, per vivere in vicinanza dell’uomo od in terreni modi- ficati dall'uomo); grosesmithi e morondavana, invece, appaiono molto scarse od almeno estremamente localizzate. Soltanto nel 1926 il ROTHSCHILD descriveva Papilio grosesmithi, entità di indubbio stato specifico, ma confusa, per ben 35 anni, dal GROSE-SMITH in a- vanti, con erithonioides. La specie demodocus venne a lungo conosciuta con il nome di Papilio de- moleus L. 1764 (8), omonimo primario di Papilio Eques Achivus demoleus L. 1758 (°), dato da LINNEO medesimo, con pieno valore, all'entità asiatica succi- tata (10), allora nota come Papilio erithonius Cr. 1782 (1). Ancora nel 1926 il ROTHSCHILD, già convinto assertore della necessità di mettere un po’ d’ordine nella nomenclatura delle due specie (!?), citava sì l’en- tità africana come demodocus, ma segnalava quella asiatica con il nome di erttho- mus (1°). Per concludere, nel 1930 il Bryk (!*) riferì demodocus a Papilio demoleus, come varietà di quest’ultima specie, essendogli probabilmente sfuggite, oltre alle differenze macroscopiche soprattutto evidenti sul disotto delle ali, quelle dello apparato copulatore maschile. Le forme individuali di demodocus sono, salvo eccezioni, insignificanti; ne do qui di seguito l’elenco, completo per quanto possibile: adla Berio juncta Dufrane albicans Suffert karema Strand atromaculata Strce latevittata Strce* aurantiaca Dufrane longsdoni Krüger bennettoides Strce mathieui Dufrane cariei Le Cerf* conflua Strand confluens Strce continua Strce deminuta Strce minor Dufrane nubila Capronnier oblongula Berio ochrea Dufrane docusdemo Suffert* overlaeti Berger* duboisi Dufrane pseudopraeses Strce dufranei Berger semijuncta Dufrane epunctatus Le Cerf* tessmanm Schultze* flavocincta Strce vreuricki Dufrane houzeaui Dufrane vigintt Berio. (8) Cfr. in: Mus. Lud. Ulricae, p. 214: Caput b. Spei. (9) Cfr. in: Syst. Nat., ed. X, p. 464, n. 35. (10) Cfr. CHR. AURIVILLIUS, « Recensio Critica Lepidopterorum Musei Ludovicae Ulri- cae, quae descripsit Carolus a Linné », in: Kongl. Sv. Vet. Akad. Handl., 1881, XIX, 5, pp. 1-188 (ved. a pag. 34). Cfr. altresì W. ROTHSCHILD, « A Revision of the Papilios of the eastern hemisphere, exclusive of Africa», in: Novit. Zool., 1895, II, pp. 167-463 (ved. a pag. 280). (11) Cfr. in: Pap. exot., III, p. 67, t. 232, fig. A, B (Cina, Coromandel). (12) Cfr. W. ROTHSCHILD, l.c. a nota 10. (13) Cfr. Lc. a nota 6. (14) Cfr. in: Lep. Cat., pars 37, p. 150 (Papilionidae). 18 L. STORACE Ho segnato con un asterisco * le forme più notevoli, da considerare alla stregua di vere e proprie aberrazioni. Superfluo aggiungere che variazioni analoghe a quelle sopra elencate sono state o potranno essere segnalate nelle entità affini anzidette. Nel 1955 (!5) ebbi modo di occuparmi abbastanza ampiamente della va- riazione individuale e geografica di demodocus ; mi sia nondimeno consentito tor- nare, in questa sede, su alcune forme individuali. Quanto a docusdemo Suffert (1), il cui typus è di Tabora nel Tanganica, il Museo di Parigi ne possiede due esemplari di Tananarive, Madagascar, di- stinti dalla tipica demodocus per l’estensione dal lato distale, cioè verso il margine esterno, della fascia mediana gialla dell’ala posteriore; questa fascia discale è più larga di qualche mm. rispetto alla norma ed oltrepassa leggermente, di con- seguenza, il limite distale della cellula discoidale, la cui estremità è nondimeno coperta da una macchia nera a forma di lunula. ‘Tali esemplari vennero già citati da LE CERF (1”), che ebbe pure modo di segnalare una 9 di Capetown, nel Suda- frica, dalle ali anteriori transeunti a cariei Le Cerf, nota, questa ultima aberra- zione, dell’isola di Mauritius e delle Comore (subregione malgascia): « les taches cellulaires sont réunies en une macule irrégulière et les taches de la bande discale aboutissent comme dans cariez à la cellule, mais conservent dans leur centre ou pres de leur base des traces diffuses du fond noir qu’elles ont entouré et en partie absorbé ». La descrizione di tessmanni Schultze (18) ci fa conoscere che sul disopra delle ali sono gialle le sole parti centrali, riunite a formare grandi macchie, mentre gli elementi marginali e submarginali del disegno (1°) sono scomparsi. Le mac- chie ocellate rosse e azzurre dell’ala posteriore sono essere pure offuscate, ma la regione prossimale delle quattro ali reca ancora i disegni soliti della specie. Secondo il BOURGOGNE (in litteris), questa notevole aberrazione sarebbe identica a cariet Le Cerf e poichè egli ha sott'occhio il typus di quest’ultima si può cre- dere che sia nel vero. KRÜGER descrisse come segue la sua forma longsdoni: « Papilio demodocus « Esp. f. longsdoni 3, nova forma. 2 4 Exemplare meiner demodocus - Serie von « Portug. - Ostafrika unterscheiden sich von typischen Stücken durch ein procht- (15) Storace L. - 1955 - Note sul Papilio demodocus Esper (Lepidoptera, Papilionidae) - Ann. Mus. Storia nat. Genova, Vol. LXVIII, pp. 127-142. Ebbi modo di accennare, allora, al probabile meccanismo di produzione delle forme indi- viduali più notevoli. Get. 40% DEZ «Tot OL AV IL" pr 1o1, tav. Il, fie. 1. (17) LE CERF F. - 1924 - Catalogue annoté des « Types » et formes nouvelles des Papi- lios d’Afrique contenus dans la collection du « Hill Museum » - Bull. Hill Mus., I, pp. 369-399, tav. 1-5. Cfr. a pag. 380. (09) Cir, int Arch. f. Natur2es,, 1013, 70 A 8, Ri 2. (19) Anche in questa specie il cosiddetto disegno è tale unicamente dal punto di vista ottico. Infatti, nelle farfalle in genere e nelle Papilionidi in particolare, le melanine (che danno le tinte nere, oppure brune) sono proprie dei disegni, mentre le tinte chiare sono fondamentali. In que- sto gruppo di lepidotteri, la fusione delle bande trasverse sulle quattro ali, nere oppure brune, dà l’illusione ottica di una tinta di fondo, che non è tale e fa risaltare come macchie il vero colore fondamentale, giallo-crema. Indubbiamente, la ripartizione dei colori, modificabile in determinate condizioni ambientali, è sotto controllo genetico, come dimostrato da Pap. demodocus bennetti Dixey di Socotra e da Pap. machaon usticensis Rocci di Ustica. PAPILIO DEMODOCUS 19 « voll leuchtendens, gelbes Kolorit. In der Zeichnung stimmt die Form mit «typischen Exemplare überein. Mit nubila hat f. longsdoni nichts zu tun ». No- nostante tale assunto, longsdoni pare sinonimo di nubila Capronnier; l’autore di quest’ultima cita (?°) una forma aurantiaca, che parrebbe dovuta al cambiamento di colore delle macchie gialle per lunga esposizione alla luce e precisa che le sue nubila sono d’un colore giallo carico naturale. Nel SEITZ (?!) è scritto che nubila è una forma cromatica dovuta ad alterazione del pigmento giallo per lunga espo- sizione alla luce; da ciò, evidentemente, la creazione d’un terzo nome, longsdont. Il DUFRANE, a sua volta (??) dà il nome di aurantiaca a due 33 del Cassai (Luébo e Lac di Lolo), dai disegni d’un « giallo aranciato superbo » (sic!) e quello di ochrea agli esemplari dai disegni giallo d’ocra. E su questa strada si potrebbe continuare all’infinito... Ho visto nelle collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Genova esemplari di demodocus dal giallo crema delle cosiddette macchie alterato in giallo carico, volgente al bruno (anche giallo cuoio), certamente a causa d’un eccesso di luce; simili esemplari artificiali non meritano evidentemente un nome. Il fenomeno del cambiamento di colore è cosa ben nota nelle farfalle per invec- chiamento dovuto a varie cause, o per azione di sostanze chimiche; sorvolando su tutta una serie di alterazioni cromatiche in moltissime specie di Paptlionidae e di lepidotteri d’altri gruppi (ad es., nei Generi Colas F., Catopsilia Hbn. e Terias Swains.), posso citare il caso di Papilio machaon L., la cui variazione cro- matica, del pigmento giallo, per il lungo volare, mi è ben nota in natura, per lunga esperienza personale. Vi sono d’altra parte, nelle collezioni, alcuni esemplari di demodocus, anche del Cassai, dalle macchie d’un giallo affatto diverso, per nulla brunastro, ma vivo e intenso come quello di alcune specie del Gen. Terias Swains., ossia ben più carico, per tonalità, di quello solito nella specie. Questi esemplari non possono essere classificati come nubila ed è possibile che detta tinta sia naturale. La forma esistente nella vallata del fiume Cassai (affluente di sinistra del Congo) concorda, per tale carattere, con quelle d’altre Papilionidae d’eguale provenienza dai colori in genere più vivi che altrove. Il Moreau (#) scrisse che le farfalle del Cassai sono notevolissime per la vivacità dei colori e che le stesse specie del Congo ex francese, a confronto, sembrano decolorate, soprattutto in rapporto alle varietà aureus (di Papilio lormieri. Distant) e kassaiensis (di Papilio hesperus Westw.) di sua descrizione; forme, queste ultime, d’un effetto sorpren- dente se poste a raffronto con quelle tipiche d’altre regioni. Il MOREAU aveva a tutta prima pensato che l’alterazione di colore, nei suoi esemplari, fosse dovuta a cause chimiche, ma il fatto che le frange delle ali e il disotto fossero di colore normale l’aveva successivamente indotto a ritenere naturali dette forme, causate probabilmente, a suo dire, dal nutrimento o dal clima. Astraendo dalla primitiva erithonioides (il cui status, controverso dal punto di vista sistematico, non è peraltro appieno quello delle solite sottospecie geografi- che) e dall’altra entità insulare bennetti (sottospecie, quest’ultima, nel senso più stretto del termine), il gruppo specifico demodocus appare relativamente insen- (20) Cfr. in: Bull. Soc. ent. Belgique, 25, p. XLIII. (27) Cfr. dol aimotara (22) Cfr. in Bull. Ann. Soc. Ent. Belg., 1946, LXXXII, p. 114. (23) Cfr. in: Bull. Soc. Ent. France, 1917, p. 126. 20 L. STORACE sibile alle diverse condizioni ambientali esistenti nelle differenti regioni da esso abitate. Si tratta, & fuor di dubbio, d’una specie dalla costituzione altamente cata- bolica, per cui le & stato possibile adattarsi alle varie condizioni d’ambiente senza modificazioni notevoli dell’aspetto macroscopico nell’insetto adulto. Detta co- stituzione l’ha portata a popolare regioni (anche insulari) dal clima diversissimo (quali i bassopiani costieri e le alteterre dell’interno), senza modificazioni ap- prezzabili che non siano quelle di statura; di conseguenza, anche in rapporto alla diffusione omogenea della specie, non è possibile distinguere le popolazioni occidentali da quelle orientali e meridionali, contrariamente alla norma che vige in altri gruppi di Papilionidae della fauna etiopica, anche affini, mediante l'attribuzione a razze o gruppi di razze particolari. Neppure sugli altipiani dell’ Africa orientale sensu-stricto, dai ben noti legami faunistici con la zona malgascia, si sono prodotti isolamenti atti a modificare l'aspetto solito della specie. Nondimeno, alcune popolazioni, in rapporto alla statura media ed alla particolare frequenza di certe forme individuali, permettono di riconoscere la esistenza d’una variazione geografica locale, che riterrei di poter identificare come subrazziale. Su tali basi, la frequenza della variazione juncta e sue transizioni nelle popolazioni dell’Africa occidentale, Guinea superiore, darebbe modo di riconoscere una sottorazza juncta ; la norma di variazione delle Papilionidae nella vallata del Cassai, ved. sopra, fa riconoscere una sottorazza cassaicola ; ancora, la frequenza della forma individuale confluens nelle popolazioni del Basso Giuba potrebbe autorizzare il riconoscimento di una sottorazza d’egual nome. Infine, sulla costa orientale del Madagascar sembra esistere una forma minorata (4), microdemodocus (somazione o razza locale ?). Resta da vedere fino a che punto differiscono dalla vera demodocus conti- nentale africana, qualitativamente e quantitativamente, le popolazioni arabiche che DrxEy (2?) voleva transeunti a bennetti. * * * Non mi risulta che sia stata ad oggi analizzata la genetica di demodocus, in rapporto alla variazione individuale juncta (più frequente ad occidente che al- trove) ed alle entità affini che abitano le isole africane nell’Oceano Indiano: bennetti, erithonioides, grosesmithi e morondavana ; tanto meno nei confronti della asiatica demoleus. Le due forme larvali di demodocus, che non influenzano I’ aspetto dell’ insetto adulto e che taluno vorrebbe legate alle piante nutrici (rutacee od ombrellifere, secondo i casi) (2°), sono risultate essere sotto controllo genetico (CLARKE, in litt.). (24) BERIO E. - 1941 - Osservazioni sulla variazione di Papilio demodocus Esp. e descrizione di tre nuove forme (Lepidoptera) - Boll. Soc. Entom. Ital., Vol. LXXIII, pp. 90-92. Cfr. altresì Le. a ‘neta 13, D: 126. (25) Cfr. lc. a nota 2: «Many specimens of P. demoleus [recte: demodocus] from Aden resemble P. bennetti in the narrowness of the pale median band of the hind-wing; they differ, however, in the other particulars ». | (26) G. van Son - 1959 - On some butterflies of the Kalahari Gemsbok National Park, with descriptions of three new forms - Koedoe, N. 2, pp. 52-59. Cfr. a pag. 54. 21 MARIO CoMBA SU ALCUNI GENERI DI IMENOTTERI MELLIFERI DELL’ITALIA CENTRALE (Note faunistiche ed ecologiche) (Hymenoptera, Apoidea) Avendo raccolto negli ultimi anni una certa quantitä di Apoidei, ho rite- nuto di pubblicare i dati e le osservazioni che ho potuto trarre dal materiale relativo all'Italia Centrale. Argomento principale del presente studio è, tuttavia, l’esame della fauna bombidologica, che perciò faccio precedere agli altri Apoidei, ambientata nei particolari aspetti geofisici, climatici e vegetazionali di un piccolo territorio mon- tagnoso: il Parco Nazionale d’ Abruzzo (1) con le zone adiacenti e di qualche altra località dell'Abruzzo e del Lazio. Ringrazio sentitamente, dovendo loro la possibilità di redigere queste note per avermi fornito molte notizie sistematiche e biologiche, il Dr. BoREK TKALCU di Praga che ha studiato gran parte del mio materiale (Hylaeus, Nomia, Du- foureinae, Panurgus, Dasypoda, Megachilidae, Xylocopidae, Bombinae, Eucerini), il Dr. M.A. LIEFTINCK di Leiden che ha studiato gli Anthophorini, il Prof. JAN NoskIEwicz di Wroclaw che ha determinato Colletes e Stelis, il Prof. O. SUSTERA che ha identificato una parte delle Megachile e delle Chalicodoma. Un'altra parte del mio materiale è stata classificata dal Dr. PITTIONI di Vienna alcuni anni or sono. La maggior parte delle specie da me citate è riunita in Appendice ove non riporto alcuna notizia ecologica. Solo per una minoranza di specie mi è possibile riferire dati ecologici personalmente osservati. I miei amici Prof. Carlo Consiglio e Sig. Pio Bisleti hanno effettuato tutte le raccolte nelle località di Montefiascone e Frascati e, rispettivamente, di Val de’ Varri e Positano. Nelle località Sabaudia e Priverno le raccolte sono state (1) Il Parco NAZIONALE D’ÄBRUZZO (in seguito citato più brevemente P.N.A.), posto alla stessa latitudine di Roma (41° 54’ Nord), copre un’area di 300 kmq circa, interamente monta- gnosa ed avente una quota minima di circa 1000 m s.l.m., situata nel pieno della catena appenni- nica e pressochè equidistante (75 km) dalle coste tirrenica ed adriatica della penisola. Questa porzione del massiccio montuoso dell'Appennino Abruzzese fa parte della zona della Marsica che confina a Nord-Ovest con la Conca del Fùcino, a Sud-Ovest con i Monti Ernici e a Nord-Est con il Monte Maiella e l’Altopiano delle Cinque Miglia. Il P.N.A. è un’aspra regione montuosa la cui ossatura principale è costituita da tre catene dirette più o meno da Nord-Ovest a Sud-Est. La più meridionale, che termina nel massiccio della Meta (m 2241), fa parte della displuviale tra i corsi d’acqua Sangro e Liri (spartiacque prin- cipale T'irreno-Adriatico). Le vette principali del P.N.A. sono la Serra della Terratta (m. 2208), il Monte Marsicano (m. 2242), il sunnominato Monte Meta, il Monte Petroso (m. 2247) ed il Monte Tartaro (m. 2181). I valichi sono rari ed elevati contribuendo così ad isolare la zona. Nel P.N.A. il dominante suolo cretacico-calcareo, formato da roccie sedimentarie con fre- quenti fenomeni di carsismo, è modellato principalmente dalle acque superficiali. La glaciazione quaternaria ha lasciato tracce evidenti nella frequente presenza di circhi e morene al di sopra dei 1800 m. di altitudine. 22 M. COMBA compiute dal Prof. Giuseppe Sacca. Ringrazio queste persone per il loro contri- buto al presente lavoro. Per tutte le altre localita, se non indicato diversamente, le catture sono state fatte da me. Il P.N.A. appartiene alla regione climatica appenninica. La temperatura media dell’anno varia intorno agli 8°C; la media delle temperature minime giornaliere di Gennaio è circa —6°C, delle massime di Luglio è 20°C circa. Fig. 1 - Località con tipica vegetazione arbustiva, posta a Nord del Parco Nazionale d’Abruzzo lungo la statale Marsicana (Km 25, m. 1200). Il territorio è compreso nell’isoterma annuale, ridotta, dei 15°C. Le isoterme di Gennaio e di Luglio in cui si trova il P.N.A. sono, rispettivamente, dei 5° e dei 25°C. L'escursione termica annua (differenza tra temperature vere di Luglio e di Gennaio) è di 18°-20°C. Le precipitazioni, che seguono il regime appenninico con minimo estivo e massimi pri- maverile ed autunnale, raggiungono i 1500-2000 mm. annui ed in media vi sono 15 giorni annuali di temporale, due di grandine e 100 di pioggia o neve. La nebulosità dell’anno è di 45/100 di cielo coperto. Annualmente vi sono circa 100 giorni di gelo, mentre la neve copre il terreno del P.N.A. per lo più da dicembre a marzo (talora sino ad aprile). La zona del P.N.A. ha inoltre un indice di aridità (esprimente il rapporto tra mm. di pre- cipitazioni e temperatura media annue, e quindi inversamente proporzionale all’aridità) di 45-60, denotando un grado di umidità notevole e del suolo e dell’aria atmosferica. Quanto ai venti, si alternano per lo più scirocco e greco; il primo, proveniente da S-E, pre- vale in primavera ed in autunno. La vegetazione del P.N.A. rappresenta la propaggine più meridionale, in Italia, della regione medio-europea. In esso domina, in gran parte, il climax della foresta caducifoglia montana (del Fagion silvaticae) con faggete ed abetine accompagnate da flora medio-europea. Il faggio, splendida latifoglia, accompagnato da flora somigliante a quella del Fagetum preal- pinum-jurassicum (Alpi e Giura), si è diffuso nei periodi post-glaciali sulle montagne mediterranee a clima più fresco ed umido. Molto spesso il faggio nel P.N.A. si mescola con aghifoglie al suo li- mite superiore (verso i 1500 m.) e con altre latifoglie a quello inferiore (1000 m. circa). IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 23 Fig. 2 - Parco Nazionale d’Abruzzo. Media Val Fondillo. Pascolo all’interno del bosco. Fig. 3 - Radura e bosco di latifoglie ai piedi della cresta della Camosciara (Parco Nazionale d’Abruzzo). 24 M. COMBA Fam. APIDAE Subfam. Bombinae Gen. Bombus Latr. (s.l.) (?) ı) B. (Hortobombus) hortorum L. Abruzzo: P.N.A. Dint. Pescasseroli, m. 1200 1g VII-VIII (@), Collez. Comba; Val Fondillo, m. 1200 892 2-3.VI; Madonna di Tronchillo, m. 1400 1g 3.IX; Cascata d. Ninfe (Ca- mosciara), m. 1100 ı Ÿ 4.VI. Lazio: Villa d’Orazio (4) 4 99 8-25.IV. Specie eurosiberiana non troppo frequente ma nemmeno rara. Nel P.N.A. frequenta le zone prative estese o piccole e sporadiche, specialmente se con ricca fioritura (p.e. Cirsium eriophorum) interposte nelle foreste di latifoglie. Nel Lazio le poche catture sono avvenute in zona meno estesamente provvista di vegetazione arborea (Villa d’Orazio). Gli ambienti frequentati nel P.N.A. e nel Lazio sono differenti anche per il clima dato che Villa d’Orazio è in zona preappenninica, a diversi chilometri di distanza dai rilievi raggiungenti i 1000 e più metri di quota, e più vicina alla pianura laziale. Le quattro regine raccolte nel Lazio a 400 m. di quota nidificavano quindi certamente al di sotto dei 1000 m. che costituiscono nell’Italia centrale il limite altitudinale minimo consueto. Gli esemplari raccolti nel P.N.A. e nel Lazio non differiscono cromatica- mente da quelli delle Alpi Occidentali. Ritengo giusto classificare ecologicamente la specie come prevalentemente ilofila con limitate possibilità di adattamento agli ambienti non abituali. Non posseggo nella mia raccolta esemplari di Psithyrus barbutellus K. catturati nell'Italia Centrale, di cui il B. hortorum è l’ospite principale. Oltre al climax del Fagion, nel P.N.A. è presente, ma poco diffusa, la macchia che degrada spesso nella cosiddetta gariga, forma di vegetazione caratteristica sui suoli calcarei più aridi, co- stituita da un misto di molte specie vegetali, sotto forma di cespuglietti sempre più bassi e discon- tinui. Le catture da me compiute in alcune delle località del P.N.A. e zone adiacenti sono avvenute, nella quasi totalità, sui fiori delle seguenti specie vegetali: SS. Marsicana, m. 1200 (Km. 25): Onobrychis viciaefolia Scop. Val Fondillo, m. 1200: Anthyllis vulneraria L. » » » 1200: Vicia pannonica Crantz v. striata (M.B.) » » » 1200: Vicia sp. » » » 1300: Cirsium eriophorum Scop. Colli Nascosi, m. 1300: Cirsium eriophorum Scop. v. spurium Madonna di Tronchillo, m. 1400: Cirsium eriophorum Scop. Macchiarvana, m. 1400: Cirsium eriophorum Scop. Riniprazio il Prof. Anzalone dell’Istituto di Botanica dell’ Unions di Roma che ha identi- ficato le suddette specie vegetali. (2) Per la posizione sistematica delle specie di questo genere ho seguito KRUEGER (1917, 1920). (v. Bibliografia). (3) I numeri romani indicano i mesi in cui sono avvenute le catture. (4) Villa d’Orazio: località posta in zona preappenninica sui Monti Sabini, ad una quota di circa 400 m.. La zona è modicamente boscosa, con prevalenza del ceduo e con di- screta abbondanza di vegetazione arbustiva e prativa o coltivata. Il clima non è nè strettamente appenninico nè marittimo ma è intermedio, con tendenza, tuttavia, ad un clima temperato di col- lina, privo di forti sbalzi di temperatura giornalieri © stagionali. IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 25 2) B. (Hortobombus) ruderatus eurynotus Kriechb. (D.T.). Toscana: Firenze 1 30.V, leg. Consani. Abruzzo: P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 7 °° 1.VI; Pescasseroli, m. 1150 POV Lazio: Monte Cimino, m. 600 (5) 1 © 18.IV; Montefiascone (%) 1 © IX, 2 99 22.V, 1 & VII; Su- biaco e dint., m. 400 (7) 1 91 9 1.V; Villa d’Orazio 22 99 8-25.IV; Sacrofano (8) 19 10.1V; Montebello ® 4 99 io Vu 00 8.V-15.VI, 1 & 22.VI; Roma (2) DANEBEN ra 00 26.1V-VIL,’2& 135.\, lapcaslmori vari; Roma À Ua cri Cy 20% 26-28 19 1 O DEV Acilia (1) 1919 15.V; Ostia Antica a2) 498 19.7 = FO EN: Questa forma europea & comune nel Lazio ma molio di meno nel P.N.A.. Alcune operaie sono state catturate tuttavia in località confinante col P.N.A. ma da esso orograficamente separata (cfr. quanto detto a proposito del B. la- pidarius). Nel Lazio si può catturare in molti ambienti: colline più elevate con boschi di latifoglie (specialmente Faggio) o più basse con macchia sempreverde, praterie e colture nelle pianure, giardini delle città, coste marittime, coprendo un disli- vello da 0 a 1200 m. circa. È una specie quindi prevalentemente eremofila ma con notevoli capacità di adattamento a molti ambienti ecologici. Data la precocità di apparizione delle regine nidificanti all’inizio della primavera metereologica ed il periodo notevolmente lungo (fino a settembre ed (5) Monte Cimino: Edificio montuoso di origine vulcanica, posto nel Nord del Lazio e collegato da altri rilievi alla catena appenninica. Il clima, per l'altezza che raggiunge (1000 m. circa) e per il fatto di trovarsi attorniato da altre formazioni collinose e montagnose, si avvicina di più al clima appenninico che a quello delle pianure laziali. È coperto da fitti boschi di latifoglie, specialmente nella metà superiore, con le del Faggio. (6) Montefiascone: località posta a 500 m. di altitudine, presso il Lago di Bolsena, ricca di colture, di boschi e di macchia. (7) Subiaco e dintorni: località della valle del fiume Aniene, situata in zona preappen- ninica, il cui terreno in gran parte è adibito a coltivazioni per cui scarseggia la vegetazione boschiva mentre è presente la macchia più o meno degradante in gariga. Il clima in primavera ed estate è temperato ed intermedio tra il clima marittimo e quello centro-appenninico. Tutte le catture sono state effettuate sui fiori delle acacie (?) poste ai lati della strada car- rozzabile ed attorno alle quali volavano in notevole numero. (8) Sacrofano e Montebello: due località poste a 15-20 km a Nord di Roma ove è già caratteristica la tipica campagna romana collinosa e quasi del tutto sprovvista di vege- tazione arborea. Le due località, abbastanza vicine tra di loro, consistono in una piccola valle in cui scorre un corso d’acqua, detto Fosso Torraccia, affluente del Tevere, in gran parte coltivata ed in parte costituita da cave di materiale da costruzione abbandonate. Quasi tutte le catture sono state com- piute in questa parte, sulla vegetazione erbosa ed arbustiva cresciuta dopo l’abbandono dello sfrut- tamento di dette cave. La località è piuttosto secca ed esposta ai venti; il clima è in genere caldo (fig. 4). (9) Roma: quasi tutte le mie catture sono state compiute sul terrazzo della mia casa al centro della città ovvero in qualche parco pubblico. (10) Roma-Acquatraversa: loc. posta alle porte di Roma in zona prativa e, in parte, coltivata o con vegetazione a macchia. (11) Acilia di Roma: località a ıo km dalla costa tirrenica, prevalentemente prativa o coltivata. (12) Ostia Antica: più vicina al mare della precedente, ne ripete più o meno le caratteristiche dell’ambiente vegetale. Si fanno più frequenti le conifere del litorale marittimo. 26 M. COMBA oltre) in cui esemplari di questa specie circolano nelle località poste tra 0 e 400 m. di quota, si potrebbe supporre lo svolgersi di due generazioni annuali. Mentre non escludo che ciò possa accadere in zone più meridionali del Lazio, non lo credo quivi sufficientemente dimostrato. Infatti le prime regine nidificanti cir- Fig. 4 - Montebello (Roma). Parte terminale della piccola valle del F. Torraccia, in prossimità dello sbocco nella piana del fiume Tevere. colano ancora fino a maggio e non possono attribuirsi già, se così tardive, ad una seconda generazione e d’altronde la cattura di regine in settembre è troppo tar- diva per dimostrare una generazione autunnale. Si tratta certamente di regine che non si sono ancora rifugiate per trascor- rere l'inverno e che daranno luogo alla generazione dell’anno seguente. Inoltre le operaie ed i maschi di una seconda generazione dovrebbero essere presenti in settembre - ottobre mentre non ne ho mai raccolti così tardivamente. 3) B. (Subterraneobombus) subterraneus L. Abruzzo, P.N.A. e zone contigue: Val Fondillo, m. 1200 1 ? 3.VI; Macchiarvana, m. 1400 19 4.VI; Str. Cocullo - Pèscina, m. 1400, vers. Est 1 9 5.VI. Specie eurosiberiana raccolta unicamente nel P.N.A. e nelle zone adiacenti. Concordemente alle prerogative ecologiche attribuitele di specie prevalentemente eremofila, l’ultima località soprascritta, la quale si trova a Nord-Est del P.N.A. e da esso orograficamente separata, è del tutto priva, per un raggio di molti chi- lometri, di vegetazione arborea ed è battuta da forti venti. In questa località è presente solamente un magro pascolo erboso con rari cespugli di Juniperus e con scarsissima fioritura utile, talchè ho potuto osservare IMENOTTERI ITALIA CENTRALE FL che i Bombi che ivi volavano percorrevano diverse decine di metri prima di posarsi su un fiore e solo a fatica potevo fare le mie catture. Nelle prime due località, poste entro 1 limiti del P.N.A., l’ambiente vege- tazionale è invece costituito in gran parte da fitta faggeta con radure prative fio- rite e da valli ricche di acque superficiali. Quivi sono presenti le sole regine alla medesima data in cui nella località contigua al P.N.A. sono già presenti le operaie. Ciò è causato, suppongo, dall’isolamento orografico del P.N.A.; in esso forse più tardivamente si determinano quelle condizioni favorenti lo sviluppo delle nidiate dei bombi (cfr. B. lapidarius). Tutti gli esemplari catturati mostrano la colorazione della forma tipica (ssp. subterraneus L.). 4) B. (Pomobombus) elegans Seidl Abruzzo, P.N.A. e zone adiacenti: Dint. Pescasseroli, m. 1200-1300 1 © 5.V, 1 & VII-VIII, leg. ?; Mad. di Tronchillo, m. 1400 3 PP 2 dd 3.IX; Macchiarvana, m. 1400 2 99 4.VI; Val Fon- dillo, m. 1200 19 3.VI; Montagna di Godi, m. 1500 1 9 231, Specie montana non molto comune ma non rara di cui posseggo solamente esemplari del P.N.A.. Pur essendo specie orofila frequenta tuttavia anche gli ambienti prediletti dalle specie ilofile. Ho sorpreso alcune regine mentre sostavano raccolte su dei sassi esposti al sole; comportamento inusitato fra i bombi e simile a quello di molti Halictus e Andrena. 5) B. (Agrobombus) agrorum pascuorum Scop. (m. melleofacies Vogt 1909) Abruzzo: Val de’ Varri (%), m. 1000 499 VIII-IX; P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 I Q 1.VI; Colli Nascosi, m. 1300 2 PV, I gd 3.IX; Macchiarvana, m. 1400 3 92 4.VI, 2 99 22.IX, 4 48 3-22.IX; Mad. Tronchillo, m. 1400 10 VO 17 88 3.IX; Valle Fredda, m. 1200 1 © 4.VI; Val Fondillo m. 1100-1300 5 99 2 PP 3.VI, 9 PP 3-22.IX, 2 dd 22.IX; Casc. Ninfe (Camosciara), m. 1100 6 PC 4. VI e 3.IX, 1 gd 3.IX; Montagna di Godi, m. 1500 499 23.IX; Dint. Bisegna, m. 1400 3 gd 23.IX. Lazio: Monte Cimino, m. 600 5 99 2 2° 18.IV; Montefiascone 1 Q V; Subiaco e dint. 1 $ 9-11.IV, leg. Lieftinck; Villa d’Orazio 2 99 8-25.IV; Monte Tuscolo, m. 700 (14) 6 99 3 PS 7 V; Poggio Verde (Colli Albani) (15), m. 400 4 97 7.V; Lago Albano, m. 400 (15) 1 & 13.XI; Roma 19 9.IV leg. Lieftinck, 3 PQ 9-IV-11. VII, 5 do 11.VII-7.XII, raccoglitori vari; Roma-Acquatraversa 5 99 299 13-28.IV; Montebello 2 92 16-18.IV. Campania: Camaldoli (Na) 1 & 18.XI, collez. Comba; V. di Fisciano, m. 400 1 ? Ig 19-21.IX, leg. A. Comba. (13) Val de’ Varri: località posta nei Monti Carseolani, a 1000 m. di quota, nell’ A- bruzzo Settentrionale. (14) Monte Tuscolo: località caratteristica per la estesa diffusione della macchia sempreverde a ginestra (Spartium junceum). Questo monte fa parte di un complesso di antica ori- gine vulcanica, di cui fanno parte anche i Colli Albani, formato da materiali prodotti dalle esplo- sioni vulcaniche, modellati dalle acque correnti. Quivi il clima è temperato dalla relativa vicinanza del mare Tirreno (30 Km. circa). Oltre alla macchia a ginestra la zona è fornita di boschi e di pascoli. (15) Poggio Verde, Macchie di Fajola, Frascati, Ariccia, Al- bano e Lago omonimo, Marino: queste località sono poste a 400 m. circa di alti- tudine sui Colli Albani, elevantisi fino a 1000 m.. Trattasi di un antico edificio vulcanico, colle- gato alla catena appenninica, nel Lazio meridionale. La vegetazione a tipo di macchia è molto dif- fusa ma non mancano numerosi boschi di latifoglie e colture. Il clima risente dell’azione miti- gatrice del mare Tirreno, talchè è più di tipo marittimo che appenninico. 28 M. COMBA Specie eurosiberiana ubiquiteria e diffusa sia nel Lazio che nell’Abruzzo. La classificherei fra le specie con ampie capacità di adattamento ai diversi am- bienti ecologici con lieve tendenza alla xerofilia. Frequenta infatti un po’ tutti gli ambienti, ma sulle montagne è più fa- cile a catturarsi nei terreni aperti e nelle ampie valli, pur non essendo affatto rara nell’interno ed ai limiti dei boschi, mentre predilige lievemente le terre basse e collinose. Vola sui pascoli anche quando il cielo è tutto coperto, a differenza di altre specie che sembrano scomparire quando il sole è offuscato. La distribuzione altimetrica del B. agrorum pascuorum va da 0 a 1400 m. Nessun esemplare della mia collezione proviene dalle coste tirreniche o dall’im- mediato entroterra. La popolazione del Lazio e dell’ Abruzzo è, cromaticamente, piuttosto uni- forme. La presenza di peli neri, caratteristici della m. melleofacies Vogt, più o meno abbondanti, frammisti alla pubescenza arancione ai lati del 1° e 2° tergite addominale, varia entro limiti ristretti (spesso i peli neri sono quasi assenti) per cui nessun esemplare può attribuirsi alla forma maculatus Vogt (1909); non ho riscontrato tendenza alla forma intermedius Vogt (1909) salvo che incerta e quasi impercettibile in un maschio del P.N.A. ed in una operaia della Campania. Assente anche la forma intermediomaculatus Pitt. (1939). In contrasto con l'abbondanza di questa specie sta la rarità del suo paras- sita, Psithyrus campestris Pz., di cui possiedo solamente due maschi del P.N.A.. 6) B. (Agrobombus) humilis Ill. Abruzzo: Val de’ Varri 8 PO VIII-IX, 5 dd IX; P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, m. 1200, km 2519 1.VI; Dint. di Peegasscroli: m. 1200 3 99 5 dg VII-VIII, collez. Comba; Str. di Bisegna, m. 1400 ı £ 3.VI; Colli een m. 1300 19 14 3.IX; Val Fondillo, m. 1200 40 22 3.VI; Cascata d. Ninfe, m. I100 an ostigen) 699 2- NT, Lazio: Villa d’Orazio 3 92 8-25.IV; Montebello 422 9-26.V; Roma 1 9 29.X. Campania: Matese, Piano Maiuri ı ? 3-8. VIII, leg. Castellani. Specie eurosiberiana notevolmente diffusa nell’Abruzzo e nel Lazio, ma meno frequente, salvo che nelle zone nettamente montagnose, della precedente. Ecologicamente si comporta come specie prevalentemente ilofila con mo- deste capacita di adattamento agli ambienti più secchi. Infatti la sua maggiore diffusione la trova nelle zone più umide delle montagne abruzzesi, ove vola in ambienti per lo più riparati. T'uttavia, il cielo molto nuvoloso e piovoso anche solo per brevi momenti, a differenza del B.a. pascuorum, ne diminuiscono molto la frequenza. Nella pianura laziale si trova anche lontano dai boschi e sui terreni tendenti all’aridita, seppure piuttosto raramente. La popolazione del Lazio e dell’Abruzzo relativa a questa specie, che è solita presentare una notevole variabilita cromatica, pud dividersi in due tipi fondamentali. I] primo, numericamente più abbondante, & costituito dalla forma quasipascuorum Vogt (1909) (1%), che ha una colorazione simile a quella del B. agrorum pascuorum, ma più ferruginea e con peli più radi sui tergiti addominalı. In alcune località del P.N.A. questa forma & comunissima, più comune di ogni altra specie, ed io ne ho potuto raccogliere in pochissimo tempo qualche decina. (16) La f. apenninus Vogt in Tkalcu 1960 a deve essere intesa come f. quasipascuorum Vogt. IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 29 Il secondo tipo, costituito dalla forma tristis Seidl e da alcune altre forme similmente colorate, è invece molto meno comune ed è caratteristico per la veste di un bruno molto scuro. Oltre che con le suddette forme la variabilità cromatica della specie si manifesta in sfumature differenti in pochi altri esemplari, dalla tipica colorazione bruno chiara a quella quasi gialla. Le popolazioni dell’ Abruzzo e del Lazio sono prive quindi di quella gamma estesa di colorazioni che ho potuto invece osservare, p. es., nella popolazione delle Alpi Cozie. 7) B. (Agrobombus) ruderarius Müll. Abruzzo: P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, ta, 1200-2 9 1.VI; Dint. di Pescasse- roli, m. 1200 2 gg 20.VII - ro.VIII, Collez. Comba; Macchiarvana, m. 1400 1 © 4.VI (1). Specie paleartica occidentale di cui ho potuto osservare solamente degli esemplari del P.N.A. e zone adiacenti. Poco comune e poco adattabile a diversi ambienti, va assegnata, a mio parere, al gruppo delle specie nettamente ilofile, con scarse capacità di adatta- mento agli ambienti non preferiti, ma, data l’esiguità del numero delle catture, non escludo una maggiore adattabilità, ma sempre nelle regioni montagnose. La variabilità cromatica è notevole e’la popolazione, numericamente scarsa, mostra due tipi di colorazione. I maschi presentano collare, scutello, 1° e 2° tergite provvisti di pubescenza gialla; la regina è simile ma sui tergiti la pube- scenza gialla è appena accennata; l’unica operaia catturata, per la verità un po’ deteriorata, è tutta nera ad eccezione di rari peli gialli sul torace e della pube- scenza rosso-ferruginosa sugli ultimi due tergiti; quest’ultima caratteristica è presente, naturalmente, anche nei maschi e nella regina. La popolazione, specialmente regine ed operaie, dell'Abruzzo montano sarebbe perciò intermedia tra gli estremi della forma tipica, interamente nera con gli ultimi due tergiti rossi, e della sottospecie montanus Lep. 8) B. (Agrobombus) silvarum L. Abruzzo: Val de’ Varri 7 PQ VIII-IX, 1 $ IX; Rocca di Mezzo, m. 1250 1 ? 30. VIII, leg. Lepri; P.N.A. e zone contigue: Montagna di Godi, m. 1500 2 99 23:11. Lazio: Montebello 2 29 9.V e 3.XI; Macchie di Fajola (1°) 1 © 13.X, Collez.Comba; Roma 2 99 28.VI - 18.VII, raccoglitori vari. Specie paleartica occidentale non molto comune nel Lazio e nell’Abruzzo montano. In ambedue le regioni frequenta gli ambienti tendenzialmente secchi. Pittioni e Schmidt (1942) considerano questa specie come dotata di ampie capacità di adattamento a tutti gli ambienti alla stregua del B. lapidarius. Mi pare tuttavia che essa sia piuttosto eremofila. Due regine sono state catturate in ottobre e novembre: si tratta certamente di nuove regine, nate dall’unica generazione annuale, non ancora rifugiatesi per svernare. (17) Alcuni esemplari della collezione dell’Istituto Nazionale di Entomologia in Roma provengono dal Mte Meta (P.N.A.). 30 M. COMBA 9) B. (Soroeensibombus) soroeensis F. Abruzzo: P.N.A.: Mad. di Tronchillo, m. 1400 3 44 3.IX; Val Fondillo, m. 1200-1300 4 99 RR IR Specie eurosiberiana assente, per quanto mi consta, nel Lazio (tra 0 e 700 m. di altitudine) e presente invece, ma non troppo comune, sulle montagne d’A- bruzzo. Ho potuto constatare che è una specie abbastanza strettamente ilofila, che può incontrarsi facilmente nelle radure ed ai margini dei boschi fitti di lati- foglie e sui prati pingui delle vallate ricche di acque superficiali. A differenza delle Alpi Cozie in cui la forma a coda bianca (ssp. soroeensis F.) è rara (circa il 2-3% degli esemplari), la popolazione dell’Abruzzo è costi- tuita, considerando solo le mie catture, unicamente da questa popolazione. Per quanto riguarda la forma a coda rossa (ssp. proteus Gerst.) essa è tuttavia presente nell'Appennino Centrale (Tkalcu 1960 a) ma in numero esiguo rispetto alla prima forma e si tratterebbe, in questo caso, degli elementi più meridionali, dato che questa popolazione in Italia non si estende a Sud dell'Appennino Set- tentrionale. Se per i caratteri cromatici si può attribuire la popolazione dell’Abruzzo montano per lo più alla prima forma ed in minima percentuale alla seconda, esa- minando i medesimi caratteri è possibile individuare forme intermedie. Infatti tra i maschi da me catturati, due presentano in modo evidente ed uno in lieve ac- cenno una colorazione parzialmente rossa della pubescenza degli ultimi tergiti, tuttavia tali peli sono bianchi alla loro estremità. 10) B. (Bombus s. str.) terrestris L. Abruzzo: P.N.A. e zone contigue: SS. marsicana, km 25, m. 1200 8 OD 1.VI; Staz. Cocullo, m. 1000 I O 5.VI; Str. Cocullo-Pescina, m. 1400, vers. Est 1 9 SN Tzeidiiyersts®vestia 9O x2 PO 5.VI; Dint. di Pescasseroli, m. 1200 1 & VII-VIII, Collez. Comba; Val Fondillo, m. 1200 aaa) Lazio: Montefiascone 1 © 1 © VII-VIII; 1 g V; Dint. di Subiaco 5 OO 1.V; Villa d’Orazio, m. 400 8 22 5-25.IV; Monte Tuscolo, m. 700 1g 7.V; Macchie di Fajola, 1 13.X; Ariccia (15) 1 9 29.V; Montebello 19 2.III, 1 9 1g 22.VI; Roma-Acquatraversa 1 9 7.III; Roma 6 99 29.X - 14.1, 8 OD IV-24.V, 254 18.VI - 11.VII, raccoglitori vari; Roma - IV Miglio ı & 1-15.1X; Acilia 19 1r.III, 1g 1.VII, leg: Castellani; Castelfusano (18) 19 643 25.IV. Campania: S. Agata (Sorrento) 3 99 16-23.IV, leg. Lieftinck. Specie euromediterranea assai diffusa ed ubiquitaria; da considerarsi do- tata di ampie capacità di adattamento seppure tendenzialmente xerofila sia nelle pianure che nelle montagne. Si tratta quindi di una specie che non è nè preva- lentemente nè esclusivamente eremofila delle terre basse. Assieme ai Bombus agrorum pascuorum, lapidarius e ruderatus eurynotus costituisce il gruppo dei bombi più diffusi dell’Italia Centrale. Ambienti frequentati: sovente si tratta di località povere di vegetazione arborea, secche ed esposte ai venti, tuttavia anche nei boschi ed ai loro limiti ed in luoghi riparati, come piccole valli con pascoli umidi e ricchezza di acque su- perficiali, questa specie si incontra facilmente; molto spesso si tratta di località ricche di vegetazione arbustiva, macchia o gariga, ma anche ben frequentate sono (18) Castelfusano: località della costa tirrenica, a Ovest - Sud-Ovest di Roma, situata presso Acilia ed Ostia Antica, ove è abbondante la macchia costiera e numerosi sono i bo- schi di pini. In molti punti i due tipi di vegetazione si mescolano. Nel sottobosco sono state fatte le catture dei maschi e della regina del B. terrestris sopra ricordati. IMENOTTERI ITALIA CENTRALE Dl le foreste di aghifoglie costiere provviste più o meno di vegetazione nel loro sotto- bosco. A quest’ultimo tipo appartiene la località di Castelfusano ove ho avuto la possibilità di catturare dei maschi ed una regina in aprile. I suddetti maschi potrebbero essere rappresentanti di una generazione pri- maverile e, considerando che a breve distanza da questa località, nell’entroterra, si possono catturare ancora dei maschi in luglio, non è da escludere che questi ultimi siano elementi di una seconda generazione estiva. E quindi ammissibile, tenendo conto anche del lungo periodo in cui si possono catturare le operaie, che questa specie, nelle località a clima marittimo del Lazio, con caldo prolungato per molti mesi, compia un doppio ciclo biologico con due generazioni complete ogni anno. E interessante osservare che il B. ferrestris di sovente, come anche i B. agrorum pascuorum e ruderatus eurynotus, si addentra nella periferia della città di Roma e fin nel centro della città, nei giardini dei parchi pubblici ed anche sui terrazzi fioriti delle case. A meta dicembre ho potuto vedere una regina che vo- lava tentando di posarsi su un colletto bianco di pelliccia portata da una signora. Ho potuto catturare, inoltre, a metà gennaio 1961, su un giacinto bianco posto davanti ad una vetrina illuminata di un fioraio, una regina intorpidita dal freddo, alle otto di sera, ad una temperatura, quel giorno di +3°C. circa. Ho allevato poi in casa questa stessa regina per tre mesi circa, dentro una grossa scatola, somministrandole del miele, supponendo che in un ambiente con temperatura media di +15° - 20°C. prima o poi potesse deporre le uova. Il suolo artificiale della gabbia imitava il terreno naturale mediante zolle erbose; un vaso da fiori rovesciato affondato nel terreno, con possibilità di po- terne vedere l’interno dal basso mediante un vetro, avrebbe dovuto offrire la possibilità alla regina di entrarvi e stabilirvi un nido (in effetti essa vi entrò dal piccolo foro e vi si trattenne per più di un’ora almeno una volta ma non dovette considerare idoneo l’ambiente). La gabbia era coperta da un vetro, ma mediante un passaggio la regina poteva entrare in un’altra gabbia più grande, coperta da rete metallica, aerata, ove ponevo di continuo piante fiorite che essa visitava volentieri per ore. Molestando leggermente con una bacchettina l’animale esso faceva vi- brare le ali con il caratteristico gemito dei bombi catturati nella rete, esprimente, più che un allarme, una manifesta irritazione, apparentemente. Inoltre cammi- nava velocemente, scappava sotto le foglie secche oppure alzava e distendeva le zampe di un lato, spesso solo la mediana, stando chinata sull’altro lato. Mo- lestata un po’ più rudemente prendeva il volo per qualche decina di secondi, indi si rifugiava in qualche angolo ovvero succhiava il miele posto in un guscio secco di noce (per evitare contatti metallici al miele) accessibile per un piccolo foro, ovvero suggeva i fiori posti nella gabbia laterale (spesso giacinti e borra- gine). Compiva molto spesso, nel primo e nel secondo mese, movimenti di stro- finamento delle tibie, dei tergiti addominali, del capo e delle antenne. Il 2 aprile, cioè due mesi e mezzo dopo la cattura, durante i quali il suo comportamento fu più o meno costantemente quale sopra descritto, cominciò a divenire più torpida ed apparentemente più affaticata nei movimenti; i voli duravano pochi secondi, ma a volte si prolungavano invece più del solito e l’a- nimale sbatteva sulle pareti della scatola. Tuttavia succhiava spesso e a lungo il miele e si fermava per ore sullo stesso fiore preferendolo se era al sole, ma non accorgendosi se il sole se ne andava. 32 M. COMBA Il giorno 5.IV trovai la regina ferma sul fondo della scatola, incapace a volare se molestata, reagendo solo con una lenta fuga (!) girando attorno al fondo dei vasi da fiori. | Portata vicino al miele suggeva ancora ma poco. L’antenna destra non era più simmetrica con la sinistra e l’animale portava spesso la zampetta ante- riore destra a strofinare l’antenna dello stesso lato. Le zampe, quando l’animale era fermo, erano divaricate ed asimmetriche fra di loro, come pure scomposti erano i movimenti degli arti nel camminare. In seguito camminò per diversi minuti finchè si nascose sotto alcune foglie secche. Tre o quattro ore dopo la trovai quivi morta. Durante tutta la cattività la regina non mostrò mai la tendenza a deporre le uova ma piuttosto sembrava che, non ostante la temperatura non invernale della scatola, cercasse un luogo per trascorrervi il letargo che tuttavia non sopraggiun- geva. Forse la causa risiedeva nella temperatura di 15° - 20° C. nella scatola, quindi troppo elevata per permettere il sopraggiungere del letargo autunno- invernale. | In natura la temperatura è sicuramente solo uno dei fattori, essendovi fra questi anche la mancanza di pascolo, oltre a tutti gli altri più o meno sconosciuti, a costringere le regine a cercarsi un rifugio. Similmente più fattori devono agire per causare il risveglio primaverile. Il B. terrestris è, similmente ai Bombus ruderatus eurynotus e pratorum, precoce nel comparire in primavera, e le sue operaie sono già presenti, per esem- pio alla periferia di Roma, in marzo. Ho potuto osservare dei nidi, sempre nel terreno, a Roma in un parco cit- tadino posto in luogo riparato dai venti ed invece sulle montagne d’Abruzzo in una località molto ventosa e priva assolutamente di alberi per un raggio di molti chilometri, presenti solamente dei magri pascoli, sotto cespugli di Juniperus ; per raggiungere i loro nidi i bombi dovevano volare vicinissimo al terreno a causa del forte vento. Contrariamente alla diffusione notevole del B. terrestris, il suo parassita, Psithyrus vestalis Geoffr., è piuttosto raro. Ne posseggo solamente due maschi dell'Abruzzo ed una femmina della Campania. Cromaticamente la popolazione del Lazio e dell'Abruzzo montano è co- stituita dalla forma tipica della specie. 11) B. (Bombus s. str.) lucorum L. Abruzzo: P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 3 29 M VE Str, OCU » Pèscina, 1400 m., vers. Ovest 3 99 5.VI; id. vers. Est, m. 1400 2 PC 5.VI; Pescasseroli m. 1150 299 3.VI; Dint. di Pescasseroli, m. 1200 699 14 dd 20.VII - 10.VIII, Collez. Comba; Mad. di Tronchillo, m. 1400 1 & 3.IX; Val Fondillo, m. 1200 3 99 8 99 3.VI; Macchiarvana, m. 1400 1 G 22-IX. Di questa specie eurosiberiana posseggo esemplari delle montagne abruz- zesi ma nessuno del Lazio, nel quale escludo tuttavia la sua presenza sui monti più alti facenti parte del corpo appenninico ed anche sui colli staccati dalla ca- tena appenninica ma non troppo inferiori ai 1000 m. di altitudine. Considero questa specie come ilofila con buone capacità di adattamento aglı ambienti tendenzialmente secchi. Nei suoi ambienti preferiti, e cioè nell’in- terno dei boschi di latifoglie ed al loro limite, è piuttosto frequente, ma non è neppure rara nelle zone quzsi secche e scarsissime di pascolo, nelle quali fre- quenta sovente i fiori posti ai lati della strada carreggiabile, similmente al 5. terrestris. IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 33 ı2) B. (Lapidariobombus) lapidarius L. (ssp. collaris Reinig (1935) nec Pittioni). Abruzzo: Rocca di Mezzo ı 0 I & 27. VIII, leg. Lepri; Val de’ Varri 3 33 VIII; P.N.A. e zone adiacenti: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 50 PO 1. VI; Montagna di Godi, m. 1500 1 2 s.VI; Alfedena, m. 900 1 2 1.VI; Str. Cocullo - Péscina, vers. Est, m. 1400 1 9 5.VI; Dint. di Pescasseroli, m. 1200 19 4 gg VII-VIII, Collez. Comba; Pescasseroli, m. 1150 22 99 3.VI; Mad. di Tronchillo, m. 1400 299 25 dd 3.IX; Macchiarvana, m. 1400 3 £2 4.VI, 2 99 11 dg 3.IX; Colli Nascosi, m. 1300 7 dd 3.IX; Casc. d. Ninfe (Camosciara), m. 1100 3 99 4.VI; 1 9 1 & 3.IX; Val Fondillo, m. 1200-1300 12 99 3.VI, 1 7 6 dd 3.IX; Villetta Barrea, m. 1000 1 £ 2.VI. Lazio: Montefiascone, m. 500 1 & VII; Tolfa 1 © 4.V, leg. Lepri; Villa d’Orazio 1 £ 8.IV; Marino (15) 7 2°10,1V, Collez.. Comba. Specie europea tra le più comuni nellItalia Centrale montana e piuttosto scarsa nelle zone di pianura. Non & quindi iperdiffusa con ampie capacita di adattamento (Pittioni e Schmidt, 1942) ma &, secondo quanto ho potuto osservare, prevalentemente ilo- fila con buone capacità di adattamento. Infatti nella maggior parte delle località con tendenza alla siccità del ter- reno & assente e frequenta invece in buon numero gli ambienti umidi. Solamente in una localitä, posta immediatamente a Nord del P.N.A. (SS. Marsicana, km 25, m. 1200), con suolo prevalentemente secco, con scarsa vegetazione costituita solo da un piccolo campo di erba fiorita (Onobrychis viciaefolia) e da rari cespugli di varie specie, molto esposta al sole e calda relativamente alla data, ho potuto catturarne molte operaie. (v. fig. 1). Il fatto singolare & che, pur non trattandosi dell’ambiente preferito, il grado di sviluppo della popolazione era molto più progredito di quello della popolazione osservata nella valle del Sangro ove l’ambiente ecologico € quanto mai favorevole a questa specie ed ove la popolazione era costituita, alla mede- sıma data, ancora da sole regine. Da notare che la valle del Sangro & separata dalla suddetta localita sola- mente da un valico posto a quasi 1500 m.s.m. coperto da prati fioriti e percorso probabilmente da un notevole numero di bombi. E probabile che in località SS. Marsicana le operaie, insieme a quelle di altre specie, giungessero sulla pic- cola oasi fiorita dall’altipiano che trovasi ancora più a Nord, 500 m. più in basso, ma & probabile anche, avendo osservato una femmina di Psithyrus rupestris emer- gere dal terreno nascosto dalle erbe, che i loro nidi fossero distanti pochi metri dal loro pascolo. Il fenomeno descritto, da attribuire con tutta probabilità alla diversità di clima ed alle caratteristiche orografiche, vale anche, ma in misura meno evi- dente, per i Bombus terrestris e ruderatus eurynotus. Il B. lapidarius nel Lazio e nell’Abruzzo è rappresentato dalla ssp. collarıs Reinig (nec Pittioni), intermedia tra la forma tipica e la ssp. decipiens Pérez, ed ha limiti di variabilità cromatica piuttosto ampi. Accanto a forme di collaris tipico con collare giallo ben distinto e folti peli gialli sullo scutello e sui primi due tergiti addominali (rari, per la verità, gli esemplari con peli gialli sull’addome) e quindi non appartenenti alla ssp. decipiens che è provvista di due più larghe ed evidenti strisce gialle, molte regine ed operaie si orientano più verso la forma di lapidarius tipico, con torace intera- mente nero ed addome sprovvisto di peli gialli. I maschi invece presentano sempre il collare giallo e la variabilità riguarda la presenza di pubescenza gialla sullo scutello e sui due primi tergiti (specialmente il primo), con forme intermedie. 34 M. COMBA Confrontando globalmente i maschi dell’Italia Centrale e quelli delle Alpi Cozie, si nota che nei primi i peli gialli sullo scutello sono presenti in quasi tutti gli esemplari, mentre nei secondi ciò è un'eccezione. 13) B. (Pyrobombus) pratorum L. (1°). Abruzzo: P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 5 2° 1.VI; Macchiarvana, m. 1400 1 & 4.VI; Casc. d. Ninfe (Camosciara), m. 1100 1 2 399 1 & 2-4.VI; Val Fondillo, m. 1200 1 © 3.VI. Lazio: Montefiascone, m. 500 19 V, 1 & 22.V; Monte Tuscolo, m. 700 5 gd 7.V; Poggio Verde (Colli Albani), m. 400 9 4& 7.V. Specie eurosiberiana abbastanza diffusa nelle montagne abruzzesi elevate oltre i 1000 m. e sulle colline laziali. Essa frequenta preferibilmente gli ambienti boscosi anche fitti come il sottobosco delle latifoglie con irradiazione solare molto ridotta dal fogliame. | In questo caratteristico ambiente spesso è l’unica specie che circoli: è una caratteristica piuttosto peculiare della specie. Tuttavia essa può trovarsi anche, benchè di rado, negli ambienti meno umidi o addirittura nella macchia e nei luoghi aperti e soleggiati. È quindi una specie piuttosto strettamente ilofila con modeste capacità di adattamento agli ambienti diversi da quelli preferiti. Questa specie è più precoce di molte altre (vedi anche B. terrestris) dello stesso genere nel comparire in primavera e nello sviluppo delle nidiate tanto che i maschi sono già presenti quando altre specie sono rappresentate ancora dalle sole regine nidificanti. Infatti i maschi sono già apparsi al principio di maggio sulle colline del Lazio ed ai primi di giugno nel P.N.A. e così pure le operaie, con una percentuale di regine fondatrici circolanti relativamente molto minore che nelle altre specie. | Cromaticamente la popolazione del Lazio e dell’Abruzzo & variabile e molto simile a quella delle altre regioni ed anche delle Alpi Cozie. Gen. Psithyrus Lep. (?°) ı) Ps. (Ashtonipsithyrus) vestalis Geoffr. (ssp. obenbergeri May, 1944). Abruzzo, P.N.A.: Dint. di Pescasseroli, m. 1200 1 & 20.VII-10.VIII, Coll. Comba; Mad. di Tron- chillo, m. 1400 ı & 3.IX. Campania: Positano 19 IV. Questa specie euromediterranea, contrariamente alla grande diffusione del suo ospite B. terrestris di cui ripete la geonemia, è piuttosto rara nel Lazio (?!) e nell’Abruzzo montano. Una femmina (2?) proviene dalla costiera campana. I due maschi presentano peli più corti ed una colorazione gialla meno estesa del consueto. Data la scarsità delle catture non sono in grado di esprimere con certezza un giudizio sull’habitat preferito, ma ritengo che sia analogo a quello del suo ospite. (19) Vi è priorità di Pyrobombus (D.T. 1880) su Pratobombus (Vogt 1911) (Michener, C.D. Bees of Panamä. Bull. Am. Mus. Nat. Hist. 104: 7-175). (20) Per la posizione sistematica delle specie di questo genere ho seguito Popov (1931). (21) Catturata a Roma (Collez. Ist. Naz. Entom., Roma; Tkalcu, in litt.). (22) May descrisse solo il maschio di questa sottospecie. IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 35 2) Ps. (Ashtonipsithyrus) bohemicus Seidl (= distinctus Per.). Abruzzo: Rocca di Mezzo, m. 1300 4 dd 21.VII, leg. Lepri; P.N.A.: Dint. di Pescasseroli, m. 1200 3dd 20.VII - 10.VIII, Collez. Comba. Specie paleartica, inquilina del B. lucorum, che nel Lazio, similmente al suo ospite, non ho mai potuto catturare, mentre € invece presente ma rara sulle montagne d’Abruzzo. Non ho avuto modo di osservare di persona le sue abitudini ecologiche ma ritengo, per conoscenza delle localita di cattura, che possa essere considerata una specie prevalentemente ilofila con capacita di adattamento anche ad ambienti più aperti e soleggiati di quelli preferiti. 3) Ps. (Psithyrus s. str.) rupestris F. Abruzzo: P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 1 2 1.VI; Villalago (Scanno), m. 900 12 5.VI; Dint. di Pescasseroli, m. 1200 10 gg VII-VIII, Collez. Comba; Mad. di Tronchillo, m. 1400 27 gg 3.IX; Macchiarvana, m. 1400 3 dd 3.IX; Colli Nascosi, m. 1300 2 dd 3.IX Specie paleartica inquilina del B. lapidarius, del quale ripete parzialmente anche le abitudini ecologiche di specie prevalentemente ilofila ma ben adattabile agli ambienti non preferiti. E la specie più comune del genere e specialmente i maschi sono molto frequenti, in particolare nelle zone montuose dell'Abruzzo. Le caratteristiche cromatiche della pubescenza nella popolazione del P.N.A. sono molto variabili e, nei maschi, vanno da forme tendenzialmente nere con lievissimo accenno di collare, scutello e primi due tergiti addominali gialli (in alcuni casi la pubescenza gialla sui tergiti è totalmente assente) a forme abbon- dantemente provviste di pubescenza gialla nei punti suddetti. In questi casi la pubescenza gialla assume sui tergiti una disposizione variabile: o disposta su due fasce più o meno confluenti al centro o limitata a ridotti ciuffi ai lati dei tergiti. In complesso i maschi del P.N.A. sono più abbondantemente colorati in giallo di quelli appartenenti alla fauna delle Alpi Cozie. Per quanto riguarda le femmine, mentre hanno l’addome totalmente nero sui primi tergiti, il torace ha un evidente collare giallo ed una caratteristica mez- zaluna di peli gialli sullo scutello che richiama la ssp. siculus Reinig, a differenza delle femmine raccolte nelle Alpi Cozie in cui il collare manca o è appena ac- cennato e lo scutello è nero o con rari peli gialli. 4) Ps. (Metapsithyrus) campestris Pz. Abruzzo: P.N.A.: Dint. di Pescasseroli, m. 1200 2 gg VII-VIII, Collez. Comba. Parassita principalmente del B. agrorum pascuorum ma ospitato anche dagli altri Agrobombus, è specie paleartica. Posseggo due soli esemplari maschi del P.N.A., non raccolti da me. È probabile che abbia abitudini prevalentemente ilofile. La sua rarità contrasta con la notevole abbondanza di due dei suoi ospiti: B. agrorum pascuorum e B. hu- milis. 5) Ps. (Allopsithyrus) maxillosus Klug Abruzzo, P.N.A. e zone contigue: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 1 £ 1.VI; Str. Cocullo-Pèscina, m. 1400, vers. Ovest 1 2 5.VI; Pescasseroli, m. 1150 1 £ 3.VI. Lazio: Montebello 12 9.V; Roma-Acquatraversa 3 92 17-26.IV. 36 M. COMBA Bella specie di Psithyrus appartenente al gruppo pontico, frequentante ambienti diversi, ma per lo più scarsamente umidi e privi di vegetazione boscosa, da classificare quindi tra le specie prevalentemente eremofile. Essa, della quale non ho mai potuto catturare dei maschi, mentre nell’Italia del Nord è inquilina del B. argillaceus, è ospitata nel Centro Italia dal B. ru- deratus eurynotus e, con ogni probabilità, dal B. subterraneus, per quanto non possa dirlo per conoscenza diretta. Di questi due ultimi Bombus segue, nel Lazio e nell’Abruzzo, più o meno la distribuzione topografica, ma è molto più raro e saltuario nel tempo, specialmente del B. r. eurynotus. La sua geonemia comprende l’Italia, i Balcani ed il Caucaso. La pubescenza gialla formante collare e disposta anche sullo scutello delle femmine varia da forme più evidenti a forme in cui manca quasi del tutto. 6) Ps. (Fernaldaepsithyrus) sylvestris Lep. Abruzzo, P.N.A.: Mad. di Tronchillo, m. 1400 2d& 3.IX; Casc. delle Ninfe (Camosciara), m. 1100 2Jg 2.VI. Specie eurosiberiana, è ospitata dal B. pratorum e, parallelamente a questo, è da ritenersi ilofila, ma più strettamente ancora dell’ospite. Non credo che possa essere presente nelle pianure e nemmeno sulle colline più alte del Lazio, ma solo sulle montagne laziali che facciano parte del corpo appenninico e che offrano un ambiente ecologico simile a quello offerto dal P.N.A., che è posto tutto al di sopra dei 1000 m. di altitudine. I maschi di questa specie sono anch’essi piuttosto precoci rispetto agli altri Psithyrus, analogamente a quanto è stato osservato a proposito del B. pra- torum nei confronti degli altri Bombus. Tre maschi appartengono alla forma citrinus Schmdk. con terzo e quarto tergite forniti di peli più gialli che nella forma tipica. * * * Le 19 specie del genere Bombus e del gen. Psithyrus fin qui citate possono essere cosi raggruppate secondo la loro origine: Elementi paleartici: Psithyrus bohemicus Seidl, rupestris F., campe- strisi Pz. Elementi eurosiberiani: Bombus hortorum L., subterraneus L., agro- rum F., humilis Ill., silvarum L. (più esattamente paleartica-occidentale), soroeensis F., lucorum L., pratorum L., Psithyrus sylvestris Lep. Elementi euromediterranei: Bombus terrestris L., Psithyrus ve- stalis Geoffr. | Elementi europei: Bombus ruderarius Müll. (più esattamente palear- tica-occidentale), lapidarius L., ruderatus eurynotus Kriechb. Elementi montani: Bombus elegans Seidl Elementi pontici: Psithyrus maxillosus Klug L’elenco dei Bombini riportato non pud essere considerato completo. Per quanto riguarda la popolazione dell’Abruzzo montano manca il Bombus mucidus Gerst. (Tkalcu, 1960 a) ed inoltre è possibile la presenza dei Bombus : gerstaeckeri Mor. (Grandi, 1957) (non confermato da Tkalcu 1960 a), lapponicus hypsophilus Skor. (Tkalcu, in litt.), pyrenaeus Per. e dei Psithyrus : barbutellus Kby (inquilino del B. hortorum L.) e flavidus Ev. (inquilino del B. lapponicus F.). IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 37 Nella lista dei Bombus del Lazio è assente il B. muscorum F. (?). Esso non è affatto così comune come è detto da alcuni autori. Personalmente, in anni di ricerche condotte nel Lazio, non ho mai potuto catturarlo, pur essendone ac- certata la presenza. Probabilmente a generare l’errore di valutazione della sua frequenza è la confusione con altre forme, come il B. agrorum pascuorum o il B. humilis quasipascuorum. Tra i Psithyrus del Lazio mancano, nella lista: Ps. vestalis (ospitato dal B. terrestris), Ps. campestris (ospitato dagli Agrobombus) e Ps. rupestris (parassita del B. lapidarius). Queste ire specie sono ceriamente presenti nel Lazio, secondo me, ma piuttosto rare. Ed ecco come si presenta in complesso la popolazione dei Bombus e Psi- thyrus nel Lazio e nell’Abruzzo, sistemata secondo il numero di catture nei do- dici mesi dell’anno, premesso che le cifre riguardanti il Lazio si riferiscono a catture fatte in alcuni anni successivi mentre i dati sull’Abruzzo sono da attri- buire, nella maggior parte dei casi, ad un solo periodo, primaverile - estivo, di ricerche. Tutte le specie elencate sono presenti nell’Abruzzo montano, mostrando come i Bombini siano degli Apoidei generalmente tendenti agli ambienti elevati, con clima montano. Per quanto riguarda il Lazio, le catture sono state compiute più o meno in tutti i mesi dell’anno, con maggiore intensità di ricerche nei mesi da Aprile a Luglio, mentre per quanto concerne l’Abruzzo, principalmente il P.N.A., le ricerche più insistenti da parte mia sono avvenute nei mesi di Giugno e Settembre. Le catture nei mesi di Maggio ed Agosto sono opera di altri raccoglitori e per lo più riguardano località fuori del P.N.A.. Mi mancano quindi i dati ri- guardanti i mesi di Aprile, Ottobre e Novembre, dato che nei mesi da Dicembre a Marzo per lo più l'Abruzzo montano è ricoperto di neve. I dati sintetizzati nella tabella n. 1 danno un orientamento sulla distribu- zione altimetrica da 0 a 700 m. nel Lazio e da 900 a 1500 m. nell’Abruzzo e quindi sufficientemente ampia. Dividendo in cinque gruppi le specie raccolte, esse possono essere elencate come segue: A) Specie che prediligono, con rare eccezioni, le pianure e le colline fino a 700 m.: 1) B. ruderatus eurynotus. B) Specie che prediligono, ma con numerose eccezioni, le -terre basse e collinose: 1) B. terrestris, 2) Ps. vestalis. C) Specie senza evidenti preferenze riguardo all’altitudine: 1) B. agro- rum pascuorum, 2) silvarum, 3) Ps. maxillosus. D) Specie preferibilmente montane: 1) B. hortorum, 2) lapidarius, 3) pratorum, 4) humilis, 5) Ps. rupestris, 6) campestris, 7) sylvestris. E) Specie esclusivamente, o quasi, montane: 1) B. subterraneus, 2) ele- gans, 3) ruderarius, 4) lucorum, 5) soroeensis, 6) Ps. bohemicus. (23) Nella Collezione dell’Ist. Naz. Ent. di Roma vi sono maschi e regine raccolti a Roma. 38 M. COMBA Tabella N. ı LAZIO (m. 0 - 700, principalmente Roma e dintorni) am EN A e ding) NEESI: .. ....3 G|FIMAIM|IG LIAISIOIN|IDIMIGILIA | S SPECIE: 9 4 8 B. hortorum Q I 3 DIP |. 2 4|30| 6 I I B. r. eurynotus Q #272 |} i 3 ix = B. subterraneus Q I d | ? 2.98 B. elegans Q 4 \d | Eire Q 16| 6 9 B. a. pascuorum O 6| 8 I 4 3133 3 2 Di sil rR 2 3| 4 47 B. humilis © I i ata | 3 Diva 9 ; | B. ruderarius © I 3 1,2 ? i A B. silvarum Q n. 21.4 d 3 ? 4 B. soroeensis Q = 3 3 PT 2| 9 ACER 6 ? 5 B. terrestris Q Hh&d3 | ori tdi 13 3 bl ala? feb Lolo 2 3 B. lucorum Q ross 3 71 7) 2 9 2| ı 43 B. lapidarius Q siii Aarıh da I 6 | 50 P I B. pratorum © I 9 3 15 2 Ps. vestalis Q 3 ? WAR Ps. bohemicus w 3 5 | 2 Ps. rupestris Q 2 4 ? | ro | 32 Ps. campestris Q 3 pay Ps. maxillosus wi ST 3 3 Ps. sylvestris E 3} | 2 2 IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 39 Solamente il B. ruderatus eurynotus predilige evidentemente le terre basse, ma il suo parassita, Ps. maxillosus, sembra non avere questa preferenza nella distribuzione altimetrica per cui ritengo meglio porlo nel gruppo C. E da no- tare che questa specie di Psithyrus è, con tutta probabilità, ospitato anche dal B. subterraneus e ciò può spiegare la sua distribuzione altimetrica differente da quella del B. ruderatus eurynotus. Il B. terrestris ed il suo inquilino, Ps. vestalis, sono da ritenersi ubiquitari ma con evidente tendenza a frequentare gli ambienti ben soleggiati e caldi della pianura, per cui le eccezioni, se così possono chiamarsi, si riferiscono alla loro presenza nel centro della catena appenninica. Tre specie non mostrano particolari preferenze nella loro distribuzione al- timetrica. Questo fatto si constata assai agevolmente nella più frequente delle tre: B. agrorum pascuorum. Le specie montane sono più o meno strettamente legate al loro ambiente. Tra quelle che lo sono di meno pongo il B. lapidarius che può scendere facil- mente fino ai 400 m. di quota. Accanto ad esso si può considerare il suo parassita, Ps. rupestris, il quale, benchè sia stato da me raccolto soltanto sui monti d’A- bruzzo, non va ritenuto, a mio avviso, legato agli ambienti montani più elevati ma deve avere una distribuzione analoga a quella del suo ospite. Sei specie sono da ritenersi strettamente montane; in particolar modo B. elegans e B. soroeensis. A queste ultime sei specie si dovrebbero aggiungere 1 già citati: Bombus gerstaeckeri, mucidus, lapponicus hypsophilus, pyrenaeus ed il Ps. flavidus. Non avendo mai compiuto ricerche al di sopra del 1500 m. di alti- tudine nelle montagne dell’ Abruzzo, non posso escludere la presenza anche di queste cinque specie. Fam. MEGACHILIDAE (?4) Subfam. Megachilinae Tribù Anthidini Gen. Paranthidiellum Michener 1) P. lituratum (Pz.). Lazio: Monte Tuscolo. m. 700 4 99 14 VI. Questi esemplari provengono tutti da una galla abbandonata di Cinipide, del diametro di cm 1,5 circa, raccolta in maggio. Dal momento della raccolta fino all’uscita dei cinque esemplari, ed anche per molti mesi dopo, dalla galla non è fuoruscito nessun altro insetto. Gen. Anthidium F. 1) A. florentinum (F.). Lazio: Montefiascone 1g VIII; S. Severa 2 99 14 X?, Collez. Comba; Roma 13 9£ 24.VI - 3.VIII, 10 gg V-VIII, raccoglitori vari. Una femmina (Roma, VII.1945) proviene da un nido ove la madre aveva impiantato due celle pedotrofiche. Il nido era costruito nel più alto internodo di una canna di bambù, aperta in alto, con un lume di 18 mm, utilizzata per soste- gno di una pianta e posta sul terrazzo della mia casa, sita in una zona abbastanza centrale di Roma. (24) Per l’ordine sistematico di tutti i generi di Apoidei che seguiranno ho adottato lo schema indicato da Süstera (1958). 40 M. COMBA Il rivestimento dell’internodo medesimo formante la parete laterale delle celle pedotrofiche, il pavimento ed il setto divisorio delle medesime erano costruiti interamente con filamenti vegetali sottilissimi, veramente impalpabili, lunghi po- chissimi millimetri e di color giallo ocra. Il complesso delle due celle pedotrofiche occupava l’altezza totale del tratto di canna dal nodo all’apertura, in tutto circa 8-9 cm, di cui circa due centimetri costituivano il setto tra le due celle e poco più di un centimetro la copertura della cella più alta, costruita con lo stesso ma- teriale. Solamente un adulto è uscito dal nido. L’altro esemplare è morto mentre si trovava ad uno stadio inferiore per ragioni che ignoro. Fam. XYLOCOPIDAE Subfam. Xylocopinae Gen. Xylocopa Latr. 1) X. cyanescens Br. | Lazio: Montebello 5 99 1.IV - 15.VI, 5644 31.III - 2.V; Castel Giubileo ı £ 27.VI; Roma 6 99 V-VI, 364 10.IV - 24.V, racc. vari; Roma-Acquatraversa 1 9 28.IV, r & 21.V; Ariccia 12 6.V, leg. Bisleti; Ostia Antica 1g 16.IV. | 2) X. valga Gerst. Abruzzo: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 1 g 1. VI; Pescasseroli, m. 1150 1 g 17.V, Collez. Comba; Lazio: Villa d’Orazio 2 gg 8.IV; Roma 4 92 3.VI-VII, leg. Comba e Saccà; Frascati 1 & VIII. 3) X. violacea I. Abruzzo: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 2 99 1.VI. Lazio: Monte Cimino 1g 18.IV; Montefiascone 1 2 23.V; Arsoli 1 © 28.VIII, leg. ?; Subiaco 18 248 1.V; Villa d’Orazio 2 gg 8-25.IV; Sacrofano 1g 10.IV; Montebello 1 9 14.XI, 7 88 31.111 - 18.1V; Roma 13 $8 11.V - VII, X, 3 gg 24.II - 10.IV, racc. vari; Ostia Antica 19 16.IV, 2gg3 19.III - 16.IV; Monte Tuscolo 19 1 & 5.III (in copula); Lago Albano 12 23.VIII, leg. Consiglio; Ninfa ı & 11.IV, leg. Consiglio; Sabaudia 499 3 ¢¢ IX. Campania: Astroni (Napoli) 1 5.V, Collez. Comba. Tabella N. 2 MESI G PM 5 Al M IL L A | S | O N: iD | 1 Specie: | X. cyanescens È AE dii & Seca A EN Ae X. valga a RATE TÉL US TE pcr ng È 6 LS PRE TE O Subfam. Ceratininae Gen. Ceratina Latr. 1) C. acuta Fr. Lazio: Montebello 422 III ?, 8.V - 22.VI, 1 & 8.V; Roma 2 gg V-VI, leg. Consiglio e Bisleti; Canalone di Ariccia 19 29.V; Albano 299 13.X-13.XI, 1 & 13.X, leg. Comba e Bisleti. IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 41 2) C. callosa F. Abruzzo: Val de’ Varri 522 VIII-IX; Lazio: Montebello 499 1.IV - 22.VI, 3 gd 1.IV - 26.V; Roma 499 13.V e 19.VII, leg. Saccà e Comba; Roma-Acquatraversa 3 99 13.IV - 21.V; Albano 19 13.X, leg. Bisleti. 3) C. chalcites Latr. Lazio: Montebello 19 22.VI, 483 8.V - 22.VI; Roma-Acquatraversa 1 © 28.IV; Capo Circeo 19 VII, Collez. Comba. C. gravidula C. nigrolabiata C. parvula Tabella N. 3 Mesı GIRTMIZE TIMO Kia ae Le Specie: C. acuta © ae RE ae I ER & isso Retell ali C. callosa © OUR 0003 DAOSU A AI 5 AREAS & A dai C. chalcites © ha Sehe ieh 3 | APS IE C. cucurbitina Q NET EEE EL A, Titan & pu on né ruse nn È ba is a C. cyanea © è S lag | Ep 3 Lie TRE mis . C. dallatorreana 2 (- -) TE 3 C. dentiventris Q L Ja 3 "a 3 2 3 9 3 _— 2 mn 4) C. cucurbitina Rossi. Toscana: Firenze 1g 15.11, leg. Consani; Impruneta 2 99 1g 2.VIII, leg. Consani. Abruzzo: Val de’ Varri 322 VI, IX, X, 1g IX. Lazio: Monte Cimino, m. 600-750 19 24.X, 1 & 18.IV; Montefiascone 5 99 23.V, VII, VIII, IX, 2 dd 23.V; Valle del Salto (Pace, Rieti) 1 2 VIII, leg. Bisleti; Forano Sabino 1 g 6.V; Villa d’Orazio 1 & 8.IV; Gerano 1 & 26.IV, leg. Castellani; Montebello 8 99 III? - 22.VI, 41 gg 31.1II - 26.V; Roma 3 9 11-13.V, 3 gd 17.IV - 13:V; Roma-Acquatraversa 6 44 13-21.IV; Acilia 14 92 3 64 13.11 (catturati nel lume di ramoscelli di rovo); Castelfusano 12254 25-30.IV; Can. di Ariccia 4 dd 29.V; Frascati 1 9 VIII. Campania: Astroni (Napoli), 1 & 5.V, Collez. Comba. 5) C. cyanea K. Abruzzo: Val de’ Varri 2 9° IX. Lazio: Monte Cimino, m. 750 1 & 24.X; Sacrofano 19 10.IV; Roma 1g XII?, leg. ?; Acilia 1 d 2.IV; Frascati 1 © VIII; Canalone d’Ariccia 1 & 29.V. 42 M. COMBA 6) C. dallatorreana Friese. Lazio: Monte Cimino, m. 750 1 2 24.X; Acilia 1 © 13.11 (in ramoscello di rovo, come C. cucur- bitina). 7) C. dentiventris Gerst. Lazio: Montefiascone, 1 g VII-VIII; Montebello 10 99 2.III - 26.V; Roma 2 9° 12.VII e 21.X; Roma-Acquatraversa 222 13.IV e 5.VI; Ostia Antica 19 15.111. 8) C. gravidula Gerst. Lazio: Montebello 2 gg 30.IV - 8.V; Roma 12 27.V. 9) C. nigrolabiata Friese. Lazio: Montebello 19 8.V; Roma 19 13.V; Frascati 19 IX. 10) C. parvula Sm. Lazio: Montebello 7 99 30.IV - 26.V. Le Ceratina e le Xylocopa sono specie quasi tutte più o meno strettamente eremofile delle pianure e delle colline. Alcune specie si trovano anche in zone montuose a 1000 e più metri di altitudine, ma dove le condizioni ambientali lo permettano, come nelle larghe vallate o sulle montagne con scarsa vegetazione arborea (p. es. Xylocopa valga e violacea) ovvero in luoghi comunque fortemente soleggiati per molte ore del giorno anche se in zone discretamente umide (p. es. C. cucurbitina, C. cyanea, C. dallatorreana, X. violacea ; le xylocope volano già in gran numero alla fine di Aprile nella vallata del Sangro, presso Villetta Bar- rea - e presumibilmente in altri posti consimili - ad una quota di circa 1000 m.). Le specie più tipicamente eremofila delle pianure e delle colline, conside- rando Lazio e Abruzzo è la X. cyanescens. Quasi tutte le specie dei due generi possono incontrarsi anche per molti mesi consecutivi. In condizioni artificiali di ambiente e di alimentazione ho potuto consta- tare la sopravvivenza per quasi quattro mesi dalla data di cattura (5.III) di una coppia di X. violacea. Sopravvivenza interrotta probabilmente solo per aver lasciato la gabbia ove erano chiusi i due esemplari esposta accidentalmente per due ore consecutive al sole senza possibilità per essi di ripararsi in zona d’ombra. Fam. APIDAE Subfam. Apinae Gen. Apis L. 1) A. mellifica ligustica Spin. Abruzzo: P.N.A. e dintorni: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 OD 1.VI; Str. Cocullo-Pescina, m. 1400 99 5.VI; Valle del Sangro m. 1000 28.IV 99. Lazio: Villa d’Orazio 99 8.IV; Montebello 99 2.III - 26.V; Roma & V, 9 VIII, PP r7.III - 20.IV; Roma-Acquatraversa 99 26.III - 15.VI; Poggio Verde (Colli Albani) O 7.V; Acilia 99 20.XI; Castelfusano PP 26.IV; Priverno 999 VI leg. Saccà. L’ape domestica, molto diffusa in tutto il Lazio, ove numerosissime sono le arnie, e nell’Abruzzo montano, ove si presta altrettanto bene allo sfruttamento razionale per la ricchezza dei pascoli, è da me citata solo per poche località delle due regioni. Escluso un periodo invernale, più breve nel Lazio e più lungo nel- l'Abruzzo montano, l’operaia di questa specie si può sempre catturare e nell’A- bruzzo montano, in particolare, arriva almeno fino ai 1500 m. di altitudine. IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 43 Tranne due o tre eccezioni tutte le operaie hanno il 1° tergite addominale bordato di nero sul margine apicale ed il 2° con bordo nero largo 1/4 - 1/3 del tergite stesso, sul margine apicale. Le operaie che fanno eccezione hanno la colorazione nera molto più ampia. Due regine hanno i primi due tergiti giallo arancio ed una terza & invece ampiamente bordata di nero. Il maschio di Roma ha sul tergo addominale una netta prevalenza della colorazione nera. Fam. ANTHOPHORIDAE Subfam. Anthophorinae Tribù Anthophorini Gen. Anthophora Latr. 1) A. acervorum L. (distribuzione altimetrica: m. 0-600). Lazio: Monte Cimino, m. 600 1 £ 18.IV; Villa d’Orazio 3 292 ı & 8.IV; Gerano 1 £ 26.IV, leg. Castellani; Montebello 5 22 5 gg 31.III - 18.1V; Roma 8 292 17 dd 19.III - 27.V; Roma- Acquatraversa 2 99 ı & 30.III; Lago Albano 1 2 IV, leg. Bisleti; Acilia 1g 7.XI, leg. Ca- stellani; Ostia Antica 8 gg 19.III. Campania: Soccavo (Na) 19 28.IV, collez. Comba; Positano 1g IV. Una metà circa delle femmine di questa specie ha il colorito tipico testaceo con strie sui tergiti addominali costituite dai peli chiari dei bordi posteriori dei tergiti stessi; le restanti femmine hanno una veste bruno scura senza evidenti strie sull’addome; qualcuna presenta dei ciuffi di peli più chiari ai lati dello scu- tello e dei due primi tergiti addominali. 2) A. aestivalis Pz. (d.a.: m. 0-1400). Abruzzo: Val de’ Varri 299 VI; Strada Cocullo-Pèscina, m. 1400, vers. Ovest 1 © 5.VI; Lazio: Montebello 3 22 30.IV - 26.V; Roma 299 19.IV - 13.V; Monte Tuscolo 2 99 22.IV; A- cilia 19 15.V; Ostia Antica 19 20.IV; Castel Porziano 19 22.IV leg. Castellani. Di questa specie ho catturato solo femmine! 3) A. atroalba Lep. (d.a.: m. 0-100). Lazio: Montebello 2 gg 18.IV - 9.V; Roma 1 & 18.V; Pratica di Mare 1g 7.IV. Catturati solo maschi! 4) A. canescens Br. (d.a.: m. 0-50). Lazio: Roma ı & 16.IV (l’identificazione di questo esemplare è incerta); Acilia 1g 14.II, leg. Castellani. 5) A. crinipes Sm. (d.a.: m. 0-600). Lazio: Monte Cimino, m. 600 1 9 1 g 18.IV; Montefiascone 1 g 25.V; Montebello 1 2 2.V; Roma 229 1-12.V, 11 gg 21.III - 1.V. Campania: Soccavo (Napoli) 292 28.IV; Monte Nuovo (Na) 1 & 24.III. Collez. Comba; Posi- tano 6 22.266 TRL Vo 6) A. dispar Lep. (d.a.: m. 0-100). Lazio: Montebello 292 3 gg 31.III - 4.IV; Roma 499 463 19.III - 17.IV. Campania: Positano 2 99 15.IV. 44 M. COMBA 7) A. mucida Grib. (d.a.: m. 0). Lazio: Ostia Antica 299 2544 19.111. 8) A. retusa L. (d.a.: m. 0-1200). Abruzzo: P.N.A.: Val: Fondillo, m. 1200 1 9.3.VI. Lazio: Monte Cimino, m. 600 3 Sg 18.IV; Montebello 2 gg 15.III - 18.IV, leg. Bisleti e Comba; Roma 3 gg 15.IV - 13.V; Acilia 1g 11.IV, leg. Castellani; Pratica di Mare 1 g 7.IV. Gen. Habropoda Sm. 1) H. tarsata Spin. (d.a.: m. 0-700). Lazio: Sacrofano 12 1 & 10.IV; Montebello 1 9 12 gg 31.III - 30.IV; Roma 392 14 23.III - 17.IV, racc. vari; Roma-Acquatraversa 1 & 7.III; Castel Porziano 1 2 22.IV; Ostia Antica Ig 19.III; Monte Tuscolo ı & 22.IV. 2) H. zonatula F. Sm. (d.a.: m. 100). Lazio: Montebello 1 9 26.V. Gen. Amegilla Friese 1) A. albigena Lep. (d.a.: m. 0-500). Lazio: Montefiascone 3 gg VII-VIII; Roma 1 © 2 Sg 20-26.VI; Ariccia 1 2 23.IX, leg. Consiglio. 2) A. garrula Rossi (d.a.: m. 0-50). Lazio: S. Severa 1g X, collez. Comba; Roma 1 © 22.IX. 3) A. magnilabris Fedt. (d.a.: m. 50). Lazio: Roma 19 VII, leg. Saccà. 4) A. quadrifasciata Vill. (d.a.: m. 0-500). Lazio: Montefiascone 19 VII; Roma 1g 21.X; Sabaudia 2 99 IX. 5) Amegilla sp. (affine alla savignyi Lep. secondo Lieftinck) (d.a.: m. 1000). Abruzzo: Val de’ Varri 14 VIII. Gen. Clisodon Patton 1) C. f. furcatus Pz. Abruzzo: Pescara 19 X, leg. Saccà. La tribù degli Anthophorini è rappresentata da un gruppo di specie che, nell’Abruzzo e nel Lazio come altrove, presenta abitudini prevalentemente ere- mofile, sì che la maggior parte di esse si può catturare nelle località intensamente soleggiate, con vegetazione arbustiva o erbosa. Il clima delle coste marittime e dell’entroterra più o meno vicino sembra il prediletto, ma anche sui rilievi montani del Lazio e dell'Abruzzo facenti parte dei Preappennini o della zona strettamente appenninica (p.es. Monte Cimino e Monte Tuscolo nel primo caso, Val de’ Varri e Val Fondillo nel secondo) pos- sono trovarsi alcune specie (ad es. Habropoda tarsata, Amegilla quadrifasciata, A. albigena, Amegilla sp., Anthophora crinipes, A. retusa, A. aestivalis e A. a- cervorum). Sul Monte Cimino (Lazio) e nella Val Fondillo (P.N.A.) l’ambiente vegetale è estesamente boscoso, talchè per alcune specie quivi raccolte bisogna ammettere una capacità di adattamento notevole agli ambienti umidi ed elevati (p. es. Anthophora retusa e A. crinipes). Gli Anthophorini sono in gran parte piuttosto precoci nella loro appari- zione primaverile, specialmente A. retusa, A. crinipes, A. acervorum, H. tarsata IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 45 A. magnilabris A. quadrifasciata Amegilla sp. Tabella N. 4 Mest ~ G|IFI|IMı A M G L A S O N D Specie: Q Eye Fai geal + ge eS A. acervorum 3 Re E D | MAC Av westivalis ARE. à — 3 A. atroalba > a A eg SO A. canescens È FIL i A. crinipes £ oe PRA volto | | A. dispar p ee A. mucida x 114 in (* A. retusa È Ve: PI a SI H. tarsata J hi 7 È à a e H. zonatula e Part A. albigena È ten 0 LS & RER Vlg coreg Re: A. garrula o 1 2 3 ? 3 Q 3 9 3 C. furcatus (*) Abruzzo montano. Clima appenninico. e piu ancora A. canescens la quale appare gia in Febbraio nelle pianure non di- stanti dal mare. Nella tabella n. 4 & mostrata la presenza delle varie specie secondo i mesi dell'anno, sulla base del materiale contenuto nella mia collezione: Le Habropoda e le Anthophora s. str. sono più precoci nel comparire delle Amegilla e Clisodon, potendo essere considerate le prime come specie primaverili e le seconde come estive. 46 M. COMBA Singolare & la cattura di un maschio di A. acervorum ad Acilia (Roma) in Novembre; di una specie, cioè, che & tipica della primavera. A parte la pos- sibilità di un errore del raccoglitore nella indicazione della data di raccolta, della quale perd non ho motivo di dubitare, potrebbe trattarsi di un esemplare che ha compiuto anticipatamente, rispetto agli altri conspecifici, il ciclo biologico da uovo a insetto adulto, terminandolo nel tardo autunno anziche nella primavera successiva. | Appendice MATERIALE PER UNA FAUNA DEGLI IMENOTTERI APOIDEI DELL’ITALIA CENTRALE Le specie seguenti, che vanno aggiunte a quelle gia citate nella prima parte del lavoro, sono enumerate a parte a titolo di semplice elenco faunistico. Restano — ancora numerosi generi di Apoidei non trattati che saranno oggetto di altra pub- blicazione allorchè potrò disporre di una maggiore quantità di materiale deter- minato. In tale occasione ritornerò pure su alcuni dei generi già citati. Fam. COLLETIDAE Subfam. Colletinae Tribù Colletini Gen. Colletes Latr. 1) C. eous Morice. Lazio: Roma 1 & VI, leg. Bisleti. 2) C. fodiens Geoffr. Abruzzo: Val de’ Varri 19 VIII. Lazio: Sabaudia 19 IX. 3) C. maidli Nosk. Lazio: Sabaudia 19 3 dd, IX. 4) C. marginatus Sm. Abruzzo: Val de’ Varri 1g VI. Lazio: Sabaudia 19 IX. 5) C. mlokossewiczi Rad. Abruzzo: Val de’ Varri 1g VI. Lazio: Roma 12 27.V; 13 13:V. 6) C. similis Schck. Abruzzo: Val de’ Varri 1g IX. Lazio: Macchie di Fajola (Colli Albani) 1 £ 13.X. 7) C. succinctus L. Lazio: Ariccia 164 25.IX, leg. Consiglio. Subfam. Hylaeinae Gen. Hylaeus F. 1) H. angustatus Schck. Abruzzo: Val de’ Varri 19 VIII. Lazio: Montebello 1 & 30.IV; Roma 299 12-27.V, 1 & 11.V; Lago Albano 19 13.X. IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 47 2) H. brevicornis Nyl. Abruzzo: Val de’ Varri 19 VIII. Lazio: Montebello 3 gg 16.IV - 26.V. 3) H. clypearis Schck. Lazio: Montefiascone 1 9 2.VIII; Frascati 1 VIII. 4) H. communis Nyl. Abruzzo: Val de’ Varri 322 8.VIII, 5 do VIII-IX-X. 5) H. confusus Nyl. Abruzzo: Val de’ Varri 1g X. Lazio: Lago Albano 1g 13.X. 6) H. diplonymus Schulz Lazio: Montebello 3 22 30.IV - 8.V. 7) H. euryscapus Först. Lazio: Acquatraversa 1 & 13.IV. 8) H. gibbus Saund. Toscana: Boboli (Firenze) 1g 27.VII, leg. Consani. Abruzzo: Val de’ Varri 19 IX. Lazio: Montebello 1g 8.V; Acilia 1g 15.V, leg. Bisleti; Canalone d’Ariccia 1 3 29.V. 9) H. lineolatus Schck. Abruzzo: Val de’ Varri 19 IX, 1g X. 10) H. minutus F. Abruzzo: Val de’ Varri 19 2dd IX. 11) H. variegatus F. Abruzzo: Val de’ Varri 5 99 VIII-IX. Lazio: Montefiascone 1 £ VII, 19 20.VIII; Sacrofano 12 VII, collez. Comba; Roma 1 & 13.V; Acquatraversa (Roma) 19 243 15.VI; Acilia 1 g 16.VI, leg. Castellani. Gen. Spatulariella Popov 1) S. hyalinata montebovensis Pitt. Abruzzo: Val de’ Varri 2 9£ VIII-IX. 2) S. punctata Br. Abruzzo: Val de’ Varri 19 VIII. Lazio: Montefiascone 12 VII-VIII, 14 23.V; Roma 3 8 5.VI - 5.VII; 39 dd 20.V - 5.VIII, X; Roma-Acquatraversa 3 99 28.IV - 5.VI, 3 dod 28.IV - 21.V; Frascati 3 64 VIII; Ariccia Ig VI, leg. Saccà. Fam. HALICTIDAE Subfam. Nomiinae Gen. Nomia Latr. 1) N. diversipes Latr. Lazio: Roma 19 VII, leg. Saccà; Acilia 1 £ 9.VIII, leg. Castellani. 48 M. COMBA Subfam. Dufoureinae Gen. Systropha Ill. 1) S. curvicornis Scop. Abruzzo: Val de’ Varri 1g VI. Lazio: Montefiascone 1 & VII. Fam. ANDRENIDAE Subfam. Panurginae Gen. Panurgus Pz. 1) P. calcaratus Scop. Abruzzo: Val de’ Varri 899 VIII-IX-X, 9gg VI, VIII-IX-X. Lazio: Roma 2543 16.V - 13.Vl. Subfam. Nomadinae Tribù Ammobatini Gen. Ammobates Latr. 1) A. punctatus F. Abruzzo: Val de’ Varri 12 VIII. Fam. MELITTIDAE Subfam. Dasyponinae Gen. Dasypoda Latr. 1) D. hirtipes Latr. Lazio: Montefiascone 1 2 VII; Roma 2 gg VII, leg. Saccà; Ninfa 1 © IX, leg. Saccà. 2) D. visnaga Rossi. Lazio: Circeo 19 VII. Fam. MEGACHILIDAE Subfam. Lithurginae Gen. Lithurge Latr. 1) L. fuscipennis Lep. Lazio: Roma 2 dd VII, Collez. Comba. Subfam. Megachilinae Tribù Anthidini Gen. Anthidiellum Ckll. 1) A. strigatum (Pz.). Abruzzo: Val de’ Varri 1g VIII. Gen. Anthidium F. 1) A. cingulatum Latr. Abruzzo: Val de’ Varri 1 & VIII. Lazio: Roma-Acquatraversa 2 dd 21.V. IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 49 2) A. manicatum (L.). Lazio: Montefiascone 1 £ VIII, 1g VII; Roma 2 29 19.VI - 5.VII; Frascati 2 99 VIII, leg. Con- siglio; Ariccia 19 23.IX, leg. Consiglio. 3) A. septemdentatum Lep. Lazio: Montefiascone 1 & 22.V; Montebello 299 28.V - 22.VI; Roma 3 dd 27.V - VII, leg. Comba e Saccà; Roma-Acquatraversa, 2 dd 28.IV; Ariccia 1g VI, leg. Saccà; P.N. Cir- ceo 14 26.V. Gen. Proanthidium Friese 1) P. oblongatum (Latr.). Lazio: Roma 19 VII, leg. Saccà. Gen. Stelis Pz. 1) S. breviuscula Nyl. Lazio: Roma 16 4.VII. 2) S. punctulatissima K. (= aterrima Pz.). Lazio: Roma 23 gd 3.VI - 29.VII (quasi tutti catturati sul terrazzo della mia casa). Tribù Dioxyni Gen. Dioxys Lep. et Serv. 1) D. cincta (Jur.). Lazio: Canalone di Ariccia 3 dd 29.V. Tribù Megachilini Gen. Chelostoma Latr. 1) C. appendiculatum Mor. Lazio: Tivoli 1392 14 1.V; Roma 2{8& 7-24.IV. Campania: Astroni (Napoli) 4 33 5.V, Collez. Comba; Soccavo (Napoli) 1 & 26.IV, collez. Comba. 2) C. florisomne L. Lazio: Roma 499 1 & 1.VI. 3) C. maxillosum L. Abruzzo: P.N.A., Val Fondillo 1g VII, leg. Saccà. Gen. Heriades Spin. 1) H. crenulatus Nyl. Lazio: Montefiascone 1g VII-VIII; Frascati 1 & VIII; Roma 19 2643 10-19.VII. 2) H. rubicolus Pér. Lazio: Roma 2 d& 18.V - 15.VII; Fondi 299 12.VII, leg. Saccà. 3) H. truncorum L. Lazio: Montefiascone 1% VII-VIII; Roma 2 92 1.VI. Gen. Hoplitis Klug 1) H. adunca (Pz.). Lazio: Montefiascone 1 g 23.V; Roma 2 9° VII, 8 gg 12.V ß VII, leg. Sacca e Comba; Canalone d’Ariccia 243 29.V. 50 M. COMBA Gen. Osmia Pz. ı) O. aenea L. Lazio: Mte. Cimino, m. 600 12 3 && 18.IV; Montefiascone 3 22 VII-VIII; Montebello 2 99 9-IV - 26.V; 2644 9-16.IV; Roma ı 11.V; Decima (Roma) 1g 23.III, leg. De Maggi; Acilia 1 £ g.V, leg. Castellani. 2) O. aurulenta Pz. Lazio: Montefiascone 299 VII-VIII; Montebello 19 26.V; 13 16.IV; Castelfusano 6 dd 25-30.IV; Roma 19 2643 11-27.V. 3) O. caementaria Gerst. Lazio: Montebello 2 33 30.IV; Canalone d’Ariccia 2 dd 29.V. 4) O. cephalotes Mor. Lazio: Castelfusano 5 gg 30.IV. 5) O. cornuta Latr. Lazio: Montebello 1 £ 4.IV; Gerano 19 28.III, leg. Castellani. 6) O. dives Mocs. Lazio: Roma 299 15-16.IV, leg. Bisleti e Comba. 7) O. emarginata Lep. Abruzzo: Marsica, Str. Cocullo-Pescina, m. 1400, vers. Ovest 12 5.VI. 8) O. fulviventris Pz. Lazio: Roma 299 27.V - 1.VI; Roma-Acquatraversa 1 9 28.IV. 9) O. latreillei Spin. Lazib: Roma 12 9.V, 13 gg 29.III - 15.V. Campania: Positano 2 99 IV. 10) O. ligurica Mor. Lazio: Montebello 12 30.IV; Roma-Acquatraversa 1g 28.IV. 11) O. loti Mor. Lazio: Canal. d’Ariccia 2 gg 29.V. 12) O. rufa (L.). Lazio: Mte. Cimino, m. 600 2 gg 18.IV; Civitella S. Paolo 1 © 10.V, leg. Consiglio; Montebello 3 98 31.111 - 9.IV, 4 dg 1-18.IV; Roma 15 22 31.III - VI, 16 gg 16.III - 16.IV, racc. vari; Roma-Acquatraversa 1 £ 28.IV; Acilia 1 g 25.III, leg. Castellani; Castelporziano 1 & 4.IV, leg. Castellani. 13) O. rufohirta Lep. Abruzzo: Rivisondoli 12 VII, collez. Comba. Lazio: Roma-Acquatraversa 2 gg 28.IV; Castelfusano 1 & 30.IV. 14) O. spinulosa Kby. Abruzzo: Val de’ Varri 19 IX; Rivisondoli 1g VII, Collez. Comba. 15) O. submicans Mor. Lazio: Mte. Cimino, m. 600 1 & 18.IV; Roma 6 99 18.V - 3.VI, 2 gg IV, racc. vari; Ostia An- tica 1% 16.1V, 13 20,IV. IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 51 Gen. Megachile Latr. ı) M. apicalis Spin. Lazio: Roma ı © VII, leg. Saccà, ı 9 12.VII; Acilia 1 © 15.X, leg. Castellani, Frascati 1 9 VIII. 2) M. argentata F. Lazio: Roma 2 99 4-5.VI. 3) M. centuncularis L. Abruzzo: Val de’ Varri 1g IX. Lazio: Montefiascone 1 IX; Frascati 5 99 VIII-IX, 1g VIII; Montebello 1 2 22.VI. 4) M. circumcincta K. Campania: Positano 1 & IV. 5) M. ericetorum Lep. Lazio: Montefiascone 1 2 VII; Roma 1 & VII, leg. Saccà. 6) M. flabellipes Per. Abruzzo: Val de’ Varri 1 & VIII. 7) M. lagopoda L. Abruzzo: Val de’ Varri 1 £ VIII; Rivisondoli 1 © 1 g VII, collez. Comba; P.N.A., Val Fondillo, m. 1200 2 dd 3-22.IX. 8) M. maritima K. Lazio: Sabaudia 1g IX. 9) M. melanopyga Costa Lazio: Frascati 9 99 VIII-IX; Lago di Nemi 1 2 13.X; Roma 19 13.V, 14 1.V; Acilia (Roma) fia 15. Vv. 10) M. picicornis Mor. Lazio: Montefiascone 1 2 20.VIII. 11) M. pilicrus Mor. Abruzzo: Val de’ Varri 1 VIII. 12) M. pilidens Alfk. Abruzzo: Val de’ Varri 5 22 1 & VIII. Lazio: Montefiascone 2 99 VII, leg. Bisleti; Roma 2 ¢¢ 3-19.VI; Sabaudia 19 IX. 13) M. rotundata F. Lazio: Roma ı 6.VI, 9 && 10.VI - 12.VII. 14) M. varioscopa Pér. Lazio: Roma 499 6-20.VI. 15) M. versicolor Smith Lazio: Roma 1 & 3.VI. Abruzzo: Val Fondillo (P.N.A.) 19 22.IX. 52 M. COMBA Gen. Chalicodoma Lep. 1) C. apennina Benoist (?°) Abruzzo: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 2 99 1.VI. 2) C. lefebvrei Lep. Lazio: Montefiascone 12 VII; Pantano 1 © 24.VII, leg. Lepri. 3) C. muraria (Retz.) Oliv. Toscana: Mte Argentaro (Piombino) 19 248 11.IV, leg. Consiglio. Lazio: Montefiascone 222 VII; Furbara 1g III (?), collez. Comba; Sacrofano 1 & 3.V (fuoru- scito da un nido costruito su un ramoscello di un arbusto imprecisato); Montebello 14 99 26.V - 22.VI, 14 2.V; Roma 499 VI-VII, leg. Bisleti e Saccà, ed inoltre da un nido co- struito su di un muro sul terrazzo di casa mia sono usciti: 3 99 1 4 nel periodo 1.IX - 10.II; Roma-Acquatraversa 1 2 21.V; Acilia 392 4.V - 25.VI, 453 25.IV - 4.V, leg. Castellani; I £ 15.V, leg. Comba. 4) C. pyrenaica Lep. Lazio: Roma 18 1-15.IX. Gen. Coelioxys Latr. 1) C. afra Lep. Abruzzo: Val de’ Varri 19 VIII. 2) C. conoidea Klug Abruzzo: Rivisondoli 1g VI. 3) C. haemorrhoa Forst. Lazio: Acilia 1 & 15.V. 4) C. obtusa Per. Abruzzo: Val de’ Varri 19 IX. Sa ruficaudata Sm. Lazio: Roma 1 2 VII; Frascati 19 VIII. Fam. ANTHOPHORIDAE Subfam. Anthophorinae Tribù Eucerini Gen. Tetralonia Spin. 1) T. ruficollis Br. Lazio: Cantalupo ı & V, collez. Comba; Montebello 8 29 26.V, 2 Jd 2-26.V; Roma-Capannelle 19 17.V, leg. Castellani. 2) T. ruficornis F. Abruzzo: Val de’ Varri 1g VIII. i Gen. Eucera Scop. 1) E. caspica Mor. Lazio: Ostia Antica 2 99 19.III - 16.IV. Campania: Positano 1 9 IV. (25) TKALCU (in litt.) ritiene che possa considerarsi una buona specie piuttosto che una varietà di muraria. IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 53 2) E. clypeata Er. Lazio: Montebello 1g 26.V; Roma 6 gg VII, leg. Saccà. 3) E. eucnemidea Dours Abruzzo: Val de’ Varri 19 VI. Lazio: Montebello 11 99 2.V - 22.VI, 1g 8.V; Roma 3 99 11.V-VI, 863 11.V - VII, racc. vari; Roma-Acquatraversa 1 9 28.IV; Acilia 1g 15.V. 4) E. grisea F. Lazio: Koma 19 13.V. 5) E. hispaliensis Pér. Lazio: Montebello 3 92 26.V - 15.VI. 6) E. interrupta Baer Lazio: Canalone d’Ariccia 1 & 29.V. 7) E. longicornis L. Lazio: Montebello 1 3 4.IV; P.N. Circeo 19 26.V. Campania: Positano 1g IV. 8) E. ? nigrifacies Lep. Lazio: Gallicano 1 g IV, leg. Bisleti; Montebello 8 gg 25.IV - 9.V, leg. Bisleti e Comba; Roma- Acquatraversa 1 d 28.IV. 9) E. nitidiventris Mocs. Lazio: Montebello 12 26.V; Roma 1 VI, leg. Bisleti. 10) E. numida Lep. Lazio: Acilia 1 9 3.V, leg. Castellani. 11) E. oraniensis Lep. (= grisea Friese nec F .). Lazio: Roma 299 15.IV, VII, leg. Comba e Saccà, 1g 26.IV; Roma-Acquatraversa 1 ® 21.V; Acilia 1 9 15.V, leg. Comba, 1g 14.IV, leg. Castellani: Pratica di Mare 5 gg 7.IV. 12) E. parvula Friese Lazio: Roma 19 13.V. 13) E. similis Lep. Abruzzo: Val de’ Varri 1g VI. Lazio: Montebello 1 9 26.V, 4 6g 28.IV - 2.V, leg. Bisleti e Comba; Bufalotta (Roma) 12 dd V, leg. Saccà; Roma 12 dd 20.IV - VII, racc. vari; Roma-Acquatraversa 7 gg 28.IV - 13.V; Acilia 19 15.V; Castelporziano 1 3 22.IV, leg. Castellani; Canal. di Ariccia 1g 29.V. 14) E. tuberculata F. Abruzzo: SS. Marsicana, km 25, m. 1200 1 1.VI. Lazio: Monte Cimino, m. 600 ı d 18.IV; Montebello 722 9.IV - 15.VI, 8443 31.III - 4.IV; Bufalotta (Roma) 1 £ V, leg. Saccà; Roma 9 99 15.IV - 26.V, 30 gg III, IV, V, racc. vari; Ig XII ?, collez. Comba; Acilia 1£ 30.V, 1g 30.III, leg. Castellani; Ostia Antica 1 2 Ig 16.IV; Castelfusano 1 & 30.IV; Dint. di Subiaco 2 22 1.V; Villa d’Orazio 11 gg 8-25.IV; Grottaferrata 19 25.IV, leg. De Maggi; Lago Albano 1g IV, leg. Bisleti; Mte Tuscolo, m. 700 1 6 22.IV; Pratica di Mare 1g 7.IV; Anzio 1g IV, leg. Saccà; P.N. Circeo 3 22 16-26-¥. Campania: Monte Nuovo (Napoli) 1 3 24.III, collez. Comba; Positano 10 99 IV. 54 M. COMBA Tribù Melectini Gen. Thyreus Pz. 1) T. affinis Mor. Abruzzo: Val de’ Varri 1g VIII. 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Ibid., Jahrg. 1911: 31-74. e inoltre: « Italia Fisica » della serie « Conosci l’Italia ». Ediz. Touring Club Italiano, Milano. 1957, Tavv. e cartine. «La Flora » della serie « Conosci l’Italia ». Ediz. T.C.I., Milano. 1958, Tavv. e cartine. IMENOTTERI ITALIA CENTRALE 57 RIASSUNTO Dopo una descrizione delle caratteristiche geofisiche e climatiche di alcune localitä dell’Italia Centrale sitesia nelle zone di pianura sia in quelle montane, più particolareggiata per quanto ri- guarda il Parco Nazionale d’Abruzzo, l’Autore enumerca circa 150 specie di Apoidei riferendo i dati bioecologici di sua osservazione, con tabelle esplicative della frequenza di determinate specie. Il lavoro è corredato, inoltre, da fotografie che raffigurano alcuni tipi di ambiente ecologico. . Gli Apoidei enumerati riguardano solo una parte dei generi della Superfamiglia e pertanto alcuni altri generi saranno trattati in seguito. ZUSAMMENFASSUNG Nach einer Beschreibung des geographischen und klimatischen Karakters einiger Ortschaften in Zentral Italien, sowohl in der Ebene wie auch in den Gebirgen, insbesonders im Bezug auf dem Nationalen Park von den Abruzzen, zählt der Vf. rund 150 Arten Bienen besonders im Latium und den Abruzzen gesammelt und teilt seine ökologischen Betrachtungen mit erklärenden Ta- bellen der Frequenzen verschiedener Arten mit. Beigefügt stehen Photos, die einige Typen von ökologischen Milieus darstellen. Die besch- riebenen Bienen betreffen nur einen Teil der Gattungen der Superfamilie Apoidea. Andere werden bei einer folgenden Gelegenheit behandelt. SUMMARY After a description of the geophysical and climatic characteristics of some localities of Central Italy, both in the plains and in the mountains, with particular regard to the National Park of Abruzzo, the A. lists about 150 species of bees collected especially in the regions of Lazio and Abruzzo. He reports his own ecological observations and illustrates them with tables on the fre-. quence of some species. Attached are some pictures showing types of ecological environment. The Apoidea listed above concern only a part of the Genera of the Superfamily. Other Genera will be considered in another occasion. Indirizzo dell’ Autore : Dr. Mario Comba Roma, Via Baldo degli Ubaldi, n. 143 58 LUCIANO STORACE SUL COSIDDETTO PAPILIO ERITHONIOIDES SMITH (Lepidoptera, Papilionidae) Descritta come bona species da H. Grose-SMITH del Madagascar nordoc- cidentale, zona costiera (cfr. in: Ann. Mag. Nat. Hist., 1891, (6), 7, p. 122) (1), questa entità è diffusa un po’ ovunque nell’isola, unitamente a forme affini, quali la tipica demodocus Esp. e le specie morondavana Smith e grosesmithi Rothschild. Il rango specifico venne riconosciuto ad erithoniordes anche da AURIVILLIUS in « Rhopalocera Aethiopica » (cfr. in: Kongl. Sv. Vet. - Akad. Handl., 1898, 31, 5, p. 478) (2), dopo che la nuova entità era stata compresa nell’Opera « Rhopa- locera Exotica » di SMITH & KIRBY (18, Pap., p. 23, tav. 11, fig. 3, 4, 1891), con la conferma delle differenze macroscopiche sessuali di cui è cenno nella descri- zione originale ed in SEITZ (Macrolép. d. Globe, XIII, p. 20), mentre ROTHSCHILD e JORDAN già nel 1905 segnalavano il fatto che la costituzione strutturale di eri- thonioides e di demodocus non mostra differenze di sorta (cfr. in: Novit. Zool., XII, pp. 185-186); conseguentemente, essi riconoscevano all’entità descritta da GROSE-SMITH soltanto il rango di sottospecie. Anzi, detti Autori giungevano al punto di considerare erithonioides come il rappresentante malgascio di Pap. demodocus ed escludevano che potesse esistere, al Madagascar, la forma nomi- nale di tale specie (*). Per quanto scarsa possa essere la letteratura sull'argomento, giova ricordare che ancora AURIVILLIUS [cfr. in: VoELTZKOW, Reise Ostafrika 1903-1905, Lep., p. 331 (1909)], Le CERF [Proc. ent. Soc. Lond., 1921, p. LXXXI (1922); Bull. Hill Mus., 1, 3, p. 389 (1924)], Bryx [in: Lep. Cat., pars 39, Papilionidae, III, p. 552 (1930)] e BERGER [Ille Congrès National des Sciences, vol. 8 (Congo Belge), p. 49 (1951)] continuarono a ritenere erithonioides distinta, sul piano specifico, da demodocus. Da parte mia, già nel 1955 ebbi modo di confermare che, sul piano pura- mente strutturale, almeno nel sesso maschile (99 non comparate per mancanza di materiali adeguati), non vi sono differenze apprezzabili fra demodocus ed eri- thonioides, sia in rapporto alla foggia della valva che a quella dell’arpa, mentre è un fatto ben noto che, se differenze specifiche possono essere mostrate dall’ap- parato copulatore maschile delle Papilionidi africane, in specie affini, esse inte- (1) Cfr. l.c., p. 123: «...I have many specimens of demoleus [recte: demodocus] from Ma- dagascar, and was at first disposed to consider erithonioides a variety. ...A considerable series was sent >. (2) «...Die Hinterflügel beim ¢ nur gelappt, beim £ an der Rippe 4 geschwänzt ». In realtà, il GROSE-SMITH aveva descritto sotto lo stesso nome di erithonioides due specie distinte, ossia il & di erithonioides (la cui descrizione ha priorità di pagina sull’altro sesso) e la 2 di quella che venne ridescritta da parte di W. ROTHSCHILD, sotto il nome di grosesmithi, nel 1926 (cfr. in: Ann. Mag. Nat::-Histj<:1926;' (9 17; Pr 13). (3) « According to AURIVILLIUS and, quoting from him, PAGENSTECHER, P. dem. demodocus occurs also on Madagascar. The authority for this statement is BOISDUVAL (1833). However, the Madagascar specimens which BoIspuvaLr referred to « demoleus » were doubtless erithonioides ». PAPILIO ERITHONIOIDES 59 ressano per l’appunto l’arpa (o clasper), nei casi in cui la valva è di foggia comune a più specie (cfr. in: Ann. Mus. Storia nat. Genova, 1955, LXVIII, pp. 137-138). ya. ® È vero che la valva di erithonioides è più distintamente subrettangolare di quella di demodocus in genere (ed accenna lievemente alla forma che essa ha in Pap. demoleus L.), ma occorre osservare che lo stesso tipo di variazione di forma Fig. 1 - Papilio demodocus erithonioides, Grose-Smith - g - « N.W. Mdgscr - Ex. Grose Smith, 1910 » «erithonioides H.G.S. » Madagascar di N.W. - Ex collez. GROSE-SMITH, via collez. C.J. GrisT. Collezione STORACE. ho notato in demodocus continentali del Catanga (Sakania) e dell’Africa meri- dionale (East London); aggiungo che in dem. demodocus la variabilità di forma della valva induce, da individuo a individuo, differenze anche maggiori di quelle solite fra detta sottospecie ed erithonioides. Al riguardo, una comparazione delle figure da me date, allora, alle pagine 140-141, è molto istruttiva (si confrontino, all’uopo, 60 L. STORACE le figure 3-6 a pag. 140 e quelle 7-9 a pag. 141). E poichè le altre entità del gruppo (astraendo sempre, s'intende, da morondavana Smith che, anche a tale riguardo, mi è sconosciuta) hanno armature genitali maschili variamente differenziate, almeno nella foggia dell’arpa, non ritengo che sulla base di tali caratteri soltanto si possa accordare valore specifico ad erithonioides. D'altra parte, l’aspetto macro- scopico dell’insetto adulto differisce parecchio, in alcuni particolari delle ali posteriori almeno, soprattutto sul lato inferiore (fra l’altro: decorso e ampiezza della fascia discale, disposizione delle lunule postdiscali, ocello presso l’angolo anale), da quello di demodocus, quale l’intendiamo sia in rapporto alle popolazioni continentali sia a quelle malgasce probabilmente d’importazione, per non dire di bennetti Dixey dell’isola di Socotra nello stesso Oceano Indiano; anche la foggia delle ali è decisamente diversa da quella solita di demodocus, per un diverso taglio alare, specialmente alle posteriori e s’avvicina a quella della specie grosesmithi Rothschild, che ha però la coda, rudimentale, all’estremità della vena 4 (ali po- steriori) meglio indicata. E chiaro che, ove si limiti l’esame dell’insetto alla facies complessiva, v’è di che dare ragione al GROSE-SMITH e a tutti gli altri Autori che hanno del pari ritenuto erithonioides specie a sè stante e non una particolare forma di demodocus, indigena del Madagascar, ossia un elemento autoctono in area successivamente popolata anche dalla sottospecie nominale, per infiltrazione dall’esterno, forse ad opera dell’uomo. Nella grande isola africana le due entità demodocus nominale ed erithonioides sono diffuse un po’ dappertutto, sia nelle zone costiere che in quelle dell’interno. In linea generale, però, mentre la demodocus nominale, al Madagascar, sembra legata alla vicinanza dell’uomo, cioè a terreni modificati dall’agricoltura (ad es., agrumeti), erithonioides appare confinata alle zone ancora vergini (ad es., foresta primeva). Giova notare, in proposito, che sul Continente, almeno in Etiopia, demodocus è specie soprattutto di savana, abbastanza rara, perciò, in foresta (cfr. UNGEMACH in: Mem. Soc. Sci. Nat. Maroc, 1932, XXXII, p. 20). Benchè, anche per quel motivo, le due entità abbiano poche ragioni di contatto, non è meno vero che in taluni casi ne è stata accertata, almeno appa- rentemente, la coesistenza, o perchè vi sono nelle collezioni esemplari di entrambe con eguale provenienza (ad es.: Maromandia, Ampijoroa Ankarafantoika, Mo- rondava, Sakaraha Lambomakandro, Fiherenana, Tuléar), o perchè sono state viste (e prese) nella stessa località, senza possibilità di equivoci (ad es., la zona di Tuléar, nel S.W. dell’isola), in deroga naturalmente alla norma generica che ho dianzi prospettato. Ne consegue che, se esse volano non raramente insieme (nella regione di Tuléar sono state viste e prese addirittura, in una stessa foresta, dem. demodocus, erithonioides e grosesmithi) e, nonostante ciò, si mantengono distinte, la loro co- stituzione genetica dev'essere superiore a quella di grado subspecifico ed esse debbono essere ritenute qualcosa di diverso dalle solite sottospecie intese in senso geografico, pur se il solo esame dell’apparato copulatore maschile tende- rebbe ad escluderlo (4). (4) Torno a insistere sul fatto che l’apparato copulatore maschile di morondavana mi è tut- tora sconosciuto. La specie appare estremamente rara, od almeno localizzata, per cui non mi fu dato ad oggi disporre, per tale scopo, d’un solo esemplare. Una situazione apparentemente simile al duo demodocus - erithonioides sembra verificarsi nelle isole tirreniche di Corsica e di Sardegna, con le specie Pap. machaon L. e Pap. hospiton Géné. In questo gruppo, tuttavia, le differenze strutturali maschili, seppure di lieve entità, con- oe con quelle mostrate da specie affini quali, ad es.. le nordamericane zelicaon Lucas e indra eakirt. PAPILIO ERITHONIOIDES 61 Nel caso di erithonioides si tratta, in sostanza, d’una entita che, per i carat- teri macroscopici piü salienti, presenta notevoli punti di discordanza con la de- modocus nominale, ma spiccate affinità, per lo meno, con la conterranea grose- smithi, se non addirittura con la specie asiatica P. demoleus L. nella sua espres- gione australe estrema sthenelus Mac Leay del Continente australiano. Effettivamente, più che d’un esergismo in senso geografico puro e semplice, si tratta nella fattispecie d’un esclusivismo di tipo biologico, favorito dall'ambiente insulare che è valso a conservare forme animali considerate di norma, ai nostri giorni, primitive, alla luce delle attuali conoscenze anche in altri rami della Zoo- logia, nella stessa subregione malgascia. Superfluo insistere sul fatto che la scoperta di ibridi fra tali entità, in natura, sarebbe del più alto interesse. Un’indagine sulla genetica di dette forme sarebbe del pari molto interes- sante, perchè darebbe modo di approfondire le nostre conoscenze sui loro rap- porti filetici (5). Le ricerche volte ad accertare l’ubicazione attuale dei materiali tipici d’eri- thonioides mi hanno consentito di stabilire, grazie alla cortese collaborazione dei Sigg. A.G. GABRIEL e G.E. Tire del British Museum (rispettivamente a Londra e a Tring), che il g holotypus, etichettato come proveniente dal Madagascar di N.W. (°), è nelle collezioni del Museo londinese. Naturalmente, la © allo- typus d’erithonioides non è più tale da quando il ROTHSCHILD scoprì, l.c., che si trattava del 3 d’una specie inedita (ved. sopra). Poichè il ROTHSCHILD segnalò altresì di avere in collezione una © di eritho- nioides «of the same appearance as the Sg » (7) e questo esemplare, forse già facente parte della serie tipica, è tuttora nella sua collezione a Tring, con 19 33 di varia provenienza (Madagascar genericamente, come la 9, Morondava, T'a- narivo e Antonosy, località, quest’ultima, nel Sud dell’isola), propongo di ele- varlo al rango di neallotypus. Si avrà perciò: Pap. erithonioides Grose-Smith - 9 neallotypus - Madagascar - collez. Brit- ish Museum (Natural History), The Zoological Museum, ‘Tring (Hertfordshire). Sono altresì grato al Sig. F.T. VALLINS di Epsom (Surrey), che anni addietro mi invid quattro erithonioides provenienti dalla collezione di C.J. Grist, allora _ (5) Abbastanza recentemente è stato confermato che, con adeguata attrezzatura, è possibile allevare in Europa, a scopo genetico, forme esotiche del Gen. Papilio L. (fra cui cito, ad es., le africane Pap. dardanus Brown, anche nella sottospecie meriones Fldr del Madagascar e Pap. de- modocus Esp.), nutrendole con le piante d’elezione 0, in mancanza, se possibile, con altre impor- tate da anni in Europa (cfr. CLARKE & SHEPPARD in: The Entomologist, 1959, 92, pp. 89-95). (6) Ricordo che il Grose-SMITH segnalò la costa malgascia nord-occidentale come prove- nienza della serie tipica di erithonioides. (7) Cfr, ROTHSCHILD, Le. Detta: «...When the late Mr. HENLEY GROSE-SMITH described his P. erithonioides in vol. VII of «the A.M.N.H. for 1891, he had two insects mixed up in his series, and described the 3 of the «one and the © of the other as being the sexes of his erithonioides. This is why in the description «the 9 is stated to be very large and to have long tails. When arranging my African Papilios the «other day, we found among the Sd erithon. a£ with no tails and of the same ap- «pearance as the gg, while the single-tailed very large insect, received from Mr. GROSE- « SMITH as a 2, on examination proved to be a 4. Mr. Joicey very kindly lent me the 9 type of « erithonioides, Gr. Sm., for comparison, and the tailed form turns out to be an undescribed « species... ». 62 L. STORACE in vendita a Londra, unitamente a una copia del relativo catalogo, in cui essi sono citati testualmente cosi: Dt erithonioides oi. Madagascar From Grose-Smith » 4 » ä ) — » 6 » Q » — » 8 » 3 » Ex. Grose-Smith coll. Purtroppo, si tratta non già di due coppie, ma di soli 43 ad uno dei quali appartiene la valva destra (con la rispettiva estremità dell’arpa) da me figurata nel 1955, l.c., tav. a pag. 141, n. 8. E possibile che i due esemplari provenienti dal GROSE-SMITH (come pure altri di ROTHSCHILD, tuttora al Museo di Tring, con la sola indicazione « Mada- gascar ») abbiano fatto parte della serie originale e, in tale evenienza, potrebbero essere considerati alla stregua di paratypi. RIASSUNTO Nel 1891 H. GROSE-SMITH descriveva P. erithonioides del Madagascar di N.W. e lo riteneva una vera specie, seguito, in ciò, da tutti gli AA. con la sola eccezione di ROTHSCHILD e JORDAN che nel 1905 attribuivano erithonioides alla specie demodocus Esp. in base all’affinità strutturale dei gg. Partendo da tale premessa, l’A. discute le affinità strutturali anzidette e l’aspetto macrosco- pico, di transizione, quest’ultimo, ad una specie affine, grosesmithi Rothschild, pure del Mada- gascar. Il 3 holotypus di erithonioides è a Londra, nelle collezioni del British Museum. Dato che la 9 allotypus è risultata essere il & di Pap. grosesmithi (cfr. ROTHSCHILD, 1926), viene selezionata come neallotypus la ® menzionata da ROTHSCHILD l.c., tuttora al Museo di Tring. Due dd nella collezione dell’A., etichettati come già appartenuti al GROSE-SMITH, fecero probabilmente parte della serie originale e potrebbero essere considerati alla stregua di paratypi. SUMMARY In 1891 H. Grose-SMITH described his P. erithonioides from the N.W. coast of Madagascar. The entity has been recognized specific rank by all Authors, with the exception of ROTHSCHILD and JORDAN, who considered it a subspecies of P. demodocus Esp., owing to the lack of differences in the clasping organs. On these premises, the A. deals with such differences and the transitional pattern to the near relative P. grosesmithi Rothschild. The g holotype of erithonioides is now in the collections of the British Museum, Natural History. The 9 allotype proved to be the & of P. grosesmithi (see: ROTHSCHILD, 1926) and there- fore a 2 neallotype is herewith selected, i.e. the specimen quoted by ROTHSCHILD himself, still in the Tring Museum. The A. possesses two gg from the Grose-SMmITH's collection (via C.J. Grist), possibly coming from the original series (paratypes). 63 MARIO STURANI AGGIUNTE E CORREZIONI ALLE OSSERVAZIONI E RICERCHE BIOLOGICHE SUL GENERE CARABUS LINNAEUS (SENSU LATO) (Coleoptera Carabidae) (*) Dopo la pubblicazione delle « Osservazioni e ricerche biologiche sul genere Carabus Linnaeus (s.1.) » (Mem. Soc. Ent. It., XLI, 1962, pp. 85-202, 59 figg., 1 tav. col.), alcuni Colleghi, che ringrazio vivamente, mi hanno fornito preziose indicazioni di lavori che non conoscevo, come ad esempio quelli assai importanti del LINDROTH, della SHAROVA e di NAKANE TAKEHIKO. Altri lavori, come ad esem- pio quelli assai interessanti di Purssécur & Bourx sul corredo cromosomico dei Carabi, sono stati pubblicati dopo il mio lavoro e ritengo necessario darne notizia per una migliore ed aggiornata conoscenza del genere da me studiato. A questo stesso scopo ritengo utile correggere gli errori tipografici ed aggiungere alcune mie nuove osservazioni come ad esempio quelle sullo spermatoforo ancora sco- nosciuto nei Carabi. Pag. 85, riga 6 dell’Introduzione, dopo: venti anni, aggiungere: nel poco tempo che mi rimaneva libero dopo le 8-10 ore giornaliere del mio lavoro di pittore e di scultore in una fabbrica di bambole e di ceramiche. » 87, riga 1, invece di: orizzantale, leggere: orizzontale. » gt, riga 5 della didascalia della fig. 4, dopo: larvetta neonata, aggiungere: (di C. alyssidotus Ill). » 93; riga 22, dopo: le larve, aggiungere: dei » 93, darigalla 13 sostituire: Per quanto mi è noto, si conoscono pochissime specie di Coleotteri con meno delle 3 consuete mute larvali. La DE- LEURENCE GLAGON (73-74) ha osservato un interessantissimo fenomeno di criptometabolia in alcune specie cavernicole assai evolute di Ca- topidi (Speonomus): le 99 di queste specie depongono un solo gros- sissimo uovo per volta dal quale schiude una larva che, senza pren- dere nutrimento e senza subire alcuna muta, si rinchiude in una cel- letta ove si trasforma in pupa. Sempre secondo l’Autrice sopra citata, altre specie di Catopidi (Antrocharis, Troglodromus, Isereus, Royerella, Cytodromus) si comportano similmente mentre in Diaprysius Serul- lazi le larve subiscono una sola muta, ma non si nutrono, oppure (Speo- nomus Delarouzei e infernus, Bathysciella Jeannelt) una sola muta, ma si nutrono. Altri Catopidi ancora, muscicoli e meno evoluti, hanno 2 sole mute larvali. Per quanto riguarda i Carabidi, gli ultraevoluti Trechini Aphae- nops depongono anch’essi un solo grossissimo uovo per volta. Sempre (*) Pubblicazione N. 85 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Na- zionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich). 64 94; 95 95; 99, 100, IOI, IOI, 103, 103, 108, 108 109, w 109, 109, M. STURANI nei Carabidi i casi di 2 sole mute larvali a me noti, oltre al caso del C. (Damaster) blaptoides oxuroides sopra citato, sono quelli della Lebia scapularis Four. e quelli di alcune specie di Calosoma. riga 3, eliminare: dell’avancorpo riga 5, invece di: quanto, leggere: quando | riga 12, dopo: Carabi longimandibulares, aggiungere: (Fig. 45) e riga 6 della Fig. 9, invece di slerificato, leggere: sclerificato a urogonfi del monticola, cancellare il secondo: glabri a morbillosus ssp. alternans Pall., sostituire quanto segue: trilobo molto peloso molto pelosi, ben sviluppati, da 2° a 6° lateralmente da 1° a 6° e 8° spine presenti riga 1 e 2 sotto la TABELLA, sostituire: Non mi risulta che la presenza delle chiazze stemmatiche pigmentate nella pupa dei Carabus sia stata ancora segnalata. La loro presenza nella pupa del Dytiscus mar- ginalis L., citata da KORSCHELT (85), fa pensare che tale fenomeno possa riscontrarsi probabilmente anche nella pupa di altri Coleotteri. riga 16 e 17, sostituire: Parastigmi (Fig. 11). Caratteristici della sola pupa sono anche, in alcune specie di Carabus, i parastigmi che si trovano presso gli stigmi veri e propri degli uriti 20-60, riga 31 e 32, da: I parastigmi, fino a fine frase, sostituire: I parastigmi mancano del tutto nelle pupe da me osservate di C. (Macrothorax) morbillosus alternans Pall. e in quelle dei Cychrus (attenuatus, caraboides ssp. rostratus). L’assenza di parastigmi in morbillosus indica che tali formazioni non sono presenti in tutte le specie di Carabus, ma solo in alcune. quartultima riga, invece di: rostratus C., leggere: rostratus L. terzultima riga, invece di: italicus Bon., leggere: « italicus Bon. riga 4 del paragrafo: PROCESSO DI MATURAZIONE CROMATICA, invece di: a volta, leggere: a volte | riga 13 del paragrafo assestamento dell’adulto, invece di: (Fig. 46). leggere: (Fig. 46 e p. 180). dopo la riga 18 del paragrafo assestamento dell’adulto, aggiungere andando a capo: L’eccesso di umidità durante lo sfarfallamento dell’a- dulto impedisce l’effettuarsi rapido e in blocco della deiescenza della pellicola pupale che, aderendo e fasciando strettamente i tegumenti e le appendici, non permette loro di espandersi normalmente, di al- lungarsi e di spianarsi regolarmente impedendo loro di raggiungere la forma definitiva prima dell’indurimento e della completa sclerifi- cazione. In alcuni casi tutta o parte della superficie dei tegumenti ri- sulta perciò rugolosa per l’impedito spianamento, come per esempio in un C. Sokeri liguranus Breun. trovato da mio figlio Enrico in na- tura completamente rugoloso e come in un esemplare della stessa specie da me ottenuto sperimentalmente mantenendo assai elevato il tenore dell’umidità durante tutto il periodo dello sfarfallamento. AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS ) 65 Pag. 110, riga 3 della didascalia della Fig. 13, dopo: superiormente, aggiungere: » 11%, 113, 114, 116, 116 w e) id. visto inferiormente; righe 10-13 del paragrafo CAUSE DEI COLORI AD ASPETTO METALLICO, sostituire: 'Talı effetti ottici si producono soltanto entro certi limiti di spessore dell’epicuticola e dell’endocuticola: al di sopra e al di sotto di tali limiti la luce non viene più decomposta per cui i colori metal- lici scompaiono e traspare soltanto più il nero del pigmento mela- nico o la colorazione ocra-rosso-bruno dei tegumenti. Entro tali li- miti lo spessore forte dà colorazione violetta e quello sottile colorazione rossa. righe 1-4 del paragrafo: A - Varia microscultura della superficie della epicuticola, fino a: ecc., sostituire: fenomeni di riflessione, rifrazione, diffrazione, interferenza e dispersione dovuti alla presenza di micro- strie-carene- -granulazioni- fossulazioni, di un reticolo alutaceo poligo- nale (quando questo è molto sviluppato origina un aspetto opaco: JEANNEL, op. cit.), di zone liscie e spianate ecc. righe 3-5 della nota (8), leggere: 1 suoi colori discendono immedia- tamente nella scala cromatica in direzione del violetto e risalgono poi verso il rosso a mano a mano che la lamina si assottiglia sempre più per effetto dell’evaporazione. riga 3, dopo: di questo gas., aggiungere: Tutti questi fattori rallen- tano il metabolismo per diminuzione delle ossidazioni col risultato di un arresto dei processi di melanizzazione e di sclerificazione. alla nota (10), dopo la fine del paragrafo B, aggiungere: C - L’acqua delle piogge porta al terreno circa 12 Kg. di Azoto al- l’anno per ettaro ed il contenuto in Ammoniaca e in Acido nitrico delle precipitazioni atmosferiche è (ENCICLOPEDIA TRECCANI) il seguente: Tipo di precipitazione | ppp ig dora) Neve | mg. 0,915 mg. 1,480 Pioggia | » 0,964 » 0,184 » durante i temporali » 1.320 Grandine » 2,750 » 0,400 Rugiada » 5,000 » 0,279 Nebbia > „5,870 » 1,300 118, Da quanto precede si comprende l’importanza di tali fattori spe- cialmente nelle localita, come ad esempio in montagna alta, ove tali precipitazioni, in particolare la rugiada e la nebbia, sono molto abbon- danti per cui il terreno, ove si effettua la ninfosi dei Carabi, risulta assai ricco di Azoto ecc. col risultato frequente di un arresto ad un grado minore della melanogenesi e della sclerificazione dei tegumenti. riga 6 del paragrafo: Diapausa invernale ed estiva, dopo: da specie a specie., aggiungere: I periodi di diapausa, in particolare quello di svernamento, pare provochino, quando essi avvengono allo stadio di 66 Pag. 119, » » » 120, 122, 123; M. STURANI prepupa e di pupa, una disintossicazione dell’organismo e la loro sop- pressione determina infatti, come ho potuto provare sperimentalmente (vedi a pag. 158: DISPLASIE), diverse malformazioni ed atrofie. dopo la riga 27, aggiungere: Mentre a Nord e in alta montagna, ossia nelle regioni fredde, la diapausa più importante è quella di svernamento e quella di estivazione può addirittura mancare, il contrario avviene nelle regioni più calde, come in pianura e specialmente nelle regioni meridionali, ove la diapausa più lunga è quella estiva e quella inver- nale può anche mancare o essere assai ridotta. Dal Dott. BREUNING ho saputo che, ad Amasia nella Turchia, i Procerus si nascondono in gran numero nelle gallerie di Talpa per estivare. dopo la riga 3, aggiungere: Infatti, quando la temperatura dell’aria è di —17°C., quella di contatto col suolo sotto 50 cm. di neve è di — 19,6 e bassissima risulta invece la temperatura del terreno non ri- coperto di neve. Il LINDROTH dà numerose indicazioni sulla diapausa invernale delle specie di Carabidi della Fennoscandia (90) e del Ca- nadà ed Alaska (91). Questo Autore fa un’interessante divisione in gruppi di diapausa invernale a seconda che le specie (nelle regioni da lui studiate) svernano: A - costantemente come imago (per es.: arvensis, granulatus, cancel- latus, nemoralis, convexus, nitens, intricatus) B - prevalentemente come imago (per es. clathratus) C - costantemente come larva (per es. hortensis) D - prevalentemente come larva (per es. glabratus, violaceus, coriaceus) E - come imago e come larva (per es. problematicus) riga 4 della nota (14), invece di: specie, leggere: sottospecie. prima della riga 1, aggiungere: Le razze altoalpine risultano sempre più piccole delle razze della stessa specie viventi a bassa altitudine e ciò per le avverse condizioni di vita: esse risultano quasi sempre quali forme di miseria ed io ritengo che a questa causa, protrattasi per mil- lenni, sia dovuta prevalentemente la fortissima regressione alare ed altri fenomeni regressivi concomitanti che si riscontrano nelle specie altoalpine. Delle particolari modificazioni di colore dei Carabi altoalpini ho già detto a p. 116-117 e mi limiterò qui ad insistere sulla particolare importanza dell’effetto dell’Azoto e dell Ammoniaca sull’arresto della loro melanizzazione e sclerificazione dei tegumenti (vedi anche nota (10) paragrafo C). riga 18 del paragrafo OSSERVAZIONI SUI CARABI IGROFILI, dopo: cattu- rati da mio figlio Carlo, aggiungere: melancholicus ssp. costatus Germ. (della Francia meridionale inviatimi dal Dott. Clément Puisségur). riga 1 della didascalia della Fig. 18: stigmi anteriori, eliminare: an- teriori. riga 8 e 9, dopo: più a lungo: sostituire con: la durata massima di immersione l’ho notata in variolosus con 21 minuti primi contro una massima di 18’ in melancholicus, di 17’,30” in clathratus e di 15° in alyssidotus. Pag. 131, 125 » 136, >. ‘+42, » 142, » 144, » 144 AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS » 67 dopo la riga 5 del paragrafo OSSERVAZIONI SULLE SPECIE SILVICOLE, | aggiungere: Sul terreno fortemente igroscopico di alcuni boschi le foglie morte ed i muschi costituiscono un ambiente particolare ca- ratterizzato da un alto tenore di umidità, di Anidride carbonica e di Ammoniaca ed è appunto a questi 3 fattori che è dovuto il fatto per cui sovente alcune razze silvicole (per esempio Creutzeri F. e catenu- latus Scop.), in particolare quelle delle zone boschive argillose e molto umide, presentano una colorazione arrestata ad un grado iniziale della melanogenesi e possiedono perciò colorazioni di un nero violaceo o bluastro o di un verde-blu, mentre le stesse specie nelle loro razze delle località scoperte e soleggiate sono in generale assai più evolute nel processo di melanogenesi e possiedono perciò colori assai più caldi e tendenti verso il rosso. Un altro fattore caratteristico del bosco, in particolare di quello di latifoglie, è dato dalla chioma degli alberi che, oltre ad impedire una forte evaporazione del terreno sottostante, fa da schermo alle radiazioni solari per cui la luce nel bosco risulta meno intensa che in . terreno scoperto. riga 3 del paragrafo: Marcia, Nuoto, Voto, invece di: percorrere, leggere: percorre riga 28, invece di: Cathopius, leggere: Cathoplius riga 3 e 4 fino a: ed il tatto, sostituire: Assai più utile nell’oscurità riesce per essi l’olfatto e specialmente il gusto ed il tatto e perciò per essi sono assai importanti gli organi tattili (antenne, palpi, peli, fanere, ecc.) che li rendono edotti dei movimenti, e quindi della vita, delle prede; quelli chemiorecettori di contatto (gustativi come 1 palpi) sensibili alle sostanze in stato attivo (ionizzate) e quelli chemiorecet- tori olfattivi (come le antenne) sensibili alle sostanze in stato impal- pabile. alla fine del paragrafo DIFESE DEI CARABI ADULTI, aggiungere: Quando illumino improvvisamente il terrario assai sovente osservo che alcuni Carabi in piena attività si arrestano immediatamente rimanendo poi perfettamente immobili anche per oltre 30 minuti. Se sollevo il ri- paro sotto il quale essi stanno nascosti durante il giorno, molti Ca- rabi rimangono come paralizzati e solo dopo un certo tempo essi cercano riparo con la fuga veloce. Alcune specie, particolarmente il glabratus, il coriaceus ed il gigas, quando vengono disturbate si arrestano, si sollevano sulle zampe ab- bassando la testa, rialzano l'addome ed emettono dall’estremità di questo un getto semiliquido corrosivo e nauseabondo bagnandosi so- vente completamente nell’atto come osservò mio figlio Enrico in coriaceus. Il Frapors (21) ha notato che, mentre il violaceus non pratica questo atteggiamento, l’ibrido da lui ottenuto violaceus x coriaceus ha ereditato dal coriaceus tale abitudine. riga 23, invece di: di gg di queste specie con 99, leggere: di SS hi- spanus con 99 riga 5 del paragrafetto B, cancellare: EEE & x rutilans © 68 M. STURANI Pag. 146, righe 21-26, dopo auronitens festivus, leggere: Molti degli ibridi na- 146, 147; 148, 148, 148, turali e da allevamento dimostrano pure come l’attuale sistematica dei Carabus sia ancora assai artificiale e come l’elevare alcune razze o sottospecie al rango di specie e alcuni sottogeneri al rango di veri generi ben distinti (come fanno alcuni Autori) non corrisponda alla realtà genetica la quale invece induce a raggruppare in molti casi alcune specie in una sola e alcuni sottogeneri fra di loro. riga 32, dopo: in allevamento), aggiungere: a p. 148. alla didascalia della Fig. 26, aggiungere: me) mento. eliminare la riga 1 (EUCARABUS... riga 2, prima di: Ullrichi, aggiungere EUCARABUS riga 19, invece di lineatus N.A, leggere: lineatus A Fig. 1 - Endofallo e spermatoforo di C. Solieri ssp. liguranus Breuning. In a) la parte apicale del- organo copulatore maschile, veduta di lato, con lo spermatoforo che fuoriesce dall’endofallo completamente estroflesso; in b) lo spermatoforo veduto superiormente a maggior ingrandimento. » 149, dopo la riga 21 aggiungere i seguenti 2 paragrafi: LO SPERMATOFORO DEI CARABUS (Fig. 1). Secondo il Fıorı (77) le conoscenze sugli spermatofori dei Coleotteri sono scarse, sovente poco precise e quasi sempre incomplete. Per quanto riguarda i Ca- rabidae io conosco solamente lo spermatoforo dell’Orotrechus Stephani J. Müll. descritto dallo JEANNEL (30) che ne da una figura per mo- strare la coaptazione della sua testa con l’organo copulatore entro al quale esso ancora si trova (Fig. 2 C). Nessun spermatoforo di Carabus mi risulta ancora descritto e figurato. Io ho potuto osservare nei suoi dettagli solamente quello del C. (Chrysocarabus) Solieri liguranus Breun. (Fig. 1) in un esemplare 3 di questa bella specie che scoprii nel terrario con lo spermatoforo sporgente dall’endofallo completa- mente estroflesso fuori dall’organo copulatore mantenuto sotto all’ad- dome come nelle altre specie di Carabus delle quali ho detto innanzi. AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS ) 69 Mentre nelle altre specie di Carabus più sopra segnalate, dopo l'emissione di una masserella bianca che il Carabo si affrettava a di- vorare, l’organo copulatore veniva prontamente ritirato entro l'addome, questo 3 di Solieri rimase nella posizione descritta per circa 20 giorni. A 2 Paes % ridisegnato da :B) KORSCHELT (1925) C) JEANNEL (1941) A) FIORI (1954) Fig. 2 - Spermatofori di Coleotteri. A) di Pimelia angulata Confalonierii Grid.; B) di Dytiscus marginalis L.; C) di Orotrechus Stephani J. Müll. mostrante la coaptazione della sua testa col pezzo copulatorio. Differenti ingrandimenti. Dal suo endofallo, fin dall’inizio dell’osservazione, sporgeva quasi per intero un grande spermatoforo bianco. L’individuo in parola mo- strava però di non essere in buone condizioni di salute poichè non reagiva agli stimoli che esercitavo su di esso e dava segni di sempre minor vitalità; così decisi di metterlo in alcool per poterne studiare e disegnare lo spermatoforo. Questo risulta (Figg. 1-2) assai diffe- rentemente e più complicatamente conformato di quello di Pimelia angulata Confalonierii Grid., descritto e figurato dal Fiort (Op. cit.) (Fig. 2 A), e di quello dell’Orotrechus Stephani (Fig. 2 C), e risulta invece lontanissimamente simile allo spermatoforo del Dytiscus mar- 70 M. STURANI nalis L. (Fig. 2 B) osservato dal BLUNK (65) e ridescritto dallo stesso Autore nell'opera magistrale del KorscHELT (85) su questa specie. Per quanto se ne sapeva, lo spermatoforo dei Coleotteri è un involucro, di forma varia a seconda delle specie, avviluppante al suo interno una massa di numerosi spermi ed esso verrebbe costruito, durante l'accoppiamento, con i secreti delle ghiandole accessorie ge- nitali maschili, sia all’interno delle loro vie genitali, sia parzialmente o totalmente fuori di esse. Dallo spermatoforo, deposto in apposite tasche della © o nella sua borsa copulatrice, lo sperma uscirebbe e passerebbe poi in una tasca particolare (detta spermateca) atta a ri- ceverlo o, quando quest’ultima manca, rimarrebbe nella borsa copu- latrice. Tanto in Dytiscus marginalis L. (secondo le osservazioni di BLUNK e di KORSCHELT, op. cit.) quanto in Pimelia angulata Confalonierit (secondo le osservazioni del FIORI, op. cit.) il processo di formazione, emissione e consegna dello spermatoforo da parte del & alla © avver- rebbe durante la copula e la sua modellazione risulterebbe, almeno in parte, dovuta alla forma interna della borsa copulatrice femminile che funzionerebbe da stampo. In Melolontha melolontha L. (secondo STEIN (101)) come in Phyllopertha horticola L. e in Anomala aenea Ger. (secondo REITTERHAUS (97) ) la sua modellazione avverrebbe in- vece entro l’endofallo e così pure è probabile avvenga in Orotrechus Stephani. In tutti questi casi sopracitati la formazione dello sperma- toforo avverrebbe durante la copula. Nel caso del C. Solieri liguranus da me osservato, come nelle altre specie di Carabi più sopra segnalate, risulterebbe invece che lo sper- matoforo può essere formato ed emesso indipendentemente dall’atto della copula e che esso non viene modellato entro la borsa copulatrice femminile, ma che in essa viene deposto già completamente formato. CORREDO CROMOSOMICO DEI CARABI (Fig. 3). Quanto al corredo cromosomico delle specie del genere Carabus L. (s.l.), le conoscenze sono ancora assai limitate a causa delle difficoltà di ricerca dovute in gran parte alle piccolissime dimensioni e al forte numero dei loro cro- mosomi ed io non conosco su tale argomento che il bel lavoro di Puts- SEGUR & Bourx (96) nel quale sono citati anche i lavori di KARPINNER (84) e di SMITH (100). Le specie di Carabus finora studiate citologicamente hanno un numero diploide che varia da 25 a 29 ed esse appartengono ai sotto- generi (da alcuni Autori elevati in certi casi al rango di veri generi) Hadrocarabus, Carabus (s. str.), Archicarabus, Megodontus, Chaeto- carabus, Chrysotribax e Chrysocarabus. Nelle specie studiate da Purssécur & Bouix il numero dei cro- mosomi è il seguente: Chrysocarabus Solieri De). 2nd&=27 n13+X Chaetocarabus intricatus L. Zng = 20 n.135 + XY Chrysocarabus lineatus De}. LNG = 25.013 + XY y » > ssp. lateralis Chevr. 2nS=28 n13 + XV AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS » 71 Chrysotribax hispanus Fabr. 2ng=28 n13 + XY » rutilans De). 2ng&=29 n14+X Chrysocarabus splendens Oliv. Zip NIE X » auronitens ssp. festivus Dj. 2ng = 29 n14+X A B #2 © : yo © |metafase sper. malogoniale prima melafase Chrysotribax hispanus |Chrysocarabus avronitens festivus |riduzionale ridisegnato da : PUISSEGUR & BOUIX (4963) Fig. 3 - Corredo cromosomico nel genere Carabus L. (s.l.). È interessante osservare che, tra queste 7 specie, l’intricatus si differenzia per le dimensioni sensibilmente maggiori dei suoi cro- mosomi (Fig. 3) e forse a questa causa è dovuto l’insuccesso di tutti i tentativi di ibridazione di questa con altre specie. Quanto al rutilans, che il LAPOUGE (op. cit.) riteneva una semplice sottospecie dell’h:- spanus, le differenze dell’assetto cromosomico delle due specie dimo- stra che esso è una specie distinta dall’hispanus. Uno stesso corredo cromosomico possiedono il lneatus ed il lateralis, lo splendens e l’au- ronitens festivus così che ne risulta essere il lateralis una semplice ssp. del lineatus e l’auronitens una ssp. dello splendens come riteneva il LAPOUGE contro l’opinione di altri Autori che consideravano il /a- teralis e l’auronitens due specie buone. Pag. 149, riga 28, invece di: BoNIx, leggere: Bourx. » 150, a 33 Creutzeri, invece di: da 200 m., leggere: da 70 m. » 151, dopo la riga 5 del paragrafo: I nemici e i parassiti dei Carabi, aggiungere: Il FABRE (Op. cit. Serie IX) ha sperimentalmente provato che il veleno dello Scorpione occitano (Buthus europaeus L.) provoca la morte dei Carabi adulti (auratus e coriaceus), ma non quella delle 12 » RICA 153; 155; 160, 161, M. STURANI larve di coriaceus. Occorre pero notare che gli adulti aggrediti ed uc- cisi erano stati privati almeno in parte delle elitre che invece costi- tuiscono una corazza impenetrabile a sicura protezione delle parti molli dell’addome. E tuttavia assai interessante che il veleno agisca sugli adulti e non sulle larve. riga 4 della didascalia Fig. 27, invece di: essicata, leggere: essiccata. riga 42, invece di GORDIACEIS, leggere: GORDIACEI riga 12, invece di: sorso, leggere: dorso dopo la riga 16, aggiungere: Antiche stirpi di Coptolabrus e di Aco- ptolabrus, durante alcuni periodi geocratici, raggiunsero dall’Angaria Arcipelago Giapponese, non ancora isolato dal continente, e qui esse ebbero una avanzatissima e particolare evoluzione che diede origine alle forme dei Damaster (vedi a pag. 148 e Fig. 46 l’evoluzione mor- fologica del protorace del Damaster blaptoides oxuroides durante il passaggio dalla pupa all’imago perfettamente assestata). Assai interessanti sono pure i Carabi delle Isole Canarie per nulla imparentati con le specie del Marocco Occidentale malgrado la sua vicinanza a tali Isole. Antiche stirpi di Carabus, che dall’Angaria avevano raggiunto l’Europa settentrionale e media a Nord del Solco Transegeo durante il Cretaceo ed il Montiano, assai verosimilmente si spinsero, attraverso l’Atlantide durante il periodo Nummulitico, fino alle Canarie allora collegate con la Penisola Iberica. Nelle Canarie si trovano infatti 5 specie (Eucarabus abbreviatus Brullé, Cabrerai Enderl, faustus Brullé, coarctatus Brullé e vinctus Web.) assai prossime agli Eucarabus Deyrollei Gory (del Nord Ovest della Penisola Iberica), Cristofori Spence (dei Pirenei) e specialmente all’arvensis Herbst che è una specie il cui areale si estende dal Giappone fino all’Irlanda ed alla Francia occidentale. Le stirpi di Carabus, che dall’Angaria giun- sero nell’Asia Minore e nella parte meridionale della Penisola Bal- canica a Sud del Solco Transegeo, furono arrestate da questo braccio di mare e non poterono proseguire che dopo il suo prosciugamento verso la Tirrenide e l’Africa Nord-Occidentale durante il Pontico e in epoche successive. Le specie Nord-Africane, come ad esempio i Cathoplius, non poterono però raggiungere le Canarie perchè queste Isole erano ormai già separate dal Continente Africano quando esse raggiunsero il Marocco occidentale dalla Tirrenide. Interessanti testimonianze di antichi collegamenti terrestri tra l'Europa ed il Nord-America, attraverso Terre Nord-Atlantiche, sono date dalle razze feroensis Lap. e Wochei Born del problematicus gallicus Géh. (che si trovano, il primo nell’Islanda e nelle Faroer, il secondo in Inghilterra, Irlanda e Fennoscandia) e dal C. maeander Fisch. presente oggi nella Siberia occidentale e nella parte settentrionale del Nord-America, ma anche, 38.000 anni or sono, in Inghilterra (vedi a pag. 163: I fossili dei Carabi). riga 7, dopo: (Fig. 33-35), aggiungere: Della presenza di Carabidi durante l’Epoca Glaciale nelle isole costiere e in alcune zone conti- nentali ai margini della grande calotta di ghiaccio, che in quell’Epoca ricopriva la Fennoscandia, parla esaurientemente il LINDROTH (90). Pag. 162, 162, 162, 163, 163, 165, 165, 165, 169, 172, 172, 1735 174 174 175; 175» AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS ) Pa riga 14 dopo: brevimandibolati, aggiungere: Dati corologici assai in- teressanti sul rapporto tra la natura del terreno e della vegetazione con i Carabidi della Fennoscandia, del Canadà e dell’Alaska si trovano nei bellissimi lavori del LINDROTH (90-91) e, per la località di Tarna in Svezia, nei lavori assai accurati del FRIDEN (79). riga 19, dopo: per i Carabi della Liburnia., aggiungere: Secondo il LINDROTH (op. cit.) la ristretta dispersione (stenotipia) come la larga dispersione (eurotipia) dipendono per la maggior parte dal microclima. riga 28, invece di: innondazioni, leggere: inondazioni. riga 24, dopo: più antichi resti conosciuti di Carabi, aggiungere: Lasciando da parte l’assai dubbio C. Omboni, sicuramente molto più antico delle altre specie di Carabus note allo stato fossile è il C. Agas- sizi. GUERIN-MENEVILLE (80) ridescrive come Carabus Agassizi un fossile descritto l’anno prima da BARTHELEMY DE LA POMMERAYE (64) come Calosoma Agassizi. Questo Carabo fossile proviene da Aix en Provence ed è attribuibile all’Oligocene Inferiore. Esso ha una lun- ghezza di 40 mm. ed assomiglia alla ssp. dalmatinus del C. (Mego- dontus) caelatus del quale presenta la stessa scultura rugosa. Lo JEANNEL (29) dice che, se realmente tale parentela col caelatus risultasse reale, questo caso sarebbe un esempio in più della propagazione di stirpi balcaniche nel Sud-Est della Francia durante il Nummulitico. riga 30, invece di: dalle Isole Faroer, leggere: delle Isole Faroer riga 17, invece di: e lo JEANNEL (op. cit.), leggere: , lo JEANNEL (op. cit.), la SHAROVA (96-97), il T'AKANE TAKEHIKO (92-93) ed altri riga 20, aggiungere: La SHAROVA (op. cit.) ha compiuto interessantis- simi e approfonditi studi morfologici sulle larve dei Carabidae e de- scrive e figura alcune larve ancora sconosciute di Carabus dell’U.R.S.S. riga 7 della nota (22), invece di: alyssiddotus Ill. y, leggere: alyssido- tus Ill.+ riga 2 della didascalia della Fig. 38, dopo: 12, 22 e 32 età., aggiungere: ; H: C. auratus Honnorati Dej. larva di 34 età. riga 11, invece di: in molto specie, leggere: in molte specie riga 23, invece di 44, leggere: 40 riga 1 della didascalia della Fig. 40, invece di: (i tre in alto, leggere: (alyssidotus, trojanus e insulicola riga 13, dopo: in quelli brevimandibolati., aggiungere: Le larve dei Carabus (come tutte quelle degli Adephaga) presentano caratteri ar- caici poichè infatti, esse sole fra tutti gli Insetti superiori, hanno con- servato un carpos interposito tra il femore e la tibia assolutamente come nei Tricotteri, i Tisanuri o persino i Miriapodi, così che la loro zampa risulta di 6 anzichè di 5 articoli (JEANNEL (30) ). riga 17, invece di: (Fig. 7 a; 46), leggere: (Fig. 7 a; 42; 45) riga 1, invece di: (Fig. 7b, 7 c; 42), leggere: (Fig. 7b, 7 c; 42; 45) riga 14, invece di: larve il Cychrus, leggere: larve di Cychrus 14 M. STURANI Pag. 182, riga 3, dopo: Cychrus)., aggiungere: Tale collegamento e fissazione dell’elitra destra a quella sinistra lungo gli orli suturali viene effet- tuato con un particolare aggiustamento meccanico e cioè con una coaptazione dei due orli. Entrambi gli orli suturali delle due elitre possiedono di regola una prominenza mediana rilevata tra due scanala- ture più o meno profonde: la prominenza dell’orlo suturale destro si incastra in una scanalatura di quello sinistro e viceversa. In molte specie di Carabi (Solieri, Olympiae, hispanus, intricatus, ecc.) tale incastro è semplice e gli orli suturali combaciano semplice- mente fra di loro e possono perciò rendersi liberi permettendo alle elitre di scostarsi, ciò che effettivamente avviene quando queste spe- cie, come si è detto, divaricano a più riprese le elitre. In altre specie invece (coriaceus, gigas, blaptoides, ecc. e in tutti i Cychrus) la fissazione reciproca degli orli suturali diventa stabile e definitiva a causa dell’allargarsi e rigonfiarsi della parte superiore delle prominenze entro le rispettive scanalture: si ha allora un vero e proprio incastro, semplice o multiplo, del tipo «a coda di rondine » e cioè a tenone e mortasa. La prominenza funziona allora da tenone (maschio) e la scanalatura da mortasa (femmina): la testa del tenone, allargandosi e rigonfiandosi nella mortasa, fa sì che, dopo la com- pleta consolidazione e sclerificazione delle elitre, queste non possano più separarsi senza rottura. Sovente alcuni Entomologi denominano « saldatura » tale aggiu- mento meccanico, ma questo termine è improprio perchè in questi casi vi è semplicemente un incastro (CORSET J. - Les coaptations chez les Insectes - Bull. Biol. Fr. Belgique, Suppl. XIII, 1931, Paris, pp. 337). L’incastro a tenone e mortasa degli orli suturali delle elitre, per mezzo del rigonfiamento del tenone entro la mortasa, avviene du- rante l’assestamento dell’adulto appena sfarfallato ed esso rappresen- ta un tipico fenomeno di coaptazione. Questo aggiustamento mecca- nico si riscontra solamente in quelle specie del genere Carabus nelle quali il grado di brachitterismo delle ali membranose è più spinto ed esso è caratteristico di tutto il genere Cychrus, ancora più evoluto sotto questo riguardo. Tale coaptazione corrisponde ad un adattamento eminentemente funzionale; con la riduzione e la scomparsa delle ali membranose metatoraciche, le elitre perdono la funzione di sostegno statico durante il volo e mantengono solamente la funzione di proteggere il meso- e metatorace e l'addome. È chiaro che tale protezione da parte delle elitre diventa assai più efficace quando queste sono incastrate stabil- mente. Inoltre esse, specialmente nei Procerus, nei Damaster e nei Cychrus, oltre a ricoprire superiormente l’addome, il meso- e meta- torace (ad eccezione dello scutello metatoracico) abbracciano lateral- mente quasi per intero tali parti con le epipleure. Contemporaneamente alla copatazione degli orli suturali delle elitre, si avvera sempre, nelle specie ad incastro definitivo a tenone e mortasa, anche la coaptazione delle epipleure elitrali con i primi 5 o 6 uriti alcuni dei quali sono per di più fusi assieme con il risultato di una sempre maggior rigidità, robustezza e protezione del retrocorpo. Pag. 185, » » 187, 192, AGGIUNTE ALLA « BIOLOGIA GENERE CARABUS » 75 È pure interessante notare che, nelle specie di Carabi e Cicri presentanti tali coaptazioni, per lo più 1 tegumenti sono anche assai duri, di forte spessore e molto sovente di colore oscuro. Oltre alla funzione puramente protettiva, l’incastro elitrale per- manente costituisce una valida difesa contro la disidratazione degli umori interni. Questo « inscatolamento » del retrocorpo, che nei Pro- cerus e nei Cychrus presenta anche una forte pseudofisogastria, fini- rebbe per costituire una grande camera d’aria stagna sottoelitrale ove l’aria risulterebbe satura di umidità (JEANNEL R. op. cit.) riuscendo di grande utilità ai Cicri ed ai Carabi che necessitano di un altissimo grado igrometrico dell’atmosfera. Tale camera d’aria costituirebbe inoltre un apparecchio di galleggiamento che impedirebbe a queste specie la sommersione nelle acque ruscellanti sul terreno durante le piogge, ossia quando esse amano condurre vita attiva. La coaptazione degli orli suturali delle elitre si ritrova, oltre che in numerose specie di Carabus e in tutte quelle di Cychrus, anche in altri Coleotteri come ad esempio Leptodirus, Akis, Pimelia, Blaps, Brachycerus, Sympethes ecc. In ogni modo essa è sempre correlativa ad un brachitterismo estremo delle ali membranose metatoraciche e perciò correlativo ad una locomozione esclusivamente pedestre. Dal punto di vista più generale dell’evoluzione l’interpretazione di un simile fenomeno di coaptazione, come quella delle coaptazioni ad essa correlativa, presenta certamente un grandissimo interesse. (Sul problema generale delle coaptazioni, oltre al CORSET già citato, vedi anche: CUÉNOT L. «Invention et finalité en biologie » Bibliot. de Phi- losoph. scient., Flammarion, Parigi, 1941). Fig. 050; invece di:111134312:8 43:1; leggeres 1434243 41 riga 4, dopo: ecc.)., aggiungere: Il DARLINGTON (71-72) pensa che il brachitterismo sia una selezione che favorisce le specie delle regioni montane e delle Isole (eccetto le isole piatte, tropicali e quelle di recente origine). Il LINDROTH (op. cit.) afferma che la stabilità, il restringimento e l’isolamento degli habitat sono fattori che favoriscono le specie e le forme brachittere, mentre la variabilità, l'estensione e una moderata separazione degli habitat favoriscono le specie e le forme macrottere. Inoltre questo Autore pensa che le specie brachittere siano senza dubbio passate attraverso un periodo dimorfico e che il gene macrottero può essere presente in molte specie generalmente consi- derate costantemente brachittere: accidentalmente perciò l’unione di due eterozigoti può causare l’apparizione di singoli individui macrot- teri e a volte ciò può effettivamente dirsi atavismo (per esempio negli esemplari macrotteri dei C. granulatus e clathratus). riga 16, dopo: negli altri Carabi. fino a riga 21, sostituire: L’apice del fallo, come del resto tutto l’organo, mostra sovente notevoli modifi- cazioni da specie a specie e da razza a razza (Fig. 58 G, H) e presen- ta sovente ultraevoluzioni che si sono effettuate in differenti dire- zioni su montagne isolate, nelle isole ecc. (segregazione geografica). Si potrebbe pensare che tali dissimili conformazioni possano originare un isolamento genitale tra specie e razze differenti, ma le numerose copule segnalate a p. 144-145 tra specie lontanissime fra di loro e con organi copulatori assai differentemente conformati, dimostra che ciò 76 Pag. 192, M. STURANI non avviene, almeno nelle specie da me studiate in allevamento. In- fatti la parte sclerificata dell’organo copulatore 3 serve semplicemente a scostare e ad aprire gli ultimi uriti femminili esterni e a preparare il passaggio, entro a quelli interni, all’endofallo membranoso che è il solo a penetrare profondamente nell’organo genitale femminile anch’esso membranoso e perciò facilmente e fortemente dilatabile. Per quanto ho potuto osservare, l’unico isolamento genitale tra due specie o razze diverse è dato dalle forti sproporzioni delle dimensioni totali dei due Carabi: un $ troppo piccolo non può accoppiarsi con una 9 troppo più grande di lui e viceversa. Un’assai più importante causa di un possibile isolamento genitale può forse essere invece ri- cercata nelle diversità tra specie e specie o razza e razza dell'armatura dell’endofallo ancora poco conosciuta. ANTOINE (63) dà alcuni ottimi disegni delle armature degli endofalli di alcune specie di Carabi del Marocco. Il NAKANE (92) dà bellissimi disegni dell’organo copulatore maschile, e del suo sacco interno, di numerose specie dell’ Asia e del- l'Europa. Quanto alla ligula, mentre le Calosome attuali la possiedono, si pensa che quelle primitive ne fossero prive. I Carabi sono, nella loro maggioranza, privi di ligula e tale mancanza dovrebbe differenziarli dalle Calosome attuali. Tuttavia, come molti altri caratteri differen- ziali tra Calosome e Carabi, anche questo carattere non è costante: infatti [ABLOKOFF-KHONZORIAN (84) nota che nel Carabus Gotschi Chaud., nel clathratus L. e nelle specie vicine, esiste una vera e pro- pria ligula. NAKANE (92) dà i disegni del fallo di Cechenus Brandti Fald. presentante una ligula membranosa ancor più sviluppata e di altri Carabi con ligula più o meno sviluppata (Hemicarabus ecc.). Que- sto Autore ritiene che il pezzo copulatore del sacco interno possa es- sere considerato come una ligula spostata dalla base dell’orifizio del pene alla sua parete interna ed egli nota come il pezzo copulatore dei Tribax (s.1.) sia apparentemente omologo con la ligula dei Calosomina , dopo la riga 26 aggiungere il seguente paragrafo: I caratteri morfologici indicati come differenziali fra Ca- losome e Carabi. I caratteri morfologici che dovrebbero, secondo i Sistematici, distin- guere le Calosome dai Carabi sono i seguenti: Calosome Carabi Parte superiore RE lisci delle mandibole 15 À 2° e 3° articolo delle ja TREE nus D carenati non caren 3° articolo delle antenne assai più lungo del 2° solo poco più lungo del 2° Ligula dell’organo ben sviluppata, membra- appena abbozzata o as- copulatore del g nosa o ungulata sente AGGIUNTE ALLA «BIOLOGIA GENERE CARABUS » 77 Nessuno di questi caratteri è però ben netto ed esclusivo. Infatti molti Carabi presentano ancora tracce delle striature mandibolari sotto forma di punti infossati e, al contrario, alcune Calosome di montagna tendono a perdere o hanno perduto completamente tali strie e le loro mandibole risultano perfettamente lisce. Numerose specie di Carabi (maeander, nitens, serratus, chamissonis ecc.) possiedono almeno il 3° ar- ticolo e a volte anche il 2° più o meno compresso come nelle Calosome (Fig. 59). Quanto alle proporzioni tra il 2° ed il 3° articolo, quelle delle Calosome cancellatum, luxatum ed altre non differiscono dalle propor- zioni che si riscontrano nei Carabi (LINDROTH (91) ). Infine, per quanto riguarda la ligula, si è detto innanzi che anche alcune specie di Carabi la possiedono ben sviluppata. Perciò in realtà nessuno dei caratteri differenziali è esclusivo delle sole Calosome o dei soli Carabi e si assiste invece ad un'evoluzione progressiva nettissima dal tipo Calosoma al tipo Carabo. Pag. 194, nota (24) sostituire: (24) L’Haplothorax Burchelli è un parente pros- simo delle Calosome Ctenosa del continente Africano ed esso è assai notevole per una curiosa mescolanza di caratteri arcaici e di ultraevo- luzioni, come frequentemente ne origina l'isolamento insulare. Que- sta specie si è estremamente rarefatta in seguito al disboscamento e alla rarefazione delle sue prede (bruchi di Lepidotteri Eteroceri) cau- sata dalla quasi totale distruzione delle loro piante nutritrici da parte delle Capre che furono introdotte nell’Isola (JEANNEL op. cit.). » 196, riga 19, dopo Jeannel, sostituire: Lindroth, Paulian, Sharova ecc. » 196, riga 20, invece di: kbri VIII, leggi: libri VII » 197, riga 24, invece di: Les Calosomes., leggi: Les Calosomes. » 198, riga 7, invece di: Purssécur C. & Bonix G., leggere: PUISSÉGUR C. & Bourx G. » 198, dopo la riga 25 aggiungere: SUPPLEMENTO ALLE OPERE CITATE (63) ANTOINE M. - Coléoptères Carabiques du Maroc. - Mém. Soc. Nat. du Maroc, Nouv. Série Zool. N. 1, 3, 6 (I, II, III), Rabat, 1955, 1957, 1959. (64) BARTHELEMY DE LA PoMMERAYE L.A. - Revue de Zoologie, 1850 (citato in Jeannel (29) ). (65) BLUNK H. - Das Geschlechtsleben des Dytiscus marginalis Lin. - I Teil: Die Beettung. - Zeit. Wiss. Zool., CII, 1912, pp. 169-248. 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XCIV, N. 3-4 e 5-6). (104) VERHOEFF K.W. - Zur Systematik der Carabus-Larven. - Zeit. wiss. Insektenbiologie, Ba 14, 1007. (105) WEBER L. - Zur Kenntniss der Carabus-Larven. - Allg. Z. Ent., Bd. 9, 1904. Pag. 199, riga 9, dopo: copula tra 99), aggiungere: Si da notizia dello spermatoforo di C. Solieri (ancora sconosciuto per il genere Carabus e noto nei Carabidae solamente in Orotrechus Stephani J. Müll.). » 200, riga 9, invece di: and unusual, leggere: an unusual » 200, riga 19, dopo: copulation by ?%)., aggiungere: Notice is given on spermatophorus of C. Solieri (formerly unknown in Carabus and known in Carabidae only in Orotrechus Stephani J. Müll.). » 200, riga 21, invece che: there there, leggere: them there. Addenda. Questo lavoro era già impaginato, quando ricevetti le seguenti interessantissime pubblica- zioni: C. PuissÈècur - Recherches sur la génétique des Carabes (Chrysocarabus et Chaetocarabus) - Vie et Milieu, Suppl. 18, Laboratoire Arago, Banylus-sur-mer, 1964. In quest’opera l’Autore dà i risultati sui rapporti genetici tra otto specie di Carabi (in particolare sui loro ibridi ottenuti spe- rimentalmente) studiate sotto l’aspetto biometrico, citologico e genetico. H.H. THIELE - Experimentelle Untersuchungen über die Ursachen der Biotopbindung bei Ca- rabiden - Z. Morph. Oekol. Tiere 53, Zool. Inst. Univ. Köln, 1964, pp. 387-452, figg. 19; - Oe- kologische Untersuchungen an bodenbewohnenden Coleopteren einer Heckenlandschaft - Z. Morph. Oekol. Tiere 53, Zool. Inst. Univ. Köln, 1964, pp. 537-586, figg. 24. Questi due lavori trattano dell’ecologia di alcune specie di Carabidi (tra cui alcuni Carabus) studiate in natura e sperimentalmente. Le accuratissime ricerche di questo Autore sulle preferenze di temperatura, umiditä, luce, ecc. delle specie esaminate sono di estremo interesse. 80 ALESSANDRO FOCARILE ECOLOGIA E GEONEMIA DI PAEDERUS (S. STR.) MELANURUS ARAG. (Coleoptera Staphylinidae) (Contributo alla conoscenza faunistica dei fragmiteti italiani) IL PHRAGMITETUM Tra le associazioni vegetali litorali d’acqua dolce, il Phragmitetum (avente come specie-guida il Phragmites communis Trin., volgarmente noto come canna o cannuccia di palude) occupa in Val Padana estesi settori nei biotopi palustri lungo 1 fiumi, ed in quelli che circondano - in regolare zonazione tra la terraferma e lo specchio d’acqua - i bacini lacustri o palustri intermorenici (!). Il Phragmi- | tetum che occupa una ampia superficie nei biotopi palustri peri-alveali dei maggiori fiumi padani, ha caratteristiche e popolamento differenti. Per tale motivo non sarà preso in considerazione nel corso della presente nota. Il particolare sviluppo radicale sub-aereo del Phragmites (genere compreso tra le geofite rizomatose, secondo la nota classificazione del RAUNKIAER, basata sullo sviluppo radicale delle fanerogame), favorisce la formazione di caratteristici monticoli alla base della pianta. Questi ultimi sono costituiti, oltrechè da un am- masso di radicelle che si forma ad ogni internodo, dalle parti morte depositate di anno in anno dalla pianta durante il suo sviluppo. I monticoli così costituiti, fanno generalmente da supporto ad altre fanerogame (Lysimachia vulgaris, Ly- copus europaeus, Carex sp. plur., Filipendula ulmaria, Convolvulus saepium, etc.), e soprattutto a crittogame (Dryopteris thelypteris, tra le felci - Acrocladium cuspi- datum, Campylium stellatum, Mnium sp. plur., tra i muschi). Una tale biosede è già nota nella letteratura ecologica europea ed americana, ed ha anche un nome ben preciso: Bülten in tedesco, hilloks in inglese, e coteaux in francese. Il suo insediamento d’elezione lo osserviamo in tutti i bacini d’acqua stagnante, con ricco od eccessivo contenuto di materiali organici (eutrofici o distrofici, quindi), e rappresenta una tappa - quasi sempre negativa - nell’evolu- zione e scomparsa della raccolta d’acqua stagnante. Con il termine italiano « mon- ticoli » intendo definire anche le altre biosedi semiacquatiche, che possono essere costituite dalle isolette più o meno ancorate alla riva, e composte di Sphagna, e di Carex. 'Tra questi monticoli si formano talvolta - a seconda delle condizioni di stazione - delle pozzette (Schlenken, in tedesco) che tendono ad essere colmate un po’ per volta in seguito allo sviluppo dei monticoli stessi, il che rappresenta una lenta fase di interramento e prosciugamento del biotopo. La biosede dei (1) Cfr. l’interessante lavoro di RoLL H. 1942: « Zonation und Sukzession. Zwei Begriffe der Pflanzensoziologie und ihre Zusammenhänge » Biologia Generalis, vol. 16, Hf. 1-3, pp. 12-19, 2 figg., sul concetto di zonazione e successione negli ambienti limnici e reici. Questo lavoro, denso di considerazioni a carattere generale, può essere utilizzato anche per le nostre ricerche, in quanto ci illumina sulle modalità del popolamento faunistico nei vari ambienti (o biosedi) compresi tra la terra ferma e le acque correnti o stagnanti. PAEDERUS MELANURUS 81 monticoli costituiti da Sphagna e da Carex, è stata recentemente oggetto (POPP 1962) di un approfondito studio in Baviera (Germania meridionale). Lo studio di Popp è particolarmente istruttivo per quanto riguarda l'illustrazione dei dati abiologici (microclima e chimismo), e sarebbe di particolare interesse estendere queste ricerche anche alla biosede costituita dai monticoli del Phragmitetum. Penso difatti che la differente struttura di questi monticoli, e la loro diversa mo- dalità di insediamento e di sviluppo, condizionino un differente microclima e chimismo, con tutte le relative conseguenze sul popolamento animale e vegetale. COLEOTTEROFAUNA DEL PHRAGMITETUM Il Phragmitetum, pur nelle sue varie facies (che corrispondono a diverse condizioni macroclimatiche, e di substrato, HÜRLIMAN 1951), alberga una coleot- terofauna omogenea, che talvolta assume tutte le caratteristiche di una associazione faunistica, che è parte della biocenosi. Questa associazione è composta dai seguenti elementi faunistici, come ho potuto rilevare nelle numerose stazioni finora inve- stigate nella Padania (fig. 1), escludendo le specie propriamente acquatiche (pre- senti nelle pozzette), e quelle fitofaghe in senso lato (fillofaghe, pollinivore, etc.): Carabidae: Odacantha melanura L. Demetrias imperialis ruficeps Schaum » monostigma Sam. » atricapillus L. Staphylinidae: Paederus melanurus Arag. » riparius L. Cucujidae: Psammoecus bipunctatus F. Helodidae: Cyphon pubescens F. » phragmiteticola Ny. (?) Anthicidae: Anthicus gracilis Panz. (3) Orthoperidae: Sericoderus lateralis Gyllh. Phalacridae: Phalacrus sp. plur. (2) In Italia è specialmente frequente in ambienti di fragmiteti litoranei costieri, mentre in Val Padana è presente solo nell’anfiteatro morenico del Lago di Garda. (3) Nei fragmiteti dell’Italia meridionale è sostituito dalla specie vicariante gracilior Méq. 82 A. FOCARILE À queste specie ne vanno aggiunte altre, che perd non sono esclusive, ed entrano a far parte della faunula solo saltuariamente o temporaneamente: arab da Oodes helopioides F. (*) Pterostichus minor Gylih. Staphylinidae: Erichsonius cinerascens Gr. Hygronoma dimidiata Gr. Helodidae: Cyphon padi L. OT Eee FT ET Corylophus cassidoides Marsh. Coccinellidae: Anisosticta 19-punctata L. Coccidula rufa Herbst » scutellata Herbst La presenza di queste ultime specie si nota soprattutto nelle zone di con- tatto tra il Phragmitetum ed il Magnocaricetum, ed evidenzia una facies alterata, non pura, del Phragmitetum stesso (5). L’argomento, come si pud immaginare, riveste un particolare interesse, dato che (fra l’altro) ci troviamo in presenza di uno dei rari casi in cui - ad una associazione vegetale - si pud sovrapporre parallelamente una associazione coleot- terologica, con caratteri sufficientemente omogenei e costanti, associazione che con le sue vicarianze in ambienti a caratteristiche climatiche e fisico-chimiche differenti, accentua la propria fedelta al substrato vegetale che ne condiziona la esistenza. UN ELEMENTO CARATTERISTICO DELLA COLEOTTEROFAUNA DEL PHRAGMITETUM: Paederus melanurus Aragona Nelle mie ricerche effettuate nei biotopi palustri continentali, e lacustri nella Padania (fig. 1), mi ha sempre colpito la costante presenza e fedeltà (all’am- biente del Phragmitetum) di un tipico rappresentante della coleotterofauna ivi insediata, e precisamente del Paederus melanurus Arag. Si tratta di un vistoso stafilinide che, per la predominante colorazione giallastra dei tegumenti, si distacca a prima vista da tutte le altre specie europee di Paederus. Nella presente nota mi soffermerò ad illustrare la geonemia e l’ecologia di questo coleottero, quale contributo ad una ricerca sistematica sulla coleotte- rofauna dei fragmiteti italiani, ricerca alla quale mi sono dedicato per diversi anni, e sul cui argomento ho radunato una ricca messe di dati e di materiali. (4) Nei fragmiteti dell’Italia meridionale ed insulare, così pure in quelli litoranei costieri, a debole salinità, è sostituito dalla specie vicariante gracilis Villa. x (5) Unica eccezione è l’Anisosticta 19-punctata, elemento temporaneo nel Phragmitetum, come è stato messo in evidenza da GOIDANICH (1943). PAEDERUS MELANURUS 83 Paederus (s. str.) melanurus Aragona Trattandosi di un opuscolo difficilmente reperibile, credo opportuno trascrivere la diagnosi originale: 9. Paederus melanurus, Gene (°) Paed. nitide-flavus, abdominis apice nigro. Long. 0, 006 Caput et thorax laevia, parce vageque puncta, setis raris longiusculis: palporum, mandibu- larum summo apice oculisque nigris: antennis flavis. Elytra crasse et vage puncta, pilosella. Abdomen segmentis duobus ultimis nigris, nitidis: pedibus flavis. Species eximia, statura, magnitudine partiumque forma, proportione ac punctura Paederum riparium referens: rarissima. Primum reperit prope Ticinum Regium, in sylvis a Ticino, m. Novembris 1825, inundatis De Brambilla; dein eodem tempore et locis D.r Jos. Gené et ipse. » Fig. 1 - L’ambiente dei fragmiteti esplorati nell’Italia settentrionale. Da Est ad Ovest: EMILIA, foce del fiume Po di Volano. - VENETO: anfiteatro morenico del Garda (Laghetto del Frassino, Laghetto di Castellaro Lagusello, Stagno Lavagnone, Palude di Soltarino). - LOMBARDIA: torbiere di Iseo, Lago Moro, Lago d’Endine, fiume Adda presso Bocca d’Adda, fiume Po presso Stagno Lombardo, e presso Cava Manara; torbiera del Pian di Cembro (Aprica), Valtellina (S. Pietro Berbenno, Cosio), Palude del Piano di Crezzo, anfiteatro morenico dell'Adda (Lago Sar- tirana, Lago di Annone, Lago di Pusiano, Lago Segrino, Lago d’Alserio, Lago di Montorfano) Lago del Piano presso Porlezza, anfiteatro morenico del Verbano (Laghetto Cicogna presso Arci- sate, Lago di Varese, Lago di Biandronno, Lago di Monate, Lago di Comabbio), Lago di Ganna, fiume Ticino presso Turbigo. - TICINO: Lago di Origlio. - PIEMONTE: Cicognola (Lago Maggiore), torbiera di Bieno, Lago di Mergozzo, lago torbiera a Sud del Lago d’Orta, Lago di Candia (Canavese), Lago Nero presso Ivrea. - TOSCANA: Lago Lungo (Passo del Cerreto). Dalla descrizione risulta che il |. class. è Pavia, ove la specie è comune nelle medesime condizioni ambientali anche ai nostri giorni. (6) Nell’opuscolo di ARAGONA, dopo le diagnosi di nuove specie, è spesso indicato il nome di GENE. Può darsi che si trattasse di diagnosi preliminari in litt., alle quali l’ Aragona ha voluto conservare la priorità dell’Autore, in questo caso di GENE. Se la mia supposizione fosse valida, l’A. di P. melanurus dovrebbe essere considerato GENÉ, e non ARAGONA. 84 A. FOCARILE a) Geonemia. Dai dati a me noti, P. melanurus è presente solo in Val Padana e nell’Istria settentrionale. Il PORTA (1926 p. 71) lo cita di tutta Italia, riportando l’erronea indicazione del Cat. BERTOLINI (1899 p. 37), nonchè della Sicilia e Sardegna. FauveL (1868-1875) lo notava per primo della Sicilia, senza indicare località precise. Più tardi il Ragusa (1893, Cat. Col. Sic. p. 196) confutava a ragione che: « Fauvel lo cita di Sicilia, io non lo posseggo, nè so chi l’abbia trovato da noi ». Il dato di FAUVEL veniva in seguito ripreso da GANGLBAUER (1895, Käfer Mit- teleur., II, p. 537), riportato nel Catalogo JUNK (1910 p. 208), e per ultimo da ScHEERPELTZ (1957 p. 462). Nessuno di questi AA. indica una sola località pre- cisa, e giustamente il LUIGIONI (1929, p. 207) indica il P. melanurus solo per le regioni del Nord Italia. Nelle collezioni Dodero e Solari, pur così ricche di ma- teriale Sardo, non ho visto esemplari della Sicilia e della Sardegna. Merita in- fine confermare che nelle raccolte effettuate con l’amico Dr. G. Mariani sul li- torale siciliano ed al Lago di Pergusa, non abbiamo mai rinvenuto questa specie. Da tutte queste considerazioni, risulta probabile il poter escludere il Pae- derus melanurus dalla fauna della Sicilia e della Sardegna, limitando il suo areale attualmente noto alla Val Padana intesa in senso lato, ed all’Istria settentrionale. In un recente lavoro sugli stafilinidi albanesi, SMETANA (1959) cita il P. ruficeps Baudi dell’ Albania. Bisogna tener presente che con questo nome venne descritta dal Baupı (dintorni di Torino, fiume Po) una forma di melanurus ad elitre azzurrognole, e metatorace ed estremità dei femori neri. Secondo SMETANA, il P. ruficeps Baudi (var., secondo SCHEERPELTZ l.c.) sarebbe una buona specie, e non una semplice aberrazione di colorito. Confesso che questa citazione di P. ruficeps per l’ Albania mi lascia alquanto perplesso, trattandosi del primo ritro- vamento nella penisola Balcanica, ed in una unica stazione (°). Pur considerando che gli ambienti palustri sono stati in generale (fino ad un recente passato) ne- gletti dai ricercatori, soprattutto a causa della malaria, risulta per lo meno strano che a tutt'oggi un così vistoso stafilinide sia sfuggito all’attenzione degli ento- mologi che hanno raccolto nella penisola Balcanica. I 6 esemplari citati da SME- TANA del Lago di Butrinto non potrebbero essere dei P. riparius aberranti, cioè rufini? Per quanto riguarda il ruficeps della Val Padana, nel mio ricco materiale ho isolato gli es. che corrispondono alla descrizione di BAUDI (cioè ad elitre az- zurrognole, metatorace ed estremità dei femori neri), ed ho eseguito un certo numero di preparati microscopici del fallo, e degli ultimi uriti della 9. Effettiva- mente vi sono delle differenze insediate soprattutto nell’estremità dei parafalli, e nelle dimensioni degli urosterniti 9° e 10° della 9. ‘Tuttavia sono ancora incerto sul valore da attribuire a queste differenze di carattere morfologico. Per il mo- mento preferisco considerare il ruficeps Baudi una aberrazione di melanurus, te- nendo presente anche l’attuale mia incertezza sul valore che dà SMETANA ai suoi ruficeps albanesi. Esemplari attribuibili al ruficeps Baudi sono a me noti delle seguenti lo- calità: Lombardia: Lago di Sartirana!, Lago di Pusiano!, Lago di Biandronno!, confluenza f. Po-Ticino! (Cava Manara); (7) Come vedremo più oltre, P. melanurus, pur non essendo propriamente brachittero, ha le ali accorciate ed inette al volo. PAEDERUS MELANURUS 85 Piemonte: Lago di Candia!. Non mi sono noti esemplari di Torino, ignoro quindi se in questa località vi sia soltanto il melanurus ab. ruficeps Baudi oppure anche il melanurus f. typ. Localita a me note di Paederus (s. str.) melanurus Arag. Venezia Giulia: Valle del Quieto inferiore! (coll. Mus. Milano) - Trieste! (id.) - Liserta- Monfalcone f. Isonzo! (id.). Alto Adige: Bolzano! (coll. Mus. Milano) - Haslach presso Bolzano, Ponte dell’Adige, Lago di Caldaro, Merano (tutte località indicate dal GREDLER, e gentilmente comunicatemi dall’Ing. A. Von Peez). Da queste citazioni di GREDLER sono pre- sumibilmente desunte le indicazioni « Tirolo » di REITTER e GANGLBAUER (8) - San Maurizio presso Bolzano, Bressanone fiume Isarco (teste A. Von Peez in litt.). La specie non è finora nota del Trentino, come cortesemente mi comunica l’amico L. Tamanini di Rovereto, il quale ha anche esaminato la coll. Bertolini, ove sono conservati solo esemplari etichettati « Tirol ». Lombardia: Ostiglia fiume Po (t. Magnano in litt.), Stagno Lavagnone! (Garda, leg. Focarile), Lago d’Endine! (Val Cavallina, leg. Foc.), Lago di Sartirana Brianza! (leg. Brivio, Foc.), Soltarico fiume Adda! (leg. Foc.), Pavia fiume Ticino! (leg. Magistretti), Cava Manara! fiume Po (leg. Foc., Magistretti), Bereguardo fiume Ticino! (leg. Magistretti, Mariani), Turbigo fiume Ticino! (leg. Barajon, Foc., Mariani), Lago di Varese!, Lago di Biandronno!, Lago di Monate, Lago di Comabbio!, Laghetto Cicogna! (Arcisate), Lago di Ghirla!, Lago di Alserio!, (tutte località leg. Foc.), Lago di Pusiano! (leg. Bari, Foc.), Ca’ Franca! (dint. Como, leg. Bari), Lago di Annone! (leg. Foc.), Lago del Piano! (Porlezza, leg. Foc.), Piano di Crezzo, m 820! (Valassina, leg. Foc.). Piemonte: Lago nero presso Ivrea! (leg. Foc.), Lago di Candia! (Canavese, leg. Foc.), Torino fiume Po (sub melanurus ab. ruficeps, Baudi), Alba f. 'Tanaro! (leg. Ba- rajon). LILino: Laghetto di Origlio! (Lugano, leg. Bari, Foc.). Dalla ricca serie di stazioni sopra elencate, possiamo desumere che P. melanurus occupa un ampio areale nella Val Padana fino all’Istria settentrionale. Come già detto, esso popola l’ambiente dei fragmiteti continentali (come mi conferma l’amico Bucciarelli, questa specie non è stata mai rinvenuta nei fragmi- teti della Laguna Veneta, ambiente che è stato accuratamente esplorato). Più precisamente i fragmiteti delle formazioni palustri peri-alveali dei maggiori fiumi (8) Inteso nel vecchio senso, cioè Nord Tirolo, ora politicamente austriaco, più Sud Tirolo attualmente italiano. Però questa specie manca nel Nord Tirolo (cfr. WORNDLE 1950). 86 A. FOCARILE padani, nonchè quelli delle formazioni palustro-torbose negli anfiteatri morenici al piede delle Prealpi. Negli stagni e laghetti dell’anfiteatro morenico del Garda, vive frammisto con il P. riparius, mentre è assente negli analoghi biotopi presso il Lago Maggiore (Lago di Mergozzo, Fondotoce, rive meridionali del Verbano all’uscita del f. Ticino). P. melanurus penetra nel sistema alpino spingendosi Fig. 2 - Geonemia in Italia di Paederus (s. str.) melanurus Arag. verso Nord lungo la valle dell'Adige e dell’Isarco fino a Bressanone. L’assenza nel Trentino è probabilmente da attribuire a difetto di ricerche negli ambienti idonei. La specie è assente in Valtellina, ove ho accuratamente esplorato diversi ambienti a Phragmites, mentre è sostituita dal P. hmnophilus, specie già a geonemia centro-europea. La stazione più elevata finora nota è rappresentata dal Piano di Crezzo (Lombardia, Valassina), a m 820. b)«E col ograre) Biologia, Paederus melanurus, durante la diapausa invernale, assume costumi gregari, fenomeno che si osserva non solo in altre specie di Paederus (fuscipes, riparius), ma anche in specie appartenenti ad altre famiglie, per es. Agonum del gruppo viduum tra 1 carabidi, Cyphon padi e Cyphon pubescens tra gli elodidi, Chalcoides tra gli alticidi, etc. Durante l’ibernazione, parecchi individui si as- sembrano alla base degli Alnus, o dei Salix presso le rive dei bacini lacustri, o palustro-torbosi, ove si rintanano alla base delle piante, tra le screpolature delle corteccie, oppure sotto lo strato superficiale del fogliame marcescente. In tali condizioni, non è raro rinvenire assembramenti di diecine di individui. Più ra- ramente la specie iberna sotto le corteccie dei platani in tutta prossimità delle rive, oppure nelle ascelle basali delle foglie di Typha. Non ho mai osservato P. melanurus ibernante nel Phragmitetum, e ciò potrebbe far pensare ad una vera e propria migrazione stagionale verso i più riparati quartieri d’inverno prossimi alle rive. PAEDERUS MELANURUS 87 Ai primi tepori primaverili (in Val Padana in genere tra la terza decade di marzo, e la prima metà d’aprile), gli individui cominciano a riprendere la loro attività negli ambienti ripicoli, gli assembramenti si diradano, però il Phragmi- tetum non è ancora popolato, dato che il bacino lacustre o palustro-torboso si trova ancora in stasi invernale. Si tratta di individui sfarfallati all’inizio dell’au- tunno precedente (esemplari immaturi sono stati osservati il 30 settembre ed il 7 ottobre), e che ibernano allo stadio imaginale. Con il progredire della pri- mavera e l’inizio dell’estate (maggio-giugno, sempre in Val Padana), P. mela- nurus ripopola il Phragmitetum. Larve mature sono state rinvenute il 17 agosto, e da questo si potrebbe supporre che vi sia una unica generazione all’anno. In due riprese ho tenuto in allevamento un buon numero di Paederus melanurus dal dicembre al marzo. Malgrado le migliori condizioni termiche du- rante questi mesi invernali (gli esemplari erano tenuti in un cristallizzatore con- tenente, oltre ad uno strato di fanghiglia raccolto sul posto, anche uno strato di fogliame marcescente di Phragmites), non ho osservato nè esemplari in copula, nè ovideposizione. Un analogo risultato negativo ho avuto con un allevamento di Paederus riparius (ctr. FocARILE 1958, p. 52), ed anche per P. melanurus imma- gino che la diapausa invernale rappresenti un fattore biologico molto importante, tale a non poter essere influenzabile artificialmente anche con condizioni termo- igriche migliori. Non mi sono noti dati sperimentali sui praeferenda termici di questa specie, ed ho solo eseguito qualche empirico esperimento onde saggiare gli estremi di tolleranza termica, come dirò qui di seguito. Ho osservato al Lago di Biandronno, (Varese, Lombardia) molti esemplari in biosedi (sotto le ascelle delle foglie di Typha) che sono sicuramente e regolarmente gelate per diverse settimane con- secutive (da 4 a 7) ogni inverno. Con una temperatura di +0,5°C questi esemplari erano in completa diapausa, però posti sul palmo della mano, riprendevano in un breve lasso di tempo (3’-4’) 1 movimenti. Esperimento n. 1 del 24-2-1958: isolo in un cristallizatore con fogliame marcescente di Phragmites diversi esemplari appartenenti ai due sessi di P. melanurus. Temperatura ambiente: 16°-18°C. Questi esemplari sono molto attivi, e percorrono velocemente le pareti ed il fondo del cristallizatore che li ospita. Mediante una lampada da tavolo, lentamente e progressivamente avvicinata, porto la temperatura del cristallizatore da 160-180, a 370-390. 1 esemplare dà segni di paralisi; tutti gli altri esemplari eseguono rapidi movimenti e divaricano le elitre, quasi volessero iniziare tentativi di volo. Trattandosi di specie con ali inette al volo, si tratta probabilmente di una reazione ancestrale, simile a quella osservata da STURANI (1962, p. 142) per al- cune specie di Carabus brachitteri. Esperimento n. 2 del 24-2-1958: isolo in un cristallizatore altri esemplari dei due sessi, e lo espongo all’a- perto, portando quindi questi esemplari dalla temperatura-ambiente sui 16°- 18°C, a quella esterna sui 7°C. Tutti i Paederus diminuiscono lentamente i loro movimenti, e deambulano con lunghe pause. Dopo circa un’ora di esposizione 88 A. FOCARILE a 60-70C, introduco il cristallizzatore in un frigorifero domestico. Dopo circa 3 ore, misuro nel cristallizatore una temperatura intorno agli 0°C, la fanghiglia posta sul fondo & diventata quasi solida, con inizio di formazione di minuscoli cristalli di ghiaccio. Tutti gli esemplari si sono radunati sotto una grossa foglia di Phragmites ed hanno cessato del tutto ogni movimento. Dai dati raccolti sul terreno, e dalle prove empiriche sopra citate, POS dedurre in via di ipotesi: Paederus melanurus ha probabilmente un ambito termico (?) compreso tra i 59-70C, ed i 30°-32°C, con un probabile praeferendum tra i 12°-13°C, ed i 20°C (in luglio-agosto ho misurato nelle zone di Phragmitetum popolate dal P. mela- nurus, temperature varianti nelle ore diurne tra i 15°C ed i 20°C). Vi è una sola generazione annua. Gli adulti, che escono dalla diapausa invernale, si accoppiano ed ovidepongono tra il maggio e giugno, le larve mature sono presenti verso la metà d’agosto, ed ı neo-adulti sfarfallano nella seconda metà di settembre-prima decade d’ottobre. c) Sin-ecologia. L’abbondanza e frequenza di rinvenimenti, unite alla fedeltà ad una bio- sede definita, ci permettono di studiare Paederus melanurus anche sotto il profilo sin-ecologico. Mi rendo perfettamente conto (e ciò dopo aver letto parecchi lavori di scuola scandinava, tedesca, ed americana) che le ricerche entomologiche in que- sta branca dell’ecologia animale sono appena agli inizi. E questo stato di cose è dovuto innanzitutto alla difficoltà di interpretazione dei fatti osservati in natura, e sia soprattutto per la scarsezza di elementi faunistici che si prestino a tale ge- nere di ricerche. Quanto esporrò qui di seguito, non è quindi che un primo, timido tentativo di studio in un campo che nel er dara fruttuosi risultati, come è avvenuto per le ricerce fito-sociologiche. Dopo 11 anni di ricerche effettuate in Italia in determinati biotopi (bacini palustro-lacustri, torbiere, rive di grandi fiumi) penso sia maturo il momento per cercare di definire alcune associazioni coleotterologiche che, per costanza di ca- ratteri, e ricorrenza anche in località tra loro molto distanti, più si prestano ad un esame comparativo. Perchè si possano raggiungere questi risultati, è necessario che: 1) la biosede sia parte di un biotopo non soggetto a frequenti e drastici mutamenti che ne turbino l’equilibrio (antropizzazione, troppo irregolare regime idrico, inquinamenti); 2) la fauna ivi insediata abbia il tempo e la possibilità di assestarsi ar- monicamente, rispettando la necessità di una dinamica (= evoluzione) nell’am- bito dell’associazione. Si costituisca cioè una interdipendenza sufficientemente regolare nel tempo tra il mezzo (= ambiente) e la fauna stessa. Se sottoponiamo ad analisi le caratteristiche sociologiche di Paederus me- lanurus nei vari biotopi investigati, notiamo quanto segue: (9) Per il significato che attribuisco a questo termine, cfr.: FOCARILE A. 1960 - « Ricerche coleotterologiche sul litorale ionico della Puglia, Lucania e Calabria. III: Coleoptera Haliplidae, Dytiscidae, Gyrinidae» - Mem. Soc. entom. Ital. (Genova), 39: 41-114 (pp. 53 € segg.). PAEDERUS MELANURUS 89 ABBONDANZA (= numero di esemplari di una specie rinvenuti in un biotopo definito). Secondo la scala di valori auspicata da BODENHEIMER (1955 p. 211): 0 assente + isolato o disperso ++ non raro +++ frequente Dai risultati ottenuti nel corso delle mie ricerche, possiamo definire P. melanurus come una specie frequente (+++). CosTANZA (= espressione della presenza di una specie in più stazioni con ca- ratteristiche ambientali uguali, basata sulla percentuale di presenza). Specie costanti presenti in + del 50% delle località » accessorie presenti dal 25% al 50% delle località » accidentali presenti in meno del 25% delle località Conosco P. melanurus di 37 località italiane. Personalmente ho fatto ricerche in 37 stazioni a Phragmitetum. Di queste: 1 è costituita da un biotopo retro- dunale, quindi con una certa salinità; 1 è ad una quota troppo elevata per poter ospitare il Paederus. Restano pertanto 35 stazioni distribuite in tutta la Val Pa- dana, in 21 delle quali ho rinvenuto P. melanurus. Pertanto questa specie è da ri- tenersi costante, dato che è stata rinvenuta nel 58%, delle stazioni a Phragmitetum investigate. Ai fini sociologici potremo considerare Paederus melanurus quale specie-guida (Charakter-Art dei tedeschi) dell’associazione coleotterologica insediata nel Phragmitetum. FREQUENZA (= percentuale di individui di una specie in rapporto a tutti gli in- dividui raccolti in un biotopo definito). Durante le ricerche quantitative effettuate al Lago di Biandronno (ed il- lustrate più oltre in dettaglio), è stata rilevata la seguente percentuale di frequenza su tutta la coleotterofauna raccolta in 4 aree-campione di 2 mq ciascuna (esclusi gli acquatici ed i fitofagi): Stazione 1 2 3 + Paederus melanurus 85% 81,59%, 50% 68,5% media di frequenza per le 4 stazioni: 71% ca. Al Lago di Sartirana (Como, Lombardia) 1’11-3-1964 è stata fatta una ri- cerca quantitativa su 2 mq. Considerando che la coleotterofauna si trovava an- cora in diapausa invernale (cfr. quanto detto a p. 7), sono stati raccolti 535 Pae- derus così ripartiti: melanurus 514 littoralis 14 fuscipes 4 hmnophilus 3 P. melanurus rivela un indice di frequenza molto elevato: 96% ca. La forte preponderanza di questa specie sulle altre 3, indica che essa si trova in condizioni ambientali ottimali. Le altre specie o sono largamente euriecie (littoralis, fuscipes), o sono sporadiche (limnophilus), e pertanto la loro presenza nell’ambito dell’as- sociazione a P. melanurus è accessoria, od accidentale. 90 A. FOCARILE FEDELTÀ (= esprime il grado con il quale una specie € confinata ad una deter- minata associazione). Specie eucene che appaiono esclusivamente in una associazione, oppure vi si trovano molto più abbondanti che nelle altre; Specie ticocene che appaiono regolarmente o spesso in una determinata asso- ciazione, ma in minor numero che nella loro associazione preferita; Specie xenocene o estranee, appartenenti ad altre associazioni, e non si rinven- gono che come degli intrusi, o come individui penetrati accidentalmente (BODENHEIMER 1955, p. 220). L’indice di fedeltà di P. melanurus al Phragmitetum non può essere rigoro- samente stabilito con dei valori numerici (come invece è stato possibile accertare per gli altri indici di: abbondanza, costanza e frequenza) dato che non sono stati eseguiti nello stesso tempo rilievi nelle associazioni riparie contigue (Magno- caricetum, Alneto-Populetum). A questo punto è bene tener presente che, dal punto di vista sociologico, P. melanurus ha una valenza molto ristretta, cioè le sue pos- sibilità di sconfinamento nelle associazioni contigue sono molto ridotte. Per com- prendere meglio il carattere di questa valenza, riporto lo schema classico di zo- nazione come si può osservare in un bacino palustre i in Val Padana. Un esempio lo vediamo nel rilievo botanico del lago di Biandronno (fig. 3). dalle rive verso l’acqua — cintura boscosa ad Alnus, rari Populus e Salix, con | sottobosco a Carex (Alneto-Populetum) | °°. . — transizione con cespugli delle essenze arboree, a do- minanza di Carex — cintura a Magnocaricetum — transizione Magnocaricetum-Phragmitetum — cintura a Phragmitetum — transizione Phragmitetum - Nymphaeetum seguono le cinture piü esterne gia totalmente immerse y (Submersi-Potametum, etc.). Da questo schema di zonazione, rileviamo che P. melanurus potrà popo- lare: a) verso terra solo la cintura di transizione tra Phragmitetum e Magnocari- cetum, inibito da una maggiore espansione verso il Magnocaricetum puro dalla maggiore compattezza dei monticoli di Carex; b) verso l’acqua soltanto fino al limite in cui i monticoli di Phragmites restano emersi (più verso l’acqua, e cioè dove già compaiono i primi esemplari di Nymphaea, emergono solo gli steli del Phragmites). Quindi, ai fini dell’indice di fedeltà, avremo da parte di P. melanurus una comparsa accidentale in queste due associazioni di transizione. Dato che il Phragmi- tes non tollera una forte acidità (HURLIMANN 1951) e quindi è assente su substrati francamente torbosi - che sono invece popolati dai Carex in prima linea - pos- siamo utilizzare i dati emersi da ricerche effettuate in biotopi privi di Phragmites. Formazioni palustri pertinenti all’anfiteatro morenico del Verbano (Pie- monte-Lombardia): PAEDERUS MELANURUS 91 a) Lagone di Dormelletto, presso Arona (Piemonte orientale, m 360). Il Ma- gnocaricetum sostituisce il Phragmitetum: assenza di P. melanurus. b) Lagozzetta di Besnate, presso Besnate (Varese, Lombardia occidentale, m 320). Il Magnocaricetum sostituisce il Phragmitetum : assenza di P. me- lanurus. Possiamo quindi considerare P. melanurus quale elemento esclusivo del Phragmitetum, cioè specie eucena. SociaBILITÀ. Come abbiamo visto nel paragrafo « Ecologia», P. melanurus ha due diversi gradi di sociabilità: durante la diapausa invernale esso ha ten- denze gregarie, che sono invece perdute durante il periodo d’attività nella stagione propizia. Nel periodo da maggio ad ottobre, P. melanurus è un ele- mento sparso nel Phragmitetum e con un basso indice di abbondanza, come è stato rilevato nel corso delle ricerche quantitative: al lago di Biandronno (ottobre) media dei rinvenimenti per mq: 9 esemplari - al lago di Monate (luglio) ho rilevato medie ancora più modeste - al lago di Sartirana (marzo) nei quartieri di ibernazione: 257 per mq. RILIEVO ABBINATO COLEOTTEROLOGICO E FITO-SOCIOLOGICO AL LAGO DI BIANDRONNO (LOMBARDIA) Per cercare di dimostrare la fedeltà di P. melanurus all’associazione vegetale del Phragmitetum, ho eseguito una ricerca quantitativa su 4 aree-campione nei fragmiteti del Lago di Biandronno. Ho prescelto questa località per diverse ra- gioni: a) qui ho effettuato una lunga ed approfondita ricerca ecologica e faunistica, svolta in 19 giornate di campagna, e distribuite nell’arco di un intero anno (1956); b) mi era nota la diffusione ed il carattere delle varie fito-associazioni; c) attraverso questo lavoro svolto sul terreno, avevo una sufficiente conoscenza dell’intera coleotterofauna, e del suo avvicendamento nel biotopo preso in esame. Metodo di ricerca: dopo aver prescelto le 4 aree-campione, le ricerche si sono svolte nel giro di circa 6 ore (tra le h 12 e le h 18), onde poter avere dati il più possibile comparabili. Ciò nonostante, quando questo genere di ricerche è compiuto da una sola persona giocoforza ci deve essere una certa disparità di risultati, dovuta alla mancata contemporanea ricerca in tutte le aree-campione. Ogni area di 2 mq è stata delimitata su tre lati con un telo perimetrale dell’altezza di cm 70. Questo telo era tenuto in posizione verticale mediante 4 paletti in al- luminio, ed alcuni picchetti da tenda tenevano il telo stesso ben aderente al ter- reno. Dopo aver eseguito il rilievo fito-sociologico (cfr. più avanti), ed aver tagliato gli steli di Phragmites fino ad una altezza di circa 50 cm, ho iniziato la raccolta dal 4° lato aperto, calpestando moderatamente tutta l’area per provocare l’uscita della fauna. Questo metodo potrà apparire poco ortodosso, ma devo fare osser- vare che in simili ambienti palustri esso è l’unico che si possa impiegare. 92 A. FOCARILE Rilievo fito-sociologico. L’ho eseguito seguendo il tradizionale metodo (cfr. TomaseLLI 1956), esprimendo con la prima cifra l’abbondanza (cioè numero di esemplari di ciascuna specie) e con la seconda la dominanza (cioè grado di coper- tura di ogni specie), secondo la scala internazionale di valori da + a 5 che riporto qui di seguito: n... =, ir 1 Neer “ve LSS EX Fig. 3 - Rilievo delle associazioni vegetali al Lago di Biandronno (Varese, Lombardia occidentale) m 239. 1 (A) fascia esterna ad Alnetum - 2 (Ca) fascia a Magnocaricetum - 3 (P) Phragmitetum, (Nu) Nupharetum - 4 (Sph) Sphagnetum - 5 sorgenti limno- ed elocrene. I numeri da 1 a 4, rac- chiusi in un cerchio, indicano le quattro aree-campione rilevate ai fini sociologici (vegetazione e coleotterofauna). La linea spezzata a destra del rilievo indica il canale artificiale di drenaggio che funge da emissario di scarico verso il lago di Varese. Abbondanza Dominanza + individui isolati 1 molto raro 1 ricoprimento molto debole 2 raro 2 specie ricoprenti da 1/20 a 1/4 superf. 3 poco abbondante 3 specie ricoprenti da 1/4 a 1/2 superf. 4 abbondante 4 specie ricoprenti da 1/2 a 3/4 superf. 5 molto abbondante 5 specie ricoprenti + dei 3/4 superficie Da tener presente che nelle aree investigate, la vegetazione si distribuisce su tre strati: 1) strato muscinale, più aderente al suolo, 2) strato erbaceo (compren- dente quasi tutte le altre specie), 3) strato arbustivo (comprendente: T'ypha, Phragmites, e Filipendula). Rilievo coleotterologico. Ho raccolto tutta la fauna rinvenuta nelle aree cam- pione al momento della ricerca, e dato il metodo già indicato, penso di aver cat- turato tutto quanto era presente. PAEDERUS MELANURUS 93 ‘Tabi I LAGO DI BIANDRONNO (Varese, Lombardia) 7 ottobre 1956 Stazione I 2 3 4 Esposizione Sud Sud Ovest Nord Inclinazione 3° go 69 o° Superficie rilevata 2 mq 2 mq 2 mq 2 mq Altezza strato erbaceo 90-100 cm Ioo cm 130 cm 100-130 cm » Phragmites 220-250 cm 250 cm 250 cm 250 cm Copertura 100% 100% 100% 100% pH (monticoli basali) 6 6 #7 iy ae Vegetazione: Phragmites communis 5.4 5.4 5.4 5.4 Typha angustifolia x 2 a + Carex sp. 5.4 3.4 4.4 3:3 Lythrum salicaria + + y ; Lysimachia vulgaris + + I.I + Filipendula ulmaria LI 3-4 i Rhamnus frangula hr + Galium palustre + + ) Peucedanum palustre +.1 + + + Mentha aquatica + ta à ) Convolvulus saepium + + TI Solanum dulcamara 4 I.I i Alnus incana ‘ > " I.I Salix capreae a à 2, à Lycopus europaeus i è I.I +.1 Scutellaria galericulata è À , + Dryopteris thelypteris ; + 4.4 Equisetum palustre 2.2 I.I + . Acrocladium cuspidatum 4.4 2.2 + 2.2 Mnium sp. x i < + Coleotterofauna: Agonum gr. viduum E x i ; Platynus thoreyi 1 ï 7 I » gracilis ì i I Paederus melanurus 22 22 18 13 » fuscipes x 7 + I Stenus solutus - > 4 » melanarius f I . Cryptobium sp. x : I Lathrobium gracile : à À I » fulvipenne I Hygronoma dimidiata M : I : Schistoglossa sp. ; : : I Reichenbachia sanguinea , i I 4 Psammoecus bipunctatus : 4 8 2 Cyphon padi R : i 2 Phalacrus nigrinus k À I i Anthicus gracilis À ; 2 94 A. FOCARILE Nella tabella riportata (tab. I), i dati inerenti il rilievo fito-sociologico sono riferiti alla scala di abbondanza e di dominanza, mentre quelli inerenti il rilievo della fauna indicano il numero di esemplari raccolti. Commento det dati raccolti. Dall’ esame della tabella I rileviamo quanto segue: a) ferma restando una quasi completa abbondanza e dominanza del Phragmites in tutte le 4 stazioni, notiamo come soprattutto due specie vegetali hanno un indice di abbondanza e dominanza nettamente differente: Filipendula ulmaria è presente solo nelle due stazioni (1 e 2) con esposizione Sud - la felce Dryopteris thelypteris è presente per contro solo nella stazione 4 con esposizione Nord. b) P. melanurus è presente come specie dominante (sull’insieme della coleottero- fauna) in tutte le 4 stazioni, però nella staz. 4 (esposizione Nord) esso ha un indice di frequenza di gran lunga inferiore. Che questa specie accusi una certa termofilia, è dimostrato anche dal fatto più volte osservato che il coleottero in questione si arrampica volentieri sugli steli di Khragutes durante le ore piü calde. c) oltre a P. melanurus, solo Psammoecus bipunctatus - per frequenza ed abbon- danza - rivela una certa fedelta all’associazione del Phragmitetum, fatto già osservato in molte altre stazioni. RIASSUNTO Nelle biocenosi popolanti il Phragmitetum, un ruolo preponderante hanno gli elementi pre- datori. Tra questi vi è il Paederus melanurus Arag., uno stafilinide endemico della fauna italiana. Dato l’interesse che assumono la geonemia e l’ecologia di questo endemismo nell’ambito della fauna palustre in Val Padana, nel presente lavoro l’Autore dà un dettagliato ed aggiornato quadro su questi argomenti. L’A. si è occupato per diversi anni della coleotterofauna popolante i fragmiteti nel Nord Italia, e nel corso di queste ricerche egli ha potuto rilevare che il Paederus melanurus ricorreva quasi costantemente nelle biocenosi di queste formazioni vegetali palustri. Attraverso un elenco dettagliato di località, risulta che questo stafilinide predatore si ritrova tra i 50 e gli 850 metri. Esso è però assente nei fragmiteti litoranei ove si comincia cioè ad osservare già una debole sa- linità dell’acqua. Come è noto il Phragmites tollera una certa salinità, e ciò gli permette di popolare anche estesi settori delle formazioni palustri retro-dunali. Onde poter individuare, almeno in via indicativa, l'ambito termico di P. melanurus, VA. ha eseguito una serie di prove empiriche che, in unione con i dati termici raccolti sul terreno, gli con- sentono di affermare che il praeferendum termico si può presumere tra i 15°C ed i 20°C. Dalle osservazioni raccolte sul terreno, questa specie ha una sola generazione all'anno. Essa comincia a colonizzare il Phragmitetum verso maggio-giugno (nel Nord Italia), larve mature sono state os- servate in agosto, ed esemplari immaturi tra la fine di settembre e la prima decade d’ottobre. In questa stagione i neo-adulti abbandonano il Phragmitetum, e si portano a svernare sulle rive più calde dei biotopi palustri e lacustri. In quest’epoca della loro vita, essi assumono abitudini gregarie, assembrandosi in parecchie diecine di individui alla base dei salici, ontani, e platani. In tali con- dizioni trascorrono una lunga diapausa invernale che può protrarsi anche per 5 mesi (da novembre a marzo). Per controllare il grado di fedeltà al biotopo-Phragmitetum, nonchè il grado di associabilità nell’ambito della biocenosi, è stato eseguito un rilievo quantitativo su 4 aree-campione al Lago di Biandronno (Varese, Lombardia), compiendo contemporaneamente il rilievo fito-sociologico delle aree studiate. Da tali rilievi, l'A. ha potuto osservare che ad un grado di abbondanza della specie-guida dell’associazione vegetale (cioè Phragmites communis) corrisponde un pari grado di abbondanza del Paederus melanurus, che può essere pertanto preso come specie-guida della pa- rallela associazione coleotterologica. PAEDERUS MELANURUS 95 SUMMARY In the entomocenosis populating the Phragmites communities in Italy, predatory elements have a preponderant role. Among these, there is Paederus melanurus Arag., a Staphylinid beetle endemic of the Italian fauna. The distribution and ecology of this endemism being of great in- terest when studying the communities of the marshy fauna of the Po Valley, the Author gives in this work a detailed and up-to-date picture of these subjects. The Author has dealt for several years with the beetle fauna populating Phragmiteta in Northern Italy and has been able to ascertain, in the course of these researches, that the Paederus melanurus is almost always present in the biocoenosis of these vegetal formations. A detailed break-down of localities shows that this predaceous Staphylinid beetle is to be found in several places distributed between 50 and 850 m (150 to 2,550 ft.) It is not to be found, though, in sea- shore Phragmiteta where water starts being slightly salty (as it is well known, Phragmites compunis tolerates a certain degree of salinity and this enables it to populate also extensive areas of the marshy formations of retro-dunes). In order to ascertain, at least indicatively, the thermal range of the Paederus melanurus, the Author has carried out a series of empiric tests which, jointly to the termal data gathered on the field, enable him to state that the thermal praeferendum can be presumed to be between 15°C and 20°C. From observations made on the ground, this beetle breeds only once a year. It starts colonizing the Phragmiteta toward May- June (in Northern Italy), mature larvae have been observed in August, and immature specimens between the end of September and the first decade of October. In this season, neo-adults leave the Phragmiteta and move to the warmer edges of the marshy- lacustral biotops, where they hibernate. At this time of their life they take up gregarious habits, gathering by dozens at the foot of Salix, Alnus, and Carex. Thus they spend a long winter dia- pausa, which can last up to 5 months (from November to March). 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WÖRNDLE A. - 1950 - Die Käfer von Nord-Tirol. - Schlern-Schriften (Innsbruck), n. 64, pp. 1-388, E carta, 2: tayv. Lt. b) botanica. GIACOMINI V. - 1946 - Aspetti scomparsi e relitti della vegetazione padana. Documenti sulla ve- getazione delle « lame » e delle torbiere fra l’Oglio e il Mincio. - Atti Ist. Botan. e Laborat. Crittogamıca (Univ. Payıa), s. 5, 9: 29-123, II figg. HÜRLIMAN H. - 1951 - Zur Lebensgeschichte des Schilfs an den Ufern der Schweizer Seen. - Beiträge zur Geobotan. Landesaufnahme der Schweiz (H. Hüber, Berna), Hft. 30, pp. 1-232, 31 figg. Mayer M. - 1939 - Oekologisch-pflanzensoziologische Studien über die Filipendula ulmaria- Geranium palustre Assoziation. - Beiträge zur Geobotan. Landesaufnahme der Schweiz (H. Hüber, Berna), Hft. 23, pp. 1-64, 12 figg., ı tav. f.t. OBERDORFER E. - 1957 - Süddeutsche Pflanzengesellschaften. - (G. Fischer, Jena), I-XXVII + 1-564 pp., 10 figg. TOMASELLI R. - 1956 - Introduzione allo studio della Fitosociologia. - (Ind. Poligr. Lombarda, Milano), pp. 1-319, 70 figg., 25 tabb. + I-XLV. oe ALESSANDRO FOCARILE GLI ASAPHIDION DEL GRUPPO FLAVIPES (L.), CON PARTICOLARE RIGUARDO ALLA FAUNA ITALIANA (Studi sui Carabidae italiani, 7°) Nel 1926 GRIDELLI, citando | Asaphidion flavipes raccolto in un unico esem- plare all’Isola del Giglio (Arcipelago Toscano), notava: « L’esemplare suddetto appartiene senz’altro alla specie indicata da GANGLBAUER e da tutti gli autori moderni col nome di flavipes sensu Auct. Noto però che con questo nome si de- terminano forme notevolmente diverse e sono certo che un accurato studio del flavipes sensu Auct. porterebbe quale conseguenza la scissione dello stesso in più forme di valore sistematico diverso ». Queste giuste considerazioni, e la constatata difficoltà di attribuire corretta- mente molti esemplari, raccolti od avuti in studio in questi ultimi anni, alle en- tità tassonomiche finora indicate come presenti in Italia (flavipes L., stierlini Heyd., curtum Heyd.), mi hanno invogliato ad intraprendere una indagine appro- fondita sulla scorta di un abbondante materiale, utilizzando nuovi caratteri mor- fologici, e che avesse come scopo il chiarire se possibile: 1. il valore tassonomico e la rispettiva posizione delle tre specie indicate d’Italia; 2. i rispettivi caratteri morfologici degli apparati genitali maschili e femminili; 3. infine, entro i limiti concessi dal materiale esaminato, chiarire le rispettive aree di diffusione, la posizione occupata dalle popolazioni italiane, e cercare di delineare la geonemia complessiva delle tre specie. Dalla presente indagine è emerso innanzitutto chiaro che, sotto il nome di Asaphidion flavipes L. (almeno nelle popolazioni europee, e del ‘bacino del Medi- terraneo), non si celano nuove forme, bensì sono frammisti talvolta esemplari o popolazioni di A. stierlini e/o curtum, a seconda dei casi. La confusione nella quale erano incorsi,finora”gli Autori era giustificata, se si considera che le tre forme sono state descritte piuttosto sommariamente, ed inoltre esse sono mal definibili, se si utilizzano i soli caratteri esoscheletrici finora tradizionalmente utilizzati (colorito e scultura dei tegumenti, dimensioni, pun- teggiatura, etc.). Si aggiunga inoltre l’accentuato polimorfismo di A. flavipes, specie ad ampio areale e molto plastica dal punto di vista morfologico. Alla luce del presente studio, si è delineata abbastanza chiaramente la geonemia delle tre specie, e l’importanza di una esatta conoscenza della loro dif- fusione in Italia. L’esame di oltre 900 esemplari, ha permesso di poter trattare con sufficiente documentazione i punti sopra specificati, specialmente per quanto riguarda le popolazioni italiane. Per gli altri paesi del bacino del Mediterraneo, l'argomento può dirsi solo abbozzato, ma confido che utilizzando i risultati qui esposti, altri entomologi stranieri potranno chiarire la geonemia anche altrove. Sarebbe oltremodo utile lo studio delle popolazioni francesi, nord-africane, e balcaniche. 98 A. FOCARILE Il presente studio non sarebbe stato possibile senza il cortese aiuto di tante gentili persone, ın particolare: Dr. Edgardo Moltoni e Prof. C. Conci (Museo Civico di Storia Naturale di Milano), Dr. Felice Capra (Museo Civico di Storia Naturale di Genova), Prof. Sandro Ruffo (Museo Civico di Storia Naturale di Verona), B. Bari (Como), M. Barajon (Milano), Dr. S. Battoni (Macerata), G. Binaghi (Genova), P.C. Brivio (la cui collezione è conservata attualmente presso il Pontif. Ist. Missioni Estere, Monza), I. Bucciarelli (Museo di Milano), M. Burlini (Ponzano V.), Dr. M. Magistretti (Milano), Dr. G. Mariani (Milano), C. Moscardini (Modena), Prof. A. Porta (San Remo), L. 'Tamanini (Rovereto), Ing. A. Von Peez (Bressanone), Prof. P. Zàngheri (Forlì). Desidero inoltre ri- volgere un pensiero di grata riconoscenza alla memoria del Dr. F. Solari (che mi permise lo studio del ricco materiale conservato nella collezione Dodero), e del Prof. G.B. Trener (Trento). Ringrazio infine il Collega francese J. Nègre (Versailles) il quale, quando il presente lavoro era stato già completato, mi ha cortesemente inviato in studio un importante lotto di Asaphidion, che mi ha permesso di conoscere meglio la geonemia delle tre specie soprattutto in Francia. GENERALITÀ SULL’APPARATO COPULATORE ¢ E 9 Spetta a De MONTE il merito di aver recato un importante contributo allo studio dei Bembidiini, illustrando i caratteri morfologici degli apparati copulatori maschili e femminili. In una serie di contributi comparsi tra il 1943 ed il 1947 (cfr. bibliografia), DE MONTE ha messo in risalto l’importanza di una adeguata ed approfondita indagine in questo senso, per riuscire a distinguere ed inquadrare correttamente specie critiche e gruppi naturali nell'ambito del difficile genere Bembidion. Prendendo come base le ricerche di De MONTE, ho cercato di applicarle al genere Asaphidion. Pur avendo preso in considerazione solo alcune specie italiane (forse le più critiche), i risultati ottenuti si possono ritenere buoni. Gli apparati copulatori dei due sessi, studiati con tecnica adeguata, offrono caratteri sufficien- temente costanti per un corretto riconoscimento delle singole entità tassonomiche, E cosa più importante, questi caratteri facilmente delineabili con disegni, per- mettono di essere chiaramente intesi anche da altri studiosi. Allo stato attuale delle ricerche entomologiche, il non poter riconoscere sicuramente delle specie ampiamente diffuse, ed in generale comuni, rappresenta un grave intralcio per chiunque si accinga ad un lavoro zoogeografico modernamente impostato. g. - Non mi dilungo in dettagliate descrizioni del mesofallo, dato che esso ripete - nelle tre specie di Asaphidion qui studiate - lo schema generale della grande maggioranza dei Carabidae. Merita invece un particolare cenno la com- plessa struttura dell’endofallo (o sacco interno), sia perchè essa presenta ottimi caratteri diagnostici, sia perchè si possono fare dei paragoni con l’analoga re- gione anatomica dei Bembidion studiati da DE MONTE (l.c.). Innanzitutto desidero chiarire la terminologia adottata da DE MONTE, e da me seguita: L = lamina stiligera (lamella copulatrice Auct., Chitinstilett, di LINDROTH) FL = parte flagelliforme delle membrane (Geissel, di LINDROTH) P = pacchetto squamigero (Borstenwulst, di LINDROTH; Borstenschlauch, di HOLDHAUS) PA = appendice del pacchetto squamigero. ASAPHIDION GRUPPO FLAVIPES 99 Le seguenti regioni anatomiche, riscontrate da DE MONTE nei Bembidion, sono assenti negli Asaphidion del gruppo flavipes : M = parte rivolta delle membrane FR = frenulo SR — rivolgimento semisquamoso X = sclerite X (Chitinstäbchen, di LINDROTH) Fig. I: 1. Asaphidion stierlini (Heyd.), es. 2 di Rivanazzano (Lombardia) - 2. A. curtum (Heyd.), es. © di Selinunte (Sicilia) (foto M. Barajon) Nelle tre specie di Asaphidion qui studiate, abbiamo il seguente schema: l’endofallo (o sacco interno) è una introflessione membranosa provvista di minute scaglie distanziate, poste sulla parete interna, e di varie sclerificazioni ben evi- denziate, e costanti nell’ambito di ciascuna specie. Tra queste sclerificazioni, si distinguono (fig. IV, pag. 106): 1. una robusta lamella copulatrice (L = lamina stiligera) convessa (in posizione fisiologica di riposo) e sulla quale si articolano: 2. un pacchetto squamigero (P) concavo, ed abbracciante la lamella copulatrice stessa. Questo pacchetto squamigero, già riscontrato da DE MONTE nel gen. Bembidion, è « ...un pacchetto di striscioline sclerificate che portano numerosis- sime scaglie chitinose ». In Asaphidion flavipes e stierlini (cfr. fig. IV) il pacchetto squamigero presenta sul lato ventrale (sinistro, in posizione fisiologica di riposo) anche un ripie- gamento a grondaia, assente in A. curtum, e cioè l’appendice del pacchetto squamigero (PA). | 3. la parte flagelliforme delle membrane (FL), composta da: a) un pezzo lanceolato, collegato alla parte superiore della lamella copulatrice; 100 A. FOCARILE b) un secondo pezzo, a volte più piccolo e sinuoso, collegato alla parte cen- trale della lamella copulatrice. Nelle figg. da 1 a 6, questi due pezzi sono indicati sotto la sigla FL. | 2. - Come è stato riscontrato da DE MONTE per diverse specie di Bembidion, anche nei nostri Asaphidion il complesso costituito da: spermateca (SP), ductus (D), ed annulus receptaculi (AR), è ben chitinizzato ed offre ottimi caratteri dia- gnostici che consentono di riconoscere anche le femmine delle tre specie qui studiate. (Cfr. fig. VII). Attraverso numerosi preparati microscopici eseguiti dissezionando materiale proveniente da molte località, ho potuto riscontrare un limitato ambito di variabilità di questi caratteri, il che consente di poter ricono- scere correttamente la specie che si ha sott’occhio. La spermateca ha una forma ampolliforme, o variamente conformata a seconda della specie, sempre ben chitinizzata. All’estremità distale si inserisce il ductus, viscere molto corto, ben chitinizzato, e poco o nulla attorcigliato a spire. Infine, all’inizio del ductus, notiamo l’annulus receptaculi, pure di forma ben definita nell’ambito di ciascuna specie, ed altrettanto chitinizzato. STATUS TASSONOMICO DELLE TRE SPECIE SECONDO LE VEDUTE DEI PRECEDENTI AUTORI. Dallo spoglio della bibliografia più oltre specificata, mi sono formato il Concetto che le tre specie di Asaphidion venissero interpretate nel seguente modo dai precedenti Autori, ai quali non si può fare alcun torto, dato che essi si sforza- vano di riconoscere (0 meno) le tre entità unicamente in base ai caratteri offerti dall’esoscheletro. La specie più antica (flavipes) è quella che è stata fonte di maggiori contro- versie, poichè in essa alcuni Autori volevano far ricadere le altre due (stierlini e curtum). FAUVEL (1882, p. 159 e 163) così si esprime: « Des types de curtus des Hautes- Pyrénées (Tarbes et montagnes), identiques à ceux donnés à M. de Heyden, ne me paraissent différer en rien du flavipes... ». Per BEDEL (1893 p. 55 - 1900 p. 11), seguito da NORMAND (1935 p. 154) nel Nord Africa non esiste che flavipes, mentre per EscaLERA (1914 p. 18) giu- stamente in Marocco esiste il curtum (che però considera solo una var. del flavipes). RaGusA (1882 p. 108-109) cita della Sicilia solo il flavipes, ed aggiunge: «Il Dr. Stierlin pubblicava... un nuovo Tachypus di Sicilia... Io ho studiato at- tentamente due insetti di Sicilia donatimi con questo nome [cioè angusticollis] dallo stesso Stierlin, e non posso assolutamente trovarli differenti dai miei flavipes che per altro oltre alle osservazioni del Rottenberg sui punti delle elitre, sono identi- ci a tutti quelli che ho avuto da altre provenienze, così che ritengo lo Stierlini Heyden = angulicollis Stierlin = sr] Lin. » (1) S.TE CLAIRE DEVILLE (1914 . (1) A questo punto è necessario fare una precisazione di carattere nomenclatorio. STIERLIN descriveva nel 1880 di Sicilia un Tachypus angusticollis. Nell'anno stesso HEYDEN cambiava il nome dato da STIERLIN in stierlini nom. nov. Detto cambiamento però non era giu- stificato, essendo basato su un evidente Japsus dell’HeyDEN, che così si esprimeva: « Tachypus angulicollis Stierlin 1874 recte 1880 aus Sicilien ändere ich in Stierlini, da er mit T. angulicollis Moraw. 1863 vom Amur collidiert. ». Difatti STIERLIN aveva descritto un T. angusticollis e non angulicollis, come voleva HEYDEN. Lo strano è che tutti gli Autori successivi, e soprattutto CSIKI redattore del Coleopterorum Catalogus, non si siano curati di consultare la descrizione originale di STIERLIN, oppure non si sono accorti dell’errore di HEYDEN. In conclusione: si dovrebbe rite- nere valido il nome attribuito da STIERLIN (cioè angusticollis) e giudicare stierlini Heyd. un nomen nudum. Considerando però che già da molti anni si usa nella letteratura quest’ultimo nome, pre- ferisco conservarlo, naturalmente intendendo per Asaphidion stierlini Heyden la specie definita nel presente lavoro. ASAPHIDION GRUPPO FLAVIPES 101 p. 497), per quanto riguarda la Corsica, si esprime in modo piuttosto sibillino, dato che afferma: « ...T. flavipes se dedoubler assez nettement en deux formes, dont l’une correspond au curtum, l’autre au Stierlini ». Francamente non riesco a comprendere che cosa voglia dire con questa frase. Fig. II: Mesofallo in visione dorsale di: 1. A. stierlini (Heyd.) di San Rocco (Toscana) - 2. A. curtum (Heyd.) di Orri-Cagliari (Sardegna) - 3. A. flavipes (L.) di Mezzanino fiume Po (Lombardia). APFELBECK (1904 p. 79) pare essere stato l’unico vecchio Autore che si fosse reso un chiaro concetto delle tre specie. Egli difatti distingueva correttamente, quasi 60 anni fa, le tre specie, e giustamente citava per la penisola Balcanica il comune A. Aavibes nonché lo stierlini della Grecia. Inoltre APFELBECK confron- tava il curtum (di cui aveva esaminato i tipi) con il flavicornis, accostamento tas- sonomico che non sono per il momento in grado di avvalorare o meno, anche per- ché tale argomento esula dal tema che mi sono proposto. JEANNEL (1941) ignora il curtum e lo stierlini della Francia, considerando forse il flavipes specie molto variabile. Dal materiale francese che ho finora po- tuto esaminare, in Francia invece esistono il curtum, lo stierlini e il flavipes, e resta da definire la loro rispettiva geonemia. ANTOINE (1955 pp. 127- 128) ignora la presenza del curtum in Marocco. Anzi descrive i curtum maroccanı come flavipes maroccanum nov. Confronta il fallo del suo flavipes maroccanum (recte curtum) con un vero flavipes della Francia settentrionale, e naturalmente lo trova ben differente, e conclude dicendo trat- tarsi di una « Espèce nordique ayant colonisé l’Afrique du Nord». Infine cita (con molta probabilità giustamente) lo stierlini del Marocco, ma lo considera una « Espèce thyrrénienne ». Da quanto sopra ho esposto, risulta evidente come tutti i dati geonemici sparsi nella letteratura fossero giocoforza incerti, ed avrebbero lasciato nel dubbio chiunque si fosse accinto a tracciare un quadro approssimativo della diffusione di ciascuna specie. 102 A. FOCARILE Asaphidion flavipes (L.) Terra tipica: Svezia meridionale. Tachypus flavipes (partim) FauveL 1882 (Fne Gallo-rhén.), p. 159, 163. RR) flavipes GANGLBAUER 1892 (Käf. Mittel.), I: 148-149. Asaphidion flavipes APFELBECK 1904 (Käferf. Balkanhalb.), p. 79. » flavipes (partim) BARTHE 1912 (Carab. franco-rhén.), p. 223, 226 » flavipes PoRTA 1923 (Fna Col. Ital.), I: 91 ) flavipes MÜLLER 1926 (Col. Ven. Giulia), I: 66 » flavipes (:) DE La FUENTE 1927 (Car. Pen. Ibér.), p. 129-130 » flavipes Csiki 1928-1931 (Col. Cat.), p. 30 ) flavipes WINKLER 1924 (Cat. col. reg. pal.), p. 84 ) flavipes ss. fabichi MARAN 1934 (Sbornik Musea Praze), 12: 125- » flavipes (partim S.TE CL. DEVILLE 1936 (Cat. Col. Fr.) p. » flavipes HoRION 1941 (Faun. deutsch. Käf.), I: 114 » flavipes (partim) JEANNEL 1941-42 (Carab. Fr.), I: 551 » flavipes LINDROTH 1945-1949 (Fennosk. Carab.), I: 178-180. MORFOLOGIA Esoscheletro. Le elitre sono piuttosto allargate dietro la meta, gli omeri sono meno ac- centuati (questo in concomitanza con un minore sviluppo alare, vedi più oltre). Esse hanno una punteggiatura meno fitta, più disordinatamente disposta, e con diverse areole non punteggiate. Una di queste é nel terzo medio inferiore, presso l’epipleure. Qui la serie di puntini è piuttosto sparsa ed interrotta qua e là. Il pronoto è più trasverso. Le appendici sono quasi sempre unicolori, salvo un iscu- rimento + accentuato degli ultimi articoli antennali, della base dei femori e delle ginocchia. Tale colorazione però, non raggiunge mai il tipico e costante anneri- mento presente in A. stierlint. Ali: In questa specie, le ali sono ridotte, e sicuramente non funzionali. Rispetto a stierlini ed a curtum, esse sono lunghe circa quanto le elitre. In concomitanza con questa riduzione dell’ala membranosa, si notano omeri molto arrotondati e sfuggenti, non pronunziati. Questo vale per le popolazioni italiane. Nell’Europa centro-settentrionale invece, A. flavipes è macrottero, e LINDROTH (1945 p. 180) cita anche catture fatte in Germania di esemplari al volo. Fhdoschélorre. 3. - Il fallo è il più grande delle tre specie qui considerate. Sul lato ventrale (sinistro, in posizione fisiologica di riposo) il decorso del mesofallo è regolare, senza gibbosità pronunziate, a differenza di stierlini (fig. II, 3, pag. 101). L’apice del mesofallo presenta una distinta punta, foggiata a prua di canoa. Endofallo foggiato come a fig. IV, pag. 106; la parte ventrale della lamella copulatrice (stesse figg., parte L) è maggiormente sviluppata della:parte dorsale. ©. - Ductus quasi sempre attorcigliato su se stesso in una o due spire, an- nulus receptaculi molto grande, con imbocco superiore foggiato a cornucopia (figg. VII, 1, pag. 118). Le gonapofisi sono (come di regola in quasi tutti i carabidi) due emister- niti piuttosto evoluti, portanti ciascuno all’apice una robusta spina, con una ASAPHIDION GRUPPO FLAVIPES 103 setola. In Asaphidion flavipes ciascuna gonapofisi € piuttosto allargata e tozza, rispetto a quella delle altre 2 specie. Le due spine sono molto divaricate rispetto all’asse delle gonapofisi stesse. Statura: mm 4,2-4,7. Esemplari esaminati: 312 - Preparati microscopici: 42. GEONEMIA Asaphidion flavipes mi è noto come specie medio-europea (a Nord fino alla Svezia meridionale), e sud-orientale europea (ad Est fino alla Turchia). Sec. Horıon (1941) è specie largamente diffusa in Europa, e nella regione paleartica. HEYDEN (1880-1881) la cita anche della Siberia occidentale. Io penso però che tutte le popolazioni extraeuropee dovranno essere revisionate, non essendo escluso che si riferiscano ad altre forme o razze. In Francia deve avere certamente una diffusione piuttosto settentrionale (o montana), dato che il materiale esaminato (e proveniente dalle regioni meridionali) era costituito solo da stierlini e curtum. Sebbene DE LA FUENTE (1927) lo citi della Spagna, io dubito della sua presenza nella penisola Iberica. In Italia esso ha una diffusione pressocchè continua nelle regioni settentrio- nali, però manca (oppure non mi è noto) nelle zone più propriamente litoranee del Veneto (ad Ovest del f. Tagliamento), Emilia, Romagna, ed in genere del basso corso del fiume Po, circa da Mantova al mare. Osservando la cartina ri- portata a fig. III si nota come l’areale italiano rappresenti la prosecuzione dell’areale continuo che ha la specie nell'Europa centrale (Germania, Svizzera, Austria). Mi è sicuramente noto a Sud fino al Lazio, ma faccio osservare che in Liguria, Toscana, Umbria e Lazio le stazioni sono poche e molto sporadiche. Ho visto anche 3 esemplari raccolti dall'amico G. Binaghi (Genova) ed etichettati: Ca- labria, Marina di Catanzaro. Mentre sono certo dell’esattezza di determinazione (che ho controllato anche mediante l’esame del fallo e della spermateca), mi per- metto di dubitare dell’esattezza di tale unico rinvenimento, così al di fuori dell’a- reale noto in Italia, e non avvalorato del resto nè dalle nostre ricerche (Focarile- Mariani) sul litorale ionico calabrese, nè dalle ricerche condotte dal Museo di Verona nell’Appennino calabrese. Asaphidion flavipes è sicuramente assente in Sardegna ed in Sicilia, mentre potrebbe trovarsi in Corsica. Materiale esaminato. Europa: Estonia (Reval!, coll. Dodero) - Cecoslovacchia (Praga!, coll. Mus. Milano) - Germania (Hannover!, coll. Dodero; Schlesien!, coll. Burlini) - Austria (Lichtenwald!, coll. Foc.; Donau-Auen!, coll. Mus. Milano, Graz!, Dobratsch!, M. Gail!, idem) - Belgio (Gembloux!, coll. Brivio) - Inghilterra (Surrey-Woking!, coll. Dodero) - Svizzera (Bottmingen-Basel!, coll. Mus. Milano) - Ungheria (Mezö Zäh-Transsilvania!, coll. Mus. Milano; Varhegy!, idem) - Jugoslavia (Jablanica-Bosnia!, coll. Foc.; Metcovich!, Zara!, coll. Mus. Milano) - Grecia (Rodi-Dodecanneso!, coll. Mus. Mi- lano) - Turchia (Adana!, coll. Dodero) - Romania (Comana Vlasca!, Vall. du Berlad!, Sinaia- Valachie!, tutti in coll. Dodero). Venezia Giulia: Duino!, Sistiana!, Risano! (tutti in coll. Mus. Milano). Inoltre MÜLLER (1926 p. 66) lo cita di: Volzano, Sagrado, Boschinis, Levade, Capodistria, dint. di Fiume. 104 A. FOCARILE Veneto; Isola Morosini!, Verona f. Adige! (coll. Mus. Verona), Pieris f. Isonzo! (coll. Mancini), Tarvisio! (coll. Burlini), Versa! (coll. Mus. Milano). Trentino-Alto Adige Vipiteno (coll. Tamanini), San a Mattarello!, Val Campo di dentro! (tutti in coll. Ba- rajon), Bressanone!, Merano! (coll. Von Peez), Trento f. Adige! (coll. Mus. Verona), Cunturines- Val Badia! (coll. Barajon), San Paolo-Appiano! (coll. Brivio), Malé torr. Noce! (coll. Bari). È Asaphidion flavipes L. Fig. Ill: Geonemia in Italia di Asaphidion flavipes (Heyd.). Sono punteggiate le aree sopra i 500 m. Lombardia: Val Viola!, Grosio! (coll. Pomini), Maccagno! (coll. Mus. Milano), Taino! (coll. Brivio), Bian- dronno! (coll. Foc.), Malnate Olona! (coll. Mariani), Milano Greco fiume Seveso! (coll. Mus. Milano), Casterno f. Ticino! (coll. Mariani), Abbiategrasso! (coll. Magistretti), Comazzo fiume Adda!, Cava Manara fiume Po! (coll. Foc.), Tre Re fiume Po!, Mezzanino Po! (coll. Mus. Milano), confluenza fiumi Po-Scrivia! (coll. Bari, Foc.), San Nazaro Piacentino! (coll. Porta), Como torr. Cosia! (coll. Bari), Ballabio! (coll. Mancini), Rea fiume Po! (coll. Mariani), Candia Lomellina!, confluenza fiumi Po-Adda! (coll. Foc. e Mariani), Soltarico fiume Adda!, Bocca di Serio fiume ASAPHIDION GRUPPO FLAVIPES 105 Adda!, Cavenago fiume Adda!, Palazzolo s/Oglio!, Milano-Idroscalo!, Stagno Lombardo fiume Po! (tutti in coll. Foc.), Cassano d’Adda! (coll. Canepari), confluenza fiumi Po-Oglio! (coll. Foc. e Mariani), confluenza fiumi Po-Ticino! (coll. Binaghi, Barajon), Senna Lodigiana! (coll. Brivio). Piemonte: Madonna di Campagna! (coll. Foc.), Fondotoce!, Strevi fiume Bormida! (coll. Foc.), Asti fiume Tanaro! (coll. Bari), Balocco! (coll. Foc.), Alessandria fiume Bormida! (coll. Foc.), Acqui! (coll. Mus. Genova), Pontestura fiume Po!, Valenza fiume Po! (coll. Foc.), Niella torr. Belbo! (coll. Bari), Isola S. Antonio - fiume Po! (coll. Binaghi), Carmagnola fiume Po! (coll. Foc. e Mariani), Vercelli fiume Sesia! (coll. Mus. Genova), Bertoulla!, Entrèves-Courmayeur! (coll. Mus. Genova), Coazze! (coll. Dodero), Borgofranco d’Ivrea (coll. Dodero), Brusson! (coll. Mus. Milano). Liguria: Busalla! (coll. Dodero), Genova-Quinto! (coll. Mus. Milano), Ameglia! (coll. Mancini). Emilia: Marzabotto! (coll. Mus. Genova), fiume Panaro! (ubi?, coll. Mus. Milano), Modena-S. Annal, Soliera! (coll. Moscardini), Mezzano Colorno-fiume Po! (coll. Foc.). | Asaphidion flavipes manca sicuramente in Romagna, come risulta dalle ricerche condotte per tanti anni dal Prof. P. Zangheri. Toscana: Forte dei Marmi! (coll. Binaghi), Firenze dint.! (coll. Mancini), Monte Senario! (coll. Mus. Milano), Lippiano! (coll. Mancini), Poggio Cavallo! (coll. Dodero e Mancini), San Rocco-Gros- seto! (coll. Binaghi). bazio: Veen Rieti! (coll. Dodero), Roma dint.! (coll. Dodero). ECOLOGIA L’A. flavipes - come del resto gli affini stierlini e curtum - è un tipico com- ponente di quella associazione che popola le rive ombreggiate dei corsi d’acqua di una certa importanza. Lo si potrebbe quindi considerare un silvo-ripicolo, dato che evita le rive scoperte, e le vicinanze vere e proprie dell’acqua (a diffe- renza degli Asaphidion caraboides s.l., rossti, pallipes) (?). Le formazioni vegetali che albergano questa associazione faunistica di cui fa parte il flavipes, sono ri- feribili al Populetum-Alnetum (nell’orizzonte planiziario), ed all’Alnetum (nel- l'orizzonte submontano). È un substrato in genere argilloso, o moderatamente argillo-sabbioso, molto fresco ed umido. Soprattutto nel Populetum della Pa- dania, l'ampia superficie delle foglie di Populus (che costituiscono una vera e propria lettiera nei terreni di golena), fa sì che tutto il terreno sia costantemente tenuto umido, ed in costante penombra, data anche la particolare copertura ar- borea. E un biotopo tipico e vastamente diffuso lungo tutta la Val Padana (i famosi pioppeti ripari del Po), però abbiamo ancora dati frammentari circa la coleotterofauna del basso corso di questo fiume da Mantova al mare, e di con- seguenza altrettanto scarsi sono i dati riguardanti A. flavipes. Naturalmente, ove il pioppo manca, esso può essere sostituito da salici, ontani, oppure da un ce- spugliato di queste ed altre essenze, oppure da uno strato erbaceo molto fitto. In diverse località della Val Padana, A. flavipes vive frammisto con A. stierlint, con predominanza numerica dell’una o dell’altra specie a seconda delle stazioni. (2) Non ho mai raccolto le altre due specie di Asaphidion pertinenti alla fauna italiana (fe- stivum e cyanicorne), ed ignoro quindi le loro esigenze ecologiche. Presumo però che esse popolino le rive scoperte dei corsi d’acqua, come caraboides, rossit, pallipes. 106 A. FOCARILE È ibernante allo stato di imagine, e non € raro rinvenirlo all’inizio, od al termine della buona stagione (marzo-aprile, settembre-ottobre nella Padania) al piede dei pioppi e dei salici, tra le zolle d’erba. Fig. IV: Endofallo in visione dorsale di: 1. A. flavipes (L.) di Fondotoce (Piemonte) - 2. id. della Slesia (Germania) - 3. A. stierlini (Heyd.) di Ponte d. Becca fiume Po (Lombardia) - 4. id. di Poggio Cavallo (Toscana) - 5. A. curtum (Heyd.) di Oristano (Sardegna) - 6. id. di Bagnères- de-Bigorre (Francia). Per tutte le figure: L = lamina stiligera, FL = parte flagelliforme delle membrane, P = pacchetto squamigero, PA = appendice del pacchetto squamigero. A. flavipes presenta in Italia una discreta diffusione verticale, ritrovandosi dal livello del mare, fino ai 1300 metri di Entrèves, presso Courmayeur (vedi più oltre trattazione dettagliata). ASAPHIDION GRUPPO FLAVIPES 107 Nota. — Maran (1934 p. 125 e segg.) descriveva dell’Isola di Creta una nuova sbsp. Fabichi, ed una var. cyprium dell’Isola di Cipro. Dalla diagnosi si nota però trattarsi di esemplari che rientrano nell’ambito di variabilità del flavipes tipico. Anche l’unico carattere dell’endoscheletro che l’ Autore cita (« ...penique crassiusculo, apice breviore ») si ritrova in varie popolazioni del flavipes, con me- sofallo più piccolo ed apice a prua di canoa, più corto. In definitiva penso che le popolazioni cretensi e cipriote non meritino di essere distinte con un nome particolare. Nè d’altra parte credo si possano riferire allo stierlini, dato che dalla diagnosi si rilevano caratteri ascrivibili senza dubbio al flavipes. Come ho già accennato, dall'esame del ricco materiale che ho potuto studiare, mi sembra che questa specie sia molto plastica, evidentemente il suo assetto evolutivo è ancora in atto, e non si presta per il momento ad essere scissa in razze. Questo vale | naturalmente per le popolazioni europee, o del Medio Oriente, mentre per il materiale dell’Asia paleartica si potrebbero avere delle sorprese. Asaphidion stierlini (Heyden) Terra tipica: Sicilia. Tachypus angusticollis STIERLIN 1880 (Mitt. Schweiz. entom. Ges.) 5: 441. » stierlini nom. nov. HEYDEN 1880-1881 (Deut. ent. Zeitg.), p. 304 (vedi nota rap. ) » flavipes (partim) ROTTENBERG 1870 (Berl. ent. Zeitsch.), 14, 11 ) flavipes (partim) Racusa 1882 (Cat. Col. Sic.), pp. 108-109 Asaphidion stierlini APFELBECK 1904 (Käferf. Balkanhalb.), I: 79 » stierlini HoLpHaus 1911 (Col. M. Gargano), p. 436 Tachypus flavipes (partim) S.TE CL. DEVILLE 1914 (Cat. Col. Corse), p. 497 Asaphidion stierlini PORTA 1923 (Fna Col. Ital.), I: 91 » flavipes GRIDELLI 1926 (Col. Giglio), p. 437 » stierlini DE LA FUENTE 1927 (Carab. Pen. Ibérica), pp. 129-130 » stierlini WINKLER 1924 (Cat. col. reg. pal.), p. 84 D stierlini CsiKi 1928-31 (Col. Cat. Junk), p. 31 » stierlini LUIGIONI 1929 (Cat. Col. Ital.), p. 58 ) flavipes (partim) S.TE CL. DEVILLE 1935-36 (Cat. Col. Fr.), p. » flavipes (partim) JEANNEL 1942 (Carab. Fr.), I: 551 » stierlini MAGISTRETTI 1955, 1957, 1960, 1961, 1962a, 1962b (Carab. Pollino, Sibillini, Picentini, Aspromonte, Monti Iblei, Sila). Diagnosi originale: « Aus Sizilien habe ich folgende Art in Mehrzahl erhalten: Tachypus angusticollis Supra aeneus, oculis magnis, valde prominulis, pronoto angustiore, latitudine non breviore, lateribus ante medium angulatim dilatato et setifero, elytris viridi-nebulosis, subtilissime punctu- latis, non striatis; antennarum basi, pedibusque pallidis, palpis antennis extrorsum, geniculis tarsisque infuscatis. Long. Lat. nella descrizione non esistono numeri . Kleiner, besonders schmaler als 7. flavipes, dem diese Art am nächsten steht und sehr ähnlich ist; das Halsschild ist namentlich viel schmaler, seitlich weniger stark, aber winklig erweitert und am Winkel selbst mit einer langen, nach aussen und vorn gerichteten Borste versehen. Von 7. pallipes und Rossi durch viel kleinere Gestalt und die blassen Schenkel verschieden. Oben erzfärbig, 108 A. FOCARILE auf den Flügeldecken wie bei 7. flavipes grünlich schekig, Unterseite schwarzgrün ; Kopf schmaler als bei 7. flavipes, die Taster dunkel an den Wurzel gelb, Fühler so lang als der halbe leib, ziemlich kräftig, dunkelbraun, die 4. ersten Glieder gelb, das 1. und 2. Oberseite grünlich. Halsschild schmal so lang als MERI vor der Mitte etwas winkelig erweitert. Hinterecken rechtwinkelig. Die Oberseite ist sehr fein punktiert mit vertiefter Mittelrinne, die den Vorderrand nicht, den Hinterrand kaum erreicht. Flügeldecken länglicheiförmig, seitlich fast parallel, weniger gerundet als bei T. flavipes, Oberseite fein punktiert mit weniger deutlichen Spuren von Streifen, als bei flavipes, und mit denselben 2. tiefen Gruben jederseits. Beine blass gelbbraun, die Wurzel und Spitze der Schienen etwas Ran die Tarsen ganz dunkel. » La diagnosi di STIERLIN permette di riconoscere quelle popolazioni di Asaphidion che attualmente passano sotto il nome di stierlini Heyd., e che spero di essere riuscito a definire nel corso del presente lavoro. Dalla diagnosi rileviamo aa alcuni caratteri che rendono inconfondibile la specie di STIERLIN: die Taster dunkel, an den Wurzel gelb... - Fühler dunkelbraun... - Flügel- ui länglicheiförmig, seitlich fast parallel, weniger gerundet als bei T. flavipes... - Beine blass gelbbraun, die Wurzel und Spitze der Schienen etwas dunkler, die Tarsen ganz dunkel ». MORFOLOGIA Esoschelerro, Le elitre sono, rispetto a flavipes e curtum, più allungate, più parallele, gli omeri sono molto accentuati e distinti, ciò in concomitanza con un maggiore sviluppo alare. Le elitre presentano una punteggiatura più minuta e più fitta, e pur essendovi delle areole a minore punteggiatura, queste non sono mai del tutto liscie. Le appendici sono sempre oscurate, e precisamente: le antenne a partire dal 39-40 articolo, le zampe con tarsi sempre offuscati, le ginocchia, l’estremità delle tibie, ed i femori. La forma delle elitre, e la colorazione delle appendici, sono gli unici caratteri esoscheletrici che ho riscontrato essere costanti per distinguere questa specie dal flavipes e dal curtum. Endoscheletro. 3. - Il fallo è il più piccolo delle tre specie qui considerate. Un carattere che distacca nettamente stierlini da flavipes e curtum è dato dalla costante presenza di una distinta gibbosità (vedi figg. II, 1, pag. 101) posta sul lato ventrale del mesofallo (lato sinistro, in posizione fisiologica di riposo). Inoltre I’ apice del mesofallo è molto breve, diversamente conformato. Endofallo foggiato come da fig. IV, 3, 4, pag. 106; la lamella copulatrice a L delle stesse figure) è simmetricamente sviluppata (cioè le parti dorsale e ventrale sono pressapoco di uguale sviluppo). Il pezzo superiore della porzione flagelli- forme delle membrane (FL) è più grande e più sviluppato rispetto al pezzo in- feriore (flavipes e curtum hanno invece il pezzo superiore più piccolo di quello inferiore). L’appendice del pacchetto squamigero è rivolta a grondaia all’insù, come in flavipes (figg. IV, 3, 4 PA). ASAPHIDION GRUPPO FLAVIPES 109 ?. - Ductus molto corto, non attorcigliato a spire, annulus receptaculi più piccolo rispetto a quello di flavipes, e di forma diversa (figg. VII, 2, pag. 118). Gonapofisi molto più strette di quelle di flavipes, anche la spina inserita su ciascuna gonapofisi è più stretta, più slanciata e meno tozza. Anche in sfierlini, all’estremita distale di ciascuna spina, è inserita una sola setola. ‘Asaphidion stierlini Fig. V: Geonemia in Italia di Asaphidion stierlini (L.). Sono punteggiate le aree sopra i 500 m. A1. In A. stierlini l’ala membranosa è costantemente ben sviluppata, potenzial- mente funzionale, e sempre più lunga delle elitre. In concomitanza con lo sviluppo alare, notiamo omeri pronunziati e ben distinti. Statura: mm 3,5-4,2. Esemplari esaminati: 280 - Preparati microscopici: 34. GEONEMIA Da quanto è emerso, attraverso il presente studio, ritengo A. stierlini una specie atlanto-mediterranea, diffusa sicuramente in: Inghilterra meridionale, Portogallo, Spagna, Francia meridionale, Italia, Grecia, Turchia. 110 A. FOCARILE | Per il Nord Africa, ANTOINE (1955 p. 128) la cita del Marocco, ed io la co- nosco della Tunisia. Del Mediterraneo orientale la conosco della Siria, il che avvalora la citazione del Cat. WINKLER (1924 p. 84). Pare mancare in tutta la penisola balcanica, ad eccezione della Grecia continentale, venendo ad assumere forse caratteristiche di elemento transadriatico in questo settore del suo areale. In Italia, A. stierlini ha una diffusione continua dalla Val Padana (ad Est non sorpassa il fiume Tagliamento), fino all'Italia meridionale, ed insulare (Sar- degna!, Sicilia!, e forse Corsica). Più precisamente in Val Padana ha una geo- nemia che ricalca quella di tanti altri elementi a gravitazione meridionale, poco diffusa cioè a Nord del fiume Po, e con una espansione dell’areale in corrispon- denza del Veneto. Nell’Italia meridionale (e anche in Sicilia) è specie che tende a divenire montana, essendo sostituita a basse quote dall’A. curtum. Anche in Sardegna, quasi tutte le località note sono poste all’interno, ed a una certa ele- vazione. È soprattutto nell’Appenninia che lo stierlini risale 1 corsi d’acqua mon- tani, raggiungendo una discreta diffusione verticale. Le stazioni note si scaglio- nano dal livello del mare (nella Padania), fino ai 1000 metri di Montemonaco (Appennino Umbro-Marchigiano), ed ai 1400-1600 metri della Sila (Monte Scuro, Lago Arvo). L’ho personalmente raccolto nell’Appennino Lucano, a 1700 m (Monte Pollino), presso un ruscello in foresta di faggio. Anche in Spagna ed in Grecia, esso raggiunge l’orizzonte montano, si confrontino per es. le lo- calità: Punta Navacerrad, Sierra Nevada, Monte Olimpo. Materiale esaminato. Puropa: Inghilterra (Kent-Faversham!, coll. Dodero) - Francia (Le Vernet-Pyr. Or.!, Montréjau-H.te Garonne!, coll. Dodero) - Spagna (Centellas-Catalogna!, coll. Porta; Montsemy-Sta Fé!, coll. Foc.; Sierra Nevada-Ref. Club!; Punta Navacerrad-Guadarrama!, coll. Mus. Milano) - Porto- gallo (Pago de Queira-Vouzela!, coll. Brivio) - Grecia (Monte Olimpo!, coll. Mus. Milano). Veneto” Casarsa!, Lovadina!, San Donk di Piave!, Ponzano Veneto!, Marcon! (tutti in coll. Burlini), Treviso! (coll. Mus. Milano e Magistretti), Mestre! (coll. Binaghi), Padova!, Punta Sabbioni! (coll. Binaghi), Venezia-Marghera! (coll. Burlini). Lombardia: Puegnago-Picedo! (coll. Brivio), Stagno Lavagnone-Desenzano del Garda! (coll. Foc.), Asola! (coll. Mancini), Cassano d’Adda!, Rivolta d’Adda! (coll. Liberti), Bisnate fiume Adda! (coll. Foc.), Milano dint.! (coll. Mus. Milano e Binaghi), Gavirate! (coll. Binaghi) (*), Pavia fiume Ticino! (coll. Magistretti), Ponte d. Becca f. Po! (coll. Bari e Foc.), Mezzanino Po!, Travacd Sicc.! fiume Po (coll. Barajon), Oriolo-Voghera! (coll. Mus. Milano), Rivanazzano! (coll. Barajon), Borgo Priolo! (coll. Magistretti). Piemonte: Alessandria fiume Bormida! (coll. Foc. e Mariani), Arquata Scrivia! (coll. Dodero), Pontestura fiume Po! (coll. Foc.), Novi Ligure! (coll. Mus. Milano), Strevi fiume Bormida!, Acqui! (coll. Foc.), Asti! (coll. Mus. Genova), Canelli! (coll. Bari), Gavi! (coll. Mancini), Piovera! (coll. Mus. Genova), Felizzano fiume Tanaro!, Alba fiume Tanaro! (coll. Foc.), Lago di Candia! (coll. Foc.), Torino dint.! (coll. Burlini, Dodero, Mus. Genova), Chieri! (coll. Dodero), Coazze! (coll. Dodero). PRE E Ameglia-La Spezia! (coll. Mancini). (3) Ho esaminato 1 & raccolto da Binaghi il 21-5-1933. Si tratta probabilmente di un ibrido x flavipes, o di un es. anomalo. Difatti mentre ha il fallo esattamente corrispondente a quello di stierlini, per i caratteri esterni assomiglia ad un flavipes. ASAPHIDION GRUPPO FLAVIPES EI Emilia-Romagna: Felegara fiume Taro!, Mezzano Colorno fiume Po! (coll. Foc.), Soliera!, Modena S. Anna! (coll. Moscardini), paludi di Brugneto! (coll. Binaghi), Bologna fiume Reno (coll. Mus. Milano e Bina- ghi), foce fiume Po di Volano!, Bosco Mesola! (coll. Foc. e Mariani). Forlì città!, Favazzano!, Colla Casaglia!, Polenta!, Varano fiume Montone!, Pineta S. Vitale!, S. Lorenzo Noceto!, Meldola!, Vecchiazzano!, Virano!, Cervia! (tutti in coll. Zàngheri), Ravenna- Pineta di Classe! (Mus. Milano), Rep. di San Marino! (coll. Mus. Milano). Nel Veneto e nella Romagna non è stato finora mai raccolto 1A. flavipes, e pare che lo stier- lini lo sostituisca completamente in queste due regioni, almeno nelle regioni litoranee. Toscana: Foce di Mosceta! (coll. Mancini), Livorno! (coll. Foc.), Pisa! (coll. Binaghi), Piastre-Pistoia! (coll. Mus. Milano), Pergine!, San Rocco-Grosseto (coll. Mus. Genova), Poggio Cavallo! (coll. Dodero), Lippiano! (coll. Binaghi), Isola del Giglio! (1 es. in coll. Mus. Genova, leg. Doria). Si tratta dell’es. citato da GRIDELLI nel 1926 sotto il nome di flavipes. E l’unica stazione di piccola isola nota per questa specie. Umbria: S. Fortunato alla Collina! (coll. Mancini), Trevi! (coll. Gagliardi), alta Valle del Tevere! (coll. Binaghi). i Marche: Porto Potenza Picena! (coll. Foc.), S. Benedetto del Tronto! (coll. Foc.), Ascoli Piceno! (coll. Binaghi), Genga! (coll. Dodero), Foce- e Montemonaco-Monti Sibillini! a m 1000 (coll. Binaghi), M. Vettore! (coll. Mus. Milano) Abruzzo-Molise: Castelli di Gran Sasso! (coll. Mus. Milano), confluenza fiumi Trigno-Biferno! (coll. Foc.) 179 210% Roma-Acilia! (coll. Foc.). Campania: Vallo Lucano!, Monte Sacro! (coll. Mus. Milano). È citato anche dei Monti Picentini: Pian Verteglia (MAGISTRETTI 1960). Puglia: per questa regione, la specie mi è conosciuta solo attraverso la citazione di HOLDHAUS (1911) che la nota del Gargano. Citazione verosimilmente esatta. Lucania: Melfi! (coll. Foc.), Monte Vulture!, Duglia!, M. Pollino! (coll. Mus. Milano), Monte Pollino- Sella Gaudolino! a m 1700 (coll. Foc.), Pietragalla!, Acerenza fiume Bradano! (coll. Foc.). Calabrie; esclusivamente nella parte montana: Camigliatello! (coll. Burlini), Bosco Luparella-Sila Piccola! (coll. Mus. Verona), Villaggio Mancuso! (coll. Binaghi), Monte Scuro, Lago Arvo (MAGISTRETTI 1962b), S. Eufemia d’Aspromonte! (coll. Foc.), Aspromonte: Gambarie, Melia (MAGISTRETTI 1961). Sardegna; Macomer! (coll. Burlini), Badde Salighes! (coll. Mariani), Oristano!, M. Gennargentu-Serra Gode!, M. Ferru!, Ozieri!, Laconi!, Aritzo!, Onani! (tutti in coll. Dodero), M. Sette Fratelli! (coll. Mariani), Decimomannu! (coll. Dodero). feud presente solo nella parte sub-montana oltre i 700-800 m: Peloritani (Monte Antennamare), Ma- donie (Pian della Battaglia), teste MAGISTRETTI in litt., Monti Iblei (Monte Lauro), MAGISTRETTI 1962a. Nelle regioni più litoranee ed a minore altitudine, € completamente sostituito dal curtum, come comprovano anche le nostre ricerche (Focarile-Mariani, 1959-1960) nelle regioni litoranee. 112 ‘117 As FOCARILE ECOLOGIA Le esigenze ecologiche di A. stierlini sono simili a quelle del flavipes. Me- rita però osservare che, mentre nelle regioni settentrionali lo stzerlint vive spesso frammisto al flavipes nei medesimi biotopi, più a Sud esso tende a popolare anche le rive dei corsi d’acqua dell’orizzonte sub-montano e montano, già pertinenti cioè all’orizzonte vegetale della quercia, del castagno, del faggio, e nella Sila anche dell’abete. Le biosedi preferite sono le medesime: rive boscose molto om- breggiate, ricche di fogliame marcescente, e non presso l’acqua vera e propria. Frequente inoltre anche presso le sorgenti in foresta ed allo scoperto. A. stierlini a latitudini meridionali ritrova cioè il suo optimum termico a quote via via su- periori. Come ho già accennato, nell'Italia meridionale esso è chiaramente so- stituito a basse quote dal curtum, non essendo più presente il flavipes, e sul li- torale ionico per esempio abbiamo raccolto solo il curtum. In Sardegna per contro, in diverse località vive frammisto con il curtum. Per quanto riguarda la sua diffusione verticale, si veda la Tab. I. Non mi sono noti dati riguardo le modalità di ibernazione di questa specie. Asaphidion curtum (Heyden) Terra tipica: Spagna settentrionale (Valencia, Albufera) e Francia meri- dionale (Tarbes: Pirenei). Tachypus curtus HEYDEN 1870 (Reise Spanien), p. 6500 ) flavipes FauveL 1882 (Fne Gallo-rhén.), pp. 159 e 163 » flavipes BEDEL 1893 (Cat. Col. Nord Afr.), p. 55 ) flavipes BEDEL 1900 (Cat. Col. Tunis.), p. ıı Asaphidion curtum APFELBECK 1904 (Käferf. Balkanhalb.) p. 79 Tachypus flavipes (partim) Racusa 1882 (Cat. Col. Sic.), pp. 108-109 » flavipes v. curtus ESCALERA 1914 (Cat. Col. Marruecos), p. 18 » flavipes (partim) S.TE CL. DEVILLE 1914 (Cat. Col. Corse), p. 497. Asaphidion curtum PORTA 1923 (Fna Col. Ital.), I: 91 » curtum DE LA FUENTE 1927 (Carab. Pen. Ibérica), pp. 129-130 » curtum WINKLER 1924 (Cat. Col. reg. pal.), p. 84 » curtum Csıkı 1928-31 (Col. Cat. Junk), p. 31 ) curtum LUIGIONI 1929 (Cat. Col. Ital.), p. 58 ) flavipes (partim) S.TE CL. DEVILLE 1935-36 (Cat. Col. Fr.), p Tachypus flavipes NORMAND 1936 (Cat. Col. Tunis.), p » flavipes (partim) JEANNEL 1942 (Carab. France), I: 551 Diagnosi originale: 10. Tachypus curtus Heyd. nov. Aeneus, oculis prominulis, thorace cordato, lateribus anguloso, angulis posticis seto instructo; elytris viridi-nebulosis, curtis, ovalibus, fortiter denseque punctatis, sutura postice elevata, fo- veolis, profundioribus; antennis rufis, palpis, pedibusque testaceis. - Long. 4-4 1/2 Millim. T. flavipedi affinis, sed sutura minore, elytris magis curtis, magis punctatis, sutura postice elevata, distinctus. Patria: Valenzia, Albufera 2 exempl. a Dom. E. von Bruck detecta. - Pyrenaei: Pandelle. Oben broncefarben mit grünen Nebelflecken. Die Fühler sind rothgelb, die Taster und Beine gelblich. Die Augen weniger stark vorgequollen wie bei flavipes, die Stirne gröber runzelig punktiert. Das Halsschild so breit wie der Kopf, an den Seiten winkelig, welche Stelle bei flavipes mehr abgerundet ist; Oberseite stärker und euger runzelig punktiert; die Mittelfurche tiefer als bei flavipes ; die Hinterwinkel mit einer seichten Grube, die aussen von einem Längs- ASAPHIDION GRUPPO FLAVIPES 113 TABELLA I ITALIA m flavipes stierlini _curtum SEIT, 1500 ITALIA m CENTER. 1500 ITALIA m MERID. 1750 SICILIA m SARDEGNA 1500 flavipes stierlini curtum Distribuzione verticale in Italia di Asaphidion flavipes, stierlini, e curtum. fältchen begrenzt ist, die äusserste Spitze mit einem Borstenhaare bewaffnet, und dadurch dem flavipes, cyanicornis und festivus eng verwandt. Die Flügel- decken sind nach hinten zusammen etwas weniger verschmälert als bei flavipes, und viel kürzer; die Breite bei beiden Arten ohnegefähr 1 Millim., die Länge bei flavipes fast 3, bei curtus kaum 2 1/2 Millim. Die Punktierung ist euger und hinten so stark wie vorn (bei flavipes hinten viel feiner), die Naht hinter der Mitte bis zur Spitze gewölbt, die zwei eingestochene Punkte und die unregel- mässigen Längsfurchen tiefer und deutlicher. Die Unterseite ist mehr grün- broncefarben, bei flavipes blaugrün. 114 A. FOCARILE Es liegen mir zwei |Exempl. vor, welche Herr E. vom Bruck bei Valencie und Albufera fand, und einige Stücke aus der Sammlung des H. Pandellé an Tarbes, die vollkommen damit stimmen. Die Borstenhaare an den Hinterecken des Halsschildes scheinen sich leicht abzustossen, denn einzelne Exemplare besitzen solche Borsten nur links, andere nurrechts, bei einem fehlen sie ganz». Come si può rilevare, sec. HEYDEN la sua nuova specie si differenziava dal flavipes per dei caratteri molto labili, quali: la statura minore, le elitre più corte, una punteggiatu.a delle elitre ed un colorito differenti. Per diversi Autori, tali caratteri potevano giustamente rientrare nell’ambito di variabilità del flavipes. Da qui la controversa posizione tassonomica della specie di HEYDEN, come ho riportato nelle pagine precedenti. _ In effetti, l’Asaphidion curtum è una buona specie, innanzitutto perchè in diverse località convive con lo stierlini e con il flavipes, inoltre, se essa rivela una chiara derivazione dal flavipes sia per l’habitus esterno, sia per 1 caratteri edeagici, essa presenta caratteri endoscheletrici così costanti e ben definibili, da togliere ogni dubbio in proposito. Infine anche la sua geonemia (che si può dire ora nota a grandi linee), mentre avvalora la derivazione da flavipes, ha ca- ratteristiche sue proprie. A. curtum difatti (come vedremo più oltre), è specie nettamente mediterraneo-occidentale, che giunge a popolare anche il Nord A- frica ad Est fino alla Tunisia, e non oltrepassa in Europa la penisola italiana nella sua diffusione verso oriente. MORFOLOGIA Esoscheletro. Le elitre sono, rispetto al flavipes, più corte, però è necessario non dimenticare che il curtum è mediamente sempre più piccolo del flavipes, altrettanto dilatate verso la metà. Gli omeri sono pronunziati ed abbastanza distinti, mai però come in stierlini. Pur notandosi delle differenze di punteggiatura delle elitre e del pronoto rispetto al flavipes, francamente non ritengo questo un carattere facil- mente apprezzabile, e tale da assumere valore discriminante in ogni caso. Le appendici sono di regola giallo-rossiccie, mentre in flavipes possono es- sere talvolta offuscate (estremità delle antenne, tarsi, e ginocchia). Endoscheletro: 3. - Il mesofallo ripete lo schema generale di quello del flavipes, pero è più piccolo nel suo insieme. Il sacco interno è diversamente conformato: la parte superiore della lamella copulatrice (figg. IV, 5, 6-L, pag. 106) è costantemente più sviluppata della parte inferiore; l’appendice del pacchetto squamigero, è più ridotta e non rivolta a grondaia all'insù. ©. - La spermateca - a differenza di flavipes e stierlini - è a forma di lupino, con un ductus molto corto, privo di spire, ed anche l’annulus receptaculi ricorda vagamente quello di flavipes (cioè a forma di coppa molto svasata, ove si innesta l'estremità del ductus). Fig. VII, 3, pag. 118. . Le gonapofisi sono di forma intermedia tra quelle delle altre due specie, con spina simile a quella presente in stierlini, e sempre con una sola setola distale. Al. Anche in curtum, le ali sono perfettamente sviluppate, potenzialmente fun- zionali. (La presenza di questa specie all’Isola d’Ischia è un dato di fatto a favore della funzionalità delle ali, quale mezzo attivo per colonizzare nuovi territori). ASAPHIDION GRUPPO FLAVIPES 115 Esse sono sempre piü lunghe delle elitre, con nervature e pterostigma ben chiti- nizzati. | Statura: mm 3,5-4. Esemplari esaminati: 174 - Preparati microscopici: 35. GEONEMIA Lo studio di un discreto materiale, mi consente di affermare che A. curtum è specie mediterraneo-occidentale, diffusa in Italia (con gravitazione occidentale, = Asaphidion > curium Fig. VI: Geonemia in Italia di Asaphidion curtum (Heyd.). Sono punteggiate le aree sopra i 500 m. cioè assente nelle regioni affacciate sull’Adriatico) dalla ‘Toscana alla Calabria, Sicilia, Sardegna, (Corsica, probabilmente), Francia meridionale, Spagna, Ma- rocco, Algeria, Tunisia. In Italia ha una diffusione piuttosto edi ritrovandosi dalla Toscana (solo poche stazioni), attraverso le regioni occidentali dell’ Appenninia, fino alla Calabria. Risale il versante ionico della Calabria, Lucania, e Puglia fino a Taranto, comportandosi così come tante altre specie di Carabidae a gravitazione occidentale (cfr. la geonemia di: Scarites buparius, Bembidion tethys, Pogonus chalceus, Ago- 116 A. FOCARILE | num numidicum, etc.). Curiosa la sua assenza (forse dovuta a difetto di ricerche) nella Liguria occidentale, essendo diffusa nelle prossime Alpes-Maritimes della Francia meridionale. È specie generalmente litoranea, non elevandosi oltre i 500 metri. Nell’I- talia meridionale (e anche in Sicilia) sostituisce a basse quote lo stierlint. Materiale esaminato. Europa-Nord Africa: | Francia (Castres-Tarn!, coll. Binaghi; Camargue!, coll. Dodero; Martigués-Alpes-Maritimes!, Loubet!, in coll. Mus. Milano; Bagnères-de-Bigorre-H.tes Pyrénées!, coll. Binaghi e Dodero) - Algeria (Laverdure!, coll. Mus. Milano). -Tosceand®: Firenze dint.! (coll. Binaghi), Poggio Cavallo! (coll. Dodero e Mus. Milano), San Rocco-Grosseto! (coll. Dodero). Lazib:: Roma dintorni! (coll. Mus. Genova, e Dodero). Campania: Isola d’Ischia!, (coll. Foc.) Pugira: Cagioni-Ionio! (coll. Foc.). Far can Ta: fiume Sinni-Bosco Policoro! (coll. Mariani). Calabria: foce fiume Crati!, Capo Rizzuto! (coll. Foc. e Mariani). Bsiıcilia: Ficuzza! (coll. Dodero), Selinunte-foce fiume Belice! (coll. Barajon, Foc. e Mariani), Laghi Preola!, Biviere di Gela!, stagni a Sud di Ispica! (tutti in coll. Foc. e Mariani). Sardegna: Sassari!, Cagliari!, Uras!, Laconi!, Oristano!, Bannari!, Gonnesa! (tutti in coll. Dodero), Dorgali! (coll. Binaghi), stagno di Cabras! (coll. Dodero), Baràtili! (coll. Brivio). ECOLOGIA Ben poco vi è da aggiungere sulle esigenze ecologiche di A. curtum dopo quanto ho detto su A. stierlini. Merita solo accennare che la prima specie, essendo diffusa soprattutto a basse quote, popola una serie di biotopi ove non si ritrova lo stierlini. Precisamente il curtum si ritrova anche presso le rive dei corsi d’acqua e delle raccolte d’acqua dolce (laghi, stagni), ove come vegetazione riparia si ha soprattutto una copertura erbacea, più che arbustiva od arborea. In Calabria ed in Sicilia per esempio, l'abbiamo rinvenuto (Focarile-Mariani) alla base di una fitta copertura a: Phalaris arundinacea, Arundo donax, Phragmites communis, sempre però su substrato inorganico, compatto (cioè argilla, limo, e/o sabbia), con esclusione dei terreni surtumosi, acidi, con processi di fermentazione in atto. Anche per A. curtum ignoro le modalità di ibernazione, che presumo non si discostino da quelle di stzerlim, compatibilmente all'andamento stagionale a quote inferiori, ed a latitudini più meridionali. ASAPHIDION GRUPPO FLAVIPES 117 Tabella II SIE Wed | | Località | flavipes stierlini curtum Lombardia: Mezzanino fiume Po & + Ponte d. Becca fiume Po & + Pavia fiume Ticino + + Piemonte: | Strevi f. Bormida + ® Alessandria f. Bormida + _ 0 Torino dintorni + + Acqui Air Far Liguria: Ameglia = + Emilia: Mezzano Colorno f. Po = Le Soliera chi Di Modena fr Re; Toscana: Firenze dintorni + + + Lippiano + + Poggio Cavallo te Sa & San Rocco-Grosseto + + & Lazio: Roma + + + Sardegna: Laconi + ® Oristano + + Tab. II - Sovrapposizione dell’areale di 2 o 3 specie. Quando il numero di esemplari studiati l’ha consentito è indicata con @ la predominanza numerica di una specie. Dalla tabella su riportata, notiamo che 2 o 3 specie di Asaphidion si ritro- vano insieme in 18 località. Precisamente: flavipes + stierlini in 12 località; stierlini + curtum in 2 località; flavipes + stierlini + curtum in 4 località. Pur- troppo il materiale studiato non è sempre stato sufficientemente abbondante da permettere un’analisi quantitativa delle singole popolazioni. ‘Tuttavia, in una zona di contatto tra flavipes e stierlini (quale è la media Val Padana), notiamo una preponderanza numerica ora della specie a gravitazione settentrionale (flavipes), ora una della specie a gravitazione meridionale (stzerlini). Nella Maremma toscana, in due località si nota preponderanza della specie litoranea (curtum) su stierlini, che come abbiamo visto, assume carattere di elemento submontano negli Ap- pennini centro-meridionali. Infine, la presenza in 4 località di tutte e tre le specie qui studiate, è la migliore dimostrazione della validità specifica di ciascuna di esse. 118 A. FOCARILE TABELLA DI DETERMINAZIONE Desidero chiarire che la distinzione delle tre specie è molto difficile, senza l’ausilio dei caratteri endoscheletrici osservabili mediante 1 preparati microscopici. Esternamente le tre specie sono talvolta variabili, talvolta mal definibili (se non su grandi serie), pertanto sarà opportuno fare ricorso ai caratteri offerti dalla struttura del meso- ed endofallo per il 4, e del complesso spermateca-ductus- annulus receptaculi per la ©. Fig. VII: Spermateca (SP), ductus (D), ed annulus receptaculi (AR) di: 1. A. flavipes (L.) di Ponte della Becca fiume Po (Lombardia) - 2. A. stierlini (Heyd.) di Strevi (Piemonte) - 3. A. curtum (Heyd.) di Roma (Lazio). a’ Elitre a lati pressocchè paralleli b’ Elitre oviformi, dilatate circa verso la metà a Tarsı, antenne (a partire dal 30-40 articolo), ginocchia, femori e parte delle tibie, sempre oscurate. Mesofallo con distinta gibbosità sul lato ventrale: fie. II, 4 ‘pas. 101 Europa occidentale-meridionale, bacino settentrionale del Mediterraneo, Nord Africa. In Italia, specie a gravitazione meridionale nella Padania. Da qui diffusa fino alla Calabria, Sicilia, Sardegna, (Corsica) stierlini (Heyden) b’ Tarsı, antenne, ginocchia, femori e tibie, talvolta con un leggero oscu- ramento all’estremità di ciascuna appendice. Ali ridotte: lunghe quanto le elitre. Mesofallo grande (fig. II, 3, pag, 101), senza gibbosità ventrale. Europa centro-meridionale, ad Est fino in Turchia. Assente in Nord Africa. In Italia, dalla Padania al Lazio. | flavipes (Linn.) b T'arsi, antenne, ginocchia, femori e tibie, sempre giallo-testacee, o giallo- rossiccie. Mesofallo più piccolo (fig. II, 2, pag. 101). Ali funzionali: più lunghe delle elitre. ASAPHIDION GRUPPO FLAVIPES 119 Bacino occidentale del Mediterraneo (europeo e nord-africano). In Italia, dalla Toscana alla Calabria, Sicilia, Sardegna (Corsica). curtum (Heyden) RIASSUNTO Scopo del presente lavoro è stato di chiarire la posizione tassonomica di tre specie di Asa- phidion : flavipes (Linn.), stierlini (Heyd.) e curtum (Heyd.) presenti in Italia, però diffuse anche in Europa e nel bacino del Mediterraneo. Attraverso lo studio di un ricco materiale (oltre 900 esemplari), e grazie all’utilizzazione dei caratteri morfologici offerti dal meso- ed endofallo per il g, e dal complesso spermateca-ductus-annulus receptaculi per la 9, l’A. dimostra la bontà spe- cifica delle tre specie, e ne delinea la rispettiva geonemia. Quest'ultima può dirsi a tutt'oggi ben conosciuta per quanto riguarda l’Italia, mentre per l’areale extra-italiano, essa è stata semplice- mente abbozzata. Il lavoro è corredato da disegni dei caratteri endoscheletrici per i due sessi, dalle cartine di distribuzione delle tre specie in Italia, e da due tabelle, nelle quali viene messa in risalto la distribuzione verticale, e la presenza di 2 o 3 specie in 18 località in Italia. Infine, nella tabella di determinazione finale, l’A. chiarisce che, solo attraverso lo studio dei caratteri endosche- letrici, si può giungere ad una sicura e corretta determinazione. Ä SUMMARY The aim of the present work has been to clarify the taxonomical status of three species of Asaphidion (i.e. flavipes Linn., stierlini Heyd., and curtum Heyd.) which are present in Italy but are spread in Europe and in the Mediterranean area as well. Through the study of a rich material (more than 900 specimens) and by adopting the morphological characters shown by the copulatory male and female apparates, the Author demonstrates the specific validity of these species, and outlines their geonemy. While, to-date, the diffusion of said species is well known as far as Italy is concerned, it is but sketched for the extra-Italian areas. The above arguments are illustrated by drawings of the morphological characters for both sexes, by the diffusion maps of the three species in Italy and by two tables pointing out the ver- tical occurrence and the joint presence of two or three species in Italian places. In the key of the species, the A. stresses the necessity of studying them through the examination of the inner mor- phological characters (i.e. the copulatory apparates), this being the only way to attain an accurate and correct classification. BIBLIOGRAFIA ANTOINE M. - 1955 - Coléoptères Carabiques du Maroc (I.re partie). - Mem. Soc. Sc. Nat. et Phys. du Maroc (Rabat), N. Sér., fasc. 1, pp. I-177. APFELBECK V. - 1904 - Die Käferfauna der Balkanhalbinsel. I. Band: Caraboidea. - Berlino. BEDEL L. - 1895 - Catalogue raisonné des Coléoptères du Nord-Africaine - Parigi. 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L’errore di autore è dovuto ad Hampson. pag. 88 sub Diarsia brunnea Schff. ho messo Chersotis subdolens Btlr. che è invece sinonimo di Diarsıa canescens Btlr. b. sp. pag. 96 sub Mamestra bicolorata Hufn. ho messo Polia corsica Ramb. che è b.sp. pag. 97 sub Hadena confusa Hufn. ho messo la ab. dealbata Stgr. che è b.sp. pag. 97 sub Hadena filigrama Esp. ho messo Dianthoecia luteocincta Ramb. che è b.sp. con le ssp. karagaia B-Haas e ab. morosa Schaw, e Dianthoecia melanochroa che è b.sp. pag. 116 at Apamea monoglypha Hufn. ho messo Hadena polyglypha Stgr. che è b.sp. B) Nomi specifici ritenuti erroneamente più antichi. pag. 98 sub Noctua cucubali Schff. ho messo Noctua rivularis Fab. come pub- blicata in « Species Insectorum » 1781 (indicazione di Hampson, Cat. V 194). Tale specie è stata invece pubblicata in Systema Entomologiae, 1775. pag. 101 sub Mythimna lythargyria Esp. ho indicato per questo nome la data del 1786 che risulta nel frontespizio del libro, mentre è provato che la pagina relativa fu pubblicata nel 1787. C) Nomi generici errati. pag. 119 Il nome Procus Oken non può avere impiego perchè l’opera che lo contiene è stata invalidata dalla Commissione Internazionale di no- menclatura. Va sostituito con Oligia Hb. pag. 121 Il nome Trigonophora Hb. non può essere usato per Noctua meticulosa L. avendo per specie tipo la Noctua empyrea Hb. che non è congenerica con questa. Va sostituito con Phlogophora Tr. * * * Questi errori mi sono stati rilevati dall'amico Charles Boursin in una re- cente pubblicazione (Bull. Soc. Linn. Lyon, 1963, p. 160). (*) Pubblicazione n. 90 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Na- zionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich). - 122 E. BERIO Di essi parte sono dovuti all’aver preso le citazioni dai cataloghi usuali (Hampson, Warren, Draudt e Bang-Haas) senza poi consultare le più recenti monografie specializzate, altri per aver seguito senza controllo errori commessi dallo stesso Sig. Ch. Boursin nella sistematica pubblicata in Bull. Soc. Linn. Lyon, 1953, p. 123; altri per non aver notato che antiche opere portano alle volte in epigrafe date di pubblicazione che non si riferiscono all’intero testo. Oltre questi rilievi, che ritengo esatti, il Sig. Boursin nel citato lavoro mi attri- buisce altri errori che, come intendo dimostrare, sono in parte delle semplici divergenze di opinione di cui è zeppa la sistematica e in parte mie opinioni e- spresse prima che il progredire normale delle ricerche sistematiche avesse portato a scoperte che 10, ovviamente, non potevo prevedere. Pertanto per queste ultime, non voglio difendere il mio punto di vista, ma solo far notare la mancanza di quelle colpe che il Sig. Boursin implicitamente o esplicitamente mi attribuisce. Col suo rilievo N. 1 Boursin mi fa un torto di « persistere ad adoperare, io solo al mondo, il nome Euxoinae per una sottofamiglia che, secondo il codice vi- gente, deve chiamarsi Noctuinae in virtù del principio di subordinazione ». Debbo anzitutto osservare che il Codice vigente è stato pubblicato con la data del 1961 e, a’ sensi del suo articolo 84 è entrato in vigore con la pubblica- zione. Poichè in epigrafe non è specificato nè il mese nè l’anno, a sensi del suo art. 21 deve intendersi pubblicato, salvo prova contraria, il 31-12-1961. Il mio lavoro è stato compilato nel 1959-60 e quindi, a parte ogni conside- razione di applicabilità del Codice, indubbiamente prima che io potessi prendere cognizione delle nuove disposizioni in esso contenute. Di passata osservo anche che il fatto che io sia solo ad usare Euxoinae non significa nulla, perchè per diverso tempo fui solo ad usare Noctuidae quando tutti adottavano Agrotidae o Phalaenidae e oggi tutti usano Noctuidae dopo che la Commissione Internazionale ha accettato i principi su cui io mi basavo. Ma, entrando nel merito, non trovo che il « principio di subordinazione » debba essere interpretato nel senso di Boursin. L'articolo che contiene questo nuovo istituto recita: « Il taxon subordinato che contiene il genere tipo d’un taxon suddiviso del gruppo-famiglia, porta lo stesso nome di quest’ultimo, salvo il suffisso, e si chiama taxon subordinato «nominale » (Art. 37). | Considerato l’articolo nel confronto con le disposizioni degli artt. 63 e 64 e soprattutto con l’esempio portato dallo stesso articolo 37 è da ritenere che la parola « porta » in esso incluso non abbia un significato obbligatorio, ma condi- zionante. | Dice infatti l’art. 63: «Il tipo di ciascun taxon del gruppo famiglia è il genere nominale su cui è fondato il nome del gruppo-famiglia stesso ». Dice l’art. 64: « Quando uno zoologo stabilisce un nuovo taxon del gruppo- famiglia, è libero di scegliere come genere tipo uno qualunque dei generi nomi- nali inclusi, e non obbligatoriamente quello che porta il nome più antico ». L'esempio fatto dal Codice all’art. 37 è così concepito: «La famiglia no- minale delle Tipulidae (genere tipo Tipula Linn. 1758) è divisa in un certo nu- mero di sottofamiglie, di cui ciascuna è denominata secondo il suo proprio genere tipo. La sottofamiglia delle Tipulinae, contenente Tipula, è la sottofamiglia no- minale di Tipulinae ». Stando al significato puramente letterale delle parole, se all’art. 37 si volesse attribuire un contenuto imperativo, si avrebbe una assoluta antinomia. Per chia- RETTIFICHE A NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 123 rire, si provi a dare all’art. 37 un significato imperativo: « Il taxon subordinato che contiene il genere tipo di un taxon suddiviso del gruppo famiglia DEVE POR- TARE lo stesso nome di quest’ultimo, salvo il suffisso... ». Come conseguenza lo- gica, l’art. 64 dovrebbe portare una riserva: « Quando uno zoologo stabilisce un nuovo taxon del gruppo famiglia, è libero di scegliere come genere tipo uno qualunque dei generi nominali inclusi, salvo che st tratti di taxon subordinato contenente il genere tipo del taxon suddiviso (nel qual caso egli DEVE SCEGLIERLO obbligatoriamente come genere-tipo), ... ». Il più eloquente è però l'esempio dell'art. 37. Esso infatti per accordarsi col supposto carattere imperativo del commentato art. 37 dovrebbe essere stato formulato così: « La famiglia nominale delle Tipulidae (genere-tipo Tipula Linn.) è divisa in un certo numero di sotto- famiglie, di cui ciascuna è denominata secondo il suo proprio genere-tipo. Ma la sottofamiglia che contiene 'TIPULA, DEVE ESSERE CHIAMATA TIPULINAE ed è la sottofamiglia nominale... ». | Come si vede, la formulazione & invece significativamente diversa, sia del- l’art. 64 che dell’esempio al 37, il quale non può avere che un significato condizio- nante. L’unica interpretazione logica di quest’ultimo, è infatti data dalla suppo- sizione che un taxon subordinato contenente il genere tipo del taxon suddiviso sia stato fondato sullo stesso genere tipo dalla libera scelta sancita dall’art. 64 senza restrizione alcuna e la statuizione dispositiva dell’articolo è rivolta solo alla qualificazione di «taxon nominale » per quel determinato taxon subordinato. Lo stesso articolo avrebbe potuto essere molto più chiaramente formulato così: «Quando un taxon subordinato è stato basato (art. 35,b) per riferimento allo stesso genere-tipo del taxon suddiviso, porta un nome eguale salvo il suffisso, e si chiama taxon subordinato « nominale ». Concludendo, per ora persisto nel designare l’anzidetta sottofamiglia, solo al mondo a rispettare il diritto di priorità di Warren, col nome datole da questo Autore: Euxoinae. Col suo rilievo N. 3 l’autore mi imputa una interpretazione di Noctua or- bona Hufn. e Noctua interposita Hb. che sono sbagliate in quanto per la prima egli dimostrerà in un prossimo lavoro che si tratta di altra specie e per la se- conda lo ha dimostrato in un lavoro pubblicato nel 1963, due anni dopo quind del mio. Naturalmente, pure accettando oggi l’opinione di Boursin circa interpo- sita, pubblicata in Bull. Soc. Linn. Lyon 1963 p. 72 (la cui inclusione nella si- nonimia con orbona Hufn. io avevo già effettuato con dubbio indicandola con «? ») e pure riservandomi di accettare quella di orbona Hufn. che egli pubbli- cherà, è evidente che io non potevo nel 1961 avere conoscenza di ciò che egli avrebbe scritto in seguito. Nei rilievi nn. 4 e 7 il Sig. Boursin dice che la successione di un certo gruppo di generi come fatta da me è errata rispetto alla filogenesi. Senonchè la filogenesi non è ancora una scienza tanto esatta da costituire una base assoluta per l’ordina- mento di una successione di taxa e d’altra parte non è affatto sicuro e neppure probabile che legami filogenetici possano essere sempre rappresentati da una suc- cessione lineare a due dimensioni. Comunque il mio era un semplice elenco fau- nistico e non un trattato di filogenesi nè di tassonomia, e l’ordine dei taxa è stato fatto senza pretese di tal genere. 124 E. BERIO AI N. 5 il Sig. Boursin rivendica a sè la scoperta della reale distinzione tra rectangula Schff. e andereggii B. Ma non ho attribuito a me mai tale merito, anzi nel lavoro citato ho reso omaggio all’intuito di Guenée che sino dal 1852 aveva ténute distinte le due specie, pur non avendo ancora a disposizione il mezzo moderno e piuttosto meccanico dell’esame dell’andropigio. Il riconoscimento del merito di Guenée mi pare sia stato doveroso. AI N. 6 mi si critica per aver ritenuto genere ciò che per Boursin è un sot- togenere. Lo stabilire la reale consistenza di un taxon di gruppo-genere si riduce ad un apprezzamento individuale. Riconosco l'autorità di Boursin nella materia, ma credo di aver diritto di esprimere un ‘opinione diversa che, non per questo, deve essere forzatamente sbagliata. N. 11 - Per questa rettifica vale ciò che ho detto sub. 3. La scienza è una successione di scoperte che correggono errori precedenti e nessuno, che esprime la sua opinione allo stato della conoscenza, può essere tacciato di colpa per non aver preveduto che, successivamente, si sarebbe compiuta una correzione. N. 13 - Per la specie che per molti anni venne chiamata carpophaga Bork. (Ochsenheimer. IV, 71, 1816; Guenée, VI, 19, 1852; Staudinger Cat. 40, 1861; Barrett IV, 228, 1897; Staudinger, Cat. 163, 1901; Hampson, Cat. V, 96, 1905 ecc.), Warren in Seitz riesumava il nome lepida Esp. Nel mio lavoro però io feci notare che il nome perplexa che era passato in sinonimia come dovuto ad Hübner, spettava in realtà a Schiffermüller con la data del 1775, anteriore dunque a Borkhausen (1792). La sinonimia risulta dai rilievi di Treitscke (V, 305, 306, 1825) che riesumò perplexa Schiff. come iden- tico a perplexa Hbn. e carpophoga Bkh. Ora Boursin dice che le regole di nomenclatura non permettono la riesu- mazione di quel nome, evidentemente rifacendosi all’istituzione, nel Codice Bradley, del nomen oblitum per i nomi non più usati nell’ultimo cinquantennio. Qui sarebbe necessario vedere se l'effettiva data di pubblicazione del nuovo Codice sia anteriore o posteriore a quella del mio lavoro sul Penice; in più sa- rebbe da considerare se la citazione del nome perplexa fatta ancora da Draudt in Suppl. Seitz p. 102, 1934, sebbene riferito erroneamente ad Hiibner, non costi- tuisca impedimento all'applicazione della legge sull’oblio. Il caso, tuttavia, è sufficiente a far riflettere sul pericolo grave di confusione e sull’ingiustizia contenuta nell’istituto del nomen oblitum. A proposito di questo mi si consenta una divagazione sul nuovo Codice di Nomenclatura. | Il legiferare dà un euforico senso di potere che perd non dovrebbe mai sopraffare la grande responsabilità che comporta: le Leggi, qualunque esse siano, debbono rispondere a bisogni generalmente sentiti e manifestatisi attraverso concordi espressioni di tutti coloro che agiscono nella sfera di attività che si vuol sottoporre a disciplina. E poichè il miglior campo di espressione di tali necessità si trova in sede di interpretazione e applicazione di norme già esistenti, è sempre infinitamente più conveniente e prudente modificare una legge esistente per eli- minare le incertezze o i cattivi risultati che generalmente si sono manifestati nella sua applicazione, che farne una completamente nuova per la stessa materia. Nella fase di formazione di una nuova legge, il redattore neppure se assi- stito da una grande collaborazione, può evitare di cadere in antinomie, espressioni incerte o istituzioni dannose perchè la sua immaginazione non può mai portarlo a prevedere gli effetti della legge in una folla infinita di casi concreti che si po- RETTIFICHE A NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 125 tranno manifestare nella pratica in attuazione della legge stessa: l’incontro della Norma col caso singolo dà luogo infatti ad un problema che non è sempre possi- bile prevedere e che, tosto che la Norma sia divenuta operante, non si può ri- solvere talora che o con un risultato illogico o con una interpretazione forzata o con una ribellione alla Norma stessa, ribellione che nel caso della Nomenclatura Zoologica si è ammessa addirittura come possibilità legale, col ricorso alla Com- missione Internazionale, la quale è ben chiaro che normalmente si pronuncia in un modo che non soddisfa proprio gli specialisti del gruppo zoologico rientrante nel caso concreto. Ed è logico che sia così; perchè gli specialisti sono sempre pochi rispetto a tutti 1 zoologi specialisti di altri gruppi, e il loro voto, che vale certa- mente di più, viene sopraffatto da quello di una maggioranza imponente, che vale certamente di meno. La formazione di un Birds Codice à è stata quindi già in partenza una cosa completamente sbagliata perchè estremamente pericolosa, e avrebbe dovuto es- sere invece attuata una riforma del vecchio Codice, da contenersi strettamente negli emendamenti di forma resi necessari dalle incertezze esegetiche manifesta- tesi dopo la sua adozione, e in quelli di sostanza resi opportuni dai constatati dannosi effetti della applicazione di alcune sue norme; in particolare avrebbe dovuto trovarsi il modo di evitare il più possibile il ricorso all’arbitrarietà della Commissione Internazionale, PER GIUNGERE UN GIORNO AUSPICABILE, ALLA SUA SOPPRESSIONE. Non erano molte d’altro canto le necessità di modificazione, ed è strano che laddove si sarebbe potuto farlo con effetti pratici apprezzabilissimi non solo non lo si fece, ma si sono adottate soluzioni ancora meno RARE delle precedenti. Per fare un esempio che è veramente spiccato, si consideri il caso del ge- nerotipo o genotipo o, come vuole oggi il Nuovo Codice, della specie-tipo. Il Codice Blanchard trattava in un senso troppo sistematico il problema perchè considerava la « categoria genere » anzichè il «nome generico ». E conseguente- mente considerava il problema nomenclatorio dal punto di vista sistematico, disponendo la sorte del nome attraverso le manipolazioni del genere originaria- mente costituito, mediante l’opera sistematica dei revisori. Gli Autori concordemente seguirono nella pratica il concetto derivante dalla completa separazione del problema nomenclatorio da quello sistematico, e crearono il concetto del legame indissolubile convenzionale tra il nome generico e un nome specifico, creando il « genotipo »: tale concetto fu accettato dai Con- gressi Internazionali e passò nel Codice come salutare emendamento del con- cetto sistematico originariamente accettato. Ma, a dispetto di voci autorevolissime e di una certa logica; a dispetto del contenuto pratico ineccepibile racchiuso in uno dei tanti modi di fissazione con- venzionale del genotipo, e cioè in quello del « first name » che permetterebbe di individuare la specie tipo a colpo sicuro contemporaneamente alla adozione del rispettivo nome generico senza necessità di ricorrere ad indagini di altro tipo, venne adottato il principio del « primo revisore » quasi a voler dare un riconosci- mento all’opera del sistematico in confronto di quella del semplice nomenclatore. Ciò ha portato alla necessità di una ricerca non sempre facile, che richiede un dispendio di tempo enorme, e che conduce a risultati sempre suscettibili di mo- difiche a seguito di nuove scoperte, coll’effetto che, data l’interdipendenza della nomenclatura generica, spesso le nuove scoperte sulla specie tipo di un nome ge- nerico, portano alla necessità di cambiare altri nomi generici alle volte in numero assai grande. 126 E. BERIO Ebbene, il Codice Bradley anzichè semplificare le cose, le ha maggiormente complicate, non solo mantenendo il principio faraginoso del « primo revisore » ma portandolo all’esasperazione con l’introduzione di dettagli e complicazioni, non ultima quella di accettare come valido un nome generico originariamente Nupo, quando un autore successivo lo abbia a suo arbitrio « riempito » di uno o più nomi specifici tra cui diventerà specie-tipo quello scelto dall’ulteriormente successivo primo revisore! Tra le tante imperfezioni e manchevolezze, contraddizioni e complicazioni, l'istituzione del Nomen oblitum come primo attacco e incrinatura della Legge di Priorità è forse la novità più deleteria tra quelle adottate nel nuovo Codice di Nomenclatura. Da anni si può vedere che solo la più rigida e assoluta applicazione della priorità potrà un giorno stabilizzare la nomenclatura, e che la istituzione delle liste dei Nomi da conservare e di quelli da respingere è un mezzo illusorio di risolvere le questioni di nomenclatura, perchè ciò che conta è il legame tra il nome e l'oggetto denominato e su di esso non solo le Leggi e le Commissioni di nomenclatura non possono pronunciarsi, ma gli stessi specialisti sono soggetti a cambiare opinione man mano che compiono nuovi rilievi e nuove scoperte. Il coprire coll’oblio un nome non usato da soli 50 anni può portare ad e- sempio all’abolizione di tutta intera la nomenclatura di un gruppo che per 50 anni non dia luogo ad alcuna pubblicazione: cosa possibilissima dato l’enorme ampiezza della zoologia moderna e la necessità di una stretta specializzazione. Cinquant'anni sono molto pochi, quando si pensi che la speciografia di base è stata fatta tutta prima di cinquant'anni fa. . Le questioni a cui potrà dar luogo l’introduzione di questo principio sono inimmaginabili: ad esempio la citazione di un nome come semplice sinonimo è uso o no? Una citazione con identificazione incerta è uso o no? Quale scombus- solamento porterà la scoperta che entro gli ultimi cinquant'anni un lavoro pas- sato inosservato aveva usato un nome che frattanto era stato condannato all’oblio ? La riesumazione di un nome ingiustamente ritenuto obliato non sarà molto più probabile dato l’enorme colluvie di opere scientifiche o volgari oggi sfornate dalle tipografie, che non la riesumazione di nomi creati più di 50 anni fa in un complesso di opere scientifiche infinitamente più ristretto e diuturnamente com- pulsato ? L'argomento merita una severa e serrata trattazione, che spero verrà fatta e porterà all’abolizione del nomen oblitum. Frattanto mi dichiaro nettamente con- trario e insisto nel ritenere perplexa Schff. il nome valido per la specie di cui si discute (/epida Esp.; = carpophaga Bkh.). N. 14 - Qui non si comprende veramente di che cosa il Sig. Boursin mi accusi. Anzitutto egli mi attribuisce la citazione di una nisus Schiff. che io non ho fatto, perchè io ho citato nısus H.S. e, seguendo Hampson, l'ho ritenuta di- stinta da nisus Germar. (Cat. NV 10076" 237), N. 17 - Qui vale la pena di esaminare a fondo la sorte del nome generico Amphipoea Billbg. ‘Tams nel 1939, riesumando l’intero lavoro di Billberg ri- masto quasi sconosciuto, sceglieva la specie secalis L. come specie tipo del genere. Franclemont nel 1950 osservava che il nome secalis L. non figura nella lista ori- ginale di Amphipoea Billb. e fissava allora oculea L. come specie-tipo. Heinicke nel 1959, trovando allora che il genere comprendente secalis L. era rimasto senza nome, lo denominava Mesapamea. RETTIFICHE A NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE IT; Secondo me, Franclemont ha sbagliato. Secondo il vecchio Codice di No- menclatura all’art. 30, vigente all’epoca della scelta di Tams, non era affatto ne- cessario che il nome specifico scelto fosse contenuto nella lista originale, bensì era necessario che /a specie scelta vi fosse contenuta. Diceva infatti l’art. 30: « Neppure si può scegliere come tipo una specie che non era primitivamente con- tenuta nel genere ». Poichè nel « genere » Amphipoea era contenuta la specie secalis L. sotto il nome didyma Bkh. che, come lo stesso Sig. Boursin riconosce, ne è un sinonimo, la designazione di ‘Tams era perfettamente valida. Tale validità è sancita, a mio parere, anche dal nuovo Codice 1961 art. 69 che dice che per i nomi generici senza indicazione di specie-tipo, ogni zoologo può successivamente designare come specie-tipo una delle specie nominali origi- nalmente incluse, ed aggiunge che per « specie originariamente incluse » si in- tendono quelle effettivamente e nominativamente citate sia come nomi validi sia come sinonimi. Questa regola non contrasta con la successiva secondo cui se l’autore della scelta designa come specie-tipo una specie non originariamente inclusa, la sua scelta non è valida se egli contemporaneamente non la mette in sinonimia con una delle specie incluse, perchè, come si vede, quest’ultimo caso si riferisce ad una scelta di specie effettivamente estranea al contenuto originale del genere, che però spiega il suo effetto attraverso una sia pure erronea equiva- lente sinonimia, e si richiede solo che tale equivalenza, anche erronea, sia simul- taneamente manifestata. Quindi: Amphipoea Billb. (specie-tipo secalis L. (= didyma Bkh.) (Tams 1939) = Mesapamea Hein. (specie tipo moderata Ev.). N. 20 - Il lavoro di Boursin nel quale il suo nome Hymenodrina veniva passato in sinonimia con Platyperigea Smith è uscito nell'aprile 1961 quando il mio lavoro era da tempo nelle mani del tipografo. N. 21 - Non ho affatto «rimproverato » a Boursin l’errore di aver usato Heliothidinae nel 1953; ho detto testualmente « Secondo la sistematica di Boursin (1954) che ho generalmente seguito, la sottofamiglia dovrebbe portare il nome Heliothidinae... ma Heliothis Ochs. è omonimo... e torna valido Melicleptrinae ». N. 22 - Boursin dice che la XII del Systema Naturae di Linneo è datata 1767. Non so quando e da chi sia stata stabilita questa data, certo è che ad esem- pio Ochsenheimer (1,6,1807-8); Werneburg (1,215,1864) e Hampson (Cat. IV, 40) citano la XII col 1766; Staudinger (Cat. 1861 dice 1865-7) e lo stesso (Cat. 1901) porta 1767. N. 23 - Si tratta di una polemizzazione personale che non interessa la scienza. N. 24 - La fissazione delle date rispettive di Curtis e Duponchel è stata fatta da ‘Tams (Entomologist, LXXII, 1939, p. 136) che ha ritenuto anteriore Curtis, non è dunque un mio errore originario. Guaiite al collocamento di Acontia luctuosa Schff. nelle Othreinae, di cui non ho dato ragione e che secondo Boursin é errato, do la ragione qui: ho se- guito la sistematica dello stesso Boursin in Bull. Lyon, 1953 p. 125. La polemica, in materia scientifica, è uno dei mezzi per arrivare alla verità, purchè sia strettamente escluso ogni riferimento a questioni personali. Non voglio quindi esaminare se il lavoro di rettifica pubblicato da Boursin vada con- 128 E. BERIO tro la raccomandazione di Etica N. 6 portata in appendice del Codice Vigente; voglio prendere invece occasione per avvertire che molto spesso gli autori sba- gliano l’uso dei nomi di gruppo Famiglia nei titoli o nei contesti. In effetti il nome del gruppo famiglia è un SOSTANTIVO AL NOMINATIVO PLURALE (art. 11,3 del Codice); pertanto non si può dire, per evidenti ragioni, che una specie è «una Noctuidae ». Così come è errato dire che « Acontia luctuosa è una Quadrifinae ». Concludo rallegrandomi di aver fatto in un lavona privo di pretese, di 75 pagine, con 114 specie e più di 600 citazioni sinonimiche, un cosi limitato nu- mero di errori. 129 E. BERIO Museum of Natural History - Genova COMMENT to the proposal of rejection for nomenclatural purposes of Hübner’s paper entitled «Erste Zuträge zur Sammlung exotischer Schmetterlinge » printed in 1808, as submitted by J.W.B. Nye (Bull. Zool. Nomencl., vol. XXI, pt. 6, March 1964). NOTE — The Author of this comment aims to give a demonstration that the fascicle quoted above is valid for nomenclatural purposes. SUMMARY - I - Information on contemporary chronicle concerning «Erste Zuträge ». II - Presumed grounds of the request for invalidation. III — Legal views and solution of the problem. IV - Objections to five J.W.B. Nye’s statements. V - History of Hübner’s systematics and its influence on nomenclature. VI - Summary and conclusion. CHAPTER I Information on contemporary chronicle concerning «Erste Zuträge » Francis Hemming (*), one of the foremost investigators on Hübner and its work, announced (1935) that a paper published by Jacob Hübner in 1808 and entitled «Erste Zutrage zur Sammlung Exotischer Schmetterlinge » (that will presently be quoted as E. Zutr.), was discovered in Deutsches Entomolo- gisches Institut (Berlin-Dahlem); he added that a second specimen existed in Berlin, as property of the bookseller « Friedlander & Sohn ». Hemming found that the fascicle comprised 75 specific binomens, the generic names of which were a part of those contained in the famous « T'entamen » written by Hübner himself; this was a sheet printed (1806) on both sides, and Htibner had at that time dis- tributed it in a private way to his correspondents for having their opinion, as he had proposed a new classification of Lepidoptera based on numerous genera mostly new. Such « Tentamen » (?) was declared « not published for nomenclatorial purposes » by the I.C.Z.N. (Opinion N. 97, 1926); Hemming therefore explained that the generic names of E. Zutr. became nomenclatorially valid when the specific names of the corresponding binominal were to be considered as valid. According to Hemming, the latter are partly valid (n. 1-4) since 1808, because a description accompanied them in E. Zutr.; the others are valid since 1814, as Hemming supposed that in this year were published all the plates con- taining the figures of the species listed in E. Zutr. and referable to the latter through a corresponding numeration (figures announced in E. Zutr. and com- prised in 25 plates). (1) Stylops, IV, 38-48. . (2) « Tentamen determinationis digestionis atque denominationis singularum Stirpium Lepidopterorum, peritis and inspiciendum et dejiudicandum communicatum a Jacob Hübner ». 130 E. BERIO Later on, Hemming (?) was able to establish that such date 1814 is to be anticipated to 1808-09 for the species 5-6 of E. Zutr. and to 1809-13 for the others. Hemming’s conclusions were generally accepted, or at least were not dialectically opposed; those who did not follow them, did usually so without a critical examination of the subject or simply adhering to conservative views. Therefore, the names of E. Zutr. were introduced into systematics, bringing a serious upset to the used nomenclature, chiefly to the nomenclature of genera and consequently of families and subfamilies. As far the generic names of the family Noctuidae are concerned, I pointed out in 1957 (*) that at least another generic name of E. Zutr. has to be dated from 1808 (Gloee) because the specific name monilıs attached to it is a Fabricius’ name having a status anterior to 1808. After nearly thirty years from the discovery of E. Zutr. and more than twenty from the acceptance of its names in the specialized nomenclature, some disagreements still persist in the preferences of the students. I say «in the pre- ferences » because - as I said above - it is not always matter of divergence of opinions: a few students fully discussed the matter and many of them - chiefly students of applied Entomology - chiefly support the necessity of stabilizing the nomenclature even if priority is overlooked. Mr. J.W.B. Nye (Brit. Museum) began a nomenclatorial rearrangement of a part of the Lepidoptera collections of the said Museum and planned firstly a careful study of the matter. He was informed by Deutsches Entomologisches In- stitut (Berlin-Dahlem) that the copy discovered by Hemming came perhaps from Hübner’s personal papers and not from other people after a distribution; he therefore enquired in order to ascertain if E. Zutr. is to be considered as not published. Mr. Charles Boursin and I were informed of his researches and were afraid of a new upsetting change in the nomenclature, in the case that E. Zutr. were invalidated. After an exchange of information, we let Mr. Nye know that at least two others specimens of E. Zutr. are now in existence: one in Naturistorisches Museum of Wien and one in the Museo Civico di Storia Naturale of Milano (°). Notwithstanding our report, Mr. Nye was not convinced that the paper had been published, or - supposing that its suppression would be the simplest solution of the nomenclatorial problem - tried in his proposal commented here to demonstrate that E. Zutr. was never published and asked I.C.Z.N. to invalidate all its generic names. I don’t share his opinion and I am not persuaded from his arguments, even if the latter are acutely and carefully done and are logically exposed; the same opinion is shared by Mr. Charles Boursin and Prof. Sachtleben of D.E. Inst. of Berlin. Prof. Beier (Mus. Wien) is also sure that E. Zutr. was published (9). (3) Francis Hemming: Hübner, a Bibliographical and systematic account of the entomological works of —. London, 1937. (4) Berio: Ulteriori modifiche e cambiamenti nella nomenclatura dei generi di Noctuidae del globo. Mem. Soc. Entom. Ital. XXXVI, 519. (5) For the latter, see my own paper published in: Atti della Soc. Ital. di Scienze Nat. e del Museo Civico di St. Nat. di Milano, vol. CII, II, 1963, pagg. 223-228. (6) See its declarations in litt. to Nye, quoted by the latter in his paper commented here, pag. 61-62. COMMENT TO HUEBNER’S ‘‘ERSTE ZUTRAEGE,, 131 I want therefore to discuss some new questions supporting E. Zutr. and rise objections to Dr. Nye’s arguments, arranging the discussion in the proper legal way and examining all the elements which on this matter can be supplied from logic and from the history of Hübner’s works and mind. CHAPTER II Presumed grounds of the request for invalidation submitted by Dr. J.W.B. Nye Non legal grounds for validation I pointed out in the preceeding pages the possibility that the proponent Dr. Nye has been led to the request for invalidation by simple reasons of oppor- tunity. | Even if this be untrue, other supporters of invalidation will likely do so for such reason and not for the certainty that the thesis is right; I must therefore firstly persuade such people that the validation of E. Zutr. does not involve very serious consequences, nor the arising of problems impossible to solve. So, the ground will be cleared from preconceived ideas, which are the worst enemy of a right decision. In this occasion I will explain a reason for validating E. Zutr., which is equally far from the legal problem; it will balance the weight of the opposed reason. E. Zutr. has no figures and has no diagnoses, except for the first four en- tities: there is only a list of specific binominals, each accompanied by two numbers in normal sequence. In the preface the author announced the publication of plates containing the figures corresponding to such binominals; he really published, between 1808 and 1813, 25 plates with 150 figures (two for each species), without names but with two numbers for each pair. If we confront the first four diagnoses of E. Zutr. with the first eight figures of the plates, and if we confront the specific names of the list in E. Zutr. with the specific names subsequently published in different Hübner’s works with a clear reference to the numbers of the plates, we must conclude without the slightest doubt that the numbers of the plates concern in regular order and in an exact manner the specific binominals of E. Zutr. The nomenclatorial problem which arise from these essential data has been so outlined: the specific names of E. Zutr. (with the exception of the first 4 and Monilis (Fab.)) were nomina nuda in 1808; the following publication of the figures did validate such names at the date of the publication of the figures ? So established, the problem throws a serious doubt because we are im- mediately led to think: if an originally nudum name is not valid and non-existant, is it possible a subsequent validation through the publication of its object? This is surely the doubt that led some authors to consider so difficult the solution of the problem, that avoiding it was deemed preferable to its solving. But the problem appears uncertain and impossible to be solved only be- cause it is not properly outlined; it must be laid referring to the publication of the figures, in the following way: the publication of figures which, through a numerical reference to an already published list, get a name, is or is not the es- tablishment of valid names ? In this way the problem is easily solved, being sure that at the moment of the publication of the figures come definitely into existence both an object (the figure) and a name (reference to the already published list) that is all that is needed for the creation of a valid name. £32 E. BERIO It is then evident that it is not at all necessary to avoid the problem sup- pressing in the nomenclatorial field the list of the names with which the numbers of the figures are connected; this list is indeed contained in E. Zutr. At this point we must quote what follows. Hübner was the first author who, as far Lepidoptera are concerned, fred himself from the narrows bounds of the Linnean genera: he established many new genera and applied to them names which were nearly all new. He made known these names privately to his colleagues (Tentamen) and used them in «Sammlung exotischer Schmetterlinge » and in E. Zutr. Ochsenheimer (1816) adopted those which concern the European fauna, the only dealt with by him. He quoted the name of the inventor of the name (Hübner) although at that time (and for a long period afterwards) it was customary to quote the author of the genus and not that of the name, that is the author of the group of species forming a genus. The modern authors, compelled by the new rules to indicate the author of the name - even if they know that the names have been invented by Hübner - cannot quote the true author for formal reasons (unrecognized T'entamen). Would it be right now - after the rediscovery of E. Zutr. and the possibility of returning many of those names to their inventor Hübner - to go on referring them to the authors who adopted them subsequently, and this for formal reasons (unrecognized Tentamen) ? We agree that this is not a legal argument, just as it is not the simple in- tention of avoiding a problem which is really very simple and clear. However, it is something worthy of consideration, in order to start using a fundamental and logical principle of not planned justice which has a psychological importance. CHAPTER III Legal views and solution of the problem This is an essentially scientific matter. However, we have a chiefly legal _ problem, as we must interpret and apply some rules which have been established with the definite purpose of settling such type of disagreements. 1 — I will not consider if this case is to be solved according to the Code contemporary to the discovery of E. Zutr., or to the present one; such a discus- sion would be devoid of results, as no rules exist which admit or deny the retro- activity of the Code. I consider that the present Code must be used for two reasons: a) because only this Code clearly states what a « publication » is; b) because my arguing will be in a disadvantageous condition and therefore will reach more valid conclusions. 2 — The system followed in art. 7-8-9 of the Code is echi italo incorrect, as it fixes the field of application referring « not only to the publication of a new name, but to whatever information may have nomenclatorial consequences » and later on states that «only what constitutes a publications may have nomen- clatorial consequences ». This is an involute method for establishing that only a publication may have nomenclatorial consequences and for fixing the criteria that accept a publication as existing. Furthermore, art. 8 states that the requirements are requested « when a paper firstly appears », while it is evident that it is the very existence of the re- quirements in whatever moment which fixes the « first appearance » for nomencla- torial purposes; the article mentioned above implies moreover an inhibitory con- dition (which, if literally taken, is a non sense) when says that is not considered COMMENT TO HUEBNER’S ‘‘ERSTE ZUTRAEGE,, 133 as published a work reproduced or distributed with one of the methods listed . in art. 9. Literally, whatever book published in accordance with rules ti 3 of art. 8, would be considered as not published from the moment of its reproduction and distribution also with a not regular method (microfilm, deposit in a library, etc.). Such evident imperfections are here pointed out for establishing that in the interpretation of the rules we must reason in a practical and logical way, in order to avoid falling into the strangest absurdities. Furthermore, it is easy to note that the requirements of a « work » (so the Code says) may partly be ascer- tained with a material investigation and partly with the so called (in the legal language) factual presumptions. The requirement N. 1 belongs to the first type: a work must be « repro- duced with ink on paper with a method allowing to obtain several identical copies ». As it is seen, the rule does not require that several identical copies be really obtained. The above requirement, on the contrary, indirectly arises from the requirement N. 2 where it is stated that the work must be distributed: this in- volves its reproduction in more than one copy, but does not fix a minimum limit as the distribution is a purely potential operation. If, indeed, an editor prints and sells many copies of a work, this is published (and therefore distributed) even if there are no buyers and if there is no real distribution. The second requirement establishes other conditions that are difficult to ascertain because they chiefly concern the mental attitude of the man (that is not necessarily the author) who distributes the work: the purpose is requested of the scientific, public and permanent utilization. The requirement of the scientific utilization clearly intends clearing the field from humoristic publications, those of public and permanent utilization leave us perplex because the distribution or the beginning of it already is a public action. Moreover, as the definition of publication is involved, the request of publicity is useless; we wonder if the permanent distribution has other meanings than the exclusion of lending. Anyway, it is sure that these three purely subjective elements are only to be presumed until we have a contrary proof, chiefly when we consider works that are not contemporary to us, but are old and were distributed accord- ing to subjective criteria nearly always completely unknown. The third requirement is another clearly potential element, expressed with unadequate words. Stating that the work must be obtainable as purchase or as a gift, we refer to whatever existing object, leaving apart the temporal ele- ment; we cannot apply the same reasoning to works which have been completely destroyed and of which only postprints are available. The meaning of such requirement is therefore valid only by reference to the distribution, and serves only for explaining that we consider as distribution simply the « selling » even if not followed by actual purchases, and the free, com- plimentary offering. As the preceeding, this element must be considered neces- sarily as presumed for the old works, the distribution of which (selling, offering as gift) is usually completely unknown. Now, if we logically connect the requirements that are positively wanted with the inhibitory ones of art. 9, we get a logical picture really concerning all the « information liable to act on the nomenclature » as stated in art. 7: A) Of all the information theoretically liable to act on the nomenclature, are not admitted as having nomenclatorial consequences: 134 E. BERIO _ a) the information given in a assemblage of people (even if it is a scien- tific one). b) the placing of a label to a specimen even if it is in a collection. B) On the contrary, are admitted as valid for nomenclatorial purposes the data supplied to the public through a work obeying to the following rules: 1) Print — The work must be reproduced with ink through a process allowing to obtain several identical copies. 2) Distribution — Such copies must be sold or freely offered, with the purpose of a scientific, public, permanent use. The sending of copies in microfilms, microfiles or similar means of repro- duction does not constitute a distribution. The sending to colleaugues or students of a note (even if printed) explaining an attached figures, does not constitute a distribution. The sending of printed proofs or the deposit of a work in a library does not constitute a distribution. Having so organically and logically arranged the requirements of the Code, certainly according to the intention of the latter, we must follow the way so pointed out, with the following results: A) It is « ipso facto » impossible to consider E. Zutr. as an information given in a meeting or through labels attached to specimens. B) Existence of a work: On the contrary, it is «ipso facto » certain that this is a work reproduced with ink on paper, through a process (printing) allowing to obtain several identical copies (of which at least three, identical, reached us). 2) Distribution — We feel sure that at least three specimens of E. Zutr. have been distributed, because one of them is in Berlin, one in Wien and one in Milan. The purpose of a scientific, public and permanent use arises without doubt from the preface of its author, who - among other things - says: « As it seems necessary the immediate publication of the new species, for both the ephemeral duration of their specimens and the purpose of an easy diffusion... ». Beyond this presumption of distribution there is a real demonstration aris- ing from Hübner’s behaviour after 1808. In E. Zutr. he gave indeed a numerated list of 75 species not arranged in order (as families, genera, etc.) and mixing diurnal species, nocturnal ones, mi- crolepidoptera etc. Later on, he had the plates printed in 1809-13 with figures arranged in the identical succession and with identical numbers. It is evident that, even if he had meantime changed his systematic ideas and had therefore decided to give the species other generic names, he had kept unchanged the project of the public- ation because he decided to follow the order established in E. Zutr. and (with a few exceptions) the specific names already established in it. Therefore, Hübner himself kept at least a copy of E. Zutr. as it was impos- sible to memorize the scattered distribution of its 75 species; furthermore it is evident that he acted in such a way because he was bound by the diffusion given to the booklet. If he had changed the order, he had seen applied to a species the name of another; we cannot forget that among the said 75 species there are several belonging to the same genus. What would have been the opinion of the public, seeing e.g. a butterfly and a pyralis placed in the same genus? COMMENT TO HUEBNER’S ‘ERSTE ZUTRAEGE,, 135 The very fact that Hübner kept the arrangement « provisionally » outlined in E. Zutr. is the best proof that he had distributed the fascicle and felt himself strictly bound. But there is something more. We known that until 1818 Hübner did not publish another text for the above mentioned plates; now it is clear that, as the plates have numbers and not names, nobody would have purchased plates with numbers only, if E. Zutr. was not already distributed; in no other works Hübner used only numbers. Is to be reminded that Hübner made in his life about 2435 plates of figures, all with names, with the exception of the plates announced in E. Zutr., which contain figures with numbers only. It is « ipso facto » excluded that the diffusion was made through microfilms, microfiles, etc. It is « ipso facto » excluded that it was a note sent as explanation of an attached figure. In the already quoted preface it appears that in 1808 the figures were not yet prepared and that the purpose of E. Zutr. was «to fix in a preliminary way the names of the new species ». Lastly, we must deny that this paper was a proof of print. This is indeed the impression on a sheet made with the purpose of an easier control of the com- position prepared by the printer. If there are several compositions, each of them will be printed on a separate sheet, which therefore show the printing on a single side: a composition like E. Zutr. involves at least two compositions and therefore two proofs with a white side, while E. Zutr. is a complete small fascicle with sheets printed on both sides. Furthermore, is not without a meaning the lacking of mistakes, which usually appear on the proofs, chiefly on the first ones. According to the fundamental ascertainements following the examen of the three specimens of E. Zutr. that to day are available to us, the problem is surely solved in this way: such small fascicle is «a work published according to the criteria of the present Code of Nomenclature ». Let us examine now the value of the contrary statements made by Mr. ]. W.B. Nye. CHAPTER IV Objections to five J.W.B. Nye’s statements Myr. Nye supports his request for invalidation with the following five statements: 1° statement Referring to the four copies of E. Zutr. quoted in the literature, Mr. Nye informs: a) The copy said by Hemming to exist in Berlin (as possessed by Fried- laender) has not been found again. Friedlaender, asked by Nye, gave the following answer: «nothing is found, and we suppose that this work has never been pu- blished ». Objection — Fiedlaender looked for his fascicle with negative results, but we cannot forget that since 1935 Germany and chiefly Berlin had a destructive war lasted for several years. Friedlaender’s enquire in the literature probably went no farther than Hagen, who does not quote E. Zutr. as other bibliographical lists anterior to 1935. b) Prof. Sachtleben (Berl. Ent. Inst.) informed Mr. Nye that his insti- tution purchased in 1874-75 Herrich Schaffer’s library. Among his manuscripts 136 | E. BERIO © there were original drawings by Hiibner and it appears that just on that occasion E. Zutr. was obtained by the above named institution. ‘Therefore, Nye supposed that such a copy was among Hübner’s personal papers. ‘Objection — Sachtleben did not say that E. Zutr. was among Hübner’s manuscripts; he only said that among H. Schaffer’s papers there were some Hübner’s original drawings and that E. Eutr. came in that occasion. We know that when Hübner died (1826) the bookseller Carl Geyer with drew what was left in his deposit for going on with the press and distribution; this task he accomplished until 1842 when handed it to H. Schaffer with all the residues (8). As a consequence of the two movements, Hubner’s personal papers were certainly mixed; what chiefly matters is this: H. Schaffer’s possession of E. Zutr. does not prove that he received it by Geyer together with Hübner’s papers, nor that he received it long time before by Hiibner himself. c) The copy existing in Wien is bound together with « Zuträge » and it is impossible to know how it arrived. However, dr. Beier adds that « both the paper and the type of printing show that this was a publication and not a proof ». No objections : there are no proofs supporting Dr. Nye’s thesis. d) Prof. Conci (Museum of Milan) informs that it is impossible to know when and how the fascicle arrived there. No at there are no pranks supporting Dr. Nye’ s thesis. nd statement Mr. Nye remarks that the plates of Zutrage (vol. I) are not rare and that their figures have no names, nor descriptions, but numbers only. Had the sub- scriber received E. Zutr. as a preliminary text containing the names of the first 75 species, they would usually join it with the plates in order to have the names of the figures from 1808 to 1818: several copies of E. Zutr. would in this way be saved. Objection : the argument is strong, but not probatory. We know that the text of Zutrdge vol. I was published after 1818, that is after the printing of all the plates. It is reasonable to suppose that the small fascicle containing the names of the first 25 plates, if immediately distributed, would have been joined to them; but it is equally reasonable to suppose that the subscribers, even if at the begin- ning kept the plates joined with the fascicle, waited evidently to bound them at least for the time necessary for the publication of all those containing the 75 species named in E. Zutr. (more or less 1814). Already in the selling list 20-VI-1813 (°) Hübner had informed that the text « would later follow »; therefore the subscribers waited to bound the plates or at least avoided to bind with them the first fascicle of E. Zutr., wheter they expected the promised text to be its continuation, or were informed that such text would have been an entirely new publication. In any case, it is absolutely improbable that the plates were bound with an isolated fascicle of an incomplete work (1°). When the new text of Zutrage (vol. .I) was published in 1818, the subscribers threw away - of course - the fa- (8) See Hemming: Hübner I - 579. (9) See Hemming: Hübner, II, 16, 17. (10) The incompleteness of the fascicle is proved by the last diagnosis being interrupted; the project of complete it is proved by the beginning of the first word of the following, which is placed low and right at the end of the said fascicle. COMMENT TO HUEBNER’S „ERSTE ZUTRAEGE,, 137 scicle that was superseded by the new text. Therefore, it is perfectly logical that very few copies of the fascicle were left. On the other hand, the military and political ee of that epoch must have influenced the preservation of Hübner’s works and this is chiefly true for the first ones; we are sure that « Abbildungen und beschreibungen noch nicht abgebilderter etc. 1875 » was published, but to day two copies only are known; also two copies are known of « Der Schmetterling - Lepidoptera Linnei - Europaisches Herr, 1790 ». ord statement An extensive dealing with Hübner’s systematics and its historical develop- ment is necessary in order to rise objections to the statements 3 and 4 given by Nye. For this reason, I firstly deal with his 5 statement, leaving the other two at the end. According to Nye the work was not published because it was not distri- buted, nor sold, as it was missing on Hübner’s selling lists (reproduced by Hem- ming) of 22-XII-1807 and 20-VI-1813. Objection : until contrary proof, we must presume that it was distributed, as at least three copies are known (Berlin, Wien, Milan). Two of these would remain, in the case that one arrived to Berlin through H. Schaffer, as belonging to Hübner himself. On the other hand, as Sachtleben wrote to Boursin ın a letter kindly shown to me, it is possible that further investigation will lead to the discovery of other specimens. Two further proofs of distribution were already dealt with (Chap. HI). The missing of the fascicle on the selling lists may also have other meanings: perhaps Hübner did not sell it and freely distributed it to the specialists; perhaps he finished the copies very soon after the beginning of selling, so that was impos- sible to go on with distribution; perhaps he only distributed it to the subscribers and was left without one; what it is sure is that the absence on the selling lists is not an unique element as Nye supposes, but admits a number of alternatives, which are enough for destroying the probatory value attached to it by Nye. 4 and 5 statements Nye remarks that the text of Vol. I of Zutrage published in 1818 uses for the species figured on the plates with the numbers of E. Zutr., different generic names and never refers to E. Zutr. but only to Tentamen, Sammlung exot. schmett. and Verzeikniss. As E. Zutr. was abruptly interrupted, Nye supposes that it was a proof of printing considered unsatisfactory by Hubner. Objection I — Hübner perhaps was not satisfied by his generic names, but was certainly satisfied by the specific ones, which he preserved almost com- pletely. Already in E. Zutr. he had stated that his names were « provisional ». We shall see later on, examining the history of his systematics, that E.. Zutr. and the text of Zuträge were not separated by such a changing as to justify a rejection of E. Zutr. by Hübner. Objection II — All the generic names of E. Zutr. being taken from the Tentamen, explains why the reference is made to the T'entamen and not to E. Zutr. Hemming (Vol. I, p. 439) says that three generic names of E. Zutr. never appeared in a work, nor in the Tentamen: Blephara, Gloee (quoted by mistake as Gloce) and Prophyla. But this remark is wrong. Blephara is indeed an obvious 138 E. BERIO mistake on E. Zutr.: the correct name is Blepharum (Blephara ıs the plural no- minative present in T'entamen). In the latter Gloee is written Glaee and Prophyla is a misprint for Pyrophyla, that is included in the Tentamen. Therefore, all the names of E. Zutr. are taken from the T'entamen, which included many more and Hübner had no need of clearly referring to E. Zutr. as far the generic names were concerned, as those of the latter were taken from the former, which represented the basic classification. The specific names of Zuträge are the same of E. Zutr., a few changing excepted, owing to corrections announced pn. E 4Utr, Are exactly the same: alcandra, tenera, gemma, graphica, phaedusa, phemonoe, lituralis, tipulata, hebraei- cum, elonympha, horrida, trifascia, jynx, polistes, rufimargo, zethus, judas, nana, bifascia, amica, cora, rufago, maja, turbulenta, cuspidea, grata, chloropha, ato- maris, hierte, jucunda, bellicula, leucophaens, tendinosa, decoralis, melanitis, ıllıbalıs, lunifera, vitralis, pustularia, mollina, tritona, pygmaea, bistrigata, argyralis, me- linus, sao, pyralıs, aoede, longalis, mopsus, mellinalis, apseudes, ligulella, ambigua, amethystina, stalachthıs. Simply changed their ending: gracilis-gracilenta, cymaria-cyma; uncium-uncina; chlorographum-clorographa ; bistria-bistriaris colliquata-colliquens ; octomacula-octomaculalıs ; respersella-resper- salıs. Simply changed their spelling: punicalis-phoenicealts ; bistrigaria-bistriaria. Have been changed for reasons of homonymy: psophis-columbina ; margaritifera-monilis ; monilis-hormos ; erythropterus-pugione ; chrysorrhoea-pyrrhorhoea; macrops-otrea; diplops-philomeda ; bubastus-antibuba- stus ; vulcanus-caca. As far the generic names are concerned, the text of Zuträge clearly shows that Hübner did not change general and completely ignored, as unsatisfactory, those: of Eo. Zutr, For raising stronger objections to this Nye’s argument and for bringing adequate supports to a probable explanation of the history of E. Zutr. at the time of its printing, I will deal here with the development of Hubner’s systematic thinking and with its influence on the nomenclature adopted in his different works. CHAPTER V History of Hiibner’s systematics and its influence on his nomenclature Hiibner’s first lepidopterological paper was published in 1785 with the title « Abbildungen und Beschreibungen noch nicht abgebildeter und noch unbesch- riebener Schmetterlinge ». At that time the generic nomenclature and systematics of Lepidoptera were in the following situation: Linnaeus created only three genera (Papilio, Sphinx, Phalaena) and divided them in « phalanges » having names which to day are considered as of generic value: Eques, Heliconius, Danaus, Nymphalis, Plebejus, Barbarus for the first genus, Bombyx, Noctua, Geometra, Tortrix, Pyralis, Tinea and Alucita for the third (1). (11) This name was adopted by Hill (A decade of curious insects, 1773) as Allucita. +} 66 COMMENT TO HUEBNER’S ‘‘ERSTE ZUTRAEGE,, ‘139 In his « Hist. abregé des Insectes, etc.» (1762) Geoffroy added (p. 90) the genus Pterophorus and Linnaeus himself in 1766 (Syst. Nat., ed. XII) added Attacus. Schròter (Berlin. Sammlung, II, 341) created Argus. Fabricius (1775), adopting for the genera some names of the « phalanges » of Linnaeus (Noctua, Bombyx, Pyralis, Tinea, Alucita), created the genera Sesta, Zygaena and Hepialus; however, in the same year Schiffermüller and Denis (Ankudigung) kept only the genera of Linnaeus with the « phalanges » as subge- nera, but divided the latter into many sections established after the characters of the larvae and indicated not with taxonomical names, but simply with quali- ficative names not included in the specific binominals. It is extremely important to note that these Authors, as was the general use at those times, gave to the genera an individuality as to all other systematic categories and quoted their names as singulars in the specific binominals, but - in the generic quotations - indicated them in the plural form, as to day we do with names of higher categories. Just as the name Lepidoptera was applied to the whole order, the genus of sphinxes was named Sphinges, that of moths Phalenae etc., but in the specific binominals such expressions were used as Sphinx ocellata, etc. The same thing happened for the sections of the genera, that were named Bombyces, Noctuae, etc., while the species were named Bombyx mori or B. pyri, etc. The names of the sections of the genera (not given a taxonomical name by Schiffermiiller) - probably deriving from Réaumur’s «families » to which the Theresians were continually referring - are always in the plural form because never appear in the specific binominals that in nearly all the cases are really formed with two names only. Such Schiffermüller-Denis’ nomenclature is important because, as it is well known, Hübner was in close connection with these Authors, whose ideas he shared. Scopoli (Introd. Hist. Nat., 1777) introduced nine new generic names (Spectrum, Macroglossum, Anthrocera, Trochilium, Argyreus, Battus, Graphium, Ascia and Pterourus : the latter is perhaps a misprint for Pterophorus?), Retzius (in C. De Geer gen. et sp. Ins., 1783) added Adscita and inthe same year Knoch (Beytr. Insgesch.) added Heterogenea ; however, Hübner - according to the opi- nions of Schiffermüller and Denis - strictly kept the Linnaeum generic names, both in his first work and in « Beyträge zur Geschichte der Schmetterlinge, 1786-1790 » where he abolished the names of the divisions of Papilio, keepting only those of Phalaena. | The division of Papilio reappears in the classification adopted in Hübner’s incomplete work «Der Schmetterlinge-Lepidoptera Linnaei - Europäisches Herr » published in 1799. In this work Hübner, as was said above, quoted Pa- pilio in plural form; he divided it in two «Rotte» (Nymphales and Gentes), which further divided in sections without taxonomic names, respectively quoted as « variegati, phalerati, undulati, fasciati, maculati, gemmati » and « adolescentes, equites, donaides, heliconii, urbicolae ». The specific binominals, however, are always Papilio maturna, etc. In his Geschichte Europäisches Schmetterlinge begun in 1793, Hübner distributed the species of Lepidoptera in the classical genera Papılio, Sphinx, Bombyx, Noctua, Geometra, Pyralis, Tortrix, Tinea, Alucita, and the same generic nomenclature he adopted in «Sammlung Europäische Schmetterlinge » begun in 1796, dividing each genus into numerous sections; the latter had plural and not taxonomic names, therefore omitted in the specific binominals. 140 E. BERIO In 1806 Hübner expressed his idea of establishing the systematics of the Lepidoptera on a much wider basis. After the institution of new generic names between 1758 and 1783, quoted above, the following had meanwhile been added: Setoura (Browne, Ins. of Jamaica, 1789); Cossus, Hyblaea and Hesperia (Fabricius - Entom. Syst. 1793); Aleyrodes, Aglossa, Ypsolopha, Oecophora, Yponomeuta, Adela, Orneodes (Latreille, Précis des charact. gén. des Ins., 1796); Lithosia, Galleria, Crambus, Phycis (Fabricius: Supplem. Ent. Syst. 1798); Schrank’s names for Schiffermüller’s sections, Laspeyres’ names (1803) and the very few Haworth’s names in Lep. Britannica: the scientific world, therefore, was clearly abandoning the narrow Linnaean system, which had steadily endured for a long time under the authoritative strenght of such a man as Linnaeus. In 1806 Hübner published a scheme of classification based on 107 generic names, clearly included in corresponding specific binominals, and gave to this scheme the title « Tentamen determinationis digestionis atque denominationis singularum stirpium Lepidopterorum »: he distributed it to the contemporary students in order to have their opinion. Such work, that has no value for nomen- clatorial purposes because it was invalidated as «not published » by I.C.Z.N. is very useful for understanging Hübner’s nomenclatorial thought at that time. Indeed, the procedure followed in this first great change is the same which Hübner adopted for a second time, just during the transition between E. Zutr. and Zuträge and is useful for understanding the value of the latter change for solving our present problem. Firstly, only in this occasion Hübner decided to accept five of the post- Linnaeum generic names published at that time (Hepialus - accepted as emended by Laspeyres, that is Hepiolus - Sesia and Zygaena proposed by Fabricius; La- speyres’ Platypteryx and Thyris), refusing all the other generic names published tıll then. As far Linnaeus’ classical genera and some of their divisions are con- cerned (such divisions, as we saw, were considered as genera by Hübner: Papilio, Sphinx, Bombyx, Noctua, Geometra, Pyralis, Tortrix, Tinea, Alucita), he changed them as « phalanges », a category immediately subordinate to the order Lepidoptera, leaving to them the same Linnaeus’ names in the plural form and excluding them from the specific binominal. | So, disappeared from Hübner’s generic nomenclature all Linnaeus names which until that moment had been adopted by Hübner as the only generic names. It ıs worthy to insist on such procedure, because - as we shall see - it explains the generic contrasts between E. Zutr. and Zuträge; these contrasts are recalled by Nye as a demonstration that E. Zutr. was simply a proof of which Hübner, unsatisfied, fred himself without distributing it. In other words, when Hübner realized that the genus « A » was becoming too large, considered it as « phalanx A » and divided the latter into genera with names completely different from «A»; Hübner, therefore, did not follow our modern usage (consequent to the adoption of the nomenclatorial criterium of the type species: genotype or generotype) of splitting the old genus in two or more, restricting the generic name « A » to a single group of species and giving new names to the other groups. In « T'entamen » the order Lepidoptera is divided in nine phalanxes, which bear names already adopted as generic, always in the plural form and non in- COMMENT TO HUBNER’S ‘‘ERSTE ZUTRAEGE,, 141 cluded in the specific binominals (Papiliones, Sphinges, Pemba Noctuae, Geometrae, Pyrales, Tortrices, Tineae, Alucitae). Such nine phalanxes are divided into tribes carrying names probably devoid of taxonomic meaning, as they are indicated with small letters and have a de- scriptive significance. The genera were contained in the tribes. Hübner called them « stirpes » as we can see from the title of « Tentamen », and therefore gave them the plural form; to each of them Hübner attached a specific binominal having in the singular form the generic name and a specific name of a known species, clearly taken as exemple. As Hübner himself remarks at the end of « Tentamen », in his nomen- clature there was also room for the families, that he meant as groups of species included in the genera; they were indicated by names (sometimes similar for different genera) and were excluded from the specific binominal. Such interpretation of the specific binominals as exemples of the genera (Stirpes) and of the exact function of the families - both not appearing from the « Tentamen » - is easily deduced from the fact that in the same year 1806 Hübner began the publication of the plates of Sammlung Exotischer Schmetterlinge, I volume (12: see following page) and in these we find several species assembled under the different generic names of « T'entamen » and the intrageneric families included with the already mentioned meaning. The system and the generic nomenclature of «'T'entamen » were indeed exactly preserved both in the first volume of Sammlung exotischer Schmetter- linge (began in the same year 1806) and in E. Zutr. printed as we said in 1808. The arrival of new specimens, chiefly from South America, to Hübner’s collection had the consequence that, three years only after the T'entamen, Hübner was again unsatisfied of his too narrow systematics. An Hübner’s letter written in 1809 (preserved in the British Museum and published by Hemming: vol. II pag. 64) informs us that he felt the necessity of making new changes: 1) Firstly, he divided the phalanxes in «grex », establishing this new category between the Phalanx and the ‘Tribus; however, he never used it in the following works. . 2) He raised the level of the Stirpes (which in the 'T'entamen were ge- nera) to higher categories: these were still divisions of the tribes, but were divided into families, containing groups of genera called « Rami » (branches) - these too never adopted in the later works - and lastly the true generic names followed by the specific names in a binominal way. The new change planned in 1809 and described in the long letter summarized above was applied by Hübner (Grex and Ramus excepted, as we said) in his first works begun after 1809; these were as follows: 1) Verzeichniss bekannter Schmetterlinge, begun in 1816. 2) Zuträge zur Sammlung exotischer Schmetterlinge, begun in 1818 text). ver 3) Vol. II of Sammlung exotischer Schmetterlinge, begun in 1819. In the first of these works, Hübner (!?) keeps the Phalanx Papiliones as (12) The plates of the first volume were greatly scattered during the time, continuing even after the succeeding systematic-nomenclatorial change established by Hübner. It is evident that, at least for the whole volume, he was unable to change his system. We shall see later on that the following change involved, on the contrary, the later volumes of the same work. (13) I take as exemple only the first phalanx. 142 E. BERIO in the Tentamen, his tribes Nymphales and Gentiles (but written with capital first letter), the Stirpes (with no more generic name or meaning, being excluded from the specific binominal) Nereides (with the families vitreae, fulvae, festivae, caeruleae), Limnades (divided in the families Thalassicae, ferrugineae, mutabiles), Napaeae (new by reference to the Tentamen) (divided in the families frequentes, subtiles, paradiseae, mitidae, agrestes), Lemoniades... etc. Furthermore, he attributed to the different families the new generic groups, which he called Cozti (or Verein) and gave new names (by reference to the Ten- tamen); the latter were in the plural form when used for quoting the genus, and in the singular form in the specific binominals included in the latter. For example, the « stirps » Nereides, in the family Vitreae includes the genera (Coitus) Hymenites, Itomiae, Oleriae, Thyridiae, Aeriae, Ceratiniae, in which are respectively placed such specific binominals as Hymenitis diaphane and H.sao; Oleria astrea, O. flora, O, clio; Thyridia themisto, T. psidu, T. ilione; Aeria nasica, A. recku, A. aegle, etc. With this second change, the generic names of the T'entamen (and of E. Zutr. and first volume pf Samml. exot. Schm.) disappeared as generic and became names of higher rank excluded from the specific binominal, just as in the change made in 1806 disappeared Linnaeus’ generic names. What has been said is enough for explaining the reason for which the generic names of E. Zutr. were totally changed in the Zuträge, and chiefly for concluding that such a change does not mean that Hübner was unsatisfied of E. Zutr. at the moment of printing it and after the first copies prepared as a proof, suppressed it, without publishing it. On the contrary, E. Zutr. was a derivate of the Tentamen as vol. I of Sammlung exotischer Schmetterlinge; until 1816 (beginning of Verzeichniss) it was not at all superseded by the new names con- sequent to the practical application of the ideas expressed by Hübner in his manuscript of 1809. A later nomenclatorial change, is not considered to have value for rejection by both the old and the new International Code. Lastly, we must point out that when Hübner (1822) published Alphabeti- sches Verzeichniss etc., made a step backward, using again the names and the systematics of the T'entamen (and therefore of E. Zutr.) and abandoning those of Verzeichniss, of vol. II of Samml. exot. and, chiefly, of Zuträge. CHAPTER VI Summary and Conclusions During his fertile activity as a describer of species, J. Hübner prepared the drawings of thousands of Lepidoptera and arranged them in about 2435 plated painted by hand. They were intended for separate volumes of different works; however, they were printed and sold by groups differing for the number of the included plates and for their destination, according to the number that it was possible to print. Also the fascicles with the text concerning these plates were irregularly distributed, before, during or after the distribution of the corresponding plates; however, the selling of the plates was not damaged by the irregular appearance of the text, because on each plate and for each figure, the author printed the generic and specific name and usually other taxonomical names useful for giving to the plates their own value, independently from the text. a cc COMMENT TO HUEBNER’S ‘‘ERSTE ZUTRAEGE,, 143 35 plates are to be excepted: they appeared between 1808 and 1813, had no names at all and contained the figures of 75 species not taxonomically arranged and bearing only progressive numbers. The text for these 35 plates was only published in 1818. It is sure that Hübner did not want to keep as a secret the names of those 75 species until the appearance of the text: this is demonstrated indeed by the citation of some of those names (with reference to those 35 plates) already in the fascicles of Verzeichniss published in 1816. So it 1s impossible that Hiibner published for more than 5 years some figures of Lepidoptera without names. We know that in 1808, at the beginning of the publication of such plates, he printed at least three copies of a fascicle containing a list of 75 specific bino- minals with numbers referring to the 75 species which were subsequently figured in the 35 plates: such a correspondence may be easily controlled comparing the specific names contained in the text of 1818. It is immediately evident that this fascicle was sold or presented to the pro- bable purchasers of the plates; on the contrary case, nobody would have pur- chased the plates during their gradual publication. We must therefore deduce that many copies of that fascicle were printed, at least as many specimens of plates were sold later on. It is also to be inferred that the author sold or more probably presented the fascicle to the people who had purchased the plates with- out having it or without receiving it with the first group of purchased plates. We must conclude that the small fascicle printed with the title « E. Zutr. » and announcing the intention of publishing the plates (and of giving meanwhile provisional names to the species to be figured later on), was really published. There are several strange things (these plates differing from the others 2400; the small fascicle which was suddenly stopped, notwithstanding the promise of a continuation; the difference between some of its specific names and those of the text of 1818; the difference of all the generic names contained in those two works; the great rarity of the copies of the fascicle), but they are not a proof or an indication that the small fascicle was never distributed; on the contrary, they have an easy explanation in the historical and bibliographical analysis which has been fully dealt with in this work and here is now briefly summarized. E. Zutr. was compiled with the purpose of announcing the publication of plates containing the figures of new taxa that Hübner had received after a recent acquaintance with collectors from South America. At first, Hibner had planned a contemporary publication of plates and text, but immediately after having printed and distributed the first fascicle of the text, Hibner did not continue and was only interested in the plates, that probably were more easily sold. Hübner needed to sell them, as his life, after the end of 1700, was not supported by rich incomes; his spared money had gone after the trouble pro- voked by the French Revolution and the Napoleonic wars; he had a wife and a daughter and his work as draughtsman of clothes certainly did not afford a luxurious life (14). Meanwhile his new systematic ideas born in 1806 and expressed in the T'en- tamen - on which also E. Zutr. was based - were gradually changing. He went on preparing the plates in the same order announced in E. Zutr. (as he felt com- (14) These are the Authors that reported information on Hübner’s life: Geyer (Thon: Archiv. I, 28), Freyer (Ent. Ztg. Stettin, XXII, 297), Ferd (Int. ent. Ztg. X, 125), Hemming (Hübner, I, 3). 144 E. BERIO pelled to do so for the benefit of those who had received the latter), but avoided putting names, in order to preserve the possibility of a further systematic change (influencing the generic names) and kept the references to E. Zutr. only with numbers. | When the buyers had the fascicle, they kept it together with the plates, as the only mean for knowing the name of each species. ‘They waited for the con- | tinuation even when saw on the selling lists that the Author announced «The text will be published later on »; it was impossible for them to know that Hübner would not go on with the text already begun, but would prepare a different one. When the first volume of plates came to its end, Hiibner wrote the new text with the title Zuträge, etc. and distributed it; the competent people thought that for this reason E. Zutr. had no more value and threw it away, attaching to the plates the new text. Somebody had purchased the plates without a great interest and so kept both textes without further enquiring. In this way a copy went to the Museum of Milan, where nobody was in- terested in Lepidoptera during 18th century; a copy remained in Friedlander & Son’s hands, who had sold a complete set of text and plates; a copy - perhaps preserved by some people endowed with an unusual bibliographical mentality - was left in Wien, bound with the Zuträge. The copy existing in Berlin perhaps arrived with Hübner’s papers, as this Author surely kept at least one copy in order to keep the arrangement in the published figures, but perhaps was the personal Herrich-Schäffer’s copy. We feel sure that other copies may have been lost chiefly in Germany during II World War, and that other may still exist in private or public libraries. Together with the three copies that are known, they prove with absolute certainty that E. Zutr. was published and must be declared as such by I.C.Z.N. in order to stop for ever the questions on its evident nomen- clatorial validity. We have furthermore the indirect proofs here explained: they are not at all impaired by Mr. Nye’s arguments, which are not univocal and there- fore cannot support a contrary opinion. 145 FABIO INVREA L’ING. PAOLO BENSA L’Ing. Paolo Bensa, deceduto quasi ottantanovenne il 20 Dicembre 1963 era uno dei decani della Società Entomologica Italiana, alla quale apparteneva fin dal 1922 e alla quale prestö, quasi fino all’ultimo della sua vita, con affezionato fervore, la sua opera di Revisore dei Conti, intervenendo anche di persona, finchè la grave eta glielo permise, alle riunioni e interessandosi sempre vivamente alla vita e ai progressi di questa nostra Istituzione. Naturalista nell’anima, anche se le vicende della vita l'avevano costretto a lasciare quasi totalmente l’attività scien- tifica nella quale aveva così brillantemente esordito in gioventù, era stato sempre fedele a quelle che erano state le passioni dei suoi verdi anni, l’Entomologia e la Speleologia, da cui, ancor giovinetto, aveva tratto preziose soddisfazioni. Paolo Bensa era nato a Genova dall’Avvocato Enrico Bensa il 14 Gennaio 1875. Ancora studente ginnasiale ebbe la fortuna di trovare, per la sua passione naturalistica, due sommi Maestri e due validissime guide: l’illustre Direttore del Museo Civico di Storia Naturale Prof. Raffaello Gestro per l’Entomologia, e l’altrettanto illustre Prof. Arturo Issel insigne Geologo, docente della nostra Università, per la Speleologia. Entrambi questi valorisi Scienziati riconobbero subito le doti particolarmente felici di questo giovane che dimostrava tanto in- teresse e tanto amore per la natura e tutti due lo ebbero carissimo e lo indiriz- zarono con molto zelo, aiutandolo nel modo migliore. Il felice risultato fu che nel 1891, quindi quando non aveva ancora sedici anni, Paolo Bensa, che da tempo aveva iniziato una collezione di coleotteri in unione ai suoi carissimi amici An- 146 F. INVREA gelo e Ferdinando Solari, scopri in una grotta di Gubbio un nuovo Anophtalmus al quale il Gestro diede il nome di A. Bensae. E per consiglio di Arturo Issel si diede a esplorare le nostre montagne e, come ha scritto, in un affettuoso cenno biografico, il Prof. Alessandro Brian, altro venerando campione dei nostri studi e vanto della nostra Società, che gli fu compagno di Universita: «solo... senza aiuto di compagni, giovane come era, iniziò le ricerche e, dopo qualche anno di infaticabili peregrinazioni nel nostro montuoso territorio, pubblicò il suo memorando lavoro Le Grotte dell’ Appennino Ligure e delle Alpi Marittime che lo fecero conoscere come veramente Pioniere della Speleologia ligure ». Questo aureo studio (1) fu per lunghi anni un modello ed un incitamento, e non soltanto per la nostra regione. A tali speciali ricerche, come ancora ricorda il Brian, il Bensa era stato ispirato dalla lettura di alcuni lavori di A. Issel. Paolo Bensa si indirizzò alla professione di Ingegnere. Fatti gli studi per diversi anni al Politecnico di Torino, nell’autunno del 1899 si laureò in Inge- gneria industriale, entrando poi a far parte, come tecnico, in una grande industria genovese per la produzione dello zucchero. Come ho detto più sopra la sua pas- sione di naturalista non si affievolì mai neppure nelle nuove assorbenti cure della vita professionale che lo obbligarono a vivere per molti anni lontano da Genova, come, ad esempio, quando era Direttore dello Zuccherificio di Granaiolo, o per le continue ispezioni alle coltivazioni di barbabietole o a molti Zuccherifici d’Italia. Dovunque, quando poteva, raccoglieva coleotteri per la collezione dell’amico Solari, che era stata un tempo anche sua, e che il Solari portò, come tutti sanno, a grande rinomanza: essa è oggi una delle ricchezze del Museo di Milano. Tutti noi, di una certa età, ricordiamo poi l’opera che l’Ing. Bensa svolse per la pro- tezione delle barbabietole da zucchero dai gravi danni che esse subivano ad opera dei parassiti. Egli impiantò per questo una vera campagna e fece si che l’A- zienda dei Produttori di zucchero avesse tra il suo personale un entomologo fisso per studiare e combattere gli insetti parassiti, appartenenti specialmente alla famiglia dei Curculionidi. Il compito fu affidato al compianto Carlo Menozzi che si dimostrò attivo e valente, pubblicò ampi ed esaurienti studi e riuscì a sug- gerire e dirigere una lotta efficace che risparmiò così molti danni a tali importanti coltivazioni. In questa azione il naturalista aveva provvidenzialmente ispirato in Paolo Bensa il professionista e l’industriale. | Ritiratosi in età già avanzata, in tutto o in parte, dalle cure professionali, Egli riprese a frequentare il Museo Civico di Storia Naturale, campo non dimen- ticato delle sue prime attività entomologiche. Ma soprattutto si rivolse ancora alla Speleologia, contribuendo alla creazione del Gruppo Speleologico Ligure « Arturo Issel » del quale fu subito fatto Presidente e tale rimase attivissimo per molto tempo. Fu socio della sezione ligure del Club Alpino e membro della sua Commissione scientifica. Come già ho detto ebbe per la Societa Entomologica Italiana molta predilezione e la aiutò e favorì in vari modi, facendole anche avere sovvenzioni dall’Industria Zuccheriera. Noi vecchi lo ricordiamo amico carissimo, consigliere e compagno prezioso. Per i giovani la sua lunga vita fattiva, sempre illuminata dalle gioie che danno il vivo amore e la commossa ammirazione per la natura, anche quando le circostanze non consentono di dedicare alle cose della natura stessa tutta la nostra attività, sia un esempio e un monito. (1) Bensa P. - Le grotte dell'Appennino Ligure e delle Alpi Marittime. Boll. del C.A.I., Vol. XXXIII, N. 66, 1900, pp. 81-141, 8 figg.. 2 tavv. 147 MARCELLO LA GRECA (Istituto di Zoologia dell’Università di Catania) LE CATEGORIE COROLOGICHE DEGLI ELEMENTI FAUNISTICI ITALIANI (1) Le ricerche biogeografiche, sia che contribuiscano alla soluzione di problemi . di paleogeografia, sia che valgano a chiarire l’origine del popolamento animale e vegetale di una regione, non possono dare risultati attendibili se non sono fon- date su organismi appartenenti a gruppi sistematicamente ben definiti e dei quali sia anche esaurientemente conosciuta la distribuzione geografica. È fin troppo noto che, una volta effettuato il rilevamento faunistico di una regione, per tentarne l’interpretazione biogeografica, è necessario ripartire in gruppi le specie aventi la medesima distribuzione geografica e che tali raggrup- pamenti vengono non di rado indicati con un nome collettivo, indicativo della area geografica interessata: distribuzione mediterranea, distr. S-europea, ecc. E qui sorgono le prime notevoli difficoltà, poichè ben di rado lo studioso troverà specie a geonemia esattamente sovrapponibile ed egli sarà costretto a non tener conto di differenze di areale più o meno lievi e non significative, o almeno appa- rentemente tali; ciò porta, in molti casi, ad una valutazione personale della mag- giore o minore importanza delle differenze riscontrate in specie aventi in gran parte un medesimo areale, valutazione di estrema delicatezza ai fini dello studio del problema, poichè errori in questa fase della ricerca possono falsare completa- mente 1 risultati. Il territorio del nostro paese può dar luogo facilmente ad inconvenienti del genere; infatti, tenuto conto della posizione geografica dell’Italia e della sua ori- gine tanto composita, è facile comprendere come faunisticamente, da noi abbiamo a che fare con un gigantesco mosaico di popolazioni di origini molto diverse ed appartenenti alle più svariate categorie corologiche. E generalmente risaputo come abbiano contribuito a costituire il paesaggio faunistico italiano elementi di varia natura provenienti da un lato dalle terre del Mediterraneo occidentale, dall’altro da quelle del Mediterraneo orientale; come elementi di clima freddo provenienti dall'Europa a nord dell’arco alpino possano essersi spinti molto a sud lungo la catena appenninica; inoltre, alcuni elementi che si ritengono originari del Nord Africa da lì sarebbero pervenuti nel nostro territorio. Ma anche questa prima sistemazione dell’origine del popolamento animale del nostro paese è estremamente sommaria e grossolana. Basti ricordare, ad esempio, che specie orientali possono essere pervenute in Italia, in tempi di- versi e per cause diverse: attraverso la valle del Danubio, o attraverso le isole del centro adriatico ed il Gargano, o attraverso la penisola salentina; che attraverso la medesima via possono essere giunte a noi specie di origine molto diversa. (1) Il presente lavoro, già pubblicato negli ‘‘Atti dell’Accademia Nazionale di Entomolo- gia, Rendiconti, XI, 1963, pp. 231-253”, è stato ripubblicato nelle nostre Memorie, con la cortese autorizzazione del Prof. Guido Grandi, Presidente perpetuo della predetta Accademia, dato l’interesse grandissimo che presenta per tutti i nostri Soci (Nota della Redazione) 148 | M. LA GRECA Quante volte ci è occorso di vedere nei lavori faunistici che forniscono anche la geonemia completa di ogni singola specie (troppo pochi finora, per verità), la semplice indicazione « Italia », sia se la specie è diffusa in tutta la pe- nisola, sia se essa è presente soltanto in Sicilia, o soltanto in Liguria, o nel Gar- gano. Peggio ancora quando specie presenti nell’Italia Meridionale e nei Balcani, o nell’Italia meridionale e penisola iberica, sono indifferentemente indicate come specie sud-europee e riunite in un unico gruppo biogeografico con le specie vi- venti in tutte e tre le penisole mediterranee. Se ora si tien presente che chi affronta lo studio zoogeografico di una re- gione, spesso non si limita a prendere in considerazione soltanto le specie del gruppo di cui egli è specialista, ma si avvale anche di studi faunistici condotti da specialisti seri su altri gruppi animali che siano particolarmente utili per in- dagini del genere, dobbiamo temere che indicazioni troppo vaghe sulla geonemia delle singole specie possano essere gravemente pregiudizievoli per l’esito della ricerca. Un altro inconveniente deriva dal fatto che i criteri con i quali si costitui- scono i gruppi di specie a egual distribuzione, variano spesso da Autore ad Au- tore, anche se talora essi vengono indicati con la medesima denominazione: è evidente che ciò è causa di grave ostacolo nella indispensabile comparazione dei gruppi geografici. Una ulteriore difficoltà sorge dal fatto che frequentemente gli studiosi si limitano ad indicare la geonemia delle specie mediante lunghi elenchi di regioni di ampiezza varia, spesso avvalendosi di regioni geografiche intese in senso po- litico e non fisico: un tentativo di classificazione dei tipi di distribuzione, avva- lendosi di dati così incerti, da parte di studiosi non specialisti di quel gruppo sistematico, è certamente pericoloso. Ricorderò ancora che purtroppo in letteratura, non di rado si riscontra una certa confusione fra categorie corologiche e area di origine della specie: così ad esempio, non sempre è chiaro se con l’attributo di « tirrenica », di « mediter- ranea », ecc. si voglia indicare l’origine o la geonemia della specie. Talune distribuzioni di specie strettamente legate ad un certo ambiente, vengono talora inopportunamente indicate con un nome che è tratto dalle caratte- ristiche ecologiche dell'ambiente, non dalla sua estensione geografica. Non ritengo che sia il caso di trattenersi ulteriormente sulle difficoltà a cui andiamo incontro, quando ci accingiamo a ripartire gli elementi faunistici del nostro paese in gruppi zoogeografici che rappresentino tipi fondamentali di di- stribuzione che siano validi per gli scopi che ci proponiamo. Recentemente un gruppo di studiosi di problemi di biogeografia ha isti- istituito presso il Museo Civico di Storia Naturale di Verona, uno schedario Cen- trale della Fauna Appenninica ed ha deciso che per ogni specie schedata venga indi- cato anche il tipo di distribuzione geografica; sentita quindi la necessità di ten- tare una prima definizione delle categorie corologiche interessanti la nostra fauna, è stato ampiamente discusso ed accettato uno schema da me proposto, ed in occasione dell’8° Congresso della Società di Biogeografia (1962) ho presentato ai convenuti le nostre conclusioni. Sarebbe inutile avvertire che si tratta di uno schema di base che potrà essere modificato a mano a mano che ne risultino le lacune e le manchevolezze. Ma per darne una più ampia diffusione e per consentire una più vasta discussione sull’ar- gomento, abbiamo ritenuto utile illustrare agli entomologi qui presenti le categorie corologiche da noi ritenute significative per il nostro paese, anche perchè è proprio CATEGORIE COROLOGICE ITALIANE 149 fra gli Insetti che troviamo il maggior numero di forme la cui distribuzione pud valere a suggerire considerazioni di natura biogeografica. Anche la delimitazione di ciascuna categoria corologica deve essere consi- derata soltanto come orientativa, poiche non mi riferird quasi mai ad esempi specifici: è quindi agevole comprendere come 1 singoli casi reali che possono es- sere presi in considerazione, presenteranno frequentemente aree di distribuzione più o meno contratte od estese rispetto ai limiti da me indicati; oppure potranno offrirci una distribuzione fortemente discontinua nell’area stessa. È qui che spesso dovrà entrare in gioco l’acutezza e l’esperienza dello studioso nel decidere a quale tipo corologico attribuire la distribuzione della specie in esame. Fig. 1 - Distribuzione olopaleartica. Possiamo preliminarmente ripartire tali categorie in 5 grandi gruppi; tratta in realtà di raggruppamenti artificiali, molto comodi per una ordinata e comprensibile esposizione delle varie categorie, ma che non vogliono avere alcun particolare significato biogeografico. I - Specie a distribuzione molto ampia nella regione paleartica. II - Specie estese in tutte le terre del Mediterraneo o in parte di esso. III - Specie interessanti prevalentemente l’Europa o parte di essa. IV - Specie proprie dell’Italia o di parte di essa. V. - Specie a distribuzione molto ampia ed interessanti anche territori situati fuori della regione paleartica. I. — Specie a distribuzione molto ampia nella regione paleartica Poichè qualunque specie, presente anche in una zona limitata di questa regione, è sempre da considerarsi quale specie paleartica, indichiamo come specie a distribuzione olopaleartica (fig. 1) quelle che effettivamente sono presenti in tutta l’area geografica inclusa nella regione. Ma questo forse è il caso meno fre- quente poichè più spesso le specie largamente paleartiche presenti in Italia, man- 150 | M. LA GRECA cano nell’Africa settentrionale e presentano riduzioni più o meno ampie nell’Asia paleartica; si dovranno quindi considerare le seguenti categorie corologiche: a) distribuzione euroasiatica, per le specie presenti in Europa, Siberia e Asia Centrale; b) distribuzione eurosibirica (fig. 2), per le specie presenti in Europa e Siberia; c) distribuzione eurocentroasiatica (fig. 3), per le specie presenti in Europa e Asia Centrale. Fig. 2 - Distribuzione eurosibirica. Una ulteriore riduzione della distribuzione eurocentroasiatica può verifi- carsi o in Asia o in Europa ed allora potremo distinguere le due seguenti categorie: d) distribuzione euroturanica (fig. 4), se in Asia la specie è limitata al bassopiano aralo-caspico; e) distribuzione centroasiatico-pontica, se in Europa la specie è limitata soltanto alle terre del bacino del M. Nero; queste ultime possono raggiungere l’Italia nord-orientale lungo la valle del Danubio. Non di rado alcune specie che fondamentalmente presentano uno di questi 5 tipi di distribuzione, possono presentare un areale esteso ulteriormente in Anatolia o nel Maghreb (Africa minore) ed allora converrà parlare di distribu- zioni euroasiatico-maghrebina, eurosibirico-anatolica, eurocentroasiatico-mediterra- nea (fig. 3) e così via. | Generalmente le specie a distribuzione eurosibirica sono di clima più fresco e in Italia, procedendo verso sud, le ritroviamo a quote sempre più alte; viceversa più termofile sono le specie a distribuzione eurocentroasiatica 0 euro- turanica ed esse presentano un areale più ridotto in Europa settentrionale. La maggior parte di queste specie e soprattutto le eurosibiriche avrebbero raggiunto l’attuale distribuzione, e quindi anche l’Italia, soltanto nel corso del Quaternario. Le specie più termofile hanno invaso o reinvaso l’Europa all’inizio del Post- glaciale e anche durante i vari Interglaciali; sebbene popolazioni di tali specie CATEGORIE COROLOGICHE ITLIANE 151 possano essersi isolate in Italia nel corso di una qualsiasi glaciazione, il ristabilirsi dei contatti reciproci col ritorno ad un clima meno ostile, ha frequentemente posto fine ad un possibile iniziale differenziamento subspecifico. Per tali motivi queste specie risultano largamente variabili, con patrimonio ereditario molto eterogeneo, ma nelle quali è molto difficile distinguere razze ben definite: solo qui e lì, so- prattutto ai margini orizzontali o verticali degli areali si può riconoscere l’esistenza di demi, molto instabili e rappresentanti il punto di partenza di un eventuale nuovo differenziamento. Fig. 3 - Distribuzione eurocentroasiatica (linea continua) e distribuzione euroasiatico-mediter- ranea (la stessa, più la linea punteggiata). Per le specie eurosibiriche, di clima molto più fresco, si verifica soprattutto nel sud dell'Europa, la situazione opposta: il miglioramento climatico degli inter- glaciali o del postglaciale hanno determinato la ripartizione di queste forme in popolazioni isolate (da noi a quote sempre più elevate) nelle quali non di rado si rende evidente e si afferma un differenziamento subspecifico. II. — Specie delle terre del Mediterraneo Anche in questo caso, analogamente a quanto è stato detto per il gruppo precedente, le specie presenti in tutto il bacino del Mediterraneo vengono indicate col nome di specie a distr. olomediterranea (= circummediterranea); è bene chia- rire che non v'è coincidenza fra questo tipo di distribuzione ed i limiti della co- sidetta sottoregione mediterranea intesa in termini di area zoogeografica. Le specie olomediterranee frequentemente possono mancare in Cirenaica ed in Egitto ed estendersi invece in Crimea (fig. 5), poichè tutta quest’area è definita da parti- colari condizioni climatiche. Ulteriori estensioni di questo areale possono anche verificarsi ed essere indicate come: a) Distr. mediterraneo-macaronesica (comprendente anche le Azzorre, Canarie e Madera); 152 M. LA GRECA b) Distr. mediterraneo-atlantica (comprendente anche tutta la costa Atlantica del Marocco e dell’Europa fino al M. del Nord) (fig. 6); c) Distr. ponto-mediterranea ; d) Distr. mediterraneo-tranica ; e) Distr. mediterraneo-turanica (comprendente anche il nord dell’Arabia, dell’I- ran e la pianura aralo-caspica; spesso anche parte del Sahara). E una di- stribuzione (fig. 7) che si riscontra soprattutto in specie eremiche o sub- eremiche. NL Fig. 4 - Distribuzione euroturanica. . Molte specie sono limitate al Mediterraneo orientale o a quello occidentale e pertanto si parlerà rispettivamente di distribuzione E-mediterranea e di W- mediterranea (fig. 8). Le specie a distribuzione mediterranea occidentale si esten- dono fino alla penisola italiana compresa la Sicilia e possono presentare una li- mitata estensione al di là dell’Adriatico (specie tirreniche a geonemia transadria- tica sensu GRIDELLI 1950): in tal caso noi possiamo completare la denominazione della categoria con l’appellativo transadriatica; quelle mediterranee orientali a loro volta possono comprendere nel proprio areale anche la penisola salentina (specie paleoegeiche meridionali a diffusione transionica, sensu GRIDELLI 1950) e talora anche le coste dell’ Adriatico settentrionale. Molte specie della nostra fauna presentano una distribuzione più ristretta nel Mediterraneo occidentale con l’esclusione della penisola iberica, Marocco e almeno di parte dell'Algeria: si tratta di specie a distr. circumtirrenica (fig. 9); se essa interessa tutta l'Africa minore la distribuzione sarà tirrenico-maghrebina. Anche fra le forme presentanti queste distribuzioni possiamo trovare specie tran- sadriatiche. Un'altra categoria di distribuzione che interessa frequentemente la fauna italiana è quella N-mediterranea (fig. 10), comprendente le terre europee e quelle CATEGORIE COROLOGICHE ITALIANE 153 dell’Anatolia ove si risente il clima mediterraneo; essa pud essere soltanto o N- mediterranea occidentale o N-mediterranea orientale ; Yuna e l’altra di queste due categorie possono presentare una estensione al di qua o al di là dell'Adriatico o del canale d’Otranto e potranno essere completate con l’appellativo di fransa- driatica o transionica. Per le specic gravitanti più strettamente attorno all’Adriatico si rende op- portuno distinguere ancora le seguenti categorie corologiche: Fig. 5 - Distribuzione olomediterranea. a) Distribuzione circumadriatica (= periadriatica) per le specie presenti in Dal- mazia e nella costa adriatica italiana settentrionale o anche centrale; b) Distribuzione ponto-circumadriatica (spesso inclusa dagli Autori nella distr. ponto-mediterranea) per le specie circumadriatiche che verso oriente si estendono fino al bacino del M. Nero (fig. 11); c) Distribuzione circumadriatico-transionica (fig. 11) per le specie ampiamente diffuse nella penisola italiana (talora fino in Sicilia) e in Jugoslavia e pe- nisola balcanica. d) Distribuzione transionica (fig. 12) per le specie presenti in Italia meridionale e penisola balcanica; una maggiore estensione di questo areale fino in Anatolia corrisponde alla già ricordata distr. N-mediterranea orientale transıonıca. L’insediamento delle specie aventi una distribuzione riferibile ad una delle categorie corologiche legate al Mediterraneo è generalmente prequaternario 0 154 M. LA GRECA addirittura prepliocenico; durante le glaciazioni pleistoceniche esse hanno po- tuto salvarsi in numerosissimi rifugi lungo le coste e quindi riestendersi nuova- mente in tutto l’areale da esse attualmente occupato. Soltanto qualche specie può avere popolato un’area leggermente più estesa di quella che occupava prima del Quaternario: ciò si può rilevare in specie E-mediterranee o S-mediterranee orientali, appartenenti a generi tipicamente orientali, che presentano punte avan- zate verso occidente sul versante tirrenico dell’Appenninia, in Provenza e in Si- Fig. 6 - Distribuzione mediterraneo-atlantica. cilia; oppure in specie W-mediterranee, N-mediterranee occidentali e circum- tirreniche che raggiungono qualche zona al di là dell'Adriatico. In breve, possiamo ritenere che ciò si sia verificato per quelle specie non paleoegeiche che presentino attualmente una diffusione transadriatica. È presumibile che anche le specie mediterraneo-turaniche e pontocircumadriatiche si siano estese dai loro centri di origine nel nostro mare durante il Quaternario e specialmente durante il grande interglaciale quando un clima secco e arido, durato sufficientemente a lungo, ha favorito la diffusione in Europa di forme steppiche o suberemiche. Certamente oggi in Italia troviamo un numero notevolmente ridotto delle antiche forme terziarie, paleotirreniche o paleoegeiche che popolavano rispetti- vamente, a occidente lè coste tirreniche della penisola, il sistema sardo-corso, le isole dell’arcipelago toscano e la Sicilia, e ad oriente le Puglie. Le vicissitudini climatiche del Quaternario hanno provocato fra di esse una notevole falcidia, in modo particolare fra le forme paleotirreniche i cui rappresentanti vanno chiara- mente diminuendo man mano che ci spostiamo verso latitudini più settentrionali. Spesso queste specie paleotirreniche ci mostrano oggi una distribuzione forte- CATEGORIE COROLOGICHE ITALIANE 155 mente discontinua, chiaramente relitta: T'unisia-Sardegna, Maghreb-Sicilia, Si- cilia-Sardegna, Provenza-Sicilia, ecc. Anche paleoendemiti sardi o siculi, si pos- sono interpretare come ultimi relitti di specie verosimilmente paleotirreniche, o anche W-mediterranee. Quale esempio di riduzione estrema di forme paleoegeiche si può conside- rare la distribuzione transionica, quando essa sia fortemente discontinua; mi piace a questo proposito citare i casi meno noti della Pseudoscorpione Chtonius jonicus Fig. 7 - Distribuzione mediterraneo-turanica. Beier di Corfù, Lefkas, Puglie, Ancona, Siracusa e dell’Ortottero Poecilimon laevissimus presente a Lefkàs da un lato e dall’altro sui Peloritani. III. — Specie europee Ovviamente indichiamo come specie a distribuzione europea le specie pre- senti in Italia e in tutta Europa, distinguendo, quando è il caso le specie a di- stribuzione W-europea, da quelle a distribuzione E-europea. Il confine orientale della prima è rappresentato dal corso del Reno e può comprendere le coste atlan- tiche della penisola iberica; il confine orientale della seconda è segnato dalla Vistola. Queste tre categorie corologiche non interessano che un numero rela- tivamente limitato di specie della fauna italiana, più settentrionale, mentre sono per noi molto più interessanti quelle distribuzioni che si riferiscono all'Europa centrale ed all'Europa meridionale. a) Distribuzione medioeuropea (fig. 9) propria di quelle specie presenti nella Fran- cia non mediterranea, nell’Inghilterra sudorientale, nell’ Europa centrale, solo 156 M. LA GRECA in una minima parte della penisola scandinava e che, verso oriente, non raggiungono il bacino del Don. Una distribuzione del genere non copre quell’area geografica chiamata « Mitteleuropa » dagli studiosi tedeschi (area che rispondeva piuttosto ad un concetto geografico politico) ed è spesso indicata in letteratura come centroeuropea, denominazione che in realtà potrebbe riferirsi unicamente ai paesi di lingua germanica. Specie con que- sta distribuzione in Italia prevalgono a nord del Po, ma possono estendersi nella penisola anche in zone di quota sufficientemente elevata. Talune Fig. 8 - Distribuzione W-mediterranea (1) e distribuzione appenninico-dinarica (2) specie di questo gruppo sono legate prevalentemente o esclusivamente ai rilievi montani del centroeuropa, oltre che nelle Alpi e nei Pirenei: tale distribuzione è da distinguersi come medioeuropea montana. b) Molto più importante per noi è la distribuzione sudeuropea (fig. 13) che cor- risponde pressapoco, alla diffusione della vite in Europa e che è più ampia dell’areale della distribuzione N-mediterranea precedentemente illustrata. Il suo confine settentrionale attraversa il centro della Francia, l’alta valle del Reno, segue il margine meridionale delle Alpi Centrali e Orientali ed il corso del Danubio. Anche per questa distribuzione può presentarsi il caso di specie a distribuzione sudeuropea occidentale o orientale. c) Le specie che presentano una distribuzione che escluda i paesi più setten- trionale di Europa e che corrisponda alla somma degli areali delle due pre- cedenti distribuzioni, verrà ovviamente indicata come distribuzione europea centromeridionale. CATEGORIE COROLOGICHE ITALIANE 157 d) Non di rado le specie a distribuzione europea, o più spesso sudeuropea o. europeo-centromeridionale, presentano un’estensione del proprio areale nell'Africa minore o in Anatolia e tali distribuzioni è opportuno vengano rispettivamente indicate come euro- (0 sudeuropeo-) maghrebina o euro- (sudeuropeo-) anatolica. Meno frequente è una distribuzione che interessa oltre che l’Europa, anche le coste meridionali del Mediterraneo: si tratterà di una distribuzione euro- (sudeuropeo-) sudmediterranea. Fig. 9 - Distribuzione circumtirrenica (1) e distribuzione medioeuropea (2) Possiamo ricordare ancora due particolari tipi di distribuzione che riguar- dano specie europee: a) Distribuzione boreoanfiatlantica, propria di specie diffuse oltre che nell'Europa settentrionale e media (fino alla Germania o alla Russia) anche in Islanda e nel Canadà orientale. Ovviamente una distribuzione di questo tipo per l’Italia è presentata da un numero limitato di specie appartenenti a gruppi particolari. Per una distribuzione che copra l'Europa ed il Nord America si usa in letteratura fin dal 1927 la semplice espressione « anfıatlantica », ma per maggior chiarezza abbiamo ritenuto opportuno modificarla come si è detto poichè lo stesso termine è usato anche per le specie il cui areale in- teressa contemporaneamente le coste atlantiche del Sud America e della Africa. b) Ricorderò infine la ben nota distribuzione boreoalpina. Sarà opportuno però meglio precisare questa distribuzione largamente discontinua, come euro- boreoalpina se presentata da specie esclusivamente europee; eurosibirico 158 M. LA GRECA boreoalpina se la specie è presente in Siberia, e in Europa ha la nota di- stribuzione disgiunta; oloartico-boreoalpina se presente anche nelle regioni settentrionali del continente americano; ecc. Ad esempio, lo Stafilinide Geodromicus globulicollis (fig. 14) presenta distribuzione euroboreoalpina; il Ropalocero Pieris callidice (fig. 15) ha distribuzione eurasiatico-boreoalpina poichè in Asia si estende, sebbene con discontinuità, dalla Siberia al Tibet ed al Pamir; il Carabide Amara erratica (fig. 16) ha distribuzione oloartico-boreoalpina poichè in Asia è Fig. 10 - Distribuzione N-mediterranea. presente in Siberia fino alla penisola di Kamtschatka e nel N-America dall’Alaska al Labrador e a Terranova; l’Ortottero Acridide Gomphocerus sibiricus (fig. 17) ha distribuzione eurosibirico-boreoalpina perchè in Asia è presente con continuità in Siberia (fra il 50° ed il 60° parallelo N) fino a Sakkalin e il Kamtschatka e sui monti del Kirgizstan e dell’ Afghanistan. Mentre le specie boreoalpine devono la loro attuale distribuzione e quindi la loro presenza in Italia, al gioco alterno dei climi corrispondenti alle gla- ciazioni ed agli interglaciali, molto più difficile riesce l’interpretazione delle specie a distribuzione medioeuropea, la cui presenza in Italia è forse sol- tanto pliocenica o pleistocenica antica in conseguenza del primo deterio- ramento climatico. Le forme sud-europee sono invece certamente più an- tiche e certamente pre-quaternaria è la loro colonizzazione della nostra penisola. CATEGORIE COROLOGICHE ITALIANE 159 IV. — Specie endemiche italiane Due sono le principali categorie corologiche delle specie la cui distribuzione è limitata all’Italia, la distribuzione alpina e la distribuzione appenninica, che esa- mineremo separatamente insieme alle loro varianti: a) La specie a distribuzione alpina sono legate all'arco alpino e, naturalmente, fanno di solito parte anche della fauna francese, svizzera e austriaca. Si tratta di specie che non passano a sud del Po e che talora mancano nella WA Fig. 11 - Distribuzione circumadriatico-pontica (1) e distribuzione circumadriatico-transionica (2.) parte centrale o in quella occidentale delle Alpi: si parlerà allora di distri- buzione alpina occidentale o orientale. Non di rado specie a distribuzione al- pina, soprattutto orientale, coprono un’area più estesa verso oriente sui rilievi compresi fra l'Adriatico da un lato ed il corso del Danubio e della Morava dall’altro: si parlerà perciò di una distribuzione alpino-illirica 0 alpino orientale-illirica. Desidero richiamare l’attenzione degli ascoltatori sulla necessità di non usare mai la semplice espressione «specie alpine » che può essere fonte di equivoco in quanto può significare indifferentemente specie legate al piano alpino di qual- siasi catena montuosa, specie che hanno nelle Alpi il loro centro di origine o specie a distribuzione alpina come abbiamo ora definito. b) Le specie a distribuzione appenninica sono quelle che si trovano in tutta la penisola italiana a sud del Po ed a partire dal Colle di Cadibona, esclusa Corsica, Sardegna e Sicilia. Alcune specie possono coprire soltanto parte di questo areale e pertanto potremo avere distribuzioni appenninica setten- 160 M. LA GRECA trionale, centrale, meridionale, centrosettentrionale e centromeridionale di evidente significato. Per quei rari casi di specie presenti soltanto lungo le coste ioniche della penisola, si avrà una distribuzione tonica. In molti casi le specie appenniniche possono presentare un’estensione del proprio areale anche al di fuori della penisola italiana e quindi potremo distin- guere i seguenti tipi di distribuzione: Fig. 12 - Distribuzione transionica. a) Le specie a distribuzione alpino-appenninica (0 se è il caso, alpino-nord appen- ninica) coprono un areale che si estende più o meno anche a nord del Po; questa distribuzione è stata indicata anche come italica. b) Le specie a distribuzione appenninico-dinarica (fig. 8) coprono un areale che comprende oltre la penisola italiana anche l’Istria e la Dalmazia. c) Le specie presenti oltre che nell’Appenninia anche in Sicilia, potranno essere specie a distr. appenninico-sicula o, se è il caso, a distr. sud appenninico- (0 appenninico centromeridionale-) sicula. d) Le specie presenti in Sardegna (eventualmente anche Corsica), Sicilia e ver- sante tirrenico della penisola sono già state indicate come circumtirreniche, ma se l’areale si estende anche sul versante adriatico della penisola, sarà opportuno indicare la distribuzione come circumtirrenico-appenninica. e) Specie che presentano questa ultima distribuzione o specie appenniniche pos- sono aver costituito durante il Quaternario una testa di ponte al di là dello Adriatico: specie a distribuzione appenninica (0 circumtirrenico-appenninica) transadriatica. CATEGORIE COROLOGICHE ITALIANE 161 f) Un’altra distribuzione, presentata solo da pochissime specie è quella sudap- penninico- (o siculo-) sudmediterranea propria di quelle specie presenti in tutto il Nord Africa e nell’Italia meridionale (o soltanto in Sicilia). g) Infine distribuzioni interessanti la Sicilia e l’Africa minore o la Sardegna e l’Africa minore possono essere indicate come siculo-maghrebina e sardo- maghrebina. Fig. 13 - Distribuzione S-europea. Le specie a distribuzione alpina e quelle a distribuzione appenninica, pos- sono essere di origine prequaternaria 0 più recente, pleistocenica. Le prime si sono salvate durante il Quaternario in zone di rifugio (fra le quali ben noti 1 massicci di rifugio delle Alpi) e nel postglaciale possono 0 esservi rimaste confi- nate o essersi riestese occupando un territorio più o meno vasto. Le seconde si sono differenziate durante il Quaternario o a spese di elementi della fauna pre- quaternaria o di elementi invasivi provenienti soprattutto dall'Asia. Lo studio della distribuzione delle forme affini potrà permetterci di comprendere se si tratta di un caso o dell’altro. V. — Specie a distribuzione molto ampia anche al di fuori della regione paleartica Quattro categorie corologiche di questo gruppo interessano la fauna ita- liana: a) Ovviamente non c’è bisogno di illustrare il significato di specie a distribuzione cosmopolita o a distribuzione oloartica. Più interessanti sono invece le due successive categorie. 162 M. LA GRECA Fig. 14 - Distribuzione (sec. Holdhaus) di Geodromicus globulicollis, Coleottero Stafilinide a distribuzione euroboreoalpina. Fig. 15 - Distribuzione (sec. Holdhaus) di Pieris callidice, Lepidottero Ropalocero a distribuzione euroasiatico-boreoalpina. CATEGORIE COROLOGICHE ITALIANE 163 Fig. 16 - Distribuzione (sec. Holdhaus) di Amara erratica, Coleottero Carabide a distribuzione oloartico-boreoalpina. Fig. 17 - Distribuzione di Gomphocerus sibiricus, Ortottero Acridide a distribuzione eurosibi- rico-boreoalpina (il triangolo nero indica un reperto subfossile in giacimenti pleistocenici del Würmiano). 164 M. LA GRECA b) Distribuzione euro- (o mediterraneo-, o appenninico-, o siculo-) africana, pre- sentata da quelle specie che oltre ad essere presenti in Europa (e per lo più si tratta del Sud Europa) o nel Mediterraneo, nell’Appenninia, o in Sicilia, sono largamente diffuse in tutta l’Africa anche extrapaleartica. c) Distribuzione euro- (o mediterraneo-, o appenninico-, o siculo-) afroindiana, presentata da quelle specie che oltre a coprire l’areale precedente si esten- dono anche nella penisola indiana. Le specie che hanno i due ultimi tipi di distribuzione sono ovviamente specie euriecie, a larghissima valenza ecologica, di antica presenza, prequaternaria, in Europa. Qui, le vicende climatiche del Quaternario hanno notevolmente ridotto la loro area e spesso esse si trovano ora arroccate soltanto in regioni mediterranee dell'Europa: non ritengo pertanto che, per l'Europa, si tratti di invasione recente. Considerazioni A conclusione di quanto esposto, ritengo che non siano inopportune, poche parole di commento, ma soprattutto desidero ripetere che quanto ho qui pre- sentato è soltanto un primo tentativo di dare un assetto razionale alle categorie corologiche interessanti esclusivamente la fauna italiana. È importante, nella delimitazione dei tipi di distribuzione, non scegliere categorie eccessivamente ampie che frustrerebbero ogni successivo tentativo di giungere a conclusioni biogeografiche, poichè cancellerebbero ripartizioni minori estremamente significative: ad esempio, parlare unicamente di specie a distri- buzione mediterranea includendovi, non solo quelle veramente olomediterranee, ma anche le circumtirreniche, le N-mediterranee orientali, ecc. significherebbe partire da premesse che condurrebbero a risultati non validi. Altrettanto importante è evitare un eccessivo frazionamento e conseguente moltiplicazione delle categorie, poichè ciò porta all’inevitabile conseguenza di fantasiose costruzioni biogeografiche; a tale polverizzazione delle categorie co- rologiche si deve far risalire la responsabilità della ideazione di tanti bizzarri «ponti» che in maniera semplicistica dovrebbero automaticamente spiegare ogni distri- buzione discontinua. Si dimentica troppo spesso che nella maggior parte dei casi le distribuzioni discontinue rappresentano soltanto resti di un antico areale più ampio e che nella regione paleartica durante l’ultimo milione di anni si sono verificati così imponenti e alterni mutamenti climatici che si può asserire che nes- suna specie di questi territori ha visto, durante il Quaternario, il proprio areale restare più o meno invariato per un periodo di tempo superiore ai 50.000 anni; e molto spesso si tratta di periodi notevolmente più brevi. Ricorderò qualche caso concreto; distribuzioni già citate del tipo: Provenza-Sicilia, Sardegna-T'unisia, Sardegna- Sicilia; Sicilia-Tunisia, Sardegna-coste tirreniche della penisola, non costituiscono altrettanti problemi biogeografici, ma sono da ritenersi quale resi- dui di una distribuzione circumtirrenica che si è fortemente ridotta in seguito alle vicissitudini climatiche del Quaternario, come ho avuto più volte occasione di illustrare per alcuni Ortotteri. E qui cade opportuno richiamare l’attenzione su un fatto che non va tra- scurato quando si cerca di stabilire le categorie corologiche della fauna di una regione; è evidente che moltifattori, climatici, edafici, di competizione, derivanti dal- la natura del suolo, ecc. hanno limitato la diffusione della specie nel proprio areale 165 in maniera più o meno notevole: praticamente non esiste specie che sia diffusa con reale continuita, ma la discontinuita € tanto più marcata, quanto più è ridotta la valenza ecologica della specie o, in altri termini, quanto piü essa € specializzata. Cosi, ad esempio, una specie N-mediterranea, rigidamente legata alle aree pa- ludose avrà una distribuzione abbastanza discontinua, che andrà accentuandosi sempre più e in maniera clamorosa, col procedere delle opere di bonifica (l’azione antropica € un fattore che nel nostro paese va sempre tenuto presente). Una specie sabulicola e xerotermofila avrà in Europa di necessità una distribuzione forte- mente discontinua. E gli esempi potrebbero moltiplicarsi, soprattutto se si con- siderano specie fitofaghe e nello stesso tempo monofaghe: ma anche in tale ultimo caso bisogna andare estremamente cauti perchè & facile che sfuggano alla nostra osservazione piante a limitata diffusione le quali possano essere utilizzate da fitofagi, a torto ritenuti monofagi soltanto perchè si nutrono più vistosamente di una specie vegetale a larghissima diffusione. Le categorie corologiche che abbiamo illustrato, non possono quindi pre- scindere da una precisa e circostanziata conoscenza della diffusione di una specie: diffusione e distribuzione sono caratteristiche biogeografiche interdipendenti, ma una non può sostituire l’altra; la diffusione è un dato di fatto concreto ed è puramente descrittiva, la distribuzione è una generalizzazione, quasi un’astrazione, che implicitamente contiene in sè anche il concetto storico della origine e della passata massima diffusione della specie. 166 G. SICHEL Istituto di Zoologia ed Anatomia Comparata dell’Universitä di Catania UNA NUOVA SPECIE DI LEPIDOTTERO ESPERIDE (SLOPERIA SOVIETICA N. SP.) DI SAREPTA (U.R.S.S.) Esaminando un gruppo di circa 80 esemplari di Sloperia proto (Och.) pro- venienti da quasi tutte le zone del suo areale, ho trovato due di questi Esperidi da Sarepta (U.R.S.S.), mandatimi in istudio dal British Museum e determinati come Sloperia proto aragonensis Sagarra, che si sono mostrati, dopo un esame accurato dei copulatori, come appartenenti ad una specie molto simile a proto ma da essa ben distinguibile e, a quanto mi consta, nuova per la scienza. Com'è noto, gli Autori distinguono varie sottospecie di S. proto. Fra queste, aragonensis giungerebbe sino a Sarepta, mentre, poco più ad oriente, volerebbe un’altra sotto- specie di proto e cioè lycaonius Wagner. Questa, infatti, sarebbe stata catturata anche ad Uralsk (+). Tralasciando qui le questioni concernenti la differenziazione subspecifica di proto che hanno costituito argomento di una mia ricerca in corso di stampa, ricordo che /ycaonius si distingue dalle altre cosidette sottospecie di proto per la particolare forma dell’ala anteriore che nei maschi, solo sesso che ho potuto esaminare, è più stretta, sicchè appare molto più slanciata. Fra gli esem- plari del British Museum, i due maschi di Sarepta, come ho già ricordato, erano determinati come S. proto aragonensis, ma, a prima vista, data la forma dell’ala anteriore, si sarebbero potuti collocare fra gli S. proto lycaomius. Da questi, tut- tavia, si scostavano per 1 caratteri del disegno e cromatici che erano realmente simili a quelli di una gran parte di S. proto aragonensis. Anche i copulatori avreb- bero potuto trarre in inganno poichè ad un affrettato esame potevano sembrare di proto; è bastato, però, osservarli con maggior accuratezza per mettere in evi- denza i caratteri che differenziano questa nuova specie da S. proto e da S. mo- hamed (Oberthiir), che vola in Algeria e Marocco e che anche le è affine. Sloperia sovietica sp. nova Olotipo : Sarepta (U.R.S.S.) - 4-VIII-1914, leg. W.G.S.; paratipo : Sarepta (U.R,S.S.) - 14-VIII-1914, leg. W.G.S. Olotipo e paratipo sono conservati presso il British Museum. I caratteri più importanti che distinguono questa specie sono rilevabili a carico dei copulatori. La parte prossimale del tegumen (fig. 1) è notevolmente più larga della distale ed appare percorsa da creste non molto rilevate. L’uncus è lungo e lieve- mente concavo ventralmente. Le apofısı laterali, disposte come nelle altre specie del genere, presentano i caratteri distintivi più salienti: sono costituite da due lamine quasi triangolari, 1 cut lati sono pressochè eguali (figg. 3, 5). Il margine dorsale è concavo; i tre margini presentano qualche denticolo e poche sottili (1) Oltre che Uralsk, l’areale di /ycaonius comprende: Turchia, Anatolia, Siria, Palestina, Irak, Persia. NUOVO ESPERIDEÎDI SAREPTA 167 spine; anche le facce sono quasi lisce, prive di denti e con pochissime spine. La valva (fig. 7) presenta un contorno più o meno romboidale ed è larga quasi uni- formemente in tutta la sua superficie. L’arpa molto larga, si ricurva distalmente e scende sino alla cuiller. Questa, piuttosto corta e tozza, presenta una parte di- stale biforcuta: essa è rotondeggiante e coperta di robusti denti ed è pochissimo Figg. 1-2: Faccia dorsale del tegumen di S. sovietica sp. n. (fig. 1) e di S. proto (Och.) (fig. 2); entrambe le figure sono state eseguite al medesimo ingrandimento. ripiegata medialmente. Osservando la valva dalla sua faccia mediale (fig. 8), si nota l’altra estremità, più prossimale e mediale, della cwller ; tale estremità è costituita da un corto processo rivolto cefalicamente e medialmente, sormontato da numerosi denticoli; dato il ridotto sviluppo in lunghezza, esso lascia vedere l'estremità inferiore dell’arpa. L’edeago (fig. 11), sottile, lungo e a decorso quasi rettilineo, presenta un bulbo pochissimo accentuato in quanto non è di diametro superiore a quello della parte contigua del resto dell’edeago. L’estremita distale è coperta ventralmente da poche e sottili spine. 168 G. SICHEL Copulatori analoghi sono presentati da Sloperia proto (Och.) e da S. mo- hamed (Obthr.), dalle quali, tuttavia, la specie qui descritta & facilmente distin- guibile. Il confronto & stato fatto con numerosi esemplari di proto provenienti da varie regioni; per mohamed mi sono dovuto limitare, per mancanza di materiale, alla microfoto di WARREN (?) e allo schema di Evans (8). mm 5 me nie Figg. 3-4: Apofisi laterali ed estremità distale dell’edeago, visti caudalmente, di S. sovietica (fig. 3) e di S. proto (fig. 4), con lo stesso ingrandimento. Figg. 5-6: Apofisi laterale destra di S. sovietica (fig. 5) e di S. proto (fig. 6), disegnata dopo aver ruotato l’armatura genitale a destra ed in alto, in modo da mostrare tale formazione nella sua massima superficie. Le due figure sono di eguale ingrandimento. In proto, ad esempio, il tegumen (fig. 2) è di larghezza uniforme sia distal- mente, sia prossimalmente, mentre in sovietica la parte prossimale è più larga. Le apofisi laterali sono, come forma, molto simili in proto (fig. 4) e in mohamed poichè sono più lunghe che larghe; in quest’ultima specie sono, inoltre, anche (2) WARREN B.C.S., Trans. Ent. Soc. London, 74: 1-170, 1926. (3) Evans W.H., A Catalogue of the Hesperiidae from Europe, Asia and Australia in the British Museum. London, 1949. NUOVO ESPERIDE DI SAREPTA 169 più grandi zn toto. In sovietica, invece, non solo sono più ridotte, ma si discostano dalle due citate anche per la forma: esse sono, infatti, tanto larghe che lunghe. Contrariamente a proto, le cui apofisi laterali sono fortemente denticolate e ri- coperte di spine (fig. 6), nella specie qui descritta le apofisi laterali sono quasi prive di spine e di denti. In proto la valva (fig. 9) è ovoidale, mentre in mohamed è quasi quadrangolare e quindi la valva di sovietica è più simile a quest’ultima mm 5 Figg. 7-8-9-10: Faccia laterale della valva sinistra di S. sovietica (fig. 7) e di S. proto (fig. 9) e mediale di quella destra di S. sovietica (fig. 8) e di S. proto (fig. 10), col medesimo ingrandimento. che a proto. La cuiller offre interessanti caratteristiche sia a carico dell’estremo distale, sia a carico di quello posto più prossimalmente e medialmente; in proto l’estremo più distale è molto più ripiegato medialmente che in sovietica ; l'estremo più prossimale è sensibilmente più piccolo che in mohamed ma in entrambe supera quello di sovietica. In proto il discreto sviluppo di questo processo (fig. 10) impedisce di scorgere l’estremità inferiore dell’arpa che, invece, resta ben visibile in sovietica, dato che in questa specie il processo è meno sviluppato. L’edeago in proto (figg. 12-14) è un po’ più grosso, con bulbo un po’ più marcato, più ri- curvo ventralmente e con ornamentazione di spine e denticoli molto più forte che in sovietica. Caratteri esterni. Le caratteristiche esterne di questa specie non differi- scono sostanzialmente da quelle di proto. 'l'uttavia, qualche dato che ritengo di un certo interesse si può trovare nella forma dell’ala anteriore. Il suo angolo su- periore è, infatti, molto più spostato all’esterno di quello inferiore, sicchè l’ala appare slanciata, con aspetto simile, come ho già accennato, a quello di S. proto lycaonius ; è invece diversa dal resto delle popolazioni di S. proto in cui Vala an- teriore appare più tozza (Vedi tavola fuori testo). 170 G. SICHEL L’ala anteriore, misurata dall’inizio della nervatura radiale all’apice alare, € lunga nel tipo mm 13, nel paratipo mm 14. La disposizione e la struttura dei disegni della faccia dorsale delle ali & pressoche identica a quelle della generalita di S. proto. Da S. p. lycaonius si distingue, poi, per una minore estensione dei PRE Ca Re SEE TIERE Ar MOTS ted Cee ig Le Le Beinen. À 5 Sy. ve VEIT ARE A Van wo Figg. 11-12-13-14: Faccia laterale dell’edeago di S. sovietica (fig. 11) e di S. proto (fig. 12). Faccia ventrale dell’edeago di sovietica (fig. 13) e di proto (fig. 14). Le quattro figure sono state dise- gnate al medesimo ingrandimento. disegni della faccia dorsale dell’ala posteriore. La faccia ventrale delle ali presenta anche forma e disposizione dei disegni analoghe a quella di proto. Il colore del «fondo » della faccia ventrale delle anteriori & bruno chiaro, delle posteriori ocra- NUOVO ESPERIDE DI SAREPTA 171 ceo chiaro. E difficile stabilire in proposito confronti con proto, data la note- vole variabilità del « colore di fondo » di questa specie; dird solo che, nei confronti degli esemplari di lycaonius che ho potuto esaminare, esso appare un po’ più oscuro. Non mi sono soffermato particolarmente su questi caratteri cromatici € del disegno, data la loro ben nota variabilità di fronte alle condizioni ambientali che sono capaci di influire sensibilmente sull’espressione fenotipica. In conclusione, poichè le sottospecie di proto non hanno differenze nei copulatori e poichè sovietica è inclusa nell’areale di proto, mi pare legittimo ri- tenere la forma qui descritta una buona specie, affine, in base ai caratteri dei genitali, alle congeneri proto e mohamed. 172 LuIGI MASUTTI Istituto di Entomologia agraria dell’Università di Padova Direttore: Prof. Antonio Servadei CONSIDERAZIONI PRELIMINARI SUI COLEOTTERI SCOLITIDI DELLA FORESTA DI CAMPIGNA E NOTIZIE SU ALCUNE SPECIE REPERIBILI LUNGO LA CATENA APPENNINICA Nel quadro delle ricerche faunistiche nella Foresta di Campigna, iniziate alcuni anni fa dall’Istituto di Entomologia agraria dell’Università di Padova, lo studio dei Coleotteri Scolitidi si è subito imposto all’attenzione per la particolare fisionomia della vegetazione arborea, tenuto conto della stretta intimità dei rap- porti intercorrenti tra Scolitidi e piante ospiti. Le osservazioni sono state com- piute in più riprese durante la buona stagione, negli anni 1961-1963, in modo da seguire le vicende del materiale infestato dalla ripresa vegetativa all’autunno. I risultati complessivi dello studio saranno resi noti in un secondo tempo; per ora ritengo interessante segnalare tutte le specie rinvenute, tanto più che i dati biogeografici possono essere confrontati con altri, tuttora inediti, da me ri- levati in precedenza sia sull'Appennino Abruzzese, durante il periodo trascorso alle dipendenze del Corpo Forestale dello Stato presso il Ripartimento di Pescara, sia sull’Appennino Calabro (Sila e Aspromonte), nel corso delle ricerche a suo tempo condotte dall’Istituto di Entomologia agraria dell’Università di Padova. Sono grato al Professor ANTONIO SERVADEI per avermi dato la possibilità di usu- fruire di un contributo del C.N.R., per le osservazioni effettuate in Calabria, e del Centro di Economia Montana delle Venezie, per le indagini compiute nella Foresta di Campigna (1). Inoltre ringrazio sentitamente il Prof. Kart E. ScHEDL, il quale ha ac- cettato di identificare una ragguardevole quantità di materiale a lui inviato per controllare tutte le diagnosi. Con la nota presente non si intende dare più importanza di quanto sia necessario alla segnalazione di specie nuove per le zone studiate; la preoccupa- zione fondamentale è, piuttosto, quella di mettere in evidenza i casi in cui è pos- sibile considerare ogni Scolitide come un’entità biologicamente vincolata, in misura maggiore o minore, alla pianta ospite e, in quanto tale, appartenente a un complesso caratteristico di un determinato habitat in un determinato ambiente. Pertanto l’aver rinvenuto per la prima volta qualche specie nei biotopi esa- minati non è più importante del non averne raccolte alcune altre dove tutto fa- ceva ritenere possibile la loro presenza o dove questa era addirittura già nota. di gran lunga più significativo sapere se una specie sia, o si dimostri local- mente, monofaga, oligofaga o polifaga e se le sue popolazioni rappresentino caso per caso un elemento normale o accidentale della biocenosi. Purtroppo le notizie (1) Con viva riconoscenza ricordo qui il Dottor FABIO CLAUSER, Amministratore delle Foreste Demaniali Casentinesi, il quale, sempre appassionato ai problemi ecologici riguardanti la Foresta di Campigna, in ogni circostanza ha contribuito con cortese premura, per quanto era in suo potere, al normale svolgimento delle ricerche. SCOLITIDI DI CAMPIGNA 173 di cui disponiamo circa la distribuzione degli Scolitidi in Italia sono in parte prive di indicazioni riguardanti le piante ospiti delle specie segnalate: se si de- sidera che gli studi faunistici su tali insetti abbiano un reale valore biogeografico, bisognerà prima o poi giungere a precisazioni del genere anche nella redazione dei cataloghi, tanto più che la conoscenza dell’habitat spiegherà molte frammen- tazioni di areale tuttora difficilmente comprensibili. Il possesso di simili cognizioni permetterà di utilizzare al massimo gli schemi di distribuzione geografica, proposti da LA GRECA (1962), entro 1 quali - per quanto consentito dai dati finora noti - si è cercato di far rientrare i tipi di diffusione attuale delle specie considerate in questa sede. Risulta chiaro, a questo proposito, che apparenti discordanze tra la geonemia degli Scolitidi e i tipi di distribuzione sopra ricordati trovano la spiegazione se nel confronto rientra, come terzo termine, l’areale delle piante ospiti; naturalmente il procedimento logico sarà valido in maggior misura nel caso delle entità monofaghe o tutt'al più oligofaghe, soprattutto se si tiene presente che la diffusione di uno Scolitide, per la facilità estrema con cui diversi individui possono essere trasportati nel modo più banale a grande distanza e per la non infrequente adattabilità ad am- bienti tra loro molto diversi, assume, dal punto di vista biogeografico, un’impor- tanza direttamente proporzionale alla specificità manifestata nei confronti della pianta ospite. Considerate tutte le ragioni finora prospettate, ho ritenuto opportuno esa- minare il complesso degli Scolitidi per gruppi di specie legate a una o a più es- senze arboree. SCOLITIDI DEL Pinus nigra E DEL Pinus laricio Nei biotopi esaminati, i boschi a base di pini neri sensu lato presentano, caso per caso, aspetti diversi e caratteristici. Così nell'Appennino l'osco-Roma- gnolo, esistono pinete artificiali di limitata estensione costituite quasi esclusiva- mente da pino nero di Villetta Barrea, con qualche nucleo di pino silvestre, molto importante dal punto di vista entomofaunistico. In Abruzzo, a partire da un’al- titudine di circa 700-800 m., vaste superfici sono ormai state rimboschite con pino nero di Villetta Barrea in un ampio areale intorno al biotopo da cui l’entità ha derivato il nome; anche in questo caso si notano qua e là tentativi più o meno riusciti di consociare al pino nero il pino silvestre. Ai fini della presente esposi- zione è necessario sottolineare il fatto che spesso, in Abruzzo, la vegetazione dei pini di Castanetum-Fagetum confina con quella del mediterraneo pino d’Aleppo. Sulla Sila e sull’Aspromonte, l’autoctono pino laricio di Calabria costituisce le ben note foreste e rappresenta un habitat quanto mai interessante per la fauna ipidologica. Blastophagus minor Hartig Il reperto relativo alla Sila (Lorica, 2-IX-59) si aggiunge a quelli già noti delle zone montane della Calabria. Altre notizie di catture, riguardanti l'Appennino ‘Toscano, fanno ritenere che il B. minor sia diffuso hihgo l’intera catena e il tipo di pianta ospite riscontrato in Calabria, il pino laricio, dimostra la sua grande adattabilita alle specie del genere Pinus. 174 L. MASUTTI Crypturgus cinereus Herbst Sull’altopiano silano, ai primi attacchi del Blastophagus minor, le cortecce dei pini laricii vengono invase a piccoli focolai dal C. cinereus. La cattura di que- sta specie nei boschi della Calabria (Lorica, 2-IX-59) modifica non poco le at- tuali cognizioni circa l’area di distribuzione, definita da BaLacHowsky (1949) « septentrionale et montagnarde ». Infatti le località europee più meridionali fi- nora note come sede dello Scolitide erano le Alpi e la Corsica. La coesistenza delle due specie, B. minor e C. cinereus, nell’habitat costi- tuito dalla zona subcorticale dei medi e grossi tronchi, dimostra che la presenza di tali Scolitidi nel biotopo considerato è del tutto normale, dato che un’associa- zione di questo genere è da gran tempo conosciuta come elemento di una zooce- nosi caratteristica e frequente nei boschi di pini. Pityophthorus pubescens Marsham Nel tipo di distribuzione euromaghrebina si inquadra decisamente l’areale di questa specie, che ho rinvenuto il 5-IX-59 in rametti di pino laricio a Gam- barie, sull’Aspromonte. Per l’ampia diffusione in ambienti disparati (dalla Svezia — meridionale al Marocco), il P. pubescens può essere considerato come un'entità « plastica » e il suo rinvenimento in Calabria, tra due gruppi di biotopi italici in cui finora la sua presenza è stata accertata (Piemonte- Liguria-Toscana e Sicilia), non è eccezionale. Infatti, sulla pianta ospite, lo Scolitide occupa in tale regione un micro-habitat particolare, cioè 1 rametti di minori dimensioni, che a suo tempo, proprio per costituire la sua sede abituale, gli valsero il nome specifico ramulorum (PERRIS, 1856) e che in questo caso assicurano al P. pubescens una posizione ben definita nel quadro dell’entomofauna del pino laricio di Calabria. Pityophthorus glabratus Eichhoff I rami di pino laricio di circa 2 cm di diametro ospitano una popolazione formata abitualmente dalle due specie di Pityogenes che saranno tra poco trat- tate. Insieme con queste, in proporzione numerica nettamente inferiore, appare sulla Sila (Lorica, 2-IX-59) il Pityophthorus glabratus, la cui distribuzione in Italia è pressochè sconosciuta. In un mio precedente lavoro (MasurTri, 1959) ho segnalato la specie come molto diffusa nei boschi di pino nero d’Austria delle Prealpi Orientali; ivi in realtà la si trova con facilità estrema. Altrettanto non può dirsi per gli estesi rimboschimenti di pino nero dell’Appennino centrale, dove non mi è stato ancora possibile catturare il P. glabratus. L’aver costatato la pre- senza dello Scolitide in territorio calabrese è interessante sia perchè mette in luce una propaggine sudeuropea veramente singolare per la distribuzione di una specie che finora poteva definirsi di tipo chiaramente medioeuropeo orientale, sia perchè il biotopo di raccolta è compreso in una ristretta zona in cui il pino la- ricio vegeta ancora spontaneo. Pityogenes bistridentatus Eichhoff Di questa specie, già nota per la Liguria, le Prealpi Giulie, la ‘Toscana e le Tremiti, ho potuto catturare alcuni esemplari soltanto sulla Sila Grande, nei pressi di Lorica, il 2-IX-59. Ciò conferma, da un lato, che l’areale del P. bistri- dentatus è localizzato nell'Europa centromeridionale e, dall’altro, che questo SCOLITIDI DI CAMPIGNA 175 Scolitide non è molto frequente lungo la catena appenninica. Infatti, dalle ri- cerche finora effettuate in varie pinete del territorio nazionale, mi consta che è più facile trovarlo nei biotopi alpini. Pityogenes bidentatus Herbst Molto più frequente e più uniformemente diffusa della precedente, di cui sembra essere a volte vicariante e a volte collaboratrice, questa specie occupa 1 rami e i cimali del Pinus nigra di Villetta Barrea e del Pinus silvestris in tutto l'Appennino. Possiedo abbondante materiale ottenuto da rami e cimali di 2 e più cm di diametro prelevati sulla Sila (Lorica, 2-IX-59, Pinus laricio), in A- spromonte (Gambarie, 5-IX-59, Pinus laricio), in Abruzzo (Farindola, 24-11-60, Pinus nigra), sull'Appennino 'Tosco-Romagnolo (Foresta di Campigna loc. « La Lama », 9-VI-62, Pinus nigra e Pinus silvestris ; loc. « Prato Bertone », 30-VI-63, Pinus nigra). Le catture effettuate nell’ultimo biotopo citato sono di particolare interesse perchè riguardano alcune piante sparse di pochi anni d’età, collocate a dimora sul crinale dell'Appennino a distanza di qualche km in linea d’aria dalle pinete più vicine; in questo caso la presenza dello Scolitide non si spiega se non ammettendo un regolare trasporto di individui sciamanti da parte del vento. Il fenomeno, del resto, è da tempo noto nel caso di altre specie. Nel complesso il P. bidentatus si dimostra più « plastico » del P. bistriden- tatus, anche se di questo condivide l’habitat e spesso anche il tipo di associazione. Non è raro infatti trovarlo, nei tronchetti di pino di 10-12 anni (1), insieme con l’Orthotomicus erosus. La sua distribuzione italiana è sufficientemente nota e 1 miei reperti non fanno che completare le cognizioni relative alla diffusione lungo ‘l'Appennino. Orthotomicus erosus Wollaston Analogamente a quanto si riscontra sulle Alpi Orientali, gli esemplari di pino nero deperienti vengono attaccati, negli estesi rimboschimenti dell’Abruzzo, anche dall’Orthotomicus erosus, che ivi si comporta da commensale del Pityogenes bidentatus operando nello stesso modo in cui, sulle Alpi e Prealpi Giulie, agisce insieme col P. bistridentatus, nei tronchi di esiguo diametro. In Italia la specie è stata segnalata un po’ dappertutto: i miei reperti del- l'Appennino centrale (Farindola, 24-I1-60) mettono ulteriormente in rilievo, ammesso che ciò sia necessario, la notevole adattabilità di questo Scolitide ai vari ambienti in cui nel nostro territorio vegetano le sue possibili piante ospiti. Nel concludere la breve rassegna degli Scolitidi riscontrati sui pini ‘neri sensu lato, ritengo interessante far notare come nel ristretto e nettamente deli- mitato areale odierno del pino laricio di Calabria si trovino ben tre specie - Bla- stophagus minor, Pityophthorus glabratus e Pityogenes bidentatus - che PFEFFER (1959) considera come specie oligofaghe del pino silvestre « trasmigrate » su (1) Sui monti dell Abruzzo sono invariabilmente attaccati e portati a morte dal P. biden- tatus gli esemplari di Pinus nigra messi a dimora in terreni inadatti, soprattutto in quelli situati sulle coltri argillose addossate al rilievo calcareo principale. Dopo alcuni anni dal rimboschimento, le piante offrono una superficie rapidamente crescente ai venti invernali, che le agitano e ne smuo- vono l’apparato radicale. Le piogge invadono i caratteristici imbuti di terra formatisi intorno al colletto e l’acqua vi ristagna fino alla primavera; proprio in quest'epoca gli adulti del Pityogenes ricercano le piante ospiti per riprodursi. 176 L. MASUTTI pini dell’Europa meridionale. Tale tipo di associazione potrebbe quindi essersi costituito sullo stesso pino laricio al più tardi nel corso della glaciazione würmiana o in un periodo ad essa immediatamente successivo e, comunque, prima del con- tinentale postglaciale. In corrispondenza di questo, infatti, secondo CHIARUGI (1939), si verificò il « massimo depauperamento » della vegetazione italiana: fino a tale epoca il pino laricio, elemento importante di un consorzio oreoxerofilo di antica origine, si era in cospicua misura esteso sicuramente fino alla Toscana, venendo pertanto a sovrapporre parzialmente il proprio areale, per lo meno durante il würmiano, a quello del Pinetum Mugi, formato dal Pinus Mugo e dal P. silvestris, pur occu- pando ciascuno dei due tipi di foresta distinti piani altitudinali. SCOLITIDI DEL Pinus halepensis La fauna ipidologica del pino d’Aleppo non può essere sempre considerata, nel nostro territorio, come assolutamente disgiunta da quella dei pini vegetanti sui rilievi appenninici, sia perchè, come si è rilevato in precedenza, la pianta ospite vive spesso sulle pendici delle montagne, sia perchè qualche specie di Scolitide invade indifferentemente i pini mediterranei e quelli mesofili, partecipando tut- tavia, secondo il caso, a zoocenosi diverse, la cui composizione rappresenta perciò un interessante oggetto di considerazioni ecologiche. Carphoborus perrisi Chapuis La presenza di questa entità mediterraneo-pontica sul pino d’Aleppo è veramente singolare e, dal momento che un solo esemplare è stato ottenuto in Calabria da rametti infestati da Pityogenes calcaratus (Roseto Capo Spulico, IX-59), tutto fa ritenere per ora che si tratti di un fatto puramente accidentale. È noto, infatti, che il C. perrisi vive su varie specie di Pistacia e sull’olivo (cfr. PFEFFER, 1941) (!); ora, il biotopo d’origine dell’esemplare in questione è costi- tuito da un lembo di rada macchia mediterranea in cui sono frequenti i cespugli di lentisco. Porta (1932) cita la specie della Corsica, della Sardegna e della Si- cilia. Crypturgus numidicus Ferrari Crypturgus pusillus Gyllenhal I rimboschimenti costieri a base di pino d’ Aleppo, progressivamente invasi dal mare, per il fenomeno di bradisismo positivo che attualmente interessa il litorale pescarese, ospitano una caratteristica zoocenosi, formata dal Crypturgus numidicus, dal C. pusillus e dall’Orthotomicus erosus, che rapidamente conducono a morte le piante indebolite, operando soprattutto in corrispondenza delle grosse branche. L'associazione O. erosus - C. numidicus, in quanto tale, è stata da tempo chiaramente individuata per la sua attività sui pini deperienti; nel biotopo sopra citato, tuttavia, i reperti relativi al periodo gennaio-febbraio 1960 indicano che dei due Crypturgus, elementi secondari della zoocenosi, il più diffuso e il più abbondante è il C. pusillus. (1) BaLacHowsky (1949) ritiene di dover avanzare riserve circa la segnalazione relativa all’olivo. 5 SCOLITIDI DI CAMPIGNA 177 Le presenti segnalazioni per l’Abruzzo ampliano l’areale italiano finora conosciuto per l’olomediterraneo C. numidicus e dimostrano ulteriormente la grande adattabilità del C. pusillus agli ambienti più vari nell’ambito di una vasta distribuzione paleartica. Pityogenes calcaratus Eichhoff x Non ancora citato per la penisola, il P. calcaratus & noto della Sardegna, delle Tremiti e, per un recente reperto di ZoccHI (1962), dell’Isola di Capraia. La specie è stata da me raccolta in rametti di pino d’Aleppo sul litorale ionico, nei pressi di Roseto Capo Spulico, nel settembre 1959. Il biotopo è nettamente privo di qualsiasi addentellato con orizzonti popolati da altri pini e rientra in un ambiente di Lauretum caldo dall’inconfondibile fisionomia termoxerofila, nel quale bene si inquadra la presenza del tipicamente mediterraneo P. calcaratus. SCOLITIDI DELL’ Abies alba L’ipidofauna dell’abete bianco, da me studiata esclusivamente nella Fo- resta di Campigna, è, nell’insieme, quanto mai caratteristica e si adatta fedel- mente allo schema delle specie monofaghe di tale conifera esposto nel già citato lavoro di PrEFFER (1959). Dal momento che, secondo CHiaruGI (1939), nel post- glaciale l’abete bianco ha formato sull'Appennino « vere foreste pure primitive », è altamente probabile che la zoocenosi riscontrata su tale essenza arborea nei bo- schi tra la Romagna e la Toscana sia presente anche nelle aree occupate dall’ Abzes alba più a sud. Trypodendron lineatum Olivier Nella caratteristica successione di attacchi di Scolitidi agli abeti indeboliti dalla siccità dell’estate 1962, il T. lineatum occupa l’ultimo posto. Nella Foresta di Campigna gli adulti sono in piena attività certamente fino alla metà di giugno: entro tale periodo sono stati da me raccolti ovunque si trovavano abeti invasi, ancora in piedi, dal Cryphalus piceae o sradicati dai venti invernali. Le nostre cognizioni circa la diffusione in Italia (dalle regioni settentrionali al Lazio e alla Sardegna) di questa specie a distribuzione oloartica, devono molto all'importanza assunta dai danni provocati dal 7. lineatum al legname di diverse conifere. Cryphalus piceae Ratzeburg All’inizio del periodo vegetativo, gli strati subcorticali dei tronchi di abete bianco scalzati dalle bufere o indeboliti da altre avversità - tra cui, importantis- sime, le prolungate siccità estive - vengono letteralmente invasi in tutta lunghezza dal C. piceae che nel corso dell’estate, da solo o con la collaborazione dei Pi- tvokteines, sottrae alle piante deperienti ogni possibilità di ripresa. Già nel corso dell’estate gli esemplari colpiti sono visibili a grande distanza per il colore rosso bruno della chioma ormai disseccata e in settembre pullulano di Scolitidi in modo tale che le specie corticicole possono, tutt'al più, utilizzare in piccola parte per un altro solo anno i tronchi attaccati. Distribuita nei territori a clima temperato dell’Europa e segnalata in Giap- pone, questa specie risulta essere diffusa da noi lungo l’arco alpino; per le altre regioni, esiste un’indicazione relativa alla foresta di Vallombrosa. La presenza 178 L. MASUTTI sull’Appennino Tosco-Romagnolo & perfettamente comprensibile, dato che, come è noto, il C. piceae apre generalmente la serie degli insetti che devastano gli abeti bianchi comunque indeboliti. Le catture da me effettuate nella foresta di Campigna nel periodo tra giugno e settembre, durante gli anni 1961-1963, interessano i biotopi in cui vegeta l’Abies alba, dalla « Lama » e zone adiacenti a Camaldoli, a Campigna, al « Passo dei Fangacci ». Cryphalus abietis Ratzeburg Oltre al C. piceae, di ben diversa importanza ecologica e tecnico-forestale, nelle Foreste Casentinesi si trova anche il C. abietis, specie di uniforme distri- buzione euroasiatica, segnalata in Italia in alcune regioni settentrionali e in T'o- scana. Il mio unico reperto, risalente al 15-IX-61, si riferisce a una piccola po- polazione occupante il cimale di un giovane esemplare di Abies alba presso la località «La Lama», insieme con un ridotto nucleo di Pityophthorus pityogra- phus Ratz. Pityophthorus pityographus Ratzeburg I dati da me raccolti circa la distribuzione del P. pityographus in Italia si prestano ad una interpretazione di notevole interesse biogeografico, in quanto sembrano confermare quanto asserito da PFEFFER (1940) circa la coincidenza del- l’areale dello Scolitide con quello della Picea e dei vari Abies europei. Infatti la specie è presente ovunque nella Foresta di Campigna (15-IX-61; 9-VI-62; 30-VI-63), ove attacca, anche indipendentemente dall’intervento di altri insetti ad azione primaria o secondaria, le parti periferiche della chioma degli abeti bianchi in corso di lento deperimento; inoltre il P. pityographus è stato da me raccolto sulla stessa pianta ospite, a Gambarie d’Aspromonte (5-IX-59). Quindi entrambe le segnalazioni si riferiscono a biotopi rientranti in un vasto areale italico primitivo dell’ Abies alba, oggi frammentato in poche stazioni superstiti. Nella nostra penisola, è nota finora la presenza del P. pityographus nelle regioni alpine, nonchè in Toscana, Lazio e Campania. Pityokteines curvidens Germar La distribuzione italiana finora nota di questa entità riguarda Piemonte, Toscana e regioni meridionali non meglio specificate da CecconI (1924). Nella Foresta di Campigna, il P. curvidens è stato da me rinvenuto sul versante ro- magnolo entro un’ampia zona intorno alla località « La Lama »; ivi lo Scolitide è abbastanza frequente, benchè non certo abbondante, sotto le cortecce dei grossi esemplari di abete sofferenti e, in ogni caso, si trova associato al Cryphalus piceae. Pityokteines vorontzovi Jacobson Le principali opere che raccolgono i dati relativi alla coleotterofauna ita- liana non citano questa specie se non per la Corsica: Merıs (1951) la segnala in provincia d'Arezzo. Gli abeti bianchi delle Foreste Demaniali Casentinesi sono spesso invasi dal P. vorontzovi che ivi agisce sempre in concomitanza col Cryphalus piceae, analogamente a quanto si riscontra nel caso del P. curvidens, del quale lo Sco- litide in questione è risultato essere di gran lunga più frequente e abbondante SCOLITIDI DI CAMPIGNA 179 negli abeti danneggiati dai venti invernali e dalla successiva siccita nel 1962, sul versante nord-orientale dell’Appennino. | Il P. vorontzovi & stato raccolto sui pendii che degradano verso la « Lama » e nei boschi lungo tutta la strada forestale che congiunge tale localita con il « Can- cellino », presso il Valico dei Mandrioli (19-IX-61; 9-11-VI-62 e, da materiale prelevato, 20-VII-62). La serie cronologica degli Ipidi dell’Abete bianco, aperta con l’attacco pri- mario del Cryphalus piceae e dei quasi contemporanei Pityokteines vorontzovi e P. curvidens, si conclude rapidamente, entro la prima estate, con la penetrazione del Trypodendron lineatum. L'intervento del Pityophthorus pityographus può ve- rificarsi in qualsiasi epoca e generalmente si intensifica nel secondo anno sui ci- mali delle piante già invase dalle altre specie e non asportate tempestivamente. In tali circostanze si assiste pure a una recrudescenza delle invasioni del P. vo- rontzovi, soprattutto verso le parti periferiche della chioma, in corrispondenza delle quali si espandono ancora le ultime popolazioni di C. piceae. Gli ultimi ad abbandonare la pianta ospite sono i Trypodendron, insieme con i primi Ceram- bicidi (Rhagium bifasciatum F. e Anaglyptus gibbosus F.) (1). ALTRI SCOLITIDI DELLE CONIFERE Molto diffuso nella Foresta di Campigna su Funiperus communis è il Phloeo- sinus thuyae Perris (« Campo alla Sega », 16-IX-1961), che ho rinvenuto pure su Cupressus sempervirens in un rimboschimento in provincia di Pescara (Bussi sul Tirino, 1-IX-60). Dei due reperti, il più interessante è certamente quello relativo all’Abruzzo, perchè contribuisce a chiarire la distribuzione di questa specie in Italia; infatti, come rileva ZoccHI (1956), disponiamo di non molte notizie in proposito. In appendice segnalo una cattura di Hylastes cunicularius Erichson, ef- fettuata dal Sig. CALLEGARI di Ravenna, nel maggio 1961, a Campigna. SCOLITIDI DELLE LATIFOGLIE Ruguloscolytus rugulosus Ratzeburg Comune in tutta Italia e divenuto ormai cosmopolita, il R. rugulosus è molto frequente nei pescheti in provincia di Pescara (Montesilvano, XII-60). Scolytochelus multistriatus Marsham Scolytus pygmaeus Fabricius : Diversi esemplari di questi due notissimi parassiti dell’olmo sono stati ottenuti nell’ottobre 1960 da tronchi di Ulmus campestris gravemente infestati lungo il fiume Orta, nei pressi di Caramanico (Pescara). Scolytus intricatus Ratzeburg Nei primi giorni del giugno 1962 i tronchi di Quercus cerris abbattuti entro la Foresta di Campigna presentavano, nelle località « La Lama » e « Campo alla (1) Cortesemente determinati dal Prof. E. Fucus di Vienna. 180 L. MASUTTI Sega» (versante romagnolo), gli strati subcorticali invasi dallo S. intricatus, la cui distribuzione in Italia è nota sicuramente per quanto riguarda la ‘Toscana, il Lazio e le due maggiori isole. La specie è diffusa in tutta Europa e, benchè si trovi più spesso sulle querce, dimostra una notevole polifagia, che le permette di adattarsi a diversi tipi di ambiente forestale. Hylesinus oleiperda Fabricius Frequente nelle Foreste Demaniali Casentinesi su Fraxinus ornus («La Lama», 1-VI-62; «Campo alla Sega», 30-VI-63), questo Scolitide legato alle Oleacee si adegua facilmente al clima di Fagetum in Abruzzo, dove è stato tro- vato più volte in tronchi di Fraxinus excelsior a circa 1500 m sul M. Morrone (Tocco da Casauria, XII-60). La distribuzione generale dell’H. oleiperda può definirsi eurosudmediter- raneo-pontica. Hylastinus fankhauseri Reitter I polloni di Cytisus, che vegetano ai limiti superiori della faggeta in capo alle valli più fresche dell'Appennino Tosco-Romagnolo, presentano un po’ dappertutto tracce dell’attivita dell’H. fankhauseri, ritenuto erroneamente da BALACHOWSKY (1949) una specie « confinée aux Alpes». In realtà, già CECCONI (1924) lo ha segnalato sui monti della ‘Toscana e il mio reperto del 16-IX-61 (località varie sopra « La Lama », Bagno di Romagna) conferma, se necessario, che la specie è ben insediata sugli Appennini e che, pertanto, la sua distribuzione è tipicamente alpino-appenninica. Phloeotribus scarabaeoides Bernard Di questo insetto, ampiamente distribuito nel bacino del Mediterraneo e ben noto in tutta Italia, ho ottenuto diversi esemplari in Abruzzo, da rami d’o- livo (Civitella Casanova, 25-VI-60). Phloeophthorus rhododactylus Marsham È specie conosciuta in quasi tutto il territorio nazionale: il suo areale W- europeo-maghrebino si accorda chiaramente con le preferenze dello Scolitide, volte alle specie arbustive delle Genistee mediterraneo-atlantiche. I cespugli di Sarothamnus scoparius ospitano frequentemente il P. rhododactylus nella Foresta di Campigna. Gli esemplari in mio possesso provengono da varie località situate lungo la strada forestale dal « Cancellino » al «Campo alla Sega» (16-IX-61; 9-VI-62). Hypoborus ficus Frichson > Il mediterraneo-macaronesico H. ficus & tanto comune in Italia, che la cattura da me effettuata in Abruzzo non merita di essere segnalata se non per l’altitudine (oltre 1000 m.s.m., Farindola, 20-II-60). Liparthrum genistae Aubé Tra i cespugli di Spartium junceum che ricoprono le colline argillose del- l’Abruzzo e si spingono in alto fin nelle chiarie dei cedui di cerro, non è raro in- dividuare a distanza gli esemplari completamente disseccati e biancheggianti; SCOLITIDI DI CAMPIGNA 181 se dalla parte legnosa di questi si solleva la corteccia, si nota spesso un intrico di minutissime gallerie scavate dal L. gemstae, Scolitide a distribuzione mediter- ranea occidentale, non ancora segnalato, nelle opere di carattere generale, per la penisola nè per la Sicilia. Gli individui da me raccolti provengono da Ma- noppello (28-I-60) e da Montebello di Bertona (X-60), in provincia di Pescara. Xylocleptes bispinus Duftschmidt Ai margini dei boschi e lungo le siepi, sulle piante di Clematis, è facile tro- vare questa notissima specie, a distribuzione euro-anatolico-maghrebina; nella Foresta di Campigna essa è rappresentata da cospicue popolazioni che vivono nelle più vistose liane di vitalba (« La Lama », 15-IX-61). Taphrorychus bicolor Herbst La presenza di questa entità europea nei boschi dell'Appennino Tosco- Romagnolo è di ben scarso rilievo dal punto di vista biogeografico, in quanto una impensabile polifagia permette allo Scolitide di sopravvivere nei consorzi ar- borei più vari nel piano montano. Verosimilmente il T. bicolor è presente in tutti i boschi italiani, per lo meno nelle zone del Castanetum e del Fagetum. Il mio unico reperto si riferisce alla località « La Lama» (su Acer pseudoplatanus, 15-IX-61). Ernopocerus fagi Fabricius Le numerose indicazioni fornite da PFEFFER (1955) circa la diffusione di questo Scolitide possono essere facilmente riunite in un unico quadro di distri- buzione mediosudeuropeo-pontica; dopo di che si rileva come l’areale cosi ot- tenuto corrisponda alla somma di quelli del Fagus silvatica e del F. orientalıs (cfr. FENAROLI e GIACOMINI, 1958, p. 34), piante ospiti di gran lunga preferite dall’E. fagi. Anzi, la conoscenza dell’areale floristico aiuta a delineare meglio quello faunistico, così che, per esempio, la distribuzione italiana dell’E. fagr, che in qualche pubblicazione straniera risulta essere tuttora limitata alle regioni settentrionali, deve certamente comprendere l’Appennino Centrale, come, del resto, confermato dai dati esposti da LUIGIONI (1929) e Porta (1932). Non è inoltre illogico ritenere che la specie sia diffusa in tutte le nostre zone di Fagetum ; nella Foresta di Campigna essa è reperibile ovunque («La Lama», 16-IX-61; Passo della Calla, 19-IX-61). Anisandrus dispar Fabricius L’A. dispar, entità a distribuzione eurocentroasiatico-maghrebina, è stato rinvenuto il 30-VI-63 nel legno di un tronco di Cerasus abbattuto in località «Campo alla Sega » (Foreste Demaniali Casentinesi). Dal punto di vista ecolo- gico la presenza di tale insetto quanto mai polifago non assume significati di ri- lievo e deve ritenersi del tutto normale in un consorzio vegetale così vario come quello in cui è stata riscontrata. La composizione del gruppo degli Ipidi biologicamente legati alle latifoglie non offre spunti per una chiara interpretazione in senso biogeografico, in quanto è difficile identificarvi tipi di associazione che abbiano un significato inequivo- cabile. PFEFFER (1959) osserva, a questo proposito, che le latifoglie europee presen- tano, nell’ambito dei generi, entità molto affini e frequenti incroci interspecifici, 182 L. MASUTTI offrendo pertanto un habitat adatto aglı Scolitidi oligofagi. Questi ultimi, in ve- rità, costituiscono una percentuale ragguardevole dell’ipidofauna della Foresta di Campigna e le specie monofaghe ivi esistenti vivono su piante talmente co- muni e diffuse, che il loro rinvenimento non deve ritenersi eccezionale. Nell'insieme, tuttavia, gli Scolitidi delle latifoglie manifestano, nei boschi dell'Appennino ‘Tosco-Romagnolo, aspetti caratteristici dei complessi reperibili nelle foreste montane dell'Europa temperata; ciò è confermato dai tipi di zoo- cenosi riscontrati sulle conifere, in particolare sull’abete bianco, e si accorda per- fettamente al tipo di consorzio vegetale. Alle stesse altitudini, ma in un ambiente ormai profondamente mutato, perviene, sull'Appennino Abruzzese, qualche elemento proprio della zona del Lauretum. RIASSUNTO È stata studiata la distribuzione di 33 Coleotteri Scolitidi in alcune zone montane dell’Italia peninsulare: nelle Foreste Demaniali Casentinesi (Appennino Tosco-Romagnolo), sull’ Appen- nino Abruzzese, sulla Sila e sull’Aspromonte. Per alcune specie è stato possibile ampliare notevol- mente le cognizioni circa la distribuzione; nel complesso, tenuto conto della facilità di diffusione accidentale, si è costatato come la composizione delle zoocenosi relative alle varie piante ospiti, tra cui di gran lunga le più significative sono le conifere, si spieghi con sufficiente chiarezza alla luce delle conoscenze circa le vicende subite nel postglaciale dalla vegetazione appenninica. ZUSAMMENFASSUNG Man hat die Verbreitung von 33 Scolytiden in einigen Gebirgsgegenden der italienischen Halbinsel (Foreste Demaniali Casentinesi, Appennino Abruzzese, Sila und Aspromonte) studiert. Es war möglich, die Kenntnisse über die Verbreitung einiger Arien in bedeutender Weise zu erweitern; im allgemeinen hat man beobachtet, dass, obwohl die zufällige Übertragung immer möglich ist, die Zoozönosen der verschiedenen Wistapfabzen; unter welchen die Koniferen wirk- lich hadcutaseesnll sind, auf Grund der Kenntnisse über die Abwechselungen der Apenninen- flora nach der Eiszeit hinlänglich erklärt werden können. RESUME On a étudié la distribution de 33 Coléoptères Scolytides dans quelques zones montagneuses de l’Italie peninsulaire: dans les « Foreste Demaniali Casentinesi » (Appennino Tosco-Romagnolo), sur l'Appennino Abruzzese, sur la Sila et sur 1’ Aspromonte. Pour quelques espèces on a pu étendre les connaissances concernant la répartition; dans l’ensemble, compte tenu de la facilité de diffu- sion accidentelle, on a constaté que la composition des zoocénoses relatives aux plantes-hôtes, parmi lesquelles les conifères sont les plus significatives, devient compréhensible d’une façon assez claire à l’aide des connaissances au sujet des vicissitudes de la végétation apennine après le Glaciaire. BIBLIOGRAFIA BALACHOWSKY A., (1949) - Faune de France. Coléoptères Scolytides, pp. 1-320; 300 figg., Leche- valier, Paris. CecconI G., (1924) - Manuale di Entomologia forestale, pp. I-XIX e 1-680, figg. 786, Tip. d. Seminario, Padova. CHIARUGI A., (1939) - La vegetazione dell’ Appennino nei suoi aspetti d’ambiente e di storia del popolamento montano. Soc. It. per il Progr. d. Sc., pp. 1-37, Roma. FENAROLI L. e GIACOMINI V., (1958) - Conosci l’Italia. Vol. II. La Flora, pp. 1-275, 654 figg., T.C.I., Milano. 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ENT ir Vor. NET -(FSWIDyuasy90) 01044 07044 viaadojS - € ‘SIA ‘(rouse MA) s72u0094] 01044 D14240]S :7 ‘SIA "eAou ‘ds 09121008 D11940]S :] ‘SIA INDICE Baccını A., RoncHETTI G. - Ricerche sperimentali sul comportamento degli Ar- tropodi. IV. Registrazione attografica con Blaps mucronata Latr. in disidra- tazione (20-V-1964) . . ERDE Ne Re EN Pan 5 Berio E. - Rettifiche alla mia « Faunula di Nocsuidoe della regione del Penice » (20-IX-1964). i . i 3 k AR ; : ; | 3 ; di 21 Berio E. - Comment to the proposal of rejection for nomenclatural purposes of Hübner’s paper entitled « Erste Zuträge zur Sammlung exotischer Schmetter- linge » printed in 1808, as submitted by J.W.B. Nye Zool. Nomencl., vol. XXI, pt. 6, March 1964) (30-IX-1964). Tiare ty » 129 CoMBA M. - Su alcuni generi di Imenotteri Melliferi dell’Italia Case (Note fau- nistiche ed ecologiche) (Hymenoptera, Apoidea) (20-VI-1964) . \ i ; » 21 FocaRILE A. - Ecologia e geonemia di Paederus (s. str.) melanurus Arag. (Coleoptera Staphylinidae) (Contributo alla conoscenza faunistica dei een vere (20-IX-1964). : 5 > 80 FOCARILE A. - Gli Asaphidion del gruppo Hu n), con PR FOROS alla fauna ana (Studi sui Carabidae italiani, 7°) (20-IX-64) : a : i » 97 Invrea F. - L’Ing. Paolo Bensa (30-IX-1964) . i i i : : » 145 La Greca M. - Le caratteristiche corologiche degli elementi faunistici italiani (30-XII-1964) i 2 i ; : : ; À - i : » 147 MasuTTi L. - Considerazioni preliminari sui Coleotteri Scolitidi della foresta di Campigna e notizie su alcune specie reperibili lungo la catena appenninica (30-XII-1964). . ; À a ) È i ; | 2 : J > È » 172 RoncHETTI G. - Vedi: BaccINI A., RONCHETTI G. STORACE L. - Ancora sul Papilio demodocus Esper 1798 (= demoleus L. Mes: dadi pidoptera, Papilionidae) (20-V-1964). NET $i 6 Storace L. - Sul cosiddetto dro erithonioides Smith (Lepidoptera, Papilinidue) (20-VI-1964). 3 ; à > 58 SICHEL G. - Una nuova specie di Bee Esperide (Sloperia sovietica n. ae di Sarepta (U.R.S.S.) (30-XII-1964). . SRO TEE LIE » 166 STURANI M. - Aggiunte e correzioni alle Osservazioni e ricerche biologiche sul ge- nere Cabal Linnaeus (sensu lato) (Coleoptera Carabidae) (20-VI-1964) . ; » 63 La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’estratto. Dott. EMILIO BERIO - Direttore responsabile REGISTRATO AL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 76 (14 LUGLIO 1949) FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - Via Monticelli, 11 - GENOVA STAMPATO IN ITALIA ta: Haies I è er SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA : Sede in GENOVA, Via Brigata Liguria, N. 9 presso il Museo Civico di Storia Naturale CONSIGLIO DIRETTIVO PER IL BIENNIO 1964-65 PRESIDENTE: Dott. Fabio Invrea. Vice PRESIDENTE: Prof. Cesare Conci. SEGRETARIO: Nino Sanfilippo. AMMINISTRATORE: Dott. Emilio Berio. DIRETTORE DELLE PUBBLICAZIONI: Prof. Alessandro Brian. ConsIGLIERI: Prof. Athos Goidanich, Prof. Guido Grandi, Dott. Mario Magistretti, Prof. Mario Mariani, Prof. Antonio Porta, Prof. Sandro Ruffo, Prof. Mario Salfi, Prof. An- tonio Servadei, Livio Tamanini, Prof. Filippo Venturi, Prof. Edoardo Zavattari. REVISORI DEI CONTI: Dr. Giorgio Bartoli, Giovanni Binaghi, Dr. Tullo Casieela — Supplenti: Prof. Mario Franciscolo, G. B. Moro. Quota per il 1965: Soci ordinari: L. 3000; Studenti: L. 1500; Soci all'Estero L. 3500: Abbona- mento alle pubblicazioni per i non soci: Italia L. 3500; Estero: L. 4500. Si prega di fare i versamenti esclusivamente a mezzo del Conto Corrente Postale: N. 4/8352 intestato a: Soc. Entomologica Italiana, Via Brigata Liguria 9, Genova. + i ‚La corrispondenza relativa alla Società deve essere indirizzata impersonalmente alla Società Entomologica Italiana, Via Brigata Liguria 9, Genova (116). AVVISO IMPORTANTE PER GLI AUTORI Gli originali dei lavori da pubblicare devono essere inviati dattilografati a righe di- stanziate, scritti su di un solo lato del foglio, e nella loro sedazione completa e defini- tiva, compresa la punteggiatura. Gli Autori devono a alle peat norme di sottolineatura: per le parole in corsivo (normalmente nomi in latino); per le parole in neretto (normalmente nomi generici e specifici nuovi); per le parole in carattere distanziato; per le parole in carattere MAIUSCOLETTO (per ‘lo più nomi di Autori). Gli eventuali disegni devono essere trasmessi con il dattiloscritto e muniti delle loro diciture. Le incisioni, sia per le figure nel testo come per le tavole, non possono in nessun caso sorpassare la giustezza della pagina (cm. 12 in larghezza, cm. 18 in altezza, comprese le spiegazioni); i disegni originali o più grandi dovranno essere ridotti nel clichè a tale misura o a dimensioni minori. Le eventuali spese per correzioni rese necessarie da aggiunte o modificazioni al testo originario saranno interamente a carico degli Autori. La Società concede agli Autori 50 estratti gratuiti senza copertina. Chi li desiderasse con la copertina o in numero maggiore è tenuto a farne richiesta sul dattiloscritto o sulle prime bozze. I prezzi sono i seguenti: Fr copie n. 50 : n. 100 pag. 2 L. 600 L. 1.100 » 4 » 1.000 » 1.500 » 8 » 1.100 » 1.800 » 12 » 1.500 » 2.500 » 16 » 1.900 » 3.500 Copertina stampata: n. 50, L. 1.800; n. 100, L. 2.100; n. 150, L. 3.000. SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936 OLUME ZLIII - 1964 FASCICOLO SUPPLEMENTARE ee ee Et es TS dt ET ESS. - CANAL RI ded I VA A Le o LEE “WIAA E uf % NT % 4 "i ÿ 4 \ \ PRA nf N DANS À \ SUL UO ZUUD / RL f oS A f te g im ry on ors 8 IT S A È j 0 a # ann, RE > s Ano ail Sede della Societa Genova — Via Brigata Liguria, 9 Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI 1964 rät Pi i; ME MORSE SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936 VOLUME Abit 1804 FASCICOLO SUPPLEMENTARE Sede della Societä Genova — Via Brigata Liguria, 9 Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI 1964 ye sl Vedi pt mc D PO ea N R Pa n ì 4 "a J.A. RUBZOV (Istituto Zoologico dell’ Accademia delle Scienze dell URSS - Leningrado) SIMULIIDAE D’ITALIA Memoria I (*) La collaborazione internazionale scientifica ufficiale tra 11 Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano e la Accademia delle Scienze di Mosca trova - nella iniziativa del Centro di studio di Ento- mologia alpina e forestale del C.N.R. medesimo a Torino, di associare alle proprie indagini entomo- logiche l’opera competente del Prof. J. Rubzov dell’Istituto di Zoologia di Leningrado dell’ Accademia predetta, specialista di fama internazionale - un valido esempio realizzato con fruttuoso successo di importanti scoperte. I Ditteri Nematoceri della famiglia dei Simuliidae, igrobionti e parzialmente ema- tomizi, sono in Italia oggetto di studi sporadici e limitati per quanto seri (cito ad onore il Rivosecchi dell’ Istituto Superiore di Sanità), ad onta dell’alta importanza anche sanitaria della loro attività biotica. Il presente primo cospicuo contributo originale del Prof. Rubzov sulla faunula alpina e subal- pina italiana dei Simuliidae, da lui personalmente indagata ed analizzata sul posto, serve tanto ad arricchire quanto a stimolare le conoscenze scientifiche sull’interessante gruppo di Ditteri. Gli apporti di novità tassonomiche del presente scritto sono valorizzati dalla messe di informazioni morfologiche ed ecologiche che l’ A. vi ha preziosamente aggiunto. La traduzione in lingua italiana del testo originale russo è opera del Dipl. Ing. S. v. Novicky di Vienna. Athos Goidanich La storia dello studio dei Simuliidi italiani può essere esposta in breve. I primi cenni su questi Ditteri Nematoceri si trovano nel « Genera italica ordinis dipterorum » del RONDANI (1860). Fra gli altri lavori non recenti, nei quali tro- viamo ormai anche nomi di specie, si possono ricordare le comunicazioni com- parse in connessione alle discussioni intorno all’erronea ipotesi del SAMBON, che le larve dei Simuliidi trasmettessero la pellagra. Al V Congresso Italiano dedicato alla pellagra, TERNI, BENSI, FIORANI e Bassi (1912, p. 197, secondo Corti, 1914) citarono per la Lombardia: lineata Mg., reptans L., cinerea Macq., nonchè due varietà ed una specie nuova, glabra, caratterizzata da «un torace nero ebano e lucido perchè glabro ». Secondo Corti (1914) cinerea Macq. è un sinonimo di lineata Mg., mentre invece glabra è un sinonimo di reptans L., che fu confusa con ornata Mg. Allo stesso Congresso FAGGIOLI (1912, p. 137) se- gnala per la provincia di Ravenna 3 specie: maculata Mg., cinerea Macq. e reptans L. Si possono considerare come primi lavori di sistematica particolareggiati sui Simuliidi italiani i due articoli di Corti (1914, 1916). Detti articoli di CORTI (allora collaboratore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Pavia) sono ba- sati su di uno studio dettagliato del materiale a lui accessibile allora in Italia e sulle consultazioni con ditterologi specialisti di Budapest, Berlino e di altre città europee. CORTI distinse e descrisse 9 specie: ornata Mg., reptans L., argenteostriata Strobl., lineata Mg., maculata Mg., aurea Fries, latipes Mg., hirtipes Fries, e, (*) Pubblicazione n. 102 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Nazio- nale delle Ricerche (diretto dal prof. Athos Goidanich). 6 J.A. RUBZOV finalmente, bezzil sp. n. Benchè parecchi di questi nomi, per i motivi che espor- remo, debbano oggi considerarsi caduti, bisogna tuttavia riconoscere che la di- | stinzione delle specie e le descrizioni di CORTI sono, per l’epoca, di un livello molto elevato. In particolare è da notarsi che egli distingueva qualche specie di MEIGEN, cosa che i successivi autori fino ai nostri giorni non sono più stati capaci di fare. CORTI distingueva, ad esempio, due buone specie: lineata Mg. e maculata Mg., le quali furono più tardi (la prima apparentemente per iniziativa degli AA. del Catalogo dei Ditteri, BECKER, BEZZI et al., 1903) messe in sinonimia di una ter- za buona specie, cioè la equina L. Questa sinonimia errata rimase nella letteratura moderna (SMART, 1945; RivoseccHI, 1960), nonostante il fatto che Corti (1916, p. 231) accennasse molto chiaramente alle differenze tra le specie in causa. Le descrizioni di CORTI sono molto dettagliate e non hanno perso fino ad oggi il loro valore e così pure le sue osservazioni biologiche. Probabilmente CORTI possedeva nella sua collezione più di 9 specie, ma fu ostacolato nella loro deter- minazione dalla metodologia dei tempi: CORTI non studiava gli organi copula- tori in preparati microscopici, cosa proposta dal LUNDSTROM (1911) tre anni prima dell’apparire del lavoro di Corti. Come si può vedere nel testo della prima comunicazione (1914, p. 193), CORTI conosceva questo lavoro, utilizzato con suc- cesso dall’Epwarps (1915) in quegli anni. Anche i caratteri delle fasi preimma- ginali restavano estranei all'osservazione di CoRTI. Questi caratteri saranno poi usati dallo stesso Epwarps (1926) cinque anni dopo i lavori del CORTI, e ver- ranno accettati da tutti gli studiosi di questa Famiglia. Mancavano anche ı di- segni, senza 1 quali non è adesso neanche pensabile una descrizione sistematica delle specie dei Simuliidi. Fino a quest’ultimissimo periodo non fu intrapresa una revisione sistema- tica dei Simuliidi italiani. Per circa quarant’anni non furono pubblicate che poche comunicazioni frammentarie. ENDERLEIN (1921) descrisse (in modo molto poco soddisfacente) una nuova specie della Sardegna (Wilhelmia dahlgruni). L’Autore della presente comunicazione (RuBzov, 1956) accenna alle specie da lui raccolte nel 1947 nei dintorni di Roma, Napoli, Firenze e Messina e a qualche specie descritta precedentemente: Wilhelmia mediterranea Puri, Wilhelmia saloprensis Edw., Wilhelmia balcanica End., Eusimulium trabeatum End., Simulium votlensis Serban. Viene anche descritta una nuova specie: Prosimulium conistylum. In questi ultimi due anni furono pubblicati dall’Istituto Superiore di Sa- nità di Roma alcuni articoli specialistici (RivoseccHI, 1960a, 1960b, 1961). I primi due lavori, che contengono la descrizione di una specie nuova (Stmulum pontinum), sono una eccellente conferma di una nostra opinione già pubblicata (Rugzov, 1956, 1960, 1961), cioè che la specie cosmopolita Odagmia ornata Mg. (sensu lato) sia composta da un complesso di specie. Simulium pontinum Rivo- secchi differisce dalle altre forme conosciute solo per caratteri quantitativi nella struttura delle branchie respiratorie (dieci filamenti respiratori invece di otto). L'ultimo lavoro di RıvosEccHI sembra iniziare una intensa investigazione eco- logica sui Simuliidi. Oltre le caratteristiche ecologiche dei serbatoi d’acqua nei quali si sviluppano le fasi preimmaginali delle specie dell’Italia centrale, viene dato un elenco delle specie dei Simuliidi conosciuti per l’Italia, che ammonta- vano già allora a 15 specie, ed una chiave dicotomica per le pupe. All’elenco di CoRTI sono aggiunti qui: angustitarse Lundstr., variegatum Mg., auricoma Mg., monticola Fried., ornatum var. nitidifrons Edw., equinum (sensu lato), salopiense (sensu lato), mediterraneum Puri, pontinum Rivosecchi ed una specie affine a reptans. SIMULIIDAE D'ITALIA I _ 7 La presente comunicazione deve iniziare uno studio dei Simuliidi, che si intraprende per iniziativa del Prof. A. Gomanicu, Direttore dell’Istituto di En- tomologia dell’Università di Torino. Grazie a questa iniziativa ed al completo appoggio materiale ed organizzativo dello stesso Istituto e del Centro di Ento- mologia alpina e forestale del Consiglio Nazionale delle Ricerche diretto dallo stesso, l’A. poteva, insieme con i collaboratori del Prof. GOIDANICH (Prof. C. VIDANO, Sigg. L. Couvert, L. Bonomi, G. PETRICCA) raccogliere, durante le due settimane del maggio 1961, materiale in diverse località del Piemonte. Fu- rono considerati circa 100 serbatoi d’acqua, dalle sorgenti delle Alpi fino ai ca- nali della pianura nella parte meridionale della provincia, ed in circa 70 di questi furono raccolti Simuliidi, per un totale di parecchie migliaia di individui. Con- temporaneamente alla raccolta degli stati preimmaginali si ottenevano gli adulti dagli allevamenti condotti con l’attiva partecipazione dei collaboratori dell’Isti- tuto Sigg.ne A.M. Branco, M. CATTANEO ed altri. Vennero inoltre utilizzate le raccolte del Prof. GoIDAanIcH nel Piemonte (materiale conservato a secco) e le raccolte personali compiute dall’A. nel 1947 nell’Italia centrale ed in Sicilia. Se- condo i desideri del Prof. GOIDANICH vengono qui descritte non solo le specie e forme nuove ma anche tutte quelle già anteriormente descritte, in quanto nella letteratura italiana mancano descrizioni moderne, specialmente degli stati preim- maginali. Inoltre le forme delle specie già conosciute e raccolte in Italia, si di- stinguono specificamente soprattutto coi caratteri meristici (= morfologici). Per queste ragioni tutte le descrizioni ed i disegni (salvo le poche eccezioni per le quali ’A. non ha avuto materiale italiano) sono stati eseguiti ex novo. Noi de- scriviamo nella presente comunicazione 34 specie, più che raddoppiando così il numero delle specie di Simuliidi conosciute per l’Italia. Occorre fare qui la ri- serva che, a nostro parere, la fauna dei Simuliidi italiani è ben lungi dall’essere esaurita in questo numero di specie. Aspettiamo aggiunte da raccolte che si stanno continuando in nuovi serbatoi d’acqua ed in diversi periodi dell’anno. Inoltre qualche specie, e particolarmente la già ricordata Odagmia ornata Mg., è specie collettiva (« Sammelarten ») ed esige una revisione ed un disarticolamento in base ad una analisi diagnostica più moderna. È necessario, per questo, nuovo ma- teriale in serie dei vari stati di sviluppo e raccolto in diversi periodi dell’anno in più località. Il disarticolamento del complesso suddetto in specie a sè esigerà nuovi metodi di studio, particolarmente una analisi statistica della variabilità. Una seconda comunicazione dell’A. conterrà probabilmente un supplemento basato sulle nuove raccolte, chiavi dicotomiche ed una analisi delle specie collet- tive, principalmente della Odagmia ornata Mg. Sento il dovere di esprimere qui la mia riconoscenza cordiale ai Proff. A. GOIDANICH e C. VIDANO ed a tutti gli altri collaboratori dell’Istituto di Entomo- logia che resero possibile in un così breve periodo la raccolta di materiale abba- stanza numeroso. Lo studio di questo materiale è stato condotto nell'Istituto Zoologico dell’Accademia delle Scienze dell URSS di Leningrado. Gli olotipi delle nuove forme descritte sono conservati nell’Istituto Zoologico di Lenin- grado, i paratipi nell’Istituto di Entomologia dell’Università di Torino. L’espressione indefinita « var. » è adoperata qui solamente per le unità tas- sonomiche presunte nuove nei casi di una diagnosi insufficiente, quando cioè si avevano soltanto pochi individui di un certo stato di sviluppo con distinzioni 8 J.A. RUBZOV morfologiche non chiare o con una variabilita geografica sconosciuta e cosi via. L’espressione «var.» non significa in questo lavoro n& una sottospecie, ne una razza, ne una modificazione intraspecifica morfologica od altro. Il sistematico non dispone oggi nè dei metodi nè dei materiali necessari per distinguere le unità tassonomiche intraspecifiche. Particolarità ecologiche e classificazione dei corsi d’acqua abitati dai Simuliidi Tutte le specie di Simuliidi sono in generale decisamente stenotope negli stati di sviluppo preimmaginali: la maggior parte ha caratteristici determinati biotopi e specifici cicli di sviluppo. Le specie dei serbatoi d’acqua di montagna hanno di norma una sola generazione, mentre in pianura (nelle altre specie) è possibile il susseguirsi di parecchie generazioni nell’anno. Il termine dello sfar- fallamento è di solito più o meno fenologicamente determinato. I biotopi ed i cicli di sviluppo sono perciò un importante elemento della caratteristica biologica delle singole specie. _ I fattori maggiormente determinanti nella distribuzione stanziale degli stati preimmaginali dei Simuliidi sono: a) l'altitudine del serbatoio d’acqua sul livello del mare; 5) le sue dimensioni; c) la pendenza del letto e la velocità della corrente; d) le caratteristiche del letto e la presenza di vegetazione; e) le variazioni giorna- liere e stagionali della temperatura. Fra gli altri fattori sono essenziali: la quan- tità delle sostanze organiche e inorganiche sospese, l’illuminazione, la quantità dei sali in soluzione, le oscillazioni del livello dell’acqua, la presenza dei diversi substrati adatti per l’ovideposizione e per la vita delle larve e delle pupe e, in- fine, la ricchezza del plancton e della microflora batterica che serve quale cibo alle larve. Così gli « insieme » di caratteristiche propri delle specie che abitano i serbatoi d’acqua sono la risultante di determinate combinazioni di questi fattori in diversa proporzione. La dipendenza di questi insieme di caratteristiche dal rilievo del paese, dall’altitudine del serbatoio, dalla sua dimensione e dal regime di temperatura è evidente. Da questo punto di vista i serbatoi d’acqua da noi studiati in Piemonte possono essere suddivisi nei seguenti tipi (+): I. Piccole sorgenti e torrenti di media ed alta montagna da 800 a 1500 m s.l.m., con una temperatura dell’acqua sui 10°C in estate, corrente rapida, a volte con cascate, letto pietroso, vegetazione legnosa sulle rive e, talora, erbacea nel ruscello stesso. Esempi: il torrente Sangone (biotopo n. 6); gli affluenti di destra e di sinistra del torrente Stura di Ala (biotopi n. 12, 14, 15 e 16); l’affluente del torrente Cervo (biotopi n. 19 e 21); l’affluente del torrente Chiusella a Baldis- sero (biotopo n. 25); il torrente presso Pinerolo (biotopo n. 49); i torrentelli e ruscelli della Valle di Susa (biotopi n. 51, 52 e 57); il torrente presso Roccaforte (biotopo n. 67) ecc. I Simuliidi tipici di questi corsi d’acqua sono: le specie di Prosimulium (conistylum ed altri), Eusimulium spp., Odagmia monticola petrophila var. n., Odagmia ornata (sensu lato). In questi biotopi è concentrata una parte della fauna dei Simuliidi poco numerosa dal punto di vista quantitativo ma spe- cificamente la più ricca e la meno conosciuta. In essi ci si può attendere il ri- (1) Vedi più avanti l’elenco dei corsi d’acqua studiati a pag. 12. SIMULIIDAE D’ITALIA I 9 trovamento di parecchie specie nuove, particolarmente dei generi Eusimulium e Prosimulium. La maggioranza di queste specie non è ematofaga. II. Torrenti e piccoli corsi d’acqua submontani con un’altitudine di 200-800 m s.l.m., con una larghezza di 20 3 m e una profondità media di circa 0,5 m, con un letto pietroso formato da grossi ciottoli, con una vegetazione er- bacea scarsa, una temperatura dell’acqua variante in estate da 11°C a 14°C e con una corrente di solito rapida ed irregolare da 0,5 fino a 1 m/sec. Esempi: torrente Sangone (biotopi n. 1 e 2); torrente Stura di Ala (biotopi n. 10, 11 e 13); torrente Cervo (biotopi n. 17, 18 e 20); torrente Chiusella (biotopi n. 23 e 24); torrenti Frisca e Fandalia (biotopi n. 30 e 31); torrente a Forno Canavese (bio- topi n. 32 e 33); torrente presso Moreri (biotopo n. 48); i torrenti Gravio e Ge- rardo (biotopi n. 55 e 56); canale presso Cuneo (biotopo n. 59); torrente Colla (biotopo n. 60); torrente Iosina (biotopi n. 63 e 65); torrente presso Roccaforte (biotopi n. 68 e 69). Sono Simuliidi caratteristici di questi corsi d’acqua: Odagmia variegata Mg., qualche forma di Odagmia ornata Mg., più di rado altre forme e specie affini alla Odagmia monticola Fried., Odagmia rheophila Knoz, Prosimu- hum vidanoi Rubz., Simulium subtile Rubz., Simulium argenteostriatum Strobl., Obuchovia auricoma Mg. A questa altitudine si trovano, in prevalenza in piccoli ruscelli, una serie di specie di Eusimulium (carthusiense Grenier et Dorier, ber- trandi Grenier et Dorier e altri). La specie predominante, talora molto numerosa, è Odagmia variegata Mg., che è anche ematofaga. III. Fiumi prealpini più grandi (larghezza circa 10-15 m, profondità media circa 1 m) con letto pietroso, temperatura di circa 120-159 C e corrente rapida. Esempi: il fiume Po nelle zone alte, il fiume Dora Riparia, i torrenti Orco, Stura, Chiusella, Chisone, Varaita (biotopi n. 27, 44, 45, 46 ed altri). Qui si tro- vano forme nuove di Odagmia ornata Mg. e Odagmia variegata padana var. n., di Wilhelmia lineata Mg. e di Simulium pictum Mg. La densità della popolazione larvale non è alta ma, dato il volume generalmente cospicuo dell’acqua, in questi biotopi possono moltiplicarsi in grande quantità gli ematofagi. IV. Ruscelli e piccoli corsi d’acqua di pianura, larghi circa 1-2 m, con corrente moderata, con il letto spesso coperto da una vegetazione erbacea, più o meno inquinati e con una temperatura dell’acqua da 10°C a 150 C e più. E- sempi: torrenti e canali lungo la strada per Rocca Canavese (biotopi n. 28 e 29); torrente Frisca (biotopo n. 30); torrente Fandalia (biotopo n. 31); torrente af- fluente del Malone (biotopo n. 32); canali presso Castelnuovo, Andezeno e Ma- rentino (biotopi dal n. 28 al 38) ed altri. La fauna dei Simuliidi di questi corsi d’acqua può differire moltissimo a seconda delle condizioni specifiche locali come: il carattere del letto, la densità della sua vegetazione erbacea, l’illumina- zione e l'inquinamento. Le forme più comuni in questi biotopi sono: diverse forme di Odagmia ornata Mg., Eusimulium latipes Mg., Eusimulium latizonum Rubz., Eusimulium angustitarse Lundstr., Wilhelmia mediterranea Puri e Wilhelmia salopiensis Edw. La densità delle popolazioni è di regola molto alta. Apparente- mente tutte le specie possono essere ematofaghe. V. Corsi d’acqua di pianura di media grandezza, larghi circa 5-10 m, profondi circa 1 m, con una corrente di velocità moderata, vegetazione erbacea, alta torbidità delle acque ed una temperatura di circa 15° C. Esempi: torrente 10 J.A. RUBZOV Orco a Rivarolo (biotopo n. 27); torrente Chiusella (biotopo n. 23) ed altri. In questi corsi d’acqua si trovano le forme più comuni finora non descritte e non menzionate di Odagmia ornata Mg., Simulium pictum Mg. e di Eusimulium sp. aff. latipes Mg. La densità delle popolazioni può essere considerevole. Sono ematofagi facoltativi. VI. Grandi fiumi di pianura come il Po nella pianura lombarda ed il Tevere. Forme caratteristiche di questi biotopi sono: Titanopteryx maculata Me., Wilhelmia lineata Mg., Simulium voilensis Serban e Simulium pictum Mg. La densità delle popolazioni nei grandi fiumi è molto bassa però una gran parte delle specie che vi sfarfallano può essere ematofaga. VII. Settori di fiumi di media grandezza con corrente rapida, come, ad esempio, dopo dighe, mulini e sbarramenti, che si caratterizzano di solito con una corrente rapida, con una temperatura dell’acqua elevata e con una oscilla- zione giornaliera e stagionale poco variabile. Esempi: cascata presso Arignano nel defluente del lago di Arignano (« Martini e Rossi ») (biotopo n. 39). È carat- teristico di questi biotopi un complesso di specie tra le quali le più costanti sono: Simulium nölleri Fried. (S. bonomii sp. n.), Odagmia sp. aff. ornata Mg., Eusi- mulium latinum Rubz., Boophthora erythrocephala De Geer. La densità della po- polazione larvale è di regola straordinariamente elevata, però la quantità degli ematofagi che si sviluppano in questi biotopi è di regola piccola o nulla. I canali a varia altitudine e di varie condizioni fisico-chimiche non hanno una fauna specifica. Di solito ospitano le stesse specie che si trovano nei corsi d’acqua naturali dai quali questi canali si originano, ma la densità delle larve e delle pupe è in genere più alta e lo sviluppo, l’impupamento e lo sfarfallamento hanno luogo più presto, evidentemente a causa della più elevata temperatura dell’acqua. Particolarità zoogeografiche La fauna italiana dei Simuliidi è stata finora assai poco studiata ed è giusto aspettarci da essa una quantità di specie nuove, tuttavia possiamo anticipare qualche conclusione generale in base a quello che di essa già conosciamo. La fauna dei Simuliidi italiani è formata, da un punto di vista zoogeografico, dalle specie e dai gruppi caratteristici della sottoregione mediterranea della regione Palear- tica. Le specie di fondo caratteristiche per le pianure sono: Wilhelmia mediter- ranea Puri, Wilhelmia salopiensis Edw., e, in particolare, il complesso di Odagmia ornata (sensu lato), distribuito largamente nella regione Paleartica. Nelle zone submontane e nei torrenti di montagna a bassa quota Odagmia variegata Mg. è la specie di fondo insieme a qualche altra forma e specie (diverse da quelle della pianura) di Odagmia ornata (sensu lato). Ad una quota superiore esse vengono sostituite, nei corsi d’acqua medi, dalle specie del gruppo Odagmia spp. ex. gr. monticola (sensu lato) e di Prosimulium spp. Le specie e le forme italiane nuove che si descrivono si possono appena considerare endemiche e si trovano proba- bilmente anche fuori dei confini dell’Italia. Sono ad ogni modo simili alle specie affini delle regioni limitrofe. Ad es. Eusimulium latinum Rubz., nom. n., è simile all’Eusimulium maritimum Rubz. del Caucaso, mentre il Prosimulium comstylum è simile alle altre specie dello stesso gruppo dei Carpazi, della Crimea e del — =) SIMULIIDAE D'ITALIA I 11 Caucaso. Una quantita di specie gia prima descritte € segnalata per la prima volta per l’Italia, come: Eusimulium carthusiense Grenier et Dorier, Odagmia variegata Mg., Wilhelmia mediterranea Puri, Wilhelmia salopiensis Edw., Obuchovia auricoma Me., Titanopteryx maculata Mg., Tetisimulium bezzü Corti e molte altre. La fauna italiana nel suo insieme non mostra la pur minima separazione dalla fauna della Europa centrale, ma al contrario vi si notano molti tratti di similitudine e la mancanza di un endemismo. Più interessanti sono 1 dati negativi come l’assenza in Italia di parecchi gruppi che, date le condizioni ecologiche, sarebbe logico trovare. Prima tra tutte notevole l’assenza dei diversi gruppi del genere Cnephia presenti nell'Africa del Nord e del genere Twinnia presente nei Carpazi. Manca, probabilmente solo per ora, qualche gruppo del genere Prosimulium (hirtipes Fries e nigripes End.) che si trova nei Carpazi, nella Germania del Sud e nella Francia. È nello stesso tempo notevole l’assenza delle specie dei generi Stegopterna e Greniera presenti nei Carpazi e in Francia. Mancano anche molti gruppi del genere Eusimulium montium Rubz., Eusimulium annula Lundstr., caratteristici delle provincie orientali della sottoregione Mediterranea. Il genere Schömbaueria distribuito largamente nell’Eurasia, non giunge, apparentemente, fino in Italia. Tra le specie del genere Gnus, che è caratteristico della Siberia, si trovò in Italia una sola specie affine al Gnus ibariense Zivk. et Grenier. Delle specie del genere Simulium si trovano, anche se di rado, tutti i gruppi principali, salvo quello medi- terraneo di bukovskii Rubz., che verrà forse trovato in futuro, e quelli orientali e centro-asiatici (subornatoides Rubz. e multistriatum Rubz.). Ci si può attendere un arricchimento della fauna italiana con nuove specie di Simuliidi, se si esploreranno sistematicamente e durante tutta la stagione le sorgenti e i corsi d’acqua di alta montagna. Il complesso Odagmia ornata (sensu lato), che è in Italia molto ricco, merita una dettagliata analisi sistematica. Ciò è necessario anche da un punto di vista pratico: 1 rappresentanti di questo complesso sono gli ematofagi fonda- mentali del bestiame in Italia. Essi sono i trasmettitori della oncocercosi del bo- vino domestico nella parte europea dell’URSS (GNEDINA M.P.: 1948, 1949, 1950). Elenco delle specie di Simuliidi trovate in Italia 1. Prosimulium ? rufipes (Mg.) 19. Tetisimulium bezzii (Corti) 2. Prosimulium conistylum Rubz. 20. Simulium argenteostriatum Strobl 3. Prosimulium goidanichi Rubzov, sp. n. 21. Simulium ? subtile Rubz. 4. Titanopteryx maculata (Mg.) 22. Simulium nòlleri bonomii Rubzov, var. n. 5. Eusimulium latizonum Rubz. 23. Simulium pictum Mg. 6. Eusimulium latinum Rubzov, nom. n. 24. Simulium voilensis Serban 7. Eusimulium ? latipes Mg. 25. Simulium rivosecchii Rubzov, nom. n. 8. Eusimulium carthusiense Grenier et Dorier 26. Gnus ? 1bariense Zivk. et Grenier 9. Eusimulium bertrandi Grenier et Dorier 27. Odagmia monticola petrophila Rubzov, . Eusimulium vidanoi Rubzov, sp. n. Var. nu 11. Eusimulium couverti Rubzov, sp. n. 28. Odagmia rheophila Knoz 12. Eusimulium biancoi Rubzov, sp. n. 29. Odagmia maxima Knoz 13. Eusimulium ? angustitarse Lundstr. 30. Odagmia variegata (Mg.) 14. Wilhelmia mediterranea (Puri) 31. Odagmia variegata padana Rubzov, var. 15. Wilhelmia salopiensis (Edw.) n. 16. Wilhelmia lineata (Mg.) 32. Odagmia pontina Rivosecchi 17. Obuchovia auricoma (Mg.) 33. Odagmia ornata nitidifrons Edw. 18. Boophthora ? erythrocephala (De Geer) 34. Odagmia ornata albifrons Rubzov, var. n. 12 J.A. RUBZOV Elenco dei corsi d’acqua esplorati in Piemonte dal 17 al 29 maggio 1961 e delle specie di Simuliidi in essi trovate N. BIOTOPO A eee SPECIE in metri ine 1 T. Sangone, Valle del Sangone 20,2 11°..1.0, variegata (L,P) (Moranda) (TO) 9 T. Sangone, Valle del Sangone 4x0,5 SSP, +ufipes (EL) (Giaveno) (TO) P. conistylum (L) 3 T. Sangone, Valle del Sangone 32:05 90 | P. rufipes (L) (TO) P. conistylum (L) E. couverti (L) E. carthusiense (L) E. biancoi (L) O. monticola petrophila (P) 4 Torrente, Valle del Sangone 1.052 10° | O. monticola petrophila (LL, P) (Coazze) (TO) 5 Affl. del T. Sangone, Valle del 4x 0,5 11° | O. monticola petrophila (L, P) Sangone (Giaveno) (TO) 6 Torrente presso Trana, Valle 1.x:0.2 11° OS mama (L, P) del Sangone (TO) 3 Canale presso Bruino, Valle del 1 x 02 11° | O. monticola petrophila (L) Sangone (TO) 8 Grosso canale presso Bruino, 2x 0.5 12° | O. monticola petrophila (L) Valle del Sangone (TO) 9 T. Sangone, Valle del Sangone SA 159 | P. conistylum (L) (Moranda) (TO) O. variegata (L, P) O. ornata (s.l.) (L) 10 | T. Stura, Valle di Ala (TO) 5x0,4 10° | O. monticola petrophila (L) 11 T. Stura, Valle di Ala (Balme) 5x0,4 10° | O. monticola petrophila (L) (TO) 12 Affi. di d. del T. Stura, Valle 5x%0,3 12° | P. conistylum (L) di Ala (TO) E. couverti (P) O. maxima (L) | 13 T. Stura, Valle di Ala (TO) 6 x 0,6 13° | O. monticola petrophila (L) 14 AR: dis; delle Stura; Valle Lx 0:3 120 | O. monticola petrophila (L) di Ala (TO) 15 Affl. di s.. del T. Stura, Valle tx 0,2 12° | P. conistylum (L) di Ala (TO) 16 Affl. di s. del T. Stura, Valle 102 12° PT rufipes '(L) di Ala (TO) P. conistylum (L) O. monticola petrophila (L) 17 T. Cervo a monte di Piedica- 5205 109 IP: rufipes (L) vallo, Valle del Cervo (VC) P. conistylum (L) O. monticola petrophila (L) 18 T. Cervo a valle di Piedicavallo, Ax 10° | P. conistylum (L) Valle del Cervo (VC) E. bertrandi (P) O. rheophila (L) 19 Affi. di s. del T. Cervo, Valle 2x0,3 12° | O. monticola petrophila (L) del Cervo (VC) 20 T. Cervo, Valle del Cervo (VC) Er702 10° | O. monticola petrophila (P) 21 Affl. di s. del T. Cervo; Valle 12x92 12° | O. monticola petrophila (P) del Cervo (VC) 22 Canale affl. della Dora Baltea 4 x 0,6 20° E. latipes (L) (Ivrea) (TO) E. carthusiense (L) E. latizonum (L) O. ornata (s.l.) (L, P) 23 T. Chiusella, Val Chiusella (TO) 10% 1 12° | E. latizonum (L) O. variegata (L) O. ‘ornata: (s.1.) (LE, P) a a | — SIMULIIDAE D’ITALIA I BI 19.70.70 Torrente, Val Chiusella (TO) Affl. del T. Chiusella (Baldis- sero) (TO) Canale affl. al T. Chiusella (Bal- dissero) (TO) T. Orco, Valle dell’Orco (Riva- rolo) (TO) Canale lungo la strada per Rocca Canavese, Valle Vauda Pic- cola (TO) Torrente attraverso la strada per Rocca Canavese, Valle Vauda Piccola (TO) T. Frisca, Valle Vauda Piccola (TO) T. Fandalia, Valle Vauda Pic- cola (TO) Affl. del T. Malone, Valle del Malone (Forno Canav.) (TO) Canale a monte del T. Malone alla Frazione « Mulino del- l'Avvocato » (Corio Canavese) (TO) Canale attraverso la strada Chie- ri-Arenzano (TO) Canale attraverso la strada Chie- ri-Andezeno (TO) Canale attraverso la strada An- dezeno-Marentino (TO) Canale presso Marentino (TO) Canale presso Marentino (TO) Defluente del Lago di Arignano (Arignano) (TO) Canale attraverso la strada Mom- bello-Moriondo (TO) T. Triversa (AT) T. Triversa (AT) T. Ternavasso (Villafranca d’A- sti) (AT) Fiume Po (Ponte a Casalgrasso) (CN) Fiume Po (Ponte a Villafranca Piemonte) (TO) Largh. x prof. in metri fx O32 1x0,2 3x0,4 tx0,2 2x0,4 1x0,2 1 x 052 159.3 1202 13% 02 2x0,3 2 x 0,3 2 x 0,3 3x05 3 x 0,4 30 x 3 30 x 3 Temp. C 18° 139 15° 140 T° 112 105 139 139 13° 10° 120 210 150 140 16° 180 130 120 SOROOOSUUOAOO © OZ030 OBHROROMEMHOO © O0OOMRVONHRHTTOUQOMEHO O. W. 13 S Poe: CUT E . monticola petrophila (L) . variegata (P) ornate: (SA. ye, P) pictum (L) ? subtile (L) ornata nitidifrons (L, P) ornata (s.l.) (L, P) . variegata (L) .ofnata (st) CE; P) . pictum (L, P) . ornata (s.l.) (L) . ornata (s.l.) (L) auricoma (L, P) latinum (P) ? subtile (P) ornata (s.l.) (P) ibariense (P) argenteostriatum (L) variegata (L, P, I) rufipes (L) conistylum (L) ? latipes (LL, P) vidanoi (L) monticola petrophila (1, P) conistylum (L) ? latipes (L) carthusiense (L) . monticola petrophila (L, P) . rheophila (P) . ornata (s.l.) (L, P) . ornata (s.l.) (L, P, I) . ornata: (s:1,); (E, P) . rheophila (L, P) . latizonum (L, P) . latipes (L, P) ? angustitarse (L, P) ornata (s.l.) (L, P) latinum. (L) ornata (s.l.) (L, P) latinum (L, P) latizonum (P, I) . ornata (s.l.) (L, P) . ornata (s.l.) (L, P) . salopiensis (P) ornata (s.l.) (L, P, I) . salopiensis (1) ornata (s.l.) (L, P) variegata padana (L, P) lineata (L) 48 49 BOT OP © T. Varaita, Ponte sulla strada Villafranca-Murello (CN) Canale parallelo alla strada Vil- lafranca Piemonte - Bibiana (TO) Torrente tra Bricherasio e S. Secondo di Pinerolo (Moreri) (TO) Torrente a monte di Pinerolo (TO) Torrente a valle di Pinerolo (TO) Ruscello attraverso la strada Chiusa S. Michele-Vaie fuori Chiusa S. Michele, Valle di Susa (TO) Torrente attraverso la strada Chiusa S. Michele-Vaie (Pon- te), Valle di Susa (TO) Canale parallelo alla strada Vaie- Villarfocchiardo. (sulla de- stra), Valle di Susa (TO) Canale parallelo alla strada Vaie- Villarfocchiardo (sulla sini- stra), Valle di Susa (TO) T. Gravio attraverso la strada Villarfocchiardo-Susa, Valle di Susa (TO) T. Gerardo attraverso la strada Villarfocchiardo-Susa, Valle di Susa (TO) Ruscello attraverso la strada Su- sa-Moncenisio, Valle di Susa (Giaglione) (TO) Canale parallelo alla strada Susa- Venaus prima di Venaus, Valle di Susa (TO) Canale defluente dal T. Gesso ‘ presso Cuneo (CN) T. Colla attraverso la strada Cuneo-Boves (CN) Canale vicino a Boves attraverso la strada Cuneo-Boves (CN) Canale vicino a Boves attraverso la strada Cuneo-Boves (CN) T. Iosina attraverso la strada Cuneo-Chiusa Pesio (CN) Canale parallelo alla strada Cu- neo-Chiusa Pesio presso il T. Iosina (CN) J.A. RUBZOV Largh. x prof. in metri 0,3x0,2 1x02 0,5 x 0,3 1,5 x 0,3 4x 0,5 1,5 x 0,3 05x02 2x0,5 4 x 0,5 EG) 0,5% 0,1 1x 0,2 5x05 0,5% 0,2 Tempi in C° 129 140 ite 14 119 119 To 10,50 148 13% 139 St Peeve TE Si pietum: (L,P) © Omo n Noto MO OOHOHOOET . varıegata (L, P) . variegata (L, P) . pict. (i, P) e subtile (L) . ‘ornata (s4.)- (L, P) carthusiense (L, P) . ornata (s.l.) (O) bezzii (L) . monticola petrophila (L, P) -warregata: (LP) : pretum (LP) ? subtile (L, P) 7 ornata: (SE) CL, P) . carthusiense (L) ornata (s.l.) (L,.P) rufipes (L) carthusiense (1) monticola petrophila (P) . ornata (s.l.) (O) carthusiense (L, P) monticola petrophila (P) ? latipes (P) . ornata.(s\.) Cu, P) - ‘ornata (SA) °C, P) O. variegata (L,P) Oi ornata’ (St) (Ly P) © OOn Oe ED SIE . variegata: (L, P) . couverti (L) . rufipes (L) . rheophila (LL, P) : Ornate-.(s.1.)> CLP) . monticola petrophila (1) . variegata (L, P) . vartegata (L, P) … ornate (s1,) CL) . ornatan{s..y) CL, P) . variegata (LP) s Ornate. (sy (LP) SIMULIIDAE D’ITALIA I 15 Largh. x prof. | Temp. N. | Bl OP OP 0 . : k SP: ROLE in metri in © 65 Torrente attraverso la strada Cu- 1-07 140 .1:O..ornata_(s.l.) (EL; P) neo-Chiusa Pesio (CN) 66 Canale dopo il ponte di Chiusa 2 x 0,4 8° | O. variegata (L) Pesio verso Roccaforte (CN) 67 Torrente attraverso la strada 0,5;:x.0,1 11° | E. carthusiense (L) Chiusa Pesio-Roccaforte (CN) 68 Torrente presso Roccaforte (CN) 2503 10° | P. rufipes (L, P) E. carthusiense (L) O. rheophila (L,P) O. variegata (L) 69 Torrente presso Roccaforte (CN) 27059 9° | O. ornata nitidifrons (L, P) 70 Canale attraverso la strada Roc- 2% 0:5 10° | O. variegata (L, P) caforte-Lurisia presso Lurisia (CN) vi Canale dopo Lurisia (CN) 4x 0,7 11° | O. variegata (L, P) Spiegazione dei simboli: AT = provincia di Asti, CN = provincia di Cuneo, I = immagine, L = larva, O = uovo, P = pupa, TO = provincia di Torino, VC = provincia di Vercelli. Genere Prosimulium Roub. Roubaud, 1906: 519; Rubzov, 1940: 257; Rubzov, 1956: 203-204; Rubzov, 1960: 556-573. Species Typus: Simulium hirtipes Fries. Qe gd. Roig ramificata; C, sc, r e Rj, coperte per tutta la loro lunghezza da peli e spinule. Zampe sottili, lunghe, prive di macchie argentee. Basitarso 1° cilindrico e lungo. Basitarso 3° del 3 grande, fusiforme-dilatato, senza calzipala e col 2° articolo privo di pedisulco. Antenne di 10-11 articoli. Corpo nero, senza macchie riflettenti argentee sia sul mesonoto che sull’addome. Gonocoxiti tronco- conici, molto più grandi dei gonostili. Gonostili leggermente attenuati verso l’apice e obliquamente tronchi, di solito con parecchie spine sull’apice. Gono- sternite, o processo ventrale dell’edeago, a forma di sacco, trasverso o quadrato, peloso. Parameri lamelliformi, con una fila di spinule non chiaramente differen- ziata. Fronte della 9 larga e con i margini notevolmente divergenti all’indietro. Unghie della 9 con un dentino molto piccolo alla base. Gonapofisi generalmente allungate e linguiformi, più di rado raccorciate e rotonde. Larva. Colore generale scuro o nero, con un disegno chiaro indistinto sul capo. Antenna di 3 articoli, il primo sovente suddiviso in 2 parti. Grande ventaglio premandibolare costituito da un limitato numero di setole (20-36) re- lativamente grosse ed il cui pettine è formato da una serie di peli di differente grandezza o è a sega. Premandibola fornita di parecchie setole intermedie (6-10). Submento con denti grandi e di struttura complicata, dei quali il mediano è di- viso in 3 parti e quelli laterali (20-40) sono formati da squamule ben prominenti e separate alla base da piccoli dentini. Apice della mandibola con un elevato nu- mero di denti marginali (più di 10) di diversa grandezza ma con i primi 2 di re- gola più cospicui dei rimanenti. Infossatura del margine posteriore del capo a mezza luna o trasversalmente rettangolare, non profonda: la sua larghezza è 2-3 volte maggiore della profondità. Lo sclerite rettale ha le branche inferiori 16 | J.A. RUBZOV relativamente corte e non superanti la 72-82 fila di uncini del disco adesivo po- steriore. Branchie rettali semplici, di solito cospicue. Pupa. Bozzolo generalmente informe, costituito da una trama a maglie lasse; mancano il collare e l’orlo. Branchie formate di solito da 13-60 filamenti ramificantisi. Mesonoto liscio o finemente zigrinato. Segmenti addominali forte- mente sclerificati e divisi da una membrana più sottile. Margine posteriore dei tergiti III-IV con 8 grandi dentelli, quello dei tergiti V-VIII con una fila di den- telli aguzzi. T'ergite IX fornito di un paio di spine grandi, forti e lunghe. Sterniti VI-VII divisi medialmente da una membrana longitudinale. Biologia. La maggior parte delle specie del genere Prosimulium abita torrenti di media o alta montagna, freddi e con corrente rapida. Si conosce per ora una sola generazione annua per tutte le specie. Qualche specie sverna come larva, o la larva compare verso la fine dell’inverno, ma generalmente sverna allo stato di uovo. Poche specie sono ematofaghe. Sono note specie fitofaghe fornite di una armatura boccale armata di denti pungenti-taglianti. Corologia. Di questo genere si conoscono più di 40 specie distri- buite nella Regione Oloartica (nel Vecchio e nel Nuovo Mondo). In Italia sono note per ora 3 specie della regione montana, tutte e tre appartenenti ad un gruppo meridionale che si avvicina al P. rufipes Mg. Non sono state trovate in Italia specie rappresentanti i gruppi dell’Europa del Nord e della Siberia (macropygia Lundstr., hirtipes Fries, alpestre Dor. et Rubz.). Le 3 specie descritte sono simili al P. rufipes Mg. e si distinguono dalle altre del gruppo P. hirtipes Fries per la colora- zione giallo-ocracea delle zampe. 1. Prosimulium ? rufipes (Mg.) (figg. 1-2). Meigen, 1830, Syst. Beschr., 6: 311 (Simulia); Rubzov, 1956: 246-247; Rubzov, 1961: 180, fig. 71. Differisce dal consimile Prosimulium conistylum Rubz. per le zampe chiare, le gonapofisi relativamente lunghe, la struttura dell’armatura genitale, la scar- sità delle setole premandibolari della larva e per la struttura dell’apparato respi- ratorio della pupa. ©. (Descrizione da un preparato di un individuo estratto da una pupa matura). Lunghezza del corpo 4-4,5 mm, a giudicare dalle dimensioni della pupa. Fronte relativamente larga e con i margini laterali mediocremente diver- genti verso l’alto; la sua larghezza nella parte più stretta è il doppio del diametro del 3° articolo antennale. Il margine superiore dello sclerite facciale è aguzza- mente arrotondato. Antenne di 11 articoli, relativamente sottili. I palpi sono sot- tili e corti e con l’articolo apicale leggermente più lungo del 2°, ossia quasi il doppio del 3° (preapicale). Organo di Lauterborn piccolo, allungato, con lunghezza e larghezza rispettivamente 1/3 della lunghezza e larghezza del secondo articolo dei palpi, e con l’orifizio situato nel terzo superiore dell’articolo. Mandibola e mascella con dentini su ambedue i lati. Sulla mascella vi sono, da un lato, 8-9 dall’altro 13 dentini. Zampe per la maggior parte chiare: sono scuri soltanto gli apici dei femori, le basi e gli apici delle tibie e i tarsi. Il basitarso 1° è lungo un po’ meno del doppio del 2° articolo del tarso anteriore. La tibia della zampa posteriore è, nella sua parte più dilatata, 1/4 più larga del basitarso 3°, e questo è 6-7 volte più lungo che largo. L’unghia presenta alla base una piccola spina. Gonapofisi relativamente strette, lunghe 2 volte o 2,7 la loro larghezza mediana. Il peziolo della gonofurca è lungo 3 volte i bracci laterali. Questi bracci 17 SIMULIIDAE D’ITALIA I ee u Le Sy RO 3 AE ? rufipes (Mg.) ('). - Prosimulium 1 Fig. (1) Per tutte le figure vedere la spiegazione a pag. 121. 18 J.A. RUBZOV divergono con un angolo ottuso e terminano con 2 espansioni triangolari di me- diocre grandezza. Paraprotti piü stretti che nel P. conistylum Rubz. Cerci 3 volte più larghi che lunghi. d. Sconosciuto. Larva. Corpo lungo 7 mm, di colore brunastro. Capo piü scuro con un disegno chiaro indistinto su fondo scuro. Due paia di macchie laterali sullo sclerite frontale. Antenna di 3 articoli, il 1° non chiaramente suddiviso e lungo il doppio del 2°, quello apicale molto corto. Grande ventaglio premandibolare con 26-27 setole. La 5% setola è lunga 0,5 mm ed ha 0,01 mm di diametro; il dente apicale misura 0,05 mm. Submento fortemente sclerificato, quasi nero, con una macchia chiara nel mezzo e 2-3 setole sui lati. Dente mediano del sub- mento sporgente in avanti in modo che i suoi apici superano leggermente la linea che unisce gli apici dei denti laterali. I denti 3! del submento sono rispetti- vamente appena più corti dei 5! e notevolmente più lunghi dei 4'. Infossatura del margine posteriore del capo larga, (circa 0,5 mm), con una corta ligula nel mezzo. Mandibola con dente apicale sottile e denti esterni assai corti. Denti in- terni della mandibola in numero di 10-11. Denti laterali della mandibola relati- vamente lunghi, in numero di 14-15, man mano accorciantisi dall’estremità alla base della mandibola. Il paio anteriore di questi denti è più grande dei seguenti e separato da questi da una incisura. Sclerite rettale non grande (fig. 2), ai lati delle sue branche laterali si trova una striscia di spinette duplici o triplici. Organo ade- sivo posteriore formato da 70 file di 10-13 uncini per fila. Branchie rettali sem- plici. Pupa. Lunghezza circa 5 mm. Tessitura del bozzolo morbida, informe, coprente la pupa fin quasi all’altezza delle branchie. Branchie formate da 16 fila- menti respiratori di lunghezza e larghezza subuguali, la lunghezza varia infatti da circa 1 mm a 1,3 mm e il diametro alla base da circa 0,040 mm a 0,045 mm. Ramificazione delle branchie alla base simile a quella del P. comstylum Rubz., dal quale differisce per i seguenti particolari: le branchie si dividono alla base in 3 pezioli relativamente corti, dei quali 1 laterale più corto, 1 superiore ed 1 inferiore più grossi e più lunghi; la lunghezza dalla base all’origine dei filamenti è 2,5-3 volte maggiore del diametro. Il peziolo superiore dà origine a 8 filamenti respiratori divisi in 3 rami: 1 superiore formato da 2 filamenti, 1 esterno ed 1 interno formati da 3 filamenti ciascuno. L’esterno di questi 3 rami del peziolo superiore è comparativamente il più sviluppato, essendo circa 3 volte più lungo del suo massimo diametro. Il peziolo laterale si divide 2 volte dicotomicamente e dà origine a 4 filamenti di uguale grandezza che divergono verso 1 lati e sono leggermente più corti degli altri. Il peziolo inferiore porta 4 filamenti e si divide anch’esso dicotomicamente 2 volte, però 1 suoi pezioli secondari sono molto corti, circa 1: 1. Tergiti addominali muniti di una fila di spinette lungo il margine anteriore a partire dal IV segmento. Su questo segmento però esse sono scarse e la loro fila è interrotta nel mezzo; soltanto dal V segmento esse sono disposte in una fila più o meno continua. La forma e la disposizione delle spine sull’estre- mità posteriore del corpo sono rappresentate nella fig. 1. Di solito la larva tesse il suo bozzolo in modo che l’estremità posteriore venga ad essere contenuta in un bozzolo vuoto di Odagmia variegata Mg. Biologia. L'unica larva e le pupe furono raccolte sulle pietre di un piccolo torrente di montagna largo circa 2-3 m, ad una profondità di circa 3 cm. SIMULIIDAE D'ITALIA I 19 La temperatura dell’acqua era di 9,5°C. L’impupamento avviene verso la fine di maggio; si trova con Odagmia variegata Mg. Corologia. Torrente presso Roccaforte (CN) (biotopo n. 68); T. Sangone, Valle del Sangone (TO) (biotopo n. 2); affluente di sinistra del ‘I’. Stura, Fig. 2 - Prosimulium ? rufipes (Me.). Valle di Ala (TO) (biotopo n. 16); Torrente presso Forno Canavese, Valle del Malone (TO) (biotopo n. 32); Torrente presso Chiusa S. Michele e ruscello presso Giaglione, Valle di Susa (TO) (biotopi n. 52 e 57). È possibile che Corti (1916: 235) abbia avuto a che fare con questa specie indicandola sotto il nome di M. hirtipes Fries. La sua descrizione coincide con quella del Prosimulium rufipes Mg. 2. Prosimulium conistylum Rubz. (figg. 3-4). Rubzov, 1956: 257-258, fig. 76; Rubzov, 1961: 192. Questa specie è, tra quelle del gruppo rufipes, la più vicina al P. petrosum Rubz. La 9, a motivo della vicinanza dei biotopi e dei dati di ritrovamento, è stata provvisoriamente attribuita a questa specie, la quale è descritta in base ad un solo 4. 20 J.A. RUBZOV Q. Il corpo è appena più grande di quello del 3 (circa 3 mm). La lunghezza delle ali è di 3,2 mm. Complessivamente è simile al P. rufipes Mg.; le differenze esteriori di questa specie dal P. rufipes Mg. riguardano la colorazione delle zampe ere... . . . ORerececo® CS ry ESE ¢ 4 4 9 È È à Ÿ ¢ t + 4 ' > + ES a . ¢ LI 4 ‘ % n + 4 e és + ‘ ‘ ‘ 4 1 4 < $ 0 tI 4 ‘ § $ $ hl uf TE CHE» SD Fig. 3 - Prosimulium conistylum Rubz. che € più chiara e la pelosità grigio-dorata, aderente, del mesonoto e delle zampe che è più densa. La fronte si allarga rapidamente all’indietro con margini diritti. Le antenne sono completamente nero-grigiastre. L'articolo apicale dei palpi è allungato. L’organo di Lauterborn, e particolarmente il suo orifizio, sono relati- SIMULIIDAE D’ITALIA I 21 vamente grandi. Le mandibole sono tagliate ad angolo acuto, con il lato interno più vicino alla verticale di quello esterno. La mascella è armata di 9 denti a sega — dal lato interno e di 17 da quello esterno. Il mesonoto è nero-grigiastro, con pe- Fig. 4 - Prosimulium conistylum Rubz. losità densa, aderente e grigio-dorata. Le zampe sono per la maggior parte giallo- ocracee. Le anche sono bruno-nere; i troncateri, i femori e le tibie sono giallo- ocracei, tranne l’apice delle tibie che è scuro; i tarsi sono bruno-neri. Il basi- tarso 1° si assottiglia man mano, con un margine diritto, verso l’apice anteriore; apice posteriore non sporgente a becco. Le unghie hanno un piccolo dentello ottuso alla base. Addome con l’VIIT sternite stretto. Branche della furca con 3 lobi ciascuna. Lamelle anali arrotondate presso la metà. Cerci 3 volte più larghi che lunghi. Gonapofisi comparativamente più corte che nel P. rufipes Mg. 3. Lunghezza del corpo 2,8 mm, lunghezza delle ali 3 mm. Differisce no- tevolmente dal P. rufipes Mg. per la struttura dei terminalia. Gonocoxiti relati- 22 J.A. RUBZOV vamente larghi; la lunghezza del loro margine esterno è quasi la metà di quella del margine interno. Gonostili grossi con una larga espansione sul margine e- sterno, conico-acuti verso l’apice armato di una spina. Gonosternite trasverso, largo un po’ più del doppio della lunghezza mediana, col margine posteriore con una smarginatura e con un « nasello » (sporgenza digitiforme del lato ventrale del gonosternite) acutangolo ventralmente. Basitarso 3° rigonfio, fusiforme, largo come la tibia e lungo 3/4 di questa. Larva. Lunghezza del corpo 7-9 mm. Capo scuro, con un disegno più scuro non ben definito. Premandibola fornita di 32-33 setole. La fig. 4 mostra il pettine della zona mediana della 5% setola, la lunghezza media dei peli in questo punto è uguale circa alla metà del diametro della setola. I peli separanti superano notevolmente i peli intermedi e sono lunghi circa come il diametro della setola e quasi il doppio della lunghezza dei peli intermedi. La setola 54 è larga 0,01 mm, lunga circa 0,08 mm ed è finemente aguzza. Il submento porta su ogni lato 3 setole. Il suo dente mediano è leggermente più corto dei laterali (5!) tanto da raggiungere con la punta la linea che ne unisce gli apici. I denti 3! e 4! del sub- mento sono circa della stessa lunghezza e sorpassano la linea che unisce gli apici degli intagli laterali del dente mediano. Infossatura del margine posteriore del capo non profonda e con una larghezza di poco maggiore della distanza degli apici dei denti laterali del submento. La fig. 4 mostra l’apice della mandibola. L'organo adesivo posteriore è formato da circa 60 file di 10-11 uncini l’una. Sui lati delle branche laterali dello sclerite rettale si trovano piccole aree ricoperte da spinette. Pupa. Corpo lungo circa 4-5 mm, coperto fino oltre la metà da un bozzolo a tessitura disordinata e grossolana, con frustoli di vegetali tra le maglie. Il tipo di ramificazione dell’organo respiratorio assomiglia a quello del P. petro- sum Rubz.: esso si divide, cominciando dalla base, dapprima in 3 pezioli corti, fortemente divergenti verso i lati; il peziolo superiore e quello inferiore sono circa dello stesso spessore, che è doppio di quello del peziolo mediano. Il peziolo superiore porta 8 filamenti: esso si divide in 2 rami disuguali che divergono quasi orizzontalmente, uno esterno con 3 filamenti ed uno interno, più grosso e più corto, che si divide a sua volta in 2 parti, una superiore più lunga con 2 filamenti ed una inferiore pure con 2 filamenti. Il peziolo mediano e quello inferiore por- tano 4 filamenti ciascuno. A differenza del P. petrosum Rubz. tutti e 3 i pezioli del 3° superiore delle branchie sono comparativamente più lunghi (3-5 volte più del diametro). Biologia. Le larve abitano torrenti di montagna, larghi da 3 a 5 m con acqua ad una temperatura di circa 10-12° C e ad una altezza di circa 1500 m s.l.m. Si impupano nella 22-32 decade di luglio o ai primi di agosto. Corologia. Italia, Alpi (dintorni di Macugnaga); Cecoslovacchia, Monti dei Giganti (Kroknose), legit. NovAK. Raccolto in Piemonte nel maggio 1961 nei seguenti corsi d’acqua: 'T. Sangone a Giaveno e T. Sangone a Moranda, Valle del Sangone (TO) (biotopi n. 2, 3 e 9); affluenti di destra e di sinistra del T. Stura, Valle di Ala (TO) (biotopi n. 12 e 15); T. Cervo a valle di Piedicavallo, Val del Cervo (VC) (biotopo n. 18); Torrente a Forno Canavese e Canale a monte del T. Malone alla Frazione « Mulino dell’Avvocato » di Corio Canavese, Valle del Malone (TO) (biotopi n. 32 e 33). Olotipo g proveniente dalle Alpi (Macugnaga) nella collezione dell’Isti- tuto Zoologico dell’Accademia delle Scienze, Leningrado, URSS. 23 SIMULIIDAE D’ITALIA I EDER EIR SELTEN x lì OR > DE RL VOLLE, lulu vi My fe Gite i A AR ALT \\ N NA | Aw lt (2A es EPG ica et & LG 3 PAGA LL TRL ZII ELCH Z2 + SS ER == TESS — Prosimulium goidanichi Rubzov, sp. n. 24 J.A. RUBZOV 3. Prosimulium goidanichi Rubzov, sp. n. (fig. 5). Appartiene al gruppo del P. rufipes Mg. Si distingue dalle altre specie per la dimensione comparativamente più piccola, per il capo piccolo, i palpi corti, le zampe sottili e per la struttura dell’armatura genitale. 9. Lunghezza del corpo circa 3 mm. Lunghezza delle ali circa 4 mm. Capo tondo, piccolo, con un diametro trasversale uguale circa alla metà della larghezza del torace o poco più. Fronte nero-grigiastra, fortemente allargata verso il vertice, che nella sua parte più stretta è larga il doppio del diametro del 2° articolo anten- nale. Antenne nere di 11 articoli, notevolmente assottigliantisi verso l’apice; il diametro del 2° e 3° articolo è leggermente maggiore della loro lunghezza. La faccia è nero-grigiastra, pelosa, più alta che larga. I palpi sono neri, relativamente corti. Articolo apicale dei palpi particolarmente corto, uguale, o appena più lungo, del penultimo articolo e notevolmente più corto del 2°. L’organo di Lauterborn è piccolo, allungato, con l’orificio diretto in avanti e aprentesi sulla superficie anteriore dell’articolo del palpo. Mesonoto nero-grigiastro, con peli scuro-dorati relativamente sparsi e corti. Calli omerali presentanti un margine brunastro. Scutello di colore bruno-scuro. Ali debolmente ialine, sfumate. La 22 nervatura radiale si ramifica all'altezza della confluenza della Sc con la C. Bilancieri ocra- ceo-scuri nel mezzo del peziolo, scuri alla base e all’apice, quasi neri sull’estremo apice. Zampe sottili, con femori lunghi. Femori e tibie per la maggior parte di un ocraceo-scuro, scuri gli apici e la base delle tibie, gli apici dei femori ante- riori ed il 3° apicale dei femori posteriori. T'arsi anteriori neri, basitarso 3° di un ocraceo-scuro, più scuro ai margini e quasi nero nella metà apicale. Basitarso 3° solo di poco più largo della tibia, lungo 4/5 di questa e 7-8 volte la sua lar- ghezza massima. Secondo articolo dei tarsi posteriori largo la metà del basitarso 3° e poco più di 1/3 più lungo. Unghie sottili, lunghe, allargate alla base dove presentano una piccolissima spinetta. Addome nero-brunastro sul dorso, con pelosità scuro-dorata relativamente sparsa. Sterniti fino al VI incluso ridotti, il VII ben sviluppato (la fig. 5 mostra l’VIII sternite e le gonapofisi). Gonapofisi allungate con il lato esterno dilatato, con pochi peli, fortemente sclerificate alla base. Peziolo della furca relativamente corto, di una lunghezza uguale o appena inferiore a quella delle gonapofisi, e dilatato all’apice. Branche della furca lunghe, con lobi triangolari relativamente larghi prima dell’apice. Paraprotti con il mar- gine ventrale dilatato (vedi fig. 5). Cerci relativamente corti e larghi 3-4 volte la loro lunghezza. & larva e pupa sconosciuti. Biologia. Gli adulti furono raccolti nei primi di ci (3-XI-°59). Ematofago, è stato catturato sugli animali domestici. Corologia. Dintorni di Torino. Olotipo con cartellino: « dintorni di Torino, Leinì, 3-XI-59, A. Goi- danich leg.» nel preparato n. 13941. Specie dedicata al Prof. ATHOS GOIDANICH, raccoglitore di questi Insetti ed iniziatore del presente studio sui Simuliidi italiani. Genere Titanopteryx End. Enderlein, 1935, Sitzungsber. Ges. naturf. Freunde, Berlin: 361-362; Rubzov, 1940: 351 [Si- mulium (Nevermannia)]; Rubzov, 1956: 362-363; Rubzov, 1961: 254. Species Typus: Simulia maculata Mg. ? e 4. R, senza peli alla base. Mesonoto della © privo di macchie argentee, con tre striscie longitudinali bruno-scure strette e ben distinte. Basitarso 1° ci- SIMULIIDAE D’ITALIA I 25 lindrico; basitarso 3° con lati paralleli, quasi della stessa grandezza in entrambi i sessi. Unghie della 2 con un vistoso dente alla base. Gonostili più corti dei gonocoxiti, quasi cilindrici, appuntiti solo all'estremità dell’apice armato di una spina. Gonosternite lamelliforme, trasverso, peloso, senza denti o introflessione sul margine posteriore. Parameri con 3-5 spine grandi. Gonapofisi della 9 ret- tangolari. Furca con branche corte, sulle quali vi sono ben sviluppati inspessi- menti sclerificati sporgenti in avanti. Paraprotti consistenti in 1 sclerite semilunare. Larva. Corpo con 6 file longitudinali di processi papilliformi nella parte mediana, i processi del lato ventrale sono maggiori di quelli laterali. Sub- mento con denti semplici ben sviluppati e nettamente separati. Infossatura del margine posteriore del capo larga e profonda, raggiungente il margine posteriore del submento. Branchie rettali ramose. Pupa. Bozzolo scarpiforme con corto collare. Branchie formate da 24 filamenti respiratori per lato, originantisi dalla base con una ramificazione ar- boriforme. Biologia. Le fasi preimmaginali delle specie di questo genere si svi- luppano nei fiumi di media e grande portata di tutta la Regione Paleartica e Near- tica. Tutte le specie conosciute sono decisamente ematofaghe: attaccano l’uomo, il bestiame e gli uccelli domestici. Nell’America del Nord trasmettono la emo- sporidiosi degli uccelli (anitre, oche, piccioni e probabilmente altri). ~Corologia. Un piccolo numero di specie (3-5) difficilmente distin- guibili hanno una distribuzione oloartica. In Italia è stata segnalata una sola specie, diffusa in tutta la zona paleartica. 4. Titanopteryx maculata (Mg.) (fig. 6). Meigen, 1804, Syst. Beschr., 1: 95 (Atractocera); Corti, 1916: 230-231 (Melusina); Enderlein, 1930: 92 (Nevermannia); Rubzov, 1940: 351-353 [Simulium (Nevermannia)|; Rubzov, 1956: 364. i ©. Corpo lungo circa 2 mm. Ala lunga 2,2 mm. Capo con faccia e fronte grigio-argentee, con peli scuro-argentei. Antenne nere. Palpi neri, relativa- mente corti, con una pelosità argentea sparsa. Articolo 3° del palpo appena più lungo del 2°, articolo 4° uguale al 20 e 3° presi insieme. Organo di Lauterborn piccolo, lungo circa 1/3 dell’articolo che lo contiene. Mascelle e mandibole con denti ben sviluppati. Torace con mesonoto grigio scuro con peli relativamente sparsi e corti, color dorato chiaro e 3 strisce longitudinali bruno-scure distinte: le 2 striscie laterali sono allargate verso l'addome e divergenti verso il capo. Ali con nervature anteriori bianco-giallastre con spinule nere; nervatura subcostale nuda per tutta la sua lunghezza; 12 radiale coperta da spinule nella metà apicale; 24 radiale nuda nel 1/3 basale e coperta di spinule verso l’apice. Bilancieri bianco- giallastri. Zampe interamente nere. Basitarso 3° con margini paralleli, lungo ri- spettivamente i 2/3 e largo i 3/5 della tibia. Pedisulco e calzipala di dimensioni normali. Addome nero-brunastro dorsalmente e più chiaro ventralmente. Ter- giti II-VI relativamente larghi, 2-2,5 volte più larghi che lunghi. Peli dell'addome corti e di un colore dorato non brillante. Gonapofisi col margine interno legger- mente protratto e con peli assai corti. Branche laterali della furca con inspessi- menti conici scuri sul margine anteriore. Paraprotti relativamente corti, estesi dorso-ventralmente. 4, larva e pupa mancano nelle nostre raccolte italiane. 92 adulte furono raccolte nel giugno del 1947 nella Valle del Po vicino al ponte non lontano da Piacenza. La forma tipica, come del resto tutte le forme 26 J.A. RUBZOV conosciute di questa specie, vive, nelle fasi preimmaginali, nei grandi fiumi. Le 29 sono ematofaghe. CORTI (1916) che ha descritto per la prima volta in Italia questa specie, scrive che è particolarmente comune a Pavia e che quivi la si ri- Fig. 6 - Titanopteryx maculata (Mg.). trova dal giugno fino a settembre. CORTI studiava le 99 di questa specie dei din- torni di Piacenza, raccolte in agosto. Si trova di solito associata a Wilhelmia li- neata Mg. (secondo Corti). Non descriviamo qui nè il 4 nè le forme preimmagi- SIMULIIDAE D’ITALIA I 27 nali in base a materiale dell’Europa centrale perchè supponiamo che la forma italiana sı differenziera nei piccoli dettagli strutturali e specialmente nei caratteri meristici (= morfologici); e di ciò ci siamo convinti paragonando forme di que- sta specie provenienti da diversi fiumi della zona europea dell'URSS. È proba- bile che i biotopi e lo sviluppo delle fasi preimmaginali di questa specie siano legati al corso medio del Po. È interessante sottolineare che questa specie, ben distinguibile, non è nella raccolta dell’Istituto Superiore di Sanità, a giudicare dall’elenco delle specie di RivoseccHI (1960). Genere Eusimulium Roub. Roubaud, 1906: 519; Enderlein, 1921, Deutsche Tierärztl. Wochenschr., 29: 199 (Cnetha, Ne- vermannia); Ruba: 1940: 330- 331 [Simulium (Eusimulium)]; Rubzov, 1951: 759-760 (subgenus); Rubzov, 1956: 376-377. Species T'ypus: Simulium aureum Fries. Qe g. R, coperta di peli in tutta la sua lunghezza. Appendici boccali di tipo ematofago. Corpo e zampe per la maggior parte, e talora anche completamente, neri; base degli articoli delle zampe raramente giallastra; calli omerali e tibie anteriori del 3 con macchie argentee indefinite; basitarso 1° cilindrico, di rado appiattito; calzipala e pedisulco di dimensioni normali. Unghia della 2 con un grosso dente fornito di un processo secondario alla base. Gonostili molto più stretti dei gonocoxiti, di solito più corti di questi e allargati verso l’apice, non di rado scarpiformi, più raramente a forma di uncino. Gonosternite lamelliforme, talora con una carena mediana arrotondata, più raramente cuneiforme. Sternite X dei genitali maschili ben sviluppato. Larva. Antenna notevolmente più lunga del peziolo premandibolare. Infossatura del margine posteriore del capo non profonda o appena accennata; il suo margine anteriore supera di rado 1/2 della lunghezza della capsula cefalica. Dente 3° subapicale delle mandibole più lungo del 2°. Estremità posteriore for- nita dal lato ventrale di 2 processi conici che formano con l’asse longitudinale del corpo un angolo di 40-50°. Branchie rettali semplici o ramificate. Organo adesivo posteriore generalmente con uno scarso numero di uncini, 10-11 per ogni fila al massimo. Pupa. Bozzolo semplice o con un processo corniforme. Branchie re- spiratorie formate generalmente da 4 filamenti, ma se ne possono trovare anche 6, 8, 10, 12 e 14. Margine anteriore dei segmenti addominali fornito dorsalmente di spine a partire dal V-VI segmento. Biologia. Le fasi preimmaginali si sviluppano prevalentemente in piccole sorgenti e ruscelli di pianura e montagna, dove si trovano il maggior nu- mero di specie e, più di rado, in grandi fiumi. Benchè per la più parte siano for- niti di appendici boccali di tipo ematofago, questi Simuliidi sono ematofagi fa- coltativi e vengono trovati raramente, e in numero di specie limitato, intorno all’uomo e al bestiame. Nella maggioranza delle specie si osserva una sola gene- razione all’anno, solo in pochi casi è probabile che si sviluppino 2-3 generazioni. La fase svernante è di regola l'uovo, però in qualche specie, e particolarmente nelle latitudini meridionali, le larve schiudono già nell’inverno, quando non ad- dirittura nell’autunno. Corologia. Oltre 100 specie di questo genere sono diffuse in tutto il mondo: di esse più della metà appartengono alla Regione Paleartica, un nu- mero considerevole a quella Neartica e un numero di poco inferiore all’ Etiopica 28 J.A. RUBZOV ~ (Madagascar incluso); specie isolate penetrano nella Regione Australiana e sono diffuse in Polinesia; nel Mondo Nuovo specie di Eusimulium giungono fino nella Regione Neotropica (Eus. sp. aff. costatum Fried.). Il genere si suddivide in un gran numero di gruppi di specie, pil o meno isolati. Secondo 1 nostri dati, in Italia si trovano 9 specie, che appartengono a gruppi ampiamente rappresentati nella pianura Euroasiatica: latipes Mg., angustitarse Lundstr., aureum Fries. Non sono stati trovati in Italia rappresentanti dei gruppi euroasiatici di montagna. Gruppo aureum Fries. g e 9. Gonostili corti e stretti, lunghi rispettivamente 1/2 dei gonocoxiti e larghi 1/4-1/5 della larghezza degli stessi, appuntiti all'apice e curvati ad uncino. Gonosternite fortemente compresso ai lati: il suo corpo, visto dal basso, appare cuneiforme. Mascelle della 9 generalmente dentate da un lato solo e formanti esternamente un angolo acuto. Zampe della © per la maggior parte giallastre; tibie posteriori sprovviste di pigmentazione scura nella metà basale (particolarità caratteristica del gruppo angustitarse Lundstr.). Gonapofisi linguiformi. Larva. Submento con i denti 5' e 6! ben sviluppati e notevolmente sporgenti. Dente apicale della mandibola grande e lungo, i 2 denti marginali ben sviluppati. Disegno chiaro della fronte distinto, macchia mediana occipitale non allargata anteriormente ma estesa longitudinalmente. Infossatura del margine posteriore del capo quadrata o arrotondata, misurante i 2/3 della lunghezza e della profondità del submento. Pupa. Bozzolo semplice. Branchie con 4 filamenti respiratori, lunghi, poco differenti tra loro per diametro, disposti a 2 a 2 su corti pezioli e divergenti notevolmente dalla base. Il filamento superiore del paio inferiore sporge notevol- mente di lato; il 1° filamento superiore si dirige quasi perpendicolarmente verso l’alto divergendo nettamente dai rimanenti. Biologia. Le larve e le pupe abitano sorgenti e ruscelli piccoli . e pic- colissimi a varie altitudini. Gli adulti sono ematofagi facoltativi. Corologia. Sono diffusi nella Regione Oloartica del Mondo Vecchio e Nuovo; sono stati segnalati nella Regione Orientale e, con specie affini, in quella Etiopica. Per ora se ne conoscono 20 specie, prima considerate tutte Szmulium aureum Fries. Della fauna italiana sono note 2 sole specie qui descritte. 5. Eusimulium latizonum Rubz. (figg. 7-8). Rubzov, 1956: 514-518, figg. 231-232; ? Corti, 1916: 231-233 (Melusina). Si distingue facilmente dall’Eusimulium latinum Rubz., che ha una analoga distribuzione in Italia, per la statura più grande, per il corpo del gonosternite più largo e grande, per i gonostili scarpiformi e per 1 caratteri meristici (= mor- fologici) della larva. 2. Corpo lungo circa 3 mm. Ali lunghe 3,2 mm. Capo con faccia e fronte di un uniforme colore grigio scuro, con peli di un dorato non brillante. L'altezza della fronte è il doppio della sua larghezza minima. Antenne nere, con i 2 articoli basali di un ocraceo-scuro. Palpi neri, con il 2° articolo assai grande, tondo- oviforme, lungo come il 3° articolo ma di spessore doppio, ed il 4° (apicale) un poco più corto del 2° e 3° presi insieme. Organo di Lauterborn molto grande, tondo-allungato, lungo i 2/3 dell’articolo che lo contiene, con un diametro uguale 29 SIMULIIDAE D’ITALIA I 9 HAI TA AE REA RENT NEN ARE \ REEL it | en f au x 17 SER NY) (3 (ATL reed ORA CSC CCS ie = an in tenero Palle! Ce Ut CO M I ( È sf A Li dI Fig. 7 - Eusimulium latizonum Rubz. 30 J.A. RUBZOV ai 2/5 del diametro dell’articolo stesso e con l’orificio posto nel 3° anteriore del- l’articolo. T'orace con mesonoto nero, se visto dall’alto, con peli dorati relativa- mente sparsi, striscie chiare argentee non brillanti davanti alle suture omerali e sui margini; margine posteriore del mesonoto, davanti allo scutello, ornato di peli neri isolati; scutello nero-brunastro, ornato ai margini da peli neri eretti e peli dorati aderenti. Bilancieri bianchi. Tibie anteriori con striscie distinte bianco- argentee che si distendono dalla base fino al 4° apicale che è nero. Basitarso 1° appiattito ed allargato, 7 volte più lungo che la sua massima larghezza. Anche delle zampe anteriori chiare, le altre nere. I 3/4 basali dei femori di tutte le zampe sono di un ocraceo scuro e neri nel 4° apicale. Tibie delle zampe medie scure, ocracee nei 3/4 basali lungo il margine anteriore e posteriore. 'T'ibie posteriori giallastre nei 3/4 basali e nere nel 4° apicale. Basitarso 3° giallo chiaro nei 3/5 basali, scuro lungo il margine anteriore e nella parte apicale. Addome con una frangia ai margini del I tergite formata da peli chiaro-dorati non brillanti; VIII sternite comparativamente largo e con una sporgenza rotonda nella parte ante- riore. Gonapofisi linguiformi con il margine esterno peloso e scure nella parte mediana. Furca con inspessimenti sclerificati marginali relativamente piccoli. Paraprotti di forma molto complicata (vedi fig. 7). Cerci grandi, semicircolari. 3. Di statura simile alla 9. Capo con faccia chiara, argentea e pelosa. Palpi ed antenne totalmente neri. Torace con mesonoto nero vellutato e peli di un do- rato vivo sulle aree omerali e sul margine posteriore; nella zona anteriore e nel 3° mediano prevalgono i peli scuri su quelli chiari o li sostituiscono totalmente. Scutello nero con peli neri eretti. Metanoto ornato dorsalmente da 2 ciuffi di peli dorati. Bilancieri di un brunastro chiaro col peziolo nero-bruno. Zampe per la maggior parte nere; sulle parti nere prevalgono i peli neri, i peli dorati sono distribuiti per lo più sulle parti chiare delle zampe: sulle tibie anteriori dove c’è la macchia argentea, sulle tibie medie dalla base fino a 1/2 e sulle tibie posteriori nel 3° basale. Si trovano inoltre peli dorati chiari mescolati con quelli neri sulla faccia anteriore dei femori anteriori e medi. Basitarso 1° quasi cilin- drico, leggermente appiattito e 8-9 volte più lungo del suo diametro massimo. Basitarso 3° notevolmente più stretto e corto della tibia, dilatato-fusiforme nel mezzo e 5 volte più lungo del proprio diametro. Calzipala e pedisulco ben svilup- pati. Addome con la frangia del margine del I tergite formata da peli scuri che diventano man mano dorati verso l’apice, particolare evidente soprattutto alle estremità della frangia; II tergite con macchie argentee pronunciate sui lati; III-VIII tergiti neri vellutati, con peli dorati sparsi; IX tergite con riflessi grigi. Gonocoxiti tondeggianti e triangolari. Gonostili a forma di stivale, arrotondati all’apice, con una sola spina. Gonosternite col corpo assai grande, largo nel mezzo circa 0,055 mm e lungo circa 0,13-0,14 mm; i bracci del gonosternite sono sot- tili e formano un angolo ottuso con il corpo dello stesso. Parameri armati di una spina vistosa e corta e di una piccola spinetta poco prominente alla base. Gono- furca sottilmente steliforme, stretta, non dilatata all’apice come nell’ Eusimulium latinum Rubz. Cerci di forma irregolare (vedi fig. 7), con forma e chetotassi di- verse da quelle tipiche. Larva. Lunghezza 6-7 mm; colore giallastro sporco. Capo con disegno frontale chiaramente delineato e simile a quello del E. latinum Rubz. 1° articolo antennale suddiviso in 2 parti delle quali la prossimale è appena più corta della distale. Articolo preapicale dell'antenna lungo 1/3 del 1°. Grande ventaglio pre- mandibolare formato da 39-45 setole, piccolo ventaglio premandibolare formato SIMULIIDAE D’ITALIA I 31 da 40-43 setole; spatole in numero di 8-9. Mandibola con 4-5 denti interni e 2 marginali entrambi ben sviluppati. Denti del submento 1° e 5'-7! ben svilup- pati, i 5i più grandi del 1°. Submento con 3-4 setole in fila ai lati. Infossatura del margine posteriore del capo rettangolare, più lunga della sua larghezza nel mezzo. Distanza fra il margine anteriore dell’infossatura e il margine posteriore Fig. 8 - Eusimulium latizonum Rubz. del submento appena più grande della lunghezza di quest’ultimo. Addome mu- nito di branchie rettali semplici. Margini delle branche anteriori dello sclerite rettale con numerose spinule tegumentali. Disco adesivo posteriore con 66-68 file di 9-11 uncini l’una. Pupa. Corpo lungo 3-3,5 mm. Bozzolo semplice, con pareti a tessitura fitta, liscia, senza aperture e con un inspessimento lungo il margine anteriore formante un orlo. Branchie conformate come nelle altre specie di questo gruppo: dei 4 filamenti respiratori il 1° superiore, appena più sottile del 2°, diverge bru- scamente dagli altri dopo circa 0,6 mm; il 3° ed il 4° filamento sono notevolmente più sottili del 1°; lo spessore del filamento più grosso è 0,06*mm, quello del fila- mento più sottile (il 4°) circa 0,045 mm. Il mesonoto della pupa è coperto da pic- cole piastre dal diametro di 0,003 mm. Biologia. Le larve e le pupe di questa specie si trovano sulla vegeta- zione e sulle pietre di una cascata di acqua tiepida (circa 21°) ed inquinata pro- 32 J.A. RUBZOV veniente da un lago sbarrato da una diga. È associato a Eusimulium latipes Rubz.; Boophthora erythrocephala De Geer; Simulium ? nölleri bonomii Rubz. e Odagmia ornata (s.l.). L’impupamento avviene alla fine di maggio. | Corologia. La distribuzione geografica di questa specie & complessi- vamente assai vasta: tutta la parte europea dell URSS, Siberia occidentale ed orientale, Transbaicalia. Ai margini meridionali di questo areale, nella parte eu- ropea dell'URSS, si trovano forme che differiscono nei caratteri morfologici e N nei cicli di sviluppo. Questa specie è stata trovata in Italia ad Arignano, nel de- fluente del lago di Arignano (« Martini e Rossi »), il 24-V-1961 (biotopo n. 39); nel canale affluente della Dora Baltea presso Ivrea (TO) (biotopo n. 22); nel Torrente Chiusella (TO) (biotopo n. 23); nel canale che attraversa la strada Andezeno-Marentino (TO) (biotopo n° 36). Dai dettagli strutturali del- l'armatura genitale del 3, particolarmente del gonosternite e dei cerci, ed anche dai caratteri meristici (= morfologici), la forma italiana differisce da quella europea e andrà probabilmente considerata come una forma a sè. E necessario ottenere materiale in serie di tutte le fasi di sviluppo per la precisazione del va- lore tassonomico e delle relazioni sistematiche delle singole forme. 6. Eusimulium latinum Rubzov, nom. n. (figg. 9-10). Sin. trabeatum, Rubzov, 1956: 520-521, fig. 253 (nec trabeatum Enderlein, 1921). Differisce dall’Eusimulum latizonum, che ha la stessa distribuzione, per la minor statura, per il gonosternite più stretto e più piccolo, per la forma dif- ferente dei gonostili (vedi fig. 10) e per i caratteri meristici (= morfologici) della larva. ?. Corpo lungo 2,5-2,8 mm. Capo con fronte stretta, alta 3 volte la sua lar- ghezza minima. Faccia e fronte fittamente pelose. Antenne nere con i 2 articoli basali ocracei alla base. Palpi neri; 2° articolo dei palpi lungo 2 volte la propria larghezza. Organo di Lauterborn grande, lungo e largo rispettivamente come 1/2 della lunghezza e della larghezza dell’articolo che lo contiene. Torace con mesonoto nero ornato da peli chiaro-dorati brillanti. Femori medi e posteriori di un giallo chiaro nei 2/3 basali. Basitarso 3° scuro o quasi nero nella metà api- cale, più chiaro lungo il margine posteriore della metà basale, leggermente atte- nuato verso l’apice e lungo 6 volte la sua massima larghezza. Pedisulco e calzipala ben sviluppati. Unghia con un dente basale grande, come nelle altre specie di questo genere. Addome con l’VIII sternite munito di una protuberanza poco pronunciata sul margine anteriore (vedi fig. 9). Gonapofisi separate l’una dal- l’altra, arrotondate a guisa di ligula ed estese longitudinalmente. Branchie la- terali della furca con grandi inspessimenti sclerificati e presentanti una dilata- zione sul lato inferiore in corrispondenza di questi. 4. Lunghezza del corpo 2-2,5 mm; lunghezza dell’ala 2,5 mm. Capo con faccia coperta da peli eretti scuri; antenne e palpi totalmente neri; occipite con pelosità nera. Torace con mesonoto nero vellutato, privo di macchie riflettenti, coperto di peli di 2 diversi colori: dalle aree omerali lungo i fianchi ed il margine posteriore i peli sono di un colore giallo vivo; nel mezzo del mesonoto, a par- tire dal capo, i peli sono invece neri. Scutello della forma tipica nero-brunastro; scutello della forma piemontese nero, con lunghi peli eretti scuro-dorati. Meta- noto con un ciuffo di peli scuro-dorati che appaiono neri se visti posteriormente. SIMULIIDAE D’ITALIA I 33 Nervatura costale dell’ala scura, quasi nera, con un ciuffo di peli neri alla base. Bilancieri ocraceo-scuri, col peziolo quasi nero. Maggior parte delle zampe nere e con pelosità prevalentemente nera. ‘Tibia anteriore con una grande macchia argentea che incomincia dalla base sul lato esterno e si estende fino al 4° apicale vi S Fig. 9 - Eusimulium latinum Rubzov, nom. n. coperta da peli argento-chiari. Basitarso 1° leggermente appiattito e allargato, ‚ lungo 7 volte la sua larghezza. Basitarso 3° a margini quasi paralleli, attenuato solo verso l’apice e alla base, assai più stretto della tibia, largo circa 1/2 della massima larghezza della tibia stessa. Calzipala e pedisulco ben sviluppati. Calzipala larga come il basitarso 3° o appena di più. Addome di colore nero. Gonocoxiti trian- golari-tondeggianti. Gonostili piccoli, debolmente incurvati, appuntiti nel 3° apicale, arrotondati all’apice, con una grande spina. Gonosternite con bracci nettamente separati e gli angoli ventrali fortemente sclerificati e sporgenti in basso. Corpo del gonosternite, visto di fianco, relativamente corto, quasi appun- tito all’apice, debolmente incurvato verso il lato ventrale e un poco più convesso verso quello dorsale. Gonofurca a forma di lamella stretta, con un allargamento presso il punto di inserzione nel gonosternite. Parameri forniti di un solo paio di 34 J.A. RUBZOV spine grandi. Cerci acutamente triangolari con 5-6 setole grandi sul margine posteriore e 7 setole sui margini laterali. Larva. Lunga circa 5 mm, è di colore giallastro-sporco chiaro. Capo con disegno dello sclerite frontale chiaro e definito. Macchia medio-anteriore lunga 1/2 di quella posteriore. Paio anteriore delle macchie laterali più scuro della macchia medio-anteriore. Grande ventaglio premandibolare con 48-55 setole; piccolo ventaglio premandibolare con 40-43 setole e 8-9 spatole. Mandibola con 4-5 denti interni e 3 marginali, dei quali l'anteriore è maggiore del posteriore. Submento con denti pronunciati sul margine anteriore; di questi i 5! sono più lunghi del 1° mediano; i 6! e 7! sono ben evidenti. Sui lati del submento 3-4 se- tole per parte formano una fila. Infossatura del margine posteriore del capo ret- tangolare, più lunga della sua larghezza nel mezzo. Distanza tra il margine an- teriore dell’infossatura ed il margine posteriore del submento appena più grande della lunghezza di quest’ultimo. Addome con branchie rettali semplici. Organo adesivo posteriore con 68-70 file di 10-12 uncini l’una. Margini antero-laterali dello sclerite rettale con spinule, mentre mancano le spinule posteriori allo scle- rite stesso. Pupa. Lunghezza del corpo 2,5-3 mm. Bozzolo semplice con pareti a tessitura fitta, liscia, senza aperture; il bozzolo si estende sul lato ventrale fino a 1/2 della lunghezza della pupa. Margine anteriore del bozzolo con orlo. Pupa com- pletamente coperta dorsalmente dal bozzolo. Branchie formate da 4 filamenti respiratori che si ramificano dicotomicamente direttamente dalla origine oppure da un peziolo assai corto (meno lungo del suo stesso diametro). Paio superiore ed inferiore dei filamenti ramificantisi su 2 piani diversi: il paio superiore si ra- mifica in un piano vicino a quello sagittale mentre il paio inferiore è spostato verso l’esterno e in un piano obliquo rispetto a quello sagittale. Il paio superiore dei filamenti è più lungo e più grosso di quello inferiore; la lunghezza dei fila- menti superiori è notevolmente maggiore della lunghezza della pupa. Il fila- mento superiore diverge subito dalla base verso l’alto curvandosi poi bruscamente in avanti al livello del margine superiore del mesonoto; il 2° filamento è curvato meno bruscamente ed a una distanza minore dalla base; i filamenti 3° e 4° sono invece diretti in avanti, il 3° spostato verso l’esterno ed il 4° verso l’interno. Tutti i filamenti sono notevolmente inspessiti alla base. Biologia. Le larve e le pupe di questa specie sono state trovate sulla vegetazione e sulle radici in piccoli ruscelli. L’impupamento e lo sfarfallamento avvengono alla fine di maggio o all’inizio di giugno. Non è registrato come ema- tofago. Corologia. Ruscello 20 km a nord-ovest di Roma; fiume Amalfi presso Napoli; defluente del lago di Arignano (TO) (biotopo n. 39); torrente Fri- sca, Valle Vauda Piccola (TO) (biotopo n. 30); canale presso Marentino (TO) (biotopo n. 38). | Olotipo proveniente dal ruscello a 20 km da Roma, conservato nell’I- stituto Zoologico dell’Accademia delle Scienze dell’ URSS. Questa specie fu descritta per la prima volta (RuBzov, 1956: 250) sotto il nome di E. trabeatum End. La revisione del tipo di ENDERLEIN conservato nel Museo Zoologico dell’ Università Humboldtiana di Berlino, ha però rivelato che la descrizione di ENDERLEIN si riferisce ad un’altra specie dello stesso gruppo. Corti (1916) descrive ambedue 1 sessi di Melusina aurea che si trovano di rado nei dintorni di Pavia agli inizi della primavera. Giudicando dalla descrizione, SIMULIIDAE D’ITALIA I 35 egli ha avuto a che fare con una qualche specie di questo gruppo, probabilmente con una di quelle qui descritte (/atizonum Rubz. o latinum Rubz.), però non è nemmeno da escludersi che si trattasse di una qualsiasi altra specie. Mancando la descrizione e le figure dell’armatura genitale, è difficile decidere, senza uno studio Fig. 10 - Eusimulium latinum Rubzov, nom. n. speciale del materiale originale, quale specie CORTI avesse osservato. RIvo- SECCHI (1960, 1961) accenna anche al fatto che il Simulium aureum Fries è molto comune nell’Italia centrale, ma è molto improbabile che la forma tipica dell’ Eu- simulium aureum Fries, descritta come della Scandinavia del Nord, sia diffusa anche in Italia. 7. Eusimulium (?) latipes Mg. (fig. 11). Meigen, 1804, Syst. Beschr., 1: 96 (Atractocera); Schiner, 1864, Fauna Austr., 2: 366 (Simulium) ; ? Corti, 1916: 233 (Melusina); Friederichs, 1920: 61; Edwards, 1920, Bull. Ent. Res., IT: 239-240; Seguy, 1925, Faune de France, 12: 40-41; Petersen, 1924, Bidr. Dansk. Simul.: 280-282; Rubzov, 1940: 333-335 (Simulium); Grenier, 1953: 105-106 (Simulium); Rubzov, 1956: 426-429. J.A. RUBZOV 36 ge ‘ (37 AVR > 7 = ui CO a TARE uf 7,493 AT DD) 26 4,4 SR, 1, + id 71 4 (1/2272?) 447 511 ‘74 1171 BOF BEER Yo Ex ‘1, AL DI ? latipes Mg. zum l . Eusimu Fig: 11 SIMULIIDAE D’ITALIA I 3% Adulti e larve mancano nelle nostre raccolte italiane. Noi trovammo sol- tanto, in 2 serbatoi d’acqua, bozzoli vuoti con delle esuvie che, a giudicare dalla struttura caratteristica del bozzolo e dei filamenti respiratori delle pupe, devono essere considerati come appartenenti a questa specie. Pupa. Corpo lungo circa 3 mm, statura notevolmente inferiore a quella della forma tipica (4-5 mm). Bozzolo largo, con pareti a tessitura fitta, margine anteriore con un orlo e con una lunga sporgenza corniforme talora spaccata al- l’apice. Branchie respiratorie formate da 4 filamenti che ramificano dicotomica- mente. Filamenti superiori appena più larghi di quelli inferiori; peziolo del paio superiore notevolmente più largo, però più corto, di quello del paio inferiore. Ci asteniamo dal descrivere qui gli adulti e le larve di questa specie con materiale dell'Europa centrale: le differenze, appena visibili, della fase di pupa, possono essere più pronunciate nella larva e negli adulti. I particolari rappresen- tati nella fig. 11 sono ricavati da materiale proveniente dalla regione europea del- l'URSS. I bozzoli vuoti e le esuvie sono stati trovati nell’affluente di destra della Stura di Ala e nel canale affluente alla Dora Baltea presso Ivrea (biotopi n. 12 e 22). L’Eusimulium latipes (sensu lato) ha una distribuzione Oloartica, però è una specie collettiva, come dimostra un moderno studio tassonomico, e sotto questo nome furono confuse parecchie specie. Recentemente sono state isolate da questo complesso l’Eusimulium carthusiense Grenier et Dorier ed altre specie. Più oltre descriveremo una serie di specie nuove che dagli AA. più antichi furono considerate tutte Eusimulium latipes Mg. Corti (1916) descrive gli adulti di que- sta specie. Merita attenzione una sua nota nella quale afferma che questa specie si trova insieme al Prosimulium hirtipes Fries, cosa non caratteristica per la forma tipica di questa specie nell’Europa occidentale ed orientale ed inoltre poco pro- babile. Secondo quanto hanno dimostrato le osservazioni moderne le specie che si trovano insieme ai Prosimulium sono infatti altre. Per questo motivo è discuti- bile attribuire all’E. latipes (s. str.) le descrizioni di CortI. RivoseccHi (1960, 1961) segnala VE. latipes (s.1.) nell'elenco delle specie dell’ Istituto Superiore di Sanità, ma la sinonimizzazione e l’identificazione con la forma tipica sono per le stesse ragioni discutibili. 8. Eusimulium carthusiense Grenier et Dorier (fig. 12). Grenier et Dorier, 1958 et 1959, Travaux labor. d’Hydrobiol. et Pisciculture de l’Université de Grenoble, 40-41; 10-19, figg. 4-7 (Simulium). i Syn. sp. Dorier (1945 et 1946), Bull. Soc. Ent. France, 50: 108-109 (Simulium); sp. Dorier et Freychet, 1946, Ann. de l’Universite de Grenoble, 21: 16-21; sp. I, Grenier, 1949, Physiol. Comp. et Oecologie, I (1948), 3-4: 165-330; sp. I, Grenier, 1953: 135-136; sp. I, Grenier et Bertrand, 1954, Ann. Parasitol. Hum. et Comp., 29, 4: 447-459. Molto simile all’E. cryophilum Rubz. se ne differenzia però chiaramente per la tessitura del bozzolo, per il filamento respiratorio superiore inspessito, particolarmente presso la base, e per i dettagli dell'armatura genitale maschile. ©. Corpo lungo 3 mm; ala lunga 3,5 mm. Capo con faccia grigiastra, fronte grigia con pelosità gialla. Antenne nere con pruinosità grigiastra. Palpi nerastri; articolo 2° dei palpi allungato-filiforme, un poco più lungo del doppio della sua larghezza e lungo circa i 3/4 del 4° (apicale). Organo di Lauterborn grande, oc- cupante più della 1/2 dell'articolo che lo porta e con un diametro uguale alla 1/2 del diametro dell’articolo stesso. Mandibole con denti su ambedue i lati, 23 sul lato interno e circa 10 su quello esterno. Mascelle con 12 denti su di un lato e 13 sull’altro. Torace con mesonoto privo di qualsiasi disegno o striscia argentea 0 38 J.A. RUBZOV scura longitudinale, con peli di un giallo dorato su di un fondo grigiastro. Pleure grigiastre e membrana nuda. Nervatura subcostale e parte basale della nervatura radiale dell’ala, pelose. Circa i 3/4 della lunghezza della nervatura radiale, nella sua parte apicale, pelosa e con spinule. I peli e le spinule sono rossastre, come anche vicino alla base alare. Articolo 1° del tarso anteriore cilindrico- allungato, 8,3 volte più lungo che largo. Articolo 1° dei tarsi posteriori 6,5 volte più lungo che largo. Calzipala relativamente lunga e larga, circa 1/2 della lunghezza del- l’articolo tarsale rispettivo. Una considerevole parte delle zampe appare, negli individui preparati a secco o inclusi in preparati microscopici, più chiara: anca e trocantere della zampa anteriore brunastri; femore chiaro salvo il 1/5 apicale scuro; tibia chiara nel mezzo, brunastra nel 1/4 basale e nera nel 1/4 apicale; femore posteriore chiaro vicino alla base e nero-brunastro nel 1/5 apicale; tibia posteriore brunastra nel 1/3 prossimale, nero-brunastra nel 1/5 apicale, scura lungo il margine interno e chiara nel mezzo; basitarso 3° chiaro, leggermente più scuro all’apice e alla base. Addome nero, con i tergiti brunastri e con una pelosità giallo-dorata. Frangia del I tergite costituita da peli lunghi e dorati. Go- napofisi triangolari con 5-7 setole ciascuna. Branche della furca relativamente corte, dilatate e con una sclerificazione a forma di tubercolo lungo il margine an- teriore. Spermateca con ornamentazione poligonale. g. Corpo lungo 2,5 mm; ala lunga 3 mm. Capo con faccia grigiastra. An- tenne nere con leggeri riflessi grigiastri. T'orace con mesonoto nero privo di mac- chie argentee o nere longitudinali, con talora una pruinosità grigiastra sulle parti laterali del mesonoto. Peli dorati ed aderenti. Pleure grigiastre. Scutello nero con lunghi peli dorati. Zampe nel loro insieme nero-brunastre. Femori e tibie ocra- ceo-brunastre nel mezzo e neri nel 1/4 apicale. Una colorazione bruno-chiara è caratteristica anche per 1 2 primi articoli dei tarsi posteriori negli individui sfar- fallati da poco ed inclusi in preparati microscopici. T'arsi medi e posteriori neri. Addome con armatura genitale simile a quella dell’E. cryophilum Rubz. Apice distale dei gonostili, visto dal basso, maggiormente sviluppato e più lungo che largo; apice distale dei gonostili, visto di fianco, notevolmente dilatato e con un « nasello » conico ma privo di ingrossamenti sul margine posteriore e con l’apice arrotondato. Bracci del gonosternite lunghi come il suo corpo nel mezzo; corpo del gonosternite lungo, alla base dei ganci, 2 volte la propria larghezza; margine posteriore del gonosternite con 3 o 4 protuberanze sui margini dell’area pelosa triangolare; peli relativamente lunghi e originantisi da piccole verruche. X ster- nite tondeggiante, col margine anteriore appena accennato o non sviluppato per niente. Parameri con una sola spina grande ed un inspessimento sclerificato alla base di questa. Larva. Corpo lungo 7 mm. Disegno frontale definito su di un fondo relativamente chiaro. Macchia medio-posteriore relativamente stretta e lunga. Macchie occipitali-laterali e antero-laterali ben pronunciate. Lunghezza totale dell'antenna 0,435 mm. 1° articolo dell’antenna suddiviso in 2 parti: una basale lunga 0,165 mm e una distale lunga 0,200 mm; articolo subapicale lungo 0,065 mm; articolo apicale lungo 0,005 mm. Grande ventaglio premandibolare formato da 32-34 setole. Margine posteriore delle mandibole armato, oltre che da un dente anteriore più grande, da 3-4 denti più piccoli (invece di 5 come nella forma ti- pica). Submento con un dente mediano grande, ma solo leggermente sporgente oltre i denti laterali (5°). Lati del submento con 3-4 setole, delle quali le anteriori sono ramificate. Infossatura del margine posteriore del capo pentagonale, appena più larga che profonda: la distanza tra il suo margine anteriore ed il margine po- SIMULIIDAE D’ITALIA I 39 TER LAS x 2, Fig. 12 - Eusimulium carthusiense Grenier et Dorier. steriore del submento è circa uguale alla lunghezza del submento stesso. Branchie rettali ramificate, con 11-12 lobi ciascuna e con un lobo, quello apicale, più grande degli altri (invece di essere formato da 14-18 lobi lunghi e sottili come nella forma tipica). Organo adesivo posteriore costituito da circa 60 file (invece che 71-73) di 11-13 uncini. 40 J.A. RUBZOV Pupa. Corpo lungo 3,8 mm. Bozzolo munito anteriormente di un pro- cesso corniforme del tipo di quello dell’E. latipes Mg. Tessitura del bozzolo carat- teristica e singolare: gli orli antero-laterali del bozzolo, dilatati, quando giungono oltre l’inizio del processo corniforme si incrociano, nella maggior parte dei casi, o lo percorrono paralleli. Branchie formate da 4 filamenti respiratori ramificantisi dicotomicamente in piani obliqui a quello sagittale. Peziolo del paio di filamenti superiore più grosso e lungo che non quello del paio inferiore. Filamento respi- ratorio superiore notevolmente più spesso dei rimanenti: esso forma una curva notevole con la convessità verso l’alto, mentre il paio inferiore dei filamenti si dirige più o meno direttamente in avanti. I filamenti respiratori sono lunghi circa come la pupa, raggiungendo i 3,5 mm. Mesonoto coperto da numerosi piccoli | tubercoli subpoligonali aventi un diametro di 0,004-0,005 mm. Tricomi birami- ficati, lunghi circa 0,27 mm. Biologia. Larve e pupe di questa specie si rinvengono in piccole sor- genti di montagna che in genere restano prive d’acqua nella stagione estiva, ad una altitudine di 300-600 m s.l.m. L’impupamento avviene ai primi di giugno. Non è segnalato come ematofago. x Corologia. Questa specie, descritta su materiale francese, & stata trovata più tardi da noi nelle raccolte polacche (Carpazi, leg. Zwousk1). In Italia è stata raccolta in Piemonte nei seguenti biotopi: Torrente sulla strada Chiusa Pesio-Roccaforte (CN) (biotopo n. 67); Torrente Frisca, Valle Vauda Piccola (TO) (biotopo n. 30); ed inoltre nei seguenti corsi d’acqua: Canale affluente alla Dora Baltea presso Ivrea (TO) (biotopo n. 22); Torrente a monte di Pinerolo (TO) (biotopo n. 49); Canale lungo la strada Vaie-Villarfocchiardo, Valle di Susa (TO) (biotopo n. 53). Questa « forma » è stata descritta come una specie a sè recentemente (GRE- NIER et DORIER, 1958, 1959); prima era apparentemente attribuita, come altre forme prossime, al E. latipes Mg. Noi abbiamo descritto, pure di recente (RuB- zov, 1956), un’altra specie prossima a questa, cioè l'E. cryophilum Rubz. Sembra che VE. carthustense Grenier et Dorier sia stato trovato in parecchi altri Paesi europei, ed in particolare ultimamente in Austria. Lo studio, specialmente delle fasi preimmaginali, di parecchie forme delle Alpi italiane che devono essere at- tribuite, secondo il complesso dei caratteri, al gruppo dell’E. latipes Mg., rivela notevoli differenze in dettagli essenziali. Queste differenze ci consentono di con- siderare I’E. carthusiense Grenier et Dorier come una specie collettiva. Abbiamo osato, più avanti, descrivere un certo numero di queste forme con nomi specifici a se, e cioè: E. couverti Rubz. sp. n., E. vidanoi Rubz. sp. n., E. biancoi Rubz. sp. n., perchè siamo persuasi che uno studio particolareggiato degli adulti, o meglio, dell’armatura genitale maschile, rivelerà parecchie differenze morfolo- giche più facilmente distinguibili. 9. Eusimulium bertrandi Grenier et Dorier (fig. 13). Grenier et Dorier, 1958 et 1959, Travaux Labor. d’Hydrobiol. et Pisciculture de l’Université de Grenoble, 40-41: 1-9, figg. 1-3 (Simulium). Syn. sp. IV Grenier, 1953: 136-138 (Simulium); sp. IV Grenier et Bertrand, 1954, Ann. Para- sitol. Hum. et Comparée, 29, 4: 447-459. Le differenze più chiare tra questa specie e le altre del gruppo /atipes Mg. si trovano nella struttura della pupa, nel bozzolo, nei tricomi ramosi, nelle pia- SIMULIIDAE D’ITALIA I 4 2 a Bu a a maus u per x = Li iy \ ue î bi Fig. 13 - Eusimulium bertrandi Grenier et Dorier. stre a forma di alti tubercoli, nei 4 filamenti respiratori che sono strettamente raccolti alla base, ecc. ©. Corpo lungo 2,5 mm; ala lunga 3 mm. Capo con faccia e fronte di un grigio argenteo con peli gialli sulla fronte. Antenne nere con riflessi argentei. 41 42 J.A. RUBZOV 2° articolo dei palpi nero, rigonfiato, ovale e distalmente assottigliato. Organo di Lauterborn allungato-ovale, grande circa 1/2 dell’articolo che lo contiene. 3° articolo delle antenne lungo come il 29; ultimo articolo (il 4°) lungo pressappoco come il 20 e il 3° presi insieme. Mandibole armate di denti su ambedue i lati, con 23 denti sul lato esterno. Mascelle armate di 10 denti sul lato esterno e di 12 su quello interno. Sclerite bucco-faringeo (vedi fig. 13) presentante anterior- mente alle sue protuberanze antero-laterali gruppi di spinule aguzze. Torace con mesonoto grigiastro e con peli dorato-pallidi, privo di macchie, sia scure che argentee. Scutello brunastro con lunghi peli dorati. Membrana brunastra e nuda. Bilancieri giallastri con la base del peziolo bruna. Nervatura costale dell’ala co- perta di peli e spinule. Nervatura subcostale pelosa in tutta la sua lunghezza. Base della nervatura radiale coperta di peli disposti in 3-4 file. Parte distale della nervatura radiale per i 2/3 della lunghezza coperta, oltre che da peli, anche da spinule. Tutti questi peli e spinule sono neri. Base alare ornata di un ciuffo di peli rossastri. Basitarso 1° sottile e lungo 9,5 volte il proprio diametro. Basitarso 3° allungato con margini quasi paralleli, appena dilatato nel mezzo, 6,5 volte più lungo che largo. Unghie simili a quelle delle altre specie di questo gruppo. Zampe nel loro insieme nere e brunastre. Le zampe estratte da una pupa matura ed 1 preparati microscopici mostrano la parte media delle tibie chiara; sono invece in genere brunastro-scuri, quasi neri: il 1/3 basale ed apicale della tibia anteriore ed il suo margine esterno, il 1/4 basale e il 1/5 apicale della tibia posteriore ed il suo margine esterno. Il basitarso 3° è intensamente scuro immediatamente presso la base e all’apice. Calzipala e pedisulco di uno sviluppo normale. Addome nero con peli dorati. Frangia del I tergite addominale lunga, scuro-dorata. Su- perficie della spermateca con una sculturazione poligonale. Per l’armatura ge- nitale esterna vedi la fig. 13. Gonapofisi lunghe circa come la parte anteriore del- VIII sternite, con 3 peli grossi presso la base. Branche laterali della furca for- temente dilatate e debolmente pigmentate sul margine esterno. &. Corpo lungo circa 3 mm. Capo con faccia ed antenne nere. Torace con mesonoto nero, privo di macchie argentee e con peli aderenti giallo-dorati. Mem- brana grigiastra. Bilancieri neri. Zampe nel loro insieme scure. Basitarso 1° ci- lindrico e lungo 8,6 volte più che largo. Basitarso 3° appiattito e fusiforme- -dilatato, largo come la tibia e lungo 4,2 volte la propria larghezza. Anche e tro- canteri della zampa anteriore brunastri. Femore e tibia anteriori più chiari nel mezzo e nero-brunastri nel 1/4 apicale. Femore posteriore nero nel 1/5 apicale, il rimanente chiaro. Tibia posteriore scura presso l’apice, la base e il margine esterno. Calzipala di piccole dimensioni, circa 1/3-1/4 della tibia. Pedisulco ben pronunciato. Addome di colore nero. Armatura genitale simile a quella del £. latipes Mg. Gonostili, visti dal basso, dilatati verso l’apice e relativamente più lunghi che nella specie precedente, circa 3 volte la loro larghezza mediana. Lar- ghezza dei gonostili presso l’apice appena maggiore della metà della loro lunghezza. Gonostili presentanti, se visti di fianco, una prominenza conico-aguzza ed il margine esterno convesso. Bracci del gonosternite notevolmente più lunghi del suo corpo. Corpo del gonosternite lamelliforme, semicircolare; la sua larghezza massima presso la base è 3 volte la sua lunghezza. « Nasello » non pronunciato. Margine posteriore del corpo del gonosternite con 2 piccoli tubercoli ai lati del- l’area pelosa. Area pelosa semicircolare ed occupante circa l’1/2 della lunghezza del corpo del gonosternite. Gonofurca spatoliforme con lati quasi paralleli e lunga circa 2 volte la propria larghezza. SIMULIIDAE D’ITALIA I 43 Larva. Corpo lungo 6-7 mm. Disegno frontale chiaro. Sclerite fron- tale con margini scuri, particolarmente lungo il margine occipitale. Macchie frontali antero-laterali particolarmente ben pronunciate e scure. Antenna lunga: 1° articolo antennale lungo 0,14 mm, 2° articolo lungo 0,23 mm, 3° articolo lungo 0,085 mm. Grande ventaglio premandibolare formato da 32 setole relati- vamente corte e grosse, con un pettine, in proporzione, lungo. Margine posteriore delle mandibole con un dente grande, 3 piccoli e 7 denti interni. Submento con un dente mediano grande, che sopravanza tutti gli altri. I 2 lat: del submento sono ornati da 5 setole che formano una sola fila; le 2 setole anteriori sono rami- ficate all’apice. Infossatura del margine posteriore del capo a forma di arco non profondo, che raggiunge col suo margine apicale quasi 1/2 della lunghezza in- feriore della capsula cefalica. Branchie rettali ramose. Apici dorsali dello sclerite rettale con squamule piccole e rilevate ma poco numerose. Organo adesivo po- steriore formato da 85 file di 12-15 uncini l’una. | Pupa. Corpo lungo 3,5 mm. Bozzolo molto caratteristico e particolare: anteriormente presenta un processo corniforme molto lungo (1/2 o piü della lunghezza del bozzolo), che talora è dilatato anteriormente e curvato in basso. Tessitura del bozzolo morbida. Margine anteriore del bozzolo con orlo. Branchie respiratorie formate da 4 filamenti relativamente lunghi (circa come il corpo della pupa). I filamenti respiratori si ramificano dicotomicamente da una grossa base peziolare, con un peziolo per ogni paio di filamenti; il peziolo del paio di fila- menti superiore è appena più lungo del pezioio inferiore, ed entrambi si ramifi- cano su di un piano più o meno orizzontale e sono disposti l’uno sopra l’altro; i filamenti respiratori sono di uno spessore quasi uguale e si dirigono nettamente in avanti quasi senza curvatura. Piastre tegumentali fortemente pigmentate; a forma di processi digitiformi, distribuite in gruppi di 2-5 piastre e coperte da piccoli tubercoli alti da 0,024 a 0,030 mm. Tricomi molto lunghi e ramificati. Contrariamente a quello che si riscontra nella forma tipica, nella forma italiana le piastre sono spesso ramificate (vedi fig. 13). Biologia. Le larve e le pupe di questa specie si trovano in piccoli ruscelli di montagna ad una altitudine di 580-700 m s.l.m. e più. L’impupamento avviene, in Francia ed in Italia, nel maggio-giugno. Non è stato segnalato come ematofago. Corologia. Alpi francesi, Pirenei. Italia: Valle del Cervo, Torrente Cervo a valle di Piedicavallo (VC) (biotopo n. 18). Olotipo conservato all’Institut Pasteur di Parigi. 10. Eusimulium vidanoi Rubzov, sp. n. (fig. 14). Larva. Lunga circa 6 mm, di colore ocraceo e con il capo appena più scuro del resto del corpo. Sclerite frontale con un disegno ben definito molto chiaro. Macchie medio-anteriori appena percettibili. Capo più scuro lateralmente e superiormente. Antenne relativamente corte: 0,3 mm circa in tutto. 1° articolo antennale diviso da una strozzatura in 2 parti disuguali, quella basale lunga 1 2/3 di quella apicale. Grande ventaglio premandibolare costituito da circa 26 setole. Pettine delle setole del ventaglio formato da una sola fila di peli lunghi come il diametro della setola nel mezzo e distanti tra di loro di uno spazio legger- mente inferiore a questa misura. Piccolo ventaglio costituito da circa 26 setole. 44 J-A. RUBZOV Mandibole con 2 denti marginali e 5-6 interni. 1° dente mandibolare esterno mag- giore del 2°. Infossatura del margine posteriore del capo, a forma di arco, non profonda, il suo margine anteriore distando dal margine posteriore del submento di uno spazio pari alla lunghezza di quest’ultimo. Margini posteriori dell’infos- Fig. 14 - Eusimulium vidanoi Rubzov, sp. n. satura divergenti all’indietro. Submento con denti relativamente piccoli; i denti dal 1° al 5° sono circa delle stesse dimensioni ed i loro apici si trovano sulla stessa linea; i denti 4! sono più grandi dei 2! e dei 31. Ambedue 1 lati del submento sono ornati da 4-5 setole ramificate all’apice. Branchie rettali ramificate in 9-10 lobi, uno dei quali per ogni branca più grande e robusto. T'egumento intorno alle branchie rettali coperto da piccole spinule semplici. Branche posteriori dello sclerite rettale più lunghe di quelle anteriori. Dietro lo sclerite rettale, partendo dalla sua metà e lungo il margine delle branche posteriori, si trovano 2 file di SIMULIIDAE D’ITALIA I 45 spinule con in media 7 spinule per fila, 3 di queste spinule isolate si trovano verso il centro dello sclerite. L’organo adesivo posteriore è formato da circa 70 file di 11 uncini in media per fila. Pupa. Lunga 3,5 mm circa. Bozzolo stretto, con un processo corniforme largo verso la base e rapidamente attenuantesi verso l’apice, munito lungo i suoi margini di un orlo pronunciato che forma, confluendo verso l’apice dello stesso un inspessimento mediano unico. Tessitura delle pareti fitta, liscia e con pochis- sime piccole aperture. Pupa completamente ricoperta dal bozzolo, che lascia sco- perto appena 1/2 del mesonoto e un po’ di più lungo 1 lati. Processo corniforme estendentesi in avanti per tutta la lunghezza del mesonoto ed abbassantesi fin sul capo. Branchie respiratorie formate da 4 filamenti raccolti in un fascio su di un solo peziolo lungo 2-3 volte il proprio diametro, che è il doppio di quello del filamento maggiore (superiore); i 2 filamenti superiori giacciono in un piano un po’ obliquo rispetto a quello orizzontale e sono riuniti da un peziolo molto corto; il paio inferiore, pure unito da un peziolo, diverge dalla base in un piano che forma con quello sagittale un angolo di 45°; il filamento superiore è pochissimo più grosso degli altri, che sono circa uguali tra loro per spessore e lunghezza. La lun- ghezza media dei filamenti è di 3-3,5 mm. Biologia. Larve e pupe furono raccolte sulle pietre di un piccolo ru- scello, in un bosco a 1200 m di altezza. L’impupamento avviene alla fine di mag- gio. Si sviluppa insieme ad Odagmia petrophila Rubz. Corologia. Piemonte: Valle del Malone (biotopo n. 32). Olotipo nel preparato microscopico n. 14230. Le pupe assomigliano estremamente a quelle dell’E. carthusiense Grenier et Dorier. Differiscono da queste ultime per il processo corniforme del bozzolo stretto e appuntito, per i filamenti respiratori di quasi uguale spessore, dei quali soltanto quello superiore è appena più grosso degli altri. La larva differisce chia- ramente per i denti del submento relativamente piccoli, per 2 denti marginali della mandibola, per una fila di spinule dietro lo sclerite rettale e per un anello di squamule, con una sola spina aguzza, intorno alle appendici rettali. Questi caratteri e la struttura delle appendici rettali differenziano la larva dalle altre due specie affini: lE. latipes Mg. e VE. biancoi Rubz. 11. Eusimulium couverti Rubzov, sp. n. (fig. 15). Differisce dall’ E. carthusiense Grenier et Dorier per il numero delle setole delle premandibole, per il submento relativamente largo e con un dente mediano fortemente sviluppato e per qualche altro carattere. 9, 4 e pupa sconosciuti. Larva. Lunga circa 7 mm e di colore chiaro. Capo con un disegno ben definito più scuro, macchia mediano-occipitale dello sclerite frontale aguz- zamente triangolare e più scura delle altre e macchie laterali confluenti con quelle latero-occipitali. Margine posteriore dello sclerite frontale intensamente scuro. Antenne di lunghezza mediocre: il 1° articolo antennale è lungo in totale 0,36 mm e diviso in 2 parti delle quali quella basale è appena più lunga di quella distale; articolo antennale sub-apicale lungo circa 0,09 mm. Grande ventaglio premandi- bolare formato da 22 setole, la 5% delle quali è lunga 0,5 mm e larga circa 0,006 mm. Mandibola con un dente apicale relativamente grande e grosso, con 8 denti in- 46 J.A. RUBZOV terni, 4-5 marginali dei quali l’anteriore è molto più grande degli altri. Submento relativamente largo, con denti intermedi poco sporgenti, i denti 1° e 5i notevol- mente più grandi degli altri. Lati del submento con 4-5 setole. Infossatura del margine posteriore del capo pentagonale. Branchie rettali ramificate con 8-9 Fig. 15 - Eusimulium couverti Rubzov, sp. n. lobi corti e con un lobo apicale per ogni branca più grosso e lungo. Sclerite ret- tale debolmente sclerificato. Branche posteriori dello sclerite rettale raggiungenti la 10? fila di uncini dell’organo adesivo posteriore formato da 76-80 file di 11-12 uncini l’una. Biologia. Questa specie abita piccole sorgenti di montagna a circa 500 m. Le larve mature si trovano alla fine di maggio. Corologia. Piemonte: Valle di Susa (biotopo n. 57). Olotipo: una larva inclusa nel preparato microscopico n. 13933. SIMULIIDAE D’ITALIA I 47 Le differenze dalla specie più affine, I’E. carthusiense Grenier et Dorier sono state descritte precedentemente. Questa specie differisce dalle altre simili della fauna italiana, particolarmente da quelle qui descritte, cioè E. vidanot sp. n. ed E. biancoi sp. n., per la maggior statura e soprattutto per le dimensioni del asm 0,01 an Fig. 16 - Eusimulium biancoi Rubzov, sp. n. submento e dei suoi denti, per la presenza di un solo grande dente marginale e di parecchi piccoli (anzichè 2 grandi) nelle mandibole e per l’assenza di spinule posteriormente allo sclerite addominale. Le differenze di questa specie con l'E. biancoi sp. n. sono: una differente ramificazione delle appendici rettali, un nu- mero inferiore di setole premandibolari (22 anzichè 37-38), le antenne relativa- mente più corte e parecchi altri caratteri minori (vedi la descrizione). Secondo la nostra opinione la struttura esterna delle pupe di tutte e tre queste forme è molto simile a quella di E. latipes Mg. e particolarmente a quella di E. carthusiense Grenier et Dorier. Tutte queste forme sono in realtà specie a sè (specie gemelle). A conferma di questa conclusione sarebbe necessario lo studio dell’armatura genitale maschile e degli altri caratteri sia della pupa che dell’adulto. Può darsi che queste specie si riveleranno in futuro più vicine, e pertanto identiche alle specie, per ora poco conosciute, dei Carpazi che sta descrivendo Knoz (in litt.). 12. Eusimulium biancoi Rubzov, sp. n. (fig. 16). Simile all’E. angustatum Rubz. della Crimea. Se ne distingue per le dimen- sioni inferiori, per la struttura della premandibola, per la forma della infossatura posteriore del capo e per altri caratteri. Larva. Corpo lungo 4-5 mm e di colore scuro-brunastro. Capo di colore più scuro di quello del corpo. Disegno frontale non definito, chiaro su fondo scuro. Premandibola relativamente corta, di una lunghezza totale di circa 0,25 mm. 1° articolo antennale diviso in 2 parti delle quali la prossimale è lunga i 2/3 della 48 J.A. RUBZOV distale. Grande ventaglio premandibolare formato da 37-38 setole. Spessore mas- simo della 5% setola circa 0,004-0,005 mm. Pettine formato da peli sparsi, isolati, più corti del diametro della setola. La distanza tra i peli è circa uguale al doppio diametro della setola. Premandibola con 2 denti marginali pronunciati e 5-6 denti interni. Submento con un dente mediano relativamente grande ed i denti 5! e 6! notevolmente più piccoli. Lati del submento con 4-5 setole in fila, delle quali le anteriori sono ramificate. Infossatura del margine posteriore del capo a forma di arco ottuso, 1/2 più larga che profonda; la distanza tra il suo margine anteriore e quello posteriore del submento è maggiore della lunghezza del submento stesso. Branchie rettali formate da 3 grossi lobi, alla base di ognuno dei quali si trova un paio di altri lobi assai corti e di un diametro di circa 2/3 inferiore al diametro dei lobi principali. Per lo sclerite rettale vedi la fig. 16. Una striscia di spinule tegumentali con 4-5 dentini o, più di rado, semplici, si stende dalle branche anteriori dello sclerite rettale fino alle branchie rettali. Come appare dalla fig. 16 vi sono lungo il margine posteriore dello sclerite rettale circa 8 spinule corte ravvicinate. L’or- gano adesivo posteriore è formato da 66 file di 9-11 uncini per fila. 2, g e pupa sconosciuti. Biologia. Le larve di questa specie furono raccolte a metà maggio sulle pietre di un piccolo ruscello di alta montagna a circa 2000 m. La tempera- tura dell’acqua era di circa 7°C. Si trova associato a Odagmia monticola Fried. e Prosimulium sp. Corologia. Piemonte: Valle del Sangone (biotopo n. 3). Olotipo: una larva inclusa nel preparato microscopico n. 14241. Le larve di questa forma si distinguono dalle altre specie europee di questo gruppo per i seguenti caratteri: un differente tipo di ramificazione delle appendici rettali (un lobo grande e 2 rudimentali), i 2 denti marginali della mandibola pro- nunciati (anzichè 1 anteriore e parecchi piccoli posteriori) la distinguono dal FE. bertrandi Grenier et Dorier, dal E. carthusiense Grenier et Dorier, dal E. carpaticum Knoz, dal E. brevidens Rubz. e dal E. crenobium Knoz; dal E. couverti si distingue per la presenza di 2 denti marginali grandi nella mandibola. Questa forma è si- mile al E. latipes Mg. e al E. vidanoi Rubz., ma ne differisce per la struttura delle branchie rettali e per un anello di squamule pluridentate attorno alla loro base. Gruppo dell’Eusimulium angustitarse Lundstr. 3 e 2. Gonostili appena più corti dei gonocoxiti, tagliati obliquamente e attenuati verso l’apice, se visti dal basso. Gonosternite largo, con la superficie ventrale del corpo percorsa da una carena mediana aguzza e ben sviluppata. Pa- ramcri con una spina relativamente corta ciascuno. X sternite triangolare. Ma- scelle della © tagliate obliquamente e dentate su ambedue i lati. Femori scuri o reri. Tibie scure presso la base e l’apice. Basitarso 3° allungato, lungo 7-9 volte la sua lunghezza mediana. III-V tergiti addominali relativamente larghi, 1,5-2 volte la loro lunghezza. Larva. Infossatura del margine posteriore del capo appena accennata o poco profonda, in modo che gli inspessimenti dei margini posteriori della capsula cefalica coincidono quasi sul lato ventrale. Pupa. Bozzolo solitamente con un piccolo processo corniforme anteriore o, almeno, un pronunciato inspessimento. Branchie formate da 4 filamenti re- spiratori di solito divergenti immediatamente dalla base, oppure posti su di un grosso peziolo che ramifica dicotomicamente. SIMULIIDAE D’ITALIA I 49 Fig. 17 - Eusimulium ? angustitarse Lundstr. Biologia. Larve e crisalidi abitano piccoli ruscelli a diversa altitudine, con preferenza per quelli tiepidi e con vegetazione erbacea. Corologia. La distribuzione delle specie di questo gruppo è assai ampia: tutta la Regione Paleartica e la Neartica (la maggior parte delle specie era attribuita al solo E. angustitarse Lundstr.); la Regione Etiopica (£. becker: 50 J.A. RUBZOV Roub., E. aureosimile Pomm., E. brachium De Meill., E. ruficorne Macq., E. simplex Gibb.); le specie di questo gruppo giungono inoltre nel Madagascar (S. buckleyi De Meill. ed altri); nell’Australia (E. ornatipes Skuse); e nelle re- gioni orientali (E. aureohirtum Brunn.). Le specie sono morfologicamente mal differenziate e perciò alcune di esse ben distinguibili nella fase di pupa lo sono poi assai meno come adulti (per i caratteri esterni e l'armatura genitale). L’E. angustitarse Lundstr. è largamente diffuso nell’Eurasia a cominciare dai confini settentrionali ed includendo la zona media dell URSS europea, la Siberia Orien- tale e quella Occidentale. Le forme provenienti dal Caucaso, dall’ Asia Centrale ed anche dalla Penisola Balcanica debbono però, senza dubbio, essere conside- rate delle specie a sè. E inoltre molto probabile che anche tutte le forme della sottoregione Mediterranea attribuite alla specie in parola, siano da considerarsi invece come delle specie a sè oppure come simili alle specie conosciute dell’A- frica. 13. Eusimulium ? angustitarse Lundstr. (figg. 17-18). Lundström, 1911: 22 (Melusina); Edwards, 1915: 38-39 (Simulium latipes); Edwards, 1920, Bull. Ent. Res., 11: 241; Friederichs, 1919: 61 (Simulium latipes); Petersen, 1924, Bidr. Dansk. Simul., 282-283 (Simulium); Dorogostajskiy, Rubzov e Vlasenko, 1935: 171-173 (Simulium); Rubzov, 1940: 335-336 [Simulium (Eusimulium)]; Grenier, 1953: 107-108 (Simulium); Rubzov, 1956: 489-490, fig. 214 A; Rivosecchi, 1961: 37. Abbiamo avuto a disposizione solo adulti estratti da pupe mature e potemmo notare in essi numerose, caratteristiche ed essenziali differenze della forma ita- liana sia da quella tipica descritta della Finlandia sia dalle altre forme di questo tipo dell'Asia centrale e della Regione Etiopica. e. Corpo lungo 3,5-4 mm. Capo con fronte coperta da una fitta pelosità argentea e con la larghezza minima 1,5 volte maggiore del diametro del 3° ar- ticolo antennale. Antenne totalmente nere; diametro del 3° articolo antennale uguale circa alla propria lunghezza; articoli antennali attenuantisi verso l’apice a partire dal 3° articolo. Palpi neri col 2° articolo più sottile del 3° e lungo come 1 due precedenti presi insieme. Organo di Lauterborn piriforme, spostato verso la base dell’articolo e lungo circa la metà della larghezza dell’articolo che lo con- tiene; orifizio dell’organo di Lauterborn aprentesi alla metà dell’articolo. Man- dibole tagliate obliquamente con un angolo di meno di 90° e dentate solo da un lato. Mascelle con 7-8 dentini su di un lato e 9-10 sull’altro. Zampe in gran parte di colore nero, sono più chiari solo la base, la parte media dei femori e la parte media delle tibie. Basitarso 1° cilindrico, 2,5 volte più lungo del 2° articolo tar- sale e appena più stretto. Basitarso 3° completamente scuro, 8-9 volte più lungo che largo. Calzipala tonda, rispettivamente larga e lunga come la metà dell’arti- colo tarsale. Pedisulco profondo. Unghia con un dente molto grande alla base. Addome coi segmenti ricoperti da una pubescenza formata da peli fitti e lunghi in gran parte argenteo-chiari. VIII sternite pentagonale. Gonapofisi allungate ornate da 10-12 peli abbastanza lunghi. Branche della furca divergenti con un angolo di circa 60°, senza brusche fratture nel mezzo come nelle altre specie di questo gruppo, mediocremente dilatate prima dell’apice e con relativamente de- boli inspessimenti sclerificati lungo il margine anteriore. 4. Statura uguale a quella della ©. Esteriormente è simile alla forma tipica; le differenze più chiare da questa si riscontrano nell’armatura genitale. I gono- coxiti sono lunghi circa come i gonostili, larghi nel mezzo però solo 2,5 volte di più dei gonostili presso la base. Gonostili, visti dal basso, attenuati all’apice e SIMULIIDAE D’ITALIA I 18 - Eusimulium ? angustitarse Lundstr. 51 52 J.A. RUBZOV tagliati tondeggianti nella metà apicale (mentre sono trasversalmente tronchi nella forma tipica). I gonostili, visti lateralmente, sono modicamente dilatati ed arrotondati con una grande spina all’apice. Gonosternite relativamente largo, col corpo notevolmente meno lungo che largo. Carena mediana del corpo del gono- sternite molto grande, dilatata prossimalmente e notevolmente sporgente oltre il margine posteriore. Gonofurca profondamente spaccata all’apice. Parameri con una grossa e grande spina accanto alla quale un inspessimento sclerificato dei gonopleuriti forma come un piccolo dente. Larva. Corpo lungo 7-8 mm. Disegno frontale chiaro con la macchia medio-occipitale debolmente dilatata verso la base del capo. Antenna sottile e lunga (circa 0,7 mm); 1° articolo antennale lungo 0,5 mm, diviso in 3 parti delle quali la prossimale è notevolmente più lunga di quella distale; 2° articolo (sub- apicale) lungo circa 0,2 mm. Grande ventaglio premandibolare formato da 58-60 setole. Mandibole con un solo dente anteriore e 2 dentelli piccoli posteriormente (vedi fig. 18). L’orlo della mandibola prima del dente è su di un livello nettamente diverso da quello su cui si trova dopo il dente. La mandibola presenta 8-10 denti interni. Submento allungato, notevolmente attenuato anteriormente, con denti e squamule ben distinti. Dente mediano e denti laterali del submento notevol- mente più grandi degli altri e sporgenti distintamente oltre i margini delle squa- mule. Lati del submento con una fila di 4-5 setole ciascuno. Infossatura del mar- gine posteriore del capo poco profonda, però più pronunciata che nella forma ti- pica (vedi fig. 18). Sclerite rettale con le branche anteriori corte e quelle posteriori più lunghe. Branchie rettali semplici, corte e grosse. Organo adesivo posteriore formato da 74-80 file di 12-14 gancetti l’una. Pupa. Corpo lungo circa 4 mm. Bozzolo largo (2,5-3 mm), con un processo corniforme sul margine anteriore. ‘Tessitura delle pareti morbida e con numerose piccole aperture. Branchie formate da 4 filamenti respiratori divergenti lateralmente quasi subito dalla base, lunghi circa come la pupa o appena di più; spessore medio dei filamenti respiratori di circa 0,04 mm e pressappoco uguale per tutti i filamenti; i filamenti inferiori di ambedue le coppie sono però a volte appena più grossi alla base dei superiori. Questa è la differenza dalla forma tipica nella quale il 2° filamento respiratorio è notevolmente più grosso e più lungo degli altri, essendo più lungo della pupa. Biologia. Le larve e le pupe si trovano in piccoli ruscelli con fitta vegetazione erbacea e con una temperatura dell’acqua di circa 15-20°. L’impupa- mento avviene alla fine di luglio o verso i primi di agosto. Si trova con O. ornata s.l. ed E. latizonum Rubz. Corologia. Questa specie è stata da noi trovata alla fine di maggio nel serbatoio d’acqua n. 36 (canale attraverso la strada Andezeno-Marentino) il 24-V-1961 e nel serbatoio d’acqua n. 107 (sorgente presso Leinì) (TO) il 3-VIII-1961 (L. Couverr leg.). RivoseccHI (1961, pag. 37) segnala questa specie in un affluente del fiume Astura nell’Italia Centrale (sorgente « Torre Padiglione »). Genere Wilhelmia End. Enderlein, 1922, Konowia, 1: 69; Enderlein, 1930: 86; Rubzov, 1940: 406 [Simulium (Wilhelmia)] ; Rubzov, 1951: 783 (Wilhelmia); Rubzov, 1956: 542-543. Species T'ypus: Culex equinus L. 3 e 9. Capo con fronte larga, grigia e pelosa. Membrana pelosa. Macchie argentee sviluppate talora solo nei gg, mentre le 99 presentano invece 3 strisce SIMULIIDAE D’ITALIA I 53 scure longitudinali sul mesonoto che formano un disegno a forma di lira su fondo scuro. Basitarso 1° cilindrico, uguale in ambedue 1 sessi, relativamente corto e stretto. Unghie della 2 semplici, lunghe come l’ultimo articolo tarsale. Zampe in gran parte nere, sono chiare soltanto le articolazioni tibio-femorali ed il basi- tarso 3°. Segmenti II, VI, VII del $ con macchie argentee sui lati. Gonostili, in confronto ai gonocoxiti, molto piccoli e a forma di gancio, relativamente sot- tili e, se visti lateralmente, diritti. Gonosternite lamelliforme, con un corpo trian- golare e col margine posteriore privo di denti. Gonofurca dilatata all'apice e con corte spine. Parameri con parecchie spine (6-10) di grandezza molto differente. X sternite dell'armatura genitale maschile ben sviluppato e formante uno scle- rite esteso trasversalmente, nastriforme. Gonapofisi della © estese, nastriformi, strette e lunghe. Larva. Submento con un margine anteriore allargato in modo che l’al- tezza del submento è solo 1,5 volte maggiore della distanza che intercorre fra i denti laterali (5). Apici dei denti mandibolari (apicale, subapicale ed interni) disposti su di una linea retta. Branchie rettali semplici. Organo adesivo posteriore con un largo anello formato da 90-120 file di 20-30 piccoli uncini Puna. Pupa. Bozzolo provvisto di collare, con le pareti a tessitura fitta, li- scia e senza aperture ai lati. Branchie formate da 6-8 filamenti respiratori, tutti rigonfi; il superiore e l’inferiore di questi filamenti sono più grossi ed aderiscono al corpo della pupa, gli altri 4-6 filamenti più sottili formano 2 serie, una interna ed una esterna, dirette in avanti. Biologia. Le fasi preimmaginali si sviluppano in diversi tipi di ser- batoi d’acqua, però principalmente in fiumi di pianura o di bassa montagna, tiepidi, di media o grande portata, più di rado in montagna. Il maggior numero di specie sverna allo stato di uovo; poche altre specie, particolarmente nelle lati- tudini meridionali, svernano come larva. Vi sono parecchie generazioni annue (2-3). Gli adulti sono ematofagi. Corologia. Le specie di questo genere sono diffuse nella Regione Paleartica, in tutte le sue subregioni. La maggior parte delle specie (circa 16-17) sono diffuse nella subregione Mediterranea. In Italia si conoscono 3 specie: W. mediterranea Puri, W. salopiensis Edw. e W. lineata Mg. che rappresentano 1 gruppi principali di questo genere. 14. Wilhelmia mediterranea (Puri) (fig. 19). Puri, 1925: 253-254 (Simulium); Rubzov, 1940: 409 [Simulium (Wilhelmia)]; Rubzov, 1951: 787-792; Rubzov, 1956: 558-560, fig. 260; Rivosecchi, 1961: 30-31 (Simulium). Le differenze più caratteristiche tra questa specie e le altre due del genere Wilhelmia viventi in Italia, sono la struttura delle branchie respiratorie della pupa, del gonosternite e della gonofurca del &. 2. Corpo lungo 2,5-2,8 mm, a volte anche 3 mm. Capo con la fronte e la faccia grigia. I peli della fronte sono diretti verso i lati, però senza un solco me- diano ben definito. Antenna con i 3 articoli basali gialli. Torace con le strisce scure longitudinali-laterali del disegno a lira del mesonoto che presentano macchie rotonde distinte lungo il margine anteriore. Pubescenza del mesonoto formata da peli sparsi chiaro-dorati su di un fondo grigio scuro. Zampe giallastre solo nel- l’articolazione tibio-femorale; basitarso 3° giallastro nei 2/3 basali e scuro nel 1/3 apicale; basitarsi 1° e 3° in media 7 volte più lunghi che larghi; pedisulco e 54 | J.A. RUBZOV calzipala distinti; 2° articolo del tarso posteriore relativamente grande, chiaro presso la base e scuro all’apice. Unghie semplici e lunghe, debolmente incurvate. Segmenti addominali coperti da peli fitti chiaro-dorati. Gonapofisi estese in forma di nastro lungo e stretto e simili alle gonapofisi delle altre specie. &. Di statura uguale alla 9. Antenne con i primi 2 articoli basali e la base del 3° gialli, per il rimanente nere. Mesonoto nero-vellutato con macchie argentee distinte sulle aree omerali e con peli dorati. Addome con gonostili debolmente curvati ed acuminati verso l’apice, con una grande spina, fissati ai gonocoxiti sull’apice distale di questi. Gonosternite con un corpo lamellare acuto-triangolare il cui apice è incurvato sul lato ventrale. Bracci del gonosternite larghi e lunghi. Gonofurca di una larghezza mediocre, con margini paralleli, lunga 2,5 volte la sua larghezza. La parte spaccata della gonofurca forma 2 tubercoli tondeggianti, ben separati, coperti di spinule aguzze. Parameri con 10 spine circa di diversa grandezza. X sternite a forma di lamella trasversa e larga. Larva. Corpo lungo 5-7 mm. Disegno frontale chiaro, ben evidente su di un fondo più chiaro. 1° articolo antennale diviso in 2 parti delle quali quella distale è, come lunghezza, rispettivamente doppia di quella prossimale e di 1/2 più lunga del 2° articolo. Grande ventaglio premandibolare formato da 40-50 setole; piccolo ventaglio premandibolare formato da 27-30 setole. Submento largo con 5-6 setole ramificate all’apice e disposte in una fila irregolare per lato. Denti del margine anteriore del submento distinti e di diversa grandezza: i denti 1° e 5! sono notevolmente più grandi e sporgenti sugli altri; apici dei denti 2! e 4! del submento quasi su di una linea retta. Infossatura del margine posteriore del capo tonda e col margine anteriore distante da quello posteriore del sub- mento un po’ meno della lunghezza del submento stesso. Organo adesivo poste- riore formato da circa 100 file di 22-30 uncini l’una. Branchie rettali semplici. Pupa. Lunga circa 3 mm, con un bozzolo chiuso in avanti da un col- lare assai corto, appena rilevato dal substrato e con un orlo distinto lungo il mar- gine anteriore. Tessitura delle pareti fitta, senza aperture e con una superficie liscia. Branchie respiratorie come nella fig. 19: i filamenti respiratori superiore ed inferiore delle branchie aderiscono tanto alle pareti del bozzolo quanto al capo ed al mesonoto della pupa ed i loro apici appuntiti si intersecano vicendevolmente; ı 6 filamenti mediani, diretti in avanti, sono molto sottili e piegati a soffietto alla base; i 3 esterni di essi sono più lunghi di quelli interni, e dei 3 interni quello inferiore è 1/2-3/4 più lungo di quello superiore. Biologia. Le larve e le pupe di questa specie si sviluppano di solito in canali ed in piccoli fiumi di pianura e di bassa montagna, senza salire troppo in quota. Larve e pupe preferiscono come substrato le piante, particolarmente se sono vicine alla superficie dell’acqua, però si possono trovare anche sulle pietre. Apparentemente vi sono più generazioni annue: almeno 2. Le uova vengono de- poste su foglie galleggianti sull'acqua. Le ovideposizioni, comuni, raggiungono i 10-15 cm di lunghezza e sono disposte su ambedue le superfici della foglia. Le uova sono deposte in genere su di uno strato o, più di rado, su parecchi strati. L’impupamento e lo sfarfallamento degli adulti avviene, nell’Asia centrale, dal- l’inizio della primavera fino al tardo autunno. Le singole generazioni non si sus- seguono regolarmente ma si trovano contemporaneamente le varie fasi di sviluppo. Non di rado si può osservare la sciamatura degli adulti di questa specie, che av- viene in piccoli sciami (fino a 30-40 cm di diametro), all’altezza dal suolo di 2 m SIMULIIDAE D’ITALIA I 55 00 — nie (\\ TAI ASS SL a a gt, ria ee. avo. Se DIX II Fig. 19 - Wilhelmia mediterranea (Puri). o poco più. Gli sciami, che in genere attaccano l’uomo, sono composti da individui di ambedue i sessi. Corologia. Questa specie è stata segnalata in tutta la sottoregione mediterranea a cominciare dai suoi confini occidentali, Balcani, Vicino Oriente, Crimea, Caucaso, Asia centrale e tutta l’India. In Italia è stata raccolta nei din- torni di Roma ed in Sicilia (RuBzov, 1947). RivoseccHI (1961) menziona questa 56 J.A. RUBZOV specie come abitante un certo numero di serbatoi d’acqua del Lazio. La forma si- ciliana di questa specie differisce notevolmente da quella romana per le dimensioni maggiori e per qualche carattere meristico (= morfologico): un maggior numero di setole nei ventagli premandibolari e di uncini nell’organo adesivo posteriore. La forma illustrata nella fig. 19 proviene dai dintorni di Roma (20 km a nord- est della città) e fu raccolta il 5-VII-1947 (RuBzov leg.). 15. Wilhelmia salopiensis (Edw.) (fig. 20). Edwards, 1927, Ent. Month. Mag., 63: 255 (Simulium salopiense); Petersen, 1951, Ent. Med., 25: 446-448; Grenier, 1953: 103-104 (Simulium); Rubzov, 1956: 567-568, fig. 265; Rivo- secchi, 1961: 32 (Simulium). 2. Corpo lungo 2-2,2 mm. Ala lunga 2,2-2,5 mm. Capo con faccia e fronte nerastre, con una pruinosità grigia poco distinta e completamente coperte da peli sparsi chiari e brillanti. Base dell’antenna giallastra. Mesonoto grigio-scuro con un disegno più scuro ben distinto a forma di lira. Zampe chiare nelle arti- colazioni tibio-femorali; basitarso 3° di dimensioni assai piccole, 6,5-7 volte più lungo che largo, molto più corto e più stretto della tibia; il suo 1 13 apicale è decisamente scuro; pedisulco e calzipala sono ben sviluppati. Addome coi seg- menti coperti da fitti peli chiari. Esteriormente molto simile alla W. mediterranea Puri può essere da questa distinta principalmente per la colorazione più scura della faccia. g. Dimensioni come quelle della 9. Faccia con una pruinosità grigiastra non distinta, nera opaca senza pruinosita grigiastra o peli sopra l’armatura boc- cale. Torace con mesonoto, visto anteriormente, con 3 strisce longitudinali più scure separate da stretti spazi; pubescenza del mesonoto e della membrana for- mata da peli dorati. Nervature alari nere come 1 peli della base alare. Zampe per la maggior parte nere tranne le articolazioni tibio-femorali ed il basitarso 3° che è chiaro fin oltre la metà basale e nerastro verso l’apice; basitarso con margini paralleli, di dimensioni simili a quelle del basitarso della 9, molto inferiore per larghezza e lunghezza alla tibia. Addome coi segmenti coperti da peli relativa- mente sparsi e corti. Gonostili a forma di gancio, acuminati all’apice e con una spina ottusa ad una certa distanza dall’apice verso il margine interno. Gonoster- nite triangolare-tondeggiante verso l’apice posteriore, privo di « nasello » ventrale, esteso e nastriforme. Gonofurca in forma di una lamella tonda, presentante agli angoli postero-laterali delle spinule più grandi di quelle che coprono il resto della gonofurca ed estendentesi anche posteriormente a questa. Parameri forniti di 7 spine grandi e fortemente curvate ciascuno, e, insieme a queste, di 6-7 spinule più piccole. Larva. Corpo lungo 5-6 mm. Sclerite frontale con un disegno chiaro poco distinto. Articolo antennale 1° diviso in 2 parti delle quali quella apicale è 1/2 più grande di quella basale; 2° articolo antennale appena più corto della parte basale del 1° articolo. Grande ventaglio premandibolare formato da 36-40 setole. Submento assai largo e con i denti anteriori più o meno della stessa grandezza e disposti quasi su di una linea retta, eccettuato quello mediano alquanto più grande degli altri; lati del submento con 4-5 setole ramificate, disposte su di una sola fila. Infossatura del margine posteriore del capo profonda, tondeggiante, con una distanza dal margine posteriore del submento uguale circa a 1/2 della lunghezza di quest’ultimo. Branchie rettali semplici. Organo adesivo posteriore formato da 90-94 file di 16-20 uncini l’una. SIMULIIDAE D’ITALIA I 57 Fig. 20 - Wilhelmia salopiensis (Edw.). Pupa. Corpo lungo 2,5 mm. Bozzolo scarpiforme con un collare col margine inferiore talora esteso a forma di cucchiaio nettamente sollevato sopra il substrato. Branchie con filamenti respiratori più sottili superiormente ed in- feriormente, strettamente aderenti alle pareti del bozzolo, al capo ed al mesonoto della pupa come nella specie precedente. I 6 filamenti respiratori mediani sono 58. J-A. RUBZOV diretti in avanti e non attenuati alla base: è questa la differenza dalla specie pre- cedente. I 3 filamenti interni sono più corti di quelli esterni e, fra gli esterni, il filamento inferiore è lungo il doppio di quello superiore e con un diametro di 1/2 maggiore. Biologia. Le larve e le pupe di questa specie si sviluppano nei canali da irrigazione e nei piccoli ruscelli di pianura e di bassa montagna aventi una temperatura dell’acqua relativamente elevata (intorno ai 20°). È apparentemente possibile lo sviluppo di parecchie generazioni all'anno. L’impupamento e lo sfarfallamento avvengono nel luglio-agosto. È associata alla W. mediterranea Puri. Corologia. Questa specie, descritta come dell'Inghilterra, fu in se- guito trovata nella parte europea dell'URSS, nella zona media, a partire dal con- fine occidentale fino al Cazakhistan. È comune nell’Europa centrale: Germania, Francia, Jugoslavia e Polonia. Una forma esteriormente non distinguibile si trova in Giappone, ma lo studio dell'armatura genitale maschile mostra diffe- renze nella struttura del gonosternite e dei parameri, che palesano il carattere collettivo di questa specie. L'A. ha raccolto la W. salopiensis nei dintorni di Roma (20 km a nord-est della città). Le pupe furono raccolte il 5-VII-1947. Essa è stata trovata in Piemonte nel 1961 nei seguenti serbatoi d’acqua: Torrente Tri- versa (AT) (biotopo n. 42) e torrente T'ernavasso a Villafranca d’Asti (AT) (bio- topo n. 43). L’olotipo si conserva nel Museo Britannico di Storia Naturale, 1 paratipi nell'Istituto Zoologico dell’Accademia delle Scienze dell'URSS a Leningrado. La descrizione e la figura sono state fatte in base alla forma tro- vata nei dintorni di Roma. 16. Wilhelmia lineata (Mg.) (fig. 21). Meigen, 1804, Klass., 1: 94-97 (Culex); Corti, 1916: 225-230 (Melusina); Baranov, 1926: 186 (stylata); Pronevich, 1945: 13-16 [Simulium (Wilhelmia) equinum L.|; Rubzov, 1956: 562, fie, 262. Simile alla W. veltistshevi Rubz.; le differenze più notevoli si riscontrano nella struttura dell’armatura genitale maschile. ©. Corpo lungo 3 mm; ala lunga 3 mm. Antenne per la maggior parte nere, con i 2 primi articoli e la metà del 3° ocraceo-brunastri. Palpi neri, col 2° arti- colo appena più lungo e 1/2 più grosso del 3°; 4° articolo (apicale) notevolmente più lungo del 2° e grosso circa 1/2. Faccia e fronte grigio scure con peli dorato- scuri sparsi. Solco longitudinale della metà superiore della fronte distinto. ‘Torace con mesonoto, visto anteriormente, come nella fig. 21, per la maggior parte bru- nastro, con un disegno a forma di lira costituito da 3 strisce delle quali quelle esterne sono molto nette lungo il margine interno e più incerte verso quello e- sterno. La sottile striscia mediana nera è molto stretta, particolarmente nella parte centrale: essa separa le 2 strisce longitudinali più chiare del mesonoto che sono delimitate dalle strisce laterali scure. I peli del mesonoto sono dorati, assai corti e sparsi in modo da non coprire il tegumento; i peli della parte posteriore del mesonoto sono più lunghi, rigidi e con peli più scuri mescolati insieme. Lo scu- tello è scuro-brunastro, coperto da peli rigidi scuro-dorati. La frangia della ner- vatura costale, presso la base dell’ala, è formata da peli dorato-sporchi; la ner- vatura costale è ocraceo-scura, con spinette nere. Bilanceri bianco-sporco gial- lastri e col peziolo nero verso la base. Zampe per la maggior parte nere, con peli > SIMULIIDAE D’ITALIA I ıllı 4, 2777 li rd Nat VAAN VA REN Ÿ N > Pa = - vw IN Fig. 21 - Wilhelmia lineata (Meg.). 60 J.A. RUBZOV corti dorato-scuri; articolazione tibio-femorale di tutte e 3 le zampe giallastro- scura; basitarso 1° cilindrico, 5-6 volte più lungo del proprio diametro; basitarso 3° con margini paralleli, leggermente attenuato verso l’apice, largo la 1/2 della larghezza massıma della tibia, giallo-ocraceo oltre la 1/2 basale, nero verso l’apice, con la delimitazione tra la parte chiara e quella scura sfumata; calzipala e pedi- sulco ben sviluppati. Unghie di lunghezza mediocre. Addome con i segmenti di color nero-brunastro, con peli chiaro-dorati sparsi e relativamente corti che non ricoprono il tegumento. g. Corpo lungo 2,6 mm; ala lunga 2,8 mm. Capo con la faccia, le appen- dici boccali ed i palpi di colore nero. La parte inferiore della faccia & coperta di peli rigidi scuri. Mesonoto nero e vellutato, privo di macchie argentee riflet- tenti sulle aree omerali e uniformemente coperto da peli dorati aderenti relati- vamente sparsi e corti; strisce longitudinali impercettibili. Scutello nero, con peli dorati aderenti nella parte mediana ed eretti lungo i margini. Base dell’ala con peli scuri. Nervatura costale nera per le spinette che la coprono. Bilanceri bianco- sporco giallastri col peziolo scuro verso la base. Zampe per la maggior parte nere: sono chiare le articolazioni tibio-femorali, la meta basale del basitarso 3° e il 1/3 mediano della tibia 22. Basitarso 3° simile a quello della 2 per forma e dimensione, 1/3 più corto della tibia e misurante circa 1/2 della larghezza mas- sima di questa. Calzipala e pedisulco ben sviluppati. Armatura genitale: go- nocoxiti 1/2 più lunghi della loro larghezza mediana; gonostili corti, conici, debolmente concavi dal lato interno, fortemente convessi su quello esterno, con una spina all’apice e acuminati a cominciare dalla metà; il punto di inserzione con 1 gonocoxiti è notevolmente spostato verso l’interno, cioè verso il margine mediano. Gonosternite con grossi bracci fortemente sclerificati; corpo del go- nosternite trasverso e largo, dolcemente arrotondato nel mezzo se visto dal basso, ottusamente triangolare se visto dall’alto. Gonofurca di struttura piuttosto ca- ratteristica: fortemente dilatata prossimalmente e con processi spiniformi ai lati (vedi fig. 21); la parte prossimale della gonofurca è attenuata. Parameri con una grande spina bruscamente sporgente su ogni lato lunga e grossa circa 3 volte le altre spinette; alla base di questa spina (prossimalmente) si trovano 3-4 spine piccole e distalmente 6-7 spine maggiori per diametro ma di grandezza diversa. X sternite a forma di lamella trasversa stretta e con gli apici dilatati. Larva. Lunga 6 mm e di colore brunastro. Disegno frontale del capo chiaro ma non definito; la macchia mediana e quella posteriore sono le più di- stinte. L’antenna è appena più lunga del peziolo premandibolare; il 1° articolo antennale è diviso in 2 parti delle quali la prossimale è 1/4 più lunga di quella distale; il 3° articolo antennale (subapicale) è lungo 1/2 della parte basale del 1° articolo. Il grande ventaglio premandibolare è formato da 36-38 setole (46-50 nelle forme precedentemente descritte per l’Europa Centrale e Orientale). I denti subapicali della mandibola sono grandi a paragone con i denti interni, che sono in numero di 4-5; i denti marginali anteriori della mandibola sono rispet- tivamente il doppio per lunghezza e larghezza dei denti posteriori. Submento largo; apici dei denti 2! e 5i del submento circa su di una linea retta, tranne il 1° (mediano), notevolmente sporgente in avanti; le squamule dei denti 1° e 4i del submento sono ben pronunciate e larghe. I lati del submento presentano una fila di 5-6 setole. Infossatura del margine posteriore del capo rotonda e larga: la distanza tra il suo margine anteriore ed il margine posteriore del submento è quasi uguale alla 1/2 della lunghezza del submento stesso. Branchie rettali semplici. Organo adesivo posteriore formato da circa 100 file di 28 uncini l’una. SIMULIIDAE D’ITALIA I 61 Pupa. Corpo lungo circa 3 mm; bozzolo a forma di stivale, con un collare assai corto ma ben pronunciato e senza orlo. ‘Tessitura delle pareti fitta e priva di aperture. Branchie respiratorie molto caratteristiche (vedi fig. 21): i 2 filamenti respiratori principali, semilunari, strettamente aderenti ad una parte al mesonoto della pupa e dall’altra alle pareti del bozzolo, sono larghi 0,2 mm alla base e conicamente attenuati agli apici che si sovrappongono sul capo e lungo il margine posteriore del mesonoto; i rimanenti 6 filamenti respiratori, pressapoco uguali (lunghi circa 0,9 mm e con un diametro di circa 0,05 mm), sono diretti in avanti e attenuati prima dell’apice a circa 1/4 della loro lunghezza dalla base, presso la quale sono molto sottili e piegati a soffietto. Questi 6 filamenti sono rac- colti in 2 file, una lungo il margine esterno e l’altra lungo quello interno dei 2 filamenti principali, presso il punto di inserzione di questi ultimi. Biologia. Questa specie vive sulla vegetazione acquatica in fiumi re- lativamente grandi. L’impupamento e lo sfarfallamento avvengono nella 3% de- cade di maggio. Corologia. Descritta su materiale dell’ Europa Centrale, questa specie è stata raccolta anche in quella Orientale (Crimea e Ciscaucasia). In Italia è stata trovata nel fiume Po nel suo corso superiore. La forma italiana differisce notevolmente per la struttura della gonofurca dalle altre forme: la sua parte distale è molto più larga che non nella forma della Germania Occidentale che abbiamo considerato come forma tipica (RUBZOV, 1956: 563, fig. 262). Ci sono inoltre differenze nei caratteri meristici (= morfo- logici) della larva: il valore tassonomico di queste differenze non è sicuro. Genere Obuchovia Rubz. Rubzov, 1951: 820-821 [Simulium (Obuchovia)|; Rubzov, 1956: 574-575. Species Typus: Simula auricoma Mg. 2 e g. Capo con palpi sottili, soprattutto nell’articolo apicale. La fronte della © è particolarmente larga. Mesonoto con macchie argentee non distinte, specialmente nel g. Membrana pelosa. Il basitarso 1° è appiattito e moderata- mente dilatato. Il basitarso 3° del 3 è poco più largo di quello della ©. Pedisulco e calzipala ben sviluppati. Unghie della 9 grandi e prive di dentini. Le zampe sono per la maggior parte di colore chiaro-giallastro. La 14 nervatura radiale è nuda nella 1/2 basale. Addome di colore vario, generalmente con macchie nere su fondo giallo. Gonostili appiattiti, lunghi, larghi e con una carena arrotondata sul lato interno. Gonosternite lamelliforme, allargato-trasverso, arrotondato ai margini postero-laterali e con un tubercolo mediano all'apice; gonofurca stretta e pro- . fondamente spaccata. Parameri con un gran numero di spine corte che formano una sola fila. X sternite ben sviluppato e trasverso. Gonapofisi tonde oppure e- stese a ligula. Paraprotti segmentiformi, ventralmente dilatati. Larva. Antenna corta, grossa, con l’articolo subapicale particolarmente breve. Submento fortemente dilatato posteriormente e con in genere 2-3 file irregolari di setole ai lati (raramente una sola fila). Infossatura del margine po- steriore del capo a forma di arco acuto non raggiungente il margine posteriore del submento. Mandibola con un forte dente apicale e denti subapicali allungati. Organo adesivo posteriore formato da un gran numero di fini uncini disposti in 130-200 file di 20-30 uncini l’una. Branchie rettali di solito ramificate. 62 J.A. RUBZOV Pupa. Bozzolo scarpiforme o stivaliforme. Branchie respiratorie for- mate da 6 filamenti piuttosto corti per lato. Biologia. Le larve e le pupe si trovano nei fiumi freddi e rapidi, di piccola o media portata, in montagna. Corologia. Di questo genere si conoscono circa 10 specie, distri- buite nelle regioni montagnose dell’Europa, Crimea, Caucaso ed Asia centrale. Per l’Italia, come per tutta l’Europa occidentale, si segnala una sola specie. 17. Obuchovia auricoma (Mg.) (fig. 22). Meigen, 1818, Syst. Beschr., 1: 292 (Szmulia); Friederichs, 1922: 49-50 (Simulium); Rubzov, 1940: 432-434 [Simulium (Simulium)]; Grenier et Bertrand, 1949, Bull. Soc. Biol. France, 74: 294-299 (Simulium); Grenier, 1953: 120-122 (Simulium) ; Rubzov, 1956: 577-578, fig. 269; Rivosecchi, 1961: 27-54; Rivosecchi, 1961: 31. ©. Corpo lungo 3,5-3,7 mm. Capo con fronte nero-lucente. Antenne chiare alla base e palpi rossastri. Organo di Lauterborn allungato. Mesonoto nero-grigia- stro, con fini peli dorati e, se osservato dall’alto, con 2 macchie argentee trasverse poco distinte presso il margine anteriore. Nervature alari giallastre. Zampe per la maggior parte gialle, sono scuri: gli apici delle tibie anteriori e medie, l’apice del basitarso 2° e il basitarso 30. Le tibie anteriori hanno macchie argentee; tutti i femori e le tibie sono bruno-chiari verso la base, con l’apice nero-brunastro; la base delle tibie posteriori è chiara posteriormente. Unghie semplici, ingrossate alla base. Addome con segmenti giallastri sul lato ventrale, per la maggior parte neri sul lato dorsale. Margine posteriore dei tergiti giallastro. 4. Antenne nere. Mesonoto nero e vellutato con macchie argentee sulle aree omerali; peli del mesonoto dorati, densi e grossolani. Basi alari rossastre. Bilancieri gialli. Addome con segmenti per la maggior parte nero-vellutati dor- salmente e con macchie argentee sui lati dei segmenti II, VI e VIII. Frangia del margine posteriore del I tergite formata da peli grigiastri. Gonostili relati- vamente larghi e lunghi. Gonosternite con apodemi lunghi. Gonofurca relativa- mente larga. Larva. Corpo lungo circa 9-10 mm. Capo bruno-scuro, con un disegno frontale non ben definito. Macchie oculari disposte in un grande ovale chiaro. Macchia occipitale estesa longitudinalmente, aguzzo-triangolare e scura. Antenne corte e grosse; articolo basale diviso in 2 parti delle quali la distale è doppia per lun- ghezza di quella prossimale. Submento largo, con il dente mediano sporgente no- tevolmente oltre i denti laterali (5'). Denti 2! e 4! del submento piccoli. Lati del submento con 5-6 setole disposte su di una sola fila. Grande ventaglio premandi- bolare formato da 40-50 setole. Branchie rettali ramificate, con 6-8 lobi per ogni ramo. Organo adesivo posteriore costituito da 100-112 file di circa 30 uncini Puna. Pupa. Bozzolo lungo 4-5 mm, largo 1,3-1,5 mm, stivaliforme e rico- prente completamente la pupa. Pareti del bozzolo sottili, fitte e senza aperture laterali. Branchie formate da 6 filamenti respiratori per lato, relativamente corti e grossi, raggiungenti con gli apici i margini del bozzolo; il paio superiore di fi- lamenti è posto su di un peziolo allungato e divergente dalla propria base su un piano verticale; il paio medio e il paio inferiore dei filamenti sono privi di pe- ziolo. SIMULIIDAE D’ITALIA I 03 Biologia. Questa specie abita torrenti di montagna rapidi, ad una al- titudine di 300-1800 m. Si trova in genere associata ad Odagmia monticola Fried., Prosimulium sp. e Odagmia variegata Mg. Corologia. L’Obuchovia auricoma è diffusa nei sistemi montagnosi dell Europa centrale (Pirenei, Alpi e Carpazi). E stata trovata in Francia nei Vosgi Fig. 22 - Obuchovia auricoma (Mg.). ad una altitudine di circa 270 m. In Italia è stata trovata una sola volta in Valle Vauda Piccola, nel torrente Frisca (biotopo n. 30). RivoseccHI segnala questa specie per il Lazio (1961). Il materiale italiano essendo praticamente mancante, la descrizione è stata fatta in base alla forma dell’Europa centrale. Pubblichiamo soltanto un disegno della pupa. Genere Boophthora End. Enderlein, 1921, Deutsche Tierärztl. Wochenschr., 29: 199; Rubzov, 1940: 390 [Simulium (Booph- thora)]; Rubzov, 1956: 597-598. Species Typus: Simulium erythrocephalum De Geer. ® e g. Capo con fronte larga (nella 9, 1/2-1/4 più alta che larga). Meso- noto con macchie argentee riflettenti, assai distinte nel 3 mentre nella 2 sono poco evidenti, peli corti e una superficie brillante. Basitarso 1° fortemente ap- piattito e dilatato; basitarso 3° circa di uguali dimensioni nel g e nella ©, coi mar- gini paralleli e molto più stretto della tibia. Pedisulco e calzipala di uno sviluppo normale. Unghia semplice. Membrana nuda. Armatura genitale maschile man- cante del X sternite. Posteriormente al X tergite e anteriormente ai cerci si tro- vano, nel g, un paio di scleriti segmentiformi. Gonocoxiti corti, di solito qua- drati. Gonostili appiattiti, ottusamente tronchi all’apice e con una fila di spinule 64 J.A. RUBZOV (3-7). Gonofurca a forma di lamella stretta non spaccata all’apice. Gonosternite lamelliforme, triangolarmente acuminato all’indietro, con processi ben svilup- pati sui margini laterali dei bracci. Parameri con molte spine relativamente pic- cole in 2-3 file. Paraprotti irregolarmente tondi, estesi longitudinalmente. Larva. Antenna mediocremente lunga, appena un poco di piü del peziolo premandibolare. Submento relativamente largo, con 9 denti anteriori ben sviluppati. Infossatura del margine posteriore del capo a forma di arco, profonda, con una distanza dal margine posteriore del submento uguale ai 2/3 o a tutta la lunghezza del submento stesso. Estremita posteriore del corpo con 2 processi conici bea sviluppati dal lato ventrale, largamente separati l’uno dall’altro. L’a- nello di uncini dell'organo adesivo posteriore è relativamente largo. Pupa. Bozzolo semplice, con la tessitura delle pareti fitta e priva di aperture. Branchie formate da 6 filamenti respiratori. Margine anteriore dei tergiti VI e VII della pupa armato di spinette. Biologia. Le fasi preimmaginali di questa specie si sviluppano in fiumi di piccola o media portata o nei grandi fiumi della pianura, specialmente in quelli con acqua tiepida. Molte specie sopportano una forte torbidità dell’ac- qua e si trovano in canali di diverso tipo. Certe specie possono avere parecchie generazioni all’anno; lo sfarfallamento e la « sciamatura » degli adulti è possibile dalla primavera all’autunno, però ciascuna specie ha un suo periodo di sfarfal- lamento preferito. Sono conosciuti come ematofagi. Corologia. Solamente un piccolo numero (circa 5) delle specie di questo genere è stato trovato nella Regione Paleartica nel Vecchio Mondo. In Italia è stata trovata una specie, B. erythrocephala De Geer, rappresentata da una forma morfologicamente abbastanza distinta. 18. Boophthora ? erythrocephala (De Geer) (fig. 23). De Geer, 1776, Mem. serv. hist. insectes, 6: 431 (Simulia); Puri, 1925: 349-350 (Simulium); Edwards, 1915: 34 (Simulium argyreatum); Edwards, 1921: 229-230; Enderlein, 1930: 35 (Boophthora); Rubzov, 1940: 390 [Simulium (Boophthora) erythrocephalum]; Grenier, 1953: 126-128 (Simulium); Rubzov, 1956: 599-603. 2. Capo con fronte nera-brillante o con pochi peli isolati sui margini. Fronte 1/4 più alta che larga, coi margini quasi diritti. Antenne nere, coi 3 arti- coli basali rossastri. Palpi neri. Organo di Lauterborn ovale, lungo e largo rispet- tivamente circa 1/3 e 1/2 dell’articolo che lo porta. 4° articolo dei palpi come il 2° e il 3° presi insieme. Mandibole e mascelle con denti su ambedue i lati. Meso- noto nero-lucente, appena rossastro sul margine anteriore delle aree omerali, con macchie argentee poco distinte sui lati. Pubescenza del mesonoto formata da peli chiari dorati molto sparsi e corti. Basi alari rossastre; nervature alari bian- che. Nervatura radiale I pelosa in tutta la sua lunghezza. Membrana pelosa sul margine superiore. Bilancieri color giallo-arancio. Zampe per la maggior parte nere, sono giallastri: le anche anteriori, le basi dei femori medi e posteriori, il basitarso 2° e i 3/4 basali del basitarso 3°. I colori giallo e nero delle zampe sono nettamente delimitati, per lo meno sul basitarso 3°. Unghie semplici con un inspes- simento alla base. Addome superiormente nero coi tergiti VI-VIII nero-brunastri, quasi nudi, lucenti e con macchie bianco-argentee distinte sui lati del II tergite. Parte inferiore dell'addome giallastra. SIMULIIDAE D’ITALIA I 65 3. Corpo lungo circa 2 mm; ala lunga 2,5 mm. Capo con fronte nera or- nata da peli scuri. Palpi ed antenne completamente nere. Mesonoto nero-brillante con peli scuri e con un disegno argenteo riflettente che varia variando la direzione della luce ed è differente dal disegno di B. erythrocephala De Geer e di B. se- ricata Mg. Le particolarità di queste variazioni del disegno riflettente sono il- Fig. 23 - Boophthora ? erythrocephala (De Geer). lustrate nella fig. 23. Lo scutello è nero con peli scuri. La base alare presenta un ciuffo di peli scuri all’inizio della nervatura costale. La membrana è bruna. I bilancieri sono gialli all'apice, bianco-giallastri nel mezzo e col peziolo scuro. Zampe per la maggior parte nere-brunastre; tibia anteriore con una grande mac- chia argentea estendentesi circa dalla base fino al 1/3 apicale sul lato esterno (gli individui sfarfallati di recente presentano i femori anteriori di un ocraceo scuro oppure brunastri); i femori delle zampe medie e posteriori sono brunastri nel mezzo e presso la base, neri nel 1/4 apicale; le tibie posteriori sono totalmente nere, in modo particolarmente intenso all’apice e prima della base; basitarso 3° misurante i 2/3 della larghezza e circa 1 3/4 della lunghezza della tibia e relativa- mente più largo che nella B. erythrocephala De Geer, con i margini paralleli nel mezzo, scuro nell’1/3 apicale e nero verso l’apice (il passaggio dalla parte chiara basale all’apice nero è graduale); i peli delle zampe sono scuri. Addome nero dor- salmente con peli sparsi scuri e corti. L’armatura genitale è simile a quella di B. 66 J.A. RUBZOV erythrocephala De Geer, ne differisce per i seguenti dettagli: gonocoxiti quadrati o più lunghi che larghi (nella 5. erythrocephala De Geer 1 gonocoxiti sono più larghi che lunghi); gonostili corti, con un diametro trasverso presso la base mag- giore della loro lunghezza e con circa 3 spine sul lato interno del margine distale; corpo del gonosternite triangolare, con una piccola carena arrotondata sul mar- gine ventrale non sporgente posteriormente come nella B. erythrocephala De Geer; gonofurca con margini paralleli e leggermente spaccata all’apice distale; parameri con numerose spine, relativamente corte, che formano 2 file la ante- riore delle quali è formata da circa 15-16 spine comparativamente più grosse che non nella B. erythrocephala De Geer; paraprotti a forma di segmenti con un inspes- simento sclerificato lungo il margine o (vedi fig. 23); cerci triangolare-arro- tondati. Larva e pupa sconosciute per quello che riguarda il materiale ita- liano. Biologia. Gli adulti furono trovati, insieme a pupe di specie associate, in un solo serbatoio d’acqua molto sporca, con corrente rapida ed una tempera- tura di circa 21°C. L’acqua proviene da un lago chiuso da una diga. Gli adulti sfarfallano verso la fine di maggio. Sono stati raccolti insieme a Simulium nòlleri bonomu var. n., Eusimulium latizonum Rubz. ed Eusimulium latinum Rubz. Se lo paragoniamo con queste specie è piuttosto raro. Corologia. La distribuzione generale di questa specie è molto ampia: si trova dovunque nell’ Europa occidentale ed orientale e nella Siberia occidentale. In Italia è stato raccolto in Piemonte vicino ad Arignano, nel canale defluente dal lago di Arignano (« Martini e Rossi ») (TO) (biotopo n. 39). È notevole il fatto che questa specie, comunissima in Europa, sia poco dif- fusa, tanto da non essere stata segnalata finora, in Italia, dove probabilmente è rara. Genere Tetisimulium Rubzov, nom. n. Syn. Friesia Enderlein, 1922, Konowia, 1: 69 (preoccup. Mc Dunnough, 1913, Canad. Ent., 44: 18); Rubzov, 1956: 699-700. Species Typus: Melusina bezzi Corti. 2 e &. Mesonoto del 3 con un margine argenteo lucente ai lati come nel ge- nere Odagmia; mesonoto della 9 privo di margine argenteo, grigiastro, con 3 strisce longitudinali scure, la mediana delle quali è la più distinta e la meglio dif- ferenziata; i margini delle 3 striscie sono poco definiti e sfumati. Membrana pe- losa. Zampe per la maggior parte giallastre. Basitarso 1° cilindrico, lungo 7-9 volte più della sua larghezza; basitarso 3° differente nei 2 sessi: rigonfio-fusiforme nel 3 e a margini paralleli nella 9. Unghie grandi e con un dentello aguzzo per- pendicolare alla base. Addome con gonosternite fortemente compresso ai lati, strettamente cuneiforme ed acuminato all’apice, con o senza intagli e denti lungo il lato interno, ma senza carena sporgente all’indietro. Gonostili lunghi, più lun- ghi dei gonocoxiti, notevolmente più larghi alla base che nel 1/3 apicale e con una piccola verruca pelosa presso la base sul lato interno. Gonapofisi linguiformi, sporgenti sul margine mediano, seminude. Paraprotti trasversi non di rado smem- brati in 2 scleriti. Larva. Infossatura del margine posteriore del capo a forma di arco, distante dal margine posteriore del submento circa 1/2 della lunghezza del sub- mento stesso. Dente subapicale anteriore della mandibola di grandezza doppia SIMULIIDAE D’ITALIA I 67 di quella dei denti mediano e posteriore, uguali fra di loro. Denti del submento, in numero di 9, ben sviluppati, con il 1° e i 5! più grandi dei rimanenti. Branchie rettali semplici, di rado un poco ramificate. Pupa. Bozzolo semplice o con collare. Tessitura delle pareti non fitta e, a volte, con numerose aperture sui lati. Estremità dell'addome della pupa ar- mato, sul margine anteriore dell’ VIII tergite, da una sola fila di spine cuticolari. Biologia. Le fasi preimmaginali di questa specie si sviluppano in diversi tipi di serbatoi d’acqua nella zona premontana, ma specie isolate giungono anche a quote piuttosto elevate. Sono possibili parecchie generazioni all’anno; lo sfarfallamento degli adulti dura tutta la metà più calda dell’anno, e nelle la- titudini meridionali anche da febbraio a novembre. Le pupe si possono trovare, nelle estreme regioni meridionali dell'Europa, nella zona premontana, anche in gennaio. Sono ematofagi. Corologia. Tutte le specie conosciute (più di 10) sono limitate, nella loro diffusione al nord, dai confini della sottoregione Mediterranea. I rappresen- tanti di questo gruppo si trovano nell’Ovest (regioni montagnose della Spagna), nell’Est, in tutto il Mediterraneo, nel Vicino e Medio Oriente fino al Cashemire. Specie isolate giungono fin nella zona subdesertica e desertica. La maggior di- versità di forme si trova nell’Asia centrale. In Italia è stata segnalata finora una sola specie: il Tetisimulium bezzit Corti. 19. Tetisimulium bezzii (Corti) (fig. 24). Corti, 1916, Atti Soc. Ital. Sc. Nat., 54: 223-226 (Melusina); Villeneuve, 1918, Bull. Soc. Ent. France, 4: 96 (Simulium vittatum var. delphinense); Enderlein, 1921, Sitzungsber. Ges. Naturf. Freunde Berlin: 213 (Nevermannia tristrigata); Seguy, 1925, Faune de France, 12, Paris (Simulium delphinense); Rubzov, 1940: 396-397 (Simulium delphinense); Dorier, 1945, Bull. Soc. Ent. France, 50: 108-109 (Simulium venustum); Dorier et Freychet, 1945, Ann. Univ. Grenoble, 1946: 21-162 (Simulium venustum); Grenier, 1949, Contribution à l’étude biologique des Simuliides de France, Physiol. comp. et oecologie, I (1948), 3-4: 165-330 (Simulium venustum); Grenier, 1949, L’Entomologiste, V, 5-6: 137-140 (Szmulium) ; Grenier, 1953: 109-111 (Simulium); Rubzov, 1956: 702-704 (Friesia); Rubzov, 1956: 720 (Friesia delphinensis); Rivosecchi, 1960, Riv. di Parassitologia, 21, 3: 230 (Melusina). 2. Corpo lungo 3 mm; ala lunga 3,5 mm. Capo con fronte e faccia grige con peli corti di color chiaro. Antenne nere, con i 2 articoli basali giallastri. « Au- stello » (haustellum) e palpi neri. Mandibole con denti su ambedue i lati. Scle- rite faringeo con piccoli tubercoli e spinette aguzze nella zona mediana. Meso- noto grigiastro, con 3 strisce longitudinali più scure la mediana delle quali è particolarmente distinta e arriva fino al margine anteriore del mesonoto, mentre quelle laterali sono relativamente più larghe, attenuate posteriormente e più scure. Membrana pelosa; base della nervatura radiale con peli giallastri. Bilan- cieri gialli. Femori neri nel mezzo, gialli presso la base; tibie per la maggior parte gialle a partire dalla base, più scure verso l’apice (per il 1/3 apicale nelle zampe medie, soltanto l’apice in quelle posteriori); tibia anteriore con una macchia ar- gentea ben sviluppata; basitarso 1° nero; basitarso 2° e 3° con i 2/3 basali gial- lastri; calzipala e pedisulco ben sviluppati; 2° articolo dei tarsi posteriori chiaro verso la base. Addome grigiastro con macchie scure sui segmenti II-VIII (una sola macchia mediana sui segmenti II, VII e VIII; 3 macchie ciascuno sui seg- menti III-VI). VIII sternite rettangolare. Peli dell'addome sparsi, chiari e corti. Gonapofisi con una sporgenza mediana e con lunghi peli. 68 J.A. RUBZOV 3. Corpo ed ala lunghi circa 3 mm. Capo con faccia ornata di peli opachi. Austello e antenna neri. I primi 2 articoli basali di quest’ultima sono brunastri. Mesonoto nero-vellutato con un margine argenteo distinto sulle aree omerali, sui lati e sul margine posteriore ornato di peli dorati. Estremità posteriore del mesonoto con peli neri. Scutello con peli neri opachi. Membrana con peli dorati. Fig. 24 - Tetisimulium bezzii (Corti). Bilancieri giallastri. Zampe per la maggior parte nere, sono chiari: la base dei fe- mori, delle tibie e del basitarso 3°. I peli delle zampe sono scuri. Addome nero con macchie argentee sui lati dei segmenti II, VII e VIII. Il I tergite è ornato da una frangia di peli scuri. Gonostili attenuati nel 1/3 apicale, con una spor- genza sul lato mediano, un tubercolo poco rilevato vicino alla base ed una spina all’apice; corpo del gonosternite a forma di rombo se visto dal basso, a becco se visto lateralmente, con un « nasello » acuminato e privo di intagli sul lato poste- riore; parameri con circa 12 spine grandi e disuguali per ogni lato. Larva. Corpo lungo 6,5-7 mm, di color uniformemente grigio-scuro sul lato dorsale, più chiaro su quello ventrale e sui lati; disegno dello sclerite frontale in negativo. Sclerite frontale con macchie scure sui lati e con una mac- chia ad angolo acuto sull’occipite, come appare nella fig. 24. 1° articolo dell’an- tenna suddiviso in 3 parti delle quali quella basale è lunga i 2/3 della 22, e la SIMULIIDAE D’ITALIA I | 69 2% è lunga il doppio della 3%; articolo 2° (subapicale) dell’antenna scuro. Grande ventaglio premandibolare formato da circa 40 setole. Mandibola con 8-9 denti interni e 2 marginali. Denti del submento triangolari e chiaramente pronunciati; dente mediano del submento considerevolmente più grande dei denti 5' laterali; lati del submento con 5-8 setole ramificate ciascuno. Infossatura del margine posteriore del capo profonda, triangolare, e con una distanza dal margine poste- riore del submento uguale alla metà della lunghezza di quest’ultimo. Branchie rettali ramificate, con 6-8 lobi per ramo. Organo adesivo posteriore formato da circa 90 file di 11 uncini luna. Pupa. Corpo lungo circa 4 mm. Bozzolo con un collare piccolo legger- mente sollevato dal substrato. Tessitura delle pareti morbida con numerose aper- ture piccole e 6-7 più grandi per ogni lato. Branchie formate da 6 filamenti re- spiratori ciascuna riuniti in paia su 3 corti pezioli divergenti l’uno dall’altro alla base; pezioli approssimativamente di ugual diametro e di ugual lunghezza (circa 2/3 della lunghezza del corpo della pupa). Tricomi semplici. Piastre del mesonoto piane, ben pigmentate. Margine posteriore del VII tergite con parecchie spinette distanziate l’una dall’altra; margine dell’ VIII tergite con circa 6 spine più grandi. Biologia. Lelarveele pupe di questa specie si sviluppano nei torrenti di media ed alta montagna con corrente rapida, ad una altitudine che varia dai 300 fino ai 2000 m. Le specie più comuni alle quali è associata sono O. monticola Fried. e O. variegata Mg. L’impupamento avviene verso la fine di giugno (in bassa montagna), in luglio ed agosto in montagna. Lo sfarfallamento degli adulti ha luogo soprattutto dalla fine di agosto ai primi di settembre. Corologia. Nella Regione Mediterranea questa specie è stata se- gnalata in Spagna, Francia Meridionale, Italia, Jugoslavia, Penisola Balcanica e Marocco. Molto comune nei Pirenei, probabilmente si trova anche in Algeria. In Italia questa specie è stata descritta su esemplari delle Alpi italiane [Monce- nisio, Alta Valle di Susa (TO) (18-VIII-1905, Bezzi e KERTÉSZ, solo 99)]. Un'altra ® fu segnalata da Corti (1916: 225) come proveniente dal Monte Rotondo (Monti Sibillini, Appennino Marchigiano, 16-VI-1897). Da noi è stata raccolta nella fase di larva nel serbatoio d’acqua n. 50 nei pressi di Pinerolo (TO). Genere Simulium Latr. Latreille, 1805, Hist. Nat. Ins., 14: 294; Meigen, 1804, Class., I: 96 (Atractocera); Lundstròm, 1911: 20 (Melusina, part.); Baranov, 1926, N. Beitr. Syst. Insektenkunde, 3: 164 (Pseudo- simulium); Rubzov, 1940: 417 (subgen.); Rubzov, 1956: 720-721. Species Typus: Rhagio colombaschensis F. © e 4. Fronte della © di solito nuda e brillante. R, nuda nella metà basale. Membrana nuda. $ con macchie argentee ben sviluppate sul mesonoto e sulle tibie anteriori, £ con macchie argentee sul mesonoto e sulle tibie. Basitarso 1° fortemente appiattito ed allargato, lungo 5-6 volte più che largo nel 3, 4-5 volte nella ©. Basitarso 3° con un dimorfismo sessuale ben pronunciato: nel 4 è più grande e dilatato-fusiforme, nella 9 invece, ha i margini paralleli. Unghie della 9 semplici. Zampe della © più o meno giallastre. Addome con macchie argentee ben evidenti, nel 3, sui tergiti II, VI e VII; gonostili larghi e lunghi con una ver- ruca ben sviluppata presso la base dal lato interno; gonosternite di forma varia: traverso, cuneiforme, quadrato, più raramente compresso ai lati, però sempre con un « nasello » aguzzo e peloso, e con intagli o spine lungo il margine dorsale posteriore; parameri con 10-20 spine di diversa grandezza formanti 2-3 file; 70 J.A. RUBZOV il X sternite manca o & debolmente sviluppato e forma uno stretto sclerite tra- sverso; gonapofisi rettangolari; paraprotti segmentiformi o tondeggianti. Larva. Antenne di 3 articoli, il 1° dei quali con una sola suddivisione. I denti subapicali della mandibola diminuiscono dall’anteriore al posteriore in modo che i loro apici si trovano su di una linea retta; i denti marginali della mandibola, in numero di 2, sono fortemente sporgenti oltre il dente subapicale posteriore. L’infossatura del margine posteriore del capo è a forma di arco, acu- minata anteriormente, superante la metà della capsula cefalica e raggiungente a volte il margine posteriore del submento con una stretta smarginatura. Le bran- chie rettali sono di solito ramificate, più raramente semplici. Le papille ventrali sono assenti. Pupa. Bozzolo semplice, di rado con un collare, a volte con aperture laterali. Le branchie sono formate di solito da 6-8 filamenti, più di rado da 10-12. Il margine anteriore dei tergiti addominali è armato di una fila di spinette solo sul penultimo (VIII), più raramente anche sul VII segmento. Biologia. Le fasi preimmaginali di questa specie si sviluppano nei più differenti serbatoi d’acqua, dai piccoli ruscelli ai grandi fiumi, principalmente in pianura e nella zona premontana, più di rado in montagna dove si possono tro- vare fino ad una altitudine di 2500 m. Nei biotopi di montagna di solito si sviluppa una sola generazione all’anno, in pianura se ne susseguono spesso parecchie. Lo sfarfallamento degli adulti avviene lungo tutto il periodo primavera-autunno. La maggior parte delle specie sverna allo stato di uovo, ma nelle latitudini meri- dionali le larve di qualche specie si trovano già nell’inverno. Alcune delle specie sviluppantesi nei grandi fiumi sono dannosamente ematofaghe: a queste specie appartiene il famoso S. colombaschensis F. Corologia. Più di 60 specie di questo genere sono distribuite nelle Regioni Paleartica e Neartica. Alcune specie della Regione Orientale, Etiopica e Neotropica che si sogliono attribuire a questo genere, sono da attribuirsi con ogni apparenza a generi diversi. La maggior varietà di specie di Simulium è con- centrata nella Regione Paleartica. Si conoscono 6 specie italiane la maggior parte delle quali appartiene a gruppi di pianura dell’Eurasia, ma alcune di esse abitano anche corsi d’acqua in montagna. 20. Simulium argenteostriatum Strobl (fig. 25). Strobl, 1900, Wiss. Mitth. Bosnien, 7: 648; Corti, 1914: 205-206 (.Melusina); Rubzov, 1956: 761-762; Novak, 1956, Acta Soc. Zool. Bohemosloven, 20, 3: 232-235. Specie isolata come posizione e che ha una retenir esteriore con S. rupicolum Seguy et Dorier. 9. Corpo lungo 3,5 mm. Capo con fronte nero-ocracea, nuda, brillante, larga quanto alta. Faccia nero-ocracea, pelosa, con pruinosità argentea ben evi- dente. Antenna brunastra con i primi 2 articoli e la base del 3° ocracei. Palpi nero-brunastri; 2° articolo dei palpi lungo come il 3°, 4° articolo molto più corto del 20 e 3° presi insieme, 3° articolo con un diametro che è 1/2 di quello del 2°. Austello nero-brunastro. Mesonoto con aree omerali di un brunastro-scuro, per il rimanente nero con peli argenteo-scuri sparsi e strisce longitudinali argentee ben evidenti (vedi fig. 25). Il disegno del mesonoto risulta diverso a secondo del punto di vista anteriore o posteriore. Scutello nero, con peli ruvidi eretti e scuri. Nervatura alare giallo-pallida, leggermente rossastra verso la base. Zampe SIMULIIDAE D’ITALIA I gi per la maggior parte gialle, sono scure: le anche medie e posteriori, 1 femori an- teriori e posteriori nella metà basale (il passaggio dalla parte chiara a quella bruno- scura apicale & sfumato), le tibie anteriori all’apice e quelle posteriori nel 1/3 apicale. Il basitarso 1° è appiattito, moderatamente largo e lungo 5 volte la pro- EN | { 4 Fig. 25 - Simulium argenteostriatum Strobl. pria larghezza; il basitarso 2° & scuro nell’1/2 basale e il basitarso 3° nell’1/3 apicale. Addome di colore bruno-chiaro, con strisce trasverse sui tergiti III-VI e altre strisce simili alle prime sui lati dell'addome; I tergite e margine del II giallo-ocracei; II segmento con forti riflessi argentei sui lati; tergiti VI-VIII nero-brunastri brillanti; pubescenza addominale formata da peli scuri dorati e Sparsi. iz J.A. RUBZOV 4. Corpo lungo circa 3 mm; ali lunghe circa 3,5 mm. Capo con faccia gri- gio-argentea e peli neri. Antenne nere con i 2 articoli basali rossastri. Palpi neri con l’articolo apicale molto lungo. Mesonoto nero e vellutato, con peli dorati e macchie argentee fortemente sviluppate sulle aree omerali, sui lati e posterior- mente; il disegno formato da queste macchie cambia decisamente col mutare del- l'angolo di incidenza della luce. Scutello leggermente brunastro con peli dorati non brillanti e peli neri. Zampe per la maggior parte nere, sono gialli: i trocanteri, le basi dei femori, le basi delle tibie medie e posteriori e la base del basitarso 3°, che è allargato-fusiforme nella zona mediana. I gonostili sono piatti, larghi, al- largati prima della base e ancora di più prima dell’apice, quando sono visti dal basso presentano il margine interno e quello esterno concavi e sono notevolmente più stretti alla base; la loro lunghezza totale è di 3,5 volte la loro larghezza. I gonostili hanno una grande spina sull’apice dal lato interno e numerose piccole spinette poste su di una verruca presso la base. Gonosternite di forma molto complicata, con apodemi corti e sottili, corpo molto largo e coi margini laterali allargati a triangolo all’indietro e verso i lati, margine posteriore con una smar- ginatura mediana poco rilevata, lato ventrale con un « nasello » di forma compli- cata i cui contorni sono rappresentati nella fig. 25. La massima larghezza del go- nosternite lungo il margine posteriore è uguale a 3,5 volte la sua lunghezza nel mezzo. Parameri con 3 spine grandi e 4-5 spine piccole di diversa grandezza. Larva. Corpo lungo 6,5-8 mm. Colore generale brunastro. Capo di colore scuro, col disegno frontale poco distinto, sfumato, chiaro. Grande venta- glio premandibolare formato da 46-52 setole. Lati del submento con 9-11 setole su 1-2 file. Submento notevolmente attenuato anteriormente. Denti 1° e 5: del submento sporgenti nettamente oltre il margine anteriore, denti 2! e 4! piccoli, spesso non superanti il margine anteriore delle squame. Infossatura del margine posteriore del capo conico-aguzza, profonda e raggiungente il margine posteriore del submento. Branchie rettali fortemente ramificate (più di 13 lobi per ogni ramo). Organo adesivo posteriore formato da 130-140 file di 18-20 uncini l’una. Pupa. Corpo lungo circa 4 mm. Bozzolo simile a quello di S. rupicolum Seguy et Dorier, con un collare che forma, sul margine anteriore, 2 espansioni laterali ed un lungo processo diretto in avanti superiormente. Branchie formate ciascuna da 8 filamenti respiratori di ugual diametro raccolti alla base su pezioli molto corti disposti non su di un piano ma formanti come un ciuffo su di una base corta e spessa. Mesonoto coperto da grandi placche spesse sparse irregolar- mente e riunite qua e là in fitti gruppi. Tricomi mesonotali piccoli e semplici. Biologia. Le larve e le pupe di questa specie si trovano in torren t di montagna fino ad una altitudine di 1750 m. Preferiscono quei settori di corsi ‘d’acqua che hanno una temperatura di 10-150 C e si fissano di preferenza sulle pietre. L’impupamento avviene in giugno-luglio. Hanno una sola generazione all’anno. Corologia. Laspecieè stata descritta per la Carinzia (STROBL, 1900) ed è stata poi raccolta anche in Stiria e Bosnia. In Italia è stata segnalata dal CORTI (1914) in Valtellina (Sondrio, Val Malenco, Chiesa e Poschiavo). Noi abbiamo larve immature il 22-V-1961 nel torrente Fandalia, Valle Vauda Piccola (TO) (biotopo n. 31). L’armatura genitale è stata disegnata in base a materiale proveniente dai dintorni di Trieste (preparato microscopico n. 10502). Le differenze più evidenti SIMULIIDAE D’ITALIA I 73 con il S. rupicolum Seguy et Dorier appaiono nella struttura dell’armatura geni- tale, particolarmente nella forma dei gonostili e del gonosternite. 21. Simulium ? subtile Rubz. (fig. 26). Rubzov, 1956: 742, fig. 360. ©. Corpo lungo 2,3 mm; ala lunga 2,6 mm. Capo con fronte nero-brillante, con peli scuri isolati sui margini e sull’occipite. Faccia nera, brillante, con peli scuri poco visibili. Antenne e palpi totalmente neri. Articolo 4° (apicale) dei palpi un poco più lungo del 2° e del 3° (che sono uguali) presi insieme. Organo di Lauterborn allungato, largo e lungo i 2/5 dell’articolo che lo porta. Mesonoto nero-brillante con peli neri eretti sparsi. Bilancieri bianco-giallastri col peziolo scuro. Nervatura costale delle ali quasi nera per le spinette nere ed i peli scuri che la coprono. Zampe per per la maggior parte nero-brunastre; una stretta striscia argentea è visibile soltanto sulle tibie anteriori, nella zona media lungo il margine esterno. Il basitarso 1° è nero, 4,5-5 volte più lungo che largo; il basitarso 3° è nero nella metà apicale, appena più chiaro alla base, largo e lungo circa ı 3/4 della tibia posteriore. Calzipala e pedisulco ben sviluppati. Unghie semplici con un improvviso inspessimento alla base. Addome di colore nero con una pe- losità ispida nera e sparsa. VIII sternite molto largo (vedi fig. 26). Gonapofisi divergenti largamente dalla base ad angolo ottuso. Peziolo della furca notevol- mente rigonfio verso l’apice, lungo 2,5-3 volte le branche della stessa, misurate fino agli inspessimenti sclerificati. Spermateca oviforme con una sculturazione trasversa esagonale. Paraprotti segmentiformi, notevolmente allargati nella 1/2 ventrale. 3. Il corpo, completamente nero, è lungo 2,2 mm; lala è lunga 2,5 mm. Il mesonoto è nero-vellutato con peli dorati, senza macchie argentee distinte. Il basitarso 1° è leggermente appiattito ed allargato, 6,5 volte più lungo che largo; il basitarso 3° è debolmente rigonfio, largo e lungo circa i 4/5 della tibia; calzipala ben sviluppata e misurante circa 1/3-1/4 della massima larghezza del basitarso 3°. Le zampe degli individui vecchi sono completamente nere. I preparati microsco- pici di individui estratti da pupe mature mostrano i femori medi e posteriori chiari per più dei 2/3 basali e scuri nel 1/3 apicale e lungo il margine posteriore e le tibie medie e posteriori col 1/4 basale e apicale e il margine posteriore scuri. Peli delle zampe fitti, lunghi e neri. Addome di colore nero. Gonostili lunghi 0,18 mm, larghi vicino alla base 0,06 mm e 0,044 mm nel 1/3 apicale, gradual- mente attenuati dalla base verso l’apice armato di una spina e, se visti di fianco, con una verruca grande sul lato interno presso la base e 5 spinette più grandi lungo il margine apicale. Gonosternite trasverso, largo, con un «nasello » lungo e a triangolo acuto. Parameri con più di 20 spine corte di diversa grandezza che for- mano 3-4 file. Gonofurca protratta, aguzzo-triangolare, spaccata all’estremità distale. Larva sconosciuta. Pupa. Corpo lungo 2,5-3 mm. Bozzolo semplice con una tessitura fitta, senza aperture e con un orlo ben differenziato sul margine anteriore. Margini antero-laterali relativamente protratti in avanti. Branchie formate da 6 filamenti respiratori per lato, scuri e raccolti a coppie su 3 pezioli corti: i 2 paia superiori divergono dalla base in piani che sono fortemente obliqui rispetto a quello sagit- tale, il paio inferiore, invece, diverge in un piano vicino a quello sagittale. La base 14 J.A. RUBZOV - Simulium ? subtile Rubz. SIMULIIDAE D’ITALIA I 75 delle branchie è chiara o biancastra. Il filamento respiratorio superiore, ingros- sato notevolmente verso la base, è doppio per diametro e notevolmente più lungo dei filamenti inferiori. La lunghezza massima dei filamenti è di 2 mm; il filamento superiore ha un diametro di circa 0,036 mm, i filamenti inferiori hanno un dia- metro di circa 0,018-0,020 mm (vicino alla base). Mesonoto irregolarmente ri- coperto da piastre tubercoliformi subuguali, distanti tra di loro, nei punti ove sono più fitte, quanto il diametro di una piastra o un po’ meno. Biologia. Questa specie è stata trovata in piccoli ruscelli sassosi nella zona premontana. Le larve e le pupe si trovano in prevalenza sulle pietre. Si im- pupano alla fine di maggio. Corologia. Questa specie è stata descritta per la Ciscaucasia. La forma italiana si differenzia leggermente per i caratteri meristici (= morfologici). Il S. subtile è stato trovato in Piemonte nel torrente Frisca, Valle Vauda Piccola (TO) (biotopo n. 30), in un canale affluente al torrente Chiusella presso Bal- dissero (TO) (biotopo n. 26), in un torrente presso Moreri (TO) (biotopo n. 48) e in un torrente presso Pinerolo (TO) (biotopo n. 50). 22. Simulium nölleri bono mii Rubzov, var. n. (fig. 27). Appartiene al gruppo conosciuto nella letteratura sotto il nome di S. nöl- leri Fried. Si distingue bene dalla forma tipica per i gonostili relativamente corti e larghi e per una differente struttura del gonosternite, per alcuni dettagli delle branchie respiratorie della pupa e per piccoli caratteri strutturali della larva. ©. Corpo lungo 3,5-4 mm; ala lunga 3,5-3,8 mm. Esteriormente si distingue dalla forma tipica per la colorazione più chiara delle zampe, per la tibia posteriore scura in genere soltanto fino alla 1/2 nella parte centrale e un po’ oltre sul lato esterno e per il basitarso 3° scuro nel 1/3 apicale mentre nella forma tipica è scuro in tutta la metà apicale. Il capo ha la fronte con una pruinosità giallastra brillante e quasi nuda, con radi peli isolati sui margini. Antenna con 3 articoli basali giallastro-chiari e nera verso l’apice. Il 4° articolo dei palpi è lungo 1,5 volte il 3°. L’organo di Lauterborn è piccolo, lungo e largo rispettivamente i 2/7 e i 2/5 dell’articolo che lo contiene. Le mandibole sono gradatamente rastremate e dentellate su ambedue i lati. Il disegno argenteo e brillante del mesonoto è formato da 2 macchie tonde dietro le aree omerali. Le zampe sono per la maggior parte nero-brunastre; sono più chiare le tibie medie e posteriori nella metà ba- sale o poco più (lungo il margine esterno) e il basitarso 1° nei 2/3 basali. Addome con macchie grigio-argentee sui lati del II tergite molto distinte. Lamine anali nel loro insieme tonde, molto allungate sul margine mediano. Furca con grandi inspessimenti sclerificati sulle branche. Gonapofisi leggermente allungate, ret- tangolari, con numerosi peli corti. g. Corpo lungo 3 mm; ali lunghe 3,5 mm. Capo con faccia chiara, grigia- stro-argentea con peli scuri. Antenne nere tranne i 2 articoli basali e metà del 3° che sono più chiari, di un rossastro indistinto. Mesonoto nero e vellutato, con macchie argentee lungo il margine anteriore distinte, però non con quello splen- dore vivo del S. nölleri Fried. I peli che coprono il mesonoto sono vivamente dorati, splendenti e aderenti al tegumento. Fra i peli dorati del margine posteriore del mesonoto e nella regione della macchia argentea marginale si trovano anche peli neri. Scutello nero, con peli dorati sparsi aderenti dorsalmente e peli più lunghi eretti e neri sul margine. Bilancieri giallo-limone col peziolo nero verso la base. Base delle ali con un ispido ciuffo di corti peli neri. Zampe per la maggior 16 J.A. RUBZOV parte nere con settori ocracei. Peli delle zampe di preferenza neri, tra i quali si trovano sparsi peli dorati. Alcuni articoli delle zampe presentano macchie argentee. Il basitarso 1° è nero, appiattito e allungato, 5-5,5 volte più lungo che largo. Tibie anteriori con una lunga macchia argentea che giunge quasi fino alla base; il 1/4 apicale della tibia è nero. I femori sono nero-brunastri di preferenza, con lunghi peli neri sulla parte alta e peli dorati opachi mescolati con quelli neri, sui lati; 1 femori anteriori sono nero-brunastri e neri nel 1/4 apicale, coperti esternamente da peli neri e da peli dorati che diventano più fitti presso la base del femore; femori neri giallo-scuri dalla base fino alla 1/2 sul lato esterno, soltanto presso la base sul lato interno; femore 2° nero verso l’apice e con peli di colore nero e chiari mescolati insieme; femore e tibia posteriore nere salvo le basi alquanto più chiare e coperte di peli dorato-opachi più numerosi. Parte superiore della tibia e del femore con lunghi peli scuri. Basitarso 3° allargato-fusiforme, largo e lungo i 3/4 della tibia, brunastro scuro nei 3/4 basali, nero verso l’apice. Lar- ghezza della calzipala uguale ad 1/3 dell’articolo tarsale che la porta. Pedisulco ben sviluppato. Armatura genitale con i gonostili relativamente corti e larghi, lunghi come il gonocoxite dal lato esterno. Gonostilo lungo 0,23 mm, largo alla base e nel 1/3 apicale circa 0,8 mm, con una spina ben sviluppata prima dell’apice. Gonosternite acuto-triangolare, se visto dal lato ventrale, con i lati concavi e il corpo lateralmente compresso, senza però formare nè un brusco gradino nè una lamina sottile come nel S. nölleri Fried. Il corpo del gonosternite, visto la- teralmente, si presenta di forma irregolarmente tonda con un «nasello » largo che però, paragonato a quello del S. nölleri Fried., appare aguzzo, e porta lungo il margine posteriore 8-9 dentelli; la lunghezza del gonosternite è di circa 0,11 mm, contando anche la lunghezza degli apodemi giunge circa a 0,17 mm. La gonofurca ha il corpo diviso e fortemente divaricato apicalmente, con una infossatura me- diana meno profonda che nel S. nölleri Fried. Parameri con 12-15 spine di gran- dezza molto diversa e formanti in genere 2 file, con le 2-3 spine mediane molto più grandi delle altre. Larva. Corpo lungo 7-8 mm. Il disegno frontale è costituito da una macchia tonda più scura nel mezzo e gradualmente sfumata ai margini, solo le macchie latero-occipitali appaiono più distinte. L’antenna raggiunge col suo apice il peziolo delle premandibole; il 1° articolo antennale è diviso in 3 parti da un solco completo vicino alla base e da una incisione parziale presso l’apice: le due parti basali sono subuguali, la 32 appena più corta. Il 20 articolo antennale (preapicale) è lungo come la parte basale del 1° articolo. Il grande ventaglio premandibolare è formato da 40-50 setole. La mandibola presenta 8 denti interni e 2 marginali, dei quali quello anteriore è molto più grande di quello posteriore. L’infossatura posteriore del capo è a forma di arco profondo, con una distanza dal margine posteriore del submento uguale alla 1/2 della lunghezza del segmento stesso o un po’ meno. Branchie rettali ramificate, con 6-7 lobi, uno dei quali per ogni ramo è più grosso e lungo degli altri. Il tegumento intorno all’apertura anale è coperto da spinette generalmente doppie o triplici. Dietro lo sclerite rettale si trovano di solito 5-6 spinette. Le branche posteriori dello sclerite addominale giungono fino alla 102-112 fila di uncini dell’organo adesivo posteriore. L’organo adesivo posteriore è formato da 60-64 file di 9-12 uncini l’una. Pupa. Corpo lungo circa 4 mm. Tessitura delle pareti del bozzolo molto morbida e con numerose aperture ai lati, più ampie lungo il margine anteriore. La parete ventrale giunge circa fino al margine anteriore del bozzolo che ricopre così quasi completamente la pupa. Le branchie sono formate da 8 filamenti re- 17 SIMULIIDAE D’ITALIA I Fig. 27 - Simulium nölleri bonomii Rubzov, var. n. 18 J.A. RUBZOV spiratori ciascuna, che divergono più verso l’alto e verso il basso che non lateral- ınente. Questi filamenti respiratori si dividono alla base in 2 gruppi di 4 fila- menti ciascuno, differenti alquanto alla base per il diametro: 1 4 filamenti supe- riori sono in media di diametro notevolmente maggiori dei 3 esterni e di quello inferiore. Le branchie, viste anteriormente, si presentano con 1 filamenti disposti su di un ovale allungato: sulla parte superiore dell’ovale si trova il 1° filamento, sulla parte inferiore 1 2 ultimi filamenti, il lato esterno è formato dai filamenti 39, 5° e 6° mentre i filamenti 2° e 4° formano il lato interno. I filamenti respi- ratori sono lunghi circa la metà della pupa e con un diametro alla base di 0,032- 0,038 mm. Il mesonoto è brillante, liscio con a tratti una leggera rugosità e con tricomi semplici e corti. Biologia. Le larve e le pupe di questa specie furono trovate sulla vegetazione in un piccolo canale della collina torinese, in un punto con corrente molto rapida subito dopo una diga. La temperatura dell’acqua, molto torbida, era di 21° C. Si trova associata ad E. latinum Rubz., B. erythrocephala var. e O. ornata Mg. Corologia. In Italia è stata trovata in Piemonte nel canale defluente dal lago di Arignano (« Martini e Rossi») (TO) (biotopo n. 39). Olotipo: un g da Arignano. Armatura genitale nel preparato n. 13945. Gruppo Reptans (L.) ® e &. Basitarso 3° nel $ notevolmente più largo che nella ©. Unghie della Q semplici, senza spinette. Margine posteriore del gonosternite con un profondo intaglio determinante una grossa spina. Le gonapofisi sono tondeggianti e corte, largamente distanziate l’una dall’altra. I paraprotti sono tondi, più lunghi che larghi. Larva. Il disegno frontale della capsula cefalica è formato da una macchia a forma di cuore più o meno grande posta nel mezzo dello sclerite e da una macchia occipitale, che è sempre ben distinta anche nei casi nei quali la macchia a forma di cuore manca. I denti del submento sono molto piccoli e per la maggior parte coperti da squamule. L’infossatura del margine posteriore del capo giunge quasi fino al submento. Pupa. Bozzolo semplice con grandi aperture sui lati. Branchie formate da 8-12 filamenti respiratori per lato raccolti a coppie su pezioli molto corti. Biologia. Le specie di questo gruppo abitano di preferenza fiumi di media e grande portata, raramente possono anche trovarsi in corsi d’acqua di portata inferiore. Corologia. Si conoscono di questo gruppo circa 10 specie largamente diffuse nella Regione Paleartica. Tra queste vi è anche il famoso S. colombaschensis Fabr. che provoca epizoozie nei bovini della valle del Danubio. In Italia sono state trovate le 2 specie qui descritte. 23. Simulium pictum Mg. (figg. 28-29). Meigen, 1838, Syst. Beschr., 7: 53; Friederichs, 1920, Zeitschr. angew. Ent., 6: 61-83. Syn. latimanus Enderlein, 1921, Sitzungsber. Ges. naturf. Freunde, Berlin: 218; schémbaueri Rubzov, 1956: 809-810, fig. 404. Assomiglia al S. reptans L. Se ne distingue agevolmente per la struttura dei gonostili del 3 che presentano un contorno ad « esse », per i pezioli delle branchie SIMULIIDAE D’ITALIA I 79 respiratorie della pupa molto corti o assenti del tutto, per la mancanza della macchia scura mediana sullo sclerite frontale della larva e per altri piccoli carat- teri meristici (= morfologici). Fig. 28 - Simulium pictum Me. ©. Corpo lungo 2,8 mm; ala lunga 3 mm. Capo con fronte nera e brillante, faccia grigiastra. Le antenne sono giallastre alla base; i palpi neri. L'articolo api- cale dei palpi è notevolmente più lungo degli articoli 2° e 3° presi insieme; il 2° articolo dei palpi è appena più lungo del 3° e un po’ più grosso di questo. 89 J.A. RUBZOV L’organo di Lauterborn è allungato, ovale, piccolo e con un diametro ed una lun- ghezza uguali ad 1/3 circa del diametro e della lunghezza dell’articolo che lo porta; l’orifizio dell’organo di Lauterborn è situato nel mezzo dell’articolo o appena spostato verso la base di questo. Mesonoto nero, leggermente brillante e con peli chiaro-dorati; visto anteriormente mostra 2 macchie chiare poco distinte a forma di triangoli allungati. Gli articoli delle zampe sono in genere nero- brunastri all’apice, giallastro-chiari alla base e con i tarsi neri. Sono giallastri: le anche anteriori, i femori vicino alla base, le tibie medie dalla metà basale, le tibie posteriori appena oltre la metà basale, il basitarso 2° alla base ed il basitarso 3° nei 2/3 basali. Il basitarso 19 è 4,5-5 volte più lungo che largo; il basitarso 3° è rispettivamente largo 1 2/3 e lungo 1 3/4 della tibia. Pedisulco e calzipala nor- malmente sviluppati. Unghie semplici senza spinette alla base. Addome dorsal- mente nero brunastro, giallastro o biancastro sporco dal lato ventrale. Le gona- pofisi presentano i bordi arrotondati ed una distanza dei margini interni fra di loro uguale alla lunghezza di una gonapofisi. L'VIII sternite è pentagonale. La furca ha un peziolo relativamente lungo (0,175 mm) e le branche distanziate e con un grande tubercolo sclerificato ciascuna. I paraprotti sono tondeggianti, più lunghi nel mezzo che larghi. I cerci sono tondi, 2 volte più larghi che lunghi. g. Statura come quella della ©. Il capo presenta le antenne completamente nere. Il 4° articolo dei palpi è lungo come il 2° ed il 3° preso insieme. Mesonoto nero vellutato con peli dorati e macchie argentee riflettenti distinte, estendentisi lungo i margini e riunentesi posteriormente. Anche e femori completamente neri. Le tibie medie, il basitarso 3° nella 1/2 basale e la tibia posteriore vicino alla base sono giallastre. I bilancieri sono di un giallo vivo. I gonostili sono notevolmente attenuati nel 1/3 apicale, dove sono larghi i 2/3 della base e formano una doppia curva ad « esse ». Il gonosternite è fortemente compresso ai lati, con gli apodemi curvati ad angolo retto e, visto lateralmente, mostra un « nasello » lungo ed un gran dente il cui apice si trova circa nella 1/2 del corpo del gonosternite. I para- meri hanno circa 15 spine di diversa lunghezza ciascuno. Larva. Corpo lungo circa 6 mm, di un colore giallastro chiaro. Lo sclerite frontale presenta una macchia poco distinta sull’occipite. La prima metà del 1° articolo antennale è divisa in 2 parti da una strozzatura anulare, la seconda metà (apicale) è divisa in 3 parti approssimativamente uguali da incisure parziali; il 2° articolo antennale (subapicale) è più corto del settore prossimale dell’arti- colo basale. Le mandibole hanno 2 denti marginali e 6-7 denti interni. Il grande ventaglio premandibolare è formato da 41-44 setole. I lati del submento presen- tano 4-5 setole su di una fila. I denti del submento sono assai corti, addirittura appena percettibili, quasi totalmente ricoperti da squamule. Branchie rettali ramificate con 7-8 lobi per ramo, uno dei quali è più grande e lungo degli altri. L'organo adesivo posteriore è formato da 74-90 file di 11-14 uncini luna. x Pupa. Il corpo è lungo 3 mm. Il bozzolo è semplice, mediocremente obliquo con un orlo poco distinto, chiuso inferiormente e con grandi aperture sui lati. La pupa è completamente coperta dal bozzolo che ha le pareti a tessitura fina, liscia, ma relativamente lassa in modo che dietro alle grandi aperture late- rali si trovano altre aperture più piccole. Branchie formate da 8 filamenti respi- ratori per lato raccolti alla base su pezioli molto corti, di una lunghezza inferiore al loro diametro. I 4 filamenti inferiori sono raccolti su di un peziolo comune di- stintamente separato dal peziolo comune ai 4 filamenti superiori. I 2 filamenti superiori sono diretti in alto e poi curvati in avanti, i 2 filamenti successivi ri- petono questo andamento ma in forma più blanda, i 4 filamenti inferiori riuniti SIMULIIDAE D’ITALIA I 81 in un fascio più o meno fitto sono diretti in avanti e formano una curva appena accennata. Il diametro dei filamenti medi è leggermente maggiore di quello dei filamenti superiori. La massima lunghezza dei filamenti è di 1,5 mm, la larghezza è per tutti approssimativamente uguale, cioè circa 0,02 mm. Il mesonoto è co- perto da piastre isolate, tondeggianti, con un diametro di 0,004-0,005 mm. L’an- Fig. 29 - Simulium pictum Mg. golo antero-mediano presenta un callo e, posteriormente alla base delle branchie vi sono, su ciascun lato, altri 4 calli e, dietro ai calli, 4 tricomi semplici. Biologia. Le larve e le pupe di questa specie furono raccolte sulla vegetazione acquatica nel bacino premontano del Po. La temperatura dell’acqua era di circa 12°C. L’impupamento avviene alla fine di maggio-primi di giugno. Corologia. La specie, apparentemente diffusa in tutta l'Europa, fu descritta come dell'Europa Centrale. Noi la raccogliemmo soprattutto in Ce- coslovacchia. In Italia è stata raccolta in Piemonte nella zona premontana del bacino del Po (biotopi n. 26, 27, 46, 48 e 50). I cenni che si trovano nella letteratura europea sul S. reptans L. si rife- riscono evidentemente a questa specie. S. pictum è di solito anche confuso, per la somiglianza esteriore, con una specie meglio conosciuta, cioè S. galeratum Edw. Quest'ultima specie è largamente diffusa nell’Europa del Nord e nella zona stepposo-boschiva dell’Asia. S. reptans L. che è da considerarsi una specie a sè, secondo il materiale dell’A., è morfologicamente distinguibile dalle altre 2 specie in parola e si trova apparentemente soltanto sui confini settentrionali dell’ Europa. 82 J.A. RUBZOV 24. Simulium voilensis Serban (fig. 30). Serban, 1960, Comun. Acad. Rep. Pop. Romina, 2, 10: 125-134. Assomiglia al S. colombaschensis F. ma se ne distingue per la presenza di 10 filamenti respiratori nella pupa, per la struttura dell’armatura genitale maschile e per l’habitat. 9. Corpo lungo 3-3,5 mm. Capo con fronte nera, non pruinosa, nuda e poco brillante. Antenne nere opache e con i 2 articoli basali rossastri. Mesonoto nero. brillante con peli argentei sparsi e molto corti. Le zampe sono per la maggior parte giallo chiare, sono scuri: gli apici dei trocanteri, i femori (tranne le basi), le tibie nel 1/4 apicale. Il basitarso 20 e il 20 articolo tarsale delle zampe posteriori sono neri nella 1/2 apicale; il basitarso 3° è nero nel 1/4 apicale e lungo il margine anteriore; il rimanente dei tarsi e delle anche medie e posteriori è nero. Le unghie sono semplici, 1 bilancieri gialli. Addome con il I e II tergite giallastri, il III, IV e V neri non brillanti, il VI e VII più chiari e brillanti. L’apice dell'addome è scuro. I paraprotti sono più larghi che lunghi. &. Corpo lungo circa 3 mm. Antenne nere con il 3° articolo lungo la 1/2 più del suo diametro, il 4° e 5° articolo lunghi rispettivamente come i loro dia- metri. I palpi sono lunghi e sottili, con l’articolo 4° lungo 1/4 più degli articoli 2° e 30 presi insieme. Mesonoto nero e vellutato, con peli dorati molto sparsi. Una striscia argentea circonda completamente il mesonoto interrompendosi sol- tanto nella zona mediana anteriore. Le zampe sono per la maggior parte nere. Le anche anteriori, la tibia media nel 1/3 basale sul lato esterno e nel 1/4 basale sul lato interno, la 1/2 basale del basitarso 2°, la base del femore posteriore, l’ar- ticolazione tibio-femorale delle zampe posteriori e la metà basale del basitarso 3°, sono indistintamente giallo-rossastre. Le macchie argentee delle tibie anteriori sono ben distinte. Il basitarso 3° è moderatamente allargato, rigonfiato in avanti nella 1/2 apicale, più stretto, nella sua massima larghezza, della tibia. I bilancieri sono giallo-ocracei. L’addome è di color nero-vellutato. Le macchie argentee sui lati dei segmenti II e VI-VIII sono distinte. La pubescenza addominale è formata da peli sparsi, eretti e scuri e perciò poco percettibili. L’armatura ge- nitale differisce da quella della forma tipica per i seguenti dettagli: i gonostili relativamente corti, rapporto lunghezza-larghezza 2,4 alla base, 3,5 al 1/3 api- cale (nella forma tipica i rapporti sono rispettivamente 2,8 e 4,5); gli apodemi del gonosternite collocati tra di loro ad una distanza relativamente maggiore; il corpo del gonosternite più lungo e sottile, rapporto lunghezza-larghezza 5,5 prima dell’apice e 8 vicino alla base (nella forma tipica rispettivamente 4 e 4 5): 1 parameri con una decina circa di spine di differente lunghezza, 6 delle quali più grandi delle altre. Larva. Corpo lungo 5-6 mm, di color chiaro, bianco-latteo oppure leg- germente verdastro per il contenuto del tubo digerente. Capo chiaro, privo di un disegno frontale distinto o con una piccola macchia poco definita e sfumata verso il margine posteriore della fronte. 2 macchie scure ben definite si trovano sull’estremità posteriore del corpo da ciascun lato. L’infossatura del margine posteriore del capo è larga e profonda ed arriva al margine posteriore del sub- mento, benchè i margini della infossatura siano spesso difficili da distinguere, particolarmente nella parte anteriore, per il loro graduale assottigliarsi. Il grande ventaglio premandibolare è formato da 35-40 setole, il piccolo ventaglio da 21-22 setole. Le spatole sono 6-7. I denti intermedi del submento sono corti e non | sporgono oltre il margine delle squamule. Le mandibole sono caratteristiche per 83 SIMULIIDAE D'ITALIA beni Fig. 30 - Simulium voilensis Serban. il forte sviluppo del dente apicale. I denti interni della mandibola, in numero di 7-8, sporgono di una lunghezza maggiore di quella del dente subapicale po- steriore. Le branchie rettali sono ramificate, ogni ramo è formato da un lobo prin- cipale più lungo e di diametro maggiore e da 3, 4 o 5 lobi più corti e sottili col- locati ventralmente rispetto al primo. L’organo adesivo posteriore è formato 84 J.A. RUBZOV da 75-85 file di 11-14 uncini Puna. La cuticola posteriore alla apertura anale è nuda. Pupa. Corpo lungo 3-3,2 mm; filamenti respiratori lunghi 1-1,2 mm. Il bozzolo è stivaliforme, con un collare intrecciato e col margine anteriore non piano. La larghezza della fronte lungo il margine ventrale è circa uguale al dia- metro del collare o un po’ meno. La parte dorsale del collare, come il resto del bozzolo che ricopre il corpo della pupa, ha una tessitura più fitta. I filamenti re- spiratori, di solito in numero di 10 (mentre il S. colombaschensis F. ne presenta di solito 12), sono nascosti dal collare. Tutti i filamenti respiratori sono circa dello stesso diametro ma i superiori sono leggermente più lunghi. I filamenti non sono disposti tutti sullo stesso piano ma, originatisi da un comune peziolo, de- viano poi leggermente di lato. Il capo ed il mesonoto della pupa sono coperti da piccole piastre chiare che hanno un diametro di 0,002-0,003 mm. I tricomi sono semplici. Sulla superficie dorsale del III-IV segmento si trovano delle spi- ne relativamente deboli e corti. L’ VIII segmento presenta 6-10 spine disposte lungo il margine anteriore in una fila con una larga interruzione nel mezzo. Le spine del IX segmento sono assai corte e deboli. Biologia. La biologia di questa specie non è stata ancora studiata. La forma tipica fu raccolta da SERBAN (1960) in maggio-giugno nel fiume Doftan, affluente del fiume Prahov, a sua volta affluente del Danubio. È probabile che S. votlensis Serban sia stato confuso finora con 1’ S. colombaschensis F. che si svi- luppa nei fiumi di grande portata come il Danubio e qualche suo affluente. La ZAvKOVIC (1959) trovò il S. colombaschensis F. oltre che nel Danubio, anche in 8 fiumi della Serbia, in 2 fiumi della Macedonia e, infine, nella Bosnia orientale. Non fu fatto però uno studio comparato dettagliato della morfologia di tutte que- ste forme e può darsi che la ZivKovic abbia avuto a che fare con una delle forme vicine al S. colombaschensis F., come è avvenuto nel caso del S. voilensis Serban. Ci soffermeremo solamente su qualche momento fondamentale della biologia del S. colombaschensis F. perchè supponiamo che questi cenni si possono dimostrare utili per lo studio della forma italiana del S. vozlensis Serban. Le larve e le pupe del S. colombaschensis F. si sviluppano di preferenza sulle pietre, però si possono trovare anche su rami, cespugli, bastoni o qualsiasi altro genere di substrato sia disponibile nel fiume. Generalmente si radunano presso le rive nei luoghi ove la corrente è rapida, ma si possono trovare anche distanti dalla riva e a pro- fondità variabili che possono giungere anche oltre i 20 m. Le larve adulte com- paiono verso la fine di marzo, quando la temperatura dell’acqua è di circa 3-5°C. L’impupamento in massa ha luogo nella prima metà di maggio e lo sfarfallamento nella seconda meta dello stesso mese. La 2% generazione, se si sviluppa comple- tamente, ha una sciamatura poco numerosa. Sverna allo stato di uovo. Le ovi- deposizioni sono, secondo la Zıvkovic (1955) disperse e talvolta le uova vengono anche deposte singolarmente sul terreno umido e sulle pietre. Gli adulti che sfar- fallano, particolarmente i 44, si trattengono sui cespugli delle rive, ove ha luogo la fecondazione, dopo la quale i $$ muoiono mentre le 99 migrano dai luoghi di sviluppo per radunarsi intorno agli animali 5, 10 o anche 20 chilometri lon- tano dal luogo di nascita. Masse di S. colombaschensis F. possono essere traspor- tate dal vento decine e anche centinaia di chilometri dai luoghi di origine. Le punture di S. colombaschensis F. sono in certi anni particolarmente tossiche e gli attacchi di questo Simuliide provocano la morte di decine di migliaia di capi di bestiame nei paesi danubiani. La trasmissione di una infezione specifica (onco- cercosi) e di altre infezioni non specifiche non è stata studiata, però le osservazioni SIMULIIDAE D’ITALIA I 85 esistenti nella letteratura rendono molto probabile il ruolo del S. colombaschensis F. quale vettore di queste malattie. Tra i fattori naturali limitanti lo sviluppo del S. colombaschensis F. sono della maggior importanza le oscillazioni del li- vello dell’acqua e del suo grado di intorbidamento: è soprattutto efficace un brusco abbassamento del livello dell’acqua che metta le uova precocemente a secco, anche le pupe possono perire per la mancanza d’acqua. Tra i nemici na- turali hanno la massima importanza lo Storione (Acipenser ruthenus L.) e il Barbo (Barbus barbus L.) che si nutrono delle larve e delle pupe del Simuliide. Corologia. Questa specie è stata descritta basandosi su individui provenienti dagli affluenti del Danubio (fiume Doftan, affluente del fiume Prahov). Olotipo conservato nell'Istituto di Speleologia di Bucarest. Per la forma tipica è da considerarsi autentica soltanto la segnalazione ri- guardante il Danubio e, al massimo, i suoi affluenti maggiori. Le segnalazioni riferentesi a piccoli fiumi e ruscelli come anche a fiumi come il Dniester, l’Elba, il Reno, la Sava, il Rodano, il Tevere ecc. si riferiscono probabilmente a singole forme di questa specie o addirittura a specie a sè. Benchè queste siano morfo- logicamente molto simili al S. colombaschensis F., la loro biologia appare diversa. È essenziale il fatto che queste ultime non appaiano in masse considerevoli e non provochino epizoozie letali come quelle descritte per i paesi danubiani. Le pupe di questa specie, raccolte dall’A. nel ‘Tevere e gli adulti da queste sfarfallati, sono esteriormente molto simili al S. colombaschensis F. tipico, però uno studio dettagliato dell'armatura genitale mostra differenze col S. colombaschensis F. e somiglianze col S. voilensis Serban, al quale noi attribuiamo questa specie. Stu- diando la collezione dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, abbiamo trovato una serie di gg raccolti nei dintorni di Roma che apparentemente spettano alla specie in parola. RivoseccHI (1961: 52) porta una figura illustrante i filamenti respiratori di una pupa proveniente dal fiume Garigliano e sottolinea la rasso- miglianza dell'armatura genitale degli adulti con quella di S. reptans L. Anche questo A. ha verosimilmente avuto a che fare col S. vozlensis Serban. 25. Simulium rivosecchii Rubzov, nom. n. (fig. 31). Syn. parvum Rubzov, 1956: 777, fig. 381 (nec Enderlein, 1921). Assomiglia al Szmulium truncatum Lundstr., ma se ne distingue per la strut- tura dell'armatura genitale maschile, cioè per il corpo del gonosternite corto, se visto dal basso, e per i suoi bracci relativamente sottili e corti. ©. Sconosciuta. g. Corpo lungo circa 3,5 mm, ala lunga 3,8 mm. Palpi sottili, col 4° arti- colo (apicale) più corto del 2° e 3° presi insieme. Organo di Lauterborn piccolo, allungato, ovale, lungo 1/4 e largo la 1/2 rispettivamente dell’articolo che lo porta. Orificio dell’organo di Lauterborn piccolo e aprentesi sul lato anteriore dell’articolo. Macchie argentee sul mesonoto e sulle tibie anteriori ben svilup- pate. Zampe quasi completamente nere, eccetto il basitarso 3° che appare, nel preparato microscopico, molto più chiaro della tibia, particolarmente nella 1/2 basale. Tibia posteriore lunga 0,75 mm, con un diametro di 0,17 mm e col mar- gine posteriore con 30 e più spine subuguali; basitarso 3° lungo 0,55 mm e con un diametro di 0,12 mm, moderatamente rigonfio, con una piccola calzipala di una larghezza uguale circa alla 1/2 dell’articolo presso l’apice e di una lunghezza uguale a meno della 1/2 dell’articolo stesso prima dell’apice. Pedisulco ben pro- 86 J.A. RUBZOV nunciato. Basitarso 1° 6 volte più lungo che largo. Addome con macchie argentee sui II, VI e VII segmenti ben sviluppate. Gonostili lunghi 0,26 mm, larghi presso la base 0,092 mm e 0,068 mm al 1/3 apicale. Verruca interna, presso la base dei gonostili, allungata. Corpo del gonosternite, visto dal basso, quadrato, appena Fig. 31 - Simulium rivosecchit Rubzov, nom. n. più largo all’apice che nella parte mediana (questo è un carattere differenziale nei confronti del S. truncatum Lundstr. che ha il corpo del gonosternite molto più largo). I bracci del gonosternite sono uguali alla 1/2 del corpo dello stesso (nel S. truncatum Lundstr. i bracci sono lunghi circa come il corpo del gonoster- nite nella zona mediana). Il « nasello » del gonosternite è largo e corto. I para- meri portano 10 spine grandi e circa un ugual numero (o un po’ meno) di spi- nette più piccole alla base di quelle grandi. Gonofurca larga e appuntita alla base. SIMULIIDAE D’ITALIA I 87 Larva e pupa. Sconosciute. Biologia. La biologia di questa specie non è conosciuta. Corologia. Ung adulto fu raccolto nei dintorni di Roma il 14-VI-’47 (leg. RUBZOV). L’olotipo di questa nuova specie è conservato nell’ Istituto Zoologico dell Ac- cademia delle Scienze dell’? URSS a Leningrado (preparato microscopico n. 2202). Questa specie, che abbiamo così denominata in onore dello studioso con- temporaneo dei Simuliidi italiani dott. LEO RivoseccHi, fu già da noi brevemente descritta e rappresentata con il nome di S. parvum End. (RuBzov, 1956, pag. 777). Poichè abbiamo avuto l’occasione di rivedere il tipo di quest’ultima specie con- servato nel Museo di Berlino, concludiamo che la specie di ENDERLEIN (Szmu- lium parvum Enderlein) non si può identificare con la specie in parola. Forme affini, forse addirittura la specie stessa, provenienti da diverse parti di Europa, sono note con il nome di Simulium venustum Say, ma dopo la revisione degli in- dividui provenienti dagli Stati Uniti (dove fu descritta la specie) pensiamo che in Eurasia sia largamente diffusa un’altra specie affine a quella nordamericana, cioè la specie finlandese Simulium truncatum Lundstr. Nelle parti meridionali dell’Eurasia (nell’Asia Centrale e nel Caucaso) si trovano specie a sè di questo gruppo. RivoseccHI (1960) menziona tra le specie trovate tra il materiale dell’Isti- tuto Superiore di Sanità (secondo la classificazione di GRENIER) un Simulium morsitans Edw. Durante le nostre ricerche, probabilmente a causa della loro du- rata relativamente breve e del loro carattere frammentario, non abbiamo trovato il S. morsitans Edw. Giova però ricordare che le 99 di S. morsitans Edw. e di S. truncatum Lundstr. sono quasi indistinguibili. Genere Gnus 26. Gnus ? ibariense Zivk. et Grenier (fig. 32). Zivkovic et Grenier, 1959, 52, 2: 215-223. È simile, per i caratteri esterni della pupa, al Gnus ibariense Zivk. et Grenier, ma ne differisce decisamente per le dimensioni quasi doppie del bozzolo e per alcuni dettagli nella struttura del bozzolo stesso e delle branchie. ©, 3 e larva. Sconosciuti. Pupa. Corpo lungo 4 mm. Bozzolo, lungo 4,5 mm; semplice, con tes- situra fitta, un orlo lungo il margine anteriore e aperture di diversa grandezza sui lati: 2 aperture grandi si trovano lateralmente presso il margine anteriore del bozzolo prima dell’orlo, attraversate da sottili fili di seta, numerose aperture più piccole sono situate posteriormente a queste, lungo il margine inferiore, fin oltre la 1/2 del bozzolo. Il margine anteriore del bozzolo è lievemente obliquo in modo che i margini infero-anteriori formano col substrato un angolo di 60°. Il lato ventrale dell'addome della pupa e gli abbozzi alari sono coperti da un tessuto morbido. La pupa è completamente nascosta dal bozzolo, tanto che la base delle sue branchie viene a trovarsi di fronte alle 2 grandi aperture. Le bran- chie sono formate da 6 filamenti respiratori per lato, raccolti a coppie su pezioli molto corti. Il 4° filamento superiore è di diametro alquanto maggiore degli altri che sono subeguali e lunghi un po’ più della metà del corpo della pupa. Il paio superiore dei filamenti si ramifica da un peziolo che giace in un piano vicino a quello sagittale, il 2° ed il 3° paio si ramificano in piani fortemente obliqui rispetto 88 | J.A. RUBZOV a quello sagittale. Il peziolo del paio inferiore dei filamenti è nettamente spostato di lato alla base delle branchie. Biologia. Le pupe sono state raccolte in un piccolo ruscello dal letto pietroso. L’impupamento avviene alla fine di maggio. E stato raccolto insieme a Simulium ? subtile Rubz. ed Eusimulium carthusiense Grenier et Dorier. Fig. 32 - Gnus ? ibariense Zivk. et Grenier N: Corologia. In Piemonte è stato raccolto nel torrente Frisca, Valle Vauda Piccola (TO) (biotopo n. 30). Genere Odagmia End. Enderlein, 1921, Deutsche Tierarztl. Wochenschr., 29: 199; Baranov, 1926: 164 (Pseudodagmia); Enderlein, 1930: 97; Rubzov, 1940: 368 [Simulium (Odagmia)]; Rubzov, 1951: 792 [Si- mulium (Odagmia)]; Rubzov, 1956: 632. Species Typus: simulia ornata Mg. g e 9. Fronte della 9 leggermente più alta che larga. Le macchie argentee riflettenti sono ben sviluppate in ambedue i sessi: nel $ sul dorso e sulle tibie anteriori, nella 9 sul mesonoto e sulle tibie. Basitarso 1° appiattito ed allargato, nel 3 6-7 volte e nella © 4-6 volte più lungo che largo. Basitarso 3° con un dimor- fismo sessuale accentuato: nel ¢ è relativamente più largo e rigonfio-fusiforme, nella £ invece è più stretto e con i margini paralleli. Calzipala e pedisulco nor- malmente sviluppate. Unghie della © con un dente distinto vicino alla base. Mem- brana generalmente pelosa. Addome con macchie argentee riflettenti ben svi- SIMULIIDAE D'ITALIA I 89 luppate in ambedue i sessi sui segmenti addominali II, VI e VII. Gonostili lunghi e larghi, con un tubercolo piatto a forma di carena sul lato interno. Gonosterno a forma di testa d’uccello, modicamente compresso ai lati, con un « nastello » cospicuo, la parte interna del quale, fortemente sviluppata, è munita di 2 file di spine. Gonofurca di forma allungato-cordiforme, protratta e arrotondata al- l'estremità distale che è spaccata nel mezzo. Parameri con molti denti di diversa lunghezza. Il X sternite manca. Le gonapofisi sono estese a ligula alle estremità, smarginate nel mezzo e senza peli sul lato interno. Paraprotti di forma semi- | lunare, spesso divisi in 2 scleriti. Larva. Antenna mediocremente lunga, appena più del peziolo pre- mandibolare. Il 1° articolo antennale è di solito diviso in 3-4 parti da 2 incisure parziali e da una strozzatura anulare. Il dente anteriore subapicale delle mandi- bole è molto più lungo dei denti medio e posteriore, che sono uguali tra di loro; i denti interni delle mandibole sporgono molto oltre quelli subapicali. Il sub- mento ha i denti anteriori assai piccoli. L’infossatura del margine posteriore del capo è quadrata o a forma di arco, la sua distanza dal margine posteriore del submento è uguale alla lunghezza del submento stesso o un po’ meno. Le branchie rettali sono semplici o ramificate. L’estremità posteriore del corpo presenta talvolta processi conici, ottusi e poco distinti, sul lato ventrale. Pupa. Il bozzolo è semplice e con orlo. La tessitura delle pareti del bozzolo è fitta e talvolta con aperture sui lati. Le branchie sono formate da 6-8 filamenti respiratori ciascuna. L’addome della pupa presenta 2 file di spinette sul margine anteriore dei segmenti VII e VIII. Biologia. Le fasi preimmaginali di questo genere si sviluppano in serbatoi d’acqua di tipo differentissimo: dalle piccole sorgenti di pianura fino ai grandi fiumi, dalle fonti di montagna e dai fiumi limpidi fino ai canali, ruscelli e fiumi della pianura con acque molto torbide e a regime chimico e termico dif- ferentissimo. Le singole specie sono però molto stenotope e vivono solamente in biotopi ben determinati. I cicli annui di sviluppo differiscono molto da specie a specie e da forma a forma. Si possono sviluppare una o più generazione al- l’anno. Le specie svernano di preferenza allo stato di uovo, però in certe forme, particolarmente nelle latitudini meridionali, svernano come larve. Molte specie sono ematofaghe e qualcuna vettrice dell’oncocercosi dei bovini. Corologia. Il genere è formato da circa 300 specie che sono in pre- ferenza diffuse nella Regione Paleartica. Poche specie vivono nella Regione Near- tica e in quella Orientale. La maggior varietà di forme e di specie di questo ge- nere si trova nella Subregione Mediterranea. Finora era conosciuta per l’Italia una sola specie, cioè l’Odagmia ornata Mg., in realtà in Italia si trova apparente- mente una serie di specie affini che designamo per ora come varietà in quanto insufficientemente studiate. Gruppo monticola Fried. 3 e 9. Capo della 9 con fronte nera e brillante. Basitarso 1° relativamente stretto, 6-7 volte più lungo che largo nella 9 e 7-9 volte nel 3. Membrana nuda. Le macchie argentee riflettenti sono sviluppate nel $ come nel gruppo ornata Mg., meno distinte invece nella 9 dove la metà posteriore della macchia a forma di ferro di cavallo è poco distinta o invisibile del tutto. Il basitarso 3° è grande, rigonfio-fusiforme e largo circa come la tibia nel 3, notevolmente più stretto e 90 J.A. RUBZOV lungo 1 4/5 della tibia nella ©. Le unghie presentano un dentino aguzzo alla base. I gonostili sono larghi e lunghi. Il gonosternite è compresso ai lati, con un « na- sello » aguzzo. La .gonofurca è allungato-cordiforme, con la parte prossimale protratta. I parameri presentano numerose spine di diversa grandezza. Le go- napofisi sono simili a quelle del gruppo ornata Mg., ma se ne distinguono per il lembo apicale esteso, nudo e meglio differenziato. Larva. Il disegno frontale del capo è distinto e chiaro: le macchie la- terali, confluendo con quelle occipitali, formano una sola macchia a forma di tridente, la macchia mediana di questa figura è più distinta delle altre. Il dente mediano del submento è notevolmente più grande dei denti 5i laterali. L’infos- satura del margine posteriore del capo è profonda e ad arco acuto, distante dal margine posteriore del submento circa 1/2 della lunghezza di quest’ultimo. Le branchie rettali sono fortemente sclerificate, con un numero di lobi subuguali per ogni ramo variante da 6 a 18. Pupa. Il bozzolo è di solito semplice, con un bordo ben distinto che talora sporge in avanti superiormente. Gli angoli antero-laterali del bozzolo si riuniscono non di rado a formare un corto collare. Le branchie della pupa sono di solito formate da 6 filamenti respiratori per lato, e sono collocate general- mente su dei rigonfiamenti più o meno distinti delle aree omerali. I filamenti delle branchie si ramificano dicotomicamente: i filamenti superiori sono general- mente ravvicinati fra di loro alla base e rigonfi, i superiori sono di diametro mag- giore degli inferiori e diretti in avanti verso il basso, gli inferiori sono diretti in basso e aderiscono al substrato. I tricomi del mesonoto sono in genere ramificati. Tutte le specie conosciute si sviluppano in torrenti e piccoli fiumi freddi di montagna. Apparentemente vi è una sola generazione all’anno. La prima specie di questo gruppo, la O. monticola Fried. è stata descritta come proveniente dal- Europa centrale. PURI ha descritto più tardi (1932) una quantita di specie vicine Gutidithorax Puri, niljiricum Puri e ramosum Puri) dell'Himalaya. Dall’A. del presente lavoro e da TERTERIAN sono state descritte 2 specie del Caucaso (monti- coloides Rubz. e debacli 'Tert.) e una specie dell’Asia centrale (gribai Rubz.). Non potemmo trovare la specie descritta da ENDERLEIN per l'Europa centrale du- rante le nostre ricerche in Italia, cioè la O. angustimanus End. Si riteneva sino ad epoca recentissima che tutte le forme europee di questa specie fossero da at- tribuirsi alla sola O. monticola Fried. ma recentemente siamo riusciti a chiarire che la specie segnalata sotto questo nome come proveniente dal Caucaso è in realtà una specie a sè. Secondo i materiali della Cecoslovacchia il Knoz (mano- scritto) descrive 2 specie nuove: maxima Knoz e reophila Knoz. Per quanto l’A. può giudicare in base al materiale dell’Inghilterra a sua disposizione, le forme britanniche sono da attribuirsi a 2 specie indipendenti diverse dalla O. monticola Fried. Nel materiale italiano a nostra disposizione vi sono parecchie specie del genere Odagmia. Una di queste fu da noi attribuita con riserva, a causa dello scarso materiale, alla O. monticola Fried. l’altra forma, che è la più diffusa, la descriviamo come specie a sè. 27. Odagmia monticola petrophila Rubzov, var. n. (figg. 33, 34 e 35). Si distingue bene dalla forma tipica per la struttura dell’armatura genitale del 3 che ha i gonostili allungati ed il gonosternite di forma differente. Si dif- ferenzia inoltre anche per i caratteri meristici (= morfologici) della larva e della pupa. SIMULIIDAE D’ITALIA 1 9] Fig. 33 - Odagmia monticola petrophila Rubzov, var. n. ©. Corpo lungo circa 3 mm; ala lunga 4 mm. Capo con fronte nera, bril- lante, larga, con 8-10 setole sui margini e altri numerosi peli sull’occipite; la faccia è grigiastra. Le antenne sono per la maggior parte nere tranne 1 3 articoli basali bruno-scuri. I palpi sono neri, l’articolo apicale è notevolmente più lungo 92 J.A. RUBZOV . (ci CEI vi11S O SE e ae ie us IN wre lord = > fi DA at by © SS SS € D q % A ; A LE en ES | ASR yy Ke vy „ By. % SLR, es a > et > SS SS TIER Ss En 3 OO <; & SS Fig. 34 - Odagmia monticola petrophila Rubzov, var. n. degli articoli 2° e 3° presi insieme, ma largo solo 1/2 del 20; il 2° articolo è lungo 1/4 più del 3° e di diametro uguale. L’organo di Lauterborn è piriforme lungo rispettivamente 1/3 e largo 1/2 dell’articolo che lo porta, spostato verso la base dell’articolo stesso ma con l’orifizio posto nel mezzo dell’articolo. Il mesonoto è SIMULIIDAE D’ITALIA I 93 nero, debolmente brillante, con fitti peli di color rameo-dorati coı quali, vicino al margine posteriore, si mescolano peli scuri. Le macchie argentee del meso- noto, non brillanti se viste anteriormente, hanno la parte posteriore tondeggiante e sono tra di loro ad una distanza uguale quasi al doppio del diametro di una macchia. Lo scutello & nero, con peli aderenti dorati non brillanti che lo rico- dI Fig. 35 - Odagmia monticola petrophila Rubzov, var. n. prono nel mezzo e con peli neri lunghi ed eretti sui margini. La nervatura co- stale ha una frangia di peli dorato-scura. I bilancieri sono bianco-giallastri. Le zampe per la maggior parte sono ocraceo-nerastre o nere; la tibia anteriore, con una larga macchia argento-viva, è nera all’apice e brunastra presso la base; le anche ed i trocanteri delle zampe anteriori sono bruno-scuri; i femori anteriori sono bruno-ocracei e neri verso l’apice; il basitarso 1° è appiattito ed allargato, 5,5-6 volte più lungo che largo; le anche medie posteriori sono nere, i femori medi e posteriori bruno-ocracei e neri all’apice; il basitarso 3° che è bruno- ocraceo presso la base, gradualmente diventa più scuro fino ad essere comple- tamente nero all’apice, ed è lungo e largo rispettivamente i 5/6 della tibia. La calzipala è lunga e larga rispettivamente 1/3 del basitarso 3°. Il pedisulco è pro- fondo e distinto. I peli dei femori anteriori sono neri ed eretti, sulle macchie argentee sono bianchi, sono chiaro-dorati sui margini anteriori, isolati e neri su quelli posteriori; femori e tibie medie e posteriori hanno peli dorati non brillanti 94 J.A. RUBZOV e peli scuri, più scuri sulle aree scure e più chiari su quelle chiare. Le unghie presentano un dentello ottuso ed una base allargata. L’addome presenta il I tergite brunastro, con una frangia di peli dorati non brillanti; il II tergite, dorsalmente brunastro-scuro, è quasi nero ai lati; i rimanenti tergiti sono nero-brunastri brillanti con peli scuri sparsi; l'VIII tergite è trasverso ed esagonale. Le gonapo- fisi, munite di circa 20 setole ispide, hanno il margine interno scuro e sclerificato e l’apice esteso in un lobo tondeggiante. Il peziolo della furca è sottile, lungo circa 0,24 mm, i bracci sono lunghi circa 0,009 mm, con grandi tubercoli sclerificati. I paraprotti sono formati da 2 scleriti segmentiformi. Il « receptaculum seminis » è allungato-ovale, con una ornamentazione esagonale ben distinta intorno alla apertura. Sg. La statura è simile a quella della 9. L’antenna ed i palpi sono total- mente neri. Il mesonoto è nero-vellutato, se visto anteriormente, e con un paio di macchie argentee e distinte separate da una distanza uguale alla larghezza di una macchia. I peli del mesonoto sono di un colore vivo rameo-dorato, mode- ratamente fitti. Il mesonoto, visto posteriormente, appare grigio nella metà po- steriore fino allo scutello. Lo scutello è nero, con peli neri e peli dorati non bril- lanti. I bilancieri sono giallo-limone chiaro, col peziolo scuro e nero verso la base. Le zampe sono per la maggior parte nere. Le macchie argentee sulle tibie an- teriori sono ben sviluppate come nella 9; le tibie medie sono giallastre sulla 1/2 basale del lato esterno; la tibia posteriore è indistintamente giallastra nel 1/3 basale dal lato esterno, eccetto il margine anteriore e i 2/3 apicali che sono neri. Il basitarso 1° è 7 volte più lungo che largo; il basitarso 3° è 4-4,5 volte più lungo che largo. La tibia posteriore, leggermente più larga del basitarso 3°, è 1/4 più lunga. Il pedisulco e la calzipala sono come nella 9. Il lato interno dei femori posteriori è quasi nudo, brillante, mentre il rimanente della zampa è peloso con peli neri sulle aree scure e dorato-chiari su quelle chiare. L’addome è di colore nero. La frangia di peli del I tergite è scura. I gonostili sono lunghi, allargati nell’1/3 apicale, lunghi 0,27 mm e larghi 0,08 mm alla base e 0,08-0,09 mm nel mezzo. I gonostili presentano una verruca larga e distinta presso la base. La spina dei gonostili è lunga 0,04 mm e posta distante dall’apice, subito dopo questa spina i gonostili si assottigliano fino a 0,06 mm. Il gonosternite ha i bracci sottili e allargati solo all’apice. Il gonosternite è 4,5 volte più lungo della sua massima larghezza prima del « nasello », e 7 volte più lungo della sua larghezza minima sotto i bracci; la lunghezza del « nasello » è uguale o un po’ inferiore alla parte interna del corpo del gonosternite munita di denti, questi denti sono lunghi e di gran- dezza disuguale e si trovano di preferenza all’estremità distale. La gonofurca è largamente divisa all’estremità distale, allargata nel mezzo a formare dei processi triangolari e bruscamente attenuata verso la base. I parameri hanno 7-8 spinette piccole ed un numero di lamelle 2 o 3 volte maggiore. x Larva. Corpo lungo 7,5-8,5 mm. Il disegno frontale è a forma di tri- dente. L’antenna è corta, col 1° articolo non diviso e con 2 intagli nella parte distale. Il grande ventaglio premandibolare è formato da 27-30 setole. I lati del submento portano 7-9 setole ramificate all’apice, su di una sola fila. Le branchie rettali sono molto ramificate, con 9-13 lobi subuguali per ciascun ramo. Intorno alle appendici rettali vi è un anello di squamule bi-tridentate. Posteriormente allo sclerite addominale vi sono 11-12 spinette corte. L’organo adesivo posteriore è formato da 80-90 file di 14-15 uncini l’una. SIMULIIDAE D'ITALIA I 95 Pupa. Corpo lungo circa 5 mm. Bozzolo semplice, con la tessitura delle pareti fitta, liscia e con un orlo distinto anteriormente. Il bozzolo è troncato obliquamente in avanti e con gli angoli latero-anteriori protratti fortemente in modo da chiudersi davanti al capo della pupa. La pupa non è completamente coperta dal bozzolo, potendosene scorgere, guardando dall’alto, il capo ed il mesonoto fino alla metà ed anche oltre. I filamenti respiratori delle branchie sono disposti come nella fig. 33: i 2 filamenti superiori, fortemente rigonfiati alla base, giacciono con la base in un piano che è perpendicolare a quello sagittale; i 2 filamenti mediani, meno rigonfi alla base, sono più sottili e si dividono in un piano simile a quello dei filamenti superiori; i 2 filamenti inferiori, molto più sottili e corti degli altri, giacciono con la base in un piano parallelo a quello sa- gittale. I filamenti superiori sono lunghi circa 0,27 mm, quelli inferiori sono lunghi circa 0,15 mm. Il diametro di un filamento superiore è di 0,04 mm alla base, il diametro di un filamento inferiore è di circa 0,025 mm. Il filamento inferiore nel punto della sua diramazione non solamente non è allargato ma non di rado è addirittura assottigliato. Il mesonoto è coperto da piastre grandi (diametro circa 0,008-0,009 mm) riunite in fitti gruppetti sparsi irregolarmente nella parte ante- riore del mesonoto. 4 verruche sono disposte anteriormente alla base delle bran- chie come appare dalla fig. 33. Biologia. Le larve e le pupe di questa specie sono state raccolte sulle pietre e sulla vegetazione in piccoli e freddi torrenti di montagna ad una altitu- dine di 1000-1500 m, ed in fiumi più grandi (larghi fino a 5 m) con un letto pie- troso, corrente rapida a cascate ed una temperatura dell’acqua di circa 9-10°C. L’impupamento avviene alla fine di maggio. Corologia. In Italia questa specie è stata trovata in molti serbatoi d’acqua, tra gli altri nel serbatoio n. 33 insieme ad Odagmia reophila Knoz, fatto che rappresenta una prova probante dell’indipendenza reciproca di queste 2 forme. Olotipo: un 4 proveniente dal canale a monte del torrente Malone, Valle del Malone (TO) (biotopo n. 33) nel preparato microscopico n. 13913. Diamo qui di seguito l’elenco completo dei serbatoi d’acqua nei quali è stata trovata questa specie: Torrente Sangone, Valle del Sangone (TO) (biotopo n. 3 e 4); affluente del Torrente Sangone, Valle del Sangone (TO) (biotopo n. 5); canale presso Bruino, Valle del Sangone (TO) (biotopo n. 7); ‘Torrente Stura, Valle di Ala (TO) (biotopo n. 10); Torrente Stura, Valle di Ala (Balme) (TO) (biotopo n. 11); Torrente Stura, Valle di Ala (TO) (biotopo n. 13); af- fluente di sinistra del Torrente Stura, Valle di Ala (TO) (biotopo n. 16); affluente di sinistra del Torrente Cervo, Valle del Cervo (VC) (biotopo n. 19); Torrente Cervo, Valle del Cervo (VC) (biotopo n. 20); affluente di sinistra del T'orrente Cervo, Valle del Cervo (VC) (biotopo n. 21); Torrente, Val Chiusella (TO) (bio- topo n. 24); affluente del Torrente Malone, Valle del Malone (TO) (biotopo n. 32); canale a monte del Torrente Malone alla frazione « Mulino dell’Avvo- cato » a Corio Canavese (TO) (biotopo n. 33); Torrente a valle di Pinerolo (TO) (biotopo n. 50); canale parallelo alla strada Vaie-Villarfocchiardo (sulla destra), Valle di Susa (TO) (biotopo n. 53); canale defluente dal ‘Torrente Gesso presso Cuneo (CN) (biotopo n. 59). 96 J.A. RUBZOV 28. Odagmia rheophila Knoz (fig. 36). Knoz, 1961, Zoologicke Listy, 10 (24), 2: 101-116. Di questa specie abbiamo avuto a disposizione soltanto 99 estratte da pupe mature. 2. Corpo lungo 4 mm. Capo con fronte nera, brillante, alta circa quanto larga, con una serie di 10 peli sui margini e nuda nel mezzo. Le antenne sono nere con il 3° articolo leggermente più largo che lungo e i 3 seguenti 2 volte più larghi che lunghi. I palpi sono neri con l’articolo apicale come i 2 precedenti presi insieme. L’organo di Lauterborn è tondo, piccolo, posto verso la base del- l'articolo e con l’orifizio aprentesi nel mezzo dell’articolo stesso. L'organo è lungo circa 1/3 dell’articolo del palpo che lo porta. Le macchie argentee riflet- tenti del mesonoto sono simili a quelle della specie precedente. La membrana è nuda. La colorazione delle zampe è uguale a quella della specie precedente. Il basitarso 1° è 5 volte più lungo che largo, il basitarso 3° è 7 volte più lungo che largo. La tibia posteriore è un poco più lunga ma notevolmente più larga del basitarso 30. L’addome generalmente è di un colore nero, con l'VIII sternite e le gonapofisi come nella fig. 36. I paraprotti sono allargati nella metà ventrale e di forma arrotondata ottuso-triangolare. Gonapofisi e paraprotti con grandi setole lungo il margine interno. gd elarva. Mancano nelle nostre raccolte italiane. Pupa. Corpo lungo 4,5 mm. I filamenti respiratori sono lunghi circa 3 mm. Il bozzolo è semplice, troncato perpendicolarmente in avanti, con un orlo lungo il margine anteriore talvolta sporgente superiormente. La tessitura delle pareti è fitta e liscia. I filamenti respiratori delle branchie, in numero di 6, si ra- mificano dicotomicamente su corti pezioli. I filamenti respiratori del paio su- periore e medio divergono dalla base in piani perpendicolari a quello sagittale; i filamenti del paio inferiore divergono in un piano vicino a quello sagittale. Le ramificazioni del paio di filamenti superiore e medio sono approssimativamente alla stessa distanza dalla base delle branchie, mentre la ramificazione del paio in- feriore è più distante. Il filamento respiratorio superiore ha un diametro, vicino alla base, di 0,06-0,07 mm, circa 3 volte maggiore del diametro del filamento inferiore che è, vicino alla base, di 0,02 mm. I filamenti respiratori superiori sono notevolmente più lunghi degli inferiori. Il mesonoto è più o meno regolarmente ricoperto da piastre che hanno un diametro di 0,008-0,009 mm. Mancano le 2 fossette profonde dietro la base delle branchie caratteristiche della specie pre- cedente, al loro posto si trovano 5 piccole verruche subuguali disposte come nella fig. 36. Biologia. Le pupe di questa specie furono trovate in un piccolo tor- rente dal letto pietroso e con una temperatura di 9,5°C. E associata a Odagmia variegata Mg. ed Eusimulium sp. L’impupamento e lo sfarfallamento avvengono alla fine di maggio. Noi trovammo contemporaneamente pupe mature ed esuvie (29-V-1961). Corologia. Questa specie largamente diffusa, descritta su individui proveniente dai Carpazi, fu trovata in Italia (Piemonte) nei seguenti serbatoi d’acqua: Torrente Cervo a valle di Piedicavallo, Valle del Cervo (VC) (biotopo n. 18); canale a monte del Torrente Malone, Corio Canavese (TO) (biotopo n. 33); canale che attraversa la strada Andezeno-Marentino (TO) (biotopo n. 36); ruscello che attraversa la strada Susa-Moncenisio a valle di Giaglione, Valle di Susa (TO) (biotopo n. 57); Torrente presso Roccaforte (CN) (biotopo n. 68). 97 SIMULIIDAE D’ITALIA Fig. 36 - Odagmia reophila Knoz. 98 J.A. RUBZOV 29. Odagmia maxima Knoz (figg. 37 e 38). Knoz, 1961, Zoolog. Listy, Fol. Zoolog., 10, 2: 101-116. È molto simile all’Odagmia monticola Fried., ma se ne distingue agevol- mente per 1 seguenti caratteri: ©. Corpo lungo 4-5 mm, cioè un po’ più grande di quello della O. monti- cola Fried. e di quello della varietà, qui descritta, O. monticola petrophila Rubz. Noi non trovammo 99 durante le nostre ricerche in Italia, ma, secondo Knoz, esse si distinguono per la struttura delle gonapofisi che sono alquanto più pro- tratte e con setole di una maggior lunghezza. Le gonapofisi sono avvicinate solo prossimalmente e divergono all’apice, la loro smarginatura interna si trova a 1/2 della lunghezza, è poco accentuata e dalla base si estende sino ai 3/4 della lunghezza delle gonapofisi stesse, mentre il 1/4 apicale del margine interno è diritto. Il peziolo della furca è largo come i 2/5 dei bracci della furca stessa. I paraprotti sono tondi sul margine ventrale e, di regola, alquanto più lunghi che nella O. monticola Fried. g. Corpo lungo circa 4 mm. Abbiamo avuto a nostra disposizione soltanto un preparato microscopico dell'armatura genitale estratta da una pupa matura (vedi fig. 37). Questa armatura differisce da quella della forma tipica per i gono- stili allungati, non allargati al margine esterno nel 1/3 apicale, e con una smar- ginatura attenuata sul margine interno. I gonostili sono lunghi 0,26 mm, larghi alla base 0,09 mm e 0,07 mm nel 3° apicale. Il gonosterno, visto di fianco, è come appare nella fig. 37: con un «nasello » relativamente corto ed aguzzo, la parte interna con 6-8 denti più o meno uguali. I parameri hanno 12-14 spine di diffe- rente grandezza. La gonofurca è rappresentata nella fig. 37. Larva. Corpo lungo 8-9 mm. Il 2° articolo delle antenne è diviso da 2 intagli e lungo, nel suo insieme, il doppio del 1° articolo. Il grande ventaglio premandibolare è formato da circa 30 setole (38-40 nella forma tipica, secondo Knoz, 1961). La mandibola di regola ha 10-11 denti interni. I denti del submento sono piccoli. I lati del submento portano 13-15 setole ramificate poste su di una fila, raramente di più. Infossatura del margine posteriore del capo è ad arco trian- golare, più lunga, all’apice, della 1/2 capsula cefalica. Le branchie rettali sono ramificate, con 18-20 grandi lobi per ciascuno dei 3 rami. L’organo adesivo po- steriore è formato da 74-100 file di 10-18 uncini ciascuna. Questa descrizione è stata redatta in base a materiale dei Carpazi. Pupa. Lunghezza del corpo 4-4,5 mm; lunghezza del bozzolo 4,5 mm. Il bozzolo è semplice, con un orlo sul margine anteriore chiuso in basso davanti alla pupa in modo da formare un collare assai corto. I margini antero-laterali del bozzolo sono assai protratti in avanti e quelli laterali sono smarginati. La parte anteriore del corpo della pupa (parte del torace e capo) sporge anteriormente. La tessitura del bozzolo è fitta e senza aperture laterali. I filamenti respiratori delle branchie, in numero di 6, sono collocati in coppie su 3 pezioli assai corti, lunghi meno del proprio diametro. La base dei filamenti respiratori, particolar- mente dei 4 filamenti superiori, è leggermente inspessita e con un peziolo note- volmente rigonfio. I filamenti superiori sono di un diametro quasi doppio di quello dei filamenti inferiori. I filamenti dei 2 paia superiori si ramificano alla base in un piano perpendicolare a quello sagittale, i filamenti del paio inferiore si ramificano in un piano parallelo a quello sagittale. Il filamento inferiore diverge bruscamente dagli altri verso il basso. Il diametro del filamento superiore è circa 0,06 mm, il diametro del filamento inferiore è circa 0,03 mm. Il mesonoto della SIMULIIDAE D’ITALIA I Fig. 37 - Odagmia maxima Knoz. 99 100 J.A. RUBZOV pupa presenta dei rigonfiamenti subito dietro alla base delle branchie, e 2 paia di calli più in alto (vedi fig. 37). Le piastre del mesonoto sono semicircolari con un diametro circa di 0,008-0,009 mm e sono raccolte di preferenza in gruppetti Fig. 38 - Odagmia maxima Knoz. presso il margine anteriore del mesonoto. I tricomi del torace possono essere semplici o ramificati. Biologia. Le larve e le crisalidi di questa specie si trovano di pre- ferenza sulle pietre dei torrenti di montagna rapidi e freddi, ad una altitudine che va da 500 fino a 1650 m. Secondo lo Knoz (1961) vi è una sola generazione all'anno. Le pupe sono state raccolte da noi alla fine di maggio ad una altitudine SIMULIIDAE D’ITALIA I 101 di circa 1500 m in un torrente con una temperatura dell’acqua di 3°C al limite delle nevi. | | Corologia. Questa specie è stata descritta dallo Knoz (1961) su materiale proveniente dai Carpazi (fiume Marovice presso Karlov). In Italia (Piemonte) noi l'abbiamo trovata nei seguenti biotopi: affluente di destra del torrente Stura, Valle di Ala (TO) (biotopo n. 12, 18-V-1961); torrente presso Trana, Valle del Sangone (TO) (biotopo n. 6, 17-V-1961). Gruppo variegata Mg. 3 e 9. Capo con fronte grigia e una pruinosità argentea. La maggior parte delle zampe della © e una parte considerevole di quelle del 3 sono giallastre. Il basitarso 3° è grande, rigonfio- fusiforme nel 3, lungo e con i margini paralleli nella 9. L’armatura genitale è simile a quella del gruppo ornata Mg., con i gono- stili però notevolmente attenuati in confronto a quelli del gruppo ornata Mg. e più lunghi. Il gonosternite è fortemente compresso ai lati. I parameri hanno nu- merose spinette. Larva. Disegno frontale chiaro. Le macchie laterali confluendo con la zona più scura dell’occipite formano un disegno a forma di tridente. L’infos- satura del margine posteriore del capo è ad arco acuto, profonda ma distante dal margine posteriore del submento per una distanza pari alla 1/2 della lunghezza del submento stesso. Le appendici rettali sono molto ramificate, con uno dei lobi di ogni ramo più lungo e grosso degli altri. Pupa. Bozzolo semplice, talvolta chiuso anteriormente in basso, con pareti con una tessitura morbida e numerose aperture. Le branchie sono for- mate da 6 filamenti respiratori per lato, di diametro subuguale e raccolti in paia alla base. Il mesonoto presenta anteriormente un paio di tubercoli grandi di forma irregolare. Biologia. Le larvee le pupe di questo gruppo si trovano di preferenza nei torrenti freddi di montagna. Corologia. Una serie di specie affini, imperfettamente studiate, si trova nei fiumi e nei torrenti di montagna dell’Europa centrale e meridionale, in Inghilterra, Caucaso e Crimea. Specie di questo gruppo non sono state per ora segnalate nella zona media e settentrionale dell’Europa orientale nè in Asia. 30. Odagmia variegata (Mg.) (figg. 39 e 40). Meigen, 1818, Syst. Beschr., I: 292 (Simula); Puri, 1925: 344-346 (Simulium); Rubzov, 1940: 378-380 [Simulium (Odagmia)]; Rubzov, 1956: 676-678, fig. 326; Rivosecchi, 1961: 34 (St- mulium). ©. Capo con faccia e fronte uniformemente grigie, con peli sparsi scuro- dorati non brillanti mescolati a peli neri. Occipite con peli dorati più lunghi non brillanti. Antenne rossastre alla base e gradualmente sempre più scure dalla 1/2 verso l’apice. Mesonoto nero-grigiastro con una striscia mediana longitu- dinale più scura e con macchie argentee rotondeggianti ben distinte, se viste an- teriormente, anche se debolmente riflettenti. I peli del mesonoto sono dorati, non lunghi ed aderenti. Lo scutello è nero-brunastro, con peli dorati non brillanti aderenti nella zona centrale e con peli neri eretti sui margini. Il ciuffo di peli 102 J.A. RUBZOV presso la base delle ali, sulla nervatura costale, € formato da peli dorato-opachi lungo il margine inferiore e da peli scuri e dorati mescolati insieme lungo il margine superiore. Trocanteri anteriori e medi giallastri. Femori anteriori gial- lastri, femori medi quasi completamente giallo-biancastri, scuri solo alla base e all’apice, femori posteriori scuri o quasi neri all’apice (per circa 1/5 della lun- ghezza). Tibie anteriori con 1/4 basale giallastro, più della 1/2 mediana anteriore bianca e l’apice scuro. I tarsi anteriori sono completamente neri. Il basitarso 1° è 5 volte più lungo che largo. Il basitarso 2° è giallastro per 2/3 basali e scuro all’apice. Il basitarso 3° è scuro sul margine anteriore e nel 1/4 - 1/5 apicale. La calzipala ed il pedisulco sono di uno sviluppo normale. Le unghie sono relati- vamente lunghe e con un dente grande ed aguzzo nel mezzo. Il I tergite addomi- nale è ocraceo-scuro e con una frangia di peli corti, dorati e non brillanti. L’ad- dome è bruno con i 3 ultimi tergiti leggermente brillanti, con peli dorati non brillanti che diventano più lunghi e più scuri all’estremità dell'addome, parti- colarmente ai lati. L'VIII sternite è quadrangolare e trasverso. Le gonapofisi sono leggermente estese longitudinalmente, aguzzo-triangolari con 13-15 setole verso la base e nude all’apice. La furca ha un peziolo lungo circa 0,2 mm, i bracci corti e allargati (circa 0,08 mm fino ai grandi inspessimenti conici sclerificati). I paraprotti sono formati da un segmento irregolarmente triangolare e spaccato sul margine anteriore. I cerci sono trasversi, 2,5 volte più larghi che lunghi. 5. La statura è come quella della ©. Capo con faccia nera, argenteo-opaca, con peli scuri. Le antenne sono nere, appena percettibilmente rossastre alla base. Mesonoto nero-vellutato con macchie argentee poco distinte se viste anterior- mente. I peli del mesonoto sono dorati, aderenti, relativamente corti e poco fitti. Lo scutello è nero, con peli dorati aderenti nella zona mediana e peli neri eretti sui margini. La frangia presso la base della nervatura costale è nera. I bilancieri sono di un giallo-limone chiaro col peziolo nero alla base. Le anche anteriori sono di un ocraceo poco vivo con peli dorati scuri. Tutti i femori sono brunastri, neri all’apice, con lunghi peli scuri sul lato superiore e peli più chiari corti e dorati non brillanti sul lato inferiore. Le tibie anteriori sono giallastre nella 1/2 basale dal la- to esterno, dal lato interno e nella 1/2 apicale sono di preferenza scure con peli chiari che diventano più scuri verso l’apice. I tarsi anteriori medi sono totalmente neri. Le tibie posteriori hanno il margine interno scuro fino al 1/4 apicale, sono nere nel 1/4 apicale e lungo il margine esterno, sono più chiare soltanto vicino alla base. Il basitarso 3° è indistintamente ocraceo-scuro dal lato esterno nella 1/2 basale, scuro sul lato interno oltre la 1/2 basale, nero all’apice e lungo i margini. Il basitarso 3° è notevolmente più stretto della tibia e lungo i 3/4 di questa. La calzipala è uguale rispettivamente ad 1/3 della lunghezza e della larghezza del- l’articolo tarsale che la porta. Il pedisulco è assai profondo nel 1/3 basale del- l’articolo. L’addome è di color nero. I gonostili sono 3 volte più lunghi dei go- nocoxiti, la loro larghezza, nel punto massimo, è uguale alla 1/2 della larghezza dei gonocoxiti, essi sono lunghi infatti 0,29 mm, larghi alla base 0,095 mm e 0,06-0,07 mm nel 1/3 apicale. Il gonosternite è a forma di becco, lungo circa 0,15 mm, largo sotto i bracci 0,013 mm; il suo corpo è lungo 0,09 mm e ha il punto di larghezza massima presso l’apice (0,02 mm), la sua lunghezza dorso- ventrale è di circa 0,1 mm e il suo « nasello » è lungo circa 0,04 mm. La gonofurca è estesa longitudinalmente, relativamente stretta e profondamente spaccata sul margine distale. I parameri hanno circa 20 spine di diversa grandezza disposte in 3 file, 5 o 6 di queste spine sono notevolmente più grandi delle altre. 103 SIMULIIDAE D’ITALIA I Fig. 39 - Odagmia variegata (Mg.). 104 J.A. RUBZOV Larva. Il corpo è lungo 7-8 mm. Il disegno frontale è chiaro e distinto, con le macchie occipitali e postero-laterali più scure. Il 1° articolo antennale è diviso in 4 parti, delle quali la basale (1/3) è separata da una strozzatura anulare, mentre le apicali, uguali tra loro, sono separate da incisure parziali; il 2° articolo antennale (subapicale) è uguale circa ai 3/4 della parte basale del 1° articolo. Il grande ventaglio premandibolare è formato da 43-48 setole. Il pettine delle setole del ventaglio è formato da peli lunghi più del diametro della setola e di differente lunghezza. Il submento ha denti relativamente corti ed in gran parte ricoperti da squamule. Il dente mediano del submento è più grande dei denti 5i laterali. I lati del submento portano 6-8 setole, le anteriori delle quali sono ramificate. L’infossatura del margine posteriore del capo è ad arco, e la sua di- stanza dal margine posteriore del submento è uguale alla 1/2 della lunghezza del submento stesso. Le branchie rettali sono ramificate, con 10-11 lobi, uno dei quali, per ogni ramo, più grande e più lungo degli altri. Il tegumento intorno alle branchie rettali è ricoperto da vistose spinule semplici o doppie. Le branche posteriori dello sclerite rettale si estendono fino alla 14 fila di uncini dell’organo adesivo posteriore che è formato da 80-82 file di 13 uncini in media l’una. Pupa. Corpo lungo circa 4 mm. I filamenti respiratori sono alquanto più lunghi della 1/2 della pupa. Il bozzolo è semplice, fortemente obliquo in avanti e con i margini antero-laterali molto protratti e riuniti davanti alla pupa a formare un corto collare. La pupa è completamente coperta dal bozzolo. Le pareti del bozzolo sono a tessitura morbida con numerose aperture poste di pre- ferenza sui lati. Il mesonoto ha tubercoli di forma complessa, estesi longitudinal- mente, divisi in 2 parti uguali: la parte anteriore, di forma conico-tondeggiante, si trova presso il margine anteriore della sutura cervicale, all’interno della base delle branchie; quella posteriore, più grande, ovale-tondeggiante, è più vicina alla sutura mediana col margine interno parallelo a questa. Anteriormente alla parte posteriore di questi tubercoli si trovano 2 calli, vicino al margine anteriore altri 2 e altri 4-5 calli più piccoli si trovano dietro le branchie. Le piastre del mesonoto sono piccole, tubercoliformi, con un diametro di 0,004 mm, sparse in modo relativamente regolare. I tricomi del mesonoto sono semplici, corti e in numero di 7 dietro a ciascun tubercolo. Le branchie sono formate da 6 fila- menti respiratori ciascuna, raccolti in paia su pezioli molto corti, lunghi quanto il proprio diametro o anche meno. I filamenti dei 2 paia superiori si trovano in un piano fortemente obliquo o perpendicolare rispetto a quello sagittale, i fila- menti del paio inferiore, posti su di un peziolo più vicino alla base delle branchie, si ramificano, presso la base, in un piano parallelo a quello sagittale. Il diametro dei filamenti respiratori dal 1° al 50 è oscillante intorno ai 0,035 mm, quello del filamento inferiore è di circa 0,028 mm. Biologia. Le larve e le pupe di questa specie si trovano in torrenti e fiumi freddi di alta montagna, di preferenza sulle pietre, associate alle specie del gruppo monticola Fried. e del genere Prosimulium. Nei fiumi italiani le larve e le pupe appaiono in maggio quando la temperatura dell’acqua è sui 9-10°C. L’impupamento e lo sfarfallamento avvengono alla fine di maggio o ai primi di giugno. È stato segnalato come ematofago. \ Corologia. Questa specie & stata descritta su individui raccolti in Germania. E stata segnalata in Francia, Germania, Inghilterra, nell’Europa Cen- trale e Meridionale e nel Caucaso. In Italia (Piemonte) è stata trovata nei seguenti biotopi: Torrente Fandalia, Valle Vauda Piccola (TO) (biotopo n. 31); Torrente SIMULIIDAE D’ITALIA I 183 Fig. 40 - Odagmia variegata (Mg.) presso Roccaforte (CN) (biotopo n. 68); Torrente Sangone, Valle del Sangone (TO) (biotopo n. 9); Torrente Chiusella, Val Chiusella (TO) (biotopo n. 23); affluente del Torrente Chiusella a Baldissero, Val Chiusella (TO) (biotopo n. 25); 106 J.A. RUBZOV Torrente Orco a Rivarolo, Valle dell’Orco (TO) (biotopo n. 27); canale parallelo alla strada Villafranca Piemonte-Bibiana (TO) (biotopo n. 47); Torrente presso Moreri (TO) (biotopo n. 48); Torrente a valle di Pinerolo ('T°O) (biotopo n. 50); Torrente Gravio, Valle di Susa (TO) (biotopo n. 55 e 56); canale defluente dal Torrente Gesso presso Cuneo (CN) (biotopo n. 59); Torrente Colla, Strada Cuneo-Boves (CN) (biotopo n. 60); Torrente Iosina, Strada Cuneo-Chiusa Pesio (CN) (biotopo n. €3); Canale dopo il ponte di Chiusa Pesio verso Rocca- forte (CN) (biotopo n. 66); canale presso Lurisia (CN) (biotopo n. 70 e 71). È da notare il fatto che il CORTI (1914, 1916) non segnala nei suoi lavori que- sta specie largamente distribuita ovunque in numero rilevante di individui. Pro- babilmente anche le specie del gruppo Odagmia variegata Mg. si confondevano, come quelle del gruppo Odagmia monticola Fried., con le a del gruppo Odag- mia ornata Mg. (s.l.). 31. Odagmia variegata padana Rubzov, var. n. (fig. 41). Si distingue bene dalla forma tipica per la struttura dei tubercoli pupali, per il piccolo numero delle setole del grande ventaglio premandibolare della larva, per un maggior numero di uncini dell’organo adesivo posteriore e, infine, per l'habitat. ©. Corpo lungo 3 mm, ala lunga 3,5 mm. Si distingue dalla forma tipica per la colorazione più scura delle antenne e delle zampe. Le antenne hanno i 3 articoli basali giallo-ocracei, i rimanenti nero-brunastri. ‘Tutti i femori sono bruno- scuri, più chiari soltanto presso la base. La tibia posteriore è giallastra solo nella 1/2 basale, brunastra nella 1/2 apicale, con il limite tra la parte chiara e quella scura indistinto e sfumato (la forma tipica ha soltanto l’apice della tibia di color scuro). I 2/3 basali del basitarso 3° sono chiari, il 1/3 è scuro. Le tibie medie sono chiare per un po’ più della 1/2 basale, preferentemente sul lato esterno. Per il resto è simile alla forma tipica. g. Statura come quella della ©. Si distingue esteriormente dalla forma ti- pica per la colorazione appena più scura delle zampe. Basitarso 3° chiaro per meno della 1/2 basale, scuro nella parte apicale (nella forma tipica il basitarso 3° è chiaro per più della 1/2 basale). Le differenze dalla forma tipica sono più evidenti nella armatura genitale. I gonostili sono relativamente più corti ma più bruscamente attenuati all’apice, la loro larghezza alla base è quasi doppia della larghezza prima dell’apice. Il gonosternite, visto dal basso, è relativamente più largo, con il corpo 3 volte più lungo della sua massima larghezza; questo corpo ha una forma differente da quella tipica, se visto di fianco (vedi la fig. 41). Le spine dei parameri sono più piccole e di grandezza relativamente uguale, con 14 spine più grandi mentre la forma tipica ne ha solo 5. Per i rimanenti caratteri è simile alla forma tipica. Larva. Corpo lungo 7-8 mm. Differisce dalla forma tipica per i seguenti caratteri: il disegno frontale più chiaro e indistinto; il margine posteriore dello sclerite occipitale più scuro; il grande ventaglio premandibolare formato da 32-38 setole anzichè da 43-48; i lati del submento con 7-8 setole 2-3 delle quali rami- ficate; l'organo adesivo posteriore formato da circa 80 spine di 15-16 uncini l’una. Per gli altri caratteri è simile alla forma tipica. SIMULIIDAE D’ITALIA I 107 OSs LETTA = I: SS Ta Fig. 41 - Odagmia variegata padana Rubzov, var. n. 108 J.A. RUBZOV Pupa. Corpo lungo circa 4 mm. Il bozzolo è semplice, con pareti a tessitura morbida con numerose aperture. Sı distirgue nettamente dal bozzolo della forma tipica per il margine anteriore non obliquo ma decisamente protratto in avanti in modo da formare un angolo retto col substrato. I tubercoli meso- notali sono anche in questa specie divisi in 2 parti, ma la parte anteriore è trian- golare anzichè tonda ed è posta molto vicino al margine anteriore, immediata- mente prima della sutura; la parte posteriore del tubercolo, ovale, ha il margine interno che si estende non parallelo alla sutura mediana ma forma con essa un angolo e presenta una profonda smarginatura nel 3° posteriore: è questo il carat- tere che più la differenzia dalla forma tipica. Oltre i tubercoli apicali appaiono _ distintamente 3-4 calli: 2 prima dei tubercoli, 1 sui tubercoli e 1 immediatamente dopo. I tricomi sono semplici. Posteriormente alla base delle branchie si possono distinguere altri 3-4 calli. Le piastre mesonotali sono piccole, con circa 0,003 mm di diametro, più appiattite e distribuite più sparsamente sulla parte anteriore della pupa, in modo che la cuticola appare nel suo insieme più liscia. Il paio superiore dei filamenti respiratori delle branchie è collocato su di un peziolo relativamente più lungo di quello della forma tipica (3 volte il proprio diametro) e divergente in un piano obliquo a quello sagittale. Il 2° paio di filamenti, ori- ginantisi dalla base o su di un peziolo assai corto (2 volte il proprio diametro), si ramifica in un piano parallelo a quello sagittale. Per il rimanente è simile alla forma tipica. Biologia. Le larve e le pupe di questa specie si trovano in fiumi relativamente grandi della zona submontana, con una temperatura dell’acqua di circa 13°C in maggio. Il substrato più comune è rappresentato dalla vegetazione acquatica. L’impupamento ha luogo alla fine di maggio o primi di giugno. Corologia. In Piemonte abbiamo trovato questa specie nel fiume Po a Villafranca Piemonte (TO) (biotopo n. 45). L’olotipo è una pupa nel preparato microscopico n. 13887. Gruppo ornata Mg. Q e g. Il basitarso 1° è appiattito e fortemente allargato, 5-6 volte più lungo che largo nel 3, 4-5 volte nella 9. Le macchie argentee delle tibie anteriori e del mesonoto sono assai distinte e formano sul mesonoto della ©, se visto anterior- mente e lateralmente, 2 disegni a forma di ferro di cavallo sulle aree omerali. L’unghia presenta una spina distinta nel mezzo. I gonostili sono lunghi e larghi con una sola spina all’apice. Il gonosternite presenta un « nasello » lungo e lar- gamente arrotondato. Il corpo del gonosternite, visto dal basso, è notevolmente più largo che nei gruppi variegata Mg. e monticola Fried. Le gonapofisi presen- tano una smarginatura mediana, sono nude sui margini, con l’apice acutamente arrotondato e nudo, non separato da un solco come nei gruppi monticola e variegata. Larva. Il 1° articolo dell'antenna presenta una strozzatura anulare presso la base e 2 incisure parziali vicino all'apice. L’infossatura del margine posteriore del capo è quadrata o quadrato-tondeggiante e dista dal margine po- steriore del mento di una lunghezza uguale alla lunghezza del submento stesso. I denti intermedi del submento (2! e 4') sono molto piccoli, i denti 3! sono più piccoli di entrambi. Le branchie rettali sono semplici, di rado con pochi lobi corti. Pupa. Il bozzolo è semplice, con orlo e senza aperture laterali. Le bran- chie sono formate da 8-10 filamenti ciascuna. L’addome è dorsalmente munito di una fila di setole sui segmenti VII e VIII. SIMULIIDAE D’ITALIA I 109 Biologia. Le larve e le pupe delle specie di questo gruppo si trovano in serbatoi d’acqua di tipo diversissimo, dalle piccole sorgenti fino ai grandi fiumi. Lo sviluppo dura dalla primavera fino all’autunno inoltrato. Sverna non soltanto come uovo ma, in qualche forma, anche come larva. Molte specie di Fig. 42 - Odagmia pontina Rivosecchi. questo gruppo sono ematofaghe, altre sono vettrici di malattie specifiche (onco- cercosi) e non specifiche (tularemia) degli animali. È un gruppo numeroso, lar- gamente diffuso nella Regione Paleartica. 32. Odagmia pontina Rivosecchi (fig. 42). Rivosecchi, 1960, Rivista di Parassitol., 21, 3: 229-244, figg. 1-6 (Simulium). Si distingue bene dalle altre specie del gruppo ornata Mg. per la presenza di 10-11 filamenti respiratori nelle branchie pupali, invece di 8 come nella forma tipica. e. Corpo lungo 1,8-2,5 mm; ala lunga circa 2,8 mm. Capo con occipite, palpi ed antenne neri, tranne i 2 articoli basali dell'antenna che sono rossastri 0 110 J.A. RUBZOV bruno-giallastri. L’antenna ha 11 articoli, il 1° con 5-6 setole ed il 2° con 15-20 setole disposte sul margine distale. La fronte è relativamente larga, la sua mas- sima larghezza essendo maggiore del diametro dell’antenna. Gli articoli 20 e 3° dei palpi hanno una lunghezza ed un diametro circa uguali. L’articolo 4° (api- cale) dei palpi è lungo la 1/2 degli articoli 2° e 3° presi insieme. L’organo di Lau- terborn è semicircolare, piccolo, con l’orifizio aprentesi prima della 1/2 dell’ar- ticolo che lo porta. Le mascelle hanno 27 denti, le mandibole 47. Lo sclerite bucco- faringeo presenta numerosi tubercoli lungo il margine anteriore. Torace con mesonoto nero-brunastro, con peli dorati e macchie argentee ben distinte, di- stanti le une dalle altre, nella parte posteriore, di una distanza uguale alla larghezza di una delle macchie. Le anche e le basi dei femori anteriori sono giallastre; i tarsi e la 1/2 distale delle tibie sono neri. Sulle tibie anteriori vi è una macchia argentea grande e ben distinta. Il basitarso 1° è appiattito ed allargato, 5,4 volte più lungo nel mezzo che largo. Femori posteriori giallastri solo vicino alla base, le tibie posteriori sono giallastre nella 1/2 basale, il basitarso 3° nei 2/3 basali. Il basitarso 3° ha 1 margini quasi paralleli, ed è 6 volte più lungo in genere che largo. Le zampe presentano peli giallastri più lunghi sul margine dei femori e delle tibie. Il margine esterno della tibia ha 4 peli lunghi, il margine esterno del basitarso ne ha 3-6. Le unghie hanno un dentello ben sviluppato presso la base. Il I tergite addominale è grigio-brunastro e con una frangia di peli giallastri; il II tergite addominale è nero nella zona centrale e con delle macchie argentee laterali; i tergiti III-V sono neri con macchie argentee indistinte sui margini po- stero-laterali; i rimanenti tergiti sono nero-brillanti con peli dorati. I paraprotti sono semilunari e smarginati sul lato convesso anteriore. L’ VIII sternite è tra- sverso, smarginato lateralmente. Le gonapofisi hanno il lato interno smarginato, e sono ovale-arrotondate all’apice, con numerosi peli. Furca, vedi fig. 42. 3. Corpo lungo in media 2,2 mm; ala lunga 2,8 mm. Faccia grigio-ar- gentea. L’antenna è di 12 articoli, nera con peli bianchi. Il 2° articolo antennale ha circa 18 peli sul margine distale. Mesonoto nero-vellutato con striscie argentee ben distinte separate tra di loro nella parte posteriore da una distanza maggiore della larghezza di una delle striscie. I peli mesonotali sono più fitti di quelli della © e di un colore dorato vivo. Le ali sono ialine con riflessi rosso-violacei. I femori, le tibie e i basitarsi 20 e 30 sono giallastri nel 3° prossimale. Il basitarso 3° è relativamente largo, 3,8 volte più lungo nel mezzo che largo. Addome di colore nero, con 2 grandi macchie argentee sul II tergite. I gonostili sono lunghi un po’ meno del doppio dei gonocoxiti, cioè circa 2,8 volte il proprio diametro alla base e 3,7 volte il proprio diametro prima dell’apice. Il gonosternite presenta apodemi relativamente spessi e un corpo largo 1,7 volte la massima lunghezza del gonosternite e lungo 2,5 volte la sua larghezza sotto gli apodemi. Il « nasello » del gonosternite è appuntito, con 2 file di 7 spine l’una lungo il margine poste- riore. I parameri hanno circa 20 spinette 5 delle quali più grandi delle altre. Larva. Il corpo è lungo in media 7 mm, di un colore verdastro o bru- nastro. Il disegno frontale è scuro con la macchia occipitale distinta e con sfu- mature scure lungo i margini dello sclerite frontale. Il 1° articolo antennale pre- senta una strozzatura anulare basale e 2 incisure incomplete nella 1/2 apicale. L'articolo subapicale dell'antenna è notevolmente più corto della parte basale del 1° articolo. Il grande ventaglio premandibolare è formato da 40-50 setole. Le mandibole hanno 10-11 denti interni. Il margine del submento presenta 7-8 setole poste in una sola fila, più 2 setole mediane per ciascun lato. L’infossatura del margine posteriore del capo è tonda, appuntita anteriormente a partire dalla SIMULIIDAE D’ITALIA I 111 t 1/2 e la distanza tra il suo margine anteriore ed il margine posteriore del sub- mento è circa uguale alla lunghezza del submento stesso. Le branchie rettali sono semplici e il tegumento che le circonda è coperto da spinule. 12 piccole spinette si trovano dietro le branche posteriori dello sclerite rettale. L’organo adesivo po- steriore è formato da circa 80 file di 11 uncini l’una. Pupa. Corpo lungo in media 3,7 mm. Il bozzolo è semplice, con una tessitura delle pareti relativamente morbida e ricoperta in superficie da incro- stazioni minerali. Il margine anteriore del bozzolo è quasi verticale e con i bordi molto prolungati in avanti lateralmente. Le branchie sono formate in genere da 10 filamenti respiratori ciascuna che si ramificano su 4 pezioli; il peziolo superiore e quello inferiore portano 2 filamenti ciascuno, i pezioli intermedi ne portano 3; i filamenti mediani divergono dalla base dei pezioli a distanze diverse. I tricomi del mesonoto sono semplici o ramificati, i tubercoli, semplici e più o meno pig- mentati, sono disposti in gruppi. Biologia. Le larve e le pupe di questa specie si trovano nelle sorgenti sulfuree della pianura Pontina nei mesi di febbraio, aprile, maggio, giugno, ago- sto, settembre, ottobre e novembre. Apparentemente vi sono parecchie genera- zioni all’anno. Non è stato segnalato come ematofago. Corologia. In Italia questa specie è stata trovata nella zona dell’ Agro Pontino, Monti Pepini tra Sermoneta e Priverno, Monti Ausoni tra Minturno e Terme di Suio lungo la valle del flume Garigliano. Gli olotipi e paratipi sono conservati nel Museo dell’Istituto Superiore di Sanita in Roma. 33. Odagmia ornata nitidifrons Edw. (figg. 43 e 44). Edwards, 1920: 221-225 (Simulium ornatum); Rubzov, 1940: 386-388 [Simulium (Odagmia) or- natum var. nitidifrons]; Grenier, 1953: 118-120 (Simulium); Rubzov, 1956: 646-647. Questa specie, se osservata con l’aiuto di una lente, si distingue facilmente dalle altre forme e specie del gruppo ornata per la fronte della © nera e brillante. Lo studio microscopico mette poi in luce altre numerose piccole differenze nella struttura dell’armatura genitale, nei tarsomeri, in altri organi ed infine anche in caratteri meristici (= morfologici) della larva e della pupa, che praticamente non furono mai usati fino ad ora. ©. Il corpo è lungo circa 3 mm; lala circa 3,5-3,8 mm. Fronte e occipite neri e brillanti. I margini della fronte hanno 5-6 peli posti su di una fila. La faccia è grigia-chiara, brillante, pelosa sul margine laterale ed inferiore, nuda nel mezzo e nella 1/2 superiore. La maggior parte delle antenne è nera, solo i 3 articoli basali sono rossastri. I palpi sono neri, il 1° articolo con 4-5 lunghi peli presso la base e con una pelosità più corta verso l’apice; il 2° articolo è più corto del 39 ma di un diametro maggiore; il 4° articolo è notevolmente più lungo del 2° e 3° presi insieme. L’organo di Lauterborn è tondo, piccolo, posto nel mezzo dell’ar- ticolo e lungo 1/3 di questo, con l’apertura posta nella parte anteriore. Lo scle- rite faringeo è quasi liscio lungo il margine anteriore che è smarginato e con tu- bercoli e peli isolati. Il mesonoto è nero, brillante, con peli corti dorati e, visto anteriormente, presenta le aree omerali ocraceo-brunastre e la parte mediana nera. Il disegno a forma di ancora del mesonoto è argenteo e ben distinto, come appare nella fig. 44. Il margine posteriore del mesonoto presenta 10-12 grandi setole nere, erette e mescolate a quelle dorate. Lo scutello è nero brunastro, ri- J.A. RUBZOV 112 - Odagmia ornata nitidifrons Edw. Fig. 43 SIMULIIDAE D’ITALIA I 113 coperto nella zona centrale da peli dorati non brillanti incrociantisi e da peli neri eretti sul margine. Il metanoto presenta una macchia trasversa argentea. Le ali sono ocracee alla base. La nervatura costale è coperta da peli neri sul margine superiore e da peli dorati non brillanti su quello inferiore. I bilancieri sono bianco- giallastri col peziolo nero-brunastro verso la base. La parte superiore della mem- brana è ornata di numerosi peli scuro-dorati non brillanti. Le anche, i trocanteri ÿ DRE EE CN Usi dal: Gy NER ER VA o Qto, gio, Fig. 44 - Odagmia ornata nitidifrons Edw. e le basi dei femori anteriori sono ocraceo-scuri con peli dorati non brillanti, il rimanente dei femori anteriori è nero con peli neri lunghi ed eretti. Le anche medie e posteriori sono nere con peli dorati non brillanti e scuri come sulla base dei femori. I femori medi e posteriori sono ocracei verso la base, gradualmente più scuri verso il mezzo e neri all’apice, coperti preferentemente da peli corti dorati non brillanti. Le tibie anteriori hanno una macchia bianco-argentea distinta sul margine esterno, il margine interno e la base della tibia sono bruno-scuri, l’apice è nero. Il margine posteriore della tibia ha 2 lunghe setole, una delle quali mediana e l’altra distante dalla base 1/4 della lunghezza. 8-10 setole più lunghe si trovano sul lato esterno della tibia prima dell’apice. Il basitarso 1° è appiattito e molto dilatato, 4 volte più lungo che largo. Il 2° articolo dei tarsi anteriori è 2,5 volte più lungo che largo. Le tibie medie sono giallastre dalla 1/2 fino alla base, nere all’apice, con peli corti e dorati nella parte basale e neri in quella apicale. Le tibie posteriori sono giallastre nella 1/2 basale, nere-brunastre in quella apicale, normalmente con 4 grandi setole lungo il margine esterno e con numerose setole più piccole prima dell’apice; misurano 0,9-1 mm di lunghezza e la loro larghezza massima è 0,16 mm. Il basitarso 3° è giallastro nei 2/3 basali, nero nell’1/3 apicale e lungo il margine anteriore. La lunghezza dell’articolo è di 0,7-0,8 mm; la sua larghezza massima è di 0,2 mm. La lunghezza del 2° ar- ticolo del tarso posteriore è 0,2 mm, la larghezza è 0,06 mm. La calzipala ed il pedisulco sono di uno sviluppo normale. La tibia posteriore e il basitarso 3° presentano una pelositä chiara sulle parti chiare e peli scuri su quelle scure. La zona mediana e il margine anteriore del basitarso hanno lunghe setole nere. L’un- ghia è relativamente sottile con un dente abbastanza grande nel mezzo. Il I ter- gite addominale è brunastro, più chiaro nella parte dorsale che non ai lati e con 114 J.A. RUBZOV una frangia di peli dorati non brillanti. Il II tergite addominale & nero-brunastro con grandi macchie argentee laterali. I tergiti III-V sono nero-brunastri, non bril- lanti e con peli radi non brillanti. I tergiti dal VI all’ VIII sono più chiari, nero- brunastri, brillanti con peli radi non brillanti sostituiti da peli più lunghi e scuri sui margini dei tergiti VIII e IX. I tergiti II-VII sono ocraceo-rossastri sul lato ventrale. L’apice dell'addome è nero-brunastro. L’ VIII sternite è trasverso- rettangolare. Le gonapofisi hanno i peli lunghi quasi fino al margine. I para- protti sono semilunari, estesi dorso-ventralmente, con fini peli sul lato ventrale e con setole sui lati (vedi fig. 43). I cerci sono semicircolari. La furca è notevol- mente differente da quella delle altre specie di questo gruppo. d. Statura come quella della 9. Capo con faccia bianco-argentea, coperta nella parte anteriore da peli scuri brillanti ed eretti. Antenne completamente nere e brunastre. Il disegno argenteo del mesonoto non differisce notevolmente da quello delle altre specie di questo gruppo. La frangia alla base della nervatura costale dell'ala è formata da peli scuri. Le zampe hanno gli stessi colori, e la stessa disposizione dei medesimi, delle altre specie del gruppo, tranne che per le parti giallastre delle zampe posteriori che sono più distinte. La tibia posteriore è giallastra nei 2/5 basali, il basitarso 3° nella 1/2 basale. Gli articoli tarsali sono relativamente corti e larghi. La tibia posteriore è 3,5 volte più lunga che larga e con circa 8 lunghi peli sul margine esterno, preferentemente nella zona mediana; il basitarso invece ha lunghi peli nel 1/3 basale e prima dell’apice. Le macchie argentee e laterali dei segmenti II e VII-VIII sono simili a quelle delle altre specie di questo gruppo. I gonostili sono di una lunghezza mediocre, debolmente al- largati vicino alla base e con una verruca ben sviluppata sul lato interno, tronchi internamente all’apice di fronte alla spina apicale. I gonostili sono lunghi 0,26 mm, larghi vicino alla base 0,096 mm e al 1/3 apicale 0,072 mm. Il gonosternite ha apodemi grandi ed il corpo notevolmente allargato prima del « nasello », che è tondo-appuntito. Il corpo del gonosternite è lungo 0,1 mm, largo nella parte maggiore 0,054 mm e 0,4 mm sotto i bracci. La parte interna del gonosternite è molto sviluppata e sporgente all’indietro, mentre è relativamente compressa dorso-ventralmente, e forma circa i 2/5 dell’estensione dorso-ventrale del gono- sternite. I parameri hanno 4 spine distinte sul margine mediano, più lateralmente le spine sono in genere sostituite da lamelle (vedi fig. 43). x Larva. Corpo lungo 6-7 mm. Il disegno frontale & chiaro e assai di- stinto. Il 1° articolo antennale è lungo 3 volte il 2° (subapicale) e separato in 2 parti da una strozzatura anulare; la parte apicale è di 1/2 più lunga di quella basale. La parte apicale del 1° articolo antennale è divisa a sua volta in 3 parti disuguali da incisure parziali. Il grande ventaglio premandibolare è formato da 54-58 setole. L’infossatura del margine posteriore del capo è relativamente larga, 1/4 più larga che profonda, la distanza tra il suo margine anteriore ed il margine posteriore del submento è uguale alla lunghezza del submento stesso o un poco di più. Le branchie rettali sono semplici, con il tegumento circostante coperto di spinule. L’organo adesivo posteriore è formato da 80-84 file di 14-15 uncini Puna. Pupa. Corpo lungo circa 4 mm. Il bozzolo è semplice con un orlo sul margine anteriore. La tessitura delle pareti è poco fitta con numerose piccole aperture laterali. Le branchie sono formate da 8 filamenti respiratori relativamente sottili e scuri, che si ramificano dicotomicamente su 4 pezioli corti, l’inferiore dei quali è leggermente spostato lateralmente. Il paio superiore dei filamenti di- verge in un piano vicino a quello sagittale, 1 3 paia inferiori dei filamenti diver- SIMULIIDAE D’ITALIA I 115 gono invece in piani fortemente obliqui o perpendicolari a quello sagittale. Il 1° filamento respiratorio superiore è lungo circa 2,4 mm, il 4° filamento (il più lungo) è lungo 2,6 mm, 1’8° filamento (l’inferiore) è lungo 1,4 mm. Il diametro rispettivo di questi filamenti è di 0,046, 0,048, 0,03 mm. I 2 filamenti respiratori superiori e i 2 inferiori sono circa uguali tra di loro come diametro, il 4° fila- mento è leggermente maggiore per diametro del 3° ed il 6° leggermente maggiore del 50. Il mesonoto è coperto da piastre sparse irregolarmente, che hanno un dia- metro di circa 0,004 mm. Il numero delle verruche, disposte come nella fig. 43, non è superiore a 5. Mancano le verruche dietro la base delle branchie. Biologia. Le larve e le pupe di questa specie abitano torrenti e pic- coli fiumi relativamente freddi e con un letto pietroso. Si trova associata a O. variegata Mg. Nelle condizioni osservate, l’impupamento e lo sfarfallamento avvengono alla fine di maggio o primi di giugno. La possibilità di una seconda generazione annua non è stata accertata. Sono ematofagi facoltativi. Distribuzione. La distribuzione generale di questa specie è molto ampia e va dai confini occidentali dell’Europa fino alla Siberia Orientale. E stata descritta, come sottospecie, in Inghilterra ed è stata in seguito trovata in Ger- mania, Francia ed Italia. Noi l’abbiamo trovata in Piemonte con sicurezza 2 volte: nel canale affluente del Torrente Chiusella a Baldissero (TO) (biotopo n. 26) e in un Torrente presso Roccaforte (CN) (biotopo n. 69). RivoseccHI (1961) segnala questa specie per l’Italia Centrale. L’apparte- nenza della forma segnalata alla specie in parola non è stata provata e non può essere stabilita ora a causa delle imperfette descrizioni e della scarsità del mate- riale. 34. Odagmia ornata albifrons Rubzov, var. n. (figg. 45-46). Differisce dall’Odagmia ornata nitidifrons Edw. per la fronte di color gri- gio-chiaro e per molti altri piccoli caratteri, particolarmente ben differenziati nella struttura dell’armatura genitale del 3, nelle branchie della pupa, nelle di- mensioni e nella interrelazione degli articoli tarsali. ©. Corpo lungo circa 3-3,5 mm; ala lunga circa 3,5-3,8 mm. Differisce dalla forma precedente per i seguenti dettagli strutturali: la fronte è grigio- chiara come la faccia; i margini frontali hanno 2 file di 4-6 peli l’una; il meso- noto è come nella forma precedente ma il suo disegno a forma di ancora ha, visto anteriormente, i bracci laterali più stretti e lunghi (vedi fig. 46); il margine po- steriore del mesonoto presenta circa 20 peli scuri; lo scutello è più chiaro e bru- nastro; le zampe hanno una colorazione più chiara: la tibia posteriore è giallastra nella 1/2 basale o un po’ oltre; gli articoli tarsali sono relativamente più stretti e più lunghi; la tibia posteriore è lunga 1,05 mm, larga, nel suo punto più largo 0,15 mm; il basitarso 3° è lungo 0,85, largo 0,11 mm; l’unghia è relativamente più spessa e corta. L'VIII sternite e le gonapofisi sono simili a quelle della sotto- specie precedente. L’angolo ventrale dei paraprotti è differente per forma e per chetotassi (vedi fig. 45). ; &. Statura come quella della ©. E simile esteriormente alla forma prece- dente, se ne distingue per gli articoli tarsali più stretti e lunghi: il basitarso 3° è lungo 0,73 mm e la sua larghezza massima è di 0,15 mm, è, cioè, quasi 5 volte più lungo che largo. I gonostili sono relativamente più stretti e più lunghi, lunghi circa 0,28 mm, larghi alla base 0,096 mm e 0,08 mm prima dell’apice, e sono tronco-tondeggianti sul lato interno anzichè su quello esterno. I bracci del go- J.A. RUBZOV 116 Fig. 45 - Odagmia ornata albifrons Rubzov, var. n. SIMULIIDAE D’ITALIA I PRC N nosternite sono più sottili, la larghezza del « nasello » è minore di quella della parte interna (contrariamente a quanto si verifica nella forma precedente) ma il « nasello » è ventralmente tondeggiante all'apice e non appuntito. L'estensione x dorso-ventrale della parte interna del gonosternite è soltanto di poco inferiore Fig. 46 - Odagmia ornata albifrons Rubzov, var. n. all'estensione dorso-ventrale del corpo del gonosternite. I parameri portano 9-10 spine di differente grandezza mescolate a piccole lamelle. Larva. Sconosciuta. Pupa. Corpo lungo circa 4 mm. Bozzolo semplice, con la tessitura delle pareti fitta, liscia, senza o con poche aperture laterali. I filamenti respiratori (in numero di 8) si ramificano in modo simile a quello della forma precedente, però sono di diametro relativamente maggiore pur conservando la medesima lunghezza. Il 1° filamento superiore è lungo 2,3 mm, il 4° filamento (il più lungo) è lungo 2,6 mm, 1’8° filamento inferiore è lungo 1,8 mm. Lo spessore di questi filamenti alla base è rispettivamente di 0,048, 0,046 e 0,03 mm. La disposizione delle verruche sul mesonoto è diversa da quella della specie precedente (vedi fig. 46). Nella pupa maschile queste verruche sono indistinte, tranne una anteriore ben 118 J.A. RUBZOV pronunciata. Le piastre che ricoprono il mesonoto più o meno regolarmente hanno una forma semicircolare, come quelle della specie precedente, ma il loro diametro è maggiore (di circa 0,006 mm). Gli altri caratteri sono simili a quelli della forma precedente. Biologia. Le fasi preimmaginali di questa specie si trovano negli stessi serbatoi d’acqua nei quali fu trovata anche la specie precedente, che era nelle stesse fasi di ber Lo sfarfallamento avviene alla fine di maggio o primi di giugno. Distribuzione. In Piemonte è stata trovata in un torrente presso Roccaforte (CN) (biotopo n. 69) il 29-V-1961. L’olotipo è nel preparato microscopico n. 14369. L'habitat comune ed uno sviluppo indipendente senza alcuna forma in- termedia nella stessa epoca (a giudicare almeno dalla serie di individui studiati) è a favore di un isolamento sessuale di queste 2 forme. Questo isolamento e le differenze morfologiche mostrano, come negli altri casi studiati, che abbiamo a che fare con specie indipendenti benchè affini. Speriamo di ricevere una con- ferma di questa nostra opinione da una analisi più dettagliata di casi simili dello stesso gruppo Odagmia ornata (s.l.) che intendiamo fare in una comunicazione seguente. NOTA DELL’ AUTORE Il manoscritto della presente memoria fu terminato in lingua russa alla fine del 1961. In relazione alle necessita della traduzione del manoscritto in lingua italiana e della sua preparazione per la stampa, e cosi pure a causa di altre contingenze imprevedute e non dipendenti dall’A., la pubblicazione della memoria si è procrastinata sino ad oggi. L’A. non puö percid utilizzare nel suo lavoro la letteratura e i reperti pubblicati dopo il 1961. Il periodo dal 1961 in avanti é stato un periodo di studio intenso della fauna d’Italia. In particolare deve essere segnalata la serie di lavori (piü di 10) di L. Rivosecchi. Nel suo complesso egli conduce un esame sistematico della fauna dei Simuliidi italiani basandosi su materiale molto abbondante. Numerose nuove cogni- zioni e conclusioni di questi articoli toccano questioni di tassonomia, riproduzione e biologia dei Simuliidi medesimi ai quali è dedicata anche la presente pubblicazione. Per diverse ragioni è desiderabile non inserire le nuove osservazioni nelle bozze del presente scritto. L’A. spera di colmare questa lacuna in una memoria speciale, in un prossimo futuro. BIBLIOGRAFIA Baranov N., 1926a - Über die serbischen Simuliiden. - N. Beitr. syst. Insektenk., 3, 19-20: 183-194. — — 1926b - Eine neue Simuliiden-Art und einige Bemerkungen über das System der Si- muliiden. - N. Beitr. syst. Insektenk., 3: 161-164. BECKER TH.A., Bezzi M., BiscHor J., KErT£sz K. und STEIN P., 1903 - Kat. Paläarkt. Dipteren, 1:.156-159, Corti E., 1914 - Le Simulie italiane. - Atti Soc. Ital. Sci. Nat., Milano, 53: 192-206. — — 1916 - Le Simulie italiane. - Atti Soc. 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SIMULIIDAE D’ITALIA I 124 Spiegazione dei simboli delle figure a — antenne lo — organo di Lauterborn ad = addome mec . ==, maseella al al md = mandibola an = antenna della larva nl =b)— nınla asm = denti del submento or = organi respiratori b = bozzolo p = parameri bi = id. dall’alto pa = papille anali bo ==. ad, di fianco padn = estremità posteriore d. pupa bs = id. anteriormente pe = pedisulco ba = basitarso pp... = palpi bar «= 1d. dall'alto pv... papille ventrali bag .— id. anteriormente rp = rami principali br = branchie rettali rt = rami rettali bt = denti intermedi d. mandibola Ry. =. venatura, alare À, C =) Cenc S = sternite ca == Calzipala sca = spinule anali dp = organo adesivo posteriore scp = spinule anali anteriori f =: furça: della: © sm = submento fa — faccia soa: = sensill alari fe = femore sr — sclerite rettale fg — faringe #5 =. tergiti fp = filamenti premandibolari ta == tarso fr = fronte della © te = terminalia frl = fronte della larva ti = tibia fs = sclerite della faringe to = torace 3 gc = gonocoxite to, ' =.1d. dal ventre gf = gonofurca 10... L= id. dal dorso go = gonapofisi to, = id. posteriormente gp = gonopleuriti top = dorso della pupa gs = gonostilo tp = denti d. bordo post. d. mandibola gt = gonosternite tr = tricomi toracici ot, = id. dal ‘basso tt = tubercoli tegumentali ets = 1d. dall'alto tu = tubercoli toracici gts = id. posteriormente u = unghia img = infossatura posteriore d. capo vs = spermateca 1 = larva z = zampe RIASSUNTO Le raccolte dell’A. in Italia rappresentano la base del materiale utilizzato per la presente memoria. Nell'estate del 1947 I’A. poteva esplorare di sfuggita qualche serbatoio d’acqua dell’Italia Centrale. Nel maggio del 1961, in seguito all’iniziativa del Prof. A. GOIDANICH e con la parteci- pazione dei suoi collaboratori, l'A. ha esplorato circa 100 serbatoi d’acqua in diverse località del Piemonte (in pianura, collina e montagna). In 70 di questi serbatoi furono raccolte numerose larve e pupe di Simuliidi dalle quali si ottennero, in laboratorio, gli adulti. Furono inoltre studiati gli adulti della raccolta personale del Prof. A. GOIDANICH e le raccolte estive di L. COUVERT compiute negli stessi biotopi esplorati già nella primavera del 1961. Infine fu preso in considerazione anche materiale frammentario proveniente da altre fonti. Quale risultato dello studio di tutto il materiale summenzionato si descrivono qui 34 forme (specie!) italiane che comprendono 4 nuove specie: Prosimulium goidanichi, Eusimulium vidanot, Eusimulium couverti, Eusimulium biancoi, spp. nn.; e 4 varietà: Simulium nölleri bonomii, Odagmia monticola petrophila, Odagmia variegata padana e Odagmia ornata albifrons var. nn. Per 2 forme già descritte sono stati proposti qui nomi nuovi secondo le regole della nomen- clatura (Eusimulium latinum e Simulium rivosecchii nom. n.). I tipi dei serbatoi d’acqua abitati dai Simuliidi sono stati concisamente descritti ed è stato dato l’elenco delle specie caratteristiche per ognuno. La fauna dei Simuliidi d’Italia non contiene dal punto di vista zoogeografico dei gruppi en- demici ed è, nel suo insieme, un‘derivato della fauna europea e mediterranea. Nei serbatoi d’acqua di media ed alta montagna prevalgono le specie europee, in prevalenza dei generi Prosimulium, Eusimulium e Odagmia (gruppi monticola e variegata) mentre in pianura prevalgono le specie dei generi Wilhelmia, Simulium e Odagmia (gruppo ornata). 122 J.A. RUBZOV SUMMARY The collections made by the A. in Italy form the basis of the material used in the prepa- ration of the present paper. In the summer of 1947 the A. was able to explore briefly several water sources in Central Italy. In May 1961, as a result of the initiative of Prof. A. Goidanich and with the help of his collaborators, the A. explored about 100 water sources in different localities of Piedmont (on the plains, in the hills and mountains). From 70 of these sources were gathered a large number of Simuliidae larvae and pupae, from which the adults were obtained in the laboratory. Studies were also made of the adults in Prof. Goidanich’s personal collection and of L. Couvert’s summer gatherings from the same biotops already explored in spring of 1961. Other fragmentary material from other sources was also considered. As a result of the study of all these materials, descriptions are here given of 34 Italian forms (species!), including 4 new species: Prosimulium goidanichi, Eusimulium vidanoi, Eusimulium cou- verti, Eusimulium biancoi, spp. nn.; and 4 varieties: Simulium n5lleri bonomii, Odagmia monticola petrophila, Odagmia variegata padana and Odagmia ornata albif:ons, var. nn. For 2 forms already described new names are proposed according to the rules of nomenclature (Eusimulium latinum and Simulium rivosecchii nom. nn.). The kinds of water sources inhabited by Blackflies are con- cisely described and a list of the characteristic species is given for each. From the zoogeographic point of view, the fauna of the Simuliidae of Italy does not contain endemic groups and on the whole is a derivative of the European and Mediterranean fauna. In the medium and high mountain water sources the European species are most numerous; in pre- valence of the genera Prosimulium, Eusimulium and Odagmia (of the monticola and variegata groups). On the plain, on the other hand, species of the genera Wilhelmia, Simulium and Odagmia (ornata group) prevail. INDICE Pag. Ruszov J.A. - Simuliidae d’Italia. Memoria I (20-XII-1964). i A 3 è i i 5 Premessa i ; 3 Particolarità ecolecichie e classificazione dei corsi id'aegna abitati dai